Shared posts

28 Jan 13:43

Deir Ezzor

by fabristol

Quando le truppe siriane sono entrate ad Aleppo Est la prima cosa che i soldati hanno scritto sui social network è stata: “La città è vuota. Dove sono le centinaia di abitanti intrappolati?” Impossibile stimare il preciso numero degli abitanti di Aleppo Est ma dopo la sua liberazione pare che fossero tra i 40000 e i 50000, e questo numero includeva pure i militanti jihadisti stranieri provenienti da mezzo mondo. L’intera macchina propagandistica occidentale si era messa in moto per mesi e mesi, usando informazioni false e ricostruite, per lo più prese dallo Syrian Observatory for Human Rights, una “agenzia” di stampa capitanata da un proprietario di una bottega di Coventry, in UK. La BBC prende il 99% delle notizie da un uomo che vive in Inghilterra e che ha “contatti sul terreno” e che come lavoro full time ha un negozio a Coventry. Che giornalismo! Pagato dai contribuenti ovviamente. Tutto quello che i media mainstream vi dicono è premeditatamente edulcorato, cambiato e filtrato e molto più spesso di quanto pensiate inventato di sana pianta. La guerra siriana è il più grande scam dell’epoca moderna, la madre di tutte le fake news. Ogni volta che leggo notizie sui media occidentali e poi le confronto con quelle delle mie fonti locali rimango shockato dall’approssimazione, partigianeria e malignità di quello che viene riportato.

Ora prendete come esempio quello che sta succedendo in questo momento in Siria: una città assediata da 30 mesi dall’ISIS in mezzo al deserto siriano con al suo interno 120000 persone è stata attaccata nelle ultime ore da migliaia di jihadisti che hanno conquistato buona parte dei quartieri vicino all’aeroporto (l’unico modo per civili e militari di ricevere beni di prima necessità). Questa città che per anni ha eroicamente resistito contro un’orda di barbari sta per essere conquistata e i suoi abitanti sterminati. Questa città si chiama Deir Ezzor. Nessuno ne parla, nessun hashtag #savedeirezzor, nessuna crisi umanitaria, nessun ONU che chiede l’intervento della coalizione. Niente, silenzio più totale. Queste persone, civili assediati da anni non meritano alcuna attenzione. Tanto più che questo attacco è risultato letale grazie anche al bombardamento di alcuni mesi fa in cui i caccia americani hanno ucciso quasi 100 soldati siriani e ha permesso all’ISIS di conquistare una collina strategica che si affaccia sull’aeroporto. Ne parlai qui. E guarda caso avviene proprio dopo che il governo siriano stava avanzando verso Al Bab per evitare che la Turchia la conquistasse. I casi della vita. Infatti fa tutto parte di un piano per niente segreto degli USA per cui la parte nord-orientale della Siria deve essere ripulita da elementi siriani/sciiti. E Deir Ezzor è proprio lì a rompere i piani, un puntino rosso circondato dal nero dell’ISIS. Un brufolo di 120mila anime che deve essere eliminato. Con il silenzio complice dei media del mondo.

 


01 Dec 16:15

11/30/16 PHD comic: 'Academic Apps'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Academic Apps" - originally published 11/30/2016

For the latest news in PHD Comics, CLICK HERE!

01 Dec 16:02

I bambini che non esistono

by fabristol

cxtchonxcaaiiozHo volutamente aspettato qualche giorno ma niente. Nessuna copertina di giornale, nessuna manifestazione di protesta, nessun commento dall’ONU. La BBC ha perfino edulcorato last-minute un articolo mettendo la notizia in un angolo (vedi screenshot qui sotto). Stile propaganda sovietica, quando i giornalisti dovevano avere i propri articoli approvati da un commissario di partito. La propaganda occidentale moderna è subdola, ed è ben peggiore di quella comunista o nazifascista: almeno questi ultimi le notizie le riportavano distorte oppure aumentavano i numeri di morti e feriti a seconda della convenienza. I media occidentali moderni invece ignorano le vittime e le stragi che non fanno parte della loro linea ideologica. Se non sei su Google, si dice, non esisti. Se una strage non è sulle agenzie occidentali non esiste o se esiste è propaganda del nemico quindi falsa.cxvo16_w8aanc2v-jpg-large

Tutto questo per dirvi che i famosi “ribelli moderati” pagati dagli USA hanno bombardato una scuola di Aleppo Ovest, quella ancora sotto il governo siriano. Otto bambini sono morti e 32 sono feriti. Queste immagini qui sopra sono raccapriccianti ma è giusto che le vediate, almeno da questo piccolo blog, visto che per le agenzie giornalistiche questi bambini neanche esistono.

Bonus: ogni tanto sui canali governativi spuntano fuori le prove delle immagini “fake” distribuite dai White Helmets (i volontari pagati dall’occidente per aiutare le popolazioni civili nelle zone dei ribelli) ai media occidentali. Ce ne sono veramente tante (gente che si trucca con polvere bianca e sangue finto, morti che in alcuni scatti aprono gli occhi o sorridono) ma questa la supera tutte. In pratica qualcuno dei ribelli ha uploadato il video per sbaglio senza tagliare la parte iniziale. Ma il web non perdona e non si può più tornare indietro una volta che hai schiacciato il bottone invio. Queste sono le fonti ufficiali da cui i media occidentali abboccano ogni giorno. Buona visione!

 


01 Dec 16:00

Pubblicare da morti [Pillole]

by Maurizio Codogno

Solo Paul Erdős può farlo, mi sa.

The post Pubblicare da morti [Pillole] appeared first on Il Post.

24 Apr 22:30

Gli orologi di Fourier — 1. Homer Simpson destrutturato

by zar


“Guarda che bello!”.

“Ma cos'è?”.

“Un orologio…”.

“…con le lancette che vanno al contrario”.

“Eh, vabbé, è un orologio matematico. L'importante è che abbia almeno due lancette che si muovono a velocità diversa”.

“Almeno? Quante lancette vuoi?”.

“Un numero qualsiasi, basta che ruotino a velocità diverse”.

“Un orologio complicato”.

“Oh, sì, e lo complichiamo ulteriormente. Immagina di sommare, in un certo senso, le lancette”.

“E come si fa?”.

“Come se tu dovessi sommare dei vettori. In realtà quelle che tu chiami lancette dell'orologio sono vettori rotanti”.

“Ah. E come li sommo? Con la regola del parallelogramma?”.

“Quello è un modo, altrimenti potresti sommarli mettendoli in sequenza, la coda del secondo vettore parte dalla punta del primo. Quello che i fisici chiamano metodo punta-coda”.

“Vediamo: se li sommo con la regola del parallelogramma, otterrei una figura del genere”.



“Molto bene”.

“Non saprei come fare una figura in movimento col metodo punta coda, però”.

“Ecco qua:”.



“Ahh, ma è bellissimo! Epiciclo e deferente, vero?”.

“Esatto”.

“E adesso?”.

“E adesso sporchiamo un po' la figura: vediamo che traccia lascia la somma delle due lancette”.



“Molto bella”.

“E immagina i disegni che si possono fare con tre lancette, o quattro, o molte di più”.

“Chissà che complicazioni”.

“Guarda qua:”.



“!”.

“Bello, eh?”.

“Meraviglioso, ma come hanno fatto?”.

“Con una tecnica scoperta da Fourier”.

“E come funziona? Non saranno andati per tentativi, no?”.

“Eh, no, hanno preso l'immagine che volevano ottenere e hanno fatto andare le lancette al contrario”.
24 Apr 22:29

PI GRECO: FORMULA DI STIRLING E TORTE NUZIALI

by Leonardo Petrillo
Come ogni anno, si avvicina il giorno in cui si festeggia la famosa costante matematica pi greco, ovvero il pi day (14 marzo).
Per celebrare questo magico numero in questo post parleremo di un'importante formula in cui fa capolino pi greco.
Iniziamo la sua presentazione riportando un interessante passo da "Le grandi domande, Matematica" di Tony Crilly:

"L'onnipresenza dei computer nella vita moderna ha fatto sì che occorra un gran numero di formule nell'ambito della «combinatoria», la branca della matematica che calcola le possibili combinazioni di oggetti. Tre oggetti, diciamo a, b e c, danno luogo a 3 × 2 × 1 = 6 «permutazioni» (abc, acb, bac, bca, cab, cba) e fin qui non serve una formula. Ma se, ad esempio, stessimo considerando dieci oggetti, il numero di possibili permutazioni salirebbe a 3.628.800, e a un valore formidabile di 9,33 × 10¹⁵⁷ oggetti? Adesso chiaramente una formula ci risparmierebbe molta fatica. Ed è qui che viene in nostro aiuto la «formula di Stirling», così chiamata dal nome del matematico scozzese James Stirling. Che nella formula compaiano anche la costante π e la costante di eulero e è una sorpresa. La presenza di π, che in genere ha a che fare con le circonferenze, e di e, che ha a che fare con la crescita, ci ricorda i nessi sorprendenti che ci offre la matematica, a maggior ragione considerando che il problema originario riguarda solo la moltiplicazione di numeri interi. Eppure la formula è notevole anche per la bontà della sua approssimazione al valore effettivo: nel caso di 100 oggetti se ne discosta appena dello 0,083%."

Dunque, tirando le fila del discorso incominciato da Crilly, la formula di Stirling (detta anche approssimazione di Stirling o formula approssimata di Stirling o formula di Moivre-Stirling, giacché fu il francese de Moivre il primo a stabilirla, anche se con una costante diversa) fornisce la valutazione approssimata del fattoriale di un numero n › 0.

Continua a leggere...»
24 Apr 22:22

La storia degli avvistamenti di volti umani ed oggetti sulla superficie di Marte

by verascienza

Succede a volte in Rete di trovare siti più o meno seri o testate giornalistiche che alla continua ricerca di click propongono, ai loro lettori, storie di strani avvistamenti avvenuti sul noto pianeta rosso. Tra le varie foto pubblicate, ci si può imbattere in quelli che a prima vista sembrano davvero oggetti e costruzioni più varie che viene facile associare per istinto ad antiche civiltà o che suscitano in molti fantasie sugli alieni.

Marte – immagine ripresa dalla sonda Viking 1 e pubblicata dalla NASA il 31 Giugno del 1976

Ovviamenti alla NASA non sono cattivoni e non c’è nessun complotto in atto per nascondere le prove dell’esistenza di antiche civiltà su Marte. Purtroppo è tutto frutto del nostro cervello, l’organo più importante che abbiamo e grazie a cui siamo quelli che siamo, non è infallibile. Perchè dunque molti sono portati a vedere cose strane su Marte? Un ruolo essenziale lo gioca la pareidolia, ovvero la tendenza a ricondurre a oggetti a noi noti quelle che in verità sono forme casuali. Quando osserviamo una qualsiasi cosa, la nostra mente tende a ricercare nell’archivio dell’esperienza pregressa un qualche cosa che già conosce e da associare a ciò che stiamo guardando. Questo processo di identificazione e categorizzazione degli oggetti, fa parte del nostro sistema di apprendimento e della nostra natura.

Marte – la stessa foto ripresa negli anni recenti dal Mars Reconnaissance Orbiter con la telecamera HIRISE

Questa immagine, nota come “Faccia su Marte” o Volto di Cydonia dimostra con quale facilità può essere ingannato il nostro cervello. Un altro esempio recente è il seguente, quella che sembra una sorta di “scultura” calpestata dal rover Curiosity della NASA.

La verità è che vediamo e cerchiamo di vedere volti ovunque, per ora gli unici alieni che abbiamo trovato su Marte sono quelli costruiti nella nostra testa. Seguono esempi vari di paraidolia

Una faccia dove meno te l’aspetti

Un uccellino o una chiesa?

 Una temibile scopa aliena

24 Apr 22:20

Macchine che imparano #1: autori e autrici

by Paolo Alessandrini
Qualche anno fa frequentai un corso di scrittura creativa. Ad ogni appuntamento il docente, che tra l'altro era uno scrittore e poeta piuttosto noto, ci assegnava, come compito per la lezione successiva, la stesura di un racconto su un tema fissato.
Una volta uno di noi gli domandò se fosse in grado di capire, leggendo un racconto anonimo, di determinare il genere dell'autore (cioè se fosse uomo o donna). Il docente rispose che sì, con un po' di esercizio e di intuito si riesce abbastanza facilmente. Non fummo abbastanza cattivi da metterlo alla prova con alcuni nostri racconti privati dell'indicazione dell'autore.
 Ora, un compito di questo tipo sembra richiedere una tale dose di intuizione e di sensibilità, doti squisitamente umane, che difficilmente potremmo pensare di affidarlo a una macchina.
Eppure qualcuno ci ha pensato, e in rete si trova persino una pagina in cui potete verificare l'abilità del computer in questo difficile esercizio.

L'identificazione del genere dell'autore di un testo è infatti uno degli innumerevoli campi in cui sono state applicate le tecniche di apprendimento automatico (in inglese "machine learning").

A partire da questo post comincerò a esplorare questo vastissimo ambito dell'intelligenza artificiale di cui oggi si sente parlare sempre di più e sul quale università e aziende stanno investendo in misura sempre maggiore.

L'idea alla base dell'apprendimento automatico è molto semplice: affinché un computer riesca a risolvere un tipo di problema particolarmente difficile, come quello descritto sopra, la strategia migliore è la stessa che gli insegnanti utilizzano spesso con i propri studenti: mostrare alcuni esercizi svolti, e poi verificare se gli alunni sono in grado di risolvere da soli altri problemi dello stesso tipo.

Nel panorama odierno dell'intelligenza artificiale il machine learning è la tendenza di gran lunga dominante. Sono da un bel po' considerati old-style gli approcci utilizzati da metodologie come i sistemi di produzione o i sistemi esperti: programmi la cui ambizione era possedere fin dall'inizio l'intera base di conoscenza relativa a un dato argomento, ed essere così capaci di risolvere ogni problema di un certo tipo in maniera diretta, sulla base di deduzioni logiche.
La debolezza dei sistemi esperti era la loro incapacità di imparare dall'esperienza.
Negli anni Settanta e Ottanta, per esempio, si realizzarono sistemi esperti il cui compito era effettuare diagnosi di malattie in funzione dei sintomi segnalati dai pazienti. Anche ammettendo di poter introdurre in un simile sistema tutte le conoscenze dei migliori luminari del pianeta, il programma, una volta confezionato, poteva iniziare a formulare diagnosi, magari anche azzeccate, ma era destinato a restare un medico artificiale sempre uguale a se stesso: in altre parole, non era in grado di imparare dalla propria esperienza, cioè dai propri successi e dai propri errori.

Tratto da http://eecs.wsu.edu/~cook/ml
Una persona, prima di iniziare a lavorare, deve andare a scuola per un po' di anni: analogamente, un algorimo di apprendimento automatico, prima di cominciare a emettere le sue risposte, deve essere addestrato, cioè deve analizzare un grande numero di problemi dello stesso tipo, ciascuno completo di soluzione preconfezionata. Il programma, sulla base di questi esempi, impara, cioè costruisce e via via perfeziona un proprio "modello" interno del problema, che viene poi adoperato quando sarà il momento di lavorare davvero senza conoscere in anticipo la risposta.

Questo approccio si è rivelato ottimale per un insieme innumerevole di problemi, soprattutto quelli molto complessi per i quali non esiste una formula esatta per determinare a colpo sicuro le risposte e le predizioni desiderate.
In altre parole, a causa della complessità di questi problemi, non possiamo più ambire alla perfezione assoluta, ma dobbiamo anzi accettare una percentuale di errore (comunque limitata).
Le tecniche di un tempo, fondate su schemi rigidi di deduzione, cercherebbero di risolvere questi problemi in modo esatto, ma impiegherebbero tempi biblici prima di produrre qualcosa, il che francamente non è quello che desideriamo.

Uno dei modi per superare questa empasse è il machine learning. Un altro filone algoritmico di cui ho già parlato in passato (ad esempio qui e qui), è costituito dai metodi euristici: anche questi, seppure attraverso un percorso un po' diverso, soddisfano il bisogno di meccanismi meno rigidi, che accettano l'approssimazione e che si avvicinano alla soluzione del problema attraverso una ricerca graduale.
I due mondi, apprendimento automatico e tecniche euristiche, non sono tra di loro separati in modo netto, ma si intersecano reciprocamente in molti casi.

La necessità di ricorrere a metodologie "soft", non rigide ma basate su paradigmi "moderni" (euristici, evolutivi, di apprendimento, e così via) è resa ancora più stringente dal fatto che i dati da elaborare arrivano spesso in quantità molto grandi, a grande velocità, e con formati molto eterogenei (i famosi "big data").
Da queste confuse e furiose basi di conoscenza si vorrebbe poter estrarre informazioni pregiate, che purtroppo se ne stanno solitamente ben nascoste come minuscoli aghi d'oro nello sterminato pagliaio informativo. Le numerose tecniche basate sull'idea dell'apprendimento automatico escono spesso vincitrici in questo genere di sfida, a condizione che i dati vengano inizialmente "puliti" e resi omogenei, che venga scelto l'algoritmo più appropriato per il problema da risolvere, e che il programma sia ben addestrato nella fase iniziale.

L'esempio con cui ho aperto questo post è emblematico. Per poter sviluppare un programma capace di riconoscere se un racconto è stato scritto da uno scrittore o da una scrittrice, possiamo certamente pensare ad un approccio di tipo "machine learning". Certo, occorre prendere oculatamente alcune decisioni importanti, per esempio scegliere  un algoritmo di apprendimento che si presti a questo ingrato compito. Nella prossima puntata di questa serie entreremo nel merito matematico di una di queste tecniche di apprendimento, e vedremo di applicarla al problema dell'identificazione del genere dell'autore. 
24 Apr 22:19

Il premio Abel 2016 a sir Andrew Wiles

by Maurizio Codogno

Il suo contributo non sarà forse stato "profondo", ma sicuramente ha avuto un'enorme influenza.

The post Il premio Abel 2016 a sir Andrew Wiles appeared first on Il Post.

16 Feb 00:03

Storie di ordinaria malasanità, Milano, Lombardia, Italia

by wolly

Sui giornali, da anni, viene magnificato il SSN lombardo, viene preso come riferimento, dicono sia uno dei migliori, se non il migliore in Italia.

Per mia fortuna, fino a pochi mesi fa, non ne ho avuto bisogno, però ero felice di sapere che, se ne avessi avuto bisogno, era tra i migliori.

Purtroppo, da dicembre, causa diagnosi di una malattia, seria, sono costretto ad averci a che fare.

In questo post, non vi racconterò dei mesi di attesa per ottenere un appuntamento, non vi racconterò, nemmeno, di quanto ho pagato di ticket, e non vi racconterò che gli appuntamenti alle 15 e 30, come minimo significano 16 e 30 ma devi essere li, per l’accettazione alle 15, no non vi racconterò di queste cose, le conoscete già.

Cosa vi vado a raccontare, allora, di nuovo e che non conoscete?

Seguitemi, vi farò ridere molto, anche se la cosa, in se, è tragica.

Partiamo dal presupposto che io sono malato e ho alcune complicazioni, non simpaticissime e il 16 di gennaio telefono al CUP, 800.638.638, e prenoto un esame.

Ogni volta che prenoto un esame, mi chiedono se voglio essere avvisato 3 giorni prima per email, io rispondo, si e poi mi chiedono se voglio ricevere anche un SMS, e io rispondo, si.

Ho fatto molti esami e NON ho mai ricevuto una mail o un SMS tre giorni prima, anzi, proprio mai.

L’ultima volta lo faccio presente e mi dicono strano, insisto, e mi rispondono che non è colpa loro, perché devono mandarli gli enti eroganti il servizio, vabbè, ho iCal che svolge egregiamente il suo servizio.

Ad onor del vero, ricevo sempre le mail di conferma della prenotazione.

Ho divagato, scusatemi, ma faceva ridere, anche questa cosa.

Stamane, ore 7 e 30, mi presento, prendo il numerino, mi chiamano e, rullo di tamburi.

Come è possibile che abbia prenotato la visita presso di noi?

Sono 2 mesi che il medico è andato in pensione e la dottoressa non ci sarà per lungo tempo.

A me lo chiedete?

No, è per dire.

Abbiamo provato a contattarla, ma il numero era sbagliato.

Guardi il numero l’ha scritto una sua collega, copiandolo dal display e comunque la mail era giusta, visto che il CUP mi manda le mail di conferma.

Silenzio.

Se vuole le prendo un appuntamento il 26, dall’altra parte del mondo.

La mia religione non mi permette il linguaggio scurrile e quindi il fanculo è rimasto, solo, nella mia testa.

Mentre scendevo le scale, incazzato nero, incontro una che, sorridente, mi dice: l’hanno fatta arrabbiare, eh?

Io le rispondo, si, mi hanno dato appuntamento e il medico non c’è più.

Da come ha cambiato l’espressione della faccia, posso solo pensare che fosse la dirigente.

Ora, potete pensare quello che volete, che si può sbagliare che può succedere, ma non si manca di rispetto a persone malate, gli strumenti per avvisarmi c’erano, è chiaro che qualcuno si è dimenticato di comunicare che non c’erano più medici per quel tipo di visita, ed è chiaro che solo all’interno di quella struttura potevano saperlo, però quello che fa incazzare è la mancanza di volontà, il malfunzionamento di un servizio informatico, che abbiamo strapagato, l’incapacità di inviare una mail.

Fanculo, stronzi!

 

Tags: cup, italia, lombardia, malasanità, milano, prenotazione, servizio sanitario regionale, ssn, ssn lombardia

L'articolo Storie di ordinaria malasanità, Milano, Lombardia, Italia sembra essere il primo su Wolly's Weblog.

15 Feb 23:59

Black Hole Moon

by xkcd

Black Hole Moon

What would happen if the Moon were replaced with an equivalently-massed black hole? If it's possible, what would a lunar ("holar"?) eclipse look like?

—Matt

"Not much" and "not much."

A black hole the mass of the Moon would have an event horizon about the size of a sand grain. Specifically, according to one of my favorite charts, a black hole moon would be a grain of fine to medium-fine sand, and could pass through a sieve of size ASTM No. 70 or larger. I mean, I guess a black hole with the mass of the Moon would pass right through any sieve, destroying it in the process, but that's neither here nor there.[1]The expression "that's neither here nor there" can be kind of confusing and ambiguous, but I guess that's neither here nor there.

Since the Moon's mass and position wouldn't change, the tides on Earth wouldn't change, either. When you're floating outside a spherical mass, its pull on you is the same regardless of whether the mass is concentrated at the center of the sphere or spread out throughout it. If the Sun were replaced by a black hole of the same mass, the Earth's orbit wouldn't change, although life on Earth might.

With the Moon gathered into a point, there'd be no moonlight, which would affect the life cycles of all kinds of nocturnal animals. But compared to a lot of the other things we've done, that would be fairly minor. The Earth's orbit is stabilized by the Moon, but the lunar-mass black hole would probably serve the same role.

This black hole Moon would be pretty low-profile. If it were much smaller, it would evaporate through Hawking radiation, but a black hole the size of the Moon actually absorbs more energy from the cosmic background radiation than it emits through the Hawking mechanism. Our black hole would really be black.

At least, if it didn't eat anything. If the black hole devoured any objects, it would let off a tremendous blast of radiation. Black holes burn brightly as they devour things; the whirlpool of matter heats up as it falls inward, causing it to glow brightly.[2]A black hole can't devour matter too fast, though, because at some point it would be producing so much radiation that it would blast its own "food" away. This is called the Eddington limit.
If our black hole were devouring matter at the Eddington limit, it would be hot enough to sterilize the Earth.

Fortunately, there's not a lot out there for it to eat, so it wouldn't glow very brightly for now. It would spend most of its time drastically altering the orbits of nearby dust particles—one sand grain pushing other sand grains around.[3]Even if it sucked in matter at the rate the Earth—with its much larger "collecting area"—sucks in interplanetary dust, it wouldn't necessarily be a problem for us.

But there would be one interesting effect: In addition to getting darker, Earth would get colder, because moonlight warms the Earth. It's a very tiny contributor to our global energy balance; the Moon is five or six orders of magnitude dimmer than the Sun. But it's there.

Measurements show that global temperature varies with a 28-day cycle; all else being equal, the Earth is hottest during the full moon. It's a tiny difference—small fractions of a degree—but it's there.

But it turns out most of this effect is not due to moonlight. The largest contributor is the fact that the Earth is slightly closer to the Sun during a full Moon:

Calculating the amount of energy radiated back to Earth by the Moon is deceptively tricky. The Moon reflects sunlight, but with some surprising twists. When the Moon is half-illuminated, you might think it would be half as bright as when full—but it's much less bright than that. And once you account for that, there are even trickier effects to deal with, because science is the worst.[4]Like the fact that the waxing Moon is 20% brighter than the waning Moon, or that the Moon is a mild retroreflector. Then, on top of all the weird visible-light effects, the Moon also heats up under the Sun, then radiates that heat as infrared light.

There's a great discussion of the Moon's effect on the Earth's energy budget in this article by Robert Knox. The upshot is that the Moon's infrared heat radiation turns out to affect Earth's temperature about 10 times more than the visible moonlight, but still about 10 times less than the effect from gravity moving Earth closer and farther from the Sun. Knox even quantifies the effect this has on Earth's radiation balance—the presence of infrared moonlight warms the planet by 1.2 milli-degrees Fahrenheit (m°F).

Without moonlight, the planet would cool down slightly. But given the accelerating rate at which we're adding CO2 to the atmosphere—which changes the Earth's energy balance—we'd make up the difference in a couple of weeks.

So all in all, the conversion of the Moon to a black hole might not even be that big of a deal.

Unless, of course, it happened on certain days between 1969 and 1972, in which case Nixon would've needed yet another one of those speeches.

15 Feb 23:56

Pippo Galileo

by noreply@blogger.com (Gianluigi Filippelli)
Copertina dell'edizione inglese di Pippo Galileo di Carl Fallberg e Hector Adolfo de Urtiága. Di quest'ultimo e della serie Goofy as a famous hystoric persons avevo scritto all'interno del paralipomeno di Alice dedicato a Escher.
Ora, invece, eccovi due parole sullo scienziato che ha ispirato la storia, estratte da un ritratto che avevo scritto nel 2009:
Galileo Galilei nasce a Pisa i 15 febbraio del 1564, dove iniziò i suoi studi in medicina nel 1581: dopo 4 anni, però, abbandono Pisa e la medicina, verso la quale era stato orientato dal padre, per andare a Firenze e riprendere attivamente le sue passioni verso la meccanica e l'idraulica. Tra i suoi esperimenti più importanti sicuramente quelli con il pendolo, il piano inclinato, il compasso proporzionale (che vendeva, con successo, ai suoi studenti), il micrometro e un primo tentativo di misurare la velocità della luce. Lo scienziato pisano, infatti, aveva intuito che la luce non poteva avere una velocità finita. Ha insegnato matematica a Padova, periodo durante il quale ha avuto i primi problemi con la Chiesa (anche se, come vedremo, saranno insabbiati), occupandosi anche di oroscopi, pur se non con lo stesso interesse rispetto a molti suoi illustri colleghi (Cardano, Newton, e altri). La sua opinione degli astrologi era decisamente molto bassa e ciò gli procurò problemi anche con la comunità italiana e internazionale dei divinatori del futuro.
Le sue opere più importanti: Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano (pdf), dove difende il sistema copernicano, parlando delle prove sperimentali a suffragio di questo modello; Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (pdf), dove pone le basi per la meccanica classica, utilizzando la matematica e gli esperimenti; Il Saggiatore (pdf), dove pone le basi per il metodo scientifico; il Sidereus Nuncius (pdf), dove raccoglie tutte le sue osservazioni astronomiche.
Per approfondire: it.wiki, oppure il portale del Museo Galileo di Firenze
22 Jan 13:03

I martiri di Cordova

by Marco Fulvio Barozzi

Uno dei più singolari episodi di fanatismo religioso nella lunga storia dei rapporti tra cristiani e musulmani avvenne nella Spagna occupata dagli Arabi, per un decennio a partire dall'850. La vicenda, nota come "i martiri di Cordova", è riportata da varie fonti coeve, tra le quali la cronaca redatta da Eulogio, uno dei protagonisti. 

Tutto ebbe inizio quando il monaco Perfectus venne fatto oggetto di scherno da parte di alcuni musulmani mentre si trovava al mercato. Interrogato sulla divinità del Profeta, cercò di tergiversare, poi, incalzato dal gruppo, citò l'ammonimento evangelico contro i falsi profeti, infine proruppe in parole ingiuriose contro i suoi persecutori. L'offesa a Maometto comportava (e comporta tuttora, ahimé, secondo i più osservanti) la pena di morte, ma, consci di averlo provocato, i musulmani lo lasciarono andare indisturbato. In fondo, la legge coranica impone il rispetto della vita dei dhimmi, i cristiani e gli ebrei non convertiti, che devono tuttavia versare un contributo periodico e non possono testimoniare pubblicamente la loro fede (per i "popoli del Libro" non è prevista dal Corano l'alternativa tra conversione o morte). La vicenda si sarebbe conclusa senza danni se Perfectus non avesse deciso di tornare di proposito al mercato. Questa volta, circondato dalla folla che lo accusava di aver offeso il Profeta, fu condotto in carcere, dove "incominciò ad attaccare tutta la loro religione". Alla fine fu condannato e suppliziato in pubblico durante la festa per la fine del Ramadan. 


Il secondo episodio avvenne ancora al mercato e vide protagonista Giovanni, un mercante cristiano che aveva l'abitudine di giurare in nome del Profeta sulla qualità della sua merce. Le beghe commerciali, come ci ha insegnato la storia, possono rivestirsi di una veste (o sovrastruttura) religiosa, e il vezzo di Giovanni gli attirò l'ostilità dei mercanti musulmani suoi concorrenti, che lo accusarono di farsi credere musulmano pur essendo cristiano o, peggio ancora, di essere un rinnegato (circostanza che, se provata, comportava la pena capitale). Il giudice lo condannò a 400 frustate, a meno che il poveretto si fosse dichiarato musulmano, cosa che Giovanni si rifiutò di fare, accettando la dura pena che equivaleva alla morte. 

Questi due primi casi diedero inizio a una corsa di molti cristiani alla ricerca del martirio: una vicenda in cui si mescolarono fede autentica, vicende personali, fanatismo, l'esempio e la propaganda, attraverso veri e propri scritti apologetici che circolavano segretamente tra i cristiani di Cordova. Non mancarono motivi più generalmente “politici”, in quanto l’insofferenza delle comunità cristiane verso la dominazione araba, iniziata da poco più di un secolo, era viva e, in alcuni casi, per nulla rassegnata all’accettazione di essere servi in una terra dove si era stati i dominatori. 


Il salto di qualità si ebbe con il terzo nostro protagonista, un certo Isacco. Di famiglia agiata e colta, egli occupava un'importante carica amministrativa nel governo della città. All'improvviso lasciò tutto e si fece monaco in un romito monastero sui monti, di cui era abate il fratello della zia. Non avendo ancora raggiunto la pace interiore, dopo un po' di tempo sentì l'ispirazione di tornare in città in cerca di guai. Si presentò così al Cadì, con la scusa di voler ricevere un'educazione musulmana. Il giudice acconsentì, esponendo giudiziosamente la sua dottrina. Una volta che ebbe finito di parlare, Isacco lo accusò di essere un bugiardo e lo invitò a convertirsi al cristianesimo. Il Cadì, in un impeto d'ira, lo colpì con un ceffone, poi, resosi conto di aver sbagliato, si giustificò con i presenti dicendo che Isacco era ubriaco. Niente da fare: l'intrepido monaco sostenne di essere lucidissimo, ribadendo il suo invito alla conversione. Incarcerato, Isacco fu mandato a morte il 3 giugno 851 su ordine dell'emiro in persona. Il suo comportamento "eroico" fu contagioso: nel giro di un paio di settimane l'abate suo zio e altri cinque monaci lo imitarono, cercando deliberatamente il martirio e finendo accontentati dalle autorità musulmane, che incominciavano a essere preoccupate dalla piega che stavano prendendo gli eventi. Tra il mese di luglio è quello di ottobre di quell'anno cruciale, altri cinque cristiani, uomini e donne, scelsero la morte in nome della loro fede un po' esaltata. 

Significativa per l'intreccio di contrasti religiosi e famigliari è la vicenda della vergine Flora, nata da un matrimonio misto tra un musulmano e una cristiana. Il padre era morto in giovane età, lasciando la vedova con tre figli, un maschio e due femmine. Flora era stata educata dalla madre come cristiana, mentre il fratello era un fervente musulmano. Meditando sul passo delle scritture che dice "Chi mi rinnegherà davanti agli uomini io lo rinnegherò davanti al Padre", Flora prese la decisione di lasciare la casa senza neanche avvisare la madre e andò a vivere in un monastero. Il fratello, infuriato, la andò a cercare per tutta la città, facendo arrestare anche alcuni religiosi. Alla fine, per evitare guai ulteriori alla sua comunità, la ragazza tornò a casa, ma sfidò il fratello dichiarandosi apertamente cristiana, nonostante le minacce e le percosse. La cosa finì davanti al Cadì, al quale Flora, che ancora non pensava al martirio, disse di essere sempre stata cristiana, evitando così l'accusa di apostasia. Fu tuttavia frustata ferocemente dalle guardie. Dopo alcuni giorni, tornata in grado di camminare, fuggì di nuovo e fu ospitata in una casa cristiana. 

Il caso che volle che, dopo qualche settimana, Flora incontrasse in una chiesa un'altra giovane, di sentimenti ancor più radicali: si trattava di Maria, sorella di uno dei monaci martirizzati per seguire l'esempio di Isacco. L'amicizia tra le due si trasformò in una smania di martirio. Si recarono dal Cadì, dove Flora dichiarò di essere "di stirpe araba", quindi una musulmana rinnegata, e Maria qualificò la religione islamica come "invenzione diabolica". Processate, ribadirono le loro accuse al Profeta e all'Islam, finendo decapitate il 24 novembre 851. 


La situazione dell'ordine del pubblico provocata dall'ondata di "martiri" preoccupava sempre di più le autorità di Cordova, che si rivolsero alle gerarchie ecclesiastiche affinché mettessero fine a quella che ai loro occhi era una forma crescente di follia collettiva. Si tenne allora nell'852 un concilio a Cordova, presieduto da Reccafredo, arcivescovo di Siviglia, che stabilì che la ricerca intenzionale della morte per mano dei musulmani non poteva essere ritenuta un martirio, tanto più che non c'era stata alcuna persecuzione, ma andava considerata una sorta di suicidio, come tale da condannare secondo la dottrina cristiana. Il Concilio condannò inoltre l'indegno traffico di reliquie dei "martiri" che era incominciato già subito dopo la morte di Perfectus e aveva costretto le autorità a ordinare che i corpi degli ultimi condannati fossero bruciati o gettati nel fiume. L'intervento del Concilio rallentò ma non bloccò subito il fenomeno dei "martiri", che durò altri sette anni, con altre trenta esecuzioni. 

L'ultimo "martire" di cui è interessante riportare la storia è Eulogio, che fu uno degli ideologi segreti del movimento dei martiri dopo aver conosciuto in carcere Flora nell'851 e averne raccontato la Passio in uno dei libelli apologetici che circolavano segretamente (e che ci è pervenuto). Eulogio era un sacerdote di posizioni apparentemente moderate e concilianti, al punto da essere considerato un interlocutore dalle autorità musulmane. Nell'859 venne eletto arcivescovo di Toledo, cioè Primate di Spagna, ma non poté insediarsi perché nel frattempo subì il martirio. Era successo infatti che Leocrizia, una ragazza di genitori musulmani, era stata convertita al cristianesimo da una monaca e aveva chiesto di essere consigliata e istruita presso di lui. Un delatore tuttavia denunciò la cosa, e tutti gli abitanti della casa furono arrestati. Interrogato, Eulogio disse che era sua dovere istruire una neofita, cosa che avrebbe fatto anche se il convertito fosse stato il Cadì. Questi ordinò allora che fossero portati dei bastoni, dicendo che intendeva ammaestrarlo. L'insofferenza del prelato contro i musulmani, accumulata in tanti anni, esplose in tutta la sua virulenza: facessero pure, disse, producendosi poi in una "impavida" invettiva contro il Profeta e la loro religione. Portato di fronte all'emiro, che lo conosceva come persona saggia, gli fu offerto il perdono in cambio della ritrattazione, ma Eulogio oramai aveva preso la sua decisione. Fu giustiziato l'11 marzo 859, pochi giorni prima di Leocrizia. 


Con queste morti ebbe termine il movimento dei martiri di Cordova: in totale furono cinquanta, tondi tondi.
http://keespopinga.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss
22 Jan 13:00

Antibufala: SismAlarm, “allarme anti-terremoto” sul Corriere della Sera

by Paolo Attivissimo
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alla gentile donazione di “luca.lup*” e “darioaia*”. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora.

È apparso sul Corriere della Sera il 17 gennaio scorso un articolo che parla di SismAlarm, definito “allarme anti-terremoti”, a firma di Alessandra Dal Monte.

Al prezzo di 99 euro e di un'installazione estremamente semplice, il dispositivo promette un preavviso di una “manciata di secondi prima della scossa distruttiva”, come dice nell'articolo Maurizio Taormina (che è amministratore delegato della Guardian srl, società di San Marino, ma questo il Corriere non lo specifica).

A prima vista il principio di funzionamento sembra sensato: ogni sisma genera solitamente un'onda primaria, che si propaga rapidamente e anticipa l'onda secondaria, che è quella più energetica e distruttiva. Questo è vero. Il Guardian, dicono i suoi creatori, rileva quest'onda primaria e genererebbe un allarme acustico e visivo che può mettere in allerta gli occupanti dell'edificio.

Ma se si fanno due conti in condizioni realistiche emerge un problema molto serio: applicando questo principio di funzionamento, il preavviso possibile, cioè quella “manciata di secondi” di cui parla Taormina citato dal Corriere,  ammonta in pratica a un paio di secondi o poco più, come spiega anche Alessandro Amato su Scienza in Rete: un tempo assolutamente insufficiente a compiere qualunque azione concreta per affrontare il sisma in arrivo.

Non a caso il manuale del dispositivo dice chiaramente (screenshot qui sotto) che “L’unità potrebbe non avere il tempo di allertare gli occupanti prima del verificarsi del sisma. L’unità è progettata e calibrata per generare un allarme quando viene rilevato il fronte primario dell’onda sismica, il quale dovrebbe essere seguito da un fronte secondario maggiormente distruttivo. A causa di numerose condizioni ambientali e di installazione l’unità potrebbe non avere sufficiente tempo per generare l’allarme prima che il terremoto causi danni a cose e/o persone.”


Inoltre l'articolo del Corriere segnala che “A dicembre il Dipartimento di Protezione civile ha presentato una segnalazione” (link) “per «pubblicità ingannevole» all'Autorità garante della Concorrenza e del Mercato.” In effetti la segnalazione della Protezione Civile lascia poco spazio ai dubbi (l'evidenziazione è mia):

la pubblicità sembra indurre il consumatore a sentirsi "al sicuro" acquistando il prodotto: i messaggi veicolati sono privi dei necessari riferimenti alle caratteristiche dei forti terremoti che potrebbero colpire l'Italia, in cui il raggio di azione del fenomeno distruttivo è tipicamente limitato, con conseguenti tempistiche di allerta nulle, ovvero di pochi decimi di secondo o pochi secondi, nelle aree epicentrali in cui possono manifestarsi condizioni di pericolo per le persone.

In sintesi, il prodotto fa esattamente quello che dice di fare, ma quello che fa è inutile all'atto pratico, per cui acquistarlo rischia di essere uno spreco di denaro e di creare una falsa sicurezza che può distrarre da interventi antisismici più concreti ed efficaci.

Fonti aggiuntive: Butac.it.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
18 Jan 13:41

Il “bisonte” a turbina

by noreply@blogger.com (Corrierino)
Gianluigi.ulaula

Futurismo

Tratto dal nº 26 del 28 giugno 1964 del Corriere dei Piccoli.



18 Jan 13:40

È italiana la più grande petroliera d'Europa

by noreply@blogger.com (Corrierino)
Tratto dal nº 1 del 5 gennaio 1964 del Corriere dei Piccoli.



Qui la scheda tecnica.

18 Jan 13:34

PIXAR STORY A MANTOVA!

by Luca Boschi

pixarstory

I fatti drammatici di questi ultimi giorni hanno fatto passare in secondo piano altre comunicazioni che questo blog avrebbe potuto segnalare con maggior rispetto della adeguata tempistica dei loro appuntamenti.

In straritardo, segnaliamo quanto avverrà a Mantova l’11 gennaio, alle ore 17 presso la libreria IBS.

Peter Grandi

Pietro Grandi (sopra in foto, la location è evidente), stra-esperto di cartoons e in particolar modo della Pixar, presenta il suo libro sul tema, del quale sono stato onorato di scrivere la presentazione:

http://www.ibs.it/libreria/mantova/mn.html

La presentazione del libro si ripeterò anche anche a febbraio a Torino, al Temporary Museum, ma questa e altre date sono ancora da decidere.

A Mantova Interviene la giornalista Valeria Dalcore.

Pixar story. Passione per il futuro tra arte e tecnologia
Realizzare un sogno, mettere al mondo un’idea, immergere lo spettato- re in storie d’avventura: questa e` la missione dello studio di animazione Pixar.

In questo libro toccherete con mano la cultura della “passione per il futuro”, ripercorrendo le sue radici: dalle prime sperimentazioni degli anni Trenta, alla nascita della Computer art negli anni Sessanta, fino all’epoca piu` recente, dove gli spettatori, grandi e piccoli, sognano perdendosi in mondi colorati e ricchi di dettagli digitali. I progetti della Pixar, cosi` come pensati da Ed Catmull, immaginati da Steve Jobs e costruiti magistralmente da John Lasseter, sono un mix perfetto di creativita` e tecnologia. Il risultato e` una “Wunderkammer dei segreti”: un micromondo che ci stupisce e meraviglia a ogni visione.Dietro la storia della Pixar, in fondo, c’e` un grande amore per il mondo e una passione scottante per la narrazione.

Ma ci sono anche le persone, gli insegnamenti, gli errori, la curiosita` e l’amicizia, tanto che se ne potrebbe fare un film… o un libro.

wp-wp-content-uploads-2013-07-pixar-movies-600x366

Premessa di Luca Boschi, Giornalista e Storico del fumetto e dell’animazione:

“If you can dream it, you can do it!”
In tempi recenti non ci si è risparmiati a ripetere questa battuta significativa di Walt Disney, sintesi paradigmatica del potenziale eversivo della sua mente creativa, capace di dare tridimensionale consistenza anche ai pensieri più immateriali o azzardati. Forse non è nemmeno inopportuno accostare questa ottimistica prospettiva di lavoro all’altrettanto pluricitata frase “I have a dream” di Martin Luther King, che aspirava a rivestire di concretezza le aspirazioni di un domani migliore, ovviamente in un contesto affatto diverso da quello dei film animati.

A maggior ragione, questo principio-guida sembra attagliarsi quasi alla lettera a un altro “concretizzatore di sogni” del nostro tempo: l’animatore e regista John Lasseter il quale, con tenacia e perseveranza, sta scandagliando con successo le possibilità di tradurre in 3D fantasie oniriche e idee sfrenatamente fantasiose.

Per farlo, si è abbandonato alla voglia di trasmettere sentimenti genuini, valori non effimeri, emozioni coinvolgenti e divertimento, lasciando il segno nel cuore degli spettatori. Per molti di loro i film della Pixar, la fabbrica creativa di Lasseter, hanno oggi lo stesso marchio di garanzia che un tempo era data solo ai classici lungometraggi di natale del “Mago Walt”.

John-Lasseter

Va da sé che il papà di Mickey Mouse non ha mai effettivamente pronunciato la frase che gli è stata attribuita, che è farina del sacco di Tom Fitzgerald, valente responsabile della progettazione di attrazioni per i parchi tematici Disney. Nello specifico, la sua efficace dichiarazione si poteva leggere nell’area di Epcot, sita nel parco di Walt Disney World in Florida, ed era legata a Horizons, attrazione all’epoca dedicata al futuro dell’uomo e oggi dismessa.

I più maligni potrebbero pensare che l’attribuzione errata a Walt sia stata studiata a tavolino da qualche addetto alla comunicazione per accrescere l’aurea di mito attorno alla figura del creatore dei lungometraggi narrativi animati e di un intero immaginario. Personalmente preferisco pensare a un incidente: Tom Fitzgerald è riuscito a elaborare una frase ancor più disneyana di quella che lo stesso Walt avrebbe saputo concepire, per questo il lapsus è stato inevitabile.

Ma torniamo a Lasseter.

Da decenni un fil rouge corre fra la sincera empatia suscitata negli spettatori dalle più memorabili pellicole Disney, e le sensazioni provocate dai “fabbricanti di sogni” della Pixar. Dove stanno le differenze e dove le affinità fra questi due mondi?

toy-story

Tra Walt Disney e John Lasseter c’è stato veramente un passaggio di testimone, o piuttosto si tratta di due poetiche distinte, figlie ognuna del proprio tempo e degli strumenti tecnologici a disposizione?
Per interrogarsi su questo tema, per porsi molte altre domande e darsi delle risposte, bisogna prima di tutto informarsi, quindi studiare l’origine della Pixar, ripercorrere i successi che costellano la sua strada, e anche gli intoppi e i momenti di stallo che, come avveniva talvolta anche per Walt, sembravano suggerire loro di cambiare rotta o addirittura mestiere.

Il libro di Peter ripercorrerà le radici del mondo digitale Pixar, le sue specificità, i suoi uomini e i suoi film. È un incredibile concentrato di informazioni in uno spazio tutto sommato compresso, mai ridondante o difficile, scritto da Pietro Grandi, il più entusiasta appassionato di animazione contemporanea che abbia mai conosciuto, sicuramente uno dei più informati e competenti analisti dell’universo Pixar da questo lato dell’oceano.

Uno dei primi incontri che ho avuto con Pietro è avvenuto nel 2011, a Milano, in occasione del viaggio in Italia di Lasseter per inaugurare la bella mostra dedicata ai primi 25 anni di storia della Pixar; nella successiva conferenza al Teatro Dal Verme, John, inevitabilmente fasciato in una camicia dai colori sgargianti tratta dall sua sterminata collezione, ha dispensato suggerimenti, consigli e moniti a una folla di addetti ai lavori e aspiranti animatori provenienti dalle principali scuole di animazione e fumetti della Penisola.

Con la sua attività creativa, Pietro incarna perfettamente il prototipo di chi, spinto da una vorace curiosità (la stessa raccomandata da Lasseter), è riuscito a fare dei propri sogni una realtà tangibile: proprio nello spirito di Walt, e con la stessa consapevolezza degli altri passi che lo attendono ogni giorno, in un cammino che non può e non deve arrestarsi. Per questo, adesso, Pietro prova a trasmettere ciò che ha appreso anche ai suoi lettori.

Bio:
Pietro Grandi, classe 1985, lavora come visual art designer presso lo studio da lui fondato, “Sensitive Mind”. Appassionato di storia del cinema d’animazione e della storia della Silicon Valley, passa dalla realizzazione di videoclip emozionali, alla videoart, alla produzione di creazioni sceniche multimediali per eventi culturali, festival, concerti e campagne pubblicitarie. E` stato consulente per la mostra italiana dedicata a Steve Jobs creata da BasicNet a Torino e ha supervisionato lo spettacolo “Il tormento e l’estasi di Steve Jobs” per il Teatro stabile di Trieste.

pixar25anni_800_800

Grazie a Loris Cantarelli, scrutatore di palinsesti, per la simpatica segnalazione.

ALCUNI POST CORRELATI

25 ANNI DI PIXAR (E JOHN LASSETER) A MILANO!

“PLANES” E ALTRE NOVITA’ ANIMATE DISNEY E PIXAR

IL TRAILER DI “BRAVE” E LA MOSTRA PIXAR, da Guglielmo Lanfranchi

TOY STORY 3 VINCE I GOLDEN GLOBE!

NOTTE E GIORNO

GNOMEO, JULIET, IL SOTTOMARINO GIALLO E LE MAMME DI MARTE

I “CARS TOONS” DI NATALE, SU DISNEY CHANNEL

BRAD BIRD VINCE L’ANNIE AWARD 2011

IN ATTESA DI WINNIE THE POOH

LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO: INCONTRO CON ANDREAS DEJA

THE PRINCESS AND THE FROG: IL LIBRO E UN PO’ DI PREVIEWS

SCOOP (più o meno): SI CHIAMA “TANGLED”…

BRAVE, CON LA SUA PROTAGONISTA MERIDA, E’ IN CANTIERE, DA DISNEY – PIXAR

DUE NUOVI FILM PIXAR: “LA LUNA” (SIC) E “BRAVE”

18 Jan 13:29

You can play 2,400 classic DOS games in your web browser

by Jon Fingas
If you're a PC gamer of a certain age (cough), you've probably lamented that many of the titles you played as a kid are hard to use on modern systems without downloading emulators or waiting for special re-releases. Well, it just got a lot easier to ...
18 Jan 13:29

Charlie Hebdo, 12 uccisi da gente così codarda da avere paura di una vignetta

by Paolo Attivissimo
Ora milioni di persone in più, in tutto il mondo, sanno cos'è Charlie Hebdo. I vigliacchi hanno già perso.





Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
18 Jan 13:28

Omeopatia: provare per non credere.

by Salvo Di Grazia
Ho parlato tante volte di omeopatia e della sua assoluta inconsistenza scientifica e medica, ma, se non superficialmente, non ho mai raccontato alcuni particolari che credo sia il caso di conoscere per completare l'informazione sul tema.
Sappiamo che la teoria omeopatica, risalente all'ottocento, non è mai stata dimostrata a suo tempo ed è stata anzi smentita con gli anni, quando le leggi della fisica e della chimica hanno soppiantato i "teoremi" medioevali degli albori della medicina, sappiamo anche che l'omeopatia sostiene che diluire continuamente una sostanza, invece di renderla inoffensiva e senza effetti ne aumenterebbe le "capacità" curative e che questa vecchia superstizione, proprio grazie alle scoperte scientifiche venute negli anni, è stata smentita e relegata a memoria storica di una medicina del passato, quando la medicina...non c'era.
Chi segue il blog o chi si è interessato personalmente, saprà già di cosa si parla quando si tratta di omeopatia.

Un prodotto omeopatico diluito più di 12 volte, in linguaggio omeopatico si dice di diluizione superiore alla 12 CH (per "CH" si intende "diluizione centesimale di Hahnemann"), non contiene nessuna traccia del principio attivo iniziale. Il prodotto omeopatico quindi, si può definire, senza possibilità di smentita, semplice "zucchero" (se la "pillola" è fatta di zucchero) o "acqua" (se il prodotto è fatto di acqua). Nessuna persona al mondo potrà smentirlo, è un dato di fatto.
Un'altra credenza dell'omeopatia sostiene che per curare una malattia bisognerà farlo con una sostanza che in un uomo provoca gli stessi sintomi della malattia. Per fare un esempio: l'insonnia (il cui sintomo è il "restare svegli") si curerebbe con qualcosa che fa restare svegli (per esempio il caffè), il prurito si cura con qualcosa che provoca il prurito, la nausea con un prodotto che provoca nausea e così via e per questo l'inventore dell'omeopatia "ideò" la diluzione: la maggioranza dei prodotti da usare per il suo scopo erano tossici o letali, bisognava quindi renderli inoffensivi. Quale modo migliore se non quello di farli sparire? Così Hahnemann penso di diluirli talmente tanto da farli scomparire, di loro resta solo il "ricordo", una magia oggi insostenibile e giustificabile solo nella sua epoca, quando non si conoscevano nemmeno le basi della scienza.

Ma ecco che a questo proposito c'è un altro particolare che pochi conoscono e che qui ho raccontato solo brevemente: come si fa a capire il prodotto più adatto per ogni persona? Si chiama "proving", è la tecnica che permette di trovare la sostanza omeopatica più adatta per un determinato disturbo.
Come qualcuno saprà l'omeopatia si vanta di "personalizzare" al massimo i suoi trattamenti, non esiste "la cura per tutti i pruriti" ma la cura per "il prurito di quella persona". In teoria l'idea è pure affascinante, ma in pratica questo non succede mai.
Oltre al fatto che i prodotti omeopatici si comprano in farmacia (ed il farmacista non si mette certo a testare per settimane il prodotto sul cliente), oltre al fatto che ogni rimedio dovrebbe essere provato personalmente su ogni paziente e su ogni suo sintomo, è la stessa ipotesi che nasce in maniera davvero curiosa come del resto tutto ciò che caratterizza l'omeopatia, giustificando la definizione di stregoneria, data dai medici inglesi.


Il proving

Il proving è il metodo che consente di "testare" (provare...appunto) un rimedio omeopatico in una persona. In base alle reazioni del soggetto che "testa" il prodotto (ai sintomi che dice di provare dopo aver assunto quel rimedio), l'omeopata saprà per cosa può servire il rimedio omeopatico. Facciamo ancora un esempio.
Se voglio provare la caffeina omeopatica, la somministrerò ad una persona. Questa annoterà in un foglio ciò che prova dopo averla assunta, per esempio ansia, caldo, distrazione, senso di vuoto (esempi a caso).
L'omeopata saprà quindi che la caffeina servirà a curare quei sintomi.
Non credo servano tante parole per spiegare che quei sintomi (le reazioni alla caffeina) sono completamente soggettivi, possono dipendere da tanti fattori e soprattutto, essendo ciò che l'individuo in "proving" assume soltanto zucchero, probabilmente si tratta di reazioni casuali, non dipendenti cioè da quanto assunto (tanto da essere diversi da un individuo all'altro).
L'omeopatia fa "provare" di tutto, qualsiasi sostanza può essere oggetto di "proving" perché qualsiasi sostanza (anche ciò che non è una "sostanza", come l'elettricità o la luce) può diventare un rimedio omeopatico.
Così si assiste a prove sinceramente ridicole quando non assurde.
Questo è uno dei fattori per i quali la possibilità (esistente in qualsiasi professione) che vi siano omeopati "seri" o "meno seri" è campata in aria. Sarebbe come sostenere che esistono astrologi "seri" e "meno seri", se l'intera teoria ed ipotesi su cui si basa un mestiere è una superstizione, un fenomeno paranormale, la serietà è la prima cosa che può essere scartata con sicurezza.
Il proving così riguarderà gli elementi più comuni, la caffeina, appunto o  altre come l'arnica o il gelsomino, ma la vera natura dell'omeopatia è forse più chiara quando scopriamo che sono "testabili" e quindi somministrabili elementi che ricordano le pozioni magiche delle streghe d'altri tempi, come l'acqua, l'elettricità, la luce (si espone il soggetto alla luce e si annota ciò che prova, quelli saranno i sintomi curabili con la..."luce omeopatica"), le lacrime, il chiaro di Luna e le note musicali e si arriva a prove irragionevoli quando non rivoltanti, come il sangue di un soggetto con AIDS (naturalmente omeopatico, non c'è nessuna molecola di sangue in quell'intruglio), un preservativo, una zecca, mestruazioni o addirittura un buco nero. Sono talmente assurdi i rimedi omeopatici che, quando descrissi quelli di un prodotto omeopatico in un mio vecchio articolo, intervenne nei commenti l'addetto stampa dell'azienda offeso perché aveva scambiato il mio elenco di "ingredienti" (tra i quali ghiandole di rospo e veleno di serpente, scritto anche sulla confezione) per una "battuta ironica": non riusciva a crederci neanche lui!

Ci siamo?

Il soggetto in "proving" annota tutti i sintomi che prova assumendo il rimedio e consegna tutto all'omeopata che li usa di conseguenza, se una sostanza provoca ansia, l'omeopata lo somministrerà per l'ansia (come ho scritto prima per l'omeopatia la malattia si cura con qualcosa che provoca gli stessi disturbi) se il soggetto prova agitazione il rimedio sarà prescritto per questo disturbo.
Sappiamo che l'omeopatia è una pratica senza base scientifica, ma conoscendola meglio emergono gli aspetti che la rendono una vera e propria pratica magica, stregonesca.
In ogni caso, a prescindere dalle "stranezze" del proving, sappiamo che di quelle sostanze non assumeremo nulla, è nella stessa natura dell'omeopatia. Perché quindi compiere questi "riti"? Proprio per rendere il gioco magico più "misterioso", più "potente" ed esoterico, pensare che assumiamo i "poteri magici" di una zecca può avere il suo effetto sui soggetti più condizionabili ma nessun timore, non si assumerà nemmeno una molecola di quella zecca, grazie all'estrema diluizione dei rimedi omeopatici la pallina di "medicinale" conterrà solo zucchero, puro.
Era qui che volevo arrivare, le diluizioni.
La più comune è quella di cui si parlava all'inizio, la centesimale di Hahnemann (l'inventore dell'omeopatia) che si indica con la lettera CH (30CH significa trentesima diluizione centesimale di Hahnemann). Ne esistono altre meno diffuse, la DH (diluizione decimale di Hahnemann, ovvero il principio attivo non si diluisce in 100 parti come nella centesimale ma in 10 parti di acqua) e la "korsakoviana" (si indica con K, prende il nome dal suo inventore, il russo Semen Korsakov).

La diluizione korsakoviana, ovvero: ma ci prendete in giro?

Riassumo brevemente la diluzione classica dell'omeopatia (la centesimale Hahnemaniana).
Si parte dal principio attivo. Di questo si prende una goccia e la si versa in un bicchiere con 99 ml. di acqua (avremo quindi una soluzione composta da 99 parti di acqua e una di principio attivo, totale 100 ml., questa è la prima diluizione, 1CH). Si prende una goccia da questo bicchiere e si versa in un secondo bicchiere con 99 ml di acqua (ecco la seconda diluizione, 2CH, 99 parti di acqua ed una parte di principio attivo già diluito la prima volta) e si continua così, una goccia in un bicchiere con 99 ml di acqua e così via. La 12ma volta che compiamo questo gesto il principio attivo sarà sparito, per semplici leggi della chimica e della fisica (vedi numero di Avogadro).
Anche qui spero di essermi spiegato bene.

Ma gli omeopati non si accontentano di vendere un prodotto nel quale non è contenuto nulla, devono necessariamente esagerare. Così il dott. Korsakov pensò bene di trovare un modo più pittoresco per preparare i rimedi omeopatici.
Ripartiamo dall'inizio e stavolta diluiamo il principio attivo con il metodo "korsakoviano".

Si prende una goccia del principio attivo e si aggiunge a 99 ml. d'acqua, come nel metodo Hahnemaniano. Si svuota quel bicchiere (si svuota, tutto, si butta il contenuto del bicchiere) e si riempie di nuovo di acqua. Si svuota nuovamente e si riempie...si svuota e si riempie ancora di acqua e così via, fino al numero di "svuotamenti" necessari, 10.000 ed anche 100.000. Si chiama "diluizione korsakoviana", indicata con la lettera K (o CK). Importante sottolineare che ad ogni diluizione (di qualsiasi tipo essa sia), il bicchiere "omeopatico" va battuto cento volte sopra un libro (si diceva la Bibbia, ma oggi si usa un libro qualsiasi), alcuni non usano libri ma tappetini di gomma, altri lo fanno con delle macchine, altri manualmente, insomma, come si vuole, tanto non cambia nulla è solo parte del rito magico.
Dopo tutto questo lavoraccio di bicchieri svuotati otterremo naturalmente un bicchiere finale pieno d'acqua, senza alcun principio attivo, battuto sopra un libro o su qualsiasi altra cosa.
Una goccia di quell'acqua è spruzzata su una pallina di zucchero, l'acqua evapora e le palline di zucchero (normali caramelline da 1 grammo ciascuna) sono confezionate e messe in vendita (al prezzo di circa 1000 euro al chilo).
Uno dei rimedi omeopatici più noti, l'Oscillococcinum, è preparato così, con un bicchiere svuotato e riempito 200 volte (infatti nella confezione è indicato 200K). Troppo strano per essere vero? Eppure è così. Informarsi per credere, anzi, per non crederci più e così rompere la magia. D'altronde è lo stesso inventore dell'omeopatia a dircelo:
"Talvolta si sente dire che l’omeopatia funziona se ci si crede: questa non è una banalità, è una realtà che indica la modalità d’azione del medicinale omeopatico". Samuel Hahnemann, inventore dell'omeopatia.

Ora, se vendere un prodotto preparato in questo modo è pura furbizia commerciale, comprarlo è pura stupidità consumistica.
Il marketing delle multinazionali omeopatiche è tanto sottile ed abile che riesce a rifilarci il nulla senza che noi ce ne rendiamo conto.

Dopo queste brevi spiegazioni chi è affezionato all'omeopatia, sa cosa sta comprando (e cosa gli vogliono rifilare) e resta sempre il mio invito per i più testardi: se pensate che in un granulo omeopatico (oltre la 12CH) ci sia qualcosa oltre allo zucchero di cui è composto fatelo analizzare.
Conclusione: funziona? No, per la scienza e la logica non può funzionare, lo sappiamo perché conosciamo come funzionano le leggi che governano ciò che ci circonda: una caramella di zucchero può essere piacevole per il palato ma non serve a curare nessuna malattia e gli studi lo hanno confermato ma qualcuno dice "su di me ha avuto effetto".
Bisognerebbe prima di tutto chiedersi come abbia fatto una pallina di solo zucchero ad avere effetto curativo, ma non importa, l'importante è il risultato e soprattutto rendersi conto di aver speso soldi ed aver comprato un prodotto che non contiene nulla, fabbricato svuotando continuamente dei bicchieri d'acqua, battuto su un libro (o su quello che si vuole, a scelta), spruzzato su una caramella e che costa una fortuna.
Ora, se è corretto sostenere che l'omeopatia non funziona dal punto di vista scientifico è obbligatorio sottolineare che dal punto di vista scientifico, dire che funziona, è da stupidi.
Il resto sono chiacchiere, interessanti, affascinanti, ma chiacchiere,  non scienza.

Insomma: "La mente è come un paracadute, non serve se non si apre, ma non tanto da perdere il cervello" (doppia cit. nonsodichi).

Alla prossima.
17 Dec 08:36

CARNEVALE DELLA MATEMATICA N.81 - 1ª CALL FOR PAPERS

by Leonardo Petrillo
Dopo l'originalissima edizione n.80 del Carnevale della Matematica (chi ancora non l'avesse letta, lo faccia subito cliccando qui), ospitata da Dioniso Dionisi sul blog Pitagora e dintorni, col tema "Matematica e irrazionalità", è il momento di iniziare a pensare anche all'edizione successiva.
Ebbene, l'edizione n.81 del Carnevale della Matematica sarà ospitata qui, su Scienza e Musica, il 14 gennaio 2015.
















Quella che state leggendo è appunto la prima call for papers, ovvero "la chiamata alle tastiere" per coloro che desiderino prenderne parte.
Come consueto per i Carnevali ospitati su questo blog, la scelta della tematica portante dell'edizione è ricaduta su un tema (non vincolante) ad ampissimo respiro: "Storia, Personaggi e Applicazioni dell'Analisi Matematica".
Di primo acchito potrebbe sembrare un tema destinato solo a una trattazione matematica di livello avanzato, ma si presta benissimo a diversi livelli di divulgazione della disciplina.












Infatti le diciture "Storia" e "Personaggi" lasciano trasparire l'esortazione a parlare di vicende interessanti legate a questa branca della matematica o a personaggi significativi che hanno fornito contributi alla suddetta, non necessariamente affrontando la trattazione tecnica dei concetti matematici da costoro introdotti.
Si potrebbe (giusto per dare un esempio) parlare del rapporto di Newton con l'alchimia e si rientrerebbe comunque nel tema, essendo Newton uno dei pionieri dello sviluppo dell'analisi matematica!


















Oltre a ciò, con il termine "Applicazioni" si è voluto dare spazio alla possibilità di parlare dell'utilità della suddetta branca della matematica ("terrore" degli studenti di liceo scientifico del V anno), anche in contesti differenti dalla "matematica pura", come ad esempio la fisica, la chimica, l'ingegneria, la medicina, la biologia (si potrebbe illustrare per esempio come lo scorrere del sangue nell'organismo venga spiegato attraverso modelli matematici), ecc.

Risultano graditissime anche forme di contributo differenti dal "classico" articolo (per esempio racconti immaginari che abbiano comunque a che fare con la tematica prescelta o con la matematica in generale).
Qualora la tematica prescelta non fosse di vostro gradimento, come sempre i contributi fuori tema sono ben accolti e anzi servono per rendere maggiormente variegato il Carnevale stesso (auspicando che non siano tutti quanti fuori tema!).
Quello che dovete fare è elaborare, sui vostri blog, dei contributi originali relativi al tema dell'edizione, o alla matematica in generale, e inviarli al sottoscritto, entro il 12 gennaio (tutto compreso), all'indirizzo email che segue:

leonardo92.universo@gmail.com

Al Carnevale della Matematica può partecipare chiunque, dal semplice appassionato all'esperto.
Appuntamento al 14 gennaio, qui su Scienza e Musica, per una full immersion nei meravigliosi meandri del calcolo infinitesimale, della sua storia e delle sue applicazioni (e non solo!).
Attendo i vostri contributi!
Per maggiori informazioni sull'evento Carnevale della Matematica potete guardare qui.

Leonardo Petrillo 
17 Dec 08:34

Axis [Pillole]

by Maurizio Codogno
Gianluigi.ulaula

Game time!

una battaglia navale a furia di formule

The post Axis [Pillole] appeared first on Il Post.

17 Dec 08:30

Viaggio nell'universo dell'energia

by noreply@blogger.com (Corrierino)
Gianluigi.ulaula

Piero Bianucci scrive. Nevio Zeccara disegna.

Tratto dal nº 44 del 4 novembre 1984 al nº 50 del 16 dicembre 1984 del Giornalino.





























17 Dec 08:28

Navi e marinai

by noreply@blogger.com (Corrierino)
Tratto dal nº 28 del 12 luglio 1964 al nº 38 del 20 settembre 1964 del Corriere dei Piccoli.







































17 Dec 08:24

Il signore del castello

by noreply@blogger.com (Corrierino)
Gianluigi.ulaula

Un piccolo gioiello!

Tratto dal nº 10 del 4 marzo 1984 del Giornalino.







17 Dec 08:20

Finite-Size Scaling as a Way to Probe Near-Criticality in Natural Swarms

by Alessandro Attanasi, Andrea Cavagna, Lorenzo Del Castello, Irene Giardina, Stefania Melillo, Leonardo Parisi, Oliver Pohl, Bruno Rossaro, Edward Shen, Edmondo Silvestri, and Massimiliano Viale

Author(s): Alessandro Attanasi, Andrea Cavagna, Lorenzo Del Castello, Irene Giardina, Stefania Melillo, Leonardo Parisi, Oliver Pohl, Bruno Rossaro, Edward Shen, Edmondo Silvestri, and Massimiliano Viale

Selected for a Viewpoint in Physics The seemingly erratic motion of insects in a swarm exhibits the correlated behavior of particles near the critical point of a phase transition.

[Phys. Rev. Lett. 113, 238102] Published Mon Dec 01, 2014

17 Dec 08:19

British science needs free movement

Nature Physics 10, 891 (2014). doi:10.1038/nphys3195

As the debate on immigration in the UK becomes increasingly visceral, British science risks being caught in the crossfire.

28 Nov 14:08

Poesie quadrate

by Marco Fulvio Barozzi
Una poesia quadrata è una particolare composizione in cui il numero delle sillabe (o di parole) per ogni verso è uguale al numero dei versi, per cui la sua struttura risulta essere una griglia quadrata, come in questo esempio che traggo dalla matematica e poetessa americana JoAnne Growney e che ho adattato alla nostra lingua:

When lovers leave, 
avoid laments. 
Grab a cactus-- 
new pain forgets.


Se ti lascia,
via la pena:
sfrega cactus
con la schiena.

La poesia quadrata più semplice (1 x 1) è formata da un monosillabo, come questa che ho dedicato a Italo Svevo:

Schmitz 

mentre non esiste in teoria un limite superiore. Questo tipo di contrainte è banale, a meno che non si vogliano costruire opere che abbiano diversi percorsi di lettura. Ad esempio Lewis Carroll fu l’artefice di questa stanza:

I often wondered when I cursed, 
Often feared where I would be – 
Wondered where she’d yield her love 
When I yield, so will she. 
I would her will be pitied! 
Cursed be love! She pitied me…


Fateci caso: la poesia può essere letta anche verticalmente: la prima parola di ogni verso forma esattamente il primo verso “I often wondered when I cursed”, la seconda forma il secondo verso, e così via. Il pregio di quest’opera dell’autore di Alice non risiede solo nella struttura, ma anche nel fatto che la poesia possiede un senso in se stessa, caratteristica che la rende un piccolo capolavoro non solo per la vista, ma anche per l’udito.



Il monstrum del genere "poesie quadrate" è senza dubbio A square in verse of a hundred monasillbles only: Describing the sense of England's happiness, scritto nel 1597 in onore di Elisabetta I dall’inglese Henry Lok (1553?-1608?), un poeta di origini borghesi sempre alla ricerca di protettori tra i nobili delle corti di Edimburgo e Londra e in costante lotta con i debiti. Lok scrisse alcune sequenze di sonetti e contribuì alla riforma della poesia inglese a sfondo religioso, ma a stento lo troviamo nelle antologie di poesia elisabettiana e in qualche saggio critico. Un minore, se non fosse per questa barocca e geniale esibizione di maniera.


Come dice il titolo, l’opera è costituita da una griglia quadrata di lato 10, in cui ognuna delle 100 celle contiene una parola monosillabica (in italiano ciò sarebbe impensabile, mentre in inglese, lingua più sintetica, la maggior parte delle parole lo è). Lo schema, che ho trovato in un articolo della Growney sulla matematica nella poesia, mostra in modo leggibile le parole dell’opera, che è preceduta e seguita da due motti latini.


Thomas P. Roche, Jr., che ha pubblicato la poesia di Lok in appendice al suo saggio Petrarch and the English Sonnet Sequences (New York: AMS Press, 1989) ha messo in evidenza come nella griglia sia possibile riconoscere una complessa struttura di quadrati e colonne e croci che formano poesie più piccole all’interno. Ad esempio, la prima colonna forma la frase:

God makes kings rule for heaue[n]s; your state hold blest 

E l’ultima colonna

And still stand will their shields; fear yields best rest. 

Si può scoprire anche una poesia di cinque versi con quattro parole ciascuno seguendo in diagonale le celle da 1 a 5 e utilizzando le parole poste negli angoli. Le croci indicate in grigio a loro volta nascondono frasi che si possono leggere dal centro verso l’esterno e poi ritornando in modo bustrofedico. 

Presentata questa macchina poetica, che immagino di trovare in un gabinetto rinascimentale delle curiosità letterarie (assieme ai leporeambi e a qualche corno di ippogrifo), mi viene in mente quanto scrisse il grande ludolinguista Giampaolo Dossena* a proposito del quadrato magico alfabetico (il famoso SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS): 

“Sempre, leggendo di cose enigmistiche, si trasente il tanfo della condizione carceraria, ma guardando [tali] giochi geometrici (…) si è presi alla gola da miasmi concentrazionari, abissi di infelicità, follia, ebetudine. Certe tradizioni enigmistiche sono tra le testimonianze più patologiche e teratologiche lasciate dall’homo sapiens sulla superficie dello sventurato pianeta Terra. 

Se chi ama i giochi di parole può essere definito “qabbalista dilettante”, chi ama certi giochi enigmistici può essere considerato un qabbalista demente e disperato, che applica le tecniche della qabbalah non al testo della Bibbia bensì a un pezzo di giornale trovato in una latrina (…) 

*in Il dado e l’alfabeto, Zanichelli, 2004, p. 226
http://keespopinga.blogspot.com/feeds/posts/default?alt=rss
28 Nov 14:04

Il gioco dei re

by noreply@blogger.com (Corrierino)
Tratto dal Corriere dei Piccoli nº 7 del 16 febbraio 1964.







28 Nov 14:02

Open access is tiring out peer reviewers

by Martijn Arns

Open access is tiring out peer reviewers

Nature 515, 7528 (2014). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/515467a

Author: Martijn Arns

As numbers of published articles rise, the scholarly review system must adapt to avoid unmanageable burdens and slipping standards, says Martijn Arns.