Shared posts

16 Jun 14:14

[Policy Forum] Aligning statistical and scientific reasoning

by Steven N. Goodman
Imagine the American Physical Society convening a panel of experts to issue a missive to the scientific community on the difference between weight and mass. And imagine that the impetus for such a message was a recognition that engineers and builders had been confusing these concepts for decades, making bridges, buildings, and other components of our physical infrastructure much weaker than previously suspected. Author: Steven N. Goodman
16 Jun 09:26

Non-diffractive computational ghost imaging

by D. B. Phillips
D. B. Phillips, Ruiqing He, Qian Chen, G. M. Gibson, M. J. Padgett
Computational ghost imaging (CGI) enables an image to be recorded using a single-pixel detector. The image can be reconstructed from correlations between the scene and a series of known projected intensity patterns. In this work we investigate the performance of CGI using pseudo non-diffracting ... [Opt. Express 24, 14172-14182 (2016)]
15 Jun 16:51

L'etichetta di Venere

by Dario Bressanini

veneregamberoLa conoscete la storia del riso Venere? Avete presente quel riso nero che ormai da qualche anno  impazza nelle cucine dei grandi Chef, in quelle degli showcooking televisivi e ormai anche nelle cucine degli italiani, spesso spadellato con dei gamberi? Quella del riso Venere è una storia tutta italiana con risvolti commerciali che lo rendono molto invidiato da tutti i risicoltori. Ma è una storia che si ricollega a una discussione che ormai prosegue da tempo nei commenti a vari articoli di questo blog. Sulle etichette, la loro trasparenza e la percezione del pubblico. Tutti argomenti che abbiamo toccato varie volte qui e che interessano noi consumatori.

Vi propongo quindi un piccolo estratto dal libro Contronatura, una delle tantissime storie che abbiamo raccontato, per stimolare la discussione sulla trasparenza delle filiere agroalimentari.

Il riso venere

La nostra inchiesta nel mondo del re dei risi colorati è iniziata, come sempre, in un supermercato. Se un tempo era un prodotto venduto solo in alcuni negozi da gourmet, adesso il Venere si trova dappertutto e in molte forme diverse. Da quello classico che richiede una cottura di 45 minuti circa, a quello parboiled che ha tempi di cottura ridotti comparabili con quelli del riso raffinato, a quello precotto in busta che deve solo essere scaldato, fino a quello con il marchio dei prodotti biologici. Niente di strano, direte voi, non sembra poi così diverso da un Carnaroli venduto da decine o centinaia di produttori differenti, con qualità diverse e prezzi molto variabili.

Lo pensavamo anche noi, ma alla prima telefonata fatta per saperne di più abbiamo cambiato idea.

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Volevamo conoscere un produttore che lo coltivasse e che ci potesse raccontare la filiera produttiva, dal campo allo scaffale, di questo riso unico. Tra le tante confezioni a disposizione ne abbiamo scelta una prodotta da una piccola azienda agricola. Abbiamo, infatti, imparato durante questi mesi che è difficile ottenere informazioni chiare da grandi marchi e riserie, che comprano il riso dagli agricoltori, lo sottopongono alla lavorazione per togliere la lolla –la parte esterna del risone– per arrivare al riso integrale oppure, proseguendo nella raffinazione, al riso bianco, e lo confezionano pronto per essere consumato.

Il pacchetto di riso era contenuto in una bella ed elegante scatola di cartone con una Venere stilizzata. Un riquadro trasparente lasciava intravedere il contenuto: “Riso Integrale Venere. Cuoce in 45 minuti”. Sul retro della confezione, leggiamo:

“Appartiene alla sottospecie japonica, categoria semifino. Ha il pericarpo color ebano, per questo è conosciuto anche come riso nero, mentre l’interno del chicco rimane bianco. È un riso profumato: l’aroma si percepisce già dai chicchi crudi e aumenta con il calore durante la cottura.”

Spesso lo trovate indicato come “riso per risotti”, ma sappiate che ogni volta che fate un risotto con un riso integrale, il vostro blogmaster si sente male ;) .

In fondo alla confezione troviamo i riferimenti del produttore: un’azienda agricola che coltiva e vende riso nel vercellese. Perfetto! Scriviamo una mail per avere informazioni ed eventualmente fissare un incontro, ma la risposta ci stupisce:

“Noi non lo coltiviamo. Lo confezioniamo solo. Se volete parlare con i produttori dovete chiedere direttamente alla filiera”.

Facciamo la stessa prova con altre marche, ma otteniamo sempre la stessa risposta. Tutti i produttori che abbiamo contattato comprano il riso da questa “filiera”, lo confezionano e lo rivendono. Ma in che cosa consiste? E chi produce davvero il Venere?

Un genetista cinese a Vercelli

La storia del Venere inizia in Piemonte, al Centro Ricerche Sa.Pi.Se di Vercelli, nel 1997. Sa.Pi.Se è un’azienda sementiera che vede come soci una manciata di aziende agricole piemontesi e sarde e detiene una buona fetta del mercato sementiero italiano ed europeo del riso. Le varietà prodotte da Sa.Pi.Se sono tra le più coltivate nel nostro Paese. La nascita del riso Venere la si deve a un genetista cinese assunto da Sa.Pi.Se negli anni Novanta che prova a incrociare varietà colorate orientali con varietà locali e ottiene un riso color ebano, profumato, relativamente adatto alla coltivazione in Italia.

Adesso il riso nero è un prodotto familiare, si trova sugli scaffali dei supermercati e spopola nei menu dei ristoranti, ma una ventina di anni fa era totalmente sconosciuto. Grazie a un lungo lavoro di marketing e a un grosso investimento in pubblicità, è riuscito a modificare l’opinione dei consumatori.

Le riserie non ci credevano”, ci racconta Massimo Biloni, direttore generale di Sa.Pi.Se e uno dei massimi esperti di riso in Italia. “Per loro il Venere era solo un investimento senza nessun ritorno garantito. Avrebbero dovuto investire molto per comprare macchinari specifici per la lavorazione a fronte di una scommessa. Le indagini di mercato davano risposte negative. Ci abbiamo messo quasi dieci anni a lanciarlo, ma finalmente nel 2007 siamo riusciti ad avere una sessantina di aziende aderenti alla filiera. L’anno successivo abbiamo registrato il marchio, scritto il disciplinare e stipulato i contratti sulle coltivazioni

Biloni ci spiega che “Venere” oltre a essere una varietà registrata e protetta, è anche un marchio registrato, venduto con un sistema che ricorda molto quello del Kamut®. Vediamolo assieme.

Dieci, uno, cento

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Solo dieci produttori, una riseria e un centinaio tra trasformatori e rivenditori. La filiera del riso Venere si potrebbe riassumere così. Solo una decina di aziende agricole, i soci che hanno costituito la Sa.Pi.Se, sono autorizzate a coltivare il Venere. Il raccolto è mandato a un’unica riseria che lo lavora e poi una rete di circa cento aziende (120 al momento della pubblicazione del libro) lo impacchetta e vende. I produttori che abbiamo contattato fanno parte di questa rete di aziende venditrici. È una vera e propria filiera alla quale si aderisce gratuitamente, ma con un contratto e con regole precise.

Sa.Pi.Se stabilisce chi può, di anno in anno, coltivare il Venere, stabilisce il prezzo, uguale per tutti -ci assicura Biloni- di acquisto del riso, mentre per quanto riguarda il prezzo di vendita al dettaglio ognuno all’interno della filiera è libero di fare quel che vuole. Possiamo quindi trovare sugli scaffali confezioni di riso Venere con prezzi molto diversi fra loro, anche se la materia prima di partenza è la stessa. Ovviamente questo il consumatore non ha modo di saperlo.

Il riso Venere bio

venerebio2La situazione nel caso del riso venere biologico è poi letteralmente unica e paradossale: se andate nei supermercati del biologico troverete più di una marca di riso venere biologico. Ecor, Baule Volante e altri. Con prezzi e confezioni diverse. Peccato che, nel momento in cui scriviamo questo libro, Biloni ci conferma che esiste un solo produttore di riso venere biologico. Tra l’altro è l’unico produttore di Venere che non sia anche un socio della società sementiera. Questa è stata costretta ad appoggiarsi all’esterno perché nessuno dei soci Sa.Pi.Se., gli unici che per ora possono coltivare Venere convenzionale, possiede una certificazione biologica. Insomma, se volete comperare del riso venere Biologico, acquistate quello a prezzo minore: non sentirete la differenza perché sono tutti coltivati dalla stessa azienda agricola.

Un riso da tutelare dalla copia

venerebio1Il Venere è uno dei pochi risi “nuovi” che possa rivendicare con orgoglio il proprio nome. Il tutto senza nemmeno sfruttare leggende fantasiose di improbabili aviatori che si calano in antiche tombe egizie, come ha fatto, invece, Bob Quinn di Kamut International. “Siamo un’azienda sementiera, facciamo varietà nuove. Perché dovremmo nasconderci? È il nostro lavoro ed è la nostra forza” ci dice orgoglioso Biloni.

Perché registrare il marchio e la varietà e quindi impedire ad altri di coltivare il Venere? Biloni è chiaro:

Volevamo poter controllare l’intera filiera e tutelare il nostro lavoro.” Il riso integrale, infatti, è germinabile e, a differenza dei risi lavorati, se seminato può dar origine a nuove piante. Chiunque potrebbe prendere un sacchetto di Venere, seminarlo e poi rivenderlo vanificando totalmente i nostri investimenti per produrlo e lanciarlo sul mercato. “Anzi – ci spiega Biloni – quello che succede più spesso è che seminino risi neri di varietà diverse dal Venere e poi li vendano come Venere per sfruttare la nostra scia. Capite che dovevamo tutelarci?”.

contronatura

Sulla scia del Venere ne sono arrivati altri di risi neri sul mercato. Il Nerone che è molto più nero del Venere o Artemide venduto in eleganti barattoli di vetro o ancora Otello ottenuto da Eugenio Gentinetta e commercializzato come Nero di Lomellina. Insomma, anche se il Venere è il più venduto, c’è spazio anche per gli altri risi neri.

La prima reazione che abbiamo avuto di fronte a queste informazioni è stata di fastidio: avevamo comprato molte confezioni diverse di riso Venere con l’idea di confrontarle, per poi scoprire che le uniche differenze consistevano nella confezione e nel prezzo. Il problema, forse, non sta nel sistema della filiera, ma nell’attuale legge che regola le informazioni che finiscono in etichetta. A noi sembra incredibile che, per esempio, possa comparire come “produttore” uno che produttore non è, ma che si è limitato a comprare il riso sfuso da una riseria e confezionarlo. Perché porta al paradosso del riso Venere biologico: con un solo coltivatore ci sono però venditori diversi a prezzi diversi, senza che il consumatore possa sapere che in realtà è esattamente lo stesso prodotto.

Vale per il Venere, ma anche per tutte le altre varietà.

Penso che questo possa bastare per stimolare la discussione, ma se volete altri dettagli potete trovarli nel libro.

A presto

Dario Bressanini

15 Jun 11:35

Saturday Morning Breakfast Cereal - Machine Ethics

by admin@smbc-comics.com

Hovertext: Weinersmith was given a prominent position as the primary Quisling in the Robot Wars.


New comic!
Today's News:
15 Jun 11:32

CineMAH presenta: X-MEN- Poca Lisse

by leo ortolani

Tornano le recensioni di CineMAH.

Questa è soprattutto per quelli che a Bologna, durante la presentazione del libro IL BUIO IN SALA, non hanno potuto goderne per problemi tecnici, tipo che il proiettore buttava sullo schermo le vignette come se le avesse messe in ordine Omero.

Per amore di pubblicità, vi ricordo che IL BUIO IN SALA fino al 26 giugno è in vendita con il 15% di sconto in tutte le librerie Feltrinelli e sul loro sito.

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La cover ufficiale è blu.

 

E adesso, spegnete i cellulari e …buio in sala! Il film comincia. Malissimo.

 

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14 Jun 17:03

Anderson localization in metallic nanoparticle arrays

by Zhijie Mai
Zhijie Mai, Fang Lin, Wei Pang, Haitao Xu, Suiyan Tan, Shenhe Fu, Yongyao Li
Anderson localization has been observed in various types of waves, such as matter waves, optical waves and acoustic waves. Here we reveal that the effect of Anderson localization can be also induced in metallic nonlinear nanoparticle arrays excited by a random electrically driving field. We find ... [Opt. Express 24, 13210-13219 (2016)]
14 Jun 16:59

Holographic imaging with a Shack-Hartmann wavefront sensor

by Hai Gong
Hai Gong, Oleg Soloviev, Dean Wilding, Paolo Pozzi, Michel Verhaegen, Gleb Vdovin
A high-resolution Shack-Hartmann wavefront sensor has been used for coherent holographic imaging, by computer reconstruction and propagation of the complex field in a lensless imaging setup. The resolution of the images obtained with the experimental data is in a good agreement with the diffraction ... [Opt. Express 24, 13729-13737 (2016)]
14 Jun 16:35

Viewpoint: Relativity Gets Thorough Vetting from LIGO

by Frans Pretorius

Author(s): Frans Pretorius

The gravitational-wave signal observed by the LIGO detectors shows no deviation from what general relativity predicts.


[Physics 9, 52] Published Tue May 31, 2016

14 Jun 16:30

Synopsis: Bang a Gong

A reflective surface can distort the acoustics of a sounded gong, an effect that might be used to demonstrate cavity quantum electrodynamics in the classroom.


[Physics] Published Thu Jun 02, 2016

14 Jun 16:30

Synopsis: Good News for Stellarators

New simulations of an alternate fusion reactor design reveal that it can be stable against turbulent fluctuations.


[Physics] Published Tue Jun 07, 2016

14 Jun 16:26

Granular matter: So much for the jamming point

by Stefan Luding

Nature Physics 12, 531 (2016). doi:10.1038/nphys3680

Author: Stefan Luding

The concept of an evolving jamming density explains a multitude of mechanisms in granular matter. Simulations of systems with friction now consolidate this notion and highlight that the jamming point is a variable that can move in various ways whenever the system is deformed.

14 Jun 16:24

Sense or sensibility?

Nature Physics 12, 523 (2016). doi:10.1038/nphys3797

There is no upside for UK science in the event of a vote to leave the EU in the upcoming referendum.

14 Jun 15:54

Informazione alla faccia dell'intimidazione (prima parte).

by Salvo Di Grazia
Esiste un aspetto della divulgazione scientifica in rete che trovo preoccupante e che probabilmente è poco conosciuto.
Lasciando come intoccabile la libertà di pensiero e di opinione individuale (e l'argomento è più che attuale), non è raro l'atteggiamento di alcune persone che quando si sentono toccate nelle loro credenze o nei loro interessi non si limitano a dissentire o ribattere ma vanno oltre, molto oltre.

Il fenomeno dell'intimidazione nei confronti di chi fa informazione fino ad oggi sembrava limitato ad ambiti molto delicati ed ai margini della società: chi si occupava di cronaca, malavita e grandi interessi rischiava (e rischia) di subire pressioni psicologiche ed a volte anche fisiche con lo scopo di ottenere un "cambio di atteggiamento" o di interesse nei loro confronti.
È sempre successo, infatti, che i malviventi che vedono i loro loschi affari smascherati attraverso la stampa o altri mezzi di comunicazione non si facciano molti scrupoli nell'intimidire chi si fa gli affari loro.
Proprio perché si tratta di un gesto di infimo valore e di atteggiamento delinquenziale, questo tipo di azione non è mai andata oltre certi ambienti ma non sembra essere più così, in parte anche per la diffusione di internet.
Probabilmente parte del fenomeno può essere legato al fatto che gli scambi di opinioni sul web sono "filtrati" da un monitor, non percepiamo di avere di fronte una persona reale e spesso uno sfogo o un pensiero, non proprio nobile, possono diventare vere e proprie aggressioni dovute alla sensazione di "anonimato" (che non esiste) che pervade chi utilizza il web come strumento di comunicazione.
Libertà di opinione non significa però libertà di aggredire chi si ha davanti, saremmo altrimenti in una sorta di gabbia di animali feroci nella quale vince chi urla più forte. Il problema nasce quando persone direttamente o indirettamente interessate da un argomento oltrepassano ogni limite della decenza, dell'educazione ed a volte della legge.
Nel mondo esistono diversi appassionati (molti sono addetti ai lavori, altri semplici divulgatori) che si impegnano nella diffusione di temi dedicati alla salute o alla scienza, si tratta di medici, scienziati, ricercatori, giornalisti, appassionati ma anche semplici cittadini che hanno il piacere di approfondire un argomento scientifico o medico e quando ho iniziato a fare divulgazione non avrei mai pensato di causare l'astio e l'odio che traspare da certi comportamenti, d'altronde che rabbia potrebbe causare un medico che spiega quali sono le basi della medicina, della scienza e che mette in guardia dalle false cure? Si potrà persino non essere d'accordo con alcune opinioni ma che importa? Oltretutto, se per qualsiasi motivo, una lettura provocasse nervosismo o rabbia, basterebbe evitarla, voltare pagina. Se una cosa non interessa non si legge.
Ecco, l'interesse, si parlava di grandi interessi (che poi vanno in coppia con i soldi), non avevo valutato quanto "rompere le uova nel paniere" a ciarlatani e truffatori significasse mettere in crisi eventuali guadagni.

Uno dei punti fondamentali della corretta divulgazione (oltre che dell'onestà personale) è quello di attenersi ai fatti. I commenti e le considerazioni personali sono comprensibili ed inevitabili (o ci si limiterebbe alla fredda e tecnica cronaca, inutile ed a lungo andare noiosa ed impersonale) ma quando chi scrive si limita a fatti documentabili e precisi ha poco da temere, questo aiuta anche a non cadere nella diffamazione (che è un reato). Se dicessi che una presunta cura ha tutte le caratteristiche della ciarlataneria non starei diffamando nessuno (una cura non è una persona ed un medico ha il dovere, prima di tutto professionale, di spiegare la medicina), prima qualità del divulgatore quindi è attenersi ai dati limitando le proprie opinioni non professionali. Nonostante i temi legati alla salute, ai ciarlatani, alle numerosissime truffe del web tocchino quindi innegabili interessi economici, riportare fatti e documenti è un'arma diretta ed efficace contro chi si approfitta della debolezza del prossimo evitandone le ritorsioni.
Davanti ad una cosa del genere chi ha l'interesse a mettere a tacere le voci che rischiano di fare saltare affari e smascherare truffe, non ha altre armi che non siano quelle che tendono ad intimidire chi si "immischia" negli affari (loschi) degli altri
L'intimidazione può avere diverse forme. La più immediata è quella verbale: commenti violenti ed aggressivi, minacce più o meno velate, messaggi in codice (mafioso). Quando si tocca la tasca di qualcuno o l'ideologia di un altro si rischia sempre. Alla minaccia verbale spesso segue quella legale, più "elegante" (molto meno violento dire "ti denuncio", rispetto a "ti picchio") ma altrettanto efficace. Poi l'ultimo stadio: la minaccia fisica, dai messaggi pubblici a quelli privati, sono tanti i divulgatori che devono fare i conti con gente "strana" che riversa la sua rabbia ed il suo odio con una violenza che disturba.
Chi ha affrontato questo tipo di minacce sa che sono fastidiose, non solo per la loro violenza ma anche perché il loro scopo è quello di fare "abbassare la cresta" ma chi le fa forse non immagina che non saranno certo le intimidazioni o la violenza a fermare una passione o la ricerca della verità, anzi, spesso la minaccia risulta in uno sforzo maggiore, in quanto a quel punto è evidente con chi si ha a che fare: una persona perbene non si permetterebbe mai di intimidire il prossimo e chi affronta questa gente si sente ancora più motivato a proseguire nella sua opera.



Non è facile parlare di certe cose senza esporsi. Come definire una ciarlataneria che pretende di curare varie malattie o addirittura il cancro? Termini "cura non scientifica" o "cura non provata" sono tanto corretti quanto poco d'impatto, ma affermare che uno o l'altro guaritore siano dei truffatori o dei ciarlatani è molto più rischioso e, c'è poco da fare, non rispetta la legge, per questo motivo chi scrive deve sempre stare attento ad ogni parola, a quello che dice, basta pochissimo per capovolgere i ruoli e trasformare il ciarlatano in "offeso" anche perché alla fine chi si trova a vivere ai limiti (quando non oltre) della legalità è talmente sfrontato da rivolgersi alla legge per cercare di incutere timore a chi osa criticarlo. Come definire un medico che si lancia in affermazioni antivacciniste quando sappiamo che i vaccini sono tra i farmaci più sicuri al mondo e che spargere paure è terrorismo sanitario?
Allora perché questi personaggi invece di replicare con dati e fatti si lanciano in (poco velate) minacce ed aggressioni?
Basti pensare che se un'affermazione fosse falsa, basterebbe replicare, smentirla, correggerla, chi querela o intimidisce per rispondere a dei fatti documentati (e quindi non ad ipotesi o "illazioni") ha evidentemente molto da temere da ciò che si scrive di lui.
Per questo motivo non bisogna mai tirarsi indietro, per un'intimidazione devono nascere 100 articoli di denuncia, ogni tentativo di zittirne uno deve diventare l'occasione di moltiplicare per 100 le voci critiche. Ma possibile che la situazione sia così grave?

Possibile eccome.
La cosa che personalmente mi ha più colpito è che le intimidazioni arrivano anche da persone che non avrebbero alcun interesse personale nella vicenda, finché è il guaritore a minacciare è chiaro che si tratta di un tentativo di protezione dei propri affari, ma quando a minacciare è una madre di famiglia, un professionista o un "bravo padre" che non sono coinvolti direttamente nell'attività ciarlatana (a volte si tratta di persone che seguono la pseudocura o semplici sostenitori del guaritore) bisogna porsi qualche domanda.
Non vi annoierò con le indimitazioni che ho ricevuto da quando mi occupo di certi argomenti ma ne racconterò in breve solo una per mostrare a cosa si arriva.
Qualche anno fa, dopo la pubblicazione di una mia intervista su un quotidiano nazionale, un signore scrisse alla redazione del giornale raccontando come io fossi "notoriamente pagato dalle case farmaceutiche".
Non unì alla sua mail prove o rivelazioni scottanti (che ovviamente non esistono), scrisse proprio che "si sa" che io avrei chissà quali nascosti interessi. Come immaginate una persona che fa una cosa del genere? Un povero disadattato? Un ragazzino un po' fuori di testa?
No, cercando l'autore del messaggio scoprii che si trattava di un avvocato (ed un avvocato dovrebbe sapere cosa significa "calunnia"), conosciuto, titolato e che svolge consulenze per enti statali. A me non sconvolse la calunnia ma il mittente, perché questa persona ha sentito il "bisogno" di calunniarmi?
Questa persona non ha manifestato il suo dissenso o la sua protesta ha mirato proprio a screditarmi e senza una sola prova in mano, a caso: "pagato dalle case farmaceutiche" (che poi, anche se fosse, bisognerebbe dimostrare che questo presunto pagamento sia frutto di un reato).

Il quotidiano che ricevette il messaggio si mise a disposizione per una mia eventuale azione legale. Rinunciai (anche se economicamente non mi sarebbe costata nulla), mi sono messo nelle vesti di quell'avvocato, davvero: se una persona arriva ad un gesto demenziale del genere ha qualcosa che non va, ha dei problemi seri ed io non ho voluto creargliene altri, la sua presumo sia stata estrema ed incauta superficialità e leggerezza.
Come può una persona inventare vere e proprie fandonie da romanzo di spionaggio di serie B su una persona che nemmeno conosce? Non è normale.

Succede, eccome se succede. È successo recentemente anche ad una mamma che ha sentito il dovere di esporsi in prima persona dopo che la figlia si ammalò di pertosse. La donna ha iniziato un'opera di sensibilizzazione a favore dei vaccini, tutto gratis, solo volontariato. Non è passato molto tempo per trasformarla in bersaglio di insulti e critiche, illazioni e vere e proprie diffamazioni da parte di "antivaccinisti" ma non "professionisti" del settore o business men dell'alternativo, altre mamme e papà che però la pensavano diversamente da lei e, solo per questo, si sono trasformate in belve feroci cariche d'odio. Succede ad un docente universitario che ha iniziato a fare divulgazione sempre sul tema vaccini che ha ricevuto insulti, minacce, denigrazioni con uno scopo preciso: demolire il messaggero per non fare arrivare il messaggio.

Uno dei motivi che spinge persone non direttamente coinvolte dall'attività dei guaritori a diventare "paladini violenti" di un'ideologia, è quello che sono i guaritori stessi a promuovere ed incoraggiare un atteggiamento intimidatorio ed aggressivo, chiunque osi porsi domande o addirittura critichi le parole del "guru" non solo non ha diritto di parola ma deve essere fermato in tutti i modi, in una sorta di "crociata" a favore della verità (che in questi casi risiede, naturalmente, nelle idee di chi gestisce gli affari del gruppo"). Non per niente i toni di questi "guru" sono spesso mistici, esagerati, biblici, con richiami e citazioni religiose, con "chiamate alle armi" di antica memoria. I "nemici" sono coloro i quali si contrappongono che vengono prima descritti come corrotti, maligni, collusi ed "inviati" da non precisate entità sovrane per contrastare il "bene assoluto" e poi impersonificano la causa principale della "non diffusione" di quella medicina alternativa, il nemico da eliminare. Quando questo non sortisce l'effetto desiderato il "guru" passa alle minacce velate e poi a quelle chiare. Per questo moltissime pratiche alternative hanno caratteristiche settarie e, come in una setta, ciò che dice "il capo" è una missione da compiere. Si potrebbe pensare che un seguace di una pratica alternativa, essendo libero di praticarla, non avrebbe nessun motivo per aggredire, perché farlo allora?
Proprio per quello che ho detto, l'appartenenza ad un gruppo, il senso di "setta" chiusa che non permette intromissioni o "sacrilegi" e spesso, non a caso, sono proprio i seguaci e mai il "guru" a compiere gli atti più illegali e violenti, proprio come in un gruppo di fanatici.

Qualche mese fa, partecipando ad una conferenza su uno dei temi più noti relativi a "cure miracolose", un docente universitario disse chiaramente di non volere entrare nel tema preciso del convegno ma di volere restare sul generico. Perché? Lui disse che, "avendo famiglia ed una posizione", non voleva esporsi.
Non mi piacque questa sua mancanza di coraggio ma nello stesso tempo mi fece riflettere sul fatto che si è quasi come dei "carbonari" per un semplice motivo: ti metti contro qualcuno, un guru che si è creato un seguito, che ha plagiato tante persone e quindi metti la tua faccia contro le idee (spesso dogmatiche) di tanti. Non tutti riescono a reggere il peso di questa responsabilità.

Come contrastare questi deliri?
Semplicemente facendo il proprio dovere, ignorandoli finché possibile, rivolgersi a chi di dovere quando si oltrepassa il limite e posso assicurare che quando certi "leoni da tastiera" hanno a che fare con un tribunale, diventano pecorelle smarrite.
Il "mestiere" di blogger, di giornalista, di divulgatore, espone necessariamente a critiche ed inimicizie ma non si può tornare indietro, lottare contro le mistificazioni è un dovere morale ed umanitario (ed è un lavoro, per qualcuno), oltre ad essere una passione che se ti prende non ti abbandona mai più. Parlando con uno dei miei "colleghi" di divulgazione scientifica, commentando questi fatti, ho detto che non possiamo permetterci di avere "paura" o di tirarci indietro davanti questi avvenimenti, non potremmo altrimenti pretendere che chi ha a che fare quotidianamente con delinquenti o gente pericolosa possa lavorare serenamente. C'è sicuramente la possibilità di difesa legale (chi va oltre può sempre beccarsi una bella denuncia) ma non sarebbe meglio fermarsi prima?
Può suscitare un sorriso sapere che negli unici due casi in cui mi sono sentito in dovere di denunciare chi mi ha pesantemente diffamato (il famoso "limite" era stato abbondantemente superato), gli aggressori, "duri" e violenti dietro ad un monitor, si sono trasformati in personaggi miti ed inoffensivi, chiedendo perdono ed il ritiro delle denunce, l'ho fatto ma in cambio hanno dovuto versare delle somme in beneficenza ad organizzazioni da me indicate cosa che è avvenuta senza problemi: come si vede l'ideologia si scioglie dietro ad una semplice, banale, perdita economica.

Chi usa la minaccia o l'intimidazione per "avere ragione" ha comunque già perso: dimostra automaticamente di avere torto. Chi ha dei fatti dalla sua parte non ha bisogno di usare altro e intimidire chi critica con i fatti significa che quei fatti portano fastidio.

Nessuno oltretutto è obbligato a leggere o seguire qualcosa che va contro le proprie convinzioni, se sono contro le corride non andrò mai in un'arena in Spagna, mi sembra evidente.
Non è minacciando che si ottiene qualcosa e l'intimidazione è il segno di aver colpito il primo interesse di chi vende un prodotto: il denaro.
Per chi crede che questi fenomeni siano rari o isolati, nella seconda parte di questo articolo racconterò episodi noti o meno di intimidazione alla scienza o ai suoi rappresentanti, si noterà come lo "scontro" ideologico arriva a limiti inimmaginabili.

Alla prossima.
14 Jun 14:33

Come ci si ammazza in Padania

by Leonardo T
All'onorevole Buonanno, leghista, è capitata la sorte che non augurerei al peggior nemico, che in effetti potrebbe essere lui. Sparato ad alta velocità, cuore fragile di una pallottola di lamiera, Buonanno è morto tamponando un compagno di strada sulla corsia di sicurezza, come potrebbe capitare al miglior guidatore in un momento di stanchezza o distrazione. Perché è così che vanno le cose: a diciott'anni superi un test, ritiri una patente e da quel momento puoi girare armato, anzi sei tu stesso l'arma. Non con quelle cose ridicole che tengono gli americani nel cassetto, e i politici sventolano in tv per speculare sull'ansia di chi è stato svaligiato. Parliamo di ordigni enormi, quintali di ferro o alluminio che possono passare da zero a 150 km/h con la lieve pressione di un piede. Possono ucciderti in ancora meno tempo e non è lo scenario peggiore. Possono fare di te un assassino. Succede tutti i giorni.

L'onorevole Buonanno, leghista, si mostrava preoccupato per la criminalità e non aveva nemmeno tutti i torti - probabilmente sta aumentando, com'è logico in tempo di recessione. I furti in casa soprattutto, e non c'è bisogno di sottolineare come questa categoria di reati influisca più d'altre sulla percezione della sicurezza del ceto medio proprietario. D'altro canto, gli omicidi consumati a scopo di furto o rapina, nel 2014, sono stati 27. Nello stesso anno le vittime di incidenti stradali sono state 3381. Nel Duemila erano ancora più del doppio. Una cosa giusta e di sinistra che ha fatto Berlusconi: mettere il tutor in autostrada (o se l'ha fatta Prodi, almeno Berlusconi non l'ha tolto). Una cosa scema e di destra che ha fatto Matteo Renzi: il reato di omicidio stradale.

Non si muore più in strada come una volta, ma si muore ancora tanto e lo sappiamo. È l'unica vera guerra della mia generazione: abbiamo tutti uno o due amici al camposanto a cui non portiamo più i fiori. Buonanno non era un mio amico, ma era come minimo un compagno di autostrada, due o tre volte statisticamente potremmo esserci sorpassati. Sono vicino al dolore dei suoi cari: non mi costa fatica, è lo stesso dolore che mi accompagna tutti i giorni. Là fuori ci si ammazza, ed è successo anche a gente a cui volevo bene, un po' più spesso di quanto pensavo di poter tollerare. È un problema molto più grosso di tanti altri problemi che ci fanno discutere, che ci spingono a prendercela contro una minoranza o contro un ceto politico e votare un onorevole piuttosto di un altro.
13 Jun 08:32

Saturday Morning Breakfast Cereal - Bayesianism

by admin@smbc-comics.com

Hovertext: I'm just realizing the Venn diagram for people who know the reference and people who like the joke is a null set.


New comic!
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30 May 11:09

Spazi culturali e vita sul materasso: prima parte.

by Felix Davarr

Sappiamo tutti che sulle colonne delle riviste perbene è in corso da tempo un lungo dibattito sul destino degli spazi culturali e sulla necessità di finanziarli, di chiudere un occhio sulla loro osservanza dei regolamenti, di ricordare alle istituzioni il ruolo fondamentale che svolgono nel mantenere vivace una città in declino: Roma. Poi in realtà io vivo a Milano e, pochi giorno dopo un invettiva strappa-condivisioni ad opera di un noto intellettuale romano, ascolto Beppe Sala, candidato PD alle elezioni comunali, pronunciare la seguente frase in un confronto elettorale al Franco Parenti: “Bisogna anche guardare alle periferie, dotarle di teatri di quartiere”.

La butto sul ridere, e un paio di giorni dopo mi ritrovo a cena con amici che mi spiegano, ad esempio, come i meccanismi di finanziamento delle produzioni teatrali possono essere sotto forma di rimborsi ex post, oppure possono essere erogati in anticipo in base a una valutazione preventiva: segue ovvia discussione sul disallineamento degli incentivi, si prosegue con una riflessione sul declino dei centri storici, si finisce sbroccando qua e là sui doveri del comune di garantire una vita culturale alla città. La sostanza del discorso collettivo alla fine è che, ovvio, parlare di “teatro di quartiere” fa molto ingenuo, ma il fatto che se ne parli esprime comunque una necessità vera, reale, impellente, per chi è costretto a vivere al di fuori di un perimetro ideale che solca piazza Repubblica, si fa tutto il percorso della linea nove del tram, arriva ai navigli e poi ti lascia libero di prendere la metro verde, magari di ritorno fino a Garibaldi, e quindi di nuovo corso Como, Porta Nuova e fermata Repubblica.

(Adesso, a passare in rassegna questi luoghi viene in mente la riflessione carina del deboscio.com sulle misure migliori per stabilire cosa sia o non sia il centro di Milano; cercando casa anni fa, mi resi conto di quanto scadente fosse poi l’umanità che bivacca la sera attorno ai navigli, di tutto il casino inutile che si trova risalendo per viale Montenero, del disagio frequente che incontri a Brera in chi viene lì a far serata direttamente da x-ate, x-ago, in Opel Tigra e giacca elegante presa a Mendrisio, che insomma, ormai raggiungo il centro-centro solo ad appuntamenti precisi e dico dove abito con la curiosità di capire se l’interlocutore sia più o meno succube di questi confini tracciati negli anni 90 da un’insolita coalizione di studenti liceali e fuorisede meridionali).

Torniamo alla cena. Cosa significa vita culturale? A farlo in maniera estemporanea rischio ogni volta un attacco di panico. Raggiungo la serenità necessaria quando provo a tradurre vita culturale nel mio linguaggio interiore da bambino di otto anni: tempo libero. Per noi contemporanei, tempo libero significa un sacco di cose: guardare serie-tv, godere dei nostri ordini Amazon, ordinare cibo da casa, invitare gente a casa, e quando il tempo è ok uscire e fare qualcosa. In questo “uscire e fare qualcosa”, il comune, i soldi del comune, il ministero dei beni culturali, il direttore del museo hanno un ruolo che oggi, nel 2016, è una frazione ridottissima rispetto a chi ha avuto vent’anni negli ottanta o novanta. Un’orda di multinazionali cattive ha lavorato da anni per far collassare il nostro tempo tempo libero a casa nostra e ci è riuscita. Non abbiamo bisogno di cinema d’essai quando possiamo accedere al catalogo Criterion in 15 minuti, quando un 40 pollici costa 300 euro e quando il cibo ti arriva in mezz’ora caldo uguale rispetto al ristorante. E non abbiamo bisogno di librerie storiche quando le librerie storiche sono in realtà grosse catene dove ormai ti devi ordinare direttamente i libri di Ennio Flaiano, perché “forse è in magazzino, no, si deve ordinare ma se ne parla dopo le feste”. Poi ovvio, i teatri, gli stadi, le discoteche, sono tutte cose che continueranno ad esistere, ma esisteranno solo come stacchi rispetto ai nostri ambienti privati, e quindi diventeranno un lusso.

La questione degli spazi culturali nelle “zone di periferia” è una questione di lussi. E’ un lusso per gli amici di chi ci scrive editoriali sopra, perché è un modo di continuare a fare qualcosa che alle persone, alle persone colte, interessa solo marginalmente, roba da due volte l’anno coi biglietti spacciati dall’amico o dall’amica a prezzo ridotto. E diventerà un lusso per quei borghesi che prima o poi si convinceranno che al centro si vive male e andranno a vivere a Lambrate, fuori da area C, e potranno così mettersi gli abiti del popolo e avanzare il diritto a non pagare la benzina nei fine settimana. In questa trattazione disonesta su dei beni di lusso, gioca un ruolo importante l’idealizzazione disonesta del passato. Magari è vero, i nostri genitori uscivano e andavano a teatro, e appendevano nei loro appartamenti serigrafie contemporanee di quadri che ritraevano la gente uscire dal teatro, e ricordano molto bene di quando Albertazzi fece quella cosa straordinaria o di quando invitarono i loro genitori a vedere Paolo Poli; ma le case dei nostri nonni erano case dove fondamentalmente ci si annoiava. Dove la tecnologia portava un solo televisore, dove non esisteva internet e dove gli spazi privati venivano sacrificati a favore di grandi saloni con sedie scomode, pavimenti che si graffiano e tavolini da stare attenti. Nel racconto di certe esigenze, il mutamento di questi spazi privati viene consapevolmente soppresso con lo scopo infame di far sembrare le classi più umili come spacciate, fondamentalmente sfigate e destinate a sfogare la noia al bingo o alla stecca. Oggi, nel 2016, puoi avere la sfiga di nascere in ambienti sfigati, ma puoi imparare l’inglese guardando roba su internet, e quindi puoi emanciparti eventualmente dalla miseria culturale che hai in casa, puoi scoprire la musica su Spotify e la puoi condividere coi tuoi compagni di scuola: lo spazio pubblico non deve più necessariamente essere contemporaneamente punto di scoperta e aggregazione: si vivrà bene o male anche soltanto in relazione a quanto gli spazi pubblici sapranno aggregarci in maniera civile; e alla fine quasi tutta la dimensione di scoperta sarà relegata alla comodità dei nostri materassi.

E quindi sì, i politici che da qui agli anni avvenire cavalcheranno l’onda cretina degli “spazi” saranno tutti, nessuno escluso, dei grandissimi paraculo, succubi a loro volta di intellettuali con un complesso molto forte di status. Come ne sono così sicuro? Oggi ho fatto la spesa alle undici e mezza di mattina nel quartiere Isola. Isola è un ex quartiere popolare di Milano che adesso invece non lo è più. Con euro trecentomila compri 70 metri quadri, e probabilmente ci andrai a vivere da solo. Questo ha fatto sì che per andare a fare la spesa trovi il supermercato normale ma se cammini un po’ trovi anche quello costoso con la pasta di segale e gli hamburger di tempeh. Esco da questo secondo tipo di supermercato; un candidato consigliere comunale mi avvicina e comincia a parlarmi dei suoi progetti. Mi dice che la sua ambizione è rendere questo quartiere più vivibile e mi nomina subito la struttura x. Io rispondo “La struttura x?”. “Sì, è quel complesso di edifici tra y e z dimessi dal comune tempo fa, ecco, sarebbe bello potere ricavare spazi per tutti i cittadini come ad esempio un piccolo teatro di quartiere”. Io ovviamente non conoscevo nemmeno l’esistenza della struttura x, e avrei potuto ricordare y o z solo nel caso in cui ci avessi fatto una visita medica, e quindi niente. Cosa racconta l’accaduto:

1) Un candidato di una lista civica di sinistra decide di fare campagna elettorale in un quartiere ex popolare.

2) Sceglie un argomento realisticamente sensibile, come quello di alcuni edifici dimessi, in cui si può sostenere di tutto, dalla vendita ai privati alla costruzione di case popolari.

3) Sceglie di raccontarlo nel luogo meno adatto, cioè il supermercato buono, in cui anche l’appartenenza geografica al quartiere è equivoca e incerta.

4) Sceglie di raccontare la sua proposta di teatro di quartiere a quelli come me, che hanno con il quartiere un rapporto di dormitorio-palestra-ricetta-antibiotici, e di cui fregherà un cazzo qualsiasi cosa succeda.

(Alla fine sono tornato a casa e ho messo il riso a cuocere. Mi sono attaccato Rossini su Spotify e su Messenger ho provato a capire cosa fare verso le sette di sera. Mio padre, che è venuto a trovarmi, si è poi disteso sul mio letto e siccome poi sa che mi da fastidio il fatto che russa ha attaccato con sta storia che lui e mio zio dormivano nella stessa camera e russavano entrambi. Non avevano nemmeno un cellulare per distrarsi.)

29 May 10:01

La manovra di Heimlich, fatta da Heimlich.

by Salvo Di Grazia
Henry Heimlich, 96 anni, vive in una casa di riposo negli Stati Uniti. Il suo cognome forse non vi suonerà nuovo. Era un medico, chirurgo toracico oggi in pensione che ora vive in una casa di riposo a Cincinnati, negli Stati Uniti.
Non riuscite a ricordare in che occasione avete già sentito questo nome?
Ve lo dico io. Henry Heimlich ha dato il suo nome ad una nota e fondamentale manovra di disostruzione, ovvero ad un tentativo di impedire il soffocamento su una persona che ha le vie aeree chiuse da qualche corpo estraneo. Oggi la manovra di Heimlich è abbastanza conosciuta ma "abbastanza" non è sufficiente, visto che questo gesto ha salvato migliaia di vite e potrebbe salvarne tante altre se solo si insegnasse a tutti. La manovra di Heimlich, inventata nel 1974, è caratterizzata da una notevole semplicità e da una buona efficacia.

Stando alle spalle della persona che sta soffoncando, il soccorritore deve esercitare una pressione  dal basso verso l'alto (come per "spingere fuori" il corpo estraneo) da sotto il diaframma, unendo le proprie braccia (con le mani che si afferrano una con l'altra) proprio sotto la fine dello sterno.



Esistono delle varianti per i bambini piccoli e se la persona ha già perso conoscenza. Per i particolari, che vi invito a consultare, si può leggere una pagina sul tema.
Henry, che per primo ha descritto questa manovra, ha ancora una vita attiva, nuota ed ama i concerti classici e dimostra meno dei suoi anni.
Diventato un benefattore dell'umanità per la sua intuizione, Heimlich ha anche fondato un istituto, di cui è oggi presidente, che si occupa di diffondere conoscenza e sapere. Henry Heimlich in realtà non aveva mai "sperimentato" davvero la sua manovra, non è certo facile imbattersi in un soffocamento né si possono creare dei soffocamenti artificiali sui quali sperimentare, così ha passato decenni della sua vita a girare il mondo, simulare, spiegare e diffondere la sua idea che poi è diventata parte delle procedure di primo soccorso. Le sue idee con i risultati delle esperienze fatte in giro per il mondo sono diventate anche pubblicazioni scientifiche. Heimlich in realtà non aveva pensato alla sua manovra come a qualcosa dedicata ai medici ma ad un gesto da insegnare alla popolazione, un modo per saper fronteggiare un'emergenza e furono proprio i primi casi di manovre avvenute con successo che sparsero la voce negli Stati Uniti (fece notizia un cuoco che salvò un cliente del suo ristorante), tanto che l'associazione dei medici americani volle indagare sull'argomento ed accettò alla fine di pubblicare uno studio sulla sua rivista ufficiale, denominando ufficialmente e per la prima volta "manovra di Heimlich" quel gesto tanto semplice quanto importante.
Poi la pensione ed il ritiro dalla scena pubblica, intervallato da qualche conferenza e dalla pubblicazione di alcuni libri.


Qualche giorno fa Henry era a cena nel salone della casa di riposo che lo ospita, la sua vicina di sedia, Patty di 86 anni, inizia a tossire e poi si alza. Heimlich capisce che sta soffocando e mentre tutto il salone si agita ed il personale si avvicina, Henry va con tranquillità verso la donna, la afferra da dietro ed applica la sua manovra. Per la prima volta nella sua vita lo fa davvero, non in una simulazione, a 96 anni. La vita a volte ci riserva incredibili sorprese.

Già, perché la notizia in questo caso non è che Heimlich abbia applicato la manovra di Heimlich ma che lo abbia fatto per la prima volta in tutta la sua esistenza, mentre è in pensione.
La donna si è salvata ed il giorno dopo si è tenuta un gala per festeggiare l'avvenimento.
Il finale di questa storia non poteva essere più surreale, un giornalista intervistandolo gli ha chiesto:

Ha salvato la vita di una donna. Ci racconta come ha fatto?"
Heimlich ha risposto: "Ho usato la manovra di Heimlich".
:)

Alla prossima.

Aggiornamento 29/05/16: Su segnalazione di camilla esce fuori un articolo della BBC che parla della prima volta che Heimlich ha usato la sua manovra per salvare una vita. Nel 2003. Perdoniamo l'anziano medico o bacchettiamo i giovani giornalisti?

Henry Heimlich, 96 anni.
29 May 09:46

Digestive System Diagram

by The Awkward Yeti

Digestive System

27 May 09:37

Brits can now send a text to stop cold calls

by Nick Summers
Ofcom, the UK's communications regulator, and the Telephone Preference Service (TPS) are making it simpler for Brits to avoid unwanted and unprompted sales calls. A new "text-to-register" option means you can type "TPS," followed by your email addres...
27 May 08:00

Photo



26 May 12:28

High-resolution speckle imaging through strong atmospheric turbulence

by Douglas A. Hope
Douglas A. Hope, Stuart M. Jefferies, Michael Hart, James G. Nagy
We demonstrate that high-resolution imaging through strong atmospheric turbulence can be achieved by acquiring data with a system that captures short exposure (“speckle”) images using a range of aperture sizes and then using a bootstrap multi-frame blind deconvolution restoration ... [Opt. Express 24, 12116-12129 (2016)]
26 May 08:31

Synopsis: Lightweight Particles Might Explain Missing Lithium

The apparent lack of lithium in the Universe, relative to theoretical expectations, could be explained by hypothetical lightweight and electrically neutral particles.


[Physics] Published Wed May 25, 2016

26 May 08:26

Photo



24 May 09:01

Tatooine Rainbow

by xkcd

Tatooine Rainbow

Since rainbows are caused by the refraction of the sunlight by tiny droplets of rainwater, what would rainbow look like on Earth if we had two suns like Tatooine?

—Raga

A planet with double suns would have double rainbows.

Or rather, quadruple rainbows. Our rainbows here on Earth are already double rainbows—there's a second, fainter bow above the main one. You can't always see this second rainbow, since the clouds need to be just right, so people get excited when they see one.

The area between the two rainbows is darker than the area outside because raindrops reflect light more strongly in certain directions. That region has a name, by the way—it's called Alexander's dark band.

The first and second rainbows are the only ones you can see easily, but there are actually many more bows beyond those two, each one fainter than the last. Rainbows are formed by light bouncing around in raindrops, and the different bows are formed by different paths the light can take. The main rainbow is formed by the most common paths through the droplet, and other paths—where some of the light bounces around in more unusual ways—make the fainter second, third, fourth, and even fifth rainbows.

Usually, only the first and second rainbows are bright enough to see; it was only in the last five years that anyone took pictures of the third, fourth, and fifth rainbows.

Rainbows appear on the other side of the sky from the Sun, so to figure out what a double rainbow would look like on a planet with two suns, we need to figure out where the suns usually appear in the sky on that kind of planet.

There are planets with two suns out there, although we didn't know that for sure until recently. Double-star planets come in two main varieties:

In the first kind of system, the two stars are close together and the planet goes around them far away. This kind of planet is called a circumbinary planet. In the second kind of system, the two stars are farther apart, and the planet orbits one of them[1]Not necessarily the bigger one. while the other stays far away. This kind of planet is called [the other kind of planet].[2]I'm sorry, I've just never learned a good word for these.

If you lived on [the other kind of planet],[3]Sorry. the two Suns would spend most of the year in different parts of the sky. Depending on how big they were, they may also be very different in brightness. If you were orbiting the larger star, the smaller one might be no brighter than the Moon,[4]Which would still be bright enough to cast a rainbow! or even look like an ordinary planet or star.

Tatooine, in Star Wars, looks like it's probably a circumbinary planet. The two stars appear pretty close together in the sky and similar in color and size, so it seems reasonable to guess they're actually near one another, with Tatooine orbiting both of them. Two suns would create two overlapping rainbows. The main bow of the rainbow is a circle about 84 degrees across, centered in the sky exactly opposite the Sun.[5]This is why you never see more than half of a rainbow above the horizon. If the center of the rainbow were above the horizon, it would mean the Sun was below it behind you, so there wouldn't be sunlight to make a rainbow in the first place. The farther apart the two suns were, the farther apart the rainbows would be. If the two suns were 84 degrees apart, the main bows of the two rainbows would barely touch.

A pair of suns 84 degrees apart would be possible around [the other kind of planet], but not around Tatooine-type[6]If Star Wars had just used the other kind of planet, we could use its name for them and solve this problem. circumbinary planets. The reason is simple: A planet orbiting two stars can't get too close to them or its orbit becomes unstable. If it gets too close, the irregular tugging from the gravity of the two stars as they orbit will eventually cause the planet to crash into one of them or get flung out of the system.

For a system with two similar-sized stars, this "critical radius" is around six times the distance between the two stars.[7]This is a very rough number; it can range from four to eight depending on the exact arrangement. We've found a lot of planets close to that critical radius, which suggests that maybe they slowly migrate inward until they reach it and are ejected or destroyed. Strangely, we haven't found many big Jupiter-sized planets around binary stars in general; we should be seeing them if they're there, so the lack of them is a mystery. This means that the two suns would never get more than about 20 degrees apart in the sky:

This tells us that the two rainbows in a Tatooine-like system would always overlap.[8]Assuming the raindrops are made of water, or something with similar refractive properties. The colors would blend together where the bows crossed, and the dark bands would too.

I suppose doubling all the rainbows would also double the number of pots of gold at the end of each rainbow.[9]Come to think of it, do our rainbows have one pot of gold or two? I've never really thought about it. And it's not just pots of gold; I guess we'd need to rethink all kinds of rainbow references.

Overlapping rainbows would be beautiful, but definitely a lot more complicated.

23 May 14:59

Laser system for identification, tracking, and control of flying insects

by Emma R. Mullen
Emma R. Mullen, Phillip Rutschman, Nathan Pegram, Joseph M. Patt, John J. Adamczyk, 3ric Johanson
Flying insects are common vectors for transmission of pathogens and inflict significant harm to humans and agricultural production in many parts of the world. We present proof of principle for an optical system capable of highly specific vector control. This system utilizes a combination of optical ... [Opt. Express 24, 11828-11838 (2016)]
23 May 12:37

Rainbow

Listen, in a few thousand years you'll invent a game called 'SimCity' which has a 'disaster' button, and then you'll understand.
23 May 11:14

Chi ha ragione?

by .mau.

BBC: “Fiat shares drop on report of sales ban” (secondo l’articolo, le autorità di controllo tedesche avrebbero trovato un software che dopo 22 minuti toglie il controllo sulle emissioni, e Fiat sarebbe stata “particolarmente poco collaborativa”)
Repubblica: “Le cedole frenano Piazza Affari” (non una parola sulla Fiat)

23 May 09:21

Local density of states and its mesoscopic fluctuations near the transition to a superconducting state in disordered systems

by I. S. Burmistrov, I. V. Gornyi, and A. D. Mirlin
Jacopo.bertolotti

Things I would like to understand but I don't

Author(s): I. S. Burmistrov, I. V. Gornyi, and A. D. Mirlin

Disordered superconductors show remarkable physics governed by the interplay of superconductivity and Anderson localization. The competition between these phenomena leads to a quantum phase transition: the superconductor-insulator transition (SIT). In this paper, the authors develop a theory of local density of states (LDOS) – including its average and mesoscopic fluctuations – as measured in tunneling experiments near the SIT. They use the nonlinear sigma-model renormalization-group framework (“fermionic approach”) and treat systems with short-range and Coulomb interactions on equal footing. The average LDOS obtained shows a pronounced depletion around the Fermi energy, both in the metallic phase (i.e., above the superconducting critical temperature) and in the insulating phase near the SIT. The LDOS fluctuations are found to be particularly strong for the case of short-range interactions. The findings compare well with experimental observations of depletion of LDOS and of its large point-to-point fluctuations in the metallic and insulating phases near the SIT in TiN, InO, and NbN films. The observed effects are thus intrinsic properties of a macroscopically homogeneous system and do not require any additional assumptions, such as granularity.


[Phys. Rev. B 93, 205432] Published Fri May 20, 2016

21 May 10:26

Thank you for smoking

by stark

Si è spento Marco Pannella. Inutile la mano a conchetta.

Marco Pannella se ne è andato a 86 anni. Lascia la compagna e il frigo pieno.

Pannella si era battuto per il divorzio e per la liberalizzazione delle droghe. Qualora non fosse passato il divorzio.

(Da tempo Pannella era sofferente al fegato. Provate voi a lottare per i diritti civili in Italia senza rovinarvelo)

I radicali: “Marco ha seminato tanto”. Ok, ma diteci il posto.

Teramo, proclamato il lutto cittadino. O forse è sempre così.

In serata la salma di Pannella sarà trasferita nella sede del Partito Radicale. Dove sembrerà in formissima.

(La morte di Marco Pannella è l’unico caso in cui pisciare sulla sua tomba sarà considerato un omaggio)

Radio Radicale ha annunciato la morte di Pannella con il Requiem di Mozart. Per dire, i grillini hanno Fedez.

Pannella era un sostenitore della non violenza. Per questo Capezzone è ancora in giro.

Pannella lanciò in politica Capezzone. Gli serviva per rafforzare la tesi abortista.

Renzi: “Leone della libertà”. Mattarella: “Coscienza critica del Paese”. Adinolfi: “Lo mangi quel panino?”

(Salvini e Renzi non erano ancora nati quando Pannella già parlava di aborto. Avrebbe dovuto essere più incisivo)

Grillo: “Con i suoi referendum Pannella ha creato la democrazia diretta”. Vabbe’, nessuno è perfetto.

Piero Fassino ricorda Pannella. Ultimamente anche il contrario.



Adinolfi prende le distanze da Pannella. Ora è un satellite di Giove.

Mario Adinolfi: “Non condivido le battaglie di Pannella”. Evidentemente la sua seconda moglie è più rompicoglioni della prima.

(Ora i medici dovrebbero spiegarci perché Pannella si faceva le canne e i sintomi invece li ha Adinolfi)

Dal 1974 Pannella conviveva con una ginecologa. Che poi era il secondo lavoro di Emma Bonino.

In un’intervista disse: “Ho amato tre o quattro uomini”. In certe situazioni non stai lì a contare.

Poco prima di morire Pannella aveva ricevuto una telefonata di Mattarella. Al posto della morfina.

In gioventù Pannella fu leader dell’Unione Goliardica Italiana. Oggi conosciuta come “Nuovo Centrodestra”.

I detenuti del carcere di Bologna digiunano per ricordare Pannella. Non vorrei esserci quando ricorderanno Cicciolina.

Giorgia Meloni: “L’Italia ha perso una voce libera”. Ma si riferiva a Belpietro.

Napolitano dà il suo saluto a Pannella. “Benvenuto!”

Allestita la camera ardente di Pannella. E tutti allo spioncino ad aspirare.

Cicciolina arriva e bacia la salma di Pannella. Ormai le danno solo parti secondarie.

(Cicciolina ha baciato la salma di Pannella. Ora sa cosa prova la Pascale)

Laici, abortisti, divorziati, gay e fumatori di erba ricordano Pannella. Questi ultimi facendo uno sforzo maggiore.

Il Pd ha mandato una corona di fiori. Cuperlo non poteva andare.

Pannella nella lettera al Papa: “Non riesco a staccarmi dalla croce”. Certo, ha i chiodi.

Nel weekend l’ultimo omaggio a Pannella. Poi giuro che smetto.

* * *

Autori: piumadoca, a.mazed, mordicchio, miguel mosè, pirata21, arthur rombò, maurizio neri, luca’s jokes, milingopapa, acid rain, cinemaniaco, george clone, luce so fusa, zip, theaubergine, masss, ‘lfoda, mannitidiriale, cricon, quattrocase, paniruro, guli1979 e batoio.

Illustrazioni: sofino, semola, misterdonnie, maurizio neri, abkualcosa.

21 May 10:22

05/19/2016

by aaron
Jacopo.bertolotti

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