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22 May 09:41

Adaptive wavefront shaping for controlling nonlinear multimode interactions in optical fibres

by Omer Tzang

Adaptive wavefront shaping for controlling nonlinear multimode interactions in optical fibres

Adaptive wavefront shaping for controlling nonlinear multimode interactions in optical fibres, Published online: 07 May 2018; doi:10.1038/s41566-018-0167-7

The combination of a spatial light modulator at the fibre input, real-time spectral feedback and a genetic algorithm optimization controls the nonlinear stimulated Raman scattering cascade and its interplay with four-wave mixing in multimode fibres.
10 May 13:44

Does a Single Eigenstate Encode the Full Hamiltonian?

by James R. Garrison and Tarun Grover

Author(s): James R. Garrison and Tarun Grover

New calculations show that a single stationary state of an isolated quantum system encodes physical properties of the entire system at all temperatures, which provides new, fundamental insight into the quantum nature of thermalization.


[Phys. Rev. X 8, 021026] Published Mon Apr 30, 2018

08 May 14:16

black magic

muggle_problems
08 May 09:20

Driving Cars

It's probably just me. If driving were as dangerous as it seems, hundreds of people would be dying every day!
06 May 18:02

Comfort Food

by The Awkward Yeti

042718_ComfortFood

06 May 18:00

Containers

All services are microservices if you ignore most of their features.
30 Apr 09:33

Did Einstein really say that?

by Andrew Robinson

Did Einstein really say that?

Did Einstein really say that?, Published online: 30 April 2018; doi:10.1038/d41586-018-05004-4

As the physicist’s collected papers reach volume 15, Andrew Robinson sifts through the quotes attributed to him.
30 Apr 08:39

Lost in Math: Beauty != truth

by Chris Lee

Enlarge / Algorithms, a complicated work in progress. (credit: Getty Images)

A review of Sabine Hossenfelder’s book, Lost in Math: How Beauty Leads Physics Astray begs for a Hamlet introduction. Phrases like “something is rotten at the heart of theoretical physics” fly about like vampire clichés, ready to suck the joy out of any passing writer.

Nevertheless, Hossenfelder is sounding that alarm by suggesting that perhaps theoretical physicists need to spend a little more time on introspection and examining some of their working assumptions. Theoretical physics has been starved of new data for more than an entire generation. How can a theoretician choose a good model in the absence of data? And how do you choose which experimental options to pursue based on competing theoretical models?

Hossenfelder, who’s a theoretical physicist herself, argues that physicists’ solution to this problem is an aesthetic one, not a scientific one—and the generation-long failure means aesthetics aren’t the right choice here.

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26 Apr 13:20

Chinese physician released after 3 months in jail for criticizing a traditional medicine

by David Cyranoski

Chinese physician released after 3 months in jail for criticizing a traditional medicine

Chinese physician released after 3 months in jail for criticizing a traditional medicine, Published online: 26 April 2018; doi:10.1038/d41586-018-04886-8

Lawyers and physicians fear the case could silence scientific debate on traditional remedies.
25 Apr 16:30

Meteorologist

Hi, I'm your new meteorologist and a former software developer. Hey, when we say 12pm, does that mean the hour from 12pm to 1pm, or the hour centered on 12pm? Or is it a snapshot at 12:00 exactly? Because our 24-hour forecast has midnight at both ends, and I'm worried we have an off-by-one error.
25 Apr 08:53

A black hole merger... merger... merger

by Sabine Hossenfelder
For my 40th birthday I got a special gift: 2.5 σ evidence for quantum gravity. It came courtesy of Niayesh Afshordi, Professor of astrophysics at Perimeter Institute, and in contrast to what you might think he didn’t get the 2.5 σ on Ebay. No, he got it from a LIGO-data analysis, results of which he presented at the 2016 conference on “Experimental Search for Quantum Gravity.” Frankly I
24 Apr 09:16

Scientists’ early grant success fuels further funding

by Holly Else

Scientists’ early grant success fuels further funding

Scientists’ early grant success fuels further funding, Published online: 23 April 2018; doi:10.1038/d41586-018-04958-9

Young researchers who narrowly miss out on postdoctoral grant struggle to compete with those who just qualify.
24 Apr 09:07

Cos’è la morte

by Silvia Kuna Ballero

N on sempre una persona dichiarata morta lo è davvero. Ne sa qualcosa Constantin Reliu, l’uomo rumeno il cui certificato di morte è stato emesso nel 2016, dopo una lunga assenza in cui aveva interrotto i contatti con la famiglia, e che da marzo si trova in un limbo legale perché, essendo passato troppo tempo, il suo ricorso per far annullare il certificato di morte è stato respinto. Le procedure per emettere un certificato di morte in absentia possono variare nei dettagli a seconda della legislazione, ma solitamente il requisito è un’assenza di contatti che si sia prolungata per qualche anno (da 5 a 10 per la maggior parte dei paesi), a meno che non vi siano elementi per ritenere la morte probabile. Per esempio, le vittime di un naufragio, di un attacco terroristico o di un incidente aereo che non siano state tratte in salvo si considerano legalmente morte dopo qualche giorno o qualche settimana. La morte può anche derivare da un errore di battitura: da un rapporto della Social Security Administration del 2011, emerge che negli anni dal 2007 al 2010 oltre 36.000 persone sono state erroneamente dichiarate morte negli Stati Uniti per sviste nella digitazione del loro numero di sicurezza sociale (un analogo numerico del nostro codice fiscale).

Tuttavia, anche in presenza di corpo la morte è una questione controversa. In mancanza di flusso sanguigno e di ossigeno, i tessuti umani muoiono a tempi diversi. Per esempio, nel caso di un arresto cardiaco, le cellule cerebrali, che consumano molto ossigeno, cominciano a morire in pochi minuti, mentre i tessuti strutturali e connettivi (pelle, ossa, tendini, cornee) sopravvivono e sono adatti ai trapianti anche 24 ore dopo la cessazione del battito. Per questo motivo, in genere è più corretto considerare la morte come un processo graduale, piuttosto che come un evento singolo. Alcune trasformazioni del corpo segnalano con certezza che si è giunti a un punto irreversibile. Tra queste ci sono alcune classiche trasformazioni post-mortem come il livor mortis, la formazione di chiazze violacee sulla parte del corpo che si trova più in basso. La decapitazione e la maciullazione sono altre circostanze in cui si può considerare certo il decesso (a meno che non ipotizziamo scenari futuristici di crioconservazione delle teste recise).

Nella maggior parte dei casi, però, le circostanze non permettono di attendere che la morte diventi evidente a tutti. Si devono stabilire criteri, il più possibile oggettivi, per cui un paziente che ha perso determinate funzionalità in modo irreversibile possa essere dichiarato morto. La questione ha un’alta rilevanza etica nei casi in cui il paziente sia idoneo alla donazione di organi e tessuti: i segnali più evidenti del decesso, infatti, non si manifestano fino al deterioramento delle parti del corpo che dovrebbero essere trapiantate. È normale che in questi casi si debbano adottare cautele straordinarie, ma una cautela eccessiva in presenza di specifici segnali rischia di condannare a morte anche chi (spesso più di una persona) è in attesa del trapianto. Inoltre, per quanto cinico possa sembrare, anche rendere o meno disponibili dei posti letto e delle risorse ospedaliere è un fattore che può decidere la sorte di altri pazienti.

Nell’antichità, si era soliti conservare il cadavere per tre giorni e attendere le prime fasi di putrefazione per essere sicuri del decesso. I Romani avevano l’abitudine di tagliare un dito per verificare che non sanguinasse. Le prime definizioni biomediche di morte risalgono al Diciottesimo secolo, e si basavano sulla perdita di battito cardiaco, respirazione e responsività agli stimoli; tuttavia, mancavano adeguati test diagnostici per stabilire la morte con certezza. Questo portò a un numero relativamente alto di sepolture premature derivanti da una diagnosi errata di morte, specialmente in presenza di epidemie, che a partire dall’Ottocento scatenarono moderate ondate di panico per la paura di essere sepolti vivi. Un rischio che, allo stato attuale della medicina, si può considerare trascurabile nei paesi industrializzati e post-industriali, ma che nondimeno suscita ancora qualche comprensibile fobia.

Quale morte?
La definizione del decesso si basa oggi sul criterio cardiorespiratorio e su quello cerebrale; nel primo caso, si adotta una versione standardizzata del criterio storico, che prende in considerazione il battito cardiaco e la respirazione; nel secondo si effettua una misurazione diretta o indiretta della funzionalità dell’encefalo. La definizione di morte cerebrale ha ormai acquisito un ampio consenso ma, come vedremo, anche definire cosa si intenda per “cerebrale” è una questione tutt’altro che risolta.

In questa incertezza ha giocato un ruolo decisivo l’evoluzione del concetto di irreversibilità: i progressi della medicina d’urgenza hanno reso possibile il recupero da condizioni che in precedenza erano considerate inequivocabilmente fatali. Un esempio su tutti è proprio l’arresto cardiorespiratorio: una volta, la cessazione del battito cardiaco e della respirazione comportava inevitabilmente la morte. Quest’accezione è rimasta nella locuzione “morte clinica”, che nella terminologia medica è considerata equivalente all’arresto cardiaco. Ma grazie allo sviluppo delle tecniche di rianimazione cardiopolmonare, all’uso di adrenalina e alla diffusione dei defibrillatori, la morte clinica non è più uno stato irreversibile (è significativo come in inglese la rianimazione sia indicata con il termine resuscitation).

Anche quando la funzionalità di alcuni organi risulta compromessa in modo irreversibile, l’individuo può essere mantenuto in vita per un periodo di tempo limitato grazie all’uso di attrezzature come il bypass cardiopolmonare, che si sostituisce a cuore e polmoni filtrando il sangue e mantenendolo in circolazione in attesa di un trapianto.

È più corretto considerare la morte come un processo graduale, piuttosto che come un evento singolo: alcune trasformazioni del corpo segnalano con certezza che si è giunti a un punto irreversibile.

In alcuni casi l’arresto cardiorespiratorio può ancora essere utilizzato come criterio definitivo per stabilire la morte, per esempio se le lesioni sono tali da rendere impossibile la rianimazione. Attualmente, la definizione di morte dell’individuo coincide in genere con la diagnosi di morte cerebrale, ossia la sospensione irreversibile dell’attività elettrica del cervello. Tale cessazione di attività deve prolungarsi per un certo periodo di tempo: in Italia, la morte celebrale è dichiarata (secondo la Legge 29 dicembre 1993, n. 578 e successivi decreti) secondo una misurazione di parametri (elettroencefalogramma piatto, assenza di certi tipi di riflessi, acidità del sangue) che confermino la perdita della funzionalità neurologica e respiratoria; tali parametri devono persistere per almeno sei ore. Nei bambini l’elettroencefalogramma può non essere un esame affidabile; pertanto sono richieste altre analisi, come la misura del flusso sanguigno al cervello, e la finestra di tempo in cui i sintomi di morte persistono può allungarsi fino a 24 ore. Inoltre, si devono escludere fattori temporanei, tra cui l’assunzione di medicinali o sostanze stupefacenti che sopprimano artificialmente l’attività elettrica cerebrale o causino squilibri nei parametri usati per valutare l’assenza di funzionalità respiratoria.

In questa definizione, si dà per scontato che l’attività elettrica cerebrale rappresenti la coscienza del paziente (e il termine coscienza già di per sé è fonte di controversie). In alcuni paesi, come gli Stati Uniti, la misura di elettroencefalogramma piatto non è sempre necessaria per la definizione di morte.

Nella maggioranza dei casi, il decesso non coglie di sorpresa, ma è conseguente all’invecchiamento o a una malattia abbastanza lunga; in questi casi, i pazienti attraversano fasi riconoscibili, distinte dal semplice decorso della malattia, dette di pre-agonia e agonia. Durante la pre-agonia, nel paziente si accentuano la stanchezza, l’inappetenza, il disinteresse a ciò che lo circonda, la confusione e l’agitazione. Nessuno di questi sintomi di per sé è segno di pre-agonia, quanto piuttosto il loro progressivo intensificarsi.

Durante l’agonia, che può durare da poche ore o qualche giorno, si verifica un graduale declino fisiologico di tutte le funzioni vitali. Il respiro può diventare intermittente o può trasformarsi in rantolo, il sangue circola con sempre minor efficienza e, non irrorando più adeguatamente i tessuti, causa un cambiamento dell’apparenza del malato: gli occhi si infossano, le estremità si raffreddano, impallidiscono e diventano bluastre, la deglutizione diventa difficile. L’evoluzione della coscienza in punto di morte è molto variabile; alcuni pazienti sono privi di coscienza già dall’inizio dell’agonia, altri sembrano restare lucidi fino alla fine, altri ancora scivolano nel delirio. Nei casi che seguono a un evidente stato di agonia, la morte viene stabilita tramite criteri neurologici (pupille che non reagiscono alla luce, nessuna risposta riflessa agli stimoli, perdita del controllo degli sfinteri) indicativi di morte cerebrale. L’elettroencefalogramma può comunque essere richiesto come conferma.

Cerebrale
Anche in presenza di elettroencefalogramma piatto, non esiste un accordo universale di cosa si debba intendere per “cervello” quando si menziona la morte cerebrale. Nella maggior parte dei paesi si adotta la definizione più conservativa, che prevede la cessazione totale e irreversibile dell’attività elettrica di tutti gli organi dell’encefalo, incluso il tronco encefalico. Quest’ultimo fa da ponte tra il cervello vero e proprio e il midollo spinale, è sede di alcuni nervi facciali e viscerali e controlla alcune funzioni basilari come il ritmo cardiaco, la respirazione, la sensibilità al dolore e il ciclo sonno-veglia. Le funzioni superiori si trovano invece nella corteccia cerebrale; la morte di quest’ultima coinciderebbe con la perdita non recuperabile (almeno secondo le attuali prospettive della medicina) di qualunque funzione cognitiva, della memoria, dell’apprendimento, del pensiero e della personalità.

In presenza di attività del tronco encefalico, il paziente può comunque trovarsi in uno stato di veglia incosciente e mantenere alcune funzionalità, tra cui la reazione ad alcuni stimoli esterni. L’unico supporto vitale necessario solitamente è un sondino nasogastrico, in quanto questi pazienti hanno perso la capacità di ingoiare e quindi non possono nutrirsi. Una persona in questo stato (detto vegetativo) non viene automaticamente dichiarata morta, ma in molte legislazioni è possibile valutare, dopo un tempo opportuno trascorso senza miglioramenti né prospettive di recupero, se il mantenimento dell’alimentazione e dell’idratazione forzata sia equiparabile ad accanimento terapeutico, richiedendo la sua sospensione. I casi di Terri Schiavo in America e di Eluana Englaro in Italia hanno dimostrato quanto il significato di vita o morte in relazione alla coscienza divida ancora l’opinione pubblica.

Vi sono stati diversi casi di controversie legali in cui i familiari del paziente non hanno accettato la diagnosi di morte cerebrale o si sono rifiutati di effettuare gli esami che l’avrebbero diagnosticata.

L’inclusione del tronco encefalico nella definizione di morte cerebrale non sembra comunque aver sopito tutte le preoccupazioni. Vi sono stati diversi casi di controversie legali in cui i familiari del paziente non hanno accettato la diagnosi di morte cerebrale o si sono rifiutati di effettuare gli esami che l’avrebbero diagnosticata. Sono situazioni particolarmente difficili; non è raro che si tratti di genitori che, comprensibilmente, si oppongono all’idea di perdere il proprio figlio, come nei casi di Israel Stinson e Jahi McMath.

Dispute legali
La famiglia di Israel Stinson, bambino di due anni dichiarato legalmente morto nell’aprile del 2016, perse una lunga e dolorosa battaglia per mantenere la ventilazione artificiale, sostenendo che il bambino presentava segni vitali non compatibili con la diagnosi di morte cerebrale e che avrebbe potuto riprendersi; alla fine, nell’agosto del 2016, dopo due trasferimenti, un’ultima decisione della Corte Suprema della Contea di Los Angeles dispose la sospensione della ventilazione meccanica, che portò rapidamente all’arresto cardiorespiratorio del bambino. Nel caso di Jahi McMath, invece, la causa sta ancora proseguendo, aggravata da sospetti di negligenza medica. La tredicenne McMath fu dichiarata cerebralmente morta a dicembre 2013, in seguito a un’emorragia avvenuta dopo un intervento chirurgico per correggere dei problemi respiratori. La famiglia ha trasferito Jahi in New Jersey, dove la legge permette di esercitare l’obiezione di coscienza per opporsi alla sospensione del supporto vitale, e sta fornendo nuovo materiale che, a quanto affermano, mette in discussione la diagnosi di morte cerebrale.  

Di queste dispute legali ed etiche, che nascono da un complesso insieme di fattori culturali, psicologici, sociali e legali, si è occupato un comitato della American Association of Neurology (AAN) che, lo scorso gennaio, ha pubblicato un rapporto in cui prende in considerazione alcuni aspetti nella determinazione della morte cerebrale, che possono aver contribuito a scatenare la controversia. Il rapporto conferma la validità dei criteri neurologici attualmente adottati, e mentre una minoranza di esperti definisce la morte come arresto irreversibile delle funzionalità cardiache e polmonari, vi è consenso pressoché unanime sul fatto che la definizione di morte come cessazione di qualunque funzionalità dell’encefalo (ivi incluso il tronco cerebrale) porti inevitabilmente all’arresto cardiopolmonare, in assenza di supporto vitale, e quindi al degradamento di ogni altro organo. Non sono stati documentati casi di recupero delle funzioni neurologiche una volta che la morte cerebrale era stata diagnosticata secondo le linee guida emanate dall’AAN nel 2010.

L’AAN ha comunque sottolineato l’importanza di uniformare i protocolli istituzionali adottati nei diversi stati, che spesso mostrano incoerenze con le linee guida di riferimento; a causa di questo, come abbiamo visto, alcune famiglie hanno deciso di trasferire il paziente dichiarato cerebralmente morto nella speranza di mettere in discussione la diagnosi. Il rapporto evidenzia la necessità di sensibilizzare e addestrare il personale medico e legale di tutti gli Stati in modo che aderisca agli standard riconosciuti per diagnosticare e certificare la morte secondo i criteri neurologici. Soprattutto, una particolare importanza rivestiranno i progetti finalizzati ad aumentare la consapevolezza pubblica nei confronti dei criteri medico-legali utilizzati per stabilire la morte. Tutte queste iniziative hanno l’obiettivo di limitare il più possibile lo scatenarsi di dispute legali che rischiano di minare la fiducia nelle istituzioni sanitarie in circostanze così delicate.

L'articolo Cos’è la morte proviene da il Tascabile.

23 Apr 15:12

Statistics of Shared Components in Complex Component Systems

by Andrea Mazzolini, Marco Gherardi, Michele Caselle, Marco Cosentino Lagomarsino, and Matteo Osella

Author(s): Andrea Mazzolini, Marco Gherardi, Michele Caselle, Marco Cosentino Lagomarsino, and Matteo Osella

A mathematical analysis explores the statistics of shared components in complex systems and demonstrates what can be learned about the system based on those statistics, a result that impacts a wide range of contexts from LEGO sets to genomic analysis.


[Phys. Rev. X 8, 021023] Published Fri Apr 20, 2018

23 Apr 14:49

Misinterpretation

"But there are seven billion people in the world! I can't possibly stop to consider how ALL of them might interpret something!" "Ah, yes, there's no middle ground between 'taking personal responsibility for the thoughts and feelings of every single person on Earth' and 'covering your eyes and ears and yelling logically correct statements into the void.' That's a very insightful point and not at all inane."
20 Apr 11:14

Biases in forensic experts

by Dror, I. E.
20 Apr 10:58

At the Limits of Criticality-Based Quantum Metrology: Apparent Super-Heisenberg Scaling Revisited

by Marek M. Rams, Piotr Sierant, Omyoti Dutta, Paweł Horodecki, and Jakub Zakrzewski

Author(s): Marek M. Rams, Piotr Sierant, Omyoti Dutta, Paweł Horodecki, and Jakub Zakrzewski

Contrary to claims that a fundamental limit of precision in quantum metrology can be broken in certain circumstances, a new analysis shows that this is not the case once one takes into account the time needed to perform the needed operations.


[Phys. Rev. X 8, 021022] Published Thu Apr 19, 2018

19 Apr 08:55

Saturday Morning Breakfast Cereal - Potential

by tech@thehiveworks.com


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I wonder if my kids will find these more upsetting than the weird sex comics.

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Today's News:

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19 Apr 08:54

Saturday Morning Breakfast Cereal - Confession

by tech@thehiveworks.com


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Ironically, he gets to live forever while she slowly withers away. So, it's a happy ending.,

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Today's News:

Just four days until SHOWTIME. Get yer tickets here.

19 Apr 08:51

Answers

by The Awkward Yeti

040218_Answers

16 Apr 10:53

Rise of the Ultra Foods Part 2

Part II As regular readers will know, I am not very keen on being told what to do. I am certainly not keen on sweeping, judgemental statements being made about people’s food choices. For these reasons, the rhetoric around Ultra-Processed Foods has always made me deeply uncomfortable. The language seems deliberately inflammatory, designed to create fear and disgust, things which have no place in the world of food. I have spent most of my career in kitchens, and I fully admit to making every
16 Apr 08:47

Classical Causal Models for Bell and Kochen-Specker Inequality Violations Require Fine-Tuning

by Eric G. Cavalcanti

Author(s): Eric G. Cavalcanti

A new analysis puts quantum nonlocality and contextuality—key resources for quantum computing—on equal theoretical footing as violations of classical causality.


[Phys. Rev. X 8, 021018] Published Fri Apr 13, 2018

13 Apr 15:27

Obfuscating with transparency

by Berg, J.
13 Apr 15:25

Saturday Morning Breakfast Cereal - Health

by tech@thehiveworks.com


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I'm hoping this can interface well with my idea to sting sick people with bees until they decide they aren't sick.

New comic!
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12 Apr 09:17

La vita nelle città chiuse

by Silvia Kuna Ballero

L a vita culturale nella città di Novouralsk, situata nella parte centrale degli Urali, è una delle più appaganti della sua area. Le sue cinque biblioteche, delle quali due interamente dedicate ai bambini e ai giovani, sono considerate le migliori della zona (e, secondo i cittadini, della Russia); la Biblioteca Centrale Pubblica, all’avanguardia per quanto riguarda l’informatizzazione e le dotazioni audiovisive, è un punto di riferimento per le attività culturali e riunisce i cittadini, che vi organizzano centinaia di eventi e iniziative ogni anno tra conferenze, concorsi, mostre, concerti e percorsi educativi. La città, oltre ai due cinema e al museo storico dell’area, ospita un parco divertimenti, un teatro dell’operetta molto rinomato nella regione e il teatro delle marionette “Skaz”, che l’anno scorso ha festeggiato i sessant’anni. Anche nello sport Novouralsk non se la cava male, con un campo da hockey indoor (convertibile in un’area concerti), stazioni sciistiche, piscine e via discorrendo.

Potrà sembrare un dépliant turistico, ma nessun turista metterà mai ufficialmente piede a Novouralsk. Anche per i russi residenti altrove visitare la città è una questione tutt’altro che banale. Il regime di ammissione nella città è regolato dalla legge federale russa: l’ingresso e il soggiorno sono riservati ai residenti, ai loro parenti stretti, a chi possiede delle proprietà nel territorio urbano, o a chi vi si debba recare su invito per motivi di lavoro o altre necessità sociali o culturali. In passato, vigevano restrizioni molto severe anche nei confronti dei residenti che volessero uscire dalla città.

Novouralsk è un esempio di città chiusa, quelle che in Russia vengono chiamate ZATO (letteralmente “formazioni amministrativo-territoriali chiuse”). Inizialmente, il suo nome ufficiale era Sverdlovsk-44, dove il numero indicava le ultime due cifre del codice postale: fino al 1994, Novouralsk non compariva sulle mappe e per indicarla si forniva il nome della città più vicina, in questo caso Sverdlovsk, seguito appunto dalla parte finale del codice postale. Quindi è stata a lungo non solo città chiusa, ma anche segreta. E come lei decine di altre città sul territorio sovietico (ma non solo). L’esempio forse più conosciuto di città chiusa è Ozyorsk, la cui storia è stata resa nota nel 2016 grazie al documentario City 40 (dal suo nome precedente, Chelyabinsk-40).

Una città può essere chiusa per vari motivi e con diverse restrizioni. Anche la Mecca, tecnicamente parlando, è un esempio particolare di città chiusa in quanto l’accesso è proibito a coloro che non possono dimostrare di essere fedeli. Ma in generale, si tratta di località costruite ad hoc, spesso da zero, per servire impianti strategici dal punto di vista militare, industriale o scientifico, oppure di città situate in aree di confine che vengono tenute chiuse per motivi di sicurezza (come Dikson, il porto più settentrionale della Russia).

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Immagine tratta dal documentario City 40.

Sia Novouralsk, sia Ozyorsk servono industrie strategiche. Gli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale hanno testimoniato un pullulare nascosto di città di questo tipo, spuntate in luoghi remoti, tirate su in pochi mesi (in URSS, col lavoro dei prigionieri dei gulag); dopo la fine della Guerra Fredda, molte hanno attraversato un periodo di decadenza e declino demografico, anche se alcune sono in leggera ripresa. Novouralsk fu sede di uno dei primi impianti per la produzione di uranio arricchito a scopo bellico, che divenne operativo nel 1949; oggi la città è sede del Complesso Elettrochimico degli Urali (UEKhK), che produce uranio arricchito a bassa concentrazione per centrali nucleari e reattori a scopo di ricerca. Ozyorsk invece sorge nei pressi dello stabilimento di Mayak, costruito in gran fretta immediatamente dopo il conflitto mondiale, completando cinque reattori nucleari adibiti alla produzione di plutonio a scopi bellici. Mayak è un’azienda di riferimento per il riprocessamento di grandi quantità di combustibile nucleare esausto proveniente dalle centrali nucleari, col quale vengono prodotti apparecchi per utilizzo ospedaliero (radioterapia e diagnostica) e sorgenti nucleari a scopo di ricerca e sperimentazione.

Oggi il governo russo ha riconosciuto la presenza di 44 ZATO, popolate da circa un milione e mezzo di abitanti; si pensa che ne esistano un’altra quindicina che sono ancora tenute segrete. Al di fuori del territorio ex-sovietico attualmente troviamo pochi esempi di città chiuse, e nessuna ai livelli delle ZATO. Una volta, ai confini del deserto del Gobi esisteva una misteriosa “città nucleare” cinese, indicata con il numero 404; tuttora non indicata sulle mappe, era sede degli impianti per la prima bomba atomica cinese tra gli anni ’50 e ‘60. Una volta finita la corsa al nucleare, dopo decenni di declino, la città fu dichiarata non sicura per motivi di dissesto geologico e fu sgomberata dalle autorità a partire dal 2005, lasciando solo pochi anziani a passarvi gli ultimi anni. La documentazione ufficiale è scarsa, e in rete si trovano solo alcune testimonianze di ex-residenti.

L’ultimo esempio di città chiusa rimasto nel mondo occidentale è Mercury, in Nevada; reduce dallo sviluppo atomico del dopoguerra, è l’ultima rimasta formalmente chiusa dopo che altre città coinvolte nel progetto Manhattan (Los Alamos, Oak Ridge, Dugway) sono state rese accessibili al pubblico. La popolazione di Mercury aveva raggiunto le diecimila unità negli anni Sessanta, mentre oggi fluttua attorno alle poche centinaia, e nessuno vi risiede in modo permanente; il personale autorizzato si ferma al massimo qualche giorno per lavorare a dei progetti. Mercury è il principale punto d’accesso al Nevada Test Site, una volta terreno per i test nucleari, che oggi serve soprattutto per lo stoccaggio di scorie a bassa radioattività e per verificare il funzionamento del vecchio arsenale nucleare statunitense. Secondo i testimoni, ormai sembra una capsula del tempo degli anni Sessanta, e da un paio di decenni è fra le destinazioni del cosiddetto “turismo atomico” statunitense.

Gli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale hanno testimoniato un pullulare nascosto di città di questo tipo, spuntate in luoghi remoti, costruite in pochi mesi.

Le città chiuse condividono alcune caratteristiche con le gated communities, complessi residenziali isolati con un numero variabile di servizi al loro interno, in cui si può accedere o transitare solo se residenti o se invitati da un residente. Nei casi più estremi le gated communities possono arrivare a sostituirsi allo stato nella vigilanza, nella costruzione delle infrastrutture e nei servizi essenziali, istituendo tasse speciali per la gestione separata dei beni comuni. La gated communities, però, nascono e vengono regolate per l’iniziativa congiunta di gruppi privati come reazione di sfiducia nei confronti delle politiche del proprio paese ospite, e generalmente si sviluppano in presenza di forti disuguaglianze sociali. Le ZATO sovietiche e le città chiuse di altre nazioni sono, invece, un prodotto diretto delle politiche di Stato in tema di ricerca e sviluppo, e sono profondamente permeate di spirito nazionalistico. Entrambe comunque rappresentano modelli estremi di protezionismo e isolazionismo, una tendenza che sta prendendo piede nella politica occidentale. E in entrambi i casi, vuoi come premessa o come prevedibile effetto collaterale, offrono livelli elevati di sicurezza, di qualità dei servizi e di cura delle infrastrutture nel proprio territorio. Ai residenti delle città chiuse, inoltre, non viene richiesto nessuno sforzo economico né organizzativo supplementare per la gestione del bene comune: è lo Stato a prendersi cura di loro.

Per chi vive sulla propria pelle le instabilità portate dalla crisi economica e dai flussi migratori, nonché da una percezione (corretta o meno) di un aumento della criminalità, può sembrare un sogno vivere in una città che è sinonimo di sicurezza, protezione ed esclusività, costruita su un modello sovietico che cerca di organizzare la società secondo un alto livello di “purezza”. I minori stanno fuori casa senza supervisione, non esistono coprifuochi; persone come mendicanti, ex carcerati e con-men di passaggio non hanno possibilità di accedere. “A sei anni sono andato in un’altra città con la mia famiglia” racconta Konstantin, un residente di Ozyorsk. “Fu allora che vidi per la prima volta una donna che chiedeva l’elemosina per la strada. Per me fu una specie di shock”. Gli unici sconosciuti che possono mettere piede nelle città chiuse sono persone altamente formate e selezionate, il cui passato è stato oggetto di attento scrutinio e le cui attività nella città sono monitorate da vicino.

Lo stesso concetto di difficoltà economiche e materiali è abbastanza estraneo. Nonostante la decadenza instauratasi dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il livello dei servizi all’interno delle ZATO è ancora superiore rispetto al resto del paese. Ai tempi della Guerra Fredda, in una città chiusa si potevano trovare beni materiali e immateriali (dalla frutta fresca alle attività ricreative e culturali) non reperibili sul resto del territorio russo, nemmeno nella capitale. La qualità dell’istruzione è presa, anche oggi, molto sul serio: molte ZATO offrono un percorso formativo completo, dagli asili all’università. E oltre all’istruzione e alla protezione, lo Stato garantisce anche una casa, un lavoro ben pagato se rapportato al costo della vita e assistenza sanitaria gratuita, oltre a soggiorni in posti esclusivi per i lavoratori degli impianti strategici. Il fisico sovietico Lev Altshuler, che lavorò ad Arzamas-16 (oggi nota come Sarov) per la costruzione della bomba all’idrogeno, dichiarava: “Scienziati e ingegneri vivevano molto bene. Ai ricercatori era corrisposto uno stipendio molto alto per quei tempi. Le nostre famiglie non avevano bisogno di nulla. La fornitura di cibo e altri beni era molto diversa [dal resto del Paese]. Insomma, tutti i problemi materiali erano eliminati”.

NTS_-_Mercury
Immagine: Mercury, Nevada.

In questo contesto, il muro di cemento sovrastato dal filo spinato e presidiato da guardie armate non è visto come una limitazione alla libertà o ai diritti, ma come un elemento imprescindibile di protezione. Ovviamente, i privilegi delle città chiuse non sono mai stati veramente gratuiti, e questo i residenti lo sanno bene, anche se a tutt’oggi rifiutano di parlarne; per evitare problemi, ma anche perché nella loro mentalità è sempre stato qualcosa di accettabile. Ai tempi d’oro del nucleare, non solo la libertà di movimento era limitata, ma era fatto divieto in modo più assoluto ai cittadini di menzionare da dove venivano; il governo si accertava della lealtà dei cittadini tramite spie ed eventuali delatori venivano puniti molto severamente. E con il segreto totale sulle attività di una città chiusa, venivano anche insabbiati i problemi di salute e i decessi causati da incidenti militari e nucleari.

L’esempio emblematico della situazione è proprio lo stabilimento di Mayak, che nel 1957 fu sede del terzo incidente più grave mai occorso nella storia del nucleare. Il fallout conseguente al rilascio di materiali radioattivi nell’atmosfera arrivò a contaminare un’area di circa 20.000 chilometri quadrati a nord-est dello stabilimento, ma dovette passare una settimana prima che le autorità, senza dare alcuna spiegazione, cominciassero a evacuare i residenti di Ozyorsk, e i primi dettagli apparvero sulla stampa occidentale solo sei mesi dopo. L’incidente venne ufficialmente reso pubblico solo nel 1989 e fino al 1994 fu comunque chiamato “disastro di Kyshtym”, dal nome della città più vicina in linea d’area, dato che né Mayak, né Ozyorsk esistevano sulla carta. Si stima che dalla sua apertura, nel solo impianto di Mayak siano avvenuti circa 170 incidenti ed episodi di contaminazione, alcuni dei quali non sono mai stati confermati dalle autorità sovietiche e russe. Tra questi ultimi vi è probabilmente anche l’evento che lo scorso settembre ha causato la diffusione di una nube radioattiva in Europa, e per il quale l’agenzia atomica russa (Rosatom), dopo aver formalmente svolto un’indagine interna, ha negato qualunque coinvolgimento.

Alcune stime parlano di circa 8.000 vittime causate dal fallout radioattivo dell’incidente di Kyshtym, ma dato che la popolazione di Ozyorsk è sempre stata esposta a livelli di radioattività nocivi per la salute, è difficile distinguere quali vittime siano direttamente imputabili al singolo incidente. Uno dei quattro bellissimi laghi che circonda la città, il Karachay, è chiamato “il lago del plutonio” per la consuetudine, da parte dell’impianto, di scaricarvi sistematicamente rifiuti radioattivi. Nei decenni passati, gli standard di sicurezza nella centrale erano di molto inferiori rispetto a oggi e non era raro maneggiare radionuclidi senza alcuna protezione; oggi, i rischi derivano soprattutto dall’obsolescenza di diversi reattori, e dalle politiche della Rosatom che impediscono qualunque controllo esterno.

Per coloro la cui salute è stata danneggiata dall’esposizione alle radiazioni, è difficile ottenere trattamenti medici specialistici e risarcimenti; ai malati viene semplicemente detto che la propria condizione non è causata dalla radioattività. Come se non bastasse, il film City 40 racconta che per la burocrazia russa i residenti delle città chiuse nati prima del 1994 si trovano in una sorta di limbo legale, poiché dagli archivi non risultano nati nella loro regione. Diventa dunque complicato dimostrare la propria relazione con eventuali contaminazioni radioattive avvenute in passato nell’area.

Eppure, con tutto ciò, l’aspettativa di vita nelle ZATO è sempre rimasta al di sopra della media nazionale: evidentemente, la gratuità dei servizi di base e la loro qualità riescono comunque a fare la differenza. I loro abitanti considerano l’appartenenza a una città chiusa come un forte motivo di orgoglio nazionale; si sentono fieri della fiducia che il governo ripone in loro e accettano gli effetti collaterali come parte di questo privilegio. Infatti, come si legge nel libro di Kate Brown Plutopia, nel 1989 e nel 1999, ai residenti di Ozyorsk il governo domandò ufficialmente, tramite due sondaggi, se avrebbero preferito rinunciare allo status di ZATO: i cittadini scelsero di mantenere la città chiusa.

L'articolo La vita nelle città chiuse proviene da il Tascabile.

11 Apr 10:43

L’obsolescenza della matematica

by Maurizio Codogno

no, la matematica non diventa obsolescente, ma i metodi per fare matematica sì. Accettiamo che il mondo sia diverso da quello di un tempo, e sfruttiamo le nuove possibilità.

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10 Apr 09:37

Viewpoint: Homing in on Axions?

by Frank T. Avignone III
Jacopo.bertolotti

No axions on sight (yet?)

Author(s): Frank T. Avignone III

A search for dark matter axions with unprecedented sensitivity tests a previously inaccessible parameter range for these hypothetical particles.


[Physics 11, 34] Published Mon Apr 09, 2018

09 Apr 08:47

Signum: la verità va oltre la propaganda.

by Salvo Di Grazia
Qualcuno di voi ne avrà sentito parlare.

Sono uscite, qualche giorno fa, le conclusioni di una commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito e sui vaccini usati nell'ambito militare. In pratica si sono indagati eventuali danni o problemi causati dall'uranio impoverito (usato per le munizioni) o dalle vaccinazioni che si fanno ai militari. Dell'uranio non discuto perché non è questo l'argomento che mi interessa, dei vaccini sì.

Si è sparsa la notizia (allarmante) che i vaccini avrebbero causato ai militari dei danni e che, per questo motivo, sarebbero opportuni test prevaccinali (esami per vedere se i vaccini possono essere fatti) e l'esecuzione di vaccinazioni singole, massimo cinque. Tutto confermato, anzi, certificato da una commissione d'inchiesta. Ovviamente queste notizie sono state cavalcate dai terroristi antivaccino e molti genitori si sono chiesti cosa ci fosse di vero. Proviamo a capirlo assieme.

Cosa si è detto, cosa si è letto

Le vaccinazioni ai militari, questo è uno degli argomenti trattati da un'indagine governativa: farne tante e tutte assieme sarebbe pericoloso per i soldati. Se così fosse l'allarme sarebbe reale. Se è pericoloso vaccinare i militati (adulti) cosa succede nei bambini? Se è pericoloso usare 5 vaccini, cosa succede a farne 6, 12 o 20? I vaccini poi sarebbero stati causa di malattie, morti, tumori, tutto coperto e non diffuso dai vertici militari e tutto riportato in molti siti e riviste on line.

Malattie e decessi causati dai vaccini. Così su internet si parla del progetto Signum

Troppi vaccini? Ecco le "gravi conseguenze".
Così tra genitori e mamme si sono diffuse paure esagerate.
In un'epoca in cui si parla di "post verità" e di "fake news" quello che è successo è secondo me molto interessante. Si tratterebbe delle conclusioni di un rapporto di una commissione di esperti. Insospettabile dunque e, per questo, le conclusioni sarebbero ancora più preoccupanti. Il rapporto (si chiama rapporto "Signum") è disponibile pubblicamente.

Cosa ha percepito il pubblico?

Ho provato così a fare un piccolo esperimento sociale chiedendo ai lettori della mia pagina Facebook cosa ne pensassero e cosa sapessero di questo rapporto.
Ho creato così un questionario dal titolo:

"Rapporto Signum: uranio impoverito e vaccini nei militari"

Che prevedeva tre risposte:
  • 1) Ricordate dove ne avete sentito parlare?
  • 2) Cosa dice il rapporto a proposito delle vaccinazioni?
  • 3) Sei sicuro di queste conclusioni (sì/non del tutto/no)?
Ed ecco le risposte (non hanno valore statistico o scientifico ma solo conoscitivo). Ho escluso le risposte incomplete o non chiare. Ho escluso chi invece di rispondere ha commentato o espresso un'opinione generale. Credo che il risultato sia molto interessante e ci dica molto sul rapporto tra informazione e chiarezza della stessa, senza dimenticare che si tratta di una commissione dello stato italiano e quindi la mancanza di chiarezza, i dubbi, le perplessità potevano essere chiarite dallo stesso stato che invece non lo ha fatto e quindi è complice di tanta confusione. Andiamo alle risposte.

Ricordate dove ne avete sentito parlare?
- Internet: 36
- Facebook: 27
- Amici/Parenti: 7
- Giornali: 3
- Televisione: 2

Cosa dice il rapporto a proposito delle vaccinazioni?
- Che i vaccini hanno causato danni/malattie/tumori: 51
- Che i vaccini sono sicuri: 15
- Che i vaccini hanno causato anomalie immunitarie o genetiche: 9

Sei sicuro di queste conclusioni?
- No: 47
- Si: 13
- Non del tutto: 11

Sondaggio simile l'ho fatto su Twitter.
Hai mai sentito parlare del "rapporto Signum"? Si tratta di un'inchiesta che studia le conseguenze delle vaccinazioni (ed altro) sui militari. Se ne hai sentito parlare, ti ricordi cosa ne sai sulle conclusioni? Cosa hanno causato i vaccini nei militari?
Con questi risultati (200 voti):

- Danni molto gravi: 3%
- Tumori: 4%
- Malattie di vario tipo: 6%
- Nessun danno particolare: 87%

Interessante, vero?
La maggioranza di chi mi segue su Facebook ha saputo del rapporto Signum da internet e da Facebook, pensa che le conclusioni siano state che i vaccini abbiano causato danni o malattie ai militari ed in particolare dei tumori (citate le leucemie ed i linfomi) però non è sicuro di questa conclusione. Su Twitter il risultato è diverso: la maggioranza assoluta sostiene che il rapporto non evidenzia nessun danno particolare dei vaccini sui militari ma resta un 13% di persone che ha percepito che i vaccini avrebbero causato danni, tumori o malattie nei militari.

Questo è quello che ha percepito il lettore, il pubblico. È interessante un'altra cosa: il pubblico delle mia pagine social è, per ovvi motivi, più portato alle posizioni scientifiche ed a prendere le distanze da quelle antivacciniste o complottistiche. Potrebbe quindi non stupire il risultato del non aver creduto fino in fondo alle conclusioni del rapporto Signum ma notate come, nonostante questo, molte persone abbiano percepito che, dal rapporto, siano stati evidenziati rischi o addirittura malattie per i militari vaccinati.

Le conseguenze

Ma come stanno le cose? Cosa è successo?
Gli antivaccinisti hanno gridato allo scandalo. In effetti la cosa è molto strana, una situazione che capovolgerebbe tutte le conoscenze scientifiche di oggi non è nemmeno considerata. Censura? Complotto?

Le associazioni antivaccino hanno chiesto di parlare di questo scandalo. Ma com'è possibile che gli studi dicano che i vaccini sono sicuri mentre questo "dossier" dica il contrario? Com'è possibile che i medici dicono che vaccinare è un atto importante, sicuro ed utile mentre Signum no? Come mai la scienza dice che non esistono test prevaccinali mentre la commissione dice che bisogna farli?
C'è da dire che una commissione d'inchiesta ha analizzato questi dati e poi ha cercato di completarli controllando negli anni i militari inizialmente seguiti. Non è riuscita a farlo (rinunciando a dare quindi una risposta definitiva e sufficientemente attendibile) perché progressivamente i militari hanno rinunciato ai controlli per vari motivi, riducendosi ad un numero irrisorio (poco più di 90).

Questo episodio mi ha fatto riflettere molto sulla situazione attuale e sull'informazione che abbiamo in Italia. In pratica ormai si discute con il "passaparola", con le insinuazioni ed i "si dice", si ragiona, come si suol dire, "leggendo solo il titolo". Non si approfondisce, non si analizza la notizia, non si va direttamente alle fonti. Così può essere scritta qualsiasi verità e persino le menzogne o le calunnie, basta che facciano il gioco di qualcuno, possono trasformarsi in verità. Il pubblico può essere manipolato e convinto di qualcosa che non c'è.
È quello che si definisce propaganda. Si ragiona e si discute non dei fatti, non dei dati oggettivi ma di quello che qualcuno, per suo interesse evidentemente, trasforma.
Se un dossier governativo dice che i vaccini fanno male (agli adulti!) perché nessuno blocca le vaccinazioni che quotidianamente facciamo ai nostri figli?
Ed io che ho vaccinato mio figlio, ho fatto la cosa peggiore che potessi fare? E i miei studi? I libri? Attenzione, non stiamo parlando dei deliri di un pazzo o delle insinuazioni di un antivaccinista ma di un dossier ufficiale, scaturito da indagini durate molti anni. Perché nessuno ci dice che i vaccini fanno male?
Quale risposta a questa terribile domanda?

I fatti, non le opinioni, sono la verità.

Beh, la soluzione è più semplice di quella che si pensa: da nessuna parte nel rapporto è scritto che i vaccini farebbero male, da nessuna parte che fare molti vaccini sarebbe pericoloso.

Non ci sono danni evidenti né particolari allarmi sulle vaccinazioni. Come si fa a capirlo? Basta leggere. Ricordate cosa dicevo quando svelavo il trucco di un ciarlatano? Il referto falso, la finta guarigione, i dati manipolati, tutto si scopriva nel modo più semplice: leggendo ma alla fonte.
Leggiamo che una commissione avrebbe scoperto danni spaventosi dei vaccini e ci accontentiamo ma chi si prenderà mai la briga di controllare i dati dai quali la commissione avrebbe raggiunto questa conclusione? Pochissimi.
Chi leggerà un documento di 200 pagine per confutare chi parla di "gravi danni dei vaccini" solo per sparare a zero sulle vaccinazioni?
In questi giorni ho letto diverse persone che dicevano proprio questo: "danni gravi dai vaccini, lo dice anche un rapporto di esperti" ma quando ho chiesto se avessero letto il rapporto la risposta è stata no, sempre.
Avete presente il gioco del "passaparola"? La frase iniziale si trasforma ad ogni passaggio diventando completamente diversa alla fine.
Quel documento, a quanto pare, è stato letto da pochissime persone.
Come si potrebbe fare d'altronde, visto che quel documento è lungo (200 pagine!) complicato e tecnico?
Già.
Orwell lo aveva previsto, viviamo l'epoca della post verità. La realtà non è quella che è, non è guidata dai fatti ma viene trasformata, diventa un romanzo nel quale ognuno scrive le parole che vuole Allora provo a spiegarvi io, che quel dossier l'ho letto, cosa ha trovato la commissione sui vaccini e cosa dice il rapporto Signum. Ho provato quindi a schematizzare e riassumere tutto il dossier per renderlo comprensibile, allegando le immagini riprese direttamente dal rapporto (per mostrare che quanto dico non è mia "opinione" ma è un fatto oggettivo, scritto nero su bianco) spero sia un lavoro che servirà a tanti per chiarirsi le idee.
Il rapporto Signum dice che:

1) Sono stati eseguiti degli esami di vario tipo nei militari. 982 militari impegnati in Iraq nel 2004 e nel 2005.

2) Questi esami, per controllare eventuali danni provocati sui militari dai vaccini, dovevano cercare la presenza di alterazioni ossidative del DNA (sono modificazioni che mostrano un danno progressivo delle nostre cellule avvengono normalmente nel nostro organismo, già per il solo fatto di vivere), presenza di cellule con "micronuclei" (piccole formazioni dentro la cellula che si rinvengono in particolari condizioni) e di "addotti del DNA" (ovvero di frammenti di DNA che si legano, si uniscono a varie molecole estranee, per esempio un gas o un metallo). Tutti questi elementi avrebbero dovuto accertare l'eventuale pericolosità dei vaccini (la presenza di questi danni, poteva far sospettare un coinvolgimento delle vaccinazioni ai militari).


3) La ricerca di addotti del DNA ha mostrato un livello normale, quello conosciuto nella popolazione generale.

4) Sono state trovate alcune alterazioni ossidative, di entità modesta. Queste non sono legate ad una sostanza particolare e non hanno origine da qualche elemento conosciuto, ci sono e basta, non ne conosciamo l'origine, queste alterazioni sono più alte con l'aumentare dell'età dei militari. Hanno comunque una frequenza molte volte inferiore a quella riscontrata quando si è esposti a inquinanti noti (come il fumo o esposizioni a sostanze tossiche).

5) Queste alterazioni sono presenti nei militari che hanno fatto più di 5 vaccini. In quelli che lavorano all'aperto, in chi si espone al Sole, in chi ha un ritmo sonno-veglia alterato, in chi fa attività fisica, in chi ha reazioni immunitarie ed altri. In pratica non sono alterazioni legate solo alle vaccinazioni o legate ad esse in maniera inaspettata o specifica ma a tutta una serie di attività di vario tipo, anche quotidiane.

6) Sembra che queste alterazioni siano "fenomeni adattativi", ovvero l'organismo, in risposta a varie attività (quelle sopra, dall'attività fisica alle vaccinazioni fino all'esposizione al Sole) mostra queste alterazioni.
Nel caso dei vaccini si tratta delle attese risposte (l'induzione dell'immunità) che avvengono dopo la vaccinazione.


7) Le alterazioni di cui si parla sono le stesse che avvengono ogni giorno, in tutti gli esseri viventi, semplicemente vivendo, dal momento della nascita. Camminare, ragionare, fare una qualsiasi attività, causa alterazioni ossidative del nostro DNA. Conseguenza, come riporta lo stesso dossier, del normale invecchiamento. Ovviamente "azioni" stressanti aumentano queste alterazioni. Proprio come mostrato nel rapporto. L'attività fisica, lo stress, i farmaci, perdere sonno o attività impegnative (lo sforzo fisico, ad esempio) possono aumentarle ma è una conseguenza inevitabile, è il segno della risposta dell'organismo alle cose.


8) Sono state trovate in particolare alterazioni di alcuni tipi di cellule in chi faceva alcuni vaccini in numero superiore a 5 ma queste alterazioni erano presenti in pochissime persone e quindi non considerate significative.

9) Le reazioni ossidative del DNA (che, ribadirlo è utile, si sono rivelate modeste e sono state riscontrate in una piccola frazione di persone, circa il 4%) sono probabilmente dovute, come riporta lo stesso dossier Signum, al "rilevante carico psico-fisico e climatico a cui i partecipanti della missione sono stati sottoposti.". Lo stress e l'alterazione del ritmo sonno-veglia sono le cause probabilmente più importanti di alterazioni ossidative notate. Lo stesso l'aumentata presenza di micronuclei (piccole strutture che si notano in varie alterazioni della cellule, dai tumori ma anche in alterazioni immunitarie, carenze vitaminiche, esposizione a radiazioni ed altro).


10) Le vaccinazioni nei militari sono fatte senza controllare lo stato immunitario precedente.
Mentre un bambino sicuramente non è stato vaccinato e non ha preso la malattia, lo stesso non si può dire di un adulto (potrebbe aver avuto la malattia o aver fatto la vaccinazione). Nonostante si sappia che un'eventuale vaccinazione ripetuta non causi particolari problemi, sarebbe forse il caso di controllare, prima della vaccinazione, se il militare avesse o meno contratto la malattia per cui si vuole fare la vaccinazione o avesse già fatto una vaccinazione. In pratica fare gli esami per vedere lo stato vaccinale del militare. Cosa già prevista dalla legge (DM 19/02/97)
Sono questi gli "esami prevaccinali" di cui parla il dossier Signum.

11) Le alterazioni notate non sono un fattore di rischio singolo (cioè da sole, così come sono) per malattie tumorali o degenerative. Nel dossier è scritto (pag. 131):
"Il solo incremento di alterazioni ossidative non costituisce di per sé un fattore di rischio per patologie oncologiche o cronico-degenerative".
E i metalli? Quante persone (impreparate) hanno gridato all'allarme metalli nei vaccini...eppure anche nel rapporto Signum si dice una cosa interessante, nessun collegamento tra alterazioni riscontrate e metalli analizzati:


Notate per caso allarmi o gli stessi toni drammatici che avete letto a proposito di questo dossier?
Non c'è evidenza di malattie, problemi di salute, malformazioni, alterazioni di organi o funzioni causate dai vaccini. Non c'è nessuna evidenza che la vaccinazione, il numero di vaccini o il loro, tipo, possano causare problematiche inaspettate, impreviste, esagerate o dannose per la salute.
È scritto tutto nero su bianco.
Per chi non volesse leggere molte pagine, può consultare le conclusioni del documento, contenute a partire da pagina 203.
Queste riassumono proprio quello che ho riportato. I dati a disposizione non mostrano esposizione a fattori dannosi nei militari. Punto.


Basta leggere.

La post verità: basta leggere per capire.

Se proprio fosse stato mio compito interpretare i dati risultati dall'inchiesta, avrei sottolineato probabilmente la necessità di non sommare i fattori di rischio (il militare è già sottoposto a stress psicofisico, se poi fumasse o si alimentasse male potrebbe peggiorare il suo stato di salute), curerei l'alimentazione, cercherei di fare attenzione a turni ed attività pesanti, userei alcuni giorni di riposo durante le vaccinazioni e così via. Non ho letto elementi particolarmente allarmanti. La cosa più importante però, che nessuno ha sottolineato e che, nonostante questi dati non siano di alto valore scientifico, emerge chiaramente, è che le vaccinazioni, anche ripetute, non mostrano effetti collaterali importanti e che persino in una popolazione sottoposta a stress, come quella militare, non si notano particolari danni cellulari.
La curiosità è nel fatto che la "post verità", stavolta usata dagli antivaccinisti e dai siti complottistici, ha trasformato l'ennesima prova della sicurezza dei vaccini in "prova del danno", con l'aggiunta di toni allarmistici e drammatici, questo mi ha spinto ad approfondire ed a studiare il rapporto.

Spero di aver chiarito le idee a chi aveva qualche dubbio o perplessità alla notizia di questo rapporto. Non è facile avere il tempo per leggere 200 pagine ma ho provato a farlo e per l'ennesima volta ho avuto conferma di un concetto semplice e chiaro: se hai un dubbio non ti fidare di ciò che ti dicono ma vai a controllare personalmente.

Il "basta leggere", come detto, è quello che dicevo anni fa, quando ho iniziato a scrivere in questo blog analizzando le finte guarigioni dei ciarlatani. I trucchi non erano difficili o nascosti, erano lì, sotto gli occhi di tutti, bastava semplicemente un po' di spirito critico e di osservazione.

La verità è lì fuori che aspetta quindi, cercatela e, se proprio non la trovate non diffondete le bugie perché è questo che alcuni vogliono.

Alla prossima.

Aggiornamento (09/04/18 13,55): sono molto interessanti le prime reazioni a questo articolo. Non a caso ho inserito gli screenshot delle parole del rapporto (in pratica non mi sono inventato niente e, se uno vuole, può leggere direttamente dal report), così che chi fosse seriamente interessato ai fatti li poteva discutere oggettivamente e non con opinioni. Ebbene le prime reazioni sono da ricerca sociologica.
Antivaxx più estremi (quelli che hanno proclami antivaccino come immagine o che nei social fanno attivismo) non hanno nemmeno letto il post e lo definiscono falso, a prescindere. Altri, sempre tendenzialmente ideologizzati contro i vaccini, hanno usato insulti e attacchi alla persona (a me) senza entrare nel merito. C'è chi ha ritenuto "offensivo" il mio post ma senza dirmi dove avrei scritto qualcosa di sbagliato o avrei dato numeri falsi.

Persino uno degli autori del rapporto finale (quello della commissione parlamentare che si è basata proprio su Signum) non è entrato nel merito ma ha minimizzato e l'ha messa sul piano pietoso ("qualcuno se ne frega di chi si ammala e muore..."). Eppure se avessi scritto UNA sola falsità sarebbe stato facile smentirla e mostrare un mio errore. Non succede, si attacca la persona, le idee, le parole e non si discute sui fatti, come se la verità fosse meno importante della propria ideologia.

Insomma, reazioni classiche e che meritano un post di approfondimento che sto preparando.
Chi ha già le sue convinzioni non ha nessuna intenzione di cambiarle nemmeno di fronte ai fatti o alla verità oggettiva. Non gli importa dire cosa è giusto ma cosa è "giusto per lui".
Pochissimi sono disposti a cambiare idea o a rivedere le proprie posizioni, anche di fronte ad una evidenza.
Interessante.

Aggiornamento (21/04/18): A carte scoperte, finalmente. Ivan Catalano parla di Signum ad un convegno organizzato da associazioni antivaccino con Massimo Montinari, il medico sospeso dall'ordine dei medici che dice di curare l'autismo con gli integratori. Per dire.

Aggiornamento (24/06/2018): A chi fa presente che il ministero della difesa non ha tenuto conto della relazione della commissione, Ivan Catalano dice che sarebbe ovvio perché le commissioni sono "opposte" ai ministeri che, a suo dire, "nascondono i dati e la verità".
Giudicate voi.



[articolo modificato dopo la pubblicazione iniziale]
06 Apr 16:45

Elementary again

by Mark W. Keller

Elementary again

Elementary again, Published online: 06 April 2018; doi:10.1038/s41567-018-0108-x

Mark Keller explains how the elementary charge will soon be reinstated in metrology — and why it got sidelined in the first place.
06 Apr 16:32

il sito BUTAC sequestrato

by .mau.

Non so se conoscete il sito butac.it di Michelangelo Coltelli, dove il nome “Butac” è un acronimo di “bufale un tanto al chilo”. Insomma è un posto dove puoi avere un po’ di informazioni in più su quello che leggete in giro per il web e altrove. Non è il mio favorito, è una questione di stile, ma è comunque un posto che è sempre utile controllare.
Beh, non in questo momento, visto che il sito è stato posto sotto sequestro. Secondo Paolo Attivissimo, tutto dipende da una querela per diffamazione per un articolo del 2015 dal nome “loncologo-olistico-e-lautoguarigione”. Un PM brindisino ha deciso di non chiedere di far togliere l’articolo in attesa del giudizio, ma di sigillare tutto il sito.
Immagino che sia stata fatta anche la stessa richiesta ad archive.org, dove mentre sto scrivendo l’articolo è presente: per ovvie ragioni non posso mettere il link. Come capita sempre più spesso, i tribunali servono più a chi vuole far tacere qualcuno che a decidere chi ha ragione nel merito o nel metodo.