Shared posts

01 Feb 11:08

Superhuman AI for heads-up no-limit poker: Libratus beats top professionals

by Brown, N., Sandholm, T.

No-limit Texas hold’em is the most popular form of poker. Despite artificial intelligence (AI) successes in perfect-information games, the private information and massive game tree have made no-limit poker difficult to tackle. We present Libratus, an AI that, in a 120,000-hand competition, defeated four top human specialist professionals in heads-up no-limit Texas hold’em, the leading benchmark and long-standing challenge problem in imperfect-information game solving. Our game-theoretic approach features application-independent techniques: an algorithm for computing a blueprint for the overall strategy, an algorithm that fleshes out the details of the strategy for subgames that are reached during play, and a self-improver algorithm that fixes potential weaknesses that opponents have identified in the blueprint strategy.

01 Feb 10:48

Introduction to electromagnetic scattering: tutorial

by Fabrizio Frezza
Fabrizio Frezza, Fabio Mangini, Nicola Tedeschi
In this paper, an introduction to electromagnetic scattering is presented. We introduce the basic concepts needed to face a scattering problem, including the scattering, absorption, and extinction cross sections. We define the vector harmonics and we present some of their properties. Finally, we ... [J. Opt. Soc. Am. A 35, 163-173 (2018)]
01 Feb 10:28

Phase imaging by spatial wavefront sampling

by F. Soldevila
Jacopo.bertolotti

Interesting approach, BUT it looks much harder to implement than digital holography, it implicitly assumes that the wavefront you are measuring is almost flat, and it is horribly slow.

F. Soldevila, V. Durán, P. Clemente, J. Lancis, E. Tajahuerce
Phase-imaging techniques extract the optical path length information of a scene, whereas wavefront sensors provide the shape of an optical wavefront. Since these two applications have different technical requirements, they have developed their own specific technologies. Here we show how to perform ... [Optica 5, 164-174 (2018)]
31 Jan 18:15

Saturday Morning Breakfast Cereal - The Fundamental Equation

by tech@thehiveworks.com


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Hovertext:
Perhaps in the future we can equip small children with exoskeletons so that they will start cleaning their rooms.

New comic!
Today's News:
31 Jan 14:44

01/31/18 PHD comic: 'FOMO'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "FOMO" - originally published 1/31/2018

For the latest news in PHD Comics, CLICK HERE!

30 Jan 14:25

Tonica antimalarica

by Dario Bressanini

soldatÈ il tramonto e il colonnello della guarnigione britannica di stanza ai tropici, infastidito sulla veranda dalle onnipresenti zanzare, discute della politica coloniale dell’Impero con un ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali. Entrambi cercano rinfresco dal clima torrido con un cocktail di moda tra i soldati della guarnigione: il Gin tonic, mentre i figli del colonnello bevono acqua tonica. L’assunzione di questa bevanda amara, solo un po’ mitigata dallo zucchero presente, e per gli adulti anche da un po’ di gin e da una spruzzata di limone o di lime, nelle colonie tropicali britanniche e olandesi dell’Ottocento era più che un sollievo dal caldo. Era una profilassi per evitare una delle più pericolose malattie che si poteva contrarre in quei luoghi: la malaria.

La sostanza chimica che proteggeva grandi e piccini era il chinino, un alcaloide presente nella corteccia degli alberi di cinchona, o china, la cui polvere era usata da secoli dagli indios nativi del Perù per trattare alcune malattie. Dopo la conquista dell’impero Inca da parte di Francisco Pizarro, nel 1633 il monaco agostiniano Antonio de Calancha ne descrisse per primo le proprietà miracolose nel trattamento delle febbri malariche a Lima, malattia che non era presente nel continente Americano prima dell’arrivo degli europei ma che alcuni medici provarono a trattare con la polvere di corteccia di cinchona, forse per la similarità con le malattie trattate dagli indios.

Una leggenda narra di come la polvere sia riuscita a curare dalla febbre malarica la moglie del viceré del Perù contessa Ana de Osorio Chincón e la notizia della sua guarigione arrivò, insieme alla polvere, fino in Europa. Persino a Linneo che diede il nome che ancora oggi usiamo per la pianta. In realtà la storia è inventata e l’introduzione della polvere della corteccia– prima in Spagna e poi a Roma – si deve ai monaci gesuiti. Nei primi decenni del ‘600 la miracolosa polvere venne usata a Roma per curare dalla malaria alti prelati e persino papi. Era chiamata “la polvere dei gesuiti” e la pianta di cinchona era nota come “albero della febbre”.

Il chinino, il principio attivo contenuto nella corteccia efficace contro il parassita della malaria (Plasmodium falciparum) è una sostanza estremamente amara che due chimici francesi agli inizi dell’800 avevano scoperto come purificare a partire dalla polvere di corteccia. Era questa polvere che, per evitare la malattia, era prescritta a tutto il personale britannico di stanza nelle colonie tropicali. Per attenuare l’amaro il chinino veniva sciolto in acqua zuccherata. A volte l’acqua utilizzata era frizzante, creando così una versione primordiale di quella che verrà prodotta commercialmente solo a partire dal 1858 da Erasmus Bond, che per primo brevettò un “liquido tonico aerato migliorato”, con l’aggiunta di alcuni aromatizzanti. Il successo commerciale di quella “acqua Indiana” o “acqua tonica di chinino” fu tale che altri lanciarono le loro versioni: nel 1870 la famosa azienda fondata da Jacob Schweppe lanciò la sua famosa “Indian Tonic Water”.

Aggiungiamo un po’ di ghiaccio e di gin, una spruzzata di lime o di limone, ed ecco fatto il Gin tonic, un cocktail che negli ultimi anni è ritornato di moda. Il contenuto in chinino delle moderne acque toniche –ormai se ne trovano a decine in commercio– è notevolmente inferiore a quello originale, tanto che nel 2004 tre medici tedeschi hanno voluto verificare, con dei volontari che hanno bevuto un litro di acqua tonica, se i livelli di chinino nel sangue a seguito della bevuta fossero eventualmente sufficienti per una terapia antimalarica. I risultati sono stati che le concentrazioni di chinino attuali non sono sufficienti. I tre scienziati dell’istituto di medicina tropicale di Amburgo suggeriscono quindi, a chi si trovi in paesi a rischio di malaria, di non pensare di venire protetti dalla malattia solo sorseggiando Gin tonic in veranda.

Dario Bressanini

Bibliografia

Urdang, George. "The legend of Cinchona." The Scientific Monthly 61.1 (1945): 17-20.

Kaufman, Teodoro S., and Edmundo A. Rúveda. "The quest for quinine: those who won the battles and those who won the war." Angewandte Chemie International Edition 44.6 (2005): 854-885.

Rodríguez, Francisco Medina. "Precisions on the History of Quinine." Reumatología Clínica (English Edition) 3.4 (2007): 194-196.

Meyer, Christian G., Florian Marks, and Jürgen May. "Gin tonic revisited." Tropical Medicine & International Health 9.12 (2004): 1239-1240.

26 Jan 10:52

Gioie infantili: Taron e la pentola magica

by Jean-Claude Van Gogh

Oggi per voi abbiamo un ospite speciale! Direttamente dalle pagine di Latveria is for lovers, bellissimo genovese, eccezionale musicista: Hipurforderai.

Nel 1985 nei cinema non è una novità il “fantasy” duro e puro, anzi, possiamo dire che per i film di racconti fiabeschi ambientati in pazzi mondi medioevali sia un anno splendido. Esce infatti Legend diretto da Ridley Scott e con un lanciatissimo Tom Cruise, Richard Donner porta sugli schermi Ladyhawke e tutti si innamorano giustamente di Michelle Pfeiffer, ma già anni prima Conan il barbaro aveva insegnato all’umanità che tizi vestiti di stracci e pelle, mostri, spade e compagnia bella erano e sempre saranno una figata.

Lo stesso anno in casa Disney succede un po’ di tutto, la vecchia guardia dei nine old men, ossia gli animatori e registi storici dei lungometraggi da Biancaneve in poi, stava andando in pensione, e i vertici amministrativi dell’azienda stavano cambiando. Non starò a tediarvi con la storia dirigenziale del colosso di Topolino degli anni ’80, ma questo influirà pesantemente proprio su Taron e la pentola magica. Il film infatti, tratto dal ciclo di romanzi fantasy Le cronache di Prydain di Lloyd Alexander (che non ho letto), viene lasciato in mano alle nuove leve dello studio con una totale libertà di manovra forte anche degli stessi registi del successo Red e Toby nemiciamici di qualche anno prima, ma quando viene presentato alla nuova dirigenza questa lo trova eccessivamente cupo e violento, arrivando a imporre una cosa impensabile per un film di animazione (in quanto costosissimo): un nuovo montaggio che ne ritarda di mesi l’uscita nelle sale.

Se nel cinema il mondo del fantasy ha sempre reso abbastanza bene, con l’animazione non era mai andato particolarmente d’accordo, tanto che Il signore degli anelli di Bakshi nel 1978 nonostante un buon risultato economico non aveva avuto un seguito lasciando a metà il racconto tolkeniano. Quando a luglio 1985 viene proiettata la nuova creatura Disney nei cinema americani è il disastro: bambini che scappano in lacrime terrorizzati, madri incazzate, fiasco totale. Taron e la pentola magica viene cancellato dalla memoria collettiva, tanto che non viene neanche rilasciato per il mercato dell’home video fino al 1998, anno in cui esce in videocassetta senza venire minimamente restaurato, tipo fondo di magazzino all’outlet della fantasia.

Pensato per i più piccoli.

Nel 1986 ho cinque anni, sono felice e spensierato e ho ancora un’idea confusa di cosa sia il cinema, anche se da qualche mese sono stato iniziato al mondo dei cartoni animati. In quegli anni si usava rincoglionire i bambini con una cosa chiamata “mangiafiabe”. Erano musicassette con allegato un volume di poche pagine che raccontavano la storia di un film della Disney. Io ne avevo solamente uno e ovviamente era Taron e la pentola magica. Se vi dicessi che ricordo tutto di quegli anni vi racconterei una grande menzogna, ma una delle poche immagini che mi ritornano facilmente mi vede girare per casa con un mangianastri a pile e il libriccino a sentire e risentire l’avventura di Taron sognando avventure fantastiche su quei venticinque disegni che avevo a disposizione.

Se finora siete stati attenti quindi avrete già capito una cosa: Taron e la pentola magica è stato il mio film preferito dell’infanzia senza averlo mai visto e senza avere possibilità di vederlo data la mancata distribuzione in VHS. Signore e signori ecco a voi l’immaginazione di un bambino. Eppure sono bastati quei pochi disegni di scheletri, draghi, streghe e calderoni fumanti, e quel racconto concitato di AVVENTURA su una musicassetta gracchiante a fare di Taron il mio eroe.

Nel 1994 ho tredici anni. Gioco a Dungeons and Dragons con gli amichetti, ho una passione viscerale per i fumetti, i videogiochi e i film d’azione, in pratica sono un nerd e tramite un compagno di classe vengo introdotto nella cerchia di un suo cugino più grande, Alessandro, che di anni ne ha 16. La domenica mattina a casa di Alessandro c’è una sorta di messa pagana, un manipolo di ragazzini che vanno dai tredici ai diciotto anni si riunisce nel salotto di casa sua, perché oltre ad essere un ottimo dungeon master Alessandro ha una collezione MOSTRUOSA di fumetti, film e cartoni animati e si guardano videocassette, si parla di avventure di tizi in calzamaglia o di gente che si mena in paesaggi post-apocalittici, si lanciano dadi bizzarri e si provano i primi giochi per la neonata playstation. Un piccolo paradiso preadolescenziale di cui ricorderò per sempre quell’immensa libreria di VHS, e tra queste c’era una videocassetta registrata da quello che penso sia stato uno dei rarissimi passaggi televisivi di Taron e la pentola magica.

Il nastro era vecchio e si vedeva malissimo, e in mezzo c’erano le pubblicità delle girelle e del crystal ball, ma quanti possono dire di aver visto per la prima volta il loro film preferito dell’infanzia con dieci anni di ritardo quando erano praticamente alle soglie del liceo? E quel film era bellissimo, meglio di come lo ricordavo. Grazie mille Ale (anche se non ci vediamo dal 1996).

(Questi li han reciclati da qualcos’altro, ndr)

Taron e la pentola magica narra di un guardiano di porci che sogna la vita da cavaliere. La maialina a cui deve badare è capace di prevedere il futuro proiettandolo nelle pozzanghere, e il supercattivo della vicenda, l’effettivamente mostruoso Re Cornelius, vuole servirsene per recuperare un artefatto, la pentola magica del titolo, capace di sfornare ottime zuppe e di resuscitare un esercito di morti con cui distruggere tutto per governare su un mondo di rovine cenere e morte. Ovviamente Taron è un idiota e la porcellina viene rapita subito, e da qui inizia quella che sarebbe la più classica avventura di formazione di disneyana fattura con tanto di animaletto pelosino sempre in bilico tra il tenero e l’irritante (l’indimenticabile Gurghi), se non fosse che il tutto è ambientato in un mondo fantasy oscuro e pericoloso e che gli antagonisti sono terrificanti esseri scheletrici e draghi mostruosi.

Per capire quanto Taron e la pentola magica sia distante dal cinema per ragazzi di oggi basta guardare la scena del rapimento della maialina: il giovane eroe distratto dal primo incontro con Gurghi accorre verso le urla della bestia che avrebbe dovuto proteggere, questa è in una buia radura, accerchiata da due draghi dall’aspetto terrificante (per un bambino in età prescolare). Taron prova ad accorrere in suo aiuto mentre tutta la disperazione del piccolo mammifero da prosciutti viene enfatizzata in un inutile e straziante tentativo di fuga non riuscito. L’eroe finisce a terra mentre i cattivi portano in volo la maialina verso l’oscuro castello di Re Cornelius e quando Taron si rialza dalla polvere ha il volto deformato dal terrore e segnato da un labbro sanguinante. Sangue per bambini gente! Ma nemmeno nei film Marvel ci sarebbe più una scena simile.

E vogliamo parlare del fatto che l’unico modo per fermare questa apocalisse horror è un sacrificio umano? La soluzione al problema “pentola malvagia” infatti è quella di immolare la propria vita volontariamente per il bene comune. La morte che porta la vita, il sacrificio estremo, roba da tutti i giorni in un film per bambini.

Il momento più ganzo però è la resurrezione dell’esercito di scheletri guidato da Cornelius (avevate dei dubbi sull’eventualità che la pentola finisse in sue mani?), una scena di una potenza visiva sensazionale, e i non-morti messi su schermo sono di una bellezza senza paragoni, roba che riuscirà a replicare giusto Raimi quasi dieci anni dopo con L’armata delle tenebre.

Altra caratteristica quasi inconcepibile per un film Disney è la totale assenza di canzoni, nonostante la meravigliosa colonna sonora composta da Elmer Bernstein (I magnifici sette, Ghostbusters e una marea di altre figate). Immaginate Frozen senza le canzoncine e pensate quanto vivrebbero meglio i genitori di bambine femmine in questi ultimi anni.

Taron è un fiasco totale. La sceneggiatura ballonzola (ovviamente a guardarla senza gli occhi dell’amore il discorso del maiale magico sembra un po’ una cazzata e viene anche tralasciato prima della metà del  film in quanto totalmente obsoleto al procedere della trama), l’immaginario è troppo cupo e adulto per i bambini e troppo poco maturo per i grandi, che negli anni ottanta non andavano al cinema a vedere i cartoni animati se non costretti dalla prole, i mostri sono realmente spaventosi e i cattivi non hanno e non vogliono nessuna possibilità di redenzione o di empatia, le situazioni pericolose in cui si trovano i protagonisti sono portate all’estremo, e il classico momento commuovino da film Disney sul finale è tanto eroico quanto straziante. La critica lo ignora, il pubblico terrorizzato lo disintegra, tanto da finire dietro al botteghino USA a abomini agghiaccianti tipo Gli orsetti del cuore, roba che nessun revisionismo potrebbe mai rivalutare.

Eppure Taron e la pentola magica non voleva essere un folle suicidio commerciale, anzi, ce la mette tutta per piacere. È stato il primo film d’animazione a utilizzare la Cgi, e infatti i primitivi effetti di computer grafica presenti nel lungometraggio sono ancora oggi affascinanti, e ha provato a creare un nuovo immaginario infantile con una imprudente iniezione di coraggio ma con pochissima fortuna, tanto che tra gli art director del film c’era un giovanissimo Tim Burton, che su quel tipo di atmosfere ci ha costruito un’intera carriera, anche facendo film destinati al pubblico dei più piccini come Nightmare Before Christmas con un successo incredibile (nonostante Renato Zero). A differenza di Brisby e il segreto di Nimh di cui parlava la dottoressa Wertmuller il livello di “vediamo di traumatizzare ogni singolo bambino che vedrà questo film” non è così elevato come l’atmosfera del film potrebbe far intuire, ma il pubblico del 1985 non ne ha voluto sapere dell’avventura di questo bizzarro guardiano di porci, e ancora oggi sono in pochi ad amare questo film, obsoleto per le nuove generazioni e che difficilmente può andarsi ad inserire nel grande business della memoria degli attuali trentenni/quarantenni.

Io amo questo film dal 1986 senza nemmeno averlo visto, ma avendolo solo letto e sentito, lo adoro dal 1994 quando finalmente l’ho potuto anche vedere e l’ho trovato bellissimo, lo idolatro dal 2010 quando finalmente è uscito in una versione decente in DVD in occasione del 25esimo anniversario.

Una foto dell’autore.

DVD-quote:

Era già il mio film preferito prima ancora di vederlo.
Hipurforderai, i400calci.com

>> IMDb | Trailer

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26 Jan 09:31

Cosa sta succedendo adesso in Siria

by fabristol

I mass media hanno chiuso il sipario sulla guerra in Siria ormai da tempo e il motivo è semplice: i loro padroni hanno perso la guerra quindi non c’è più niente da far vedere. L’ISIS è stato quasi del tutto annientato a Ovest dell’Eufrate dall’esercito siriano, da Hezbollah e dai russi. Resiste ancora in alcune sacche ad Est dell’Eufrate dove lentamente i curdi dell’SDF (misto a milizie arabe) stanno cercando di sconfiggerlo a fatica. In Iraq le milizie sciite (PMU), l’esercito iracheno e l’Iran hanno sconfitto l’ISIS del tutto. Ma la guerra non è finita, anzi si sta aprendo un nuovo capitolo molto interessante e che potrebbe avere ripercussioni ben più gravi per l’Occidente. Mentre l’esercito siriano avanza dentro l’emirato di Al Nusra (Al Qaeda in Siria) in Idlib con un certo successo, la Turchia ha deciso di muovere guerra contro un cantone curdo al suo confine, Afrin.

Per chi fosse a digiuno della situazione siriana la Rojava curda è composta da tre cantoni: Jazira e Kobane, l’una adiacente all’altra e Afrin, un’enclave a nordest separata da una lingua di terra conquistata dai mercenari turcomanni al soldo della Turchia (Jarablus e Al Bab) l’anno scorso. Mentre Kobane e Jazira sono sotto la protezione della coalizione USA sotto il gruppo ombrello chiamato SDF, Afrin è sempre stato isolato e recentemente i russi hanno stabilito alcuni punti di comando. Al contrario di quanto si possa pensare Afrin, e parzialmente anche gli altri due cantoni, sono ancora sotto l’amministrazione siriana. Per esempio gli stipendi per dipendenti pubblici arrivano ancora da Damasco, beni di prima necessita pure e molte delle armi provengono dal governo siriano. Sia ad Afrin che nel resto della Rojava il separatismo non è mai stato dichiarato come obiettivo primario, anzi i curdi siriani, al contrario dei curdi iracheni, sono sempre stati per una soluzione federale o confederale dentro la Siria. E questo è un punto che molti osservatori occidentali sbagliano di continuo confondendo YPG/YPJ con peshmerga e governo Barzani iracheni.

Negli ultimi giorni la Turchia ha dichiarato guerra al cantone di Afrin parlando genericamente di guerra contro il terrorismo (operazione sarcasticamente chiamata Ramo d’Olivo, no non scherzo). Centinaia di feriti e decine di morti tra la popolazione civile inerme e decine di morti tra miliziani qaedisti e guerriglieri YPG. La cosa più interessante è che questo avviene in un momento cruciale della guerra: l’ISIS è defunto e Idlib sta per essere liberata dall’esercito siriano. Sia l’ISIS appoggiato/adiuvato dalla Turchia e i qaedisti di Idlib finanziati e guidati dalla coppia Turchia/Qatar stanno per essere spazzati via. Erdogan ha dovuto cedere a Putin su questo punto e giusto in tempo per i colloqui di Astana ha chiesto in cambio Afrin. Erdogan ha detto più volte che vuole usare Afrin come territorio cuscinetto dove spostare i 2 milioni di rifugiati siriani nel suo territorio (e probabilmente i qaedisti turcomanni, uiguri e turkmeni che scapperanno da idlib nei prossimi mesi) a costo di epurare Afrin dei curdi. La Russia ha però prima cercato di trovare un accordo con Afrin: l’offerta prevedeva la sottomissione delle milizie curde all’esercito siriano e pare i pozzi petroliferi di Deir Ezzor a est dell’Eufrate in cambio della protezione contro la Turchia. Per quanto mi stiano a cuore le sorti dei curdi della Rojava devo ammettere che il comportamento russo è stato l’unico possibile e più razionale: se la Russia avesse difeso Afrin senza qualcosa in cambio sarebbe andata in conflitto diretto con la Turchia, con cui ha appena ricucito e ha appena venduto un bel po’ di S-400. Erdogan allora avrebbe chiesto l’intervento della NATO e la Russia si sarebbe trovata pure gli USA contro. Far entrare l’esercito siriano in Afrin, almeno nominalmente invece avrebbe neutralizzato qualsiasi rivendicazione turca sul fatto che il confine fosse in mano ai terroristi curdi. YPG/YPJ invece hanno stupidamente detto di no a quest’accordo pensando forse che quello di Erdogan fosse stato solo un bluff. I russi allora si sono ritirati da Afrin. E invece i turchi sono entrati in guerra eccome, non solo coi mercenari qaedisti di Jarablus ma pure con mezzi, aviazione e truppe turche.

Fatto clamoroso che i media non hanno evidenziato per niente: il membro della NATO Turchia va a fare la guerra a un alleato degli USA, altro componente della NATO. Erdogan sta facendo questo per motivi anche interni alla sua diatriba con la NATO. Vuole forzare gli USA a concedergli qualcosa pur di non distruggere la NATO. I turchi così come hanno fatto con il patto con l’UE sui rifugiati, sono abituati al ricatto pur di ottenere qualcosa in cambio. Sanno che UE e NATO non si possono permettere una Turchia indipendente o peggio alleata della Russia e quindi forzano la mano delle alleanze.

È di poche ore fa però l’annuncio da parte di un portavoce del YPG in cui si chiede formalmente al governo siriano di intervenire ad aiutare Afrin contro invasione turca, dando l’accesso all’esercito siriano, e di fatto reintegrando completamente Afrin all’interno della Siria. Se questo avverrà ci saranno delle contropartite in gioco e Assad darà condizioni molto precise. Purtroppo anche in questo giro i curdi hanno fatto errori strategici madornali. Prima si sono alleati con gli USA, inaffidabili per loro natura, e poi non hanno compreso che la Russia ha anche interesse a non entrare in conflitto con la Turchia. Come andrà a finire? Erdogan sarà la scheggia impazzita che distruggerà la NATO e il processo di pace in Siria? Oppure gli verrà offerto qualcosa in cambio dagli USA/Russia e se sì che cosa? Vi terrò aggiornati.

P.S.

Se vi piace quello che scrivo su questi temi vi prego di diffondere questi post sui social. Purtroppo non ci sono molte persone che scrivono di queste cose e spero che tutte le informazioni che raccolgo dalle mie fonti primarie su campo siano utili a comprendere meglio quello che succede in Siria. Grazie mille!

25 Jan 18:11

Disordered multihyperuniformity derived from binary plasmas

by Enrique Lomba, Jean-Jacques Weis, and Salvatore Torquato

Author(s): Enrique Lomba, Jean-Jacques Weis, and Salvatore Torquato

Disordered multihyperuniform many-particle systems are exotic amorphous states that allow exquisite color sensing capabilities due to their anomalous suppression of density fluctuations for distinct subsets of particles, as recently evidenced in photoreceptor mosaics in avian retina. Motivated by th...


[Phys. Rev. E 97, 010102(R)] Published Wed Jan 10, 2018

25 Jan 10:33

J.S. Milne’s “Tips for Authors”

by Marc Abrahams

J.S. Milne (pictured here) wrote a list of “Tips for Authors.” Though intended for mathematicians, it may be equally useful to others. Milne’s list begins with this:

If you write clearly, then your readers may understand your mathematics and conclude that it isn’t profound. Worse, a referee may find your errors. Here are some tips for avoiding these awful possibilities.

1) Never explain why you need all those weird conditions, or what they mean. For example, simply begin your paper with two pages of notations and conditions without explaining that they mean that the varieties you are considering have zero-dimensional boundary. In fact, never explain what you are doing, or why you are doing it. The best-written paper is one in which the reader will not discover what you have proved until he has read the whole paper, if then

and ends with this:

11) If all else fails, write in German.

Milne’s web site has also a multitude of quotations from other persons casting sense and scorn on deplorable common practices of their peers. Here is one of those:

Near the end of the lecture, the speaker said that he would conclude the proof with some hand-waving. Cartan obviously did not approve. He turned to me and said: “Now I understand why Indian Gods have so many hands; they want to give proofs in n-dimensions.”
—Narasimhan (NAMS 2010, Sept, p.955).

(Thanks to Nicholas Christakis for bringing this to our attention.)

NOTE: Milne’s “Tips for Writers” is in some (but only some) ways the opposite of Tim Radford’s “A manifesto for the simple scribe – my 25 commandments for journalists.”

24 Jan 16:25

Some Sampled Statisticians Are Not Always Good at Statistics

by Marc Abrahams

Even statistics researchers find that statistics can be— and sometimes are—tricky to use. A recent study by two mathematically-inclined marketing professors demonstrated that many statisticians get confused about (or ignore) some supposedly simple things:

Statistical Significance and the Dichotomization of Evidence,” Blakeley B. McShane [pictured here, pouring coffee] and David Gal, Journal of the American Statistical Association, vol. 112, no. 519, 2017, pp. 885-895. The authors, at Northwestern University and the University of Illinois at Chicago, report:

“In light of recent concerns about reproducibility and replicability, the ASA issued a Statement on Statistical Significance and p-values aimed at those who are not primarily statisticians. While the ASA Statement notes that statistical significance and p-values are “commonly misused and misinterpreted….” [Here we present] data showing, perhaps surprisingly, that researchers who are primarily statisticians are also prone to misuse and misinterpret p-values thus resulting in similar errors.”

Irineo Cabreros, an applied mathematician at Princeton University, wrote an appreciation of this study, and of larger issues of which it’s part. Cabreros’s article, called “Let the battle between human psychology and science have statisticians’ supervision,” is published in Massive.

If you download and read the McShane/Gal article, you will find, at the bottom of its final page, the beginning of an article called “A p-Value to Die For,” by Donald Berry of the Department of Biostatistics, University of Texas M. D. Anderson Cancer Center, Houston, Texas. Donald Berry does not like the McShane/Gal article (and if one judges from the style of writing, apparently does not like McShane and Gal), and explains in authoritative tones how and why he does not like it (and perhaps them).

A statistical-and-otherwise quarrel had erupted, with several scholars energetically taking part, and McShane and Gal publishing a “rejoinder.” If you enjoy statistics or scholarly quarrels, you might enjoy pursuing the participants and their arguments as they march and hop and publish into the future.

24 Jan 09:16

The End of the Rainbow

The retina is the exposed surface of the brain, so if you think about a pot of gold while looking at a rainbow, then there's one at BOTH ends.
18 Jan 18:18

Wavefront shaping with disorder-engineered metasurfaces

by Mooseok Jang

Wavefront shaping with disorder-engineered metasurfaces

Wavefront shaping with disorder-engineered metasurfaces, Published online: 15 January 2018; doi:10.1038/s41566-017-0078-z

Using designer-disordered metasurfaces, optical input–output characteristics, which are typically difficult to obtain, can be known a priori. The approach is used for wavefront shaping, high-numerical-aperture focusing and fluorescence imaging.
15 Jan 16:36

Memorable Quotes

"Since there's no ending quote mark, everything after this is part of my quote. —Randall Munroe
08 Jan 12:21

Vi racconto le proteste in Iran

by fabristol

Il guaio di essermi interessato così tanto alle vicende mediorientali negli ultimi tre anni – e soprattutto al campo sciita- è che quando leggo commenti su giornali o su Twitter di gente che non ha alcuna idea neppure di dove siano i singoli paesi mediorientali sulla mappa mi viene la pelle d’oca. Ribrezzo pure, perché molte decisioni politiche prese dall’Occidente si basano su false informazioni, spesso attivamente falsificate per motivi politici e militaristici.

Ne è un esempio lampante quello che sta succedendo in Iran in questi giorni. I media e i politici approfittatori, come Trump, Boris Johnson e Netanyahu, si sono subito fiondati a commentare sulle manifestazioni di piazza in Iran come se fossero la prova che la “Gente” – il nuovo dio moderno che tutto fa e tutto comanda – sia contro il regime degli ayatollah. Addirittura che questa sia una replica delle manifestazioni del 2009 o perfino -e questo ancora più grave – che la gente stia manifestando contro oppressione religiosa, vedi discussioni infinite sulla liberazione delle donne dal velo ecc. Niente di più falso e soprattutto ridicolo. Ripeto, ridicolo. Spieghiamo perché allora e cerchiamo di capire cosa stia succedendo.

Le prime manifestazioni sono avvenute in piccoli e medi centri urbani e non sono, pare, state organizzate o pianificate da qualche parte politica. Motivo? Alti prezzi soprattutto dei beni di prima necessità e contro la corruzione. Nelle ore seguenti esponenti di partiti conservatori e dei falchi nemici di Rohuani e dell’accordo nucleare dell’attuale governo hanno cavalcato le proteste dandogli una sorta di struttura diciamo più organica dal punto di vista politico. I manifestanti sono per il 90% giovani sotto i 25 anni, non hanno affiliazione politica definita e fanno parte della classe più bassa in Iran. Infatti a Teheran, citta della classe medio-borghese, le proteste sono poche. Ed ecco la più grande differenza con le proteste del 2009: quelle proteste furono organizzate dalla classe borghese con intenti politici. Infatti gli stessi organizzatori di quelle proteste hanno preso le distanze dagli odierni scontri di piazza perché non si riconoscono in quella che loro non vedono come una rivoluzione ma semplicemente un tumulto popolare per le condizioni economiche difficili.

Non c’entra nulla la religione, non c’entra nulla il velo, la condizione della donna e neppure si mette in discussione il regime degli ayatollah. E questo è un errore che in generale in Occidente fanno in molti, continuamente. L’opposizione anticlericale è praticamente inesistente, perché o in esilio prima e durante il ’79 o perché in prigione. Nessuno contesta la struttura teocratica quando si manifesta per le strade. Si contestano i governi, l’economia, la corruzione. Non ci sono eroici anticlericali che vogliono abbattere il regime dei chierici, come noi occidentali sogniamo di vedere. Ma esistono temi di cui si parla anche in pubblico senza paura di censura o arresti e che poi condizionano le elezioni.

L’Iran è un paese molto complesso, con un sistema politico più vicino alle democrazie occidentali che non alle monarchie mediorientali. Quello che il cittadino medio occidentale pensa dell’Iran è: un regime oppressivo con un unico partito al potere. Un mix tra Corea del Nord, Nazismo e Inquisizione spagnola. Non è così. L’Iran è una repubblica con un parlamento (Majlis) eletto dalla popolazione attraverso votazioni quadriennali abbastanza libere per gli standard mediorientali. Un sistema in cui partecipano svariati partiti con idee molto diverse tra loro. Il parlamento poi elegge il presidente (attuale è il riformista Rouhani). Al parlamento siedono parlamentari di ogni estrazione sociale, etnia e religione. Secondo la Costituzione le minoranze religiose hanno di diritto 5 seggi: due per cristiani armeni, uno per cristiani assiri, uno per ebrei (25000 oggi, la più grande comunità dopo Israele in Medio Oriente) e uno per zoroastriani. Sunniti sono rappresentati soprattutto attraverso i seggi del Baluchistan.

Ogni otto anni i cittadini votano per l’assemblea degli esperti. Questa poi voterà per eleggere il leader supremo (l’attuale Khamenei). Khamenei fa le veci del presidente della repubblica tipico delle repubbliche occidentali e ha poteri anche giudiziari come con i giudici della Corte Suprema americana. È presidente a vita ma non ha poteri assoluti come Re Salman dell’Arabia Saudita, Kim Jong Un o Saddam Hussein. Ha ovviamente anche poteri religiosi e di fatto attraverso il Consiglio dei Guardiani controlla che le leggi approvate dal parlamento siano conformi alla legge islamica (comunque il diritto sciita è diverso da quello sunnita ed è integrato da provvedimenti presi durante la leadership di Khomeini). Se vi sconvolge il fatto che sia eletto a vita pensate ai monarchi delle democrazie occidentali che non sono neppure eletti o ai senatori a vita italiani o ai giudici della corte suprema americana. O pensate all’alleato Arabia Saudita dove il potere del re e’ praticamente assoluto e le minoranze religiose vengono attivamente discriminate e represse.

Paradossalmente aiutare o sostenere gli attuali tumulti nelle strade iraniane avrà esattamente l’effetto contrario sperato in Occidente. Ovvero, la presa di potere degli ultraconservatori nemici di Rouhani e contrari all’accordo sul nucleare firmato quando c’era Obama (una delle poche cose giuste che ha fatto Obama a livello internazionale). Ed è infatti proprio quello che vogliono Repubblicani americani e israeliani. Far salire al potere gli estremisti per poi giustificare un intervento militare in Iran. L’Iran non è un paradiso e la sharia vige su tutto. Non è neppure una democrazia come la intendiamo noi (e il sottoscritto verrebbe impiccato o flagellato quasi sicuramente) ma negarne la complessità e mentire spudoratamente sui media è un insulto all’intelligenza e non aiuta di certo la causa di chi vuole vedere un Iran più libero.

 

08 Jan 11:46

Saturday Morning Breakfast Cereal - Quantum Weirdness

by tech@thehiveworks.com


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Weinersmith spent Christmas accusing God of things, as was his wont.

New comic!
Today's News:
08 Jan 11:45

Saturday Morning Breakfast Cereal - The Old Days

by tech@thehiveworks.com


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Of course, the real trick is to adjust the top marginal tax bracket up or down by 2 percent.

New comic!
Today's News:
18 Dec 14:32

High-resolution adaptive optical imaging within thick scattering media using closed-loop accumulation of single scattering

by Sungsam Kang

High-resolution adaptive optical imaging within thick scattering media using closed-loop accumulation of single scattering

High-resolution adaptive optical imaging within thick scattering media using closed-loop accumulation of single scattering, Published online: 18 December 2017; doi:10.1038/s41467-017-02117-8

Optical imaging deep in biological tissue is difficult due to multiple scattering and specimen induced aberrations of both the incident and reflected light. Here, Kang et al. develop an adaptive closed-loop algorithm to correct tissue aberrations in the presence of multiple scattering for deep tissue imaging.
15 Dec 17:06

Siti sfruttano i computer dei visitatori per generare denaro digitale

by Paolo Attivissimo
Credit: AdGuard.
Ultimo aggiornamento: 2017/12/18 23:30. 

Se visitate un sito e vi accorgete che la ventola del vostro computer inizia a girare follemente e il computer si scalda parecchio, non è detto che sia colpa del sito progettato maldestramente: potrebbe essere assolutamente intenzionale. Alcuni siti, anche molto famosi, hanno infatti cominciato a sfruttare i computer dei visitatori per generare criptovalute (non bitcoin ma altre criptovalute analoghe).

Le criptovalute, infatti, si basano sul mining, ossia sulla generazione di unità di valuta tramite la risoluzione di complesse equazioni; chi le risolve si tiene le unità di valuta corrispondenti. Il problema è che questi calcoli consumano molta energia e quindi hanno un costo elevato, che i disonesti tentano di far pagare a qualcun altro. Così qualcuno ha pensato di far fare i calcoli ai computer dei visitatori dei siti Web.

Il vertiginoso aumento del tasso di cambio dei bitcoin rispetto alle valute tradizionali ha creato una febbre intorno alle criptovalute e ha incoraggiato questa nuova forma di abuso informatico, prontamente battezzato cryptojacking o stealth mining. In pratica, le pagine di un sito contengono del codice che viene eseguito dai computer dei visitatori ed effettua le complesse operazioni matematiche necessarie per generare una criptovaluta a favore del titolare del sito. In pratica, questi siti si arricchiscono facendo lavorare i computer dei loro frequentatori.

Lo ha fatto, per esempio, il popolare sito di download The Pirate Bay, che a settembre ha aggiunto sperimentalmente alle proprie pagine uno script che usava la potenza di calcolo dei dispositivi dei visitatori per generare la criptovaluta Monero e intascarsela. L’intento era trovare un modo per pagare le spese di gestione del sito senza ricorrere alla pubblicità.

Il sistema usato da The Pirate Bay si chiama Coinhive e dopo questo uso sperimentale è iniziato l’abuso: invece di avvisare gli utenti della situazione, come sarebbe corretto fare, un numero crescente di siti molto popolari ha inserito il codice di Coinhive nelle proprie pagine di nascosto. Lo hanno fatto per esempio alcuni siti di streaming video, come Openload, Streamango, Rapidvideo e OnlineVideoConverter, e una filiale di Starbucks è stata colta a usare Coinhive per sfruttare i computer dei clienti che si collegavano al suo Wi-Fi.

I siti di streaming in questione hanno totalizzato quasi un miliardo di visitatori in un mese, per cui si stima che abbiano incassato circa 326.000 dollari in Monero.

In teoria il sistema Coinhive dovrebbe smettere di sfruttare i computer dei visitatori quando lasciano il sito, ma ovviamente c’è chi ha pensato bene di abusare di questo sistema usando un JavaScript che crea nel browser dell’utente una piccola finestra nascosta, nella quale lo sfruttamento continua anche dopo che l’utente crede di aver lasciato il sito.

Starbucks è intervenuta bloccando l’abuso, ma resta il problema degli altri siti, circa 2500 secondo una stima, che continuano lo sfruttamento dei visitatori. Ci sono anche app che sfruttano i dispositivi degli utenti per generare criptovalute che finiscono nelle tasche dei creatori delle app stesse: alcune di queste app sono state offerte in Google Play e scaricate in tutto circa 15 milioni di volte prima di essere scoperte.

Difendersi da questi abusi non è facile, ma si possono usare alcuni adblocker o plug-in per Google Chrome, per esempio seguendo queste istruzioni.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
13 Dec 15:10

Data Communications via Wet String, or via Hungry Snail

by Marc Abrahams

A wet string works, for sending information from one computer to another, says a new experiment. This adds to the list of low-tech ways to move data, the most lively method involving a hungry snail.

The string experiment is reported on the RevK’s Rants web site, with the headline “It’s official, ADSL works over wet string“:


Broadband services are a wonderful innovation of our time, using multiple frequency bands (hence the name) to carry signals over wires (usually copper, sometimes aluminium). One of the key aspects of the technology is its ability to adapt to the length and characteristics of the line on which it is deployed.

We have seen faults on broadband circuits that manifest as the system adapting to much lower speeds, this is a key factor as a service can work, but unusually slowly, over very bad lines.

It has always been said that ADSL will work over a bit of wet string. Well one of our techies (www.aa.net.uk) took it upon himself to try it today at the office, and well done. He got some proper string, and made it wet….

The snail breakthrough was reported here, in the Annals of Improbable Research, in 2005 (volume 11, no. 4), with the headline “Sluggish Data Transport Is Faster Than ADSL“:

We describe an experiment in which a Giant African Snail, acting as a data transfer agent, exceeded all known “last mile” communications technologies in terms of bit-per-second performance, adding to the many paradoxes of broadband communications.1 We discuss the unique motivational and guidance systems necessary to facilitate snail-based data transport, and observe with satisfaction that in a society that worships the fittest, fastest, and furtherest, the meek and the slow can….

(Thanks to Dominic Dunlop for bringing the wet string experiment to our attention.)

12 Dec 13:35

12/11/17 PHD comic: 'Nuclear War Explained'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Nuclear War Explained" - originally published 12/11/2017

For the latest news in PHD Comics, CLICK HERE!

11 Dec 15:59

Random lasing in uniform perovskite thin films

by Amma Safdar
Amma Safdar, Yue Wang, Thomas F. Krauss
Following the very promising results obtained by the solar cell community, metal halide perovskite materials are increasingly attracting the attention of other optoelectronics researchers, especially for light emission applications. Lasing with both engineered and self-assembled resonator ... [Opt. Express 26, A75-A84 (2018)]
07 Dec 10:04

Che male vuoi che faccia? Complotti e salute.

by Salvo Di Grazia
Ormai è un argomento attuale, le chiamano "fake news", "post verità" o più semplicemente "bufale".
Sono le false notizie, diffuse spesso dai social network ma non solo (ultimamente anche carta stampata e televisioni non hanno evitato brutte figure) e che possono riguardare anche il tema della salute.

Per anni (decenni) questo problema è stato sottovalutato. Quando scrivevo dei guaritori che convincevano i malati ad abbandonare la medicina per affidarsi a false cure, in tanti mi dicevano "ma lascia stare, tanto non li convinci" oppure "che male vuoi che faccia, se uno è destinato a morire, almeno muore convinto di aver provato". Questa opinione, ad alto contenuto di cinismo, non era così rara e tra quelli che la pensavano così c'erano pure miei colleghi medici: "chi te lo fa fare, lasciali stare".
Poi i vaccini: causa di tutti i mali, dall'autismo al diabete, per anni le bufale hanno attraversato la società indisturbate, senza che nessuna istituzione si prendesse la briga di fare qualcosa. Quando scrivevo di bufale sui vaccini, anche qui, in tanti mi dicevano "è inutile, tanto sono pochi quelli che non si vaccinano, ci saranno sempre".
Poi sono iniziati i morti, persone con malattie gravi morte dopo essersi curate con sciocchezze, ciarlatanerie, sono morti anche dei bambini e delle persone fragili per malattie infettive prevenibili con la vaccinazione e qualcosa si è  mosso.
Qualche istituzione (vedi alcuni ordini dei medici) ha iniziato (finalmente...) a prendere provvedimenti contro quei medici ciarlatani che diffondevano false notizie per fare qualche soldo e persino alcune testate giornalistiche si sono affrettate ad occuparsi del problema.
Troppo tardi? Chi lo sa.

Ora però si pone un altro problema. Anni di cultura del sospetto, anni nei quali ci sono state persone cresciute con una mentalità debole, complottista, paurosa, acritica, sospettosa del prossimo e delle istituzioni, hanno creato gruppi di persone assolutamente incapaci di distinguere la realtà dalla menzogna, la vera notizia dalla falsa, la scienza dalla ciarlataneria e queste persone, ormai non più ragazzini, iniziano ad occupare i banchi del governo, gli uffici, iniziano ad essere professionisti: avvocati, magistrati, medici, ingegneri. Le false notizie sono divulgate da giornali, televisioni, siti istituzionali. Ci sono comuni italiani che danno il patrocinio a convegni di ciarlatani dicendo di voler fare "corretta informazione", ci sono associazioni di consumatori che diffondono il film di Andrew Wakefield in nome di una inopportuna "informazione", come se per informare sulla pedofilia facessimo vedere l'archivio foto di un pedofilo, perché è giusto capire il suo punto di vista.

Abbiamo cresciuto una generazione di paranoici dentro una popolazione ignorante.

Sì, il complottismo ha fatto male.

Negli anni passati un governo (quello sudafricano) ha creduto alle parole di un pazzo complottista che sosteneva la non esistenza del virus dell'HIV (quello che causa l'AIDS). Questi pazzi ci sono anche da noi e ricevono persino l'aiuto di istituzioni e strutture pubbliche, tanto per non farci mancare nulla ma in certi paesi l'AIDS è più di una piaga e non ha certo bisogno di guaritori o malati di mente. Se nessuno li ferma però, anzi, se pure le istituzioni li aiutano, i danni che possono fare sono immensi. In Sudafrica, ad esempio, nel 2000, ci fu un presidente della repubblica (Thabo Mbeki) che negava (chissà in base a quali letture disinformanti) il nesso tra virus dell'HIV e AIDS (per lui il virus non esisteva e quindi la malattia era semplicemente il risultato di una vita dissoluta). Tra le sue simpatie alcuni medici "dissidenti" (altri complottisti, anch'essi negavano senza averne prova, il nesso tra AIDS e HIV) che decise di riunire in una sorta di commissione di studi.

Per questi medici, fortemente sostenuti da quel governo, diffondere l'idea tra la popolazione che non bisognasse più assumere i farmaci che servivano per mantenere stabile la malattia fu un gioco da ragazzi.

Non contento, il presidente nominò quale ministro della salute un suo amico anch'egli fortemente ignorante e complottista che in breve cominciò ad eliminare dagli ospedali i farmaci antiretrovirali (quelli che servivano per la malattia) sostituendoli con integratori, erbe, succo di limone e aglio.
In quegli anni praticamente tutta la popolazione, fu convinta (con le buone o le cattive, visto che i medici che invece mettevano in guardia da quanto stava succedendo erano accusati, licenziati ed anche processati con varie scuse) che fosse realtà il fatto che l'AIDS si curasse con le erbe e che il virus dell'HIV fosse un'invenzione dei poteri forti.

Ovviamente i malati iniziarono a morire. Se prima sopravvivevano per molti anni e le loro condizioni di salute fossero eccellenti, le "cure" naturali del presidente Mbeki iniziarono ad avere i loro pessimi risultati. Più di 300.000 persone morirono in pochi anni, quando precedentemente si riusciva a contenere i decessi. Furono anni di sofferenza. La comunità mondiale cercò inutilmente di convincere il presidente sudafricano a cambiare idea ma lui fu fermissimo, testardamente determinato.
Fu il suo successore che, il primo giorno di presidenza, annunciò di voler abbandonare le idee di Mbeki ed iniziare un nuovo corso, affidando ad un gruppo di scienziati le decisioni sulla salute e puntando sull'aggiornamento dei medici, riuscì in pochi anni a riportare i numeri nella normalità.

Ecco il male che fanno le bufale. Non sono solo scocciature, non sono notizie per arrabbiarsi, quelle sulla salute sono morti, dolore, sofferenze. La cosa che sorprende è che in Italia abbiamo le leggi per fermare ciarlatani, guaritori e diffusori di terrore medico, solo che ancora non abbiamo capito che si dovrebbero applicare perché questa è gente pericolosa, non solo per il singolo ma anche per la collettività.
Se anche noi in Italia avessimo un giorno un governo complottista, dei governanti che si lasciano guidare dall'ignoranza, rischiamo di trovarci i cartomanti in ospedale, l'omeopatia dalla guardia medica. Rischiamo la vita. Non a caso le più diffuse false cure in Italia (per esempio il siero Bonifacio, il cocktail Di Bella, il metodo Stamina) hanno trovato terreno fertile quando i media o singole persone hanno sparso sfiducia o sospetto sulle istituzioni, altrimenti sarebbe bastata una parola di una istituzione medica per porre fine alle illusioni di chi voleva lucrare sulla salute delle persone.

Una cosa simile è successa più recentemente in Venezuela. Il paese in crisi ed un governo probabilmente incapace di fronteggiarla, hanno comportato tagli alle spese pubbliche severissimi. Tra le cose che sono saltate, tante sono di salute pubblica. Dal livello dei ricoveri ospedalieri al costo delle medicine e delle visite, per arrivare ai vaccini. Alcune vaccinazioni sono state modificate o addirittura sospese, tra queste quella per la difterite. Forte del fatto che da anni (da più di venti) non si verificavano casi di difterite, il ministero della salute venezuelano ha eliminato la vaccinazione gratuita, chi vuole farla la paga (ed in un momento di crisi la fanno in pochi, si compra il pane, poi si pensa alla salute). Qualche associazione benefica ha provato a coprire il vuoto sociale lasciato da questa decisione ma ovviamente non si è raggiunta la copertura vaccinale adeguata (bambini più piccoli di un anno vaccinati nel 68% della popolazione da gennaio a settembre 2017, una percentuale molto bassa). Altrettanto ovviamente sono iniziati a comparire i primi casi di difterite (dopo decenni, come detto) con decine di bambini morti. Un dramma assurdo.
Il governo, invece di riconoscere le colpe ed affrontare l'emergenza, si è chiuso a riccio, ha chiamato alcuni medici "dissidenti" (quelli che da noi chiameremmo "antivaccinisti") per tranquillizzare la popolazione e consigliare intrugli di piante e rimedi popolari ma la difterite ha continuato a fare vittime.


A quel punto il governo ha dovuto fronteggiare le proteste e le richieste di chiarimento e cosa ha fatto? La scelta più facile ma la peggiore.
Ha usato le teorie di complotto.

La difterite sarebbe una malattia diffusa dalla CIA (agenzia di spionaggio statunitense), non c'è nessun allarme e persino i morti sarebbero un dato falso diffuso dai medici in combutta con i governi nemici.
Anche chi vuole farsi vaccinare non ci riesce, mancano le dosi e nonostante le proteste il governo ha anche rifiutato aiuti esterni e di nazioni amiche. Una situazione da incubo.

Oggi siamo a 511 casi di malattia (avete capito bene, 511 casi di difterite!) e non si vede nessuna buona notizia all'orizzonte.
La difterite, malattia grave e che provoca molte sofferenze e morte, sta colpendo così molte regioni sudamericane. Direi che in un'epoca di spostamenti facili questa non è una bella notizia neanche per le nazioni più lontane. In linea di massima non c'è un alto rischio che questa malattia arrivi da noi ma particolare attenzione deve farla chi viaggia e chi intende recarsi in quelle nazioni.

Queste cose non devono far riflettere solo chi si preoccupa della salute pubblica ma anche le istituzioni. Non possiamo permettere che ciarlatani, imbroglioni e furbetti diffondano false notizie sulla salute, dovremmo riuscire a non vedere più comuni o istituzioni che incoraggiano o addirittura danno patrocini a convegni ed incontri di antivaccinisti o guaritori, spesso in nome di una assurda e ridicola "parità di opinioni" e chi sparge notizie allarmanti senza attendibilità dovrebbe rispondere delle proprie azioni. Dovremmo finirla di chiudere un occhio sui ciarlatani perché, se non subito, un giorno verrà presentato il conto ed uno di quei ciarlatani potrebbe sedere nei banchi di chi decide o qualcuno potrebbe fargli decidere del nostro futuro.
Le false notizie, gli imbrogli sulla salute, non sono "sciocchezze", non vanno trattate con sufficienza, sono pericolose.
Io lo dico da dieci anni, il mio dovere l'ho fatto.

Alla prossima.
06 Dec 17:27

Sparse blind deconvolution for imaging through layered media

by Daniel L. Marks
Daniel L. Marks, Okan Yurduseven, David R. Smith
When imaging through layered media such as walls, the contents and thickness of the wall layers are generally not known a priori. Furthermore, compensating for their effects can be computationally intensive, as this generally requires modelling the transmission and reflection of complex fields ... [Optica 4, 1514-1521 (2017)]
05 Dec 15:20

Un anno di Pizzagate

by Pietro Minto

E dgar Maddison Welch aveva passato molto tempo online. Su Reddit, 4chan e Twitter aveva raccolto informazioni, delineando i contorni di uno scandalo terrificante, fatto di politici potenti e bambini schiavizzati a fini sessuali. Deciso a fare luce sull’orrore, il 4 dicembre 2016, il ventottenne prese il suo fucile e si recò a Washington, in una pizzeria chiamata Comet Ping Pong. Lì avrebbe rivelato al mondo quel sordido giro pedofilo.

Succedeva un anno fa, nei giorni caldi dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni, mentre il Paese faceva i conti con quel voto e parte dei sostenitori del vincitore – la cosiddetta alt-right – si preparava a tornare all’attacco dei nemici. In cima alla lista degli obiettivi, due nomi su tutti: Hillary Clinton, ovviamente, e il presidente della sua campagna elettorale, John Podesta. Quest’ultimo nome era tra quelli che ossessionava Welch, l’uomo al centro dell’orrore che voleva indagare.

Dopo aver rovesciato qualche tavolo e terrorizzato i clienti del locale, il ragazzo si è arreso alle forze dell’ordine (è stato poi condannato a quattro anni di prigione). Il locale, avrebbe detto poco dopo l’arresto, “non contiene nessuna prova della presenza forzata di bambini e ragazzini all’interno del ristorante”. E qui veniamo al motivo per cui Welch era lì, l’incredibile bufala propagandistica passata alla storia come “Pizzagate”. A un anno di distanza da quel finto scandalo, l’eco della fake news deve ancora esaurirsi e, anzi, i suoi meccanismi sono entrati a far parte della prassi della destra americana – e non solo. L’idea che una banale pizzeria nascondesse un giro di schiavi sessuali minorenni gestito dai coniugi Clinton e i vertici del Partito Democratico statunitense era perfetta, la storia ideale per concludere una campagna elettorale dai toni estremisti e apocalittici.

Il primo seme
Per raccontare la storia del Pizzagate, dobbiamo tornare al marzo del 2016, quando l’account mail di Podesta fu colpito da un attacco hacker, probabilmente effettuato dal gruppo russo “Fancy Bear”. Qualche mese dopo le email sottratte sono state pubblicate da Wikileaks – il cui fondatore Julian Assange, come abbiamo scoperto negli ultimi mesi, era in contatto con il figlio di Donald Trump – rendendole consultabili a tutti: è a questo punto punto che su siti come 8chan e 4chan sono comparsi i primi “semi” di questa cospirazione. Come ha raccontato Rolling Stone, a far scaturire la fake news è stata la frequentazione – all’epoca già terminata – tra l’attivista democratico David Brock e il proprietario della pizzeria Comet Ping Pong, James Alefantis, di cui si parlava nelle mail. Un piccolo dettaglio personale più che sufficiente ad attirare l’attenzione del troll trumpiani.

La pizzeria, invece, non è stata scelta a caso. Alefantis è infatti un personaggio noto a Washington, un uomo gay che ha fatto della sua pizzeria “un rifugio per famiglie giovani così come persone eccentriche, queer, outsider e per la loro arte”, come ha spiegato Slate. Alefantis è anche vicino ai democratici e si era occupato della lotta al trolling, causa per cui aveva fondato il Super PAC “Correct the Record”. Un uomo gay di sinistra, vicino ai Clinton e nemico del trolling: il nemico perfetto per l’alt-right, che ben presto cominciò a percepire come sinistre e minacciose parole come “pizza”. Qualcuno di loro arrivò a un certo punto a considerarla una parola in codice pedopornografica.

Lo scandalo poteva cominciare.

La ricostruzione di Rolling Stone è riuscita a risalire al primissimo post Facebook a citare “lo scandalo”, proveniente dal profilo di tale Carmen Katz e datata 29 ottobre 2016:

[…] Le email CONTENGONO DETTAGLI dei viaggi di Weiner, Bill e Hillary nell’aereo privato del loro amico pedofilo e miliardario, il Lolita Express. […] Parliamo di un giro internazionale di schiavi sessuali e prostituzione. Yup, lo sanno tutti che Hillary preferisce le ragazzine […] Stiamo parlando di ragazzini schiavizzati e costretti alla prostituzione.

Prima di arrivare su Facebook e poi diventare un vero caso politico, però, Pizzagate è stato uno dei tanti rumor del web, seminato con cura in vari luoghi e forum, in attesa di un germoglio. Vediamoli.

Luglio 2016: su 4chan un “analista e stratega d’alto livello” risponde alle domande degli utenti. Ottobre 2016, poche ore prima del post di Kantz, su ThreeRANT – message board in cui i poliziotti discutono dei loro problemi – tale “Fatoldman” dichiara di sapere cose notevoli riguardo l’indagine dell’FBI sui Clinton. Lo stesso avviene su Twitter, pochi giorni dopo, con il profilo Eagle Wings, rivelatosi essere “un account fortemente automatizzato da parte di un network di bot”.

Passiamo così alla seconda fase della creazione del rumor: la diffusione a opera di una base paranoica e disposta a tutto, oltre che a un esercito di bot programmati per dare eco alle notizie prescelte. Un lavoro di propaganda che ha interessato alcuni di quegli account che avevano già appoggiato Trump e altri di quelli che si sospettano essere stati creati da Internet Research Agency, un’agenzia russa vicina al Cremlino e oggi al centro dello scandalo fake news.

“Weird vibes”
Dopo una campagna elettorale così lunga e violenta, tra i candidati meno apprezzati e più polarizzanti della storia, una bufala così rumorosa non ha fatto fatica a fare presa in parte della popolazione, nonostante la sua assurdità. Ed ecco come il rumor è arrivato allo stadio successivo delle fake news: l’alt-right, che ha cominciato presto a ripetere il ritornello dello scandalo. Per esempio, Jack Posobiec, in un video, si appoggia ad argomentazioni inesistenti, ma fa affidamento su alcune sensazioni forti, in grado di creare una potente reazione emotiva: “in quel luogo” racconta, “percepivo delle strane vibrazioni”. Nessuna prova del “pedo ring”, nessuna foto o video compromettente: solo “weird vibes”. In alcune clip vediamo Posobiec in linea con InfoWars, il programma radio-fonico di Alex Jones e il luogo in cui l’estremismo di destra si prepara a lanciarsi nel mainstream. Pizzagate divenne presto uno degli argomenti di punta dello show – tanto da costringere Alex Jones alle pubbliche scuse, dopo il plateale gesto di Welch.

Scuse poco sincere, com’è evidente da un altro spezzone del programma, in cui Jones giustifica le sue azioni sottolineando la presunta somiglianza tra le mail di Podesta e il linguaggio in codice dei pedofili, reiterando di fatto lo scandalo stesso.

In tutto questo, però, un’altra la faccia dell’alt-right si faceva megafono principale dello scandalo. Mike Cernovich, che lo scorso anno fu definito dal New Yorker “the meme mastermind of the alt-right”, ha l’abitudine di abusare del termine “pedofilo” quando si tratta di criticare qualcuno o difendersi dalle critiche, come vedremo. Questo collage di tweet realizzato dal sito Select All dimostra che il Pizzagate era diventato il suo cavallo di battaglia.

Il rituale notturno
L’accusa di pedofilia viene ridotta da Cernovich e l’alt-right a mero strumento politico, anche grazie alla potenza evocativa dello “scandalo” in questione: un luogo sotterraneo, nascosto eppure sotto gli occhi di tutti, in cui i potenti sfogano i loro mostruosi istinti durante riunioni segrete, prendendosela con i più innocenti tra tutti, i bambini. È una scena paurosa e disgustosa, che tocca timori atavici. L’accademico inglese Norman Cohn l’ha battezzata “fantasia del rituale notturno” e, secondo lo storico Michael Barbezat, è rispecchiata nella fake news in questione:

L’hoax del Pizzagate segue precisamente il modello del rituale notturno di Cohn e ha un buon numero di analogie medievali. Per esempio la setta dei cristiani eretici vicino Soissone [cittadina francese, Nda] descritta da Guibert di Nogent nel 1114. Guibert raccontava che questi eretici avevano opinioni non ortodosse sui sacramenti.

Ma fu con la bolla papale Vox in Rama firmata da Papa Gregorio IX nel 1233 che si creò l’archetipo di ogni riunione segreta tra potenti: il documento parlava dei Luciferiani, un gruppo di eretici della Renania che “si radunavano in segreto per i loro rituali”, “baciando rane e un uomo pallido ed emaciato che compariva durante il rito”. Allo stesso modo, continua Barbezat, per secoli i Cristiani alimentarono la leggenda secondo cui gli ebrei torturavano bambini cristiani, mentre voci simili giustificarono la caccia alle streghe.

Secondo un altro storico, R. I. Moore, questo tipo di fenomeni furono in parte conseguenza dello stravolgimento socio-politico tra l’Undicesimo e il Tredicesimo secolo, risultante con quello che chiamò “società persecutrice” nei confronti di talune “razze, religioni o stili di vita”. A rendere il tutto ancora più sinistro, il fatto che la fobia degli eretici fu pura invenzione: “Non c’erano eresie pre-esistenti al Dodicesimo o Tredicesimo secolo, finché non furono gli intellettuali cristiani a inventarli. La ‘realtà’ dell’eresia che questi intellettuali temevano così tanto era stata fabbricata da loro stessi”.

Riguardando i suoi tweet, è evidente che Cernovich sia stato l’epicentro del Pizzagate, uno scandalo che intersecava tutti i suoi bersagli preferiti: gli oscuri “globalisti”, Hillary, la pedofilia. In molti dei suoi livestreaming, lo si vede a letto mentre beve vino, visibilmente ubriaco. In questo suo video cancellato da Periscope – il servizio di livestreaming di Twitter – ma salvato da qualche utente, Cernovich si mette a parlare dei peni dei bambini di tredici anni, prima di essere messo offline dalla sua partner.

Tutto è Gamergate
L’ossessione di Cernovich per i pedofili è seconda solo a quella per le donne. Il personaggio nasce infatti come un “maestro di seduzione”, un pick-up artist che da tempo insegna ai maschi beta, insicuri e tristi, come sedurre le donne con un approccio aggressivo e violento. È una delle voci nate dal “Red Pill”, un movimento diffuso online che vuole “illuminare” i maschi sulla loro posizione dominante, mostrandogli la Verità, proprio come la pillola rossa nel film Matrix. Qual è questa verità? Che le donne vanno usate, altrimenti saranno loro a usare l’uomo, a de-mascolinizzarlo e a sottometterlo.

Cernovich – insieme a Milo Yiannopoulos, altro grande nome dell’alt-right – è diventato un fenomeno di destra con Gamergate, LO scandalo che ha rovesciato per sempre il mondo della destra, consegnandoci l’embrione del movimento che ha eletto Trump. Gamergate – per riassumere in poche parole un fenomeno che meriterebbe un libro – è stata una vicenda nata nella comunità dei gamer, i giocatori assidui di videogame, nell’agosto del 2014. La bomba esplose quando la sviluppatrice di videogame indie – e femministi – Zoe Quinn fu accusata dall’ex fidanzato Eron Gjoni di avere avuto una relazione con diverse altre persone, tra cui il giornalista di settore Nathan Grayson. Gjoni ha pubblicato un lunghissimo post d’accusa da cui scaturì una grande campagna di disinformazione, minacce e violenza che ha interessato perlopiù attiviste femministe e sviluppatrici di videogiochi.

In questo sostrato di frustrazione e isolamento, persone come Cernovich hanno potuto ergersi a guide spirituali per migliaia di nerd abituati a passare la vita su 4chan senza contatti sociali. Proprio su 4chan, ma anche su Reddit e Twitter, Gamergate si è diffuso, dando per la prima volta una carica politica a un gruppo di persone eterogeneo e poco ascoltato, eppure connesse e con grandi capacità informatiche. Questo piccolo esercito si organizzava su r/KotakuInAction, il subreddit diventato punto di riferimento del “movimento”, dove nacquero personalità, connessioni e dove vennero organizzati attacchi hacker contro le vittime. (Lo stesso è avvenuto lo scorso anno con Pizzagate, il cui subreddit r/pizzagate fu chiuso da Twitter stesso, non prima di aver causato abbastanza danni.)

Non si può capire Trump e l’alt-right se non si conosce Gamergate, il Big Bang che li ha originati. I cosiddetti “pizzagaters” lo sanno bene e l’hanno dimostrato usando quegli stessi strumenti contro la pizzeria Comet Ping Pong. E non è finita, perché le abilità acquisite sul campo sono rimaste nella comunità che ora può usarle a fini diffamatori, come è successo lo scorso dicembre, quando Cernovich ha cercato di “incastrare” in modo simile Vic Berger. Berger è un collaboratore del duo comico Tim & Eric che negli ultimi anni ha costruito un notevole seguito online con i suoi video grotteschi su Trump e il suo mondo. L’alt-right lo ha accusato di pedofilia, mostrando messaggi diretti in cui dei non meglio precisati “amici di Berger” gli mandavano orrendi messaggi a sfondo sessuale su Cernovich e sua figlia. Nel giro di pochi tweet, arrivò a parlare di un “sex ring” che interesserebbe alcuni account che lo trollano per le sue assurde opinioni, dimostrando che il caso Pizzagate è ben lungi dall’essere chiuso.

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05 Dec 13:28

Dinosauri italiani

by Valerio Coletta

I n principio è la Pangea, circa 300 milioni di anni fa. Intorno c’è il Panthalassa, un unico ed enorme oceano che occupa il 70% della superficie del pianeta. La Pangea non è un isolotto squadrato tipo la Sardegna: è ricurvo, con la gobba a ovest che darà vita al continente americano e la parte convessa a est dove aspettano di formarsi l’India, l’Australia, l’Antartide, una parte di Africa settentrionale e l’Eurasia. L’insenatura è riempita da un oceano più piccolo che si chiama Tetide. Grazie allo spostamento delle placche tettoniche, 120 milioni di anni più tardi, Tetide andrà a spezzare in due la Pangea, creando a nord la Laurasia e a sud il Gondwana. È proprio nel mezzo di questi due nuovi blocchi continentali che spunteremo fuori noi, l’Italia.

Fino agli anni Novanta si è creduto che in quel periodo, durante l’era del Mesozoico, la penisola italiana fosse totalmente sommersa dal mare. Mentre tutto il mondo si godeva i propri dinosauri, le ricerche, le ossa, i denti aguzzi e i musei a tema, noi rimanevamo un po’ amareggiati e in disparte, accontentandoci solo dei nostri tremila anni di civiltà varie. La relazione tra l’Italia e i dinosauri invece esiste e si è rivelata per la prima volta nel modo più inconsueto e avventuroso possibile, per caso, lontano dagli scavi istituzionali.

Nel novembre del 1980 Giovanni Todesco si trasferisce in provincia di Avellino con la moglie e i due figli piccoli. Nei weekend la famiglia mette su le scarpe da montagna, lo zainetto con l’acqua e i panini e va a esplorare i boschi, i sentieri e gli antri rocciosi. Ai bambini piace raccogliere foglie strane, conchigliette e frutta selvatica e dal canto suo papà Giovanni è un appassionato cacciatore di fossili. Un giorno decidono di visitare Pietraroja, un bellissimo paesino alle pendici del massiccio del Matese, nella provincia di Benevento. Durante la passeggiata la famiglia si imbatte in una vecchia cava dalla quale una ruspa sta attingendo per raccogliere terra e rocce. La ruspa va avanti e indietro frantumando strati di roccia e terra e portando tutto fuori per farne la base di un manto stradale. Giovanni Todesco nota subito che tra i pezzi di roccia spaccati ci sono alcuni resti fossili, piccoli pesciolini, forse qualche conchiglia. Allora decide che deve salvarne il più possibile dalla distruzione. Negli intervalli in cui la ruspa si allontana a scaricare, insieme alla famiglia, cerca di recuperare più fossili possibile.

Ogni volta che il rombo della ruspa si avvicina sono costretti ad allontanarsi e ad aspettare, osservando con dolore i cingoli che distruggono le pietre e la pala che investe le pareti. Durante l’ultima tregua Giovanni Todesco decide di addentrarsi nella cava e di cercare gli ultimi pezzi salvabili. Tra la polvere e la terra individua delle lastre con parti più scure, che sembrano tagliate in modo particolare: se le carica in grembo e ne raccoglie altre vicino che sembrano parte dello stesso pezzo, intanto tutto intorno trema e la polvere comincia ad alzarsi. Poco dopo la ruspa è entrata a schiacciare tutto e Todesco è fuori, sporco e spaventato, con il suo carico di rocce. La settimana dopo, il 23 novembre 1980, il terremoto dell’Irpinia investirà la Campania e il nord della Basilicata. Anche per questo Todesco è costretto a tornare a Verona.

La relazione tra l’Italia e i dinosauri si è rivelata per la prima volta nel modo più inconsueto e avventuroso possibile, per caso, lontano dagli scavi istituzionali.

Una volta a casa la scatola di rocce finisce in cantina e lì rimane per un bel po’. Ogni tanto quando il lavoro e la vita si fanno meno frenetici, Giovanni si rilassa tirando fuori una pietra e con la moglie ne incolla i pezzi e li pulisce. Nel tempo recupera 9 lastrine fossili, tutte di pesci piccoli e meno piccoli. L’ultima roccia, quella presa dentro la cava, è la più complessa da sistemare, è spezzata in varie parti e lo strato che copre il fossile è spesso 1 centimetro. Con tempo e pazienza marito e moglie ricompongono il pezzo e con delicatezza cominciano a pulirlo. La prima cosa che vedono una volta esportata la roccia inglobante del fossile, detta matrice, non è la familiare sagoma di un pesce, ma il moncone di una coda e una parte di zampe posteriori. Il lavoro procede molto lentamente, sempre nei momenti liberi. Alla fine di fronte ai coniugi si rivela un essere incredibile e stranissimo, molto piccolo, eppure dalla forma complessa e dettagliata, il corpo arcuato, le zampe anteriori piccole con tre artigli, la testa grande e allungata, le file di denti aguzzi, un occhio grande e tondo, il collo proteso in avanti, la cassa toracica stretta. Non è un uccello, sembra qualcosa di molto più feroce. Todesco non sa cosa pensare, per anni lo lascia in cantina sul tavolo da lavoro e va a curiosare su libri di animali e fossili, senza trovare mai una risposta convincente.

Nel 1993 esce Jurassic Park (sono passati tredici anni dalla passeggiata a Pietraroja), fenomeno mediatico senza precedenti, che fa letteralmente risorgere l’interesse per la paleontologia nel mondo. Todesco esce dal cinema e ha un solo pensiero in testa: i fossili di velociraptor che si vedono nel film sono spaventosamente simili a quello che tiene in cantina, l’unica differenza è che la sua creatura misura circa 25 centimetri ed è stata trovata vicino Benevento. È un pensiero folle e stupido, ma con uno slancio di coraggio si decide a contattare Giorgio Terruzzi, paleontologo e conservatore al Museo di Storia Naturale di Milano. Si sentono al telefono e gli dice che ha uno strano fossile da mostrargli. “Che cos’è?” gli chiede lo scienziato. Todesco è sempre stato indeciso, alcune parti somigliano a quelle di un rapace, eppure la testa è diversa, i denti sono affilati e ricurvi e poi c’è un pezzo di coda. “Per me è un uccello-rettile” risponde alla fine. Silenzio nella cornetta, un silenzio pieno di cose. “Vediamoci sabato pomeriggio” conclude Giorgio Terruzzi. Mezz’ora dopo squilla il telefono, è di nuovo lui “Vogliamo fare domani sera?”. Todesco avverte una nota di tensione nelle parole del paleontologo. Il giorno dopo sono in casa, si scambiano i convenevoli un po’ nervosamente, poi vanno in cantina. Il piccolo essere li aspetta al solito posto. Il paleontologo Terruzzi arriva davanti alla lastra e si blocca, è bianco in volto. Prende la lastra con le mani che gli tremano, ma gli cade e si spacca in basso a destra (ancora oggi si può vedere il segno), è fuori di sé dall’emozione. Comincia a dire:”È lui, è lui…”, poi si accascia su una sedia e con un groppo in gola sussurra: “Sono il primo studioso italiano a vedere il primo dinosauro italiano”.

Da quella sera gli eventi si susseguono a cascata. Il dinosauro viene chiamato “Ciro” (in fondo è un dinosauro campano) e viene consegnato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Comincia uno studio approfondito sul fossile da parte di diversi paleontologi che nel 1998 pubblicano i risultati del loro lavoro. Ciro è il primo e unico esemplare di una specie che chiamano Scipionyx samniticus, una specie di predatori vissuta in Italia circa 113 milioni di anni fa. L’esemplare è morto appena nato, probabilmente finendo in una laguna, e  i fanghi calcarei lo hanno seppellito e protetto per milioni di anni. Lo stato di conservazione è incredibilmente buono; si vedono i tessuti muscolari, gli organi, i resti di cibo nel tubo digerente, i vasi sanguigni e capillari.

L’altro aspetto rivoluzionario del ritrovamento del piccolo dinosauro ci riguarda a livello geologico, e dimostra che l’Italia nel Giurassico e nel Cretaceo non era sotto il livello del mare, ma era costellata di terre emerse.

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Immagine: Ciro, ricostruzione artistica di Davide Bonadonna.

Quell’anno Ciro si aggiudica la copertina della storica rivista scientifica Nature e il suo ritrovamento ha un’eco planetaria. Intanto il trattamento riservato a Giovanni Todesco è paradossale. Oltre a non ricevere alcun riconoscimento, il 3 febbraio del 1999 viene denunciato dalla Sovrintendenza di Salerno e i carabinieri gli piombano in casa per perquisirla. È accusato di trafugamento di fossili, gli viene sequestrata la sua modesta collezione ed è obbligato a non recarsi alla presentazione del suo Ciro a Milano. Deve affrontare un processo per furto archeologico, pagandosi da solo un’estenuante spola tra Verona e Benevento, e solo cinque anni dopo, nel 2004, viene assolto e riconosciuto come “un benemerito della ricerca e salvaguardia dei Beni culturali”. Una magra soddisfazione se paragonata al valore incalcolabile del suo ritrovamento.

Oggi è possibile vedere il calco dello Scipionyx samniticus al Museo di Paleontologia di Napoli, mentre l’originale è custodito a Salerno in una cassaforte “in qualche scantinato”, come racconta lo stesso Todesco a Fabrizio Frizzi durante una puntata dei Soliti ignoti su Rai 1, in cui la storica scoperta scientifica diventa una bizzarra curiosità che viene liquidata in pochi secondi da un applauso incerto del pubblico.

In ogni caso il ritrovamento di Ciro carica di entusiasmo i ricercatori e i paleontologi italiani, mostrandogli una realtà inimmaginabile fino a pochi anni prima.

Il 25 aprile del 1994, vicino Trieste, la giovane Tiziana Brazzatti, strisciando a carponi sotto un fitto boschetto di rami e rovi per compilare la sua tesina in Rilevamento Geologico, scopre una mano con tre dita. Dopo cinque anni di lavori e trecento tonnellate di roccia rimosse, viene estratto il fossile di un Tethyshadros insularis, un androsauro vissuto circa 71 milioni di anni fa, alto 1,30 metri e lungo 4, ribattezzato “Antonio”. Questo animale è più piccolo rispetto alle dimensioni che di solito raggiungevano i suoi simili continentali (un esemplare cinese arriva a 14 metri) e questo ci fa supporre abbia subìto un processo di nanismo insulare per sopravvivere in un ambiente ristretto dove le risorse sono limitate. È il secondo dinosauro italiano.

Il terzo arriva nel 1996, grazie alla scoperta di Angelo Zanella, che in una cava vicino al comune di Saltrio, in provincia di Varese, recupera 119 ossa appartenute a un bipede di quasi 9 metri, vissuto circa 200 milioni di anni fa. Le ossa costituiscono solo il 10% dello scheletro, ma provengono da diverse parti dell’animale e ne hanno permesso una ricostruzione molto accurata. Il paleontologo Cristiano Dal Sasso, che lo sta studiando, ha affermato che questo è il più antico dinosauro carnivoro a tre dita finora trovato nel mondo.

Il ritrovamento del piccolo dinosauro dimostra che l’Italia nel Giurassico e nel Cretaceo non era sotto il livello del mare, ma era costellata di terre emerse.

Nel 2009 Luca Galletti, Vittorio Garilli e Francesco Pollina, un gruppo di paleontologi palermitani, trova la porzione di un arto in una grotta vicino al comune di Capaci. L’osso si scoprirà appartenere a un teropode vecchio cento milioni di anni. La presenza di questo enorme carnivoro (chiamato amichevolmente “DinoSaro”) rimette in discussione le teorie sulla natura dell’isola, che novanta milioni di anni fa si riteneva essere una porzione del fondale marino al largo del Nord Africa. Oggi alcune teorie ipotizzano che la Sicilia fosse una striscia di terra in parte emersa e che facesse da ponte tra l’Europa e l’Africa.

Il quinto e ultimo fossile estratto fino ad ora in Italia è quello di “Tito” (così chiamato per via dell’imperatore romano e perché appartiene alla famiglia dei Titanosauri), di cui è stata trovata una vertebra e due ossa del bacino durante la costruzione di un muretto a secco sui Monti Prenestini, a 50 chilometri da Roma. Tito è il primo sauropode italiano, ovvero un quadrupede erbivoro dello stesso gruppo a cui appartengono i brontosauri e i brachiosauri, ma con caratteristiche uniche e dimensioni ridotte, sempre legate, probabilmente, alle caratteristiche di isolamento del nostro territorio in quell’era.

A queste cinque creature si aggiungono diverse piste di orme fossili, dalle prime osservate sui Monti Pisani nel 1942 e difficilmente spiegabili all’epoca, a quelle trovate più tardi presso il Gargano (Foggia), Rovereto (Trento), Altamura (Bari), Sezze (Latina) e la più recente rinvenuta nel 2017 a oltre 1900 metri di quota sul Monte Cagno, in Abruzzo. Misura 135 centimetri ed è la più grande mai rinvenuta in Italia.

Torniamo nel Tetide per un attimo, l’oceano che spezza in due la Pangea, 250 milioni di anni fa. Oggi possiamo azzardarci a supporre che tra i due enormi blocchi continentali c’era un arcipelago di isolette che anche dal punto di vista geologico somigliava molto alle Bahamas. Durante il Cretaceo, che dura 80 milioni di anni, si creano ripetute connessioni tra queste terre frastagliate, che permettono un legame tra i due blocchi continentali e il conseguente passaggio e stazionamento dei dinosauri. È proprio in quel posto che viviamo noi ora.

Illustrazioni di Davide Bonadonna

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04 Dec 11:45

Observation of structural universality in disordered systems using bulk diffusion measurement

by Antonios Papaioannou, Dmitry S. Novikov, Els Fieremans, and Gregory S. Boutis
Jacopo.bertolotti

Another paper where they promise to examine all possible cases while in reality they focus on a VERY specific subset (i.e. the only subset where their claim is valid).

Author(s): Antonios Papaioannou, Dmitry S. Novikov, Els Fieremans, and Gregory S. Boutis

We report on an experimental observation of classical diffusion distinguishing between structural universality classes of disordered systems in one dimension. Samples of hyperuniform and short-range disorder were designed, characterized by the statistics of the placement of micrometer-thin parallel ...


[Phys. Rev. E 96, 061101(R)] Published Fri Dec 01, 2017

04 Dec 11:03

Focus: Dice Become Ordered When Stirred, Not Shaken

by Mark Buchanan

Author(s): Mark Buchanan

A jumble of thousands of cubic dice, agitated by an oscillating rotation, can rapidly become completely ordered, a result that is hard to produce with more conventional shaking.


[Physics 10, 130] Published Fri Dec 01, 2017

04 Dec 09:43

Saturday Morning Breakfast Cereal - Econophysics

by tech@thehiveworks.com


Click here to go see the bonus panel!

Hovertext:
I feel like '-physics' is the scientist's way of saying 'I'm not like other girls.'

New comic!
Today's News:
04 Dec 09:35

CineMAH presenta NON C’E’ PIU’ JUSTICE la recensione gentile di Justice League.

by leo ortolani

La vedo grigia, anche perchè invece di scansionare le vignette le ho fotografate, me le sono ridotte e le ho postate su questo blog con il solo uso del cellulare. Quando si dice l’inventiva della disperazione. Spero apprezziate lo stesso. C’è chi, con gli stessi mezzi, fa dei film da due ore.

E comunque, bentornato, Buio.

 

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