Jacopo.bertolotti
Shared posts
Introducing JOSA A tutorials: editorial
We describe the new tutorial article type in detail and give some background on the reasons for its introduction. [J. Opt. Soc. Am. A 32, ED3-ED3 (2015)]
Take more risks
Take more risks
Nature 528, 7580 (2015). doi:10.1038/528008a
Scientific innovation is being smothered by a culture of conformity.
Duplication shatters two photonic crystal papers
Two journals published by Elsevier are retracting a pair of material science papers that appear to share figures. The papers — in Materials Letters and Optics Communications — discuss photonic crystals, a kind of material used to manipulate light. They share the same first author, Zheng-qi Liu at Jiangxi Normal University and Nanjing University in China, as well as […]
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How to judge scientists’ strengths
How to judge scientists’ strengths
Nature 527, 7578 (2015). doi:10.1038/527279f
Author: Dalmeet Singh Chawla
Institute director’s struggle with hundreds of applications triggers online discussion of assessment of researchers.
Time to cry out for academic freedom
Jacopo.bertolotti"Students and academics are the heart and soul of a university, and do its real work. The administrators, as his definition implies, merely facilitate. Well, these days, you would hardly know it."
Time to cry out for academic freedom
Nature 527, 7578 (2015). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/527277a
Author: Colin Macilwain
Giving staff and students a say in how institutions are run would strengthen governance and clip the wings of administrators, argues Colin Macilwain.
Retraction: Non-blinking semiconductor nanocrystals
Retraction: Non-blinking semiconductor nanocrystals
Nature 527, 7579 (2015). doi:10.1038/nature15745
Authors: Xiaoyong Wang, Xiaofan Ren, Keith Kahen, Megan A. Hahn, Manju Rajeswaran, Sara Maccagnano-Zacher, John Silcox, George E. Cragg, Alexander L. Efros & Todd D. Krauss
Nature459, 686–689 (2009); doi:10.1038/nature08072In this Letter, we reported the unusual non-blinking characteristics of the fluorescence from individual CdZnSe/ZnSe alloyed quantum dots. However, it has recently come to our attention that similar fluorescence behaviour was seen by
Imaging techniques: Super-resolution ultrasound
Imaging techniques: Super-resolution ultrasound
Nature 527, 7579 (2015). doi:10.1038/527451a
Authors: Ben Cox & Paul Beard
By infusing blood vessels with gas-filled microbubbles and using rapid ultrasound imaging to detect the bubbles, super-resolution imaging of an entire vessel system has been achieved in a rat brain. See Letter p.499
Forge ahead
Nature Physics 11, 981 (2015). doi:10.1038/nphys3598
South Korea's march from fast follower to first mover in science and technology.
Thunderbird “a tax” on Firefox development, and Mozilla wants to drop it
Jacopo.bertolottidamn...

Mozilla would like to drop Thunderbird from its list of projects. (credit: Andrew Cunningham)
You might know Mozilla primarily for its Firefox browser, but for many years the company has also developed an e-mail client called Thunderbird. The two projects use the same rendering engine and other underlying technology, but Mozilla Executive Chairwoman Mitchell Baker has announced that Mozilla would like to stop supporting Thunderbird, calling its continuing maintenance "a tax" on the more important work of developing Firefox.
"Many inside of Mozilla, including an overwhelming majority of our leadership, feel the need to be laser-focused on activities like Firefox that can have an industry-wide impact," Baker writes. "With all due respect to Thunderbird and the Thunderbird community, we have been clear for years that we do not view Thunderbird as having this sort of potential."
Mozilla doesn't plan to drop Thunderbird immediately, however—the current maintenance schedule will continue, and Thunderbird users can continue to use the product. But the end goal for Mozilla, according to Baker, is to find "the right kind of legal and financial home" for the Thunderbird project, and "[separate] itself from reliance on Mozilla development systems and in some cases, Mozilla technology." In other words, the company would like to give Thunderbird to people who will take care of it, freeing the Firefox team from having to worry about it.
Il Natale è solo relativista culturale (rassegnatevi)
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| Vedo l'asino, vedo le pecore, ma dov'è il bue? |
Per contro, quei signori che vogliono prendere la festa del bambino galileo nella stalla giudea, e trasformarla in un Vessillo dell'Occidente da sventolare in faccia ai nuovi arrivati, ecco, siccome non sono i primi che ci han provato, per loro credo di avere una cattiva notizia.
Non funziona. Magari per qualche anno, ma più probabilmente no. Vi si sgonfierà il pandoro, vi cascheranno gli angeli dalla stalla del presepe. Lo spumante saprà di tappo e anche quest'anno nessuno vi porterà il regalo che avevate chiesto. A chi lo avevate chiesto, poi: al Dio che chiude la porta in faccia ai forestieri?
Il razzo di Blue Origin va nello spazio e atterra intero. Ma occhio ai paragoni con SpaceX
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle gentili donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).
La notizia è stata data soltanto oggi, ma ieri Blue Origin, l’azienda aerospaziale di Jeff “Amazon” Bezos, ha lanciato un razzo che ha raggiunto lo spazio ed è poi rientrato a terra verticalmente. Godetevi il video, che è un misto di riprese reali e animazioni digitali un po’ ingannevole (per esempio, nel lancio reale non c’erano persone a bordo):
C'è anche un’altra bellissima ripresa del decollo e della discesa (senza effetti digitali) qui.
A prima vista sembra che Jeff Bezos abbia umiliato Elon Musk di SpaceX, che da alcuni anni tenta (finora senza successo) di far rientrare interi dallo spazio i suoi lanciatori Falcon 9. Ma non è così: senza nulla togliere al notevole risultato tecnico di Bezos, bisogna infatti precisare bene le caratteristiche di questo nuovo volo spettacolare prima di lanciarsi in paragoni affrettati.
Prima di tutto, il razzo di Bezos, soprannominato New Shepard (un omaggio all’astronauta Alan Shepard), è sì andato nello spazio, nel senso che ha superato (di 500 metri) la quota di 100 chilometri alla quale si fa iniziare per convenzione lo spazio, ma ha fatto un volo esclusivamente verticale: è andato su dritto e poi è ridisceso subito, vicinissimo alla base di lancio in Texas.
Questo è molto, molto diverso da quello che fa un normale razzo vettore per il lancio di satelliti o il trasporto di astronauti, che non solo deve arrampicarsi oltre la quota minima alla quale inizia lo spazio ma deve soprattutto acquisire una velocità orizzontale elevatissima: sotto i 28.000 km/h, infatti, non si mantiene in orbita e quindi ricade a terra. In un lancio spaziale il consumo di propellente è dovuto in larghissima parte al bisogno di raggiungere questa enorme velocità orizzontale, come spiega bene Xkcd.
In altre parole: se vuoi andare nello spazio per farci una capatina di pochi secondi, ti basta il razzo di Bezos, ma se vuoi andare nello spazio per restarci (per esempio per lanciare un satellite) ti serve un razzo decisamente più potente. Il confronto con i tentativi di SpaceX è quindi scorretto: questi, infatti, sono i dati riferiti al primo stadio riutilizzabile di SpaceX (Ars Technica; Spaceflight101; NASA; ISS101).
– Quota raggiunta (apogeo): 100.5 km per Blue Origin, 140 km per SpaceX
– Velocità orizzontale raggiunta: zero per Blue Origin, Mach 10 (10.000 km/h) per SpaceX
– Distanza orizzontale percorsa: zero per Blue Origin, 345 km per SpaceX
– Spinta del/i motore/i (primo stadio): 490 kilonewton per Blue Origin, 8400 kilonewton per SpaceX
Non va dimenticato, inoltre, che i tentativi di SpaceX sono stati effettuati mentre il razzo trasportava un carico utile commerciale, che è stato poi messo in orbita, mentre il carico di Blue Origin (una capsula) è ritornato subito a terra con i suoi paracadute separati proprio perché non aveva raggiunto una velocità orizzontale sufficiente a tenerla in orbita.
In secondo luogo, in realtà il volo di Blue Origin non è il primo a raggiungere lo spazio e rientrare a terra usando un veicolo interamente riutilizzabile. Una capatina oltre i 100 km, infatti, fu fatta ben 52 anni fa dall'aereo-razzo X-15, che il 19 luglio 1963 si arrampicò fino a 106 km di quota per poi rientrare planando come un aliante. Lo stesso velivolo ripeté la missione un mesetto dopo (ai comandi, in entrambi i voli, c’era Joe Walker, che divenne quindi astronauta due volte).
In tempi molto più recenti (2004), inoltre, l’aereo-razzo privato SpaceShipOne della Virgin Galactic ha raggiunto i 100 km di quota e lo ha fatto ripetutamente. Elon Musk, boss di SpaceX, non ha perso tempo a farlo notare.
Tuttavia questi voli precedenti sono stati realizzati usando veicoli spaziali trasportati in quota da aerei-madre e si sono conclusi con atterraggi orizzontali su pista, mentre il successo di Blue Origin di ieri ha fatto a meno di aerei ausiliari e si è concluso con un atterraggio verticale controllato dalla spinta del motore: tecnicamente è quindi una sfida decisamente superiore a quella di questi predecessori.
In sintesi: il volo di Blue Origin è il primo volo di un veicolo riutilizzabile a decollo e atterraggio verticali, sostentato soltanto da motori, che raggiunge la quota alla quale inizia lo spazio. È un primato soltanto se lo si specifica in questi termini. Ma non è un volo spaziale nel senso tradizionale, e non si sa quanto possa avere sviluppi pratici.
Bezos, infatti, sta offrendo Blue Origin non come lanciatore di satelliti, ma come veicolo per esperimenti e per passeggeri (fino a sei) che si accontentino di quattro minuti di assenza di peso (quando spegne il motore, a fine arrampicata, capsula e passeggeri proseguono la propria corsa verso l’alto per inerzia e poi iniziano a ricadere verso terra; in queste fasi sono in caduta libera e quindi percepiscono un’assenza di peso). Di esperimenti fattibili in queste condizioni restrittive ce ne sono, mentre non si sa quanto potrebbe costare un volo con passeggeri né quanti sarebbero interessati a farlo, visto che il profilo di volo della capsula è decisamente brusco (specialmente all'atterraggio).
Ma che importa, in fondo? Abbiamo due miliardari in competizione tra loro per andare nello spazio con tecnologie che riducono i costi e migliorano l’accesso al cosmo: chiunque vinca, ne otterremo dei benefici.
Fonti aggiuntive: Slate, Astronautinews, Astronautinews, Ars Technica, Planetary.org, Ars Technica.
L'Isis è tra noi. E non vuole che andiamo in gita
Cari operatori locali del terrore: politici, opinionisti e semplici reporter a caccia di segni che l'Isis sta arrivando, è qui, non farà prigionieri; care quinte colonne della Jihad prossima ventura, che posso dirvi? Potreste persino aver ragione.
In effetti non c'è motivo di pensare che gli errori commessi in Belgio o in Francia, in materia di immigrazione o integrazione, non siano stati ripetuti anche da noi; e che nell'hinterland di qualche città italiana non esista un ghetto come Molenbeek, dove gli integralisti possono nascondersi e fare proselitismo indisturbati. L'ipotesi è plausibile, non si può liquidare con un'alzata di spalle. Una Molenbeek italiana magari c'è.
A questo punto però dovreste mostrarcela.
Perché se tutto quello che riuscite a trovare è Torpignattara; e anche per dipingere Torpignattara come un ghetto islamico siete costretti a sforbiciare vecchi spezzoni d'interviste, ecco, no. Topignattara sicuramente non è il paradiso, ma altrettanto sicuramente non è il quartiere marocchino di Molenbeek. Se la minaccia islamica in Italia esiste, perché vi riducete a inventarvela? I vostri dossier dovrebbero essere gonfi di fatti, di soprusi, prevaricazioni documentate, musulmani che minacciano salumieri, donne costrette a velarsi, ecc. È da vent'anni e più che ci state raccontando di un'invasione islamica dell'Italia, come minimo a questo punto dovrebbero essere riusciti a imporre la Sharia almeno in una circoscrizione, un isolato, un ballatoio. Voi dovreste essere là, e documentare la cosa con tutta la Rabbia e tutto l'Orgoglio di cui siete sicuramente capaci. E invece.
E invece l'altro giorno un giornalista come Filippo Facci, non esattamente un becero qualunque, si ritrova a scrivere una cosa del genere:
Non voglio leggere che una gita scolastica è stata annullata perché prevedeva la visita a un Cristo dipinto da Chagall: voglio che gli insegnanti responsabili vengano sanzionati, o, addirittura, come ha scritto Claudio Magris sempre sul Corriere, licenziati.La Grande Minaccia Islamica 2015: una gita scolastica annullata. Peccato che non sia semplicemente vero: che la notizia di una classe che rinuncia alla gita per non offendere gli alunni musulmani fosse già stata smentita dal preside della scuola nel momento in cui Facci si sedeva a scrivere il suo laico grido d'allarme. Poco importa: in mancanza di niente gli operatori locali del terrore hanno deciso che il segno dell'Apocalisse musulmana è questo: un consiglio di classe che blocca una gita per mancanza di adesioni (una cosa che è sempre successa, anche quando i genitori che non volevano pagare non erano ancora musulmani ma semplicemente poveri). Ne sta parlando la Meloni in tv proprio adesso a Porta a Porta, in palese cattiva fede. Nel frattempo il Miur ha mandato gli ispettori in quella scuola, al cui dirigente va tutta la mia solidarietà.
(Non so se vi rendete conto. Durante un consiglio di classe decidono di bloccare una gita probabilmente per mancanza di adesioni. Nel corridoio qualcuno mormora che è colpa dei genitori musulmani. La scuola finisce sui giornali. Claudio Magris sul Corriere vuole licenziare gli "insegnanti responsabili"! Cioè se tu blocchi una gita scolastica perché un po' di genitori non se la sente di pagare, Claudio Magris chiede al Corriere che tu sia licenziato, e il Ministero ti manda gli ispettori. Ma questo non è cavarsela a buon mercato? Forse si dovrebbe fare di più, magari iniziare a tagliare qualche parte del corpo al professore che non riesce a organizzare una visita d'istruzione. Non possiamo mica rischiare che vinca l'Isis).
Facci comunque non si preoccupa soltanto per le visite d'istruzione. Mali tempi incorrono:
Non voglio che la scuola pubblica elimini dai testi scolastici le parole «maiale» e «carne di maiale» (più tutti i derivati) per non offendere musulmani ed ebrei:A me questa è sfuggita: qualcuno ha proposto di togliere "maiale" e "ciccioli frolli" dai testi scolastici? Che io sappia a musulmani ed ebrei è fatto divieto di mangiarne, non di sentirne parlare o di leggere la parola su un libro. Insomma questa è una cosa che è successa davvero o un'esagerazione? E che bisogno c'è di esagerare, se in giro per l'Italia vige davvero la Sharia? Ma fateci degli esempi concreti.
Facci non fa che ripetere lo stesso schema che dall'11 settembre hanno ripetuto tutti gli operatori locali del terrore: siccome la Minaccia Islamica tarda un po' a manifestarsi, se la fabbricano in casa con quel che passa il convento. A Sarcazzo sull'Oglio un crocefisso è caduto da una parete e nessuno l'ha raccolto; nel comune di Massaveneta si sono rotti i coglioni di fare il presepe; la tal classe non va in gita: tutti segni che Maometto sta vincendo. In fondo l'Isis, quando proclama su Youtube di essere a poche miglia nautiche da Roma, non sta facendo la stessa cosa? Arrendetevi, abbiamo conquistato un quartiere di Tripoli, stiamo arrivando.
La grande maestra di questi professionisti del panico è stata ovviamente lei, Oriana Fallaci. Tre anni dopo aver vomitato tutta la sua Rabbia e il suo Orgoglio, pubblicò un testo che si presentava sin dal titolo come un'assai più ponderata riflessione sul tema Quei bastardi fottuti ci fanno il culo, tiriamo fuori le palle, Cristo! Il volume, il secondo della trilogia, si intitolava appunto La forza della ragione.
"Stavolta non mi appello alla rabbia, all'orgoglio, alla passione. Mi appello alla Ragione".In questo testo tanto ragionato, la Fallaci spiegava ai suoi lettori che lo Stato in quel momento (2004!) stava giungendo a una specie di concordato con le comunità islamiche operanti nel Paese. Cito da Cathopedia:
Le bozze d'intesa tra Stato italiano e comunità islamiche prevederebbero inoltre: il riconoscimento del venerdì come giorno di festa (per i soli musulmani, insieme alla domenica); la possibilità di interrompere il lavoro per recitare la preghiera rituale quattro volte al giorno; l'esenzione dal lavoro per gli islamici in occasione delle loro feste e per poter effettuare il pellegrinaggio a La Mecca; la possibilità per le donne di avere sui documenti d'identità la foto con il velo; la facoltà di usufruire del contributo dell’otto per mille; il riconoscimento della validità del matrimonio islamico con relativa facoltà da parte del marito di ripudiare la moglie o praticare la poligamia (attualmente punita dal Codice penale); l'obbligo per ogni mensa aziendale, scolastica, ospedaliera, carceraria di distribuire cibi islamici; il permesso di praticare la sepoltura dei cadaveri secondo il rito islamico (cioè il cadavere avvolto solo da un lenzuolo e sepolto a fior di terra, in contrasto con le nostre norme igienico sanitarie)...Sono passati undici anni: qualcuno sa che fine hanno fatto quelle "bozze d'intesa"? Nel caso, potrebbe anche ragguagliarmi su quali "comunità islamiche" stessero facendo pressione sul governo Berlusconi per depenalizzare la poligamia? Ci sono tracce di queste bozze, da qualche parte, onde verificare se davvero qualcuno aveva intenzione di seppellire cadaveri avvolti in un lenzuolo a fior di terra? Perché tutte queste cose le scriveva la Fallaci, e la Fallaci ci stava parlando con la Forza della Ragione.
Adesso ve li faccio io degli esempi concreti. Io abito in un piccolo centro dove non ci sono moschee. Ufficialmente. Se parli coi ragazzi ce ne sono cinque o sei. Almeno fino a qualche anno fa il principale problema di sicurezza era la tensione tra arabi e pachistani - presso la stazione autocorriere ci fu una rissa memorabile. A una decina di chilometri da casa mia, qualche anno fa una madre musulmana difese sua figlia con la vita - e fu uccisa dal marito. Di cose successe più vicino a me non posso parlare; dico solo che ogni volta che sento un giornalista o un opinionista montare a neve un caso come quello della scuola di Firenze, mi sento preso in giro. Solo con le madrase clandestine ci sarebbe di che riempire un libro non ridicolo, e tutto quello che riuscite a trovare voi cazzari anti-islamici è una classe che non va in gita. Non fate senso solo come giornalisti, incapaci di notare quel che succede appena un po' oltre la punta delle vostre scarpe: fate pure pena come quinte colonne del terrore, bravi solo a spaventarvi a vicenda. L'Italia potrebbe anche diventare più pericolosa del Belgio, non lo so e non lo escludo; ma so che nel caso sarete gli ultimi ad accorgervene.
La fretta, la sperimentazione e la pancia
Jacopo.bertolotti"Fretta ce l'ha, infine, anche la pancia di tanta gente comune, a cui viene efficacemente proposto un nuovo nemico contro cui scaricare la propria infelicità di ex ceto medio impoverito."

La guerra a Daesh è iniziata benissimo: con un aereo russo abbattuto dai turchi.
Stesse di qua o di là del confine, una cosa è certa: ai turchi sta parecchio sulle scatole l'idea che da questo conflitto nasca uno stato curdo, cosa tutt'altro che inverosimile visto che di fatto i curdi in Siria hanno già un loro territorio autonomo e che - per battere sul terreno l'Is - l'Occidente conta di armare e addestrare (anche) loro.
Uno dei tanti casini in vista, questo.
Il fatto è che - di nuovo - stiamo andando in guerra senza un piano condiviso per garantire uno straccio di successiva stabilità: come nel 2003 in Iraq e nel 2011 in Libia.
Ormai si parla apertamente della possibilità che da questo conflitto escano confini diversi da quelli decisi a tavolino dai francesi e dagli inglesi nel 1918, ma un progetto condiviso appunto non c'è; by the way, a decidere i nuovi Stati dopo aver fatto fuori l'Is sarebbero di nuovo francesi e inglesi - magari insieme ai russi - il che non sembra un grandissimo passo in avanti, in un'epoca che si vorrebbe post coloniale.
Ma questo, in ogni caso, verrebbe dopo: nel frattempo la guerra sta iniziando comunque, perché abbiamo fretta di lavare il sangue di Parigi.
Fretta ce l'ha soprattutto Hollande, dato che tra 18 mesi si gioca l'Eliseo e niente garantisce voti come una recente vittoria militare da esibire.
Fretta ce l'hanno i guerrafondai di sempre, quelli che hanno un'erezione quando vedono le bombe tipo da noi Giuliano Ferrara, che si è subito rimesso l'elmetto, immemore della gigantesca topica presa 12 anni fa nel sostenere entusiasta la disastrosa guerra di Bush e Blair.
Fretta ce l'hanno le lobby della Difesa e le Borse, che già da tre giorni hanno fiutato il vento e pure si sono tutte eccitate: guidate da Finmeccanica e Bae System, ma anche i titoli energetici che godono quando i conflitti fanno alzare il prezzo del greggio.
Fretta ce l'hanno gli analisti militari e i giornalisti specializzati, che passano lunghi inverni rinchiusi nei loro siti per bambini tonti a giocare con immaginari carrarmatini, ma adesso hanno il loro nuovo quarto d'ora di celebrità con interviste, articolesse, inviti ai talk show.
Fretta ce l'ha, infine, anche la pancia di tanta gente comune, a cui viene efficacemente proposto un nuovo nemico contro cui scaricare la propria infelicità di ex ceto medio impoverito. D'altro canto gli zingari non possono funzionare per sempre: che maggior conforto, adesso, addormentarsi nel proprio decoroso bilocale sognando di scaricare bombe.
Una gran fretta diffusa e idee confusissime sul dopo: gli stessi ingredienti che hanno portato ai disastri in Iraq e Libia. Cioè che hanno creato le condizioni contro cui adesso andiamo a rifare la guerra.
Con una variabile: che né Saddam né Gheddafi erano favorevoli a un intervento occidentale: anzi , lo temevano. Mentre Daesh non aspetta altro - e anche per provocarlo ha organizzato la mattanza di Parigi. Con l'obiettivo di scatenare una guerra totale tra Occidente e Islam. E di far nascere così altri dieci, cento mille califfati ovunque, dalla Nigeria all'Indonesia.
Stiamo insomma andando a fare ciò che lo Stato islamico vuole, mettendo in atto le stesse pratiche che hanno creato lo Stato islamico.
Geniale, eh?
È curioso, come l'Occidente illuminista e scientista ignori in questo caso il metodo sperimentale. Basato cioè sulla raccolta dei dati empirici e sull'esito delle sperimentazioni. E sì che le sperimentazioni le abbiamo fatte, dall'Iraq alla Libia, da Abu Grahib a Guantanamo. E ci hanno detto tutte che stavamo procedendo nella direzione sbagliata.
Eppure adesso rifacciamo uguale.
Rinunciando alla razionalità e alla sperimentazione per far prevalere la fretta e l'istinto.
La pancia dei popoli.
Che oggi corrisponde perfettamente al calcolo cinico - seppur a breve termine - dei poteri politici ed economici di mezza Europa.
Niente di cui essere perdonati
Non so, forse sono ingenuo io.
E mi chiedo se la persona che ha scritto un'Enciclica illuminata sull'economia e l'ambiente - e che tante belle parole spende sulle ineguaglianze, sulla corruzione, sull'avidità di beni materiali - è la stessa persona che sta mandando a processo due giornalisti italiani colpevoli di aver fatto il loro mestiere. Di aver informato sulla verità.
Avanzo l'ipotesi che ci sia ancora un leggerissimo deficit di libertà, in Santa Romana Chiesa.
Tra l'altro, un deficit che un po' ha a che fare con la persistente esistenza di un pur ridotto potere secolare e territoriale: quello che sta processando Fittipaldi e Nuzzi è infatti ancora uno Stato, con le sue leggi e un suo carcere, all'interno del quale i due cronisti dovrebbero trascorrere alcuni anni, se condannati, con tanto di estradizione dall'Italia.
L'esistenza di un potere temporale della Chiesa nel 2015 è un residuo storico che ancora emette i suoi maleodoranti effetti.
Nessuno osa metterlo in discussione - per carità, poi, con questo papa così buono - ma resta una stortura fuori ogni tempo massimo; e lo dovrebbe essere prima di tutto proprio per la spiritualità dei cristiani di fede cattolica.
Poi certo, lo so che Fittipaldi e Nuzzi non attraverseranno mai la soglia di Castel Sant'Angelo. Anche in caso di condanna, il Vaticano con ogni probabilità concederebbe la grazia, il perdono.
Che tuttavia, in linea di principio, si dovrebbe tranquillamente tenere: i due cronisti non hanno infatti niente da cui essere perdonati.
Chi ama la libertà non desidera quindi alcuna concessione di perdono. Vuole invece che siano chiari alcuni princìpi, nello specifico sulla libertà di informazione. Nemmeno di opinione: proprio di informazione, in questo caso. Che anche il Papa della Chiesa dovrebbe riconoscere, se vuol essere credibile nelle altre sue battaglie.
Ci sarebbe poi anche la questione dello Stato Italiano. Che vede due suoi cittadini minacciati di condanne penali all'estero per aver esercitato un diritto sancito dalla Costituzione italiana.
Senza peraltro - almeno nel caso di Fittipaldi - aver nemmeno mai messo piede nello stato Vaticano per scrivere il libro in questione.
Siamo al ridicolo: uno Stato straniero vuole processare un cittadino italiano per un reato inesistente in Italia che il cittadino italiano avrebbe commesso nel territorio italiano.
Sarebbe come se l'Arabia Saudita processasse mia moglie perché ha guidato un'automobile sulla tangenziale di Roma, basandosi sul fatto che guidare un'automobile è vietato alle donne in Arabia Saudita.
Chiaro, l'assurdo?
A proposito: non è che forse anche lo Stato italiano una parolina in merito dovrebbe dirla, vista l'assurdità della situazione che riguarda due suoi cittadini? Magari per bocca del suo capo di governo o, meglio, dello Stato?
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Qui la lettera di Fittipaldi oggi su Repubblica; qui il post sulla questione di Gianfrancesco Turano.
“Nativi digitali” sempre meno competenti per colpa di tablet e smartphone?
I risultati mostrano infatti un declino drastico rispetto agli stessi dati raccolti nel 2008 per i dodicenni; i dati per i sedicenni sono al minimo storico. Come si spiega? Secondo gli autori della ricerca, i dispositivi mobili usati oggi dai giovani richiedono competenze differenti e modalità d’insegnamento altrettanto diverse rispetto al passato. Per esempio, oggi sono più importanti le competenze nella comunicazione online ed è meno indispensabile la capacità di modificare fisicamente i dispositivi, sempre più da usare a scatola chiusa e senza parti sostituibili.
Parte della colpa dei questi risultati, sempre secondo i ricercatori, spetta al fatto che in questi anni il programma scolastico per l’insegnamento dell’informatica non è stato adeguato ai nuovi scenari tecnologici che sono emersi man mano e quindi i parametri di valutazione potrebbero non essere più realistici. In tal caso, niente panico: non ci sarebbe in corso un rincitrullimento giovanile collettivo ma semmai sarebbero i test a essere tutti da rifare. Sia come sia, i documenti della ricerca sono disponibili qui e qui in formato PDF in inglese.
Saturday Morning Breakfast Cereal - Teaching

Hovertext: Seriously though, somebody explain this shit.
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Today's News:
Yes, I am pretty pleased with myself.
Saturday Morning Breakfast Cereal - Bacon is Literally Cancer

Hovertext: Weinersmith vs. WHO reporting, Round 1.
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Today's News:
Our latest book did wildly better than expected. Thank you for your generosity and support!
Saturday Morning Breakfast Cereal - P/R

Hovertext: I mean, maybe a sense of one's place in the universe also leads to happiness, but power is pretty great.
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Today's News:
Only 48 hours left to go get a signed copy of the new book!
Se è una guerra siate adulti, per favore.
A volte credo che molta gente avrebbe semplicemente bisogno di sperimentare quello che quotidianamente capita a tizi come me: invece di alzarsi e correre a citare qualche frasetta della povera Fallaci, o titolare "bastardi islamici" per lucrare un po' di copie, provare a venire in una scuola qualsiasi della Repubblica, al mattino: a entrare in una classe e trovarsi venticinque cuccioli, di cui quattro o cinque musulmani. E a quel punto, coraggio, vediamo fino a che punto riesci a parlare di invasione, di eurabia. Vediamo fino a che punto riesci a dire "islamici bastardi" in presenza di bambini normalissimi che hanno lo stesso zainetto degli altri, lo stesso astuccio degli altri, gli stessi voti degli altri - e sono nati nello stesso ospedale dove sei nato tu.
| In *tutte*, cioè non è che se fai il liceo coreutico non devi studiare la Fallaci. |
E tu non vuoi che vincano loro, o no?
Tu dici che è una guerra: va bene. Non sarà allora il caso di comportarsi come ci si comporta in una guerra? Da uomini, si diceva una volta. Da adulti, diciamo. E quindi: se abbiamo paura, dobbiamo ricacciarcela in gola, e ai ragazzi prima di ogni discussione premettere un concetto: vinceremo. Anche se oggi siamo in ginocchio (ma ci rialziamo), anche se per qualche minuto abbiamo davvero avuto paura (ma ci sta passando), anche se per un attimo un nemico ci ha portato a sospettare l'uno dell'altro, ad accusare l'uno o l'altro; tutto questo non importa, perché contro il terrorismo abbiamo sempre vinto e vinceremo anche stavolta. Perché ieri sera i parigini aprivano le porte delle case per dare rifugio a chi scappava; perché i tassisti hanno fatto la spola per tutta la notte, perché per ogni terrorista ieri a Parigi c'era almeno un migliaio di cittadini che sono accorsi agli ospedali a donare il sangue: perché noi siamo tanti, e loro no. Siamo uniti, e loro no. Siamo più forti, e certamente qualcuno di noi può cadere, ma noi tutti insieme no.
Va bene che non siamo tutti Churchill, ma resto convinto che siamo migliori della nostra bacheca su facebook. E allora basta chiacchiere per favore, un po' di coraggio e un po' di disciplina, è tutto.
11/13/15 PHD comic: 'Coffee Quality vs. Writing'
| Piled Higher & Deeper by Jorge Cham |
www.phdcomics.com
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title:
"Coffee Quality vs. Writing" - originally published
11/13/2015
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Polarization-resolved microscopy through scattering media via wavefront shaping. (arXiv:1511.02347v1 [physics.optics])
Wavefront shaping has revolutionized imaging deep in scattering media, being able to spatially and temporally refocus light through or inside the medium. However, wavefront shaping is not compatible yet with polarization-resolved microscopy given the need of polarizing optics to refocus light with a controlled polarization state. Here, we show that wavefront shaping is not only able to restore a focus, but it can also recover the injected polarization state without using any polarizing optics at the detection. This counter-intuitive effect occurs up to several transport mean free path thick samples, which exhibit a speckle with a completely scrambled state. Remarkably, an arbitrary rotation of the input polarization does not degrade the quality of the focus. This unsupervised re-polarization - out of the originally scrambled polarization state - paves the way for polarization-resolved structural microscopy at unprecedented depths. We exploit this phenomenon and demonstrate second harmonic generation (SHG) structural imaging of collagen fibers in tendon tissues behind a scattering medium.
Grigio, rosso o solo sporco?
Una volta era solo bianco. Ora si trova nero, grigio, rosso, rosa, blu. Un arcobaleno di colori. E di prezzi. Quello bianco costava, e costa ancora, poche decine di centesimi al chilo. Quelli colorati? Beh, possono costare decine e decine di euro al chilo. Ma si sa, il colore nel cibo è un fattore estremamente importante. E se una volta il sale era solo sale, di un bel bianco candido, ora c'è un'intera tavolozza a disposizione del cuoco tanto che è difficilissimo raccapezzarsi. Vale veramente la pena di spendere di più per il sale rosso delle Hawaii? O per quello grigio di Bretagna?
C'è chi dice che i vari sali hanno sapori diversi. A volte molto differenti, a volte solo sfumature. C'è anche chi sostiene che alcuni di questi siano migliori, per la nostra salute, del normale sale bianco raffinato. Per esempio perché contengono meno sodio. Oppure perché contengono altri elementi. Dopotutto, ovviamente, se sono colorati significa che non contengono solo cloruro di sodio, che è perfettamente bianco, no?
Tassonomia salina
Classificare i sali a prima vista sembra complicato. Cerchiamo di fare un po' d'ordine.
Nel primo gruppo possiamo mettere tutto quel sale bianco, cloruro di sodio quasi puro –che arrivi dal mare o da una miniera non fa alcuna differenza– che si differenzia sostanzialmente per la granulometria e/o per la forma dei cristalli. Sale fino, grosso, integrale o meno, fior di sale, sale di Maldon, sale di Cervia e così via. Essendo cloruro di sodio quasi puro, disciolto in acqua ha esattamente, a parità di peso, lo stesso potere salante. La forma dei cristalli invece può influenzare molto la percezione che abbiamo in bocca quando viene usato in forma solida sparso su un cibo. Inutile dire che dal punto di vista della salute sono tutti equivalenti.
Nel secondo gruppo possiamo mettere tutti quei sali a cui sono stati aggiunti uno o più ingredienti, oppure sono stati trattati in una maniera particolare. Una miscela di sale e erbe aromatiche ha ovviamente un sapore diverso dal sale bianco, e parimenti se è stato affumicato. Quello dei sali aromatizzati è un campionato a parte e preferisco raggrupparli perché sono più simili a dei condimenti. Il sale affumicato ha un sapore diverso del sale normale? Grazie tante, che scoperta
Nel terzo gruppo mettiamo invece mettiamo tutti quei sali a cui, dopo la raccolta e l'essiccazione, non è stato aggiunto nulla, e che mostrano una colorazione più o meno marcata. Tra questi il sale blu di Persia (non è completamente blu, ha solo qualche cristallo con delle screziature), quello rosso delle Hawaii e tanti altri acquistabili, a caro prezzo, non solo nei negozi gourmet ma anche nei supermercati. Qui, per nostra comodità, è utile distinguere due sottocategorie: quella dei sali colorati provenienti da miniere, come quello rosa dell'Himalaya (a cui dedicherò un articolo specifico, data la popolarità) o quello blu di Persia, e quelli marini, come quello rosso delle Hawaii e quello grigio di Bretagna che ho fotografato qui sopra.
La motivazione di questa distinzione è la seguente: come abbiamo visto la composizione dei mari è praticamente la stessa ovunque, e quindi i sali marini sono più o meno tutti uguali. I sali da miniera invece, visto che sono depositi di mari prosciugati milioni di anni fa, possono avere una composizione di minerali abbastanza diversa, come vedremo in un altro post di questa lunghissima serie sul sale.
Sali marini colorati
Se i minerali disciolti nell'acqua di mare sono praticamente gli stessi ovunque, come è possibile che alcuni siano rossi, altri neri, altri grigi? Vediamo.
Ho preso 40 g di sale rosso delle Hawaii, a sinistra nella foto in alto, e l'ho sciolto in acqua.
Come vedete la soluzione non è certo limpida. Berreste quell'acqua salata rossa? A me fa un po' schifo
. Ho deciso quindi di "raffinare" questo sale. Come abbiamo discusso varie volte, il termine "raffinazione" nel linguaggio comune è stato caricato ingiustamente di significati negativi, e le persone si immaginano chissà quali trattamenti. Quando abbiamo a che fare con sostanze chimiche quasi pure, come il sale o lo zucchero, preferirei parlare di "purificazione", in una sorta di "bonifica linguistica" per evitare di rinforzare pregiudizi dove non ha senso che esistano.
Procediamo quindi con la raffinazione del sale rosso delle Hawaii, utilizzando questo sofisticato apparecchio
Una volta filtrata la soluzione completiamo la raffinazione eliminando l'acqua, anche in questo caso con una tecnologia molto avanzata: un contenitore di plastica sopra il calorifero
Vedete come è bello bianco il sale autoraffinato?
Cos'è rimasto nel filtro? Argilla rossa. Insomma, il sale rosso delle Hawaii è semplicemente sale marino sporco di sabbia rossa.
È anche scritto in etichetta
Come avete visto è estremamente facile purificare (raffinare!) quel sale. Perché non viene fatto? Beh, se guardate il prezzo il motivo è abbastanza ovvio.
Non sareste disposti a pagare per del "banale" sale bianco un prezzo cento volte superiore. Invece se rimane un po' di sporco rosso riuscite a centuplicare il prezzo. Se siete uno chef a cui piace giocare con i colori ben venga l'uso di questo sale rosso, basta che non lo spacciate per miracoloso.
Sale grigio
Proviamo ora con il sale grigio di Bretagna
Ne sciolgo 30 g in acqua
Colore poco invitante vero? Anche qui procediamo con la procedura di raffinazione, per separare argilla grigia questa volta, come si nota lasciandola depositare sul fondo
Ed ecco il sale purificato di un bel bianco candido, insieme allo sporco grigiastro
Insomma, questi sali non sono altro che comune sale marino con dello sporco variopinto, che però pagate molto caro.
Meno sodio?
Ora è molto più chiara l'affermazione pseudosalutistica che si sente riguardo a questi sali: "contengono meno cloruro di sodio e quindi fanno più bene". Bella forza! Ovvio che contengono meno sodio: sono sporchi di sabbia! Un vero sale iposodico deve ridurre il sodio a parità di potere salante. Altrimenti son capaci tutti di aggiungere segatura a del sale da cucina e dire "contiene meno sodio"!
È indubbio che cromaticamente siano molto intriganti questi sali, ma oltre al colore non hanno particolari proprietà. Basta saperlo.
Alla prossima.
Dario Bressanini
11/09/15 PHD comic: 'An Honest Acknowledgment Section'
| Piled Higher & Deeper by Jorge Cham |
www.phdcomics.com
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"An Honest Acknowledgment Section" - originally published
11/9/2015
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Simultaneous editing of files
Progress
In a post two years ago I discussed how difficult it was to find good tools for editing scientific texts by multiple authors simultaneously. As there is a great demand for this functionality it does not come to a surprise that the situation has improved considerably. I will describe two solutions here that in our group we now use on a daily base.
Scientists regularly write text with other authors. In the old days authors kept on sending emails to each other with as attachments the latest version of the manuscript. This is a sure recipe for chaos including as disasters where authors were editing an old version or where new versions got lost.
Cloud
With cloud servers like Dropbox there is no need any more to send each other new versions. They can all be downloaded from cloud server. This improvement however does not exclude authors working on different versions. On average scientists are not very good in understanding new digital products and with this cloud solution they regularly forget to synchronize their local copy with the cloud server. In addition cloud servers as Dropbox take up so much bandwidth of a desktop computer that it becomes problematic to have a live connection all of the time.
On-line
So we need an on-line service where the source files are located at just one location and where live editing is possible and not to slow. Google Drive seems to be a solution but their file format is a disaster. Under the interface it is all dirty and poor html unsuitable for scientists who share sheets, documents and presentation.
Acceptable solution 1: overleaf
Physicists and mathematicians need many formula’s in their papers. In such a case there is no alternative to Latex and its sisters Tex, AmsTex, etc. If you think that equations formatted with Equation Editor or MathType look great you are an amateur and you should go for Acceptable solution 2.
The site overleaf.com has a great Latex interface, where people can edit simultaneously the same file (left panel) and see the result as a pdf file (right panel). It works great and we are moving more and more all our papers in on that site.
Acceptable solution 2: onedrive
Many scientific journals allow manuscripts that are formatted as MS Word files. Microsoft has now created a cloud-based solution that is quite acceptable. On the Microsoft site onedrive.com files can be shared with and edited simultaneously by multiple authors with a MS Word browser interface. Users can also install a local program (client) that allows to edit a local copy of the file with an Office desktop application. In the latter case users should check whether their local copies of the files are synchronized.
Advice: use your onedrive file collection only for a limited number of files. In such a situation all the files are quickly synchronized and your computer does not suffer from a performance penalty with the onedrive client installed.
"Il problema è questo: per far soldi - tanti soldi! - non abbiamo bisogno di una letteratura..."
- Walter Moers, La città dei libri sognanti , traduzione di Umberto Gandini, pagina 394


















