Shared posts

23 May 09:13

Signature of Wave Chaos in Spectral Characteristics of Microcavity Lasers

by Satoshi Sunada, Susumu Shinohara, Takehiro Fukushima, and Takahisa Harayama

Author(s): Satoshi Sunada, Susumu Shinohara, Takehiro Fukushima, and Takahisa Harayama

Single wavelength spectra are demonstrated for 2D micro-cavity lasers with fully chaotic cavities.


[Phys. Rev. Lett. 116, 203903] Published Fri May 20, 2016

23 May 09:12

Focus: Complex Crystals Form from Heterogeneous Particles

by Katherine Wright

Author(s): Katherine Wright

A suspension containing particles with wide-ranging diameters can crystallize into multiple ordered structures.


[Physics 9, 57] Published Fri May 20, 2016

20 May 15:59

Ghostly action at a distance: A non-technical explanation of the Bell inequality

by Mark G. Alford

We present a non-mathematical explanation of Bell's inequality. Using the inequality, we show how the results of Einstein-Podolsky-Rosen (EPR) experiments violate the principle of strong locality. This indicates, given some reasonable-sounding assumptions, that some sort of faster-than-light influence is present in nature. We discuss the implications, emphasizing the relationship between EPR and the Principle of Relativity, the distinction between causal influences and signals, and the tension between EPR and determinism.

20 May 14:48

The principle of relativity and the de Broglie relation

by Julio Güémez, Manuel Fiolhais and Luis A. Fernández

The de Broglie relation is revisited in connection with an ab initio relativistic description of particles and waves, which is the same treatment that historically led to this famous relation. In the same context of the Minkowski four-vector formalism, we also discuss the phase and the group velocity of a matter wave, explicitly showing that both transform as ordinary velocities under a Lorentz transformation. We show that such a transformation rule is a necessary condition for the covariance of the de Broglie relation, and stress the pedagogical value of the Einstein-Minkowski-Lorentz relativistic context in the presentation of the de Broglie relation.

20 May 14:05

Metodo drastico per impedire di barare agli esami: spegnere tutta l’Internet del paese

by Paolo Attivissimo
Le misure necessarie per evitare che gli studenti barino durante gli esami scolastici sono diventate sempre più tecnologiche. Vietare l’uso dei telefonini pare ovvio (no, la scusa che lo si usa come calcolatrice non regge) e magari i sorveglianti più fantasiosi tengono d’occhio le persone che si coprono le orecchie con i capelli per nascondere un minuscolo auricolare Bluetooth.

C’è chi vorrebbe installare dei jammer per impedire le comunicazioni via Wi-Fi o tramite la rete cellulare, ma le leggi sulle telecomunicazioni lo vietano. Al massimo si può spegnere il Wi-Fi dell’istituto. Ma in Iraq è stato adottato un metodo più radicale: spegnere l’intera Internet del paese durante gli orari degli esami.

È questa la conclusione bizzarra alla quale sono arrivati gli esperti di analisi del traffico di Internet quando hanno notato una serie di blackout del traffico Internet in Iraq per tre ore ogni giorno, sempre alla stessa ora. Lo stesso fenomeno si era verificato anche l’anno scorso.

Ora è emersa una mail di un fornitore d’accesso a Internet in Iraq che conferma la teoria: “...tutti i circuiti e il servizio Internet verranno disattivati dalle 5 alle 8 del mattino. Durante questo periodo tutta la connettività Internet sarà disattivata in tutte le regioni dell’Iraq.”

Secondo The Register, gli esami in questione riguardano gli studenti del sesto anno delle scuole irachene, che sono obbligatorie soltanto fino a 11 anni: chi non ottiene voti alti a questi esami quasi sicuramente non proseguirà gli studi e quindi le sue prospettive di carriera dipendono moltissimo dai risultati. Questo significa che gli studenti sono molto motivati a barare pur di poter continuare a studiare: un concetto che magari a qualche giovane pigrone del primo mondo sembrerà un po’ alieno.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
20 May 13:58

[Policy Forum] Preprints for the life sciences

by Jeremy M. Berg
Jacopo.bertolotti

Summary: biologists still do not understand how ArXiv works

A preprint is a complete scientific manuscript (often one also being submitted to a peer-reviewed journal) that is uploaded by the authors to a public server without formal review. After a brief inspection to ensure that the work is scientific in nature, the posted scientific manuscript can be viewed without charge on the Web. Thus, preprint servers facilitate the direct and open delivery of new knowledge and concepts to the worldwide scientific community before traditional validation through peer review (1, 2). Although the preprint server arXiv.org has been essential for physics, mathematics, and computer sciences for over two decades, preprints are currently used minimally in biology. Authors: Jeremy M. Berg, Needhi Bhalla, Philip E. Bourne, Martin Chalfie, David G. Drubin, James S. Fraser, Carol W. Greider, Michael Hendricks, Chonnettia Jones, Robert Kiley, Susan King, Marc W. Kirschner, Harlan M. Krumholz, Ruth Lehmann, Maria Leptin, Bernd Pulverer, Brooke Rosenzweig, John E. Spiro, Michael Stebbins, Carly Strasser, Sowmya Swaminathan, Paul Turner, Ronald D. Vale, K. VijayRaghavan, Cynthia Wolberger
20 May 10:43

[In Depth] ‘Employment crisis’ for new Ph.D.s is an illusion

by Jeffrey Mervis
Tracking what happens to U.S. doctoral students in the sciences after they graduate and enter the workforce isn't easy. Last month the National Science Foundation (NSF) reported that U.S. universities awarded a record number of Ph.D. degrees in 2014: 54,070, with 75% conferred in science and engineering. And the media focused on their alleged gloomy job prospects. But those analyses aren't supported by the data. Part of the problem is that NSF conducts two related surveys, one of everybody finishing their Ph.D. and a second one that samples all Ph.D.-level scientists and engineers in the United States. To the untrained eye, the results seem contradictory: The first reports that only three in five had lined up a "definite employment commitment," whereas the second shows an unemployment rate of barely 2%. But the problem goes away if you know what to look for. Author: Jeffrey Mervis
19 May 14:33

Gridlock over Italy’s olive tree deaths starts to ease

by Alison Abbott

Gridlock over Italy’s olive tree deaths starts to ease

Nature 533, 7603 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/533299a

Author: Alison Abbott

A court ruling paves the way for disease-containment measures, but the risk of spread to other regions and nations remains.

19 May 10:55

Che farai, Pier da Morrone?

by Leonardo T
19 maggio - San Celestino V, al secolo Pietro Angelario, il papa che abdicò.

Che farai, Pier da Morrone? Sei venuto al paragone. Ogni tanto capita, in Italia più spesso che altrove, che un ruolo di grande responsabilità sia affidato a un individuo senza esperienza, una persona universalmente riconosciuta e stimata per i suoi ideali, a volte anche per la coerenza con cui li persegue - ma digiuna di politica. Il che a volte è considerato un valore, e in Italia più che altrove: se non capisci niente di politica è meglio, è una cosa sporca, fidati, magari ci firmi due carte e ci pensiamo noi. Può essere un sovrano, un dittatore, un ministro, anche solo un sindaco. Capitò anche a qualche papa. E ogni volta sembra di risentire la strofetta sardonica di fra Jacopone, poeta-frate-combattente contemporaneo di Dante, meno raffinato ma altrettanto italiano: che farai, Pier da Morrone? Vederimo el lavorato che in cella hai contemplato. Vedremo come si realizza nella pratica quello contemplavi nella tua povera cella. Ma s’è ’l monno de te engannato, séquita maledezzone!

Pier da Morrone, lo sanno tutti, non avrebbe davvero voluto fare il Papa. Era un anziano eremita, senza esperienza di politica, né di liturgia. Non parlava neanche bene il latino, in un secolo e in una situazione in cui gli sarebbe davvero servito. Nel suo volgare molisano (Isernia e Sant'Angelo Limosano se ne disputano la paternità), Pier da Morrone avrebbe potuto rispondere subito "No" ai messaggeri che gli portavano la notizia: dopo 27 mesi di stallo, i dodici cardinali in conclave avrebbero scelto te. Te la senti? Bastava un no. Pietro non lo disse. Secondo Petrarca cercò addirittura di fuggire; secondo i suoi biografi fu un po' tirato per il saio dai monaci dell'ordine che aveva fondato, e che in suo onore si sarebbero poi chiamati celestini. Fratel Pietro, tu puoi cambiare tutto. Chi altri se non tu. Fratel Pietro, è Dio che lo vuole. Fratel Pietro, tu puoi risolvere i problemi che infangano la Chiesa, con una sola parola, che è il nostro motto: povertà. Povertà. Fratel Pietro, se i cardinali hanno scelto te, un motivo ci sarà.
La tua fama alta è salita,
en molte parte n’è gita:
se te sozzi a la finita,
ai bon’ sirai confusïone.
I cardinali in realtà non sapevano più a che santo votarsi. Era una di quelle elezioni che non finivano mai: situazione molto incresciosa per i fedeli, giacché se da una parte è normale che dodici teste abbiano dodici priorità diverse, non si capisce perché lo Spirito Santo non debba esprimersi chiaramente in tempi brevi. Già in passato, per evitare situazioni del genere, erano state adottate misure estreme: nel 1268 i viterbesi esasperati avevano chiuso a chiave i cardinali nella grande sala del palazzo papale, dando luogo al primo vero "conclave". E siccome i porporati continuavano a litigare, avevano cominciato a scoperchiare il tetto. Alla fine era stato eletto un buon papa, Gregorio X, che aveva dato disposizioni molto dure onde evitare il ripetersi di un simile scandalo: dopo dieci giorni le porte dovevano essere sbarrate, e la dieta dei principi della Chiesa progressivamente ridotta fino al pane e all'acqua. Questo regolamento era poi caduto in disuso (sarebbe stato proprio Celestino a ripristinarlo), e così prima di eleggere Pietro da Morrone i porporati avevano già passato due anni a litigare, anche solo per decidere dove proseguire la discussione: a Roma, no che c'è la peste, a Rieti, anzi, facciamo a Perugia. Tra i dodici c'erano tre rappresentanti della famiglia Orsini, e due degli eterni avversari, i Colonna. L'equilibrio era quasi perfetto, al punto da suggerire l'idea che tirassero avanti sperando che qualche anziano morisse - un francese effettivamente morì. Nel frattempo i fedeli davano segni di impazienza.

Ma chi me lo fa fare di scendere.
Il segno più evidente lo diede Carlo d'Angiò detto lo Zoppo, re di Sicilia anche se sulla Sicilia propriamente detta non regnava: dal tempo dei Vespri l'isola era passata agli Aragona e Carlo doveva contentarsi della "Sicilia al di qua dello stretto", quella che oggi chiamiamo Italia meridionale. Da tempo Carlo lavorava a una soluzione diplomatica. Era persino riuscito a dividere il fronte degli aragonesi, alleandosi col fratello maggiore, Giacomo II che regnava a Barcellona, contro il fratellino Federico che era reggente a Palermo e non aveva intenzione di andarsene. Ma per firmare una pace seria aveva bisogno di un pontefice che la suggellasse. Se gli Orsini erano chiaramente dalla sua parte, i Colonna stavano con gli Aragona, forse perché finanziati da Federico o semplicemente per il gusto di mettere i bastoni nelle ruote degli Orsini.

A un certo punto Carlo d'Angiò decise di recarsi a Perugia, col manifesto proposito di metter fretta ai cardinali e allo Spirito Santo. Un gesto di arroganza inaudita. Quando irruppe nel conclave, i cardinali riuscirono a sbatterlo fuori, e pare che nell'occasione il più risoluto si mostrasse il cardinale di Anagni, Benedetto Caetani: sì, il futuro Bonifacio VIII. La discussione proseguì finché il decano, Latino Malabranca Orsini, non ebbe la pensata di mostrare una lettera che gli avevano recapitato. Il contenuto, una cosa del tipo 'se non vi sbrigate ci sarà l'apocalisse, sciagure e cavallette, ecc.' era forse la parte meno interessante. Di lettere così dovevano arrivarne di frequente, a tutti i presuli. Più stuzzicante era l'identità del mittente: Pier da Morrone. Non il solito eremita pazzo. Cioè. Eremita senza dubbio, e mediamente pazzo come tutti, ma universalmente conosciuto e stimato. Molto prima di varcare il Sacro Soglio, fratel Pietro era già una celebrità, un santo in terra, sin dai tempi in cui si era recato a piedi a Lione, per il concilio in cui Gregorio X sperava di sanare lo scisma d'oriente, nel 1273. Pietro poco o nulla sapeva di scismi, ma era preoccupato per la sorte del suo ordine, che come tutti quelli di più recente fondazione rischiava di essere sciolto. Tecnicamente si trattava di un ramo dei monaci benedettini, ma la povertà radicale che predicavano e praticavano li inseriva nel più vasto movimento pauperistico del Duecento.
Como segno a saietta,
tutto lo monno a te affitta:
se non ten’ belancia ritta,
a Deo ne va appellazione.
La Chiesa ufficiale non si era mai trovata a suo agio coi pauperisti. Predicare la povertà radicale poteva portare a forme di ribellione contro la proprietà privata e l'ordine costituito - era da secoli che succedeva. Con alcuni pauperisti ci si poteva ragionare: ad esempio Francesco d'Assisi aveva ottenuto il via libera da Innocenzo III, e il suo estremismo iniziale era diventato minoritario nel suo stesso ordine (Francesco probabilmente non era contento della piega che avevano preso gli eventi, ma era morto presto). La differenza tra essere bruciati come eretici e venerati come santi era minima e poteva dipendere da un niente, magari dal sogno di un pontefice che ha fatto indigestione. Gregorio X non solo aveva accolto il povero fratel Pietro con tutti gli onori, ma gli aveva chiesto di celebrare una messa per tutti i padri conciliari. Nessuno ne era più degno di lui, aveva affermato. Gregorio era in contatto diretto con tutti i più grandi personaggi della Chiesa del suo tempo: Tommaso d'Aquino, Bonaventura da Bagnoregio, Alberto Magno, Luigi IX re di Francia: l'Europa brulicava di futuri santi e Gregorio li conosceva tutti. Per cui no, Pietro da Morrone non era il solito eremita convinto che tutti i problemi si possano risolvere digiunando. Perlomeno, era un eremita stimato da papa Gregorio.

MA CHI ME LO FA FARE DI SCENDERE GIU'.
Tutto questo comunque era successo vent'anni prima. Da lì in poi, nulla di particolarmente eclatante era successo nella vita di Pietro: era tornato negli Abruzzi, dove si divideva tra il suo eremo preferito sulla Majella (Santo Spirito) e quello un po' meno estremo, più accessibile a visitatori e fans: Sant'Onofrio al Morrone nei pressi di Sulmona. A parte digiunare e inviare ai potenti della terra qualche profezia di sventura, Pietro non è che facesse un granché, né nessuno si aspettava molto altro. Era idea corrente che l'uomo più santo e meno corruttibile della terra vivesse una vita di privazioni da qualche parte negli Appennini, pregando per i peccati di tutti. Finché al cardinale decano non viene l'idea: e se incoronassimo lui? Ha più di ottant'anni, che male vuoi che faccia. Monsignor Latino Malabranca aveva più fretta degli altri, forse sapeva che non avrebbe passato l'estate (morì in agosto).

A quel punto a Perugia erano rimasti in sei cardinali: gli altri accorsero quando ormai l'idea si era conquistata un nocciolo duro di sostenitori. Non avendo i verbali possiamo ricamare a piacere: immaginare i cardinali che sbattono il pugno sul tavolo e dicono basta, qui mentre chiacchieriamo i cristiani perdono ogni fiducia nelle istituzioni, è ora di dare un segnale forte. Pensiamo fuori dalla scatola, allarghiamo il quadro, e qualche altra di queste menate da consiglio d'amministrazione che in ogni secolo si scrivono in una lingua diversa senza perdere la loro fumosa consistenza. Bisogna mostrare che recepiamo le istanze della base, insomma, quelli non fanno altro che gridare povertà povertà, credono che sia la chiave di tutti i problemi, e noi diamogliela. Pietro è perfetto, non ha mai scritto o detto nulla di lontanamente eretico, e soprattutto... è anziano. Già, quanti anni ha? Non si sa, ma va per i novanta.
Si se’ auro, ferro o rame,
provàrite en esto esame;
quign’ hai filo, lana o stame,
mustàrite en esta azzone.
Che si trattasse di una soluzione transitoria, in attesa di mettersi d'accordo su un nome più importante, era forse chiaro allo stesso monaco, che dopo qualche esitazione scelse di ereditare il nome dal titolare di uno dei pontificati più brevi della storia: Celestino IV, nel 1241, aveva regnato per appena 17 giorni. Pietro non si aspettava di durare parecchio di più. Il fatto è che mentre certi pauperisti muoiono molto presto, stroncati dalle privazioni che si autoinfliggono (Francesco d'Assisi, Caterina da Siena), altri viceversa sono molto longevi (Francesco da Paola). Probabilmente azzeccano la dieta giusta, riducono le frustrazioni e passano la novantina in tutta tranquillità. Un papa povero, digiuno di tutto e quindi anche di politica, poteva essere facilmente manovrabile: ma da chi?

Non ci volle molto tempo per scoprirlo. Re Carlo lo Zoppo da Napoli andò a prenderlo direttamente alla Majella, e non lo avrebbe più mollato. Pietro non riuscì nemmeno a raggiungere i cardinali a Perugia: fu probabilmente Carlo a sconsigliarlo di uscire dai confini del suo regno. Papa Celestino V non risedette mai a Roma, né la cosa dovette dispiacergli troppo: c'era stato da giovane, per studiare, e se n'era andato appena aveva potuto. Fu incoronato nella cattedrale più vicina al suo eremo, all'Aquila: quella basilica di Santa Maria di Collemaggio che secondo la leggenda era stata costruita su sua richiesta (quand'era un semplice eremita aveva trovato riparo in una chiesa diroccata, e la Vergine in sogno gli aveva chiesto una Basilica più grande in loco). Celestino entrò all'Aquila come Gesù a Gerusalemme, a dorso di un asino a cui re Carlo teneva le briglie. La metafora si prestava a diversi piani di lettura (continua sul Post)
19 May 08:16

Low-cost headsets boost virtual reality’s lab appeal

by Davide Castelvecchi
Jacopo.bertolotti

@Riccardo: this is for you! :-D

Low-cost headsets boost virtual reality’s lab appeal

Nature 533, 7602 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/533153a

Author: Davide Castelvecchi

A wave of user-friendly devices is making the technology an attractive research tool.

18 May 09:13

Celestial mechanics: Fresh solutions to the four-body problem

by Douglas P. Hamilton

Celestial mechanics: Fresh solutions to the four-body problem

Nature 533, 7602 (2016). doi:10.1038/nature17896

Authors: Douglas P. Hamilton

Describing the motion of three or more bodies under the influence of gravity is one of the toughest problems in astronomy. The report of solutions to a large subclass of the four-body problem is truly remarkable.

18 May 09:12

Row over proposed Italian biomedical centre intensifies

by Alison Abbott

Row over proposed Italian biomedical centre intensifies

Nature 533, 7602 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/533158a

Author: Alison Abbott

Document submitted to the Italian Senate criticizes institute that will oversee a €1.5-billion project.

18 May 09:11

The pressure to publish pushes down quality

by Daniel Sarewitz

The pressure to publish pushes down quality

Nature 533, 7602 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/533147a

Author: Daniel Sarewitz

Scientists must publish less, says Daniel Sarewitz, or good research will be swamped by the ever-increasing volume of poor work.

17 May 14:34

Anderson Mobility Gap Probed by Dynamic Coherent Backscattering

by L. A. Cobus, S. E. Skipetrov, A. Aubry, B. A. van Tiggelen, A. Derode, and J. H. Page

Author(s): L. A. Cobus, S. E. Skipetrov, A. Aubry, B. A. van Tiggelen, A. Derode, and J. H. Page

We use dynamic coherent backscattering to study one of the Anderson mobility gaps in the vibrational spectrum of strongly disordered three-dimensional mesoglasses. Comparison of experimental results with the self-consistent theory of localization allows us to estimate the localization (correlation) …


[Phys. Rev. Lett. 116, 193901] Published Fri May 13, 2016

17 May 07:56

Vaccinazioni, Red Ronnie e Nicola Porro: questa non è democrazia

by Billy Pilgrim

Parliamoci chiaro: Luca Mazzone, autore di questo post, la puntata di Virus sulle vaccinazioni non l’ha proprio vista. O, se l’ha guardata, forse nel frattempo stava facendo altro (stirare? Leggere un Harmony? Scommettere alle corse dei cavalli?).

Perché un conto è rivendicare il diritto a informare e a mostrare l’ignoranza per quello che è (perfettamente incarnata, nel caso specifico, dalle teorie di Red Ronnie), ma tutto un altro paio di maniche è difendere un prodotto destinato al pubblico generalista che presenta il dibattito su un problema scientifico come “confronto fra idee”. D’altronde, ‘Il contagio delle idee’ è proprio il titolo che il giornalista Nicola Porro ha voluto dare alla parte del suo programma dedicata ai vaccini, quasi a sottolineare che, in fondo, le personalissime opinioni di un DJ degli anni ‘70 hanno lo stesso peso dei dati presentati da un virologo di lungo corso, Roberto Burioni. E se questo non fosse stato abbastanza chiaro abbastanza sin dall’inizio, a un certo punto è lo stesso Porro a ricordare agli ospiti che l’intervento di Eleonora Brigliadori, attrice e conduttrice televisiva convertitasi all’antroposofia, è una “posizione da rispettare e da sentire”, esattamente come i fatti riportati qualche minuto prima dal medico e ricercatore Burioni.

Tutto questo basterebbe di per sé ad affossare la credibilità di un talk-show che vorrebbe fare informazione (dati scientifici ≠ opinioni), ma fingiamo, anche solo per un attimo, di sostenere la necessità del dibattito ad ogni costo (in nome di una presunta quanto fittizia potenzialità euristica della discussione da bar), e andiamo a vedere concretamente fino a che punto si è spinta la par condicio del conduttore Nicola Porro. Nel corso della trasmissione, il dottor Burioni interviene solamente una volta, mentre Red Ronnie prende la parola a ben tre riprese, alternato da un mix di opinioni (favorevoli o contrarie) di non-specialisti, genitori con esperienza traumatiche di vario tipo e gente fermata per strada (sic!). Il segmento si conclude poi con il delirio di Eleonora Brigliadori, che di fatto chiude la discussione senza che l’unico scienziato presente in diretta abbia la possibilità di replicare alle baggianate dell’attrice; al netto di 31 minuti circa di dibattito a Burioni viene lasciata la parola per soli 3 minuti – meno del 10% della durata complessiva del programma.

Insomma, alla scienza è stato lasciato ben poco spazio nel salotto democratico di Nicola Porro, che a quanto pare preferisce dar libero sfogo ai matti del villaggio piuttosto che approfondire la questione con la deontologia professionale che il suo ruolo richiederebbe. Qualunquismo non è progressismo, caro Luca Mazzone, e la libertà d’opinione a cui fai appello con tale veemenza nel concreto si riduce a puro brainwashing mediatico. Tanto più che qui vi è in ballo la salute dei minori, non qualche principio libertario sparato a caso giusto per compiacersi della propria onestà intellettuale.

Onestà intellettuale di cui, nel caso di Porro, non si è proprio vista ombra.

15 May 15:36

EU agreement lets travelers watch Netflix like they're at home

by Jon Fingas
Jacopo.bertolotti

If you are a British traveller you are likely to be out of the EU by the time this is in place and thus out of the deal.

Most streaming services aren't very useful when you leave your home country. If you don't lose access entirely, you'll probably be forced to look at unfamiliar content and equally unfamiliar languages. However, that shouldn't be a problem in the Eu...
11 May 15:14

il sabato a X-Factor e il lunedì al Leoncavallo



il sabato a X-Factor e il lunedì al Leoncavallo

11 May 08:04

Emission regimes of random lasers with spatially localized feedback

by Antonio Consoli Cefe Lopez
Antonio Consoli, Cefe Lopez
We report the experimental results obtained with a novel architecture for random lasing, in which the active material, free of scatterers, is placed between two large scattering regions. Lasing emission is investigated as a function of the illuminated area of the scattering regions, obtaining ... [Opt. Express 24, 10912-10920 (2016)]
11 May 08:00

Photo



10 May 16:58

Saturday Morning Breakfast Cereal - Correlation Chains

by admin@smbc-comics.com

Hovertext: ALL VARIABLES ARE DEPENDENT VARIABLES


New comic!
Today's News:
10 May 14:52

Ausilii per le moltiplicazioni

by Maurizio Codogno

Come si facevano le moltiplicazioni senza le calcolatrici? A mano. Ma esistevano strumenti appositi per semplificare la vita [Continua]

The post Ausilii per le moltiplicazioni appeared first on Il Post.

10 May 09:12

Saturday Morning Breakfast Cereal - Bias

by admin@smbc-comics.com

Hovertext: I totally agree with you, Zach. And that's how I know the moon landing was fake.


New comic!
Today's News:

Thanks to Marie for the diction suggestion. 

09 May 08:36

Omnidirectional transformation-optics cloak made from lenses and glenses

by Tomáš Tyc
Tomáš Tyc, Stephen Oxburgh, Euan N. Cowie, Gregory J. Chaplain, Gavin Macauley, Chris D. White, Johannes Courtial
We present a design for an omnidirectional transformation-optics (TO) cloak comprising thin lenses and glenses (generalized thin lenses) [J. Opt. Soc. Am. A33, 962 (2016)1084-7529JOAOD610.1364/JOSAA.33.000962]. It should be possible to realize such devices in pixelated form. Our design is a ... [J. Opt. Soc. Am. A 33, 1032-1040 (2016)]
09 May 08:20

Fascista io, fascista tu

by Leonardo T
In questi mesi sapete quante volte avrei potuto tirar fuori tutto il nero che mi cresceva dentro, e invece no.

Tutte le volte in cui si parlava di premio di maggioranza, e avrei potuto far notare che l'inventore del concetto "premio di maggioranza" si chiama Benito Mussolini, e non l'ho (quasi) mai fatto, perché... boh, perché era troppo facile, forse un po' sleale.

Tutte le volte in cui ho sentito dire che la governabilità è importante, e che ovunque nel mondo se arrivi al 40% ti fanno governare lo stesso, salvo che non è vero, tranne forse in Grecia e in Ispagna; e avrei potuto far notare che in comune con questi due Paesi mediterranei abbiamo anche un passato di regimi totalitari; e non l'ho fatto.

E avrei potuto chiamare l'Italicum Acerbo-bis, ma non l'ho fatto, perché non sono tanto accecato dal mio antirenzismo da non notare la differenza tra la soglia del 25% prevista da Giacomo Acerbo nel 1923 e quella del 40% a cui Renzi si è fermato (certo, all'inizio voleva il 35%...)

E quella volta che in una bozza di riforma la Boschi aveva ribattezzato il Senato "Camera delle Autonomie", e aveva previsto che ne facessero parte ventuno membri nominati direttamente dal Presidente della Repubblica “per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". Ventuno. E avrei potuto scrivere ehi ehi ehi, guardate che l'Accademia d'Italia l'aveva già fondata Mussolini: sarebbe stato un goal a porta vuota, e non ho tirato (almeno ai tempi di Mussolini il Capo di Stato non avrebbe potuto usare un pacchetto così consistente per assicurarsi la rielezione, perché era già sovrano a vita).

E quando la Camera delle Autonomie è ridiventata il Senato, ma comunque un senato assurdo pieno di consiglieri provinciali nominati per cooptazione, quanto sarebbe stato facile parlare di Camera dei Fasci e delle Corporazioni? Ma non l'ho fatto: anche lì, troppo facile. Ma fuorviante.

E tutte le volte che ho letto un titolo sull'"ira di Renzi", e ho pensato che a quasi un secolo di distanza, il trucchetto di Mussolini funzionava ancora, e mi sono chiesto se Renzi fosse consapevole di copiarlo: ma me lo sono chiesto tra me e me, e non l'ho scritto da nessuna parte; perché pensavo che il mondo non avesse bisogno di un altro pezzo dove Renzi era paragonato a Mussolini.

Perché alla fine io non credo che Renzi sia un fascista, o più precisamente un Mussolini.

Certo, è sospinto da un'ambizione ugualmente smisurata. E tende, più o meno come tutti gli autocrati, a circondarsi di mediocri e allontanare i migliori. Ma non si è formato su Nietzsche e Sorel, non disprezza (così tanto) la democrazia parlamentare, non crede nel destino del popoli, non è un violento. Sulla crisi dei profughi, fin qui, è stato persino bravo. Quindi no, non ha senso cogliere nel mucchio tutti i piccoli dettagli che il renzismo ha in comune con quell'altra cosa. E di solito non lo faccio.

Poi un giorno il ministro Boschi mi fa notare che se voto no alla sua riforma costituzionale la penso come Casa Pound. 

E quindi, insomma.

Cara ministra, se io la penso come Casa Pound, lei la pensa come quel tale Giacomo Acerbo che preparò un premio elettorale per far vincere le elezioni a Mussolini. Mus-so-li-ni. Lo sa chi è stato il primo a vincere un'elezione col premio? Mus-so-li-ni. E allora sa cosa le dico, rispettosamente? la sua Camera dei Fasci e delle Corporazioni - pardon, il suo Senato di cooptati dalle regioni, se lo vota lei. Mi dispiace che non è riuscita a reintrodurre gli accademici d'Italia con le loro belle feluche, ma sarà per la prossima volta. Tenga duro, lo sa quanto ci mise Bottai? Ma forse preferisce che le dia del Voi.

Rispettosamente vostro, Eja eja, eccetera.
07 May 14:58

Anomalous Floquet-Anderson Insulator as a Nonadiabatic Quantized Charge Pump

by Paraj Titum, Erez Berg, Mark S. Rudner, Gil Refael, and Netanel H. Lindner
Jacopo.bertolotti

It will take me ages to understand this one. Anyone with a pre-digested explanation is welcome!

Author(s): Paraj Titum, Erez Berg, Mark S. Rudner, Gil Refael, and Netanel H. Lindner

Researchers discover a unique topological phase present in a periodically driven, two-dimensional system: All of its bulk Floquet states are localized by disorder while its edges support propagating chiral modes.


[Phys. Rev. X 6, 021013] Published Fri May 06, 2016

07 May 10:47

_Uncommon Mathematical Excursions_ (libro)

by .mau.
Jacopo.bertolotti

Mi incuriosisce. Prima o poi gli do un'occhiata

9780883853412Ci sono temi matematici che sono seri, non necessariamente complicati, ma che per una ragione o per l’altra non si studiano mai a scuola e nemmeno all’università. Questo libro (Dan Kalman, Uncommon Mathematical Excursions : Polynomia and Related Reams, MAA 2009, pag. 279, $61.95, ISBN 9780883853412) ne raccoglie qualcuno, come per esempio la teoria sulle funzioni simmetriche e la risoluzione delle equazioni di terzo e quarto grado rivista alla loro luce. L’idea è insomma di riprendere questi temi e rileggerli con il senno di poi: astorico ma utile. Il testo è indubbiamente a livello universitario, e non tutti i temi trattati hanno lo stesso appeal: per esempio la parte sui moltiplicatori di Lagrange e il loro significato geometrico l’ho saltata a piè pari, mentre mi è piaciuta molto la parte sul calcolo infinitesimale senza infinitesimi e l’ultimo capitolo che parla dei “miracoli dell’analisi matematica”, che permette con relativamente poca fatica di ottenere risultati validi per il mondo reale e che sarebbero difficili se non impossibili da ottenere con tecniche finite. Ma se qualcuno è curioso e vuole capire meglio alcune tecniche che a scuola si insegnano a macchinetta il testo risulterà assai utile.

07 May 10:28

Productive Heart

by The Awkward Yeti

Productive Heart

07 May 10:28

Saturday Morning Breakfast Cereal - What Researchers Study

by admin@smbc-comics.com
Jacopo.bertolotti

What I love about this (beside the hovertext punchline) is that mathematicians, engineers and bioengineers are kept out of the "scientists" category :-D

Hovertext: I wonder if chemists feel bad that they're always left out of these sorts of jokes.


New comic!
Today's News:
06 May 09:31

Synopsis: Fractals for Sharper Vision

A material with fractal geometry can focus microwaves onto a spot 15 times smaller than their wavelength.


[Physics] Published Thu May 05, 2016

06 May 08:58

Apple Music ti cancella la musica dal computer: utente perde 122 giga di canzoni

by Paolo Attivissimo
Ha fatto subito il giro del mondo il racconto della disavventura capitata a James Pinkstone, di Atlanta, negli Stati Uniti: Apple Music, il servizio di streaming musicale a pagamento di Apple, ha cancellato ben 122 gigabyte di musica dal suo Mac. Compresi i brani che lui stesso aveva composto. E lo ha fatto, dice, senza dare alcun preavviso e senza chiedere il consenso. Non solo: quando ha contattato l’assistenza Apple gli è stato detto che Apple Music stava funzionando correttamente e che questa cancellazione era un comportamento previsto.

Se siete uno dei circa undici milioni di utenti paganti di Apple Music, la storia del signor Pinkstone è da brivido; in generale, è un monito per chiunque affidi i propri dati al cloud. Che, va ricordato, è un termine di marketing per non dire “il computer di qualcun altro”.

Apple Music, infatti, inizialmente legge tutti i brani audio presenti nel computer dell’abbonato, li confronta con quelli che Apple ha in archivio e poi cancella dal computer quelli che gli risultano presenti in archivio. Quando l’abbonato vuole ascoltare un brano su uno qualunque dei propri dispositivi, Apple glielo manda in streaming. Questo fa risparmiare spazio su disco e consente di avere la musica a disposizione ovunque.

Il problema, racconta il signor Pinkstone, è che il software di confronto e riconoscimento dei brani è impreciso e sbaglia a identificare i brani, per esempio confondendo una versione di una canzone con un’altra, e quindi capita che sostituisca un’edizione rara con quella generica più comune, una cover con un originale, una versione dal vivo con quella registrata in studio. L’edizione rara, magari trovata con fatica, viene cancellata dal computer dell’abbonato.

Peggio ancora, quando Apple Music incontra un brano che non riconosce, lo preleva dal computer dell’abbonato, lo copia sui propri server e poi lo cancella dal computer dell’utente. E lo fa anche con i brani composti dall’utente, come nel caso del signor Pinkstone. Questo significa che Apple controlla l’accesso dell’autore alla sua musica, e dato che Apple Music è un servizio a pagamento, l’utente deve pagare per avere accesso alle proprie composizioni o alla musica che aveva già pagato acquistandola per esempio su CD.

James Pinkstone è riuscito a recuperare tutta la propria musica attingendo a un backup, ma chi non ha una copia di scorta della propria collezione musicale rischia di trovarsi a dipendere da Apple e doverle pagare un abbonamento. Peggio ancora, chi elimina il proprio account Apple Music dopo i primi tre mesi di prova gratuiti rischia di aver perso tutto.

C'è chi fa notare che in realtà Apple Music avvisa prima di cancellare, ma lo fa in modo poco chiaro ed è facile sbagliarsi: forse è quello che è successo al signor Pinkstone e ad altri utenti in passato. Comunque sia, la vicenda evidenzia bene il rischio molto concreto dell’attuale tendenza ad affidarsi a servizi cloud senza conservare una propria copia locale dei dati: si diventa dipendenti dall’accesso a Internet e soprattutto dagli umori del fornitore del cloud per l’accesso ai propri dati e per la loro integrità. E se il cloud sbaglia o l’abbonamento scade, i dati sono persi o silenziosamente alterati per sempre.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.