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27 Jun 15:36

A biometric ring could replace your passwords, cards and keys

by Cherlynn Low
Smart rings aren't a novel idea -- there are plenty of fitness tracking, notification-sending, payment or even protective finger ornaments around. But none have the ability to identify you and authorize your transactions wherever you go. That is, unt...
27 Jun 11:10

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23 Jun 17:12

Saturday Morning Breakfast Cereal - Angles

by tech@thehiveworks.com


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Hey, at least she didn't make a joke about the teacher's mass.

New comic!
Today's News:

ICYMI:

 

23 Jun 15:11

Quasinormal-Mode Expansion of the Scattering Matrix

by Filippo Alpeggiani, Nikhil Parappurath, Ewold Verhagen, and L. Kuipers

Author(s): Filippo Alpeggiani, Nikhil Parappurath, Ewold Verhagen, and L. Kuipers

Scattering matrices are a key mathematical tool used by physicists to understand how the output and input of many types of systems relate to one another. A new analysis shows how a scattering matrix can be determined solely based on quasinormal modes, providing an effective and powerful tool for gaining insight into complex physical systems.


[Phys. Rev. X 7, 021035] Published Mon Jun 05, 2017

23 Jun 14:43

Breaking Lorentz reciprocity to overcome the time-bandwidth limit in physics and engineering

by Tsakmakidis, K. L., Shen, L., Schulz, S. A., Zheng, X., Upham, J., Deng, X., Altug, H., Vakakis, A. F., Boyd, R. W.

A century-old tenet in physics and engineering asserts that any type of system, having bandwidth , can interact with a wave over only a constrained time period t inversely proportional to the bandwidth (t· ~ 2). This law severely limits the generic capabilities of all types of resonant and wave-guiding systems in photonics, cavity quantum electrodynamics and optomechanics, acoustics, continuum mechanics, and atomic and optical physics but is thought to be completely fundamental, arising from basic Fourier reciprocity. We propose that this "fundamental" limit can be overcome in systems where Lorentz reciprocity is broken. As a system becomes more asymmetric in its transport properties, the degree to which the limit can be surpassed becomes greater. By way of example, we theoretically demonstrate how, in an astutely designed magnetized semiconductor heterostructure, the above limit can be exceeded by orders of magnitude by using realistic material parameters. Our findings revise prevailing paradigms for linear, time-invariant resonant systems, challenging the doctrine that high-quality resonances must invariably be narrowband and providing the possibility of developing devices with unprecedentedly high time-bandwidth performance.

23 Jun 11:37

The tragedy of FireWire: Collaborative tech torpedoed by corporations

by Ars Staff

Enlarge / In retrospect, perhaps our favorite port logo. (credit: Flickr user jeremybrooks)

The rise and fall of FireWire—IEEE 1394, an interface standard boasting high-speed communications and isochronous real-time data transfer—is one of the most tragic tales in the history of computer technology. The standard was forged in the fires of collaboration. A joint effort from several competitors including Apple, IBM, and Sony, FireWire was a triumph of design for the greater good. It represented a unified standard across the whole industry, one serial bus to rule them all. Realized to the fullest, FireWire could replace SCSI and the unwieldy mess of ports and cables at the back of a desktop computer.

Yet FireWire's principal creator, Apple, nearly killed it before it could appear in a single device. And eventually the Cupertino company effectively did kill FireWire, just as it seemed poised to dominate the industry.

The story of how FireWire came to market and ultimately fell out of favor serves today as a fine reminder that no technology, however promising, well-engineered, or well-liked, is immune to inter- and intra-company politics or to our reluctance to step outside our comfort zone.

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21 Jun 10:59

Bad Medicine: come inventarsi tutto pur di andare contro i vaccini.

by Salvo Di Grazia
Trovo sempre triste quando un medico, che dovrebbe essere il ritratto della preparazione, aggiornamento, della precisione ed umanità, si abbassa a bugie e diffusione di notizie false.
La comparsa di medici che escono completamente fuori da ogni ragionamento scientifico è (secondo me) il risultato di anni di lassismo, di "vivi e lascia vivere" da parte di istituzioni, ordini dei medici ed università. Il falso diritto di libertà in campo scientifico ha consentito il proliferare indisturbato di ogni tipo di pratica pseudoscientifica, di veri e propri fenomeni paranormali (vedi omeopatia), quando non di ciarlatani.
Ora gli ordini dei medici sembrano riprendersi quella dignità persa negli anni ma ancora oggi c'è molto lavoro da fare.
Le bugie in medicina fanno male. La bugia va oltre l'errore che è, per definizione, involontario, casuale. In medicina l'errore può essere tragico, può creare danni irreparabili ma, almeno, non è stato pianificato, progettato. Nel mio ultimo libro ho espresso un pensiero che ribadisco.
La medicina è una pratica molto delicata (ed ognuno può capire perché) che ha molti anelli che compongono una catena. Gli scienziati che cercano le cure, le aziende che le producono, i medici che le prescrivono, i farmacisti che le vendono ed infine il paziente, colui che le usa. Ovviamente il paziente, oltre ad essere l'anello più fragile di questa catena, è quello che può subire maggiormente un errore o una bugia, non solo perché è l'ultimo utilizzatore ma anche perché si presuppone mancanza di errori, bugie e disonestà in tutti gli anelli, più sono questi anelli maggiore la possibilità di problemi.
Negli anni sono state pensate ed applicate tante regole per limitare gli errori (eliminarli del tutto è impossibile), per identificarli, per limitare le disonestà ma, umanamente, è quasi impossibile pretendere un sistema sanitario completamente pulito.
Questo è un peccato ma forse dobbiamo fare i conti con il mondo reale, senza troppe utopie.
È lecito però pretendere che chi fa il mestiere di medico faccia di tutto per lavorare con onestà e competenza.
Per questo, se è ammissibile l'errore è gravissima la bugia.

Quando leggo le affermazioni completamente infondate di un collega non posso fare a meno di pensare ad una sconfitta. Professionale, umana, scientifica. Un medico che diffonde voci false è una sconfitta per tutti.
Ovviamente non possiamo sapere se le falsità siano consapevoli o meno, potrebbero essere frutto di cattiva informazione anche da parte del medico, di poco aggiornamento, di stanchezza, di confusione mentale, non si sa, anche se, alcune di queste affermazioni sono evidentemente delle falsità palesi e, probabilmente, consapevoli.

In questi mesi, durante il dibattito sui vaccini in molti mi hanno scritto per smentire una o l'altra affermazione trovata su internet, a volte le segnalazioni sono state davvero tante e smentirle tutte è impossibile.
Non posso farlo, starei tutto il giorno a scrivere ed io faccio un altro lavoro. Però se qualcosa mi colpisce particolarmente o diventa un caso nazionale il tempo lo perdo volentieri.

Un giorno mi è saltata agli occhi una "lettera", segnalatami diverse volte da tante persone, mamme preoccupate, amici allibiti, colleghi scandalizzati. Era una dottoressa, italiana che lavora in una clinica privata svizzera, a scriverla: Gabriella Lesmo. La sua era una risposta ad un articolo uscito sul Corriere della Sera che parlava di vaccini, a firma Paolo Mieli. La dottoressa esordisce con una frase che si rivelerà ironica: " l’articolo dimostra quanto profonda sia la disinformazione".

Di "lettere" e "comunicati" sui vaccini ne ho letti tanti, spesso pieni di errori (consapevoli o meno non importa), furbizie usate per spaventare e trucchi per suscitare paura, sono abbastanza abituato. Ma leggere una lettera dove è impossibile trovare una riga di verità è davvero imbarazzante.
Prima pensavo ad una delle tante lettere "antivaccini", sciocche e senza spunti e poi, leggendo, sono restato sempre più colpito dalla normalità e naturalezza con la quale la collega snocciolava una serie di falsità e bugie sulla medicina e sul tema vaccini, mi ha colpito la scioltezza con la quale un dato sbagliato era seguito da un dato falso, bugie su bugie che costruivano un castello fatto per disseminare paura, dubbio, incertezza, una delle tecniche più note della propaganda: spargi falsità, nel tempo che servirà per smentirle avranno già fatto il giro del mondo.
Una naturalezza che, a chi non è del mestiere, potrebbe essere scambiata per conoscenza. Questo è il vero pericolo. Tanto che i commenti all'articolo che riporta la lettera sono (giustamente, la Lesmo è un medico) entusiasti: "complimenti", "bravissima!", "continui così", come se la dottoressa avesse rivelato grandi verità e coraggiosi complotti. Il problema è che la lettera descrive fatti falsi, inventati, errori madornali.

Non scherzo: trovare una notizia vera in tutta la lettera è stata un'impresa, non c'è. Ed invito i colleghi medici a smentirmi perché davvero sono rimasto senza parole.

Perché la collega ha fatto una cosa del genere?
Non lo so. Forse una vendetta nei confronti di chi lei ritiene colpevole dei suoi problemi (la dottoressa dice di avere un figlio danneggiato dai vaccini) oppure realmente una mancanza di conoscenza dei fatti, forse è lei stessa vittima della propaganda antivaccini, non si sa.

Un insieme di bufale come quelle contenute in questa "lettera", comunque, non è solo deprimente per la professione ma è pericoloso per il pubblico.
Così ho pensato che forse, a qualcuno, sarebbe interessato capire il metodo antivaccinista, la tattica del demolire ogni conoscenza fin qui raggiunta in un attimo, con il venticello della calunnia, distruggere ricerche, sacrifici e risorse con una parola, una frase sussurrata. Ogni parola, ogni fatto raccontato suscitano sospetto e timore, con un solo filo conduttore: è tutto falso.
Per smentire queste calunnie sono due le cose: o conosci l'argomento benissimo o dovresti andare a cercare riscontri per ognuno dei fatti elencati, uno per uno, un lavoro difficile, lungo, tecnico. Io ho un vantaggio: i fatti li conosco benissimo.

Ecco la lettera della dottoressa Lesmo.
Essendo molto lunga non la copierò (chi vuole può leggerla al link indicato) ma riporterò la frase che andrò poi a spiegare. Dovrò per forza di cose essere breve, la lettera è troppo lunga e dovrò scegliere gli errori più evidenti o scriverei un trattato. Procediamo?

1) "Il tetano non è una malattia infettiva"
Falso.
Il tetano è ovviamente una malattia infettiva e pure molto grave. Una malattia infettiva è qualsiasi patologia causata da un germe (virus, batteri, funghi, in questo caso il batterio Clostridium tetani) che causa infezione all'organismo, cosa che avviene nel tetano.

2) "nemmeno [possono verificarsi] epidemie di epatite B, che si trasmette per via parenterale e venerea"
Falso.
Oltre al fatto che le due vie di trasmissione possono ovviamente già essere causa di epidemie (se c'è una fonte di contagio e molti ne venissero a contatto si potrebbe scatenare un'epidemia) ed infatti le epidemie avvengono eccome, la dottoressa non dice che la malattia si può contagiare anche per via "parenterale inapparente", quella più subdola e pericolosa. Questo può succedere quando, la persona con la malattia, infetta un'altra indirettamente tramite l'uso di oggetti (per esempio forbicine, spazzolino, limette) o direttamente (graffi, piccole lesioni della cute o mucose), evento nemmeno così improbabile nei bambini piccoli e spesso sono proprio i contagi "silenti" (non avvertiti) i più pericolosi.

3) "la malattia invasiva da Haemophilus B [...] è più rappresentata negli over 65 che in età pediatrica."
Falso.
Sono più a rischio sia le persone anziane che i bambini di età inferiore ai 5 anni. Probabilmente per maggiore suscettibilità del sistema immunitario.

4) "Per ciò che riguarda l’efficacia della pratica vaccinale, non è possibile comprovare l’avvenuta immunizzazione dei vaccinati".
Falso.
Affermazione strumentale, sarebbe come chiedere che venga dimostrata la sicurezza dei paracadute. Esistono i "titoli anticorpali" che dimostrano come sia avvenuta la stimolazione del sistema immunitario. Ovviamente non possiamo infettare apposta un vaccinato per provare sia protetto ma, a rigor di logica, dal punto di vista immunologico e con buona probabilità lo è e questo è confermato dall'evidenza. In presenza di epidemie, infatti, come è successo anche in Italia in questi mesi, la stragrande maggioranza dei contagiati sono i non vaccinati, questo mostra come la vaccinazione dia immunizzazione. Inoltre, nei rari casi in cui questo non avvenisse, è proprio l'immunità di gruppo (gli individui che circondano gli altri sono protetti) ad evitare eventuali infezioni, abbassare il numero dei vaccinati ha anche questo effetto negativo, evita che sia protetto chi non ha ottenuto l'immunizzazione.

5) "Oltre a queste [vaccinazioni obbligatorie] vengono promosse e fornite dal SSN: [...] e anti-epatite A"
Falso.
La vaccinazione per l'epatite A non è prevista dal calendario vaccinale nazionale.

6) "Secondo le specifiche linee guida del Ministero della Salute, un lattante deve essere vaccinato anche se nato prematuro, di basso peso, epilettico, cerebropatico, HIV positivo, convalescente, “moderatamente” febbrile e persino se ha già avuto una reazione avversa grave ad una vaccinazione."
Falso.
Si tratta di un elenco strumentale di controindicazioni. Un cardiopatico deve essere vaccinato perché per lui la "banale" influenza potrebbe essere letale, perché si stupisce la dottoressa? È pediatria di base.
Al contrario, in caso di reazione allergica, la vaccinazione è controindicata. La prima riga (pag. 9) della guida dell'ISS alle vaccinazioni, indica come prima controindicazione proprio la reazione allergica al vaccino. Non c'è invece nessuna controindicazione alla vaccinazione di individui HIV positivi. Un neonato prematuro è invece caldamente invitato ad essere vaccinato proprio perché (ed una pediatra questo lo dovrebbe sapere) il suo stato lo rende particolarmente suscettibile alle infezioni e su di lui, inoltre, qualsiasi malattia, anche banale, potrebbe avere un esito devastante.

7) "è ormai disponibile a livello mondiale una notevole quantità di dati epidemiologici e di studi clinici ed autoptici che indicano che la malattia autistica si realizza nell’organismo infantile nella delicata fase di sviluppo, come effetto di una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni "
Falso.
Non solo non esistono studi che mostrino un collegamento attendibile tra vaccinazioni (qualsiasi) ed autismo ma quelli disponibili, una grande quantità, escludono questo nesso. Sostenere che ci sia un collegamento dimostrato (o anche solo sospetto) tra vaccinazioni ed autismo è una bugia gravissima. Una menzogna consapevole (o in alternativa una lacuna culturale enorme).
C'è da aggiungere che questa ipotesi nacque grazie ad un falso studio il cui autore (Andrew Wakefield) fu radiato dall'ordine dei medici del suo paese. Una leggenda nata da una frode, propagata fraudolentemente.

8) "[la malattia autistica si realizza con] una encefalopatia innescata dalle vaccinazioni che danneggiano il tessuto nervoso con meccanismo immuno-allergo-tossico"
Falso.
Oltre a non esserci un nesso tra vaccinazioni ed autismo, il meccanismo "immuno-allergo-tossico" è letteralmente inventato, non è un'entità medica, è invece un cavallo di battaglia dei ciarlatani in quanto non vi sono riscontri della sua esistenza. L'autismo non è un'encefalopatia ed ha basi genetiche.

9) "In tempi recenti i lavori londinesi di Wakefield sono stati riabilitati ed il suo allora primario londinese ha avuto la meglio contro chi lo volle cacciare".
Falso.
Furba la dottoressa, sta confondendo le acque. Non solo nessuno studio o scienziato ha mai "riabilitato" Wakefield che è (e resta) un esempio mondiale di frode scientifica ed il suo studio resta ritirato perché falso ma il suo primario è stato assolto da ogni accusa perché ha dimostrato di non essere a conoscenza (come invece sembrava in un primo momento) della truffa del suo collega. Il primario di Wakefield, ovviamente, non è Wakefield che resta autore della truffa, perché la Lesmo li "associa"?. Questa assoluzione dimostra casomai quanto grave fu la colpa dell'ex medico scozzese, che nascose la sua truffa persino ai suoi collaboratori (che infatti si "ritirarono" tutti dallo studio). Perché la Lesmo fa finta di non capirlo?

10) "ricordo anche che alcuni studi danesi, citati per anni a dimostrazione della inesistente correlazione tra vaccinazioni e insorgenza di autismo si sono rivelati FALSI. Il principale autore degli studi danesi fu il Dr. Paul Thorsen, attualmente latitante, che figura nella lista dei maggiori ricercati dalla FBI, contro cui è stato spiccato mandato di cattura"".
Falso.
Non c'è nessuno studio danese rivelatosi "falso", questa è pura fantasia della dott.ssa Lesmo. È vero che Thorsen, scienziato del CDC, è ricercato ma questo non ha nulla a che vedere con i suoi studi sul nesso vaccino-autismo che non sono stati mai smentiti. Paul Thorsen è ricercato perché accusato di aver usato fondi di ricerca per fini privati (ha rubato soldi) e non è nemmeno "il principale autore" degli studi, che è invece Madsen. La frase della dott.ssa Lesmo è strumentale e serve a manipolare la realtà. Ancora una bugia consapevole.

11) "Lo “scandalo nello scandalo” è emerso altresì dalle dichiarazioni del Deputato americano Bill Posey"
Falso.
Le dichiarazioni di Posey (senatore complottista statunitense) si riferiscono alla vicenda del "CDC wistleblower", ormai nota e chiaramente una bufala montata ad arte dai movimenti antivaccino statunitensi e dallo stesso Andrew Wakefield che tenta di riabilitare la sua figura. Una storia tanto seria ed importante che lo stesso Wakefield l'ha trasformata addirittura in un film con tanto di marketing, tour mondiale, magliette e cappellini. Ne ho parlato qua. Non è uno scandalo, è business.

12) "un Ministro della sanità, De Lorenzo, fu condannato per tangenti ricevute in cambio di aver reso obbligatorio il vaccino anti-epatite B"
Falso.
L'ex ministro De Lorenzo fu condannato per aver chiesto ad aziende farmaceutiche, di versare soldi nelle casse del proprio partito, in cambio di una revisione dei prezzi di alcuni farmaci. Uno scandalo epocale nel quale però l'obbligatorietà del vaccino non c'entra niente (e quest'obbligo fu deciso da una legge discussa dal 1988) ed è una bugia ripetuta tante di quelle volte che ormai per molti è (falsa) verità. Ma pur ammettendo la corruzione di De Lorenzo, cosa c'entra questo con l'utilità o l'efficacia di un vaccino?


Ho omesso di smentire altre (tante) piccole bugie e trucchi retorici usati dalla dottoressa per mostrare uno scenario apocalittico che non esiste ma piccole o grandi le bugie restano bugie ed in questo scritto la dottoressa ne fa un elenco preoccupante.

La collega, invece di inventare storie e manipolare i fatti dovrebbe puntare all'interesse dal malato e della persona sana che cerca informazioni scientifiche, quello che ha fatto è non solo scorretto ma anche deludente per una persona che ha giurato di agire in scienza e coscienza ma racconta cose false e questo è gravissimo per un medico e mi sconvolge profondamente. Il pessimo servizio che la collega fa con queste informazioni alla collettività è letteralmente vergognoso.
E le persone che hanno pensato alle grandi verità rivelate dalla dottoressa, come si sentono ad essere state prese in giro? Cosa si prova ad essere trattati da idioti ed avere pure ringraziato?
Non deve essere una bella sensazione.
La cosa più interessante è comunque che la dottoressa Lesmo, oltre ad aver inanellato una serie infinita di "inesattezze" (so essere cavaliere, cosa credete?), è una che propone la chelazione (sostanze che legano e fanno eliminare i metalli dall'organismo) o la camera iperbarica (ossigeno ad alte concentrazioni) come cure per l'autismo, cure senza alcuna base scientifica (usate oltretutto da ciarlatani di mezzo mondo) ma anche totalmente inutili e che fanno correre alcuni rischi, tutto questo nella sua attività in clinica privata.
La Lesmo, inoltre, è un'omeopata, ovvero cura le malattie con pillole di zucchero magico.

Formidabile quindi come la critica ad uno dei più importanti mezzi di sanità pubblica arrivi da chi applica metodi fantasiosi, non scientifici e completamente campati in aria.
Per concludere, mi auguro che la collega, ripassando qualche testo di medicina e rileggendo i libri di pediatria, farmacologia e fisiologia, capisca meglio alcuni passaggi che le sono sfuggiti probabilmente per stanchezza e confusione e così avrà altre occasioni per fare un servizio alle persone che la leggono invece di inventare (chissà per quale scopo) ciò che scrive creando sospetto e confusione che non servono a lei né a nessuno. Tutti sono in tempo (volendolo) per rimediare agli errori, se di errori si tratta.

Perché tutto si può ammettere ma non la consapevole falsificazione dei fatti.

Alla prossima.

Nota: Ringrazio Cristina Sorlini che ha ispirato questo post (aveva risposto sulla sua pagina alle affermazioni iniziali della Lesmo) ed ha dato alcuni utili spunti.
21 Jun 08:31

Abbiamo un problema con l'istigazione all'odio religioso (sì, è illegale)

by Leonardo T
Quel che avevo da dire sul brutto pezzo anti-islamico di Filippo Facci l'ho scritto un anno fa. Sulla sentenza che sospende Facci dall'Ordine dei Giornalisti per due mesi non dovrei entrare nel merito: non sono un giornalista e, soprattutto, non ho letto la sentenza. Facci, furbastro, ne ha pubblicato solo quelle due o tre righe che potevano servirgli a fare un po' di ironia sulla giudice, a rilevarne il "dubbio livello culturale". Sa che c'è solo una cosa che piace ai lettori di Libero quasi quanto il livore contro gli stranieri, ed è il livore contro i giudici e i magistrati. Magari la giudice avrà buttato giù qualche sfondone, ma il fatto che invece di ricorrere in appello Facci preferisca fare la vittima à la Sallusti mi sembra significativo. (Leggo di giornalisti che, decisi a difendere Facci a prescindere, parlano addirittura di abolirlo, l'Ordine: non mi sembra una cattiva idea. Restituire la tessera potrebbe essere un modo per realizzarla).

Mi rimetto a parlare del caso perché inquadra un problema enorme che in Italia forse non abbiamo ancora messo a fuoco: l'odio religioso. È un argomento molto delicato, un po' nascosto sotto i faldoni enormi di altri argomenti non meno pressanti: la libertà di opinione, il razzismo, la xenofobia. E non riguarda Facci più di quanto riguardi chiunque in questi giorni, criticandolo, si sentiva obbligato ad aggiungere una postilla: 'però odiare le religioni non è affatto sbagliato'. Come se il problema fosse che Facci ne odia una sola, invece di odiarle in generale. Una posizione simile, in Italia, passa per progressista. Credo che qui ci sia un grosso problema.

Lo stesso Facci lo ha ribadito: lui le religioni le odia tutte (tutte? jainisti inclusi? che gli han fatto?), ha già litigato col Vaticano e coi sionisti, ci ha un odio panreligioso grosso così, che gli deriverebbe dal razionalismo anglosassone. Eppure se scrivesse le stesse cose nel Regno Unito, rischierebbe molto di più che di due mesi di stipendio: perlomeno, mi sembra che il suo pezzo rientri in pieno nella definizione di hate speech che si usa nelle corti di laggiù (vedi il Racial and Religious Hatred Act del 2006). Questo forse spiega perché un fenomeno come la tarda Oriana Fallaci è nato in Italia (sul Corriere della Sera): altrove una sbrodolata come la Rabbia e l'orgoglio non sarebbe stata né pubblicata né, forse, concepita. Prima ancora di risultare illegale, si sarebbe rivelata politicamente disastrosa, un pugno nell'occhio di tutti i lettori di estrazione musulmana. In Italia invece in qualche modo l'odio religioso è tollerato e... coccolato.

Non solo a destra, dove perlomeno ha una chiarissima funzione identitaria. Anche nel centro moderato (malgrado gli sforzi ecumenici dei pontefici: è bastato che uno solo tra loro, in 50 anni, incespicasse in una bizzarra citazione da Manuele Paleologo, perché migliaia di credenti si sentissero autorizzati a odiare il prossimo loro islamico). Anche a sinistra, dove a molti anticlericali non par vero di poter moltiplicare i cleri a cui opporsi. Poi ci sono le femministe che rimarcano la misoginia; i lgbt che rimarcano l'omo/transfobia; medici e scienziati preoccupati dal diffondersi di nuovi e vecchi credi irrazionali, eccetera.  Pensate quindi a come si deve trovare un giovane italiano e musulmano, oggi: si trova contro postfascisti, postdemocristiani, postcomunisti, femministe, lgbt, pensionati lettori di Libero e lettori del Manifesto, oltre a tanti simpatici elettori Cinquestelle che pur non essendo né di destra né di sinistra riescono lo stesso a condividere i patemi di Salvini sugli islamici alle porte. Insomma in questo momento storico così frammentato, l'unico collante che sembra poter tenere insieme la maggioranza della popolazione potrebbe essere l'odio per l'Islam. (Facci ci ha già pensato un anno fa - mica scemo).

Tutto questo malgrado la legge Mancino preveda la reclusione fino a un anno e sei mesi, o una multa fino a 6.000 euro, per chiunque istighi a commettere atti di discriminazione per motivi non solo razziali, non solo etnici, non solo nazionali, ma anche religiosi; malgrado tale legge recepisca la Convenzione internazionale sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ONU, 1965), che raccomanda di "sviluppare ed incoraggiare il rispetto universale ed effettivo dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione". Per cui, effettivamente no, odiare le religioni non è un diritto, né in Italia né in nessun Paese che rispetti le convenzioni internazionali. Si può ovviamente mettere in discussione la legge Mancino, e in generale qualsiasi legge limiti il diritto del singolo di esprimere opinioni anche odiose e foriere d'odio; si può in sostanza fiancheggiare l'alt-right americana, che questa battaglia contro il "politically correct" in nome del "free speech" in America la sta combattendo con un discreto successo.

Detestare Facci è facile quanto scrivere "odio l'Islam"; cercare di spiegare perché l'odio religioso non può essere ammesso in una società tollerante e civile è un po' più complicato. La maggior parte delle volte la discussione viene deviata sull'odio razziale: lo stesso Facci ha buon gioco a sottolineare che nella sentenza si parla di "razzismo", mentre lui nelle razze non ci crede. Rispetto al razzismo, l'intolleranza religiosa sembra sempre un male minore; una cosa più moderna, à la page. È l'esatto contrario. L'odio razziale è un fenomeno relativamente recente - così come la nozione ottocentesca di "razza". Senz'altro è stato il principale ispiratore dei genocidi del Novecento, ma non è che nei secoli precedenti non ci si massacrasse, in Europa e altrove. Non lo si faceva per razzismo, perché appunto, la "razza" non era una nozione affatto chiara.

In compenso, l'odio religioso lascia una scia di sangue lungo tutti i secoli. Cosa portò i crociati a sterminare i gerosolimitani nel 1099? Che idea guidò i conquistadores alle ecatombi del Cinquecento? Le espulsioni degli ebrei dalla Spagna o dall'Inghilterra; i pogrom; la notte di San Bartolomeo; la Guerra dei Trent'Anni: non c'è pagina della Storia moderna che non ci ricordi le conseguenze dell'intolleranza religiosa. Gli stessi nazisti, quando sostituiscono all'odio religioso un odio razziale, si trovano per così dire il terreno già dissodato: il loro primo bersaglio non a caso è il popolo ebraico, che prima di patire le persecuzioni razziali aveva già sofferto per secoli di persecuzioni religiose. È ancora l'odio religioso, del resto, uno dei grandi moventi dell'odierno terrorismo di matrice islamica - e non c'è bisogno credo di spiegare quanto sarebbe ingenuo reagire all'odio con l'odio (oltre che ingenuo, perdente). Quindi, no, l'odio religioso non è meno pericoloso dell'odio razziale. Non è neanche così ben distinto.

Eppure c'è in molti di noi questa idea che odiare una persona per quel che crede sia meno grave che odiarla per le sue origini. In effetti le origini non si possono cambiare, le credenze sì: quindi se ti odio in fondo è colpa tua; rinnega il tuo Dio e tutto ti sarà perdonato. Peccato che non sia mai andata così. Se la Storia ci insegna qualcosa, ci insegna proprio che le comunità perseguitate resistono e si radicalizzano, in certi casi fino a trionfare e diventare esse stesse persecutrici (vedi i puritani in Inghilterra). Forse il problema è che in Italia non abbiamo avuto né l'editto di Nantes, né la Rivoluzione Gloriosa, e nemmeno una misera Pace di Augusta; la società non si è costituita attraverso una serie di patti tra comunità religiose in competizione tra loro. Non abbiamo mai concepito la laicità come una terra di nessuno, una franca contea tra fedi diverse; in Italia la laicità è arrivata tardi e si è concepita come alternativa al cattolicesimo. L'arrivo di altre confessioni l'ha messa in crisi.

Chi scrive - oltre ad avere pubblicamente scherzato coi santi per anni - è convinto che esistano religioni più misogine e omofobe di altre, e che in generale tutte le religioni organizzate abbiano un livello di misoginia e omofobia superiore a quello che la nostra società dovrebbe permettersi. Credo che un certo tasso di anticlericalismo sia non solo consentito, ma perfino necessario. Rispetto il testimone di Geova che preferisce la morte a una trasfusione, ma ritengo giusto strappargli il figlio a cui vorrebbe imporre una scelta del genere. In generale credo che qualsiasi forma di irrazionalismo vada combattuta, ma con armi più sottili e scaltre di quelle dei predicatori d'odio. Rimango convinto che una scuola pubblica laica, ben finanziata e aperta a tutti, sia un presidio necessario ed efficace. Credo che chiunque abbia il diritto di discutere di religione in modo anche polemico.

E tuttavia penso che da qualche parte ci sia un limite - tra la mia libertà e quella del mio prossimo di poter uscire di casa e recarsi in chiesa, o in sinagoga, o un moschea, o al parco, senza sentirsi insultato da bravi cittadini istigati da opinionisti che danno il buon esempio sputando luoghi comuni sui giornali. Non saprei nemmeno dire dove passa il limite - il buon senso mi suggerisce che la Fallaci e Facci l'hanno abbondantemente superato. Ci aspettano anni difficili, in cui ogni nostra credenza sarà messa a dura prova: le migrazioni si intensificheranno, e chi si culla nell'idea di poterle bloccare si radicalizzerà. Comunque vadano le cose, io continuerò a pensare che le persone non vadano giudicate e detestate per le loro fedi religiose. Nel momento in cui qualcuno riuscirà a cambiarmi idea, avrò perso la mia fede, e la mia vita non avrà più un gran valore. Non credo di poter spiegare questa cosa meglio di così: c'è probabilmente sotto qualcosa di irrazionale, che non vi chiedo di comprendere e nemmeno di rispettare. Soltanto di tollerare.
20 Jun 08:31

Quante stupidaggini sullo ius soli

by fabristol

Ad infuocare il dibattito politico di questi giorni su un argomento importante come lo ius soli e’ bastata la proliferazione di milioni di post, facebook like e vere e proprie fake news. E’ veramente deprimente assistere all’esibizione del carattere piu’ becero dell’italiano medio su questi temi. Italiano medio che non ha alcuna cognizione di quello che sta criticando o condividendo su Facebook.

Spero che con questo post possa fare nel mio piccolo un po’ di chiarezza nel mare di idiozie che si sono sentite su internet. Esistono due tipi di diritto alla naturalizzazione/cittadinanza: ius soli e ius sanguinis. Sono rari gli stati che usano solo o l’uno o l’altro. In realta’ la maggior parte degli stati ha una combinazione dell’uno e l’altro. Per esempio la Francia ha un sistema misto complicato sia ius sanguinis che ius soli. Agli estremi abbiamo USA (ius soli preponderante) e Giappone (ius sanguinis quasi puro). L’Italia ha un sistema tra i piu’ restrittivi al mondo dove prevale lo ius sanguinis su quello soli, ma prevede gia’ alcune clausole per lo ius soli. Quindi inserire clausole piu’ aperte per lo ius soli non significa eliminare lo ius sanguinis ma semplicemente spostare il bilanciamento verso una posizione piu’ centrale.

L’Italia fa parte di una ristretta categoria di stati che utilizza principalmente ancora lo ius sanguinis, per cui la nazionalita’ viene acquisita tramite la prova di discendenza italiana da almeno uno dei genitori. Questo porta a situazioni assurde per cui discendenti di emigrati italiani (non importa di quante generazioni) nelle Americhe anche se non hanno mai messo piede in Italia o conoscono la lingua possono avere cittadinanza italiana. Oppure figli di coppie straniere nati in Italia per anni (italiani a tutti gli effetti per lingua, educazione, cultura ecc.) che non possono accedere alla cittadinanza.

Quelli che in questi giorni stanno sbraitando contro la proposta di legge dello ius soli come ad un cavallo di Troia ideato per una invasione di massa della penisola o che fanno esempi come gli USA o altri stati americani hanno molto da imparare: per prima cosa devono imparare a leggere le proposte di legge prima di parlare e secondo devono imparare a controllare il piccolo omino tribale – libro e moschetto- che e’ in loro. Quel piccolo omino che sussurra nelle loro orecchie continuamente e gli ordina di sbraitare cose irrazionali dalla mattina alla sera. Lo abbiamo capito che UGA-CHUGA-UGA-UGA la vostra tribu’ e’ importante e che volete difendere il vostro territorio UGA-CHUGA dalla contaminazione di altri geni. E che il villaggio con le capanne vi sta a cuore ma vi devo dare una brutta notizia: mentre eravate nella vostra capanna di paglia siamo arrivati nel 2017, un anno in cui la globalizzazione e’ arrivata in tutto il mondo, perfino in Italia, uno dei paesi con la piu’ bassa percentuale di stranieri in Europa.

Torniamo alla proposta di legge: la proposta di legge attualmente in discussione non e’ per un ius soli all’americana per intenderci. Se vi siete immaginati migliaia di donne nigeriane che partoriscono nelle spiagge italiane dopo dieci ore di traversata nei barconi come a vincitrici dell’Enalotto, vi sbagliate di grosso. Lo ius soli in discussione e’ “temperato” o “ristretto”. Che significa? Significa che la nazionalita’ puo’ essere richiesta (non e’ automatica badate bene) entro i 18 anni di eta’ del figlio dai genitori stranieri che hanno vissuto in Unione Europea per almeno 5 anni. Per metterlo in prospettiva visto che vi piace fare paragoni con altri stati e’ simile a quello che esiste gia’ in: Irlanda (3), UK (5), Grecia (5), Francia (5 ma con eccezioni), Portogallo (5), Germania (8) e cosi’ via. Quasi tutti i paesi europei hanno un grado particolare di ius soli e in molti questo prevale sullo ius sanguinis.

Il lasso di tempo dei 5 anni non basta perche’ esistono altre restrizioni per i genitori che non hanno risieduto all’interno di un paese dell’Unione Europea. Per chi ha vissuto per almeno 5 anni ma non proviene da un paese UE ci sono ulteriori barriere: deve avere un reddito, deve disporre di alloggio con criteri di idoneita’ previsti dalla legge, deve superare test di conoscenza lingua italiana.

Inoltre si puo’ ottenere cittadinanza anche attraverso il cosiddetto ius culturae, ovvero beneficiario e’ “il minore straniero, che sia nato in Italia o vi abbia fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età. Egli acquista di diritto la cittadinanza, qualora abbia frequentato regolarmente (ai sensi della normativa vigente) un percorso formativo per almeno cinque anni nel territorio nazionale”.

Quindi i casi paventati di parti su spiagge, stranieri extracomunitari che non sanno parlare italiano, che non hanno reddito o alloggio sono fuori. Sono pure esclusi gli emigrati che:

a) soggiornino per motivi di studio o formazione professionale;
b) soggiornino a titolo di protezione temporanea o per motivi umanitari;
c) abbiano chiesto la protezione internazionale e siano in attesa di una decisione definitiva circa tale richiesta;
d) siano titolari di un permesso di soggiorno di breve durata;
e) godano di uno status giuridico particolare previsto dalle convenzioni internazionali sulle relazioni diplomatiche.

repubblica.it

Chiaro?

Quindi chi e quanti bambini possono essere naturalizzati con la nuova legge oggi? In genere figli di famiglie ben integrate e pochi o quasi nessuno dei rifugiati degli ultimi anni. Parliamo di potenziali 634 mila bambini. Bambini che sono a tutti gli effetti gia’ italiani ma non nei diritti e doveri. Diritti e doveri che in un paese moderno dovrebbero essere acquisiti non per eredita’ etnica/razziale ma per acquisizione linguistica, culturale e per il pagamento delle imposte in un dato periodo. Cose che molti italiani, di passaporto ma non di fatto, se messi a fare un test non sarebbero in grado di superare.

Questi bambini vivono gia’ in Italia, sono residenti permanenti, quindi non e’ che passata la legge arrivano frotte di bambini in piu’. Ci sono gia’, usano gia’ i servizi pubblici, pagano le tasse e tutto il resto. E potrebbero acquisire la cittadinanza italiana a 18 anni comunque (vedete che esiste lo ius soli anche in Italia?). Quello che gli si da’ e’ un diritto, non un permesso di soggiorno. Sembra una cosa banale ma in questi giorni la gente comune sta facendo un pastrocchio, una confusione incredibile tra cittadinanza e permesso di soggiorno, tra diritto di cittadinanza e migrazione. La cittadinanza e’ un club, non e’ un permesso di soggiorno o la residenza. Infatti diamo accesso a questo club a milioni di sudamericani figli di terza o quarta generazione di italiani emigrati. Ma questi non risiedono in Italia. O come il sottoscritto, cittadino italiano residente all’estero i cui figli hanno sia cittadinanza italiana che inglese, grazie allo ius soli temperato in vigore da decenni in UK. D’altronde ho pagato le tasse per 11 anni e i miei figli impareranno l’inglese come prima lingua. Sarebbe veramente un atto d’incivilta’ non dargli la cittadinanza, vero? O lo ius soli va bene solo quando sono i figli degli emigrati italiani all’estero?

 


19 Jun 17:24

Election Map

Luckily for my interpretation, no precincts were won by the Green Party.
05 Jun 11:55

Medicine e Bugie: omeopatia, ancora ne parliamo?

by Salvo Di Grazia

Da 200 anni si parla di omeopatia.

L'omeopatia è un'antica pratica magica inventata da un medico : Samuel Hahnemann, nel 1800. Ai tempi non sapevamo nulla, qualcuno credeva ancora nella "generazione spontanea", ovvero che la vita potesse generarsi dal nulla, come quando esponi un pezzo di carne all'aria aperta e questa si ricopre di larve di mosca. La vita dal nulla.
Eravamo ignoranti, le malattie, sembravano causate dai "miasmi" e più che fare respirare vapori di mercurio e togliere qualche litro di sangue per "far fuoriuscire il male" non sapevamo fare.

Poi vennero i microscopi, i batteri ed i virus. Venne il metodo scientifico, le verifiche, gli esperimenti. Venne la chimica, la fisica, la biologia e si scoprirono gli antibiotici. L'igiene e le fogne derivano proprio da questi progressi. Poi passi da gigante. L'anestesia, la radiologia, la chirurgia ed oltre. Oggi è ciò che una volta era fantascienza. I medici erano rispettati perché compivano un atto divino: donavano la vita, guarivano le malattie, strappavano dalla morte. Il medico, assieme a poche altre figure, era tra le persone più rispettate e stimate delle comunità. Perché era depositario della conoscenza.
Anche per questo la professione medica esercita sempre molto fascino, essere depositario di una conoscenza così elevata da salvare una vita o guarire una malattia è molto più di un mestiere, è un'arte che si poggia su basi solidissime, quelle scientifiche. La medicina non è una scienza ma la scienza la usa ogni giorno.

Per questo, quando vedo medici che praticano vere e proprie stregonerie me la prendo tantissimo. Ognuno è ovviamente liberissimo di interpretare il proprio lavoro come vuole, sempre nei limiti di legge e del permesso, ognuno può fare della propria laurea, del proprio corso di studi, delle proprie conoscenze, ciò che vuole, non sono affari miei.

In questi giorni si è parlato molto di omeopatia, più che nei mesi scorsi. L'omeopatia, come ho scritto all'inizio, fu inventata nell'800. Basata su conoscenze antiquate, è il risultato di un rito magico: si diluisce una sostanza qualsiasi (anche molto tossica) tante volte, anche trenta, duecento o duemila volte. Qualsiasi sostanza ho detto. Dal veleno d'ape al caffè ma anche il batterio della sifilide o lo sputo di tubercolotico, oppure, se proprio vogliamo esagerare, il muro di Berlino omeopatico o luce del pianeta Saturno omeopatica. La diluizione è la base del rito magico che darà luogo alla pozione omeopatica. La ricetta è semplice: una goccia di muro di Berlino in novantanove gocce d'acqua, una goccia di questa seconda diluizione in novantanove gocce d'acqua e così via.
Ad ogni diluizione si batte il flacone su una Bibbia per 100 volte, questo per scatenare le energie magiche dell'acqua che ricorderà per sempre i poteri delle varie sostanze. Ma attenzione, le sostanze, in omeopatia, avranno effetto opposto a quello che hanno normalmente (perché in omeopatia il "simile cura il simile", per esempio il caffè cura l'insonnia o una cosa che provoca nausea cura la nausea) ed il potere magico della memoria dell'acqua funzionerà solo in funzione del bene, perché il bene trionfa sempre. Così l'acqua non si ricorderà della fogna o del topo morto incontrato un mese prima. Non ricorderà la pipì fatta a mare da romanticamente97 che usa l'omeopatia per l'ansia, non avrà alcun ricordo dei peli inguinali di maschione74 che l'omeopatia la usa per le flatulenze ma solo e soltanto il principio attivo che vuole il mago che prepara la pozione.

helios preparation

Quando la magia è avvenuta, la diluizione è completata ed il rito ha avuto fine, ormai del muro di Berlino esisterà solo il ricordo che l'acqua, con misterioso meccanismo, manterrà per sempre, l'acqua è spruzzata in piccole caramelline di zucchero. A questo punto, evaporando l'acqua, la magia si trasferirà, ancora con un meccanismo paranormale sconosciuto, da questa allo zucchero e sarà lo zucchero a ricordarsi del muro di Berlino. Quindi i granuli di zucchero magici saranno posti in vendita a prezzi esorbitanti ma non saranno venduti come ciò che sono, delle "caramelle di zucchero" ma come "muro di Berlino omeopatico". Hai capito che fregatura?
Ebbene, tutto questo, per serissimi medici, che in questi giorni sono andati in giacca e cravatta in televisione, con lo sguardo triste e l'espressione contrita, tutto questo sarebbe medicina, scienza e curerebbe le malattie. Devo spiegare perché mi vergogno di questi colleghi? Ci sono pure le aziende produttrici che, ogni volta che si critica l'omeopatia, si ergono a paladine della medicina e della scienza, come si fa, dico io, per un'azienda che vende pillole di zucchero che hanno i poteri della pozione a base di ghiandole di rospo, cervello di scrofa e veleno di serpente? Dai, su, serietà, perbacco.

Qualcuno potrebbe dire: "ma se per uno strano fenomeno paranormale in effetti quel muro di Berlino annacquato qualcosa fa? Perché non usarlo?" Ottima domanda.
Il problema è che dopo tutte quelle diluizioni il principio attivo sarà scomparso. Potete fare analizzare il prodotto, studiarlo, esaminarlo, del muro di Berlino, dopo la dodicesima di quelle diluizioni, non ce ne sarà più.
È logico che ogni volta che si diluirà il principio attivo per creare la magia, di questo ne resterà pochissimo ma sappiamo che per una legge fisica (la costante di Avogadro), arrivati alla dodicesima diluizione il principio attivo sarà praticamente scomparso. Non ne resterà una sola molecola. Niente, zero.
Le palline omeopatiche sono quindi semplici caramelle (costose, circa duemila euro al chilo) zuccherine.
Voi direte: ma possibile che di fronte a questi fatti, si parli ancora di omeopatia? Giusto. Infatti le più grandi istituzioni scientifiche del mondo lo hanno detto chiaro e tondo, l'omeopatia è una bufala, smettiamo di parlare ancora di magia nei nostri ospedali.
Lo ha fatto la società dei medici inglesi: "l'omeopatia è una stregoneria, è una disgrazia sia usata in ospedale", come lo ha detto la società inglese dei farmacisti: non c'è nessuna base scientifica nell'omeopatia che possa giustificarne l'uso".
Quella spagnola: "non ci sono argomenti che sostengano l'efficacia dell'omeopatia o giustifichino il suo uso clinico".
Come lo sottolinea lo stesso SSN inglese: non c'è nessuna buona evidenza che l'omeopatia possa essere utile come trattamento di qualsiasi condizione di salute". Basta, vero?

Persino Anthony Campbell, omeopata di grido inglese, ex direttore del Royal London Homeopathic Hospital (ospedale omeopatico) e della rivista Homeopathy (la più nota rivista di omeopatia), andato in pensione ha ammesso: "le prove oggettive sull'omeopatia sono quasi tutte di scarsa qualità, nella migliore delle ipotesi, c'è prova solo di un piccolo effetto e quando un effetto è così piccolo potrebbe anche non esistere"

Invece, da noi in Italia, sempre quei medici di prima, in giacca e cravatta, nonostante questo, diranno che le caramelle magiche funzionano contro le malattie, però non devono essere prese sempre ma solo per certe malattie, quelle banali, perché quando le caramelle non funzionano bisogna prendere le medicine vere. Gli stessi medici, guardando dritti nella telecamera o rilasciando dichiarazioni ai giornali, si sono pure arrabbiati. "Basta! Non possiamo sopportare questi attacchi!".

Ed hanno pure ragione. Perché ovviamente altri medici, scienziati, persone dotate di semplice buon senso, hanno insistito sul fatto che è disdicevole che nel 2017 si creda ancora alla magia e che questa diceria risulta ancora più sgradevole se diffusa da persone laureate, le stesse che tanti anni fa godevano di rispetto e stima perché detentrici del sapere medico. Gli omeopati si arrabbiano per questi attacchi e ripetono, sempre contriti e serissimi, che quel muro di Berlino o quello sputo di tubercolotico non sono medicine, non sostituiscono le medicine ma sono complementari. Aiutano la medicina. Lo dicono serissimi. In pratica se una persona ha una malattia, prendere delle caramelle di zucchero che posseggono dei poteri magici scaturiti da un fenomeno paranormale è una "medicina complementare". Sono seri quando lo dicono eh?

Però attenzione. Le caramelle omeopatiche funzionano solo se, chi le mangia, non le tocca con le mani, non beve caffè o bevande forti, non usa il dentifricio, perché in tal caso perderanno i poteri magici. Ovviamente, essendo una magia, gli omeopati hanno sempre creduto a queste cose ad occhi chiusi e quindi qualcuno, tra gli scienziati più curiosi, ha voluto vederci chiaro. Ha fatto degli studi ed ha notato che le caramelle di zucchero omeopatiche hanno lo stesso effetto delle caramelle di zucchero che si usano in medicina per provare l'efficacia dei farmaci (si chiamano "placebo"). E così la medicina ha messo la parola "fine" all'omeopatia. Non funziona nelle persone, non funziona negli animali. Non funziona. Le caramelle di zucchero non servono a curare le malattie. Guarda un po' di cosa dobbiamo discutere nel 2017.

Che però è un business. Ci sono aziende infatti che producono queste palline di zucchero, alcune addirittura multinazionali e quotate in borsa. Pensate al potere che hanno: quale azienda potrebbe vendere un prodotto che dice di contenere sputo di tubercolotico ma in realtà non contiene nulla? Sarebbe frode commerciale. Se dici di vendere un prodotto devi venderlo, non puoi dire una bugia al consumatore. Eppure le aziende omeopatiche sono capaci di questo ed altro. Come ad esempio ad infiltrarsi nel servizio sanitario nazionale, in ospedali pubblici, pagata dai soldi di tutti noi. Che spreco di denaro. Che insulto all'intelligenza, vero?

Ma l'omeopatia è così diffusa e gradita da giustificare questo spreco? In realtà l'omeopatia è praticamente un flop. Se ne vende pochissima e sempre di meno. In Inghilterra, dove l'omeopatia è rimborsata dal servizio sanitario nazionale, in 20 anni, le prescrizioni sono calate del 90% ed in Italia le vendite rappresentano lo 0,8% del venduto totale. Il nulla.

omeo

Il declino progressivo dell'omeopatia in Gran Bretagna.

Le persone spesso non sanno che cos'è veramente l'omeopatia, la confondono con altre pratiche, ad esempio con l'erboristeria o la fitoterapia, pratiche che invece prevedono un principio attivo, che contengono sostanze vere e proprie e possono avere degli effetti. Altri ancora cedono alle testimonianze personali: "io avevo l'asma e dopo un anno sono guarito" o quella classica e secondo me simpatica: "io mi curo da 30 anni con l'omeopatia" dimostrando come, curandosi da 30 anni, in realtà stia testimoniando della vita di un malato cronico che non è guarito da nulla.

Il problema non sono i pazienti, dico davvero, il paziente, tranne qualche appassionato di esoterismo e magia bianca, non ha idea di cosa sia l'omeopatia, la scambia per un farmaco come un altro. Il paziente si basa sull'esperienza personale che, come sappiamo, è un segnale debolissimo per giudicare l'efficacia di una cura. Altrimenti medagliette della Madonna, santini e cornetti rossi sarebbero terapie da somministrare sotto controllo medico. Il paziente giudica ma sono i medici a dire cosa è medicina e cosa creduloneria. Il problema sono i medici. Sempre quelli che, con lo sguardo sicuro dicono che il bambino morto perché un omeopata gli curava un'otite con l'omeopatia non sarebbe una vittima della magia omeopatia ma del medico che ha sbagliato. Non è vero. Quel medico non ha sbagliato per caso, quel medico somministrava zucchero per curare un'infezione. Zucchero. Se operassi una persona con un ferro rovente al posto del bisturi non avrei fatto un errore, starei consapevolmente, volontariamente, rischiando. Curare le malattie con le caramelle non è "un errore" è una truffa. Se sbagli ad usare il bisturi hai sbagliato, se la caramella di zucchero non ha curato un'otite non hai sbagliato, hai truffato un paziente. Ovviamente chi sa cosa è davvero l'omeopatia non si sognerebbe mai di usarla per curare se stesso. Christian Boiron, il proprietario della più nota azienda di omeopatici usa le normalissime medicine e per i suoi malanni l'omeopatia la evita come la tubercolosi.
Da noi invece molti preferiscono stare con due piedi in una scarpa, non criticano l'omeopatia, non sanno cos'è, "forse può servire", "a volte può giovare", perché prendere posizione, dare un'opinione chiara, espone a critiche, inimicizie, insulti (quelli che arrivano da sempre a me) e nella vita è molto meglio vivere tranquilli. Tanto che me ne frega se uno si cura con le caramelle?

L'omeopatia negli ospedali, nelle trasmissioni televisive. Medici che si definiscono "omeopati", ordini dei medici che hanno "elenchi degli omeopati", se la confusione del cittadino può essere giustificata, la complicità delle istituzioni no. Le università che inaugurano "master in omeopatia" pur di fare cassa stanno demolendo il loro prestigio, vendono corsi di magia. Gli ordini dei medici che sponsorizzano convegni di omeopatia stanno disprezzando la scienza, la professione, la figura del medico. Io non mi vergogno degli errori in medicina che, seppur potenzialmente drammatici e terribili, sono parte della fallibilità umana. Mi vergogno di quei colleghi che propongono alla gente gli intrugli magici, le pozioni della salute e che trovano in enti ed istituzioni, complici insospettabili, appoggi, interessi comuni. L'articolo 15 del codice di deontologia medica dice che si possono prescrivere medicine non convenzionali (sotto la responsabilità del medico che lo fa) ma sempre rispettando decoro e dignità professionale. Il decoro, capito? Il medico inoltre, non deve sottrarre le persone a trattamenti scientificamente provati. Un medico che prescrive e diffonde pseudoscienza, rispetta il decoro professionale?
Come si fa a prescrivere una caramella magica con decoro e professionalità?
La risposta la lascio a voi.
Ma c'è un problema più grande.
Fare l'occhiolino all'omeopatia non significa avere la mente aperta ma prendere per deficienti tutti i consumatori, approfittarsi dei pazienti e della loro ingenuità. Per me è imbarazzante ricevere messaggi che chiedono un motivo per spiegare un medico che prescrive "apis mellifica" o "Belladonna" per le malattie. E con lo zucchero che cura le malattie ma non tutte, solo quelle che passano da sole perché è una cura complementare, si apre la porticina alle cure alternative, alle false medicine. Poi la porta ai ciarlatani. Se i medici dicono che c'è una cura magica perché non dovrebbe essere vero che ne esista un'altra proposta dal santone di turno? Se le caramelle di zucchero mantengono la memoria dei poteri delle piante dopo essere state battute sulla Bibbia, perché gli stessi poteri non dovrebbero averli gli "anelli di Mefisto" o la "bacchetta magica della Luna nera"? Qual è il limite per il medico coinvolto nel caso del bambino morto per otite visto che usava omeopatia ma anche imposizione delle mani o guarigioni mistiche? Come distinguere la magia dei poteri delle caramelle di zucchero da quella dell'imposizione delle mani?
Progresso, scoperte, metodo, misure, buttati tutti nell'acqua del gabinetto. La stessa acqua del gabinetto che, se fosse vera la baggianata della "memoria dell'acqua" stanno bevendo tutti coloro che usano omeopatia.

Se quindi ancora, dopo duecento anni, stiamo parlando di omeopatia, lo avete voluto voi.

Colleghi, ordini dei medici, università, istituzioni che, invece di progredire regredite e trascinate con voi i medici coscienziosi e legati alla scienza ed alla coscienza. Perché il paziente puoi anche non riuscire a curarlo ma prenderlo in giro è un atto ignobile e deprecabile e lo è ancora di più quando andate in televisione e dite bugie.

Smettetela.

Alla prossima.

05 Jun 11:17

Saturday Morning Breakfast Cereal - Loss-Aversion

by tech@thehiveworks.com


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Hovertext:
A better system is to start with a trillion dollars, but have exponentially scaling losses for even minor infractions.

New comic!
Today's News:

Hey geeks! You can win a free EARLY copy of Soonish by signing up here! (US only, I'm afraid!)

04 Jun 10:52

Data mining astronomical records fails to falsify Einstein

by Chris Lee

Enlarge / The orbits of stars and gas around the Milky Way's black hole. (credit: M. Schartmann and L. Calcada/ European Southern Observatory and Max-Planck-Institut fur Extraterrestrische Physik.)

Testing general relativity is a fraught business. The theory has proven to be so robust that anyone who thinks it's wrong gets slapped around by reality in a pretty serious way. The tests that we apply are also limited by our environment, in that we can only look at gravity with precision where it's rather weak: in the lab, or by tracking the motion of planets. That's a  whole range of scales and forces, but it doesn't cover where it might truly matter, which is right next to a black hole.

Observing orbits around a black hole would take a career's worth of measurements and, frankly, who has the time? It is also a rare benefactor who will fund a couple of decades worth of telescope time. Luckily, telescopes have been collecting data for a while, and some of that happens to include the vicinity of some black holes. Recently, some scientists decided to dig up the data and test general relativity in the vicinity of a supermassive black hole.

Beware of the black hole

At the center of our galaxy, there lies a black hole, which like the Rabbit of Caerbannog, fiercely devours unwary wanderers. Nevertheless, there are a few foolhardy stars that orbit close to the rabbit black hole. These stars have orbits of just a couple of decades, and they experience rather large gravitational forces. So, astronomers expect that accurate observations of these stars might pick out deviations from general relativity.

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02 Jun 16:06

“Paper About Plagiarism Contains Plagiarism”

by Marc Abrahams

Paper About Plagiarism Contains Plagiarism” is the headline of an item in the Neuroskeptic blog. The item begins:

“Regular readers will know that I have an interest in plagiarism. Today I discovered an amusing case of plagiarism in a paper about plagiarism.

“The paper is called The confounding factors leading to plagiarism in academic writing and some suggested remedies. It recently appeared in the Journal of the Pakistan Medical Association (JPMA) and it’s written by two Saudi Arabia-based authors, Salman Yousuf Guraya and Shaista Salman Guraya.”

Here’s a glimpse at the top of the paper itself (well, at an image of that):

02 Jun 13:25

Observation of Anderson localization in disordered nanophotonic structures

by Sheinfux, H. H., Lumer, Y., Ankonina, G., Genack, A. Z., Bartal, G., Segev, M.
Jacopo.bertolotti

Am I wrong or they actually never prove they are looking at AL?

Anderson localization is an interference effect crucial to the understanding of waves in disordered media. However, localization is expected to become negligible when the features of the disordered structure are much smaller than the wavelength. Here we experimentally demonstrate the localization of light in a disordered dielectric multilayer with an average layer thickness of 15 nanometers, deep into the subwavelength regime. We observe strong disorder-induced reflections that show that the interplay of localization and evanescence can lead to a substantial decrease in transmission, or the opposite feature of enhanced transmission. This deep-subwavelength Anderson localization exhibits extreme sensitivity: Varying the thickness of a single layer by 2 nanometers changes the reflection appreciably. This sensitivity, approaching the atomic scale, holds the promise of extreme subwavelength sensing.

01 Jun 09:00

Introducing ORCID

by Bohannon, J., Doran, K.
Jacopo.bertolotti

Despite the idiotic title this is a short (but interesting) analysis of scientists' international mobility done using ORCID data.

31 May 13:41

Spectral correlations in a random distributed feedback fibre laser

by com.springer.oscar.shared.search.Author@5b7da691[name=Srikanth Sugavanam,email=some(s.sugavanam1@aston.ac.uk)]
Jacopo.bertolotti

Not sure about the physics here (seems to make a lot of confusion between quasimodes and Anderson localization)

Spectral correlations in a random distributed feedback fibre laser

Nature Communications, Published online: 18 May 2017; doi:10.1038/ncomms15514

The feedback mechanism in random fibre lasers has been insofar deemed incoherent. To reveal the dynamic evolution of the random fibre laser spectra, Sugavanam et al. use a real-time spectral measurement technique and observe long-lived narrowband components in the random fibre laser’s spectrum.

26 May 09:16

l’ospite indesiderato



l’ospite indesiderato

26 May 09:14

Donne in Russia

by Matteo Zola

“S iate orgogliose dei vostri lividi”, con questa raccomandazione rivolta alle donne si chiudeva un articolo a firma di Yaroslav Korobatov apparso lo scorso gennaio sulla Komsomolskaya Pravda, popolare tabloid russo. L’articolo, dal provocatorio titolo “Dagli uomini cattivi nascono più figli”, prendeva le mosse da uno studio di Satoshi Kanazawa, controverso psicologo evoluzionista, secondo cui le donne prese a botte godrebbero del vantaggio biologico di poter fare più figli grazie al temperamento del partner. L’articolo di Korobatov non nasceva dal caso, quel giorno la Duma aveva approvato una legge per la depenalizzazione della violenza domestica e la stampa nazionale si prodigava nel difenderla in nome dei “valori tradizionali” della società.

E la tradizione della violenza domestica è tutta riassunta in un celebre proverbio russo, “bët, značit ljubit”, se ti picchia vuol dire che ti ama. Un detto che richiama il Domostoj, sorta di galateo russo del XV secolo, volto a istruire il pater familias su come raggiungere la felicità domestica, il quale prescriveva botte alle donne che non dimostravano reverenza e obbedienza al marito. Certo negli ultimi cinque secoli la società russa è mutata e con essa il ruolo della donna che, specialmente in epoca sovietica, ha potuto emanciparsi dalla soggezione al marito. Tuttavia la vita domestica risente ancora del passato e la società russa non ha perso il suo antico carattere patriarcale. Il putinismo non ha fatto che riaffermare questo carattere strizzando l’occhio ai settori più conservatori della società russa tra cui spicca la Chiesa ortodossa.

Delitto senza castigo
Tutto è cominciato nel giugno 2016, quando il governo decise di depenalizzare le percosse a eccezione della violenza domestica per cui invece si stabilì una pena di due anni di detenzione, di fatto equiparandola alla violenza per motivi razziali. Un discrimine volto a proteggere donne e minori che, secondo le stime, sarebbero sempre più vittime di maltrattamenti: ben 26.000 i bambini oggetto di violenza domestica ogni anno, e circa il 25% delle donne. Tale distinzione non è però piaciuta al clero ortodosso, pronto nell’insorgere rammentando – sacre scritture alla mano – che “un uso ragionevole della punizione corporale è parte essenziale dei diritti che Dio conferisce ai genitori”. Su pressione di gruppi vicini al clero, il governo decise allora di ridurre le pene per violenza domestica a soli quindici giorni di lavori socialmente utili e a una multa di circa 500 euro, derubricando il reato a “violenza privata”, fattispecie in cui viene meno la notitia criminis ed è quindi la vittima a dover raccogliere le prove e sporgere denuncia.

La vita domestica risente ancora del passato e la società russa non ha perso il suo antico carattere patriarcale: un carattere che il putinismo non ha fatto che riaffermare.

Ma non è bastato. I sostenitori del diritto al pestaggio domestico si sono radunati attorno a Elena Mizulina, deputata nota per le sue controverse leggi contro la “propaganda omosessuale”, che ha redatto una proposta di legge per la depenalizzazione della violenza domestica presentata lo scorso gennaio alla Duma e votata all’unanimità. La deputata ha dichiarato che  la legge dello stato non deve mai contraddire il “sistema di valori su cui si basa la società russa” e “i rapporti di autorità attorno ai quali si strutturano le relazioni familiari”. La nuova legge prevede che la responsabilità penale si applichi solo se gli episodi di violenza vengono commessi per più di una volta all’anno.

L’emancipazione sempre mancata
Alexandra Kollontaj, rivoluzionaria russa, agitatrice e filosofa, prima donna a ricoprire la carica di ministro, scrisse nel 1921 alcune righe destinate a rimanere nella storia. Sostenitrice del “libero amore” era convinta che il matrimonio fosse un’ulteriore istituzione finalizzata allo sfruttamento e che “la liberazione della donna non può compiersi che attraverso una trasformazione radicale della vita quotidiana […] sulle nuove basi dell’economia comunista”. Quello che il bolscevismo prometteva era una rivoluzione totale della società e la Kollontaj, consapevole della dimensione economica dell’emancipazione femminile, vedeva nel comunismo una via verso la libertà individuale della donna. Durante il periodo sovietico le donne assursero a ruoli importanti, in anticipo sulle società occidentali, ma i compiti all’interno della famiglia e della coppia restavano ben definiti soprattutto fuori dalle grandi città, in quelle sterminate campagne dove riposa l’eterna anima russa. Come ricorda Vittorio Filippi, sociologo e docente a Ca’ Foscari, “nonostante le immagini della rabotnica, dell’operaia, venissero riprodotte in dimensioni superiori alla realtà, la liberazione della donna promessa dalla rivoluzione rimase sempre incompiuta, ondivaga e contraddittoria. Già alla fine degli anni Venti l’esaltazione della figura avveniristica della donna-operaio veniva affiancata dalla rivalutazione stalinista della madre eroina con prole numerosa. Poi nel 1968 la nuova legislazione familiare e matrimoniale segnò il trionfo del welfare state e della partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Ma non veniva ridotta l’asimmetria di genere, dato che sulle donne gravavano il lavoro extradomestico e quello domestico”.

La rivoluzione bolscevica non portò fino in fondo il discorso dell’emancipazione femminile lasciando la società russa a metà del guado. Nel 1989, mentre il mondo sovietico si accingeva al crollo, la Pravda scriveva che “la donna deve tornare a casa e non mettere il becco in nient’altro”. La fine della rivoluzione segnava l’ideale ritorno al punto di partenza, al Domostoj e alle regole della tradizione domestica. Un ritorno che molte donne hanno inizialmente accolto come una liberazione, visto che su di loro gravava il doppio fardello del lavoro in fabbrica e in casa, salvo accorgersi presto della necessità dell’indipendenza economica. Oggi, cento anni dopo le dichiarazioni di Alexandra Kollontaj, le donne russe si trovano nel mezzo di un rinascimento patriarcale basato – afferma ancora Filippi – “sui valori pre-socialisti della tradizione ortodossa e nazionalista panrussa” che le vede discriminate tanto nel mondo del lavoro, quanto in quello della politica.

L’incremento delle donne in politica
Tuttavia mai come oggi le donne sono partecipi della politica russa. Le ultime elezioni legislative, tenutesi nel settembre 2016, hanno segnato un notevole incremento di donne elette alla Duma e nei consigli federali. In questi ultimi la percentuale è quadruplicata rispetto alle elezioni del 2011, passando dal 4.7% al 17.1% mentre alla Duma la presenza femminile si attesta al 14.6% a fronte di un 23% di candidate, segnando il dato più alto di sempre. Vladimir Putin si è pubblicamente speso per una maggiore partecipazione delle donne alla vita politica e le nomine di Ella Pamfilova, a capo della commissione elettorale, e di Elvira Nabiullina, a presidente della Banca Centrale, vanno in questa direzione. Si tratta di figure di alto profilo, in netto contrasto con le showgirl e le ragazze immagine usate fin qui dalla politica russa.

Le donne accedono al potere solo quando l’uomo del Cremlino lo consente: in politica è soggetta all’autorità e alla benevolenza del pater patriae, replicando le dinamiche patriarcali già presenti nella società.

Questo incremento – nella qualità e nella quantità – della presenza femminile in politica non è però il risultato di una legislazione atta a favorire la parità di genere. Si tratta piuttosto di una mossa tattica da parte di un Cremlino in cerca di nuovi consensi nell’elettorato femminile e di un tentativo di “ripulirsi” dopo i recenti scandali legati alla corruzione: un sondaggio diffuso tra i russi ha mostrato come l’elettorato ritenga le donne più oneste ed efficaci in politica rispetto ai loro omologhi uomini. Ecco allora che per riacquisire credibilità la classe politica ha deciso di aumentare la propria componente femminile. Tuttavia le donne accedono al potere solo quando l’uomo del Cremlino lo consente, e solo se di provata fedeltà e obbedienza. Ecco che la donna in politica è soggetta all’autorità e alla benevolenza del pater patriae replicando le dinamiche patriarcali già presenti nella società.

Il femminismo russo, non pervenuto
“Se l’uomo è la testa, la donna è il collo” recita un popolare detto russo. Un proverbio che riconosce il fondamentale ruolo della donna all’interno della famiglia. Tuttavia uno studio condotto dal Levada Center ha mostrato come il 78% delle donne russe ritenga che l’eguaglianza dei ruoli all’interno della vita domestica sia sbagliata: cucinare, pulire, allevare i figli, sono ancora ritenuti compiti esclusivamente femminili. Una situazione alimentata anche dallo scarso successo del femminismo, inteso come un attacco alla tradizione e alla società russa e spesso associato a comportamenti negativi come pigrizia, aggressività e volgarità. Le donne che si definiscono femministe sono ritenute, come spiega Svetlana Smetatina, giornalista di Rossiyskaya Gazeta, delle “arpie”, persone “insoddisfatte della propria vita personale” impegnate a “sfogare le proprie frustrazioni sugli uomini”. Nel discorso politico e mediatico il femminismo è descritto come un “complotto dell’occidente”, un’ideologia estranea al mondo russo e “importata” da coloro che vogliono distruggere il paese.

In questo contesto il femminismo russo si è radicalizzato, facendo della stigmatizzazione il proprio punto di forza, rovesciando la prospettiva e segnando una distanza anche estetica rispetto all’immagine tradizionale della donna russa. Il fenomeno delle Pussy Riot, che attentano ai simboli della tradizione russa attraverso un registro volutamente volgare e provocatorio, e quello delle Femen, che a seno nudo richiamano l’attenzione sul problema del sessismo, servono a rompere un soffitto di cristallo culturale oltre che economico. Con le loro performance polarizzano l’opinione pubblica causando reazioni estreme da parte dell’autorità politica, mettendo così a nudo la natura oppressiva della società patriarcale russa.

Il gender pay gap
L’oppressione è anche economica. Un report dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (ILO) ha recentemente mostrato come il divario salariale tra uomini e donne in Russia sia il secondo più alto del mondo, e questo malgrado le donne siano mediamente più istruite degli uomini. Il report mostra come in Russia le donne guadagnino il 32,8% in meno della controparte maschile. Un dato impressionante se paragonato all’Europa, dove pure le donne guadagnano il 19% in meno, e addirittura peggiore di quello cinese, che registra un gap del 23%. Le cause sono molte, culturali anzitutto: l’idea diffusa che la donna non debba essere uguale all’uomo porta ad accettare salari più bassi. Questo però avviene anche “per il desiderio di assicurarsi o mantenere il lavoro”, come spiega Elena Vitchak, vice-presidente di Sistema, gruppo di investimenti russo, a testimoniare l’insicurezza sociale che colpisce molte donne. In un paese che registra il più alto tasso di divorzi al mondo, le donne si trovano spesso da sole a mantenere la famiglia e sono quindi disposte ad accettare stipendi ridotti pur di avere un lavoro. Ma questo non basta a spiegare un divario tanto grande. Svetlana Belanova è una di quelle (poche) donne che occupa una posizione di leadership in Russia, direttore generale di IBS, è impegnata in un comitato di supporto alle donne che entrano nel mercato del lavoro. Intervistata dal Financial Times, ha ricordato come in Russia la discriminazione di genere sia dovuta anche alla donne stesse: “sono loro che sorreggono il soffitto di cristallo”, ha dichiarato riferendosi proprio a quell’insieme di valori tradizionali che rendono le donne vittime e complici di una società marcatamente maschilista e patriarcale.

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25 May 14:58

il Tar del Lazio

by .mau.
Jacopo.bertolotti

Il Tar del Lazio andrebbe abolito a colpi di napalm.

Non è che il ministro della Cultura Franceschini stia brillando. Per esempio, stiamo ancora aspettando una circolare interpretativa che riprenda il testo della circolare interpretativa di vent’anni fa, la quale permetteva di fotografare i monumenti sulla pubblica strada una volta che il copyright degli artisti è scaduto. Però bisogna dire che una cosa bella l’aveva fatta: aprire i concorsi per i grandi musei agli stranieri.
Ma non ci crederete! Il Tar del Lazio ha annullato questi concorsi, cominciando ad affermare che i criteri da cui erano scaturite le terne dei candidati erano “magmatici” (evidentemente non hanno mai visto un concorso universitario), che alcuni colloqui siano stati fatti via Skype perché i candidati erano dall’altra parte del pianeta, ma soprattutto perché «Il bando “non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani”, perché nessuna norma derogatoria consente al ministero di reclutare dirigenti pubblici Oltralpe.». Qualcuno lo va a dire a Bruxelles, per favore?

24 May 08:15

05/22/17 PHD comic: 'Limits'

Jacopo.bertolotti

Funny thing: once I actually lost my job due to these "anti-exploitation" rules.

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Limits" - originally published 5/22/2017

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23 May 09:07

Google’s AlphaGo AI defeats the world’s best human Go player

by Mat Smith
Google's AI star, AlphaGo, wins again. It bested Ke Jie, the world's best Go player, by just half a point -- the closest margin possible. After the match, Google's DeepMind CEO Demis Hassabis explained that this was how AlphaGo was programmed: to max...
23 May 09:02

How should undergraduate quantum theory be taught?

by Ross H. McKenzie
Some of my colleagues and I have started an interesting discussion about how to teach quantum theory to undergraduates. We have courses in the second, third, and fourth years. The three courses have independently evolved, depending on who teaches each. Some material gets repeated and other "important" topics get left out. One concern is that students seem to not "learn" what is in the curriculum for the previous year. The goal is to have a cohesive curriculum. This might be facilitated by using the same text for both the second and third-year courses.
This has stimulated me to raise some questions and give my tentative answers. I hope the post will stimulate lots of comments.

The problem that students don’t seem to learn what they should have in pre-requisite courses is true not just for quantum. I encounter second-year students who can’t do calculus and fourth-year (honours) students who can’t sketch a graph of a function or put numbers in a formula and get the correct answer with meaningful units. As I have argued before, basic skills are more important than detailed technical knowledge of specific subjects. Such skills include relating theory to experiment and making order of magnitude estimates.

Yet, given the following should we be surprised?
At UQ typical lecture attendance probably runs at 30-50 per cent for most courses. About five per cent watch the video. [University policy is that all lectures are automatically recorded]. The rest are going to watch it next week… Only about 25 per cent of the total enrolment in my second-year class are engaged enough to be using clickers in lectures. Exams are arguably relatively easy, similar to previous years, usually involve choosing questions/topics, and a mark of only 40-50 per cent is required to pass the course.
I do not think curriculum reform is going to solve this problem.

Having the same textbook for 2nd and 3rd year does have advantages. This is what we do for PHYS2020 Thermodynamics and PHYS3030 Statistical Mechanics. But, some second years do struggle with it... which is not necessarily a bad thing. The book is Introduction to Thermal Physics, by Schroeder.

Another question is what approach do you take for quantum: Schrodinger or Heisenberg, i.e. wave or matrix mechanics? The mathematics of the former is differential equations, that of the latter is linear algebra. Obviously, at some point you teach both, but what do you start with. It is interesting that the Feynman lectures really start with and develop the matrix approach, beating the two level system to death...
At what point do you solve the harmonic oscillator with creation and annihilation operators?
When do you introduce Dirac notation?

I would be hesitant about using Dirac notation throughout the second year course. I think this is too abstract for many of our current students. They also need to learn and master basic ideas/techniques about wave mechanics: particle in a box, hydrogen atom, atomic orbitals, … and connecting theory to experiment... and orders of magnitude estimates for quantum phenomena.

What might be a good text to use?

Twenty years ago (wow!) I taught second (?) year quantum at UNSW. The text I used is by Sara McMurry. It is very well written. I would still recommend it as it has a good mix of experiment and theory, old and new topics, wave and matrix mechanics….
It also had some nice computer simulations. But it is out of print, which really surprises and disappoints me.

Related to this there is a discussion on a Caltech blog about what topics should be in undergraduate courses on modern physics. Currently, most "modern" physics courses actually cover few discoveries beyond about 1930! Thus, what topics should be added? To do this one has to cut out some topics. People may find the discussion interesting (or frustrating…). I disagree with most of the discussion, even find it a little bizarre. Many of the comments seem to be from people pushing their own current research topic. For example, I know it is Caltech, but including density matrix renormalisation group (DMRG), does seem a little advanced and specialised...
There is no discussion of one of the great triumphs of "modern" physics, biophysics! I actually think every undergraduate should take a course in it.

What do you cut out?
I actually think the more the better, if the result is covering a few topics in a greater depth that develops skills, creates a greater understanding of foundations, that all leads to a greater love of the subject and a desire and ability to learn more.
In teaching fourth year condensed matter [roughly Ashcroft and Mermin] it is always a struggle to cut stuff out. Sometimes we don't even talk about semiconductor devices. This year I cut out transport theory and the Boltzmann equation so we could have more time for superconductivity. This is all debatable... But I hope that the students learned enough so that they if they need to they have the background they need to easily learn these topics.

A key issue that will divide people concerns the ultimate goal of a physics undergraduate education. Here are three extreme views.

A. It should prepare people to do a PhD with the instructor.
Thus all the background knowledge needed should be covered, including the relevant specialised and advanced topics.

B. It should prepare people to do a physics PhD (usually in theory) at one of the best institutions in the world.
Thus, everyone should have a curriculum like Caltech.

C. It should give a general education that students will enjoy and will develop skills and knowledge that may be helpful when they become high school teachers or software engineers.

What about Academic Freedom?
This means different things to different people. In some ways I think that the teacher should have a lot of freedom to add and subtract topics, to pitch the course at the level they want, and to choose the text. I don't think department chairs or colleagues should be telling them what they "have" to do. Obviously, teachers need to listen to others and take their views into account, particularly if they are more experienced. But people should be given the freedom to make mistakes. There are risks. But I think they are worth them in order to maintain faculty morale, foster creativity, maintaining standards, and honouring the important tradition of academic freedom. Furthermore, it is very important that faculty are not told by administrators, parents, or politicians what they should or should not be doing. Here, we should bear a thought for our colleagues in the humanities and social sciences, particularly in the USA, who are under increasing pressure to act in certain ways.

I welcome comments on any of the above.
My colleagues would particularly like to hear any text recommendations. Books by Griffiths, Shankar, Sakurai, and Townsend have been mentioned as possibilities.
22 May 16:57

Synopsis: Scattering from the Quantum Vacuum  

Polarized gamma rays could be used to measure how gamma-ray photons scatter off the virtual particles that make up the quantum vacuum.


[Physics] Published Wed May 17, 2017

22 May 09:17

Machine Learning

The pile gets soaked with data and starts to get mushy over time, so it's technically recurrent.
12 May 13:39

Where have all the insects gone?

by Vogel, G.
12 May 13:32

Poor human olfaction is a 19th-century myth

by McGann, J. P.

It is commonly believed that humans have a poor sense of smell compared to other mammalian species. However, this idea derives not from empirical studies of human olfaction but from a famous 19th-century anatomist’s hypothesis that the evolution of human free will required a reduction in the proportional size of the brain’s olfactory bulb. The human olfactory bulb is actually quite large in absolute terms and contains a similar number of neurons to that of other mammals. Moreover, humans have excellent olfactory abilities. We can detect and discriminate an extraordinary range of odors, we are more sensitive than rodents and dogs for some odors, we are capable of tracking odor trails, and our behavioral and affective states are influenced by our sense of smell.

12 May 10:01

Synopsis: Sandy Scaling Law

Theory, simulations, and experiments suggest that the performance of vehicle wheels of arbitrary shape rolling over sand can be predicted using scaled-down models.


[Physics] Published Wed May 10, 2017

12 May 08:54

Molti laptop HP contengono un keylogger che registra ogni digitazione. Ce l’ha messo HP

by Paolo Attivissimo
Credit: @jarwidmark.
Ultimo aggiornamento: 2017/05/12 15:45.

Numerosi modelli di computer portatili venduti da HP registrano di nascosto tutto quello che digitate, comprese le password, consentendo a un malintenzionato di recuperarle facilmente. Non è colpa di un malware installato da chissà chi: il registratore di digitazioni, o keylogger in gergo tecnico, è preinstallato direttamente da HP.

La bizzarra scoperta è opera di una società svizzera di sicurezza informatica, chiamata modzero, che l'ha segnalata pubblicamente in questo articolo e in questa nota tecnica.

Il registratore è integrato in un driver audio della Conexant, specificamente in un file chiamato MicTray64.exe, che intercetta tutte le digitazioni e le registra in un file sul disco rigido del computer presso C:\Users\Public\MicTray.log. Non si sa perché esista questa funzione di registrazione non dichiarata.

Il file MicTray.log può essere letto da qualunque applicazione, per cui un malware che infettasse uno di questi laptop potrebbe leggerselo per rubare tutte le password e tutto quello che viene scritto senza fare nulla che possa allarmare l’antivirus. Allo stesso modo, se un computer viene usato da più di una persona, un utente può sbirciare facilmente tutto quello che è stato scritto dagli altri.

L'unica attenuante è che il file viene azzerato a ogni riavvio, per cui è abbastanza difficile recuperare digitazioni e password del passato (ma in teoria lo si potrebbe fare attingendo a qualche backup).

Secondo modzero, sia HP sia Conexant sono state avvisate a fine aprile ma non hanno risposto costruttivamente e quindi per ora chi ha un computer dotato di questo grave difetto può risolverlo provvisoriamente cancellando il file C:\Windows\System32\MicTray64.exe e l'archivio delle digitazioni presso C:\Users\Public\MicTray.log.

L'elenco parziale dei modelli HP colpiti è qui, ma il problema potrebbe riguardare anche altre marche che usano i driver Conexant.


2017/05/12 15:45. HP ha rilasciato una dichiarazione in proposito, che riporto qui sotto, e il Telegraph segnala che HP ha messo a disposizione tramite Windows Update un aggiornamento che corregge il problema per i modelli del 2016. La correzione per i modelli del 2015 dovrebbe arrivare a breve.

HP is committed to the security and privacy of its customers and we are aware of the keylogger issue on select HP PCs. HP has no access to customer data as a result of this issue. Our supplier partner developed software to test audio functionality prior to product launch and it should not have been included in the final shipped version. Fixes will be available shortly via HP.com


Ancora una volta, purtroppo, è stato necessario rivelare pubblicamente un problema informatico perché contattare privatamente l’azienda responsabile non è servito a nulla.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
12 May 08:49

05/10/17 PHD comic: 'Peaking'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Peaking" - originally published 5/10/2017

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