Shared posts

09 Mar 17:38

Lessons from Italy’s policy shift on immunization

by Roberto Burioni

Lessons from Italy’s policy shift on immunization

Lessons from Italy’s policy shift on immunization, Published online: 21 February 2018; doi:10.1038/d41586-018-02267-9

Lessons from Italy’s policy shift on immunization
09 Mar 17:06

Fund ideas, not pedigree, to find fresh insight

by Thomas Sinkjær

Fund ideas, not pedigree, to find fresh insight

Fund ideas, not pedigree, to find fresh insight, Published online: 06 March 2018; doi:10.1038/d41586-018-02743-2

Anonymous applications free scientists to make bold proposals; ‘golden tickets’ free reviewers to bet on them, says Thomas Sinkjær.
09 Mar 11:31

Does your code stand up to scrutiny?

Does your code stand up to scrutiny?

Does your code stand up to scrutiny?, Published online: 06 March 2018; doi:10.1038/d41586-018-02741-4

Nature journals encourage researchers who submit papers that rely on bespoke software to provide the programs for peer review.
09 Mar 11:29

How baby’s first microbes could be crucial to future health

by Sarah DeWeerdt

How baby’s first microbes could be crucial to future health

How baby’s first microbes could be crucial to future health, Published online: 07 March 2018; doi:10.1038/d41586-018-02480-6

Altering the community of bacteria that live in the gut might help infants to thrive or even avoid conditions such as asthma and diabetes.
09 Mar 11:02

Strong Localization of Surface Plasmon Polaritons with Engineered Disorder

by Wen-Bo Shi, Lian-Zi Liu, Ruwen Peng, Di-Hu Xu, Kun Zhang, Hao Jing, Ren-Hao Fan, Xian-Rong Huang, Qian-Jin Wang and Mu Wang

TOC Graphic

Nano Letters
DOI: 10.1021/acs.nanolett.7b05191
07 Mar 18:38

Science of science

by Fortunato, S., Bergstrom, C. T., Börner, K., Evans, J. A., Helbing, D., Milojevic, S., Petersen, A. M., Radicchi, F., Sinatra, R., Uzzi, B., Vespignani, A., Waltman, L., Wang, D., Barabasi, A.-L.

Identifying fundamental drivers of science and developing predictive models to capture its evolution are instrumental for the design of policies that can improve the scientific enterprise—for example, through enhanced career paths for scientists, better performance evaluation for organizations hosting research, discovery of novel effective funding vehicles, and even identification of promising regions along the scientific frontier. The science of science uses large-scale data on the production of science to search for universal and domain-specific patterns. Here, we review recent developments in this transdisciplinary field.

06 Mar 18:34

Saturday Morning Breakfast Cereal - Dear Science

by tech@thehiveworks.com


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Science Satan will try to tempt you every time you go through the herbal medicine section of a Whole Foods, my friends. Stay strong.

New comic!
Today's News:

Geeks of London! As if this writing there are exactly 8 discounted signed copies of Soonish left! Buy soon or feel shame!

05 Mar 09:36

Scientific Salami Slicing: 33 Papers from 1 Study

by Marc Abrahams

The Neuroskeptic blog looks at how how a super-masterful sausage slicer makes sausage slices:

Scientific Salami Slicing: 33 Papers from 1 Study

Salami slicing” refers to the practice of breaking scientific studies down into small chunks and publishing each part as a separate paper.

Given that scientists are judged in large part by the number of peer-reviewed papers they produce, it’s easy to understand the temptation to engage in salami publication. It’s officially discouraged, but it’s still very common to see researchers writing perhaps 3 or 4 papers based on a single project that could, realistically, have been one big paper.

But I’ve just come across a salami that’s been sliced up so thinly that it’s just absurd. The journal Archives of Iranian Medicine just published a set of 33 papers about one study. Here they are – this is a rather silly image, but it’s a silly situation….

01 Mar 08:51

No, la BBC non ha detto che gli operatori ONU abusano delle donne in Siria

by Paolo Attivissimo
Fonte: Sky TG24 / Archive.is.
Vi siete mai chiesti come nasce una fake news? Possiamo vedere questo processo andando a prendere la recentissima, terribile notizia degli abusi sulle donne in Siria da parte di operatori dell'ONU in cambio di aiuti umanitari, che è falsa anche se è stata pubblicata da molte testate giornalistiche cartacee e televisive, come nota Bufale un tanto al chilo.

Quasi tutte le testate che hanno pubblicato la notizia errata hanno citato la fonte, che è un servizio della BBC, quindi con un alto livello di credibilità. La citazione ha comprensibilmente dato ai lettori e agli spettatori l’impressione che non ci potesse essere alcun dubbio di autenticità.

Ma andando a recuperare questa fonte emerge che il testo originale della notizia non parla affatto di “operatori dell’ONU”, ma di “uomini del posto che consegnavano gli aiuti per conto delle Nazioni Unite e di organizzazioni di beneficenza internazionali in Siria”. La BBC precisa che sono stati proprio gli operatori dell’ONU a denunciare questi abusi. Questi “uomini del posto” hanno il controllo politico delle aree bisognose di questi aiuti e il personale dell’ONU deve per forza passare tramite loro.

Fonte: BBC.


C'è una grande differenza fra accusare di abusi contro le donne il personale dell’ONU e le persone del posto, ma questa differenza si è persa nella traduzione dall’inglese da parte di chi ha riportato la notizia in italiano. In altre parole, la notizia falsa è nata per un errore di chi l’ha tradotta.

Ma come è possibile che tutte le testate giornalistiche in italiano abbiano commesso lo stesso errore? In teoria ognuna dovrebbe attingere alla fonte originale, tradursela e poi scrivere il proprio articolo o servizio, ma la realtà della produzione giornalistica è molto differente dalla teoria.

In moltissime redazioni si pratica infatti il cosiddetto “giornalismo copiaincolla”: non si va alla fonte originale, ma si copia e si incolla il testo di qualche agenzia di stampa (o, in alcuni casi, di qualche testata concorrente), gli si aggiunge qualche aggettivo e qualche considerazione generale, e il lavoro è fatto. I moderni mezzi informatici rendono questo copia-e-incolla estremamente semplice e conveniente, e la tentazione di usarli senza fare i controlli che invece sarebbero necessari è sempre molto forte per via della fretta e della pressione di pubblicare.

Il risultato è che se un giornalista o un’agenzia di stampa sbaglia e tutti copiano da lì, l’errore si propaga. I lettori, poi, vedono la stessa notizia ripetuta da varie fonti apparentemente indipendenti e quindi credono che sia autentica e verificata, anche se in realtà non è vera o è gravemente travisata, come nel caso della notizia sugli abusi contro le donne in Siria.

Conoscere questi meccanismi di produzione delle notizie è utile per non incappare in fake news come questa; conoscere le altre lingue, in particolare l’inglese, per poter andare alla fonte originale di una notizia è un antidoto prezioso a questo genere di errore a catena, sia come lettori, sia come giornalisti. In un mondo perfetto questo controllo da parte dei lettori non dovrebbe essere necessario, ma i fatti dimostrano, purtroppo, che anche il giornalismo contribuisce alle fake news e quindi occorre difendersi.


Questo articolo è basato sul testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu dell’1 marzo 2018.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
25 Feb 12:59

02/21/18 PHD comic: 'Whose interest?'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Whose interest?" - originally published 2/21/2018

For the latest news in PHD Comics, CLICK HERE!

21 Feb 18:27

Self-Driving Issues

If most people turn into muderers all of a sudden, we'll need to push out a firmware update or something.
21 Feb 16:15

L’astronauta, la giornalista e l’intervista fantasma. Storia di ordinario giornalismo

by Paolo Attivissimo
Ultimo aggiornamento: 2018/02/22 21:35.

Ne avrete sentito parlare: una testata giornalistica ha pubblicato un’intervista all’astronauta Samantha Cristoforetti, che ha messo online una dettagliata e garbata smentita pubblica, nella quale ha dichiarato categoricamente di non aver mai rilasciato quell’intervista, ha scelto di non fare il nome della testata o della giornalista coinvolta e ha chiesto che venisse pubblicata una rettifica, mettendosi comunque a disposizione per un‘intervista autentica.

Risultato: la testata ha rimosso l’intervista e la sua direttrice ora minaccia querela a “chiunque dica che il mio giornale ha inventato un’intervista”.

Internet non è garbata, non dimentica e non perdona, per cui le identità della testata e della giornalista sono emerse in men che non si dica e sono ormai note, quindi non ricorro a inutili omissioni: la direttrice è Daniela Molina, la testata è Donnainaffari.it, l’intervista era qui (link non più funzionante) e la giornalista autrice dell’intervista è Laura Placenti.

L’intervista è stata ripescata dalla cache di Google e salvata su Archive.is, dove potete leggerla per farvene un’opinione personale: ve lo consiglio, perché va messa a confronto con la risposta della Cristoforetti.

A questo punto la direttrice si è palesata su Facebook con nome e cognome, nel gruppo Giornalisti italiani su Facebook, minacciando appunto querela. Raccomando di leggere anche tutta la sua versione degli eventi, che riporto qui sotto come screenshot per chi non è iscritto a Facebook e non lo vuole frequentare:



Non solo: la direttrice della testata ha accusato Samantha Cristoforetti di aver “VOLUTO levare il lavoro” alla giornalista e ha affermato che “evidentemente era la Cristoforetti a volere tutto questo rumore”. Certo, perché quando vai nello spazio e lavori per tornarci non hai di meglio da fare che attaccare una giornalista.


Tutto indica invece che Donnainaffari.it ha pubblicato un’intervista palesemente, sfacciatamente, maldestramente inventata e piena di errori. Quel “Sally Raid” al posto di Sally Ride (manco fosse un insetticida), quel “Yuri Gagarin nel 1961, fu il primo uomo a uscire dall’orbita terrestre”, quel “il primo uomo Neil Amstrong [sic] mise il primo piede nello Spazio”, il nome sbagliato della figlia di Samantha e tante altre perle giornalistiche dello stesso calibro sono, per essere molto educati, castronerie da matita blu.

Sì, direttrice Molina, mi quereli pure perché oso dire le cose come stanno: l’intervista pubblicata dalla testata di cui lei è responsabile è stata inventata. Questo è il mio parere professionale basato sui fatti, come giornalista e come persona che conosce Samantha Cristoforetti da anni e sa che non direbbe mai e poi mai quelle banalità che le vengono attribuite (diventare mamma sarebbe “una nuova avventura emotiva che ti fa volare oltre l’infinito”). Basta leggere una sua qualunque intervista autentica per rendersene conto. Non lo farebbe neanche sotto minaccia di tortura tramite poesia Vogon.

Con sublime quanto involontaria autoironia, fra l’altro, Donnainaffari.it si vanta che “A differenza dei comuni siti di informazione, infatti, noi siamo obbligati dalla Legge e dai Codici deontologici prescritti dall’Ordine dei Giornalisti a controllare la veridicità di ogni articolo pubblicato” (copia su Archive.is). Beh, si è visto come funziona questo controllo di veridicità.

Pubblicare interviste inventate, attribuendo agli intervistati scempiaggini che non hanno mai detto, è un malcostume diffuso che affossa la già traballante credibilità del giornalismo. In un momento in cui si parla tanto di fake news, la scelta di Laura Placenti di falsificare un’intervista è una vergogna per la categoria: è un tradimento del patto sociale con i lettori. E la scelta della sua direttrice di minacciare querela a chi osa dire che il re è nudo e di accusare un’astronauta in questo modo è un atto di arroganza anche peggiore.

Non è certo questo il giornalismo che ci può salvare dalle fake news.


Nota tecnica


Durante le mie ricerche per questo articolo ho notato una particolarità nel testo della (presunta) intervista: l’uso, da parte di Laura Placenti, della curiosa grafia errata “Svletana Savitzakaia” al posto di “Svetlana Savitzkaya” per far citare alla Cristoforetti la prima donna al mondo che ha compiuto un’attività extraveicolare (o “passeggiata spaziale”). Notate il refuso “Svletana”, con la L prima della T.

In tutta Internet, gli unici due altri articoli trovati da Google che contengano quella stessa grafia sono questo, sul sito Victoria50.it (copia su Archive.is), e il suo equivalente in spagnolo presso Victoria50.es. La versione francese scrive invece “Svetlana Savitzakaia” (T ed L sono nell'ordine giusto nel nome, ma il cognome ha sempre una A di troppo). Guarda caso, in tutti e tre questi articoli, come in quello di Laura Placenti pubblicato da Donnainaffari.it e poi rimosso, c’è anche lo stesso errore sul cognome dell’astronauta Sally Ride, che viene scritto erroneamente Raid.

Non faccio congetture su quale legame vi possa essere fra questi articoli e quello di Laura Placenti, ma mi pare molto improbabile che due errori così specifici vengano ripetuti su Donnainaffari.it per puro caso.

I siti Victoria50.it, .es e .fr sono di proprietà della Procter & Gamble, concetto ribadito anche qui, e contengono soltanto pubblicità di prodotti di quest’azienda. Si tratta dunque di siti pubblicitari travestiti da siti d’informazione. E che informazione: notate, per esempio, che le presunte autrici dei contenuti si presentano come “Noi cinque” anche se la foto mostra solo quattro persone (anche nella versione spagnola), ma soprattutto che le stesse donne si chiamano Maria, Laura, Lisa, Anna e Carla nella versione italiana, però sono Beatriz, Isabel, Carmen, Raquel e Patricia in quella spagnola e sono Anne, Béatrice, Catherine, Nathalie e Patricia in quella francese. Fake news industriale, insomma.


Noi cinque, che siamo quattro.



Aggiornamento: 2018/02/22


Nei commenti, Marco Alici segnala una ulteriore, sorprendente coincidenza. Questa è una risposta che Laura Placenti attribuisce, con tanto di virgolette, a Samantha Cristoforetti nell’asserita intervista ora rimossa:

Sempre nel 1984 la prima donna americana a svolgere un’attività extra veicolare fu Kathryn Sullivan, che successivamente volò in altre due missioni Shuttle, totalizzando 532 ore di permanenza nello spazio. Ci vollero quasi vent’anni (fino all’estate del 2007) prima che Barbara Morgan (che era stata la riserva di Christa McAuliffe) potesse volare sulla missione STS-118 e insegnare dallo spazio alcune delle lezioni proprio di Christa McAuliffe.

Screenshot:

E questa è una frase tratta dall’articolo di Victoria50.it:

Sempre nel 1984 la prima donna americana a svolgere un'attività extra veicolare fu Kathryn Sullivan, che successivamente volò in altre due missioni Shuttle, totalizzando 532 ore di permanenza nello spazio. Ci vollero quasi vent'anni (fino all'estate del 2007) prima che Barbara Morgan (che era stata la riserva di Christa McAuliffe) potesse volare sulla missione STS-118 e insegnare dallo spazio alcune delle lezioni proprio di Christa McAuliffe.

Screenshot:

Una coincidenza davvero impressionante. Attendo impaziente le spiegazioni di Daniela Molina o della sempre più silente Laura Placenti.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
21 Feb 11:04

What makes a good theory or modelling paper?

by Ross H. McKenzie
There is an excellent editorial in the journal Langmuir
Writing Theory and Modeling Papers for Langmuir: The Good, the Bad, and the Ugly
Han Zuilhof, Shu-Hong Yu, David S. Sholl

The article is written in the context of a specific journal, that has a focus on surface and colloid chemistry, and predominantly experimental papers and readers.
The article is structured around the five questions below, that should actually be asked about any theory or computational paper.

Who is the intended audience?
Specifically, will the paper have an influence on the experimental community?

Are approximations and limitations clearly described? 

What physical insight is gained? 

Where does theory touch reality? 
Specifically, how does the work relate to experiment? Does it suggest new experiments to test the theory?

How can calculations be made reproducible? 

This is helpful advice and good for anyone to reflect on. On the other hand, this is so basic that the need for such an editorial reflects how bad science, and particularly computational modelling, has gotten. It is just too easy to download some software, run it for some complex chemical system that is fashionable, produce some pretty graphs, and write a paper....
21 Feb 10:26

Saturday Morning Breakfast Cereal - Statistical Flowers for Algernon

by tech@thehiveworks.com


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I think there's a reading of Flowers for Algernon where the truth is he's just fundamentally a dickhead and everyone else who gets the same treatment fails to have an existential crisis.

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Today's News:
20 Feb 09:33

Observation of three-photon bound states in a quantum nonlinear medium

by Liang, Q.-Y., Venkatramani, A. V., Cantu, S. H., Nicholson, T. L., Gullans, M. J., Gorshkov, A. V., Thompson, J. D., Chin, C., Lukin, M. D., Vuletic, V.
Jacopo.bertolotti

Why do they feel the need to repeat "quantum" every three words? It's both annoying, unnecessary and distracting.

Bound states of massive particles, such as nuclei, atoms, or molecules, constitute the bulk of the visible world around us. By contrast, photons typically only interact weakly. We report the observation of traveling three-photon bound states in a quantum nonlinear medium where the interactions between photons are mediated by atomic Rydberg states. Photon correlation and conditional phase measurements reveal the distinct bunching and phase features associated with three-photon and two-photon bound states. Such photonic trimers and dimers possess shape-preserving wave functions that depend on the constituent photon number. The observed bunching and strongly nonlinear optical phase are described by an effective field theory of Rydberg-induced photon-photon interactions. These observations demonstrate the ability to realize and control strongly interacting quantum many-body states of light.

20 Feb 09:31

Got milk, must conference

by Calisi, R. M.
20 Feb 09:28

Experimental statistical signature of many-body quantum interference

by Taira Giordani

Experimental statistical signature of many-body quantum interference

Experimental statistical signature of many-body quantum interference, Published online: 19 February 2018; doi:10.1038/s41566-018-0097-4

An experimental protocol to discern true multi-particle interference is demonstrated in a boson sampling device without dynamic reconfiguration. Statistical features of three-photon interference were evaluated in a seven-mode integrated interferometer.
19 Feb 17:54

Explaining negative refraction without negative refractive indices

by Gregory A. Talalai
Gregory A. Talalai, Timothy J. Garner, Steven J. Weiss
Negative refraction through a triangular prism may be explained without assigning a negative refractive index to the prism by using array theory. For the case of a beam incident upon the wedge, the array theory accurately predicts the beam transmission angle through the prism and provides an ... [J. Opt. Soc. Am. A 35, 437-441 (2018)]
19 Feb 09:35

the movie we needed right now



the movie we needed right now

19 Feb 09:23

2018 CVE List

Jacopo.bertolotti

"Haskell isn't side-effect-free after all; the effects are all just concentrated in this one. Computer in Missouri that no one's checked on in a while. " :-D

CVE-2018-?????: It turns out Bruce Schneier is just two mischevious kids in a trenchcoat.
15 Feb 10:03

#eallorailPD?

by .mau.

Se uno dei miei figli prova a buttare una carta per terra, io mi fermo e gli ingiungo di raccoglierla. (Il risultato pratico è che oramai loro mi ficcano la carta in mano pavlovianamente). Nessuno di loro ha mai osato dire “ma per terra è pieno di cartacce!”, perché intuirebbero la mia risposta: “Non me ne importa un fico secco di quello che fanno gli altri: voi fate la vostra parte”.

Ecco. Tutte le volte che qualcuno dice seriamente “e allora il PD?” a me viene il sangue alla testa. Cosa faccia un qualunque partito o movimento politico non può essere una scusa per fare la stessa cosa.

13 Feb 15:13

Few UK universities have adopted rules against impact-factor abuse

by Nisha Gaind

Few UK universities have adopted rules against impact-factor abuse

Few UK universities have adopted rules against impact-factor abuse, Published online: 12 February 2018; doi:10.1038/d41586-018-01874-w

Institutions have made little progress against the misuse of research metrics when hiring and promoting academics.
09 Feb 12:07

Learning optimal quantum models is NP-hard

by Cyril J. Stark

Author(s): Cyril J. Stark

Physical modeling translates measured data into a physical model. Physical modeling is a major objective in physics and is generally regarded as a creative process. How good are computers at solving this task? Here, we show that in the absence of physical heuristics, the inference of optimal quantum...


[Phys. Rev. A 97, 020103(R)] Published Thu Feb 08, 2018

09 Feb 11:58

Measurement of Spectral Functions of Ultracold Atoms in Disordered Potentials

by Valentin V. Volchkov, Michael Pasek, Vincent Denechaud, Musawwadah Mukhtar, Alain Aspect, Dominique Delande, and Vincent Josse

Author(s): Valentin V. Volchkov, Michael Pasek, Vincent Denechaud, Musawwadah Mukhtar, Alain Aspect, Dominique Delande, and Vincent Josse

The first direct measurements of the spectral functions of ultracold atoms in a disordered potential could enable future exploration of the critical regime around the Anderson transition.


[Phys. Rev. Lett. 120, 060404] Published Thu Feb 08, 2018

09 Feb 11:52

Light amplification by seeded Kerr instability

by Vampa, G., Hammond, T. J., Nesrallah, M., Naumov, A. Y., Corkum, P. B., Brabec, T.

Amplification of femtosecond laser pulses typically requires a lasing medium or a nonlinear crystal. In either case, the chemical properties of the lasing medium or the momentum conservation in the nonlinear crystal constrain the frequency and the bandwidth of the amplified pulses. We demonstrate high gain amplification (greater than 1000) of widely tunable (0.5 to 2.2 micrometers) and short (less than 60 femtosecond) laser pulses, up to intensities of 1 terawatt per square centimeter, by seeding the modulation instability in an Y3Al5O12 crystal pumped by femtosecond near-infrared pulses. Our method avoids constraints related to doping and phase matching and therefore can occur in a wider pool of glasses and crystals even at far-infrared frequencies and for single-cycle pulses. Such amplified pulses are ideal to study strong-field processes in solids and highly excited states in gases.

08 Feb 10:43

Il rovescio della medaglia

by Massimo Sandal

I l Nobel logora chi non ce l’ha, come la matematica. Non esiste un premio Nobel per la matematica, e questa sorprendente dimenticanza è tutt’ora inspiegata: leggenda vuole che il matematico svedese Gösta Mittag-Leffler avrebbe sedotto la moglie di Alfred Nobel, attirando per sempre l’anatema sulla sua disciplina. Purtroppo per gli amanti del gossip, Nobel non si sposò mai.

Comunque sia andata, i matematici ormai hanno creato i propri riti. I primi giorni di agosto 2018, quest’anno a Rio, verranno consegnate le Medaglie Fields, premio che viene considerato il “Nobel della matematica” (assieme al premio Abel e al premio Wolf, anch’essi dei “surrogati” del Nobel).

Oggi guardiamo alla Medaglia Fields come a un simbolo della superiorità della matematica sulle divisioni terrene. La storia di questo premio, però, è attraversata da divisioni, conflitti, polemiche e controversie, e il suo futuro è probabilmente da riscrivere.

Ferite e utopie
La matematica non ha confini, idealmente: un teorema è un teorema a Mosca, come a Buenos Aires, come su Alfa Centauri. Con questo principio nasce, nel 1897 a Zurigo, il Congresso Internazionale dei Matematici. Un tour internazionale senza fine che ogni quattro anni porta la comunità matematica, un modello ideale di fratellanza scientifica, in una parte diversa del globo. Un’utopia ingenua? Di sicuro cade presto sotto le baionette della Prima Guerra Mondiale. Finito il conflitto, anche a trincee vuote, il rancore resta forte e la comunità scientifica getta via ogni scrupolo di neutralità: al Congresso del 1920, il primo dopo la guerra, vennero banditi i matematici degli sconfitti Imperi Centrali, Germania, la fu Austria-Ungheria, Bulgaria, Turchia.

La sede scelta, simbolicamente, fu Strasburgo: capitale dell’Alsazia, appena ritornata alla Francia. È da queste ferite aperte che nacque la medaglia Fields.

John Charles Fields era un matematico canadese, nato a Hamilton (Ontario) nel 1863. All’epoca il Nord America non era il gigante scientifico e intellettuale che sarebbe diventato nel XX secolo, e dopo i suoi studi a Toronto e alla Johns Hopkins University, Fields decise di girare l’Europa, dove allora pulsava la ricerca matematica. Fields fu però soprattutto un socialite e un organizzatore. Consolidò non solo amicizie tra i grandi del suo tempo, come Frobenius, Klein o Weierstrass, ma anche contatti con monarchi e capi di stato europei, che mantenne per tutta la vita (tra gli altri, Fields venne ricevuto personalmente da Mussolini nel 1928). Quando Fields tornò in Canada, nel 1901, l’Europa era un modello di collaborazione da imitare.

Oggi guardiamo alla Medaglia Fields come a un simbolo della superiorità della matematica sulle divisioni terrene. La storia di questo premio, però, è attraversata da divisioni, conflitti, polemiche e controversie.

Per Fields fu quindi scandaloso che il Congresso Internazionale si potesse prestare, dopo la Prima Guerra Mondiale, a dividere la comunità scientifica invece di unirla. Non era l’unico a pensarla così. Il Congresso del 1924 era previsto a New York, ma i matematici statunitensi – che avevano forti contatti con i tedeschi – chiesero come condizione di rimuovere il veto sugli Imperi Centrali. A risolvere l’impasse fu proprio Fields, che propose e ottenne di spostare il Congresso in Canada, a Toronto, liberando gli statunitensi dall’imbarazzo e permettendo al comitato organizzatore di mantenere l’embargo. Durante la sessione di apertura, a Toronto, Charles de la Vallée Poussin tuonerà ancora della “liberazione della scienza dalle mani sacrileghe che per lungo tempo l’hanno sfruttata a scopi criminali”.

La frattura venne ricomposta solo nel 1928, dieci anni dopo la fine della guerra, grazie all’abilità diplomatica di Salvatore Pincherle che organizzò il congresso successivo a Bologna. Quando il leggendario David Hilbert entrò all’Archiginnasio in testa alla delegazione tedesca, l’intera platea si alzò in piedi ad applaudire. “Tutti i limiti, specie quelli nazionali, sono contrari alla natura della matematica”, affermò Hilbert allo stesso congresso.

A Bologna la matematica era tornata una disciplina globale, ma Fields non dimenticò quel decennio di divisione. Si convinse che alla matematica mancava un trofeo veramente internazionale, e si mise in moto per far sì che al Congresso Internazionale della Matematica venissero conferite delle medaglie. Ottenne il supporto di numerose società matematiche nazionali, e nel gennaio del 1932 delineò la struttura della medaglia che prese il suo nome. Non visse abbastanza per vederla: morì pochi mesi dopo, il 9 agosto. La prima medaglia Fields sarebbe stata assegnata nel 1936.

Conquistare il mondo, ma solo da giovani
La medaglia ipotizzata da Fields aveva ben poco di simile al Nobel. Il premio in denaro era pressoché simbolico: 2500 dollari canadesi (oggi sono 15000). Secondo le istruzioni di Fields, “Le medaglie dovrebbero essere di carattere puramente internazionale e impersonale, per quanto possibile. A loro non deve essere allegato il nome di qualsiasi paese, istituzione o persona”. Fields, in altre parole, non voleva che la medaglia portasse il suo nome. In realtà la medaglia porta sul verso il volto di una persona: Archimede, assieme a una frase degli Astronomica di Manilio: Transire suum pectus mundoque potiri: “Elevarsi al di là di sé stessi e conquistare il mondo”. Il nome del vincitore appare sul margine: nelle parole del matematico francese Cédric Villani “é scritto molto piccolo. È piccolo perché noi matematici siamo piccoli, di fronte al risultato matematico”.

L’altra particolarità della medaglia voluta da Fields è il suo scopo: non di coronamento di una carriera ma, al contrario, nelle sue stesse parole “...intesa come un incoraggiamento per futuri successi da parte del premiato, e uno stimolo a uno sforzo rinnovato da parte degli altri. Questo desiderio di Fields cristallizzò nella prassi di non assegnare la medaglia a matematici sopra i quarant’anni. La Fields è quindi forse l’unico premio nella storia delle scienze che è allo stesso tempo il massimo riconoscimento della disciplina ma è regolarmente consegnato a ricercatori nella prima metà della carriera – per confronto, il Nobel raramente premia persone sotto i cinquant’anni. Ironicamente, è stato dimostrato che la medaglia Fields ha nettamente l’effetto opposto a quello desiderato: chi la vince tende a produrre meno, dopo l’assegnazione, di chi non l’ha vinta.

La Fields è forse l’unico premio nella storia delle scienze che è allo stesso tempo il massimo riconoscimento della disciplina, ma è regolarmente consegnato a ricercatori nella prima metà della carriera.

Il limite dei quarant’anni è tutt’ora uno degli aspetti più controversi della medaglia Fields, e risultò in casi unici come quello di Andrew Wiles, colui che dimostrò il leggendario ultimo teorema di Fermat. Wiles pubblicò una prima dimostrazione a 39 anni (appena in tempo!) che però conteneva un sottile errore. Quando la falla venne riparata, e il teorema dimostrato definitivamente, Wiles aveva ormai 41 anni. La commissione della Fields del 1994 decise quindi di assegnare una placca d’argento ad hoc a Wiles. In generale, il limite di quarant’anni combinato con la cadenza quadriennale del Congresso genera una bizzarra discriminazione periodica. Come ci ha detto il professor Alessio Figalli dell’ETH di Zurigo, matematico italiano di cui si mormora come uno dei possibili vincitori di quest’anno: “Non sono convinto che il limite di età sia positivo perché mette un’enorme pressione nei primi anni della carriera di un matematico. Un altro difetto è che la medaglia Fields è assegnata ogni quattro anni con un limite di età di 40 anni: questo vuol dire che per alcune persone il limite di età può essere addirittura a 37 anni (dato che nell’edizione successiva avranno 41 anni). Inoltre, la credenza generale che la produttività di un matematico sia indissolubilmente legata alla giovinezza è più una leggenda metropolitana che altro.”

All’inizio tutto questo non era un gran problema: in origine, la medaglia Fields non era un premio significativamente prestigioso. I primi vincitori, ricevendo la notifica dell’assegnazione, non sapevano neanche di cosa si trattasse. Così come fu una guerra a dar vita alla Medaglia Fields, fu un secondo conflitto, la guerra del Vietnam, a renderla il “Nobel della matematica”.

Assenze giustificate e ingiustificate
I matematici non vivono fuori dalla realtà (beh, non tutti). Molti matematici in particolare sono stati (o sono tuttora) seriamente attivi in politica. Tra questi c’era Stephen Smale, professore associato a Berkeley, noto per aver dimostrato che è possibile rovesciare una sfera da dentro a fuori, e per il suo impegno contro la guerra nel Vietnam. Impegno che doveva essere particolarmente fastidioso per il governo americano, visto che il 5 agosto 1966 venne convocato dall’HCUA (House Committee on Un-American Activities) per essere interrogato. C’era un problema: Smale in quel momento era in viaggio per ricevere la medaglia Fields. A Mosca.

Potete immaginare come suonasse, all’epoca della cortina di ferro e del maccartismo, che un pacifista di sinistra sospettato di cospirazione stesse raggiungendo l’URSS. Non c’era da scherzare. I colleghi di Smale fecero quadrato e dichiararono alla stampa che Smale era lì per accettare un premio che era, affermarono, la cosa più vicina al Nobel per la matematica. Un’esagerazione, all’epoca: ma la stampa si bevve questa versione e Smale si salvò. Perfino durante l’isteria della guerra fredda un premio del genere valeva un viaggio in un paese nemico. Il paragone anzi divenne luogo comune, e siccome i premi e la loro importanza sono mere convenzioni sociali, una menzogna a fin di bene divenne realtà.

Non sarebbe stata l’ultima intrusione politica nella storia della medaglia Fields. Allo stesso congresso del 1966 avrebbe dovuto essere premiato anche Alexander Grothendieck, uno dei fondatori di quella che forse è la branca più astratta e profonda dello scibile umano, la teoria delle categorie, una sorta di meta-matematica. Grothendieck però non partecipò, per protesta contro la politica sovietica. I sovietici in seguito impedirono a due premiati, Segrei Novikov nel 1970 e Grigory Margulis nel 1978, di ritirare il premio. Il congresso di Varsavia del 1982 dovette essere rinviato a causa dell’introduzione della legge marziale nel 1981. Di nuovo, i conflitti internazionali avevano frantumato il sogno di una comunità matematica platonica ed ecumenica, astratta dal mondo.

La maschera e il volto
A questo punto avrete forse notato una cosa strana. Questo articolo parla di un premio di matematica e di matematici, ma non parla praticamente mai di matematica. Il problema non è solo la mia vergognosa ignoranza in materia. La matematica contemporanea è una delle discipline più difficili in assoluto da divulgare. Alcuni problemi, come l’ultimo teorema di Fermat, possono essere formulati in modo comprensibile anche a un bambino, ma le loro dimostrazioni sono dei tour de force tecnici, talvolta incomprensibili anche agli specialisti senza uno studio approfondito.

Quindi cerchiamo dei volti, delle storie umane per afferrare discipline inumane. La medaglia Fields, come i Nobel e altri premi scientifici, ci consegna questi volti. Quando nel 2014 Maryam Mirzakhani diventò la prima donna vincitrice di una medaglia Fields ben pochi approfondirono i suoi studi di matematica, ma in tutto il mondo fu un’ispirazione per le numerose donne che praticano questa disciplina, e non solo.

La matematica contemporanea è una delle discipline più difficili in assoluto da divulgare: quindi cerchiamo dei volti, delle storie umane per afferrare discipline inumane.

Il problema è se questo volto sia reale o una maschera. L’immagine che la Fields restituisce è tristemente consueta, nei premi scientifici: pochi geni che schiacciano una massa di anonimi, quasi tutti maschi e occidentali. Uno sbilanciamento è già presente nelle comunità scientifiche. In matematica, solo il 15% delle posizioni accademiche di tenure-track (quelle che portano a un posto da professore stabile) appartengono a donne. La Fields però amplifica il divario a livelli imbarazzanti: una vincitrice donna su 56, meno del 2%. Lungi dall’essere un incoraggiamento, come avrebbe voluto Fields, il premio com’è adesso è demoralizzante per una grossa parte dei matematici o aspiranti tali. Alessio Figalli fa notare peraltro che “il limite d’età dei 40 anni penalizza molto di più le donne che gli uomini, dato che questo limite non tiene conto di eventuali periodi di maternità”.

E come per quasi tutti i premi, i vincitori sono solo le punte di un iceberg di una ricerca che è sempre più collegiale e collettiva. Premiando loro, spesso si ignora tutto il lavoro su cui questi si sono appoggiati. Andrew Wiles per esempio non avrebbe dimostrato niente senza Taniyama, Shimura, Ribet, Frey e altri a spianargli la strada. E questa interconnessione non fa che aumentare. Nelle parole di Fosco Loregian, giovane matematico che all’università di Masaryk si occupa di teoria delle categorie, a Brno: “Tra sei edizioni della medaglia Fields almeno un vincitore avrà fatto le elementari con un iPad in mano. Difficile credere che questa sproporzione vertiginosa tra la tecnologia avuta a disposizione in passato e ora non cambierà radicalmente la forma della matematica che verrà prodotta. La matematica è una pratica eminentemente sociale, e la tecnologia la renderà sempre più sociale. Oggi ci sono teoremi che nascono da discussioni online su StackExchange, esistono libri di matematica pura che vengono sviluppati in crowdsourcing – per la disciplina è un evento epocale”.

Paul Érdos una volta disse che un matematico è una macchina per trasformare il caffè in teoremi. Ma i matematici per funzionare devono essere macchine di carne e sangue, che vivono e praticano il mondo. Chi se ne tirò fuori per darsi a una vera vita di ascesi, come Grothendieck o Grigori Perelman – che dimostrò la congettura di Poincaré e rifiutò, caso unico, la Fields – smise infine anche di fare matematica. La più metafisica delle discipline scientifiche non vive senza il contatto con la terra, la propria epoca, la propria cultura. Oggi la comunità scientifica sente sempre di più la necessità di un riconoscimento che sia figlio di questo tempo. Il futuro della matematica passerà anche dal reinventare i suoi riti.

L'articolo Il rovescio della medaglia proviene da il Tascabile.

06 Feb 13:54

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by Elie Dolgin

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PubMed Commons closes its doors to comments, Published online: 02 February 2018; doi:10.1038/d41586-018-01591-4

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Today's News:
02 Feb 11:00

Attacchi di cryptomining nelle pubblicità di Youtube: installate un adblocker

by Paolo Attivissimo
Credit: Ars Technica.
Ultimo aggiornamento: 2018/02/02 14:40. 

Il cryptomining o cryptojacking, ossia la generazione di criptovalute usando i computer altrui (consensuale nel primo caso, illecita nel secondo), è la nuova moda negli attacchi informatici, e i criminali si stanno attrezzando con varie tecniche di infezione. Una delle più insidiose, segnalata dall’esperto di sicurezza informatica Graham Cluley, sfrutta le pubblicità di Youtube.

In pratica, gli aggressori sono riusciti a inserire nel sistema pubblicitario DoubleClick di Google, proprietaria di Youtube, delle pubblicità che contengono JavaScript che genera criptovaluta Monero a favore dei malfattori. In questo modo gli utenti che guardano i video su Youtube fanno guadagnare i truffatori, senza dover fare o installare nulla. I principali paesi presi di mira sono Giappone, Francia, Taiwan, Italia e Spagna.

Questo attacco consuma l’80% delle risorse della CPU dell’utente, rallentando il funzionamento del computer in maniera esasperante.

Per fortuna c’è una soluzione semplice: installare un adblocker, come per esempio uBlock oppure uBlock Origin (due prodotti distinti nonostante il nome molto simile).

Questa forma di attacco informatico è solo uno dei sintomi di un sistema di gestione della pubblicità online che è profondamente marcio. Come nota Cluley, conviene usare un adblocker

“non solo perché le pubblicità sono invariabilmente brutte e rovinano l’esperienza dell’utente. Non solo perché non volete che le pubblicità traccino i vostri comportamenti online. Non solo perché le pubblicità rallentano la vostra esperienza online e divorano la vostra larghezza di banda. Non solo perché le pubblicità possono infettare il vostro computer con il malware o succhiarne di nascosto le risorse generando criptovalute. Ma perché persino Google, una delle più grandi aziende pubblicitarie del mondo (con una notevole competenza di sicurezza), sembra incapace di garantire un flusso di pubblicità sicure. Se non ce la fa Google, che speranza hanno le altre reti pubblicitarie?”

Google è intervenuta bloccando rapidamente le pubblicità ostili, ma solo dopo che è stata avvisata della loro presenza da esperti esterni, invece di vietare direttamente la presenza di JavaScript nelle pubblicità. Forse è il caso di cambiare modo di fare spot in Rete.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
01 Feb 16:18

Desert snow, mudflows and monkey clones — January’s top science images

Desert snow, mudflows and monkey clones — January’s top science images

Desert snow, mudflows and monkey clones — January’s top science images, Published online: 01 February 2018; doi:10.1038/d41586-018-01461-z

The month’s sharpest science shots, selected by Nature’s photo team.