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22 Feb 17:40

What sparked the Cambrian explosion?

by Douglas Fox

What sparked the Cambrian explosion?

Nature 530, 7590 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/530268a

Author: Douglas Fox

An evolutionary burst 540 million years ago filled the seas with an astonishing diversity of animals. The trigger behind that revolution is finally coming into focus.

22 Feb 17:40

Universal resilience patterns in complex networks

by Jianxi Gao

Universal resilience patterns in complex networks

Nature 530, 7590 (2016). doi:10.1038/nature16948

Authors: Jianxi Gao, Baruch Barzel & Albert-László Barabási

Resilience, a system’s ability to adjust its activity to retain its basic functionality when errors, failures and environmental changes occur, is a defining property of many complex systems. Despite widespread consequences for human health, the economy and the environment, events leading to loss of resilience—from cascading failures in technological systems to mass extinctions in ecological networks—are rarely predictable and are often irreversible. These limitations are rooted in a theoretical gap: the current analytical framework of resilience is designed to treat low-dimensional models with a few interacting components, and is unsuitable for multi-dimensional systems consisting of a large number of components that interact through a complex network. Here we bridge this theoretical gap by developing a set of analytical tools with which to identify the natural control and state parameters of a multi-dimensional complex system, helping us derive effective one-dimensional dynamics that accurately predict the system’s resilience. The proposed analytical framework allows us systematically to separate the roles of the system’s dynamics and topology, collapsing the behaviour of different networks onto a single universal resilience function. The analytical results unveil the network characteristics that can enhance or diminish resilience, offering ways to prevent the collapse of ecological, biological or economic systems, and guiding the design of technological systems resilient to both internal failures and environmental changes.

20 Feb 19:41

La drammatica fuga dei cervelli dall'Italia

by lippi1968
Sommario: 

Il vivace dibattito tra la ministra della Pubblica Istruzione ed una linguista italiana che lavora in Olanda, vincitrice di un prestigioso grant ERC, ha acceso la curiosità di molti sullo stato della ricerca in Italia. Vediamo come stanno le cose analizzando i dati del settennio di attivita dello European Research Council (2007-2013).

I fatti sono noti: la ministra ha gioito dei buoni risultati dei 30 studiosi, di origine italiana, che si sono aggiudicati un Grant ERC nell'ultima valutazione annuale. Per la ministra è “un'ottima notizia per la ricerca italiana”.

Coautori: 
Data di pubblicazione: 
Venerdì, 19 febbraio, 2016 - 22:02

leggi tutto

18 Feb 15:49

I licei classici non sono abbastanza inutili?

by Leonardo T
Qualche giorno fa Matteo Renzi ha terminato una lectio magistralis in un'università argentina attribuendo una poesiola da bacio perugina al più famoso scrittore argentino di tutti i tempi, che è Jorge Luis Borges - l'inventore della Biblioteca di Babele. Per fare una proporzione, è come se un argentino ospite della Sapienza, volendosi congedare con un omaggio al nostro più grande poeta, se ne uscisse con "amore vuol dire non dover mai dire mi dispiace" (Dante Alighieri).

Nell'universo che alcuni chiamano Biblioteca di Babele esistono tutti i libri possibili. Tutte le combinazioni di libri di 410 pagine - ogni pagina 40 righe di 40 caratteri. Ci sono tutti i libri che mi piacerebbe scrivere e a voi non piacerebbe leggere; c'è il vangelo tale e quale l'edizione che avete in casa ma con la parola "lavandino" al posto di "Regno dei Cieli". C'è un'edizione dei promessi sposi in cui Lucia scappa con Don Rodrigo e a pagina venti comincia una spiegazione della relatività ristretta che è sbagliata, o forse no. C'è l'autentica spiegazione della vostra vita, con la descrizione veridica della vostra morte - ma è in mezzo ad altri volumi che la smentiscono, che cambiano alcuni dettagli inquietanti, che presentano tutto sotto una luce diversa, come fare a distinguerli. C'è il catalogo della biblioteca e c'è il senso della vita - e il secondo volume della Poetica di Aristotele, composto interamente di virgole. C'è un libro in cui Voltaire dà la vita affinché Rousseau possa esprimere la sua opinione, che è "mort ai ro.dodendrr,rr". Un libro in cui Einstein si preoccupa della sorte delle api, un altro in cui Neruda lentamente muore, e persino un libro (anzi ce ne sono milioni) in cui la poesia che Renzi ha attribuito a Borges è davvero di Borges. Purtroppo questo avviene in un altro universo.

Che poi si sa come vanno queste cose, no? Devi andare in Argentina, chiedi ai tuoi di farti un discorso sull'Argentina, loro googlano "poeti argentini" e trovano "Borges"; googlano "citazioni di Borges"... cioè alla fine è sempre colpa di google, dai. Al limite di Wikipedia. Non varrebbe neanche la pena di parlarne. Senonché ero già irritato per quella roba che aveva scritto Galimberti, l'ennesimo peana sulla fine del liceo classico e quindi della cultura, perché pare proprio non si dia cultura senza liceo classico.

Altri hanno già parlato a sufficienza di quanto sia in realtà angusta e piuttosto retroborghese l'idea di cultura di Galimberti - che infatti non riesce a non includere un feticcio ormai residuale, il "teatro": tra le attività che secondo lui sono cultura e distinguono l'uomo dalla "bestia" non c'è la capacità di percepire e misurare le onde gravitazionali attraverso un interferometro, ma c'è il "teatro": se vai a teatro sei un uomo, se stai in casa e guardi Superquark non è detto.

Per Galimberti è Cultura.
Posso andarci col buono per l'aggiornamento culturale.
Son passati sette anni da quando Baricco propose di chiuderli, i teatri - cioè no: proponeva di tagliare i fondi statali e destinarli alle scuole, più o meno la stessa cosa - son passati dieci anni e in banca mi è arrivato un buono di 500 euro per il mio aggiornamento "culturale", che posso utilizzare sia per frequentare corsi d'aggiornamento, sia per andare al cinema o... a teatro. Pensateci bene: per il ministero è la stessa cosa se studio didattica o se vado a vedere i Legnanesi.

Ché poi a me andare a teatro è sempre piaciuto: ma questa idea che qualsiasi cosa vi avvenga sia "cultura" e meriti di essere salvata, finanziata... è un'idea che avrebbe fatto girare la testa i buoni borghesi di un secolo fa, che a teatro ci andavano per tirare i pomodori ai futuristi e guardare le gambe delle ballerine. Galimberti è più trombone di loro, Galimberti scambia perline per gioielli, qualsiasi cazzata per Galimberti diventa importante se si recita su un palco col sipario rosso. È il guardiano di un museo che non capisce, spolvera gli estintori ed è convinto che siano oggetti di valore inestimabile, la gente passa e non si cura delle loro rotondità sgargianti ma non è colpa loro: è che non hanno fatto il Classico, son bestie.

E allora Matteo Renzi? Uscito con 60/60 dal prestigioso Liceo classico Dante, Matteo Renzi che non trova un finale per un discorso e googla "Jorge Luis Borges citazioni"... Renzi e Galimberti dovrebbero essere due prodotti della migliore istruzione italiana, quella che produce esseri Umani, no scimmie chine sui calcolatori e gli interferometri: gente che s'intende di tutto ciò che è umano, e quindi anche di umane lettere. Com'è che invece Galimberti non sa distinguere la filosofia dalla lamentazione di un pensionato su una panchina? Un intellettuale in una società di massa da una jeune fille che studia lettere antiche per passatempo in attesa di fidanzarsi con un buon partito che la manterrà per il resto dei suoi giorni? E com'è che Renzi non sa distinguere un pensiero di Borges da un incarto di cioccolatino? Non dico che debbano servire a trovare un lavoro, questi studi classici: ma almeno a "studiare i classici", appunto. I testi perdio, cosa avete fatto in cinque anni se non sapete distinguere Borges da un cioccolatino, Benjamin da una portinaia. Chiunque abbia letto anche solo un libriccino di Borges, se ne può ben rendere conto che Borges non scriveva banalità sull'amicizia. Chiunque abbia letto un solo testo degli autori che Galimberti cita con rimpianto - Marcuse, Foucault - come fa anche solo per un istante a concepire una scemenza pseudoromantica come il "mondo del lavoro" contrapposto al "mondo della vita"?

Cioè forse abbiamo sbagliato tutto - forse il problema non è che il liceo classico sia inutile, ma che non sia abbastanza inutile. Non produce filosofi, ma imbecilli che scambiano soprammobili Biedermeier per statue di Prassitele. Non produce filologi, ma praticoni anche abbastanza astuti, che magari ti diventano presidenti del consiglio, ma non sanno chi è Borges. Con tutto che non sono affatto sicuro che sia utile sapere chi è Borges. Ma chiedi a un matematico, lo sanno tutti chi è Borges.
18 Feb 09:25

02/17/16 PHD comic: 'Hello (Academic Version)'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Hello (Academic Version)" - originally published 2/17/2016

For the latest news in PHD Comics, CLICK HERE!

17 Feb 09:53

Stargazing

Some of you may be thinking, 'But wait, isn't the brightest star in our sky the Sun?' I think that's a great question and you should totally ask it. On the infinite tree of possible conversations spread out before us, I think that's definitely the most promising branch.
15 Feb 18:14

Saturday Morning Breakfast Cereal - Augmented Reality

by admin@smbc-comics.com

Hovertext: I still want one.


New comic!
Today's News:
15 Feb 16:20

Democrazia malata, parla Bauman

by di Alessandro Gilioli

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Per chi è interessato, qui di seguito l'intervista che ho fatto a Zygmunt Bauman al Future Forum organizzato dalla Camera di Commercio di Udine.

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Zygmunt Bauman, il grande sociologo teorico della “società liquida”, di recente ha riservato molte riflessioni a Internet, in particolare ai social media accusati di creare l’illusione di una rete affettiva in realtà inesistente. Parte quindi da questi temi la conversazione de “l’Espresso” con Bauman per allargarsi però all’attualità politica, dai cosiddetti “partiti antisistema” europei alle primarie americane.

Professor Bauman, la sua è una critica esistenzialista alla Rete?
«Internet rende possibili cose che prima erano impossibili. Potenzialmente, dà a tutti un comodo accesso a una sterminata quantità di informazioni: oggi abbiamo il mondo a portata di un dito. In più la Rete permette a chiunque di pubblicare un suo pensiero senza chiedere il permesso a nessuno: ciascuno è editore di se stesso, una cosa impensabile fino a pochi anni fa. Ma tutto questo - la facilità, la rapidità, la disintermediazione - porta con sé anche dei problemi. Ad esempio, quando lei esce di casa e si trova per strada, in un bar o su un autobus, interagisce volente o nolente con le persone più diverse, quelle che le piacciono e quelle che non le piacciono, quelle che la pensano come lei e quelle che la pensano in modo diverso: non può evitare il contatto e la contaminazione, è esposto alla necessità di affrontare la complessità del mondo. La complessità spesso non e un’esperienza piacevole e costringe a uno sforzo. Internet è il contrario: ti permette di non vedere e non incontrare chiunque sia diverso da te. Ecco perché la Rete è allo stesso tempo una medicina contro la solitudine - ci si sente connessi con il mondo - e un luogo di “confortevole solitudine”, dove ciascuno è chiuso nel suo network da cui può escludere chi è diverso ed eliminare tutto ciò che è meno piacevole».

Ci sono però interi movimenti politici che sono nati dalla Rete o si sono diffusi grazie a essa. Le primavere arabe, ad esempio, ma anche Podemos in Spagna e il Movimento 5 Stelle in Italia...
«È una questione ricca di ambivalenze. In generale però le ricerche sociali mostrano che la maggior parte delle persone usa Internet non per aprire la propria visione ma per chiudersi dietro degli steccati, per costruire delle “comfort zone”. Un po’ come quei quartieri fuori città circondati da cancelli, da guardie armate e da telecamere a circuito chiuso, dove le persone vivono in una sorta di mondo immaginario, senza controversie, senza conflitti, senza esporsi alle differenze. Poi, certo, grazie alla Rete oggi puoi convincere le persone del tuo network ad andare in piazza a manifestare contro qualcosa o qualcuno, ma l’incidenza sul reale di queste mobilitazioni nate nelle “comfort zone” è un altro discorso. Lei ad esempio mi citava le primavere arabe: non mi sembra che abbiano mai portato a un’estate».


Quindi secondo lei non c’è un collegamento tra la diffusione della Rete e la protesta antisistema?
«Certo che c’è, ma Internet non ne è la causa, ne è solo un veicolo. Le cause delle proteste antisistema vanno cercate invece nella crisi di fiducia verso la democrazia. E questa a sua volta deriva dal fatto che viviamo in un pianeta globalizzato e con una grandissima interdipendenza, ma gli strumenti che abbiamo a disposizione per gestire questa nuova condizione sono quelli ereditati dai nostri nonni e propri dello Stato nazionale: quando cioè una decisione presa in una capitale aveva realizzazione nel territorio di quel Paese e non valeva cinque centimetri più in là. Adesso invece l’interdipendenza è mondiale e gli Stati nazionali sono incapaci di gestirla. Così oggi i governi sono sotto una doppia pressione: da un lato devono rispondere agli elettori, i quali pretendono che i politici realizzino ciò per cui li hanno votati; dall’altra parte, la realtà globale interdipendente - i mercati, le borse, la finanza e altri poteri mai eletti da nessuno - impediscono che questi impegni vengano mantenuti. La crisi di fiducia nasce da questa doppia pressione. Sentiamo tutti che ormai le democrazie non funzionano, ma non sappiamo come aggiustarle o con che cosa rimpiazzarle».

Di qui nascono i movimenti antisistema?
«Direi piuttosto che da qui nascono i sentimenti antisistema: attenzione a parlare di movimenti. Che sono un concetto sociologico, mentre il sentimento è un concetto psicologico».

E questi sentimenti non si traducono in movimenti?
«Le persone si scambiano reazioni emotive sui social network e magari da lì si organizzano per andare in piazza a protestare. Gridano tutti gli stessi slogan, ma in realtà ciascuno ha interessi diversi e aspettative deluse diverse. Poi si torna a casa contenti della fratellanza con gli altri che si è creata in piazza, ma è una solidarietà falsa. Io la chiamo “carnival solidarity” perché mi ricorda appunto quegli eventi in cui per quattro o cinque giorni ci si mette la maschera, si canta e si balla insieme, fuoriuscendo per un tempo definito dall’ordine delle cose. Ecco, quelle proteste consentono l’esplosione collettiva di problemi diversi e istanze individuali per un arco di tempo breve, come a carnevale, ma la rabbia non si trasforma in un cambiamento condiviso».

Alcuni partiti che quanto meno incanalano questi sentimenti però esistono, seppur molto diversi tra loro. Cosa ne pensa?
«Si trovano anche loro di fronte alla crisi della democrazia di cui abbiamo parlato. E a questa crisi rispondono chi provando a rafforzare la democrazia, chi invece proponendo un “uomo forte” o qualche forma di fondamentalismo politico-religioso. Del resto, se le democrazie non riescono a realizzare le aspettative, non è strano che si cerchi qualcuno a cui attribuire una funzione salvifica, l’uomo “di polso” che sembra in grado di realizzare ciò che le democrazie non sanno mantenere. Un esempio recente è Donald Trump: oggi molti elettori americani possono restare sedotti da chi attacca le istituzioni democratiche e ne deride le rappresentanze. In più il miliardario Trump rappresenta il trasferimento dei consensi dalla leadership al management: dove la leadership è la capacita di fare le cose giuste, “to do right things”, mentre il management è semplicemente la capacità di fare le cose bene, “to do things right”. C’è una grande differenza».

Questo crollo di fiducia verso la democrazia spiega anche la caratteristica “populista” che viene spesso attribuita ai movimenti antisistema? E lei è d’accordo con questa definizione?
«“Populisti” in politica sono sempre gli altri, gli avversari. In realtà ogni buon partito dovrebbe essere “populista”, cioè ascoltare cosa pensano e cosa chiedono le persone ordinarie, i semplici cittadini. Invece nel dibattito pubblico la parola viene usata in senso dispregiativo. No, non sono preoccupato per la presunta minaccia del “populismo”, ma per la possibile risposta autoritaria alla crisi della democrazia».

Ma perché in alcuni Paesi la protesta antisistema si è declinata a destra, come in Francia, e in altri a sinistra, come in Spagna?
«Perché siamo in un interregno, per citare Gramsci quando diceva che “se il vecchio muore e il nuovo non nasce, in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati”. Oggi i vecchi strumenti non funzionano più ma quelli nuovi non ci sono ancora. Destra e sinistra erano concetti pieni di significato fino a pochi decenni fa, ma lo sono molto meno nella complessità policentrica del presente».

In che cosa consiste questa complessità policentrica?
«Dopo la caduta del Muro di Berlino, alcuni pensatori ipotizzarono la fine della storia, la conclusione del conflitto politico all’interno di un pacifico e definitivo sistema liberal-capitalistico. Si sbagliavano. Il pianeta è molto più diviso e conflittuale di prima, pieno di scontri locali più difficili da capire rispetto a quelli che opponevano tra loro i due blocchi: pensi solo a quello che sta succedendo in Asia centrale, dove arabi musulmani uccidono altri arabi musulmani. Ecco, questo policentrismo complesso sta anche nella politica, dove si intrecciano istanze scollegate tra loro, spesso difficili definire come “di destra” o “di sinistra”. Prima il confronto era tra conservatori e progressisti, tra chi voleva una società basata sul profitto e chi sulla cooperazione: oggi i conflitti sono anche maggiori, ma meno semplici e meno netti».

Quindi anche quegli apparenti segnali di “ritorno alla sinistra” come Jeremy Corbyn nel Regno Unito o Bernie Sanders negli Stati Uniti sono solo effetti ottici?
«Sanders rappresenta un fenomeno nuovo e interessante, ma ci sono Paesi in cui la sinistra non esiste più, come nell’est europeo. In generale, il problema contemporaneo della sinistra è la sua “constituency”, il suo blocco elettorale. Una volta era la classe dei lavoratori, che la sinistra difendeva. Oggi però, con i capitali che si muovono in fretta da un paese all’altro, anche gli strumenti con cui prima si tutelavano gli interessi delle classi più basse sono tra quelli che non funzionano più, a iniziare dagli scioperi: se i lavoratori incrociano le braccia, un secondo dopo il proprietario trasferisce la produzione in un Paese in via di sviluppo dove trova gente contenta di guadagnare un paio di dollari al giorno. In questo contesto, molti politici eredi della sinistra sono spaventati dall’idea di irritare le Borse, i mercati, la finanza, insomma i poteri che possono mandare gambe all’aria un Paese in un giorno. Quindi parlano d’altro: ad esempio, si autodefinisce di sinistra la parte politica favorevole ai matrimoni omosessuali. Bello, giusto, d’accordo, ma cosa c’entra con il significato della sinistra? Cosa c’entra con la giustizia sociale, che era la ragion d’essere della sinistra? Poi sì, ci sono anche altri, come Sanders, che invece vogliono rappresentare la protesta contro le leggi globali dei mercati e si candidano per sfidarle. Ne ho molto rispetto, ma non vorrei che si creassero troppe aspettative su quello che si può davvero fare con gli strumenti non più funzionanti propri dell’era dell’interregno. Altrimenti si rischia di restare delusi in fretta, come è avvenuto con Tsipras in Grecia».

14 Feb 15:47

Love is magical-ish

by The Awkward Yeti

Love is magical-ish

12 Feb 14:00

[This Week in Science] The legacy of human-Neandertal interbreeding

by Laura M. Zahn
Author: Laura M. Zahn
11 Feb 11:07

L'insostenibile fallacia delle bufale mediche.

by Salvo Di Grazia
Nessun italiano metterebbe il gorgonzola sulla pizza.
Ma guarda che ieri ho mangiato proprio una pizza al gorgonzola, buonissima...
Nessun vero italiano metterebbe il gorgonzola sulla pizza!

Vi ho presentato la versione nostrana di una delle più note fallacie, l'originale si chiama "no true scotsman", cioè "nessun vero scozzese" ed è stata formulata da Anthony Flew un filosofo inglese.
Chi fa la prima affermazione è netto, deciso ma è smentito da chi ha di fronte che ha provato personalmente il contrario, non è vero quindi che nessun italiano metta il gorgonzola sulla pizza ed ecco che il primo soggetto, pur di avere ragione, cambia le carte in tavola e riformula la sua affermazione iniziale (quindi in realtà non la sta confermando, la cambia, si tratta di una nuova affermazione). Non è vero che nessun italiano farebbe una pizza al gorgonzola, non la farebbe nessun vero italiano. Ha trovato un modo per non ammettere di aver sbagliato ma è stato scorretto (ed anche la seconda affermazione è discutibile, il fatto di essere "vero italiano" non impedisce di mettere gorgonzola nella pizza).

Le fallacie sono errori di ragionamento che rendono falso un concetto e che, in una discussione, rendono scorretto il confronto. Si tratta di un argomento interessante e per certi versi utile a chi affronta discussioni (specie se in pubblico) e permette non solo di scoprire se il proprio interlocutore discute onestamente o meno  ma di saper controbattere adeguatamente.
L'idea di parlarne mi è venuta pochi giorni fa, quando un lettore ha commentato l'ennesima discussione sulla medicina. Di fronte agli evidenti passi avanti della chirurgia, della medicina e della scienza c'è sempre quello che con argomenti scorretti (e sfuggendo alle obiezioni che vengono fatte) pretende di essere creduto "sulla parola" e le fallacie si sprecano. Vedrete come si tratta dei tipici argomenti messi di fronte a fatti scientifici e forse questa piccola "guida" sarà utile per riconoscere chi si ha di fronte, almeno per misurarne l'onestà.
Può servire allora conoscere le più frequenti (sono tante!) cercando di adattarle all'argomento medico ed usando un po' di ironia quando possibile, scopriremo come sono davvero comuni e come, può succedere, anche noi siamo portati ad usarle (forse incosciamente ma non per forza). In questo caso mi manterrò in argomento medico (le fallacie sono un argomento vastissimo che coinvolge linguaggio, filosofia, arte oratoria ed altro).

Aggirare gli ostacoli.

In una discussione corretta non si cambiano gli elementi acquisiti.
Quando in una discussione ogni affermazione è smentita con i fatti, chi la smentisce ha ragione ma quando pur di smentire un'affermazione scomoda si cambia l'oggetto della discussione, chi lo fa è scorretto. Una sorta di corsa ad ostacoli, per arrivare alla fine con onestà devi saltarli tutti se invece li aggiri non hai gareggiato correttamente.
Un esempio per riportarvi alla mente (ne sono sicuro) qualche commento apparso in questo blog:

Commento: "Qualsiasi medico sa che le staminali usate da Vannoni oggi curano le malattie".
    - MedBunker: "Le staminali di Vannoni non sono certo una cura per nessuna malattia!"
        Commento: "E lei chi è per dire una cosa del genere?"
            - MedBunker: "Sono un medico".
                Commento: "Ma è un ginecologo e quindi non è esperto di staminali."
                    - MedBunker: "Ma Vannoni non è nemmeno medico, come può fidarsi...".
                        Commento: Non è necessario essere medici per fare una scoperta del genere.

                          Questa fallacia è semplicemente tesa alla ricerca di un argomento qualsiasi per "invalidare" la tesi dell'interlocutore e quindi si sposta sui piani che più convengono, anche se non attinenti. Nell'esempio, si usa una generalizzazione ("qualsiasi medico sa che...") per presentare come ovvia un'affermazione ma, per invalidare l'opinione di chi scrive, un medico che non sia ultraspecializzato nell'argomento in questione non sarebbe in grado di dare il suo parere. Il fatto che l'inventore della presunta cura del secolo non sia nemmeno medico (e quindi in base al primo assunto questo invaliderebbe completamente la sua competenza) è sminuita, non ha importanza e diventa un argomento a favore, cambia quindi scorrettamente l'oggetto del discorso.

                          La falsa dicotomia.

                          Nella realtà non esistono solo bianco e nero ma anche i grigi.
                          È una fallacia banale, tanto da essere usata anche da persone razionali e che si basano sul ragionamento scientifico. Si riducono le possibilità a due, così da annullare ogni altra variante, è chiamata anche del "falso dilemma". Si può riassumere con la frase "o con me o contro di me".

                          Esempi:
                          • Se credi all'omeopatia sei un ignorante. (Non è vero, molte persone colte credono all'omeopatia).
                          • Uso l'omeopatia per non imbottirmi di antibiotici (In realtà c'è sempre la possibilità di non usare nessun farmaco).

                          Generalizzazione.

                          Una rondine non fa primavera.
                          Usata moltissimo in campo pseudoscientifico ma anche nella comunicazione delle notizie scientifiche da parte dei media. Si usa un esempio singolo o un caso unico per farne una regola. Nella comunicazione è conosciuta la "sindrome del singolo studio scientifico", quando la conclusione di un singolo studio (quindi ancora poco salda, non confermata, isolata)  diventa pretesto per generalizzare un'affermazione.
                          Esempi:
                          • Uno studio ha mostrato come un estratto zuccherino delle mele abbia bloccato cellule tumorali in provetta: la mela cura il cancro. (Non è vero, tra uno studio in provetta e l'applicazione sull'uomo c'è un abisso di conoscenze).
                          • L'uomo più anziano del mondo è polacco, cosa c'è un Polonia che fa vivere tanto? (Non si può fare così un ragionamento sulla longevità della popolazione, un caso è un evento singolo, se gli abitanti della Polonia in media vivono come gli altri non c'è nessun motivo per pensare a qualcosa di singolare).
                          L'annullamento.

                          Si risponde all'affermazione, non al senso della vita.
                          Fallacia di ragionamento. Si usa per "annullare" qualsiasi fatto al quale non si sa rispondere, rendendo banale il ragionamento, portandolo sul vago, tutti gli sforzi fatti per argomentare sono annullati immediatamente.
                            - Affermazione: Un granulo omeopatico non contiene altro che zucchero, non può avere effetto terapeutico...".
                                - Commento: Bisogna essere umili, la scienza ha dei limiti, non possiamo conoscere tutto.
                                  È ovvio che la scienza non conosca tutto, è altrettanto ovvio che serva umiltà ma che c'entra questo con l'efficacia dell'omeopatia? Cosa cambia negli effetti dello zucchero l'umiltà? "Non conoscere tutto" dimostra l'efficacia dell'omeopatia?

                                  Il cugggino.

                                  Ti giuro che conosco uno che...
                                  In qualsiasi discussione che tratta degli effetti di cure alternative, ci sarà sempre un partecipante che racconterà di un parente, un amico, un conoscente che ha avuto risultati eclatanti e sorprendenti da una cura alternativa.
                                  • Guarda che non esiste un solo caso di tumore allo stomaco curato dall'aloe.
                                  • Dovresti conoscere il cognato del mio giornalaio e dirgli che l'aloe che lo ha guarito non esiste.
                                  In questo esempio noteremo come l'argomento usato annulla ogni dibattito, è impossibile accertarsi delle condizioni del cognato del giornalaio che, anche se fosse guarito, nulla dimostrerebbe su un'efficacia generale di una presunta cura. Con queste risposte, ogni tentativo di ragionamento è azzerato, portato a livelli di discussione inutile.
                                    La falsa causa.

                                    Dopo di non significa a causa di.
                                    Accostare due dati o due fatti che non per forza sono legati se non da un vincolo temporale. Una fallacia comunissima che i latini chiamavano "post hoc ergo propter hoc" ("dopo di questo quindi a causa di questo"). Se dopo aver pranzato suona il postino, non significa che pranzare attiri i postini. Se quando siamo raffreddati abbiamo sempre un fazzoletto in tasca, non significa che i fazzoletti causino il raffreddore.
                                    • Affermazione: In base ai dati scientifici è evidente che i vaccini non hanno nessun nesso con l'autismo
                                    • Commento: Mio nipote è diventato autistico due mesi dopo la vaccinazione, più evidente di così...
                                    Nonostante possa sembrare strano, quella fallacia è molto comune e difficilmente estirpabile, per molte persone la conseguenza temporale è davvero un'evidenza di "causa-effetto", nonostante sia logico ed evidente il contrario, è una fallacia istintiva che tutti possono notare anche nei ragionamenti quotidiani più banali ("il lunedì mi va tutto male").

                                    Il richiamo della foresta.

                                    Chi non è d'accordo con te non è più cattivo di te.
                                    Una fallacia che tende a mettere in soggezione l'interlocutore facendolo apparire insensibile o impietoso, è una variante dell'attacco ad hominem.
                                    • Affermazione: oggi fortunatamente la cura dei tumori ha raggiunto buoni risultati.
                                    • Commento: bugia, vallo a dire alla famiglia di mio zio che ancora lo sta piangendo, se ne hai il coraggio.
                                    Con questo falso argomento si vuole "chiudere" la discussione, l'interlocutore vuole mettere chi ha i fronte in una posizione di "soggezione" ed inferiorità: se continuasse a sostenere la sua tesi ("la cura dei tumori ha buoni risultati"), apparirebbe (secondo la fallacia) insensibile ed erroneo, visto che da qualche parte c'è una famiglia che questi "buoni risultati" non li ha visti. Si tratta di una fallacia molto scorretta che usa chi non ha argomenti validi.



                                    Argomento ad hominem.

                                    Non si deve attaccare la persona per smentire il suo argomento.
                                    Molto usata, questa fallacia prevede che per demolire l'argomento dell'interlocutore non si smentiscano le sue affermazioni ma si tenti di indebolire la persona. Esiste anche una variante detta "avvelenamento del pozzo", che tende a "preparare" negativamente chi potrebbe danneggiare i nostri interessi.
                                    • Affermazione: è chiaro che un frullato non può curare il cancro, è semplice buon senso...
                                    • Commento: e chi lo dice, tu che hai postato poco fa un libro che parla di oroscopi?
                                    Il fatto che l'interlocutore abbia postato un libro sugli oroscopi non invalida la sua affermazione ma chi gli risponde cerca di ridicolizzare chi ha di fronte così da rendere meno credibili le sue affermazioni.

                                    Variante "avvelenamento del pozzo": 
                                    • Tanto si sa che chi parla a favore dei vaccini è pagato dalle aziende ed in questo momento è in vacanza alle Maldive.
                                    Chiunque parlerà a favore dei vaccini, a questo, punto, sarà "pagato dalle aziende" ed "in viaggio alle Maldive" (un malvagio corrotto insomma) eppure, anche se questo fosse vero (e non è quasi mai vero) questo non avrebbe smentito le sue affermazioni, si "stronca" sul nascere qualsiasi affermazione provenga da una fonte particolare.

                                    "Demolire" l'interlocutore pone l'altro in una situazione di vantaggio, sia perché l'interlocutore sarà impegnato a difendersi, sia perché chi ascolta potrebbe perdere l'idea che si era fatto su di lui. È una delle fallacie più scorrette perché non smentisce un fatto ma è un colpo molto basso.

                                    Lo spaventapasseri.

                                    Non si deve esagerare o interpretare negativamente l'argomento di una persona pur di attaccarlo facilmente.
                                    Chi contesta scorrettamente un'affermazione, usa delle obiezioni di forte impatto emotivo, estremizzando ed esagerando l'argomento dell'interlocutore per demolirne l'immagine senza però smentire l'argomento.
                                    • Affermazione: la sperimentazione animale, oggi, non è sostituibile da nessun'altra tecnica, è insostituibile.
                                    • Commento: come puoi sopportare la vista di quei poveri cuccioli, decapitati per la sete di denaro delle aziende farmaceutiche?
                                    L'affermazione fornisce un'informazione precisa, l'interlocutore scorretto, invece di smentirla, punta sull'emotività di chiunque concentrando l'attenzione sulla tenerezza suscitata dal sacrificio di un animale, estremizzandone anche le modalità e gli scopi. Una sua variante è la "reductio ad hitlerum" (esagerazione che riporta alla figura di Hitler, personaggio che identifica il male):
                                    • Affermazione: essere vegetariani è un bene per la salute dell'uomo e del pianeta.
                                    • Commento: anche Hitler era vegetariano.

                                    Se Hitler era vegetariano "evidentemente" essere vegetariani è delle persone malefiche, "quindi" è un comportamento negativo.

                                    Argomento ad populum.

                                    Mangia letame, milioni di mosche non possono sbagliarsi.
                                    Si invoca la popolarità di un tema per renderlo credibile. Fallacia tradizionale, usatissima ma profondamente illogica.
                                    • Affermazione: parliamoci chiaro, vendere ancora omeopatici nel 2015 è proprio vergognoso.
                                    • Commento: beh, i 10.000.000 di italiani che la usano non la pensano proprio così, invidia?
                                      Il piano inclinato.

                                      Distrarre dall'argomento principale usandone un altro non attinente è scorretto.
                                      Fallacia molto comune ed istintiva. Presuppone una serie di fatti che hanno andamento isolato e non dipendente per forza dagli altri ma che l'interlocutore lega per raggiungere un finale negativo che però non è inevitabile come si vuole fare apparire.
                                      • Fosse per me ognuno dovrebbe pagare di tasca sua l'omeopatia.
                                      • Obbligare le persone a pagare per curarsi sarebbe negare il diritto alla cura.
                                      Come si vede in questo caso, sono stati legati alcuni fatti che non sono per niente (necessariamente) collegati ma che l'interlocutore ha reso "scontati", si risponde con un concetto ovvio che rende (falsamente) errato il primo.
                                      Rendere l'omeopatia "a pagamento" non significa negarla (ma al massimo, visto che non è una medicina scientifica, rendere ognuno responsabile delle proprie scelte), il "diritto alla cura" non è il diritto di ricevere gratis qualsiasi cosa si ritenga curativa (se io ritenessi curativo un bagno in una vasca di monete d'oro al giorno potrei richiedere di farlo a spese dello stato?) ma di ricevere quelle che sono evidentemente e scientificamente delle cure. Con questa fallacia si arriva ad una conclusione sbagliata, aiutandosi con un argomento non attinente. Si fa "scivolare" il lettore verso una conclusione errata.

                                      Argomento "ad ignorantiam".

                                      Il fatto che tu non conosca un argomento, non significa che non esista.
                                      È un classico argomentare di chi non ha cultura scientifica. Si vuole dimostrare qualcosa ed il fatto stesso che non ci siano argomenti per smentirla è considerato prova della sua esistenza.
                                      • Affermazione: guarda che non è vero che tre mele al giorno sono una terapia per il diabete
                                      • Commento: hanno fatto esperimenti che smentiscono quello che dici? Fammeli vedere!
                                      L'onere della prova compete a chi afferma, non a chi nega. Questo è un caposaldo del metodo scientifico. Se ognuno di noi (ed ogni scienziato) dovesse passare il tempo a smentire le affermazioni che appaiono giornalmente nel mondo, vivremmo solo per questo. Tre mele al giorno non sono la terapia per il diabete perché non vi è alcun elemento che possa farlo pensare e nessuno lo ha mai dimostrato. Se qualcuno pensa possa essere vero non ha che da lavorare per mostrarne gli effetti alla società, lo provi.

                                      Fallacia di distrazione.

                                      Se parli di mele, non pensare alle pere.
                                      Simile alla fallacia dell'uomo di paglia, distrae dall'argomento principale usando come "scudo" un argomento completamente diverso e che non cambia nulla nei confronti del primo.
                                      • Affermazione: guarda che il bicarbonato non cura il cancro...
                                      • Commento: perché, la chemioterapia lo fa?
                                      Come si vede, all'affermazione sul bicarbonato (una popolare falsa cura per il cancro) fa eco il dato sulla chemioterapia. Oltre al fatto che le due cose non sono né legate né paragonabili, ammesso e  non concesso che la chemioterapia fosse del tutto inutile e non curativa, questo non cambierebbe nulla nei confronti del bicarbonato. Fallacia comunissima e che io ho tradotto nel "postulato di WeWee: "quando si deve discutere dell'efficacia di una cura alternativa per il cancro, il discorso si sposta subito sull'efficacia della chemioterapia".
                                      Questa fallacia è molto usata da ciarlatani ed inventori di "cure miracolose": non avendo dati per supportare le loro teorie, passano la maggioranza del loro tempo a "demolire" le terapie che sono usate comunemente, così da evocare paura ed indifferenza ed attirare clienti.
                                      Ma come difendersi da questa (e da altre) fallacia? Restando fermi sull'oggetto della discussione.
                                      Chi propone la finta cura per il cancro tenta ripetutamente di portare l'interlocutore su altri piani che non siano le dimostrazioni di efficacia della "pseudocura" di cui parla (perché di argomenti seri, scientifici, su quella cura non ne esistono), il soggetto è, per esempio, il "metodo Gerson" e la sua presunta efficacia nei tumori ma ad ogni obiezione si risponde con l'inefficacia della chemio o gli interessi delle multinazionali (che con il "metodo Gerson" non c'entrano nulla), l'interlocutore che riconosce la fallacia non demorde e resta fermo sull'argomento principale. Se si cadesse nella trappola, il discorso finirebbe necessariamente lontano dal soggetto iniziale e chi ha fatto l'affermazione non ha dovuto dimostrarne la veridicità.
                                      • "Il metodo Gerson cura il tumore alla tiroide, ormai è dimostrato"
                                      • Non è vero, non c'è nessuna evidenza scientifica che questa presunta cura abbia effetti positivi sui tumori
                                      • "Mostrami gli effetti positivi della chemio allora, è un fallimento!"
                                      • Il metodo Gerson è una cura non scientifica che non ha effetti dimostrati ed è considerato una truffa.
                                      • "Anche la chemioterapia è una truffa, un veleno, colpa delle multinazionali!"
                                      • Se hai prove di efficacia del metodo Gerson mostra uno studio pubblicato in una rivista seria, se non esiste evidentemente si tratta di ciarlataneria.
                                      • "Le riviste scientifiche sono in mano alle multinazionali, è ovvio che non ne parleranno mai"
                                      • Quindi fino ad oggi non c'è nessuna prova che questo metodo curi i tumori, grazie.
                                      Naturalmente queste sono solo alcune delle tantissime fallacie che si possono utilizzare in una discussione e chissà quante ne avrete riconosciute durante i vostri discorsi con amici e conoscenti, sono espressioni molto utilizzate che possono dimostrare o la malafede dell'interlocutore (mancanza di argomenti e quindi uso di falsi argomenti) o la sua ingenuità, perché molte fallacie non sono "costruite a tavolino" ma assolutamente umane e spontanee, frutto di un ragionamento semplice ed immediato.
                                      Se vi capita di averne a che fare sapete che chi avete di fronte non sta argomentando bene, sta a voi capire se lo fa in buonafede o perché vuole semplicemente demolire a tutti i costi i vostri argomenti, provate anche a notare quante volte lo fate voi (e succede, spesso). Il rimedio più utile è riconoscerle ed evitarle. Chi usa le fallacie ha lo scopo di portare la discussione su quel piano distraendo (spesso tentandoci ripetutamente) dal soggetto principale, chi le riconosce le può evitare restando fermo su ciò che si stava discutendo.
                                      Si tratta comunque di un campo interessante ed affascinante e, per chi fosse interessato, da approfondire.

                                      Alla prossima.
                                      11 Feb 09:28

                                      02/10/16 PHD comic: 'In your dreams'

                                      Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
                                      www.phdcomics.com
                                      Click on the title below to read the comic
                                      title: "In your dreams" - originally published 2/10/2016

                                      For the latest news in PHD Comics, CLICK HERE!

                                      10 Feb 17:36

                                      UK, Dutch police may use attack eagles to take down drones

                                      by Sebastian Anthony
                                      Jacopo.bertolotti

                                      Seems legit (and insanely cool)

                                      As tensions mount over civilian usage of drones in the UK, London's Metropolitan Police is considering using eagles to snatch illicit quadcopters out of the sky.

                                      Last week, a Dutch security company—Guard From Above—released a video (embedded below) of an eagle easily grabbing a flying drone with its talons. The country's national police, who partnered with Guard From Above to train the eagles, is looking at the feasibility of using the birds in real-life aircraft-intercept scenarios. Seemingly, the Met Police saw the video and decided that it wanted in on the action as well.

                                      Looking at the video it's hard to believe that the eagle's talons aren't damaged by the quad's propellers—but that isn't the case, according to the security company's CEO. "These birds are used to meeting resistance from animals they hunt in the wild, and they don't seem to have much trouble with the drones," Sjoerd Hoogendoorn told Reuters. Their talons are strong enough and tough enough to grab most consumer-grade drones, he added.

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                                      10 Feb 17:32

                                      Fluctuations and correlations of emission from random lasers

                                      by Jason W. Merrill, Hui Cao, and Eric R. Dufresne

                                      Author(s): Jason W. Merrill, Hui Cao, and Eric R. Dufresne

                                      When light travels through strongly scattering media with optical gain, the synergy between diffusive transport and stimulated emission can lead to lasing action. Below the threshold pump power, the emission spectrum is smooth and does not change from shot to shot. Above the lasing threshold, the sp…


                                      [Phys. Rev. A 93, 021801(R)] Published Mon Feb 08, 2016

                                      08 Feb 18:20

                                      Puppet Master

                                      by The Awkward Yeti

                                      Puppet Master

                                      06 Feb 20:19

                                      Everything is Poison

                                      by The Awkward Yeti

                                      Everything is Poison

                                      06 Feb 20:17

                                      Photo



                                      05 Feb 15:42

                                      Standardizing the resolution claims for coherent microscopy

                                      by Roarke Horstmeyer

                                      Nature Photonics 10, 68 (2016). doi:10.1038/nphoton.2015.279

                                      Authors: Roarke Horstmeyer, Rainer Heintzmann, Gabriel Popescu, Laura Waller & Changhuei Yang

                                      The definition and reporting of spatial resolution for coherent imaging methods varies widely in the imaging community. We advocate the use of a standard spoke-pattern imaging target and the mandatory inclusion of information about underlying a priori assumptions.

                                      05 Feb 15:37

                                      All-optical generation of surface plasmons in graphene

                                      by T. J. Constant

                                      Nature Physics 12, 124 (2016). doi:10.1038/nphys3545

                                      Authors: T. J. Constant, S. M. Hornett, D. E. Chang & E. Hendry

                                      Surface plasmons in graphene offer a compelling route to many useful photonic technologies. As a plasmonic material, graphene offers several intriguing properties, such as excellent electro-optic tunability, crystalline stability, large optical nonlinearities and extremely high electromagnetic field concentration. As such, recent demonstrations of surface plasmon excitation in graphene using near-field scattering of infrared light have received intense interest. Here we present an all-optical plasmon coupling scheme which takes advantage of the intrinsic nonlinear optical response of graphene. Free-space, visible light pulses are used to generate surface plasmons in a planar graphene sheet using difference frequency wave mixing to match both the wavevector and energy of the surface wave. By carefully controlling the phase matching conditions, we show that one can excite surface plasmons with a defined wavevector and direction across a large frequency range, with an estimated photon efficiency in our experiments approaching 10−5.

                                      05 Feb 15:37

                                      Gravity on the balance

                                      by Terry Quinn

                                      Nature Physics 12, 196 (2016). doi:10.1038/nphys3651

                                      Author: Terry Quinn

                                      Despite intensified efforts, measurements of the gravitational constant continue to fail to converge, as Terry Quinn explains.

                                      05 Feb 14:04

                                      Inverse design of disordered stealthy hyperuniform spin chains

                                      by Eli Chertkov, Robert A. DiStasio, Jr., Ge Zhang, Roberto Car, and Salvatore Torquato

                                      Author(s): Eli Chertkov, Robert A. DiStasio, Jr., Ge Zhang, Roberto Car, and Salvatore Torquato

                                      It has recently been shown that disordered hyperuniform many-particle systems represent new distinguishable states of amorphous matter that are poised between a crystal and a liquid are are endowed with novel physical and thermodynamic properties. Such systems have shown to exist as ground states, i.e., at a temperature of absolute zero. Such “stealthy” and hyperuniform states are unique in that they are transparent to radiation for a range of wavelengths. In this paper, we ask whether Ising models of magnets, called spin chains in one dimension, can possess spin interactions that enable their ground states to be disordered, stealthy, and hyperuniform. Using inverse statistical-mechanical theoretical methods, we do demonstrate the existence of such states, which should be experimentally realizable.


                                      [Phys. Rev. B 93, 064201] Published Wed Feb 03, 2016

                                      05 Feb 14:03

                                      Single integrodifferential wave equation for a Lévy walk

                                      by Sergei Fedotov

                                      Author(s): Sergei Fedotov

                                      We derive the single integrodifferential wave equation for the probability density function of the position of a classical one-dimensional Lévy walk with continuous sample paths. This equation involves a classical wave operator together with memory integrals describing the spatiotemporal coupling of…


                                      [Phys. Rev. E 93, 020101(R)] Published Mon Feb 01, 2016

                                      05 Feb 13:59

                                      Statistics of colors in paintings and natural scenes

                                      by Cristina Montagner
                                      Cristina Montagner, João M. M. Linhares, Márcia Vilarigues, Sérgio M. C. Nascimento
                                      Painters reproduce some spatial statistical regularities of natural scenes. To what extent they replicate their color statistics is an open question. We investigated this question by analyzing the colors of 50 natural scenes of rural and urban environments and 44 paintings with abstract and ... [J. Opt. Soc. Am. A 33, A170-A177 (2016)]
                                      05 Feb 13:37

                                      fishing 101



                                      fishing 101

                                      05 Feb 11:04

                                      Saturday Morning Breakfast Cereal - A Funny Universe

                                      by admin@smbc-comics.com

                                      Hovertext: In order to have that one Monty Python sketch about a dead parrot, you must first invent mortality.


                                      New comic!
                                      Today's News:
                                      04 Feb 16:50

                                      50 anni fa i russi fecero le prime foto sulla Luna. E gli inglesi gliele rubarono

                                      by Paolo Attivissimo
                                      Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).

                                      Adoro la tecnologia spaziale russa: è dannatamente pratica. Al diavolo l’estetica, la complessità e la sofisticazione: con un approccio più da fabbrica di boiler che da gioiellieri, i russi hanno collezionato e tuttora collezionano risultati eccezionali.

                                      Adesso si parla molto delle nuove immagini dalla Luna scattate dai cinesi usando un veicolo robotico sofisticato, ma oggi ricorre il cinquantenario di una delle più eleganti dimostrazioni di questo modo russo rustico di esplorare lo spazio: il 3 febbraio 1966, infatti, atterrò sulla Luna la sonda sovietica Luna 9, che nei giorni successivi trasmise le prime immagini ravvicinate del suolo lunare nell’Oceano delle Tempeste. Gli inglesi le intercettarono e le pubblicarono prima dei russi, con un beffardo scoop, ma questa è un’altra storia, che racconto nel numero de Le Scienze di questo mese (“Fregati dalla Luna”, nel numero 570 della rivista). Quello che vorrei raccontarvi qui è come i russi riuscirono, prima di chiunque altro, a posare un veicolo sulla superficie della Luna cinquant'anni fa: è una lezione di ingegnerizzazione della semplicità che andrebbe ripassata spesso da chi risolve tutto con un “lo sistemiamo dopo col software aggiornato”.

                                      La sonda (immagine qui accanto) pesava circa 1600 chili e aveva un razzo di discesa che veniva attivato negli ultimi istanti della caduta verso la Luna (un po' come fa SpaceX oggi per far atterrare i suoi razzi Falcon). Ma la tecnologia dei motori a razzo degli anni Sessanta non consentiva di regolare con affidabilità e precisione la spinta in modo da consentire un atterraggio delicato. Soluzione tipicamente russa: lasciare che la sonda si sfracelli, ma mettere a bordo un modulo eiettabile incapsulato in un air-bag (la parte scura in alto a destra nella foto qui accanto). Sotto la sonda c'era un’asta: quanto quest’asta toccava il terreno, si attivava l'espulsione verso l'alto del modulo, che ricadeva e semplicemente rimbalzava sulla superficie lunare fino a fermarsi da qualche parte.

                                      Risolto alla buona il problema di sopravvivere all’impatto, restava quello di disporre il modulo di atterraggio in assetto verticale, con la telecamera e le antenne in alto. Altra soluzione tipicamente russa: il modulo era a forma di ghianda, con il baricentro spostato verso il basso, per cui il modulo non doveva fare altro che rotolare fino a disporsi spontaneamente nell’assetto desiderato. A questo punto si aprivano quattro petali che stabilizzavano il modulo e fungevano oltretutto da riflettori per le quattro antenne a stilo che dovevano trasmettere le immagini della Luna verso la Terra.

                                      Per riprendere la panoramica fu usata una tecnica da sommergibili: la telecamera era pesante e massiccia, per cui fu tenuta ferma ma puntata su uno specchio che sporgeva dalla sommità del modulo di atterraggo e ruotava, fungendo quindi da periscopio.

                                      Ma la chicca più bella è la soluzione usata per indicare nelle fotografie qual è la verticale locale. Sensori? Grafici sovrimpressi? Telemetria ricevuta a Terra? No. Semplicemente quattro fili a piombo appesi alle antenne e visibili alla telecamera. Geniale.


                                      Fonti: NASA, NASA, Zarya.
                                      Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
                                      01 Feb 18:25

                                      Saturday Morning Breakfast Cereal - Divine Intervention

                                      by admin@smbc-comics.com

                                      Hovertext: I eagerly await your email about how, actually, the rock must contain radioactive elements.


                                      New comic!
                                      Today's News:
                                      31 Jan 18:41

                                      Saturday Morning Breakfast Cereal - Human Testing

                                      by admin@smbc-comics.com
                                      Jacopo.bertolotti

                                      This "quantum ultra-brain" is usually called "God" and we tell each other we have to accept his will even if we do not understand it :-P

                                      Hovertext: Anyone wanna teach an ethics class called And Why is *This* SMBC Wrong?


                                      New comic!
                                      Today's News:
                                      30 Jan 15:39

                                      Il giorno che hanno fatto santo l'utero

                                      by Leonardo T
                                      Non so se è successo anche voi, di svegliarvi un mattino e scoprire che affittare un utero era diventato peccato mortale.

                                      D'accordo, la pratica è relativamente moderna; di sicuro non potevano parlarne i padri della Chiesa o i cardinali al concilio di Trento; e nessuno nega di poter trovare discutibile, l'offerta di una facoltà del proprio corpo in cambio di denaro - ma allora, chi di mestiere usa le mani, i piedi, la testa? Non le sta in sostanza "affittando" a un utente in cambio di denaro? E chi si vende un rene? Quello non è affitto, non ti torna più indietro, perché nessun cardinale sembra aver notato lo scandalo della cosa? Perché nessun cattolico alza la voce contro trasfusioni o trapianti? Perché sempre solo in quella zona del corpo? Sono domande interessanti, ma io non le farei a voce troppo alta. C'è il rischio che qualcuno si ponga il problema davvero, e magari domani oltre ai manifestanti contro il mercimonio dell'utero avremmo quelli contro la compravendita dei reni. Perché è così che funziona.

                                      Chi accusa la Chiesa di rimanere attaccata alle proprie tradizioni, non si accorge che la Chiesa le tradizioni le stravolge continuamente: per San Tommaso la vita non cominciava dal concepimento, per papa Francesco sì. Non c'è stata nessuna precisazione dello Spirito Santo, nel frattempo. Ma a un certo punto la modernità è arrivata, ha notato un problema - i costi sociali e umani degli aborti clandestini - ha proposto di risolverli depenalizzando gli aborti, e la Chiesa ha detto di no. Perché?

                                      - Perché la vita comincia dal concepimento.
                                      - Ma chi l'ha detto?
                                      - Noi adesso.
                                      - Funziona così?
                                      - Funziona così.
                                      - Comodo però.
                                      - Vero?

                                      In modo analogo, a un certo punto la modernità ha deciso che l'omosessualità non era una malattia, una tara. Bisogna dire che è stata convincente, se oggi persino molti uomini di Chiesa hanno imbarazzo a trattare i gay da handicappati. Quindi come si fa a negare loro il diritto a sposarsi? Se sono persone come gli altri... ma no, guarda, è facile. Basta ricordare che il matrimonio è finalizzato alla procreazione, e quella Dio l'ha donata soltanto alle coppie etero. Lo dice il Catechismo.

                                      - Veramente il Catechismo dice che "I coniugi ai quali Dio non ha concesso di avere figli, possono nondimeno avere una vita coniugale piena di senso, umanamente e cristianamente. Il loro matrimonio può risplendere di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio" (1654). Cioè in pratica se sposo una persona del mio stesso sesso potrei persino adottare, "risplendere di una fecondità di carità, di accoglienza e di sacrificio", c'è scritto così...
                                      - No.
                                      - Perché no?
                                      - Perché se ti sposi con una persona del tuo sesso tu sai già benissimo che Dio non ti concederà di concepire figli.
                                      - Quindi bisogna togliere il diritto di sposarsi a quelli che sanno già di essere sterili?
                                      - Loro possono sperare in un miracolo.
                                      - E un gay non può?
                                      - No.
                                      - Chi lo stabilisce?
                                      - Io in questo momento.
                                      - Non stai ponendo limiti alla misericordia di...
                                      - Sii serio, su.
                                      - Ma insomma, niente fecondazione niente matrimonio?
                                      - Niente matrimonio.
                                      - Senti, mettiamola su un altro piano. Se io fossi cieco, e volessi vedere, e la tecnologia mi consentisse di farlo, Dio si opporrebbe?
                                      - In quel caso la tecnologia sarebbe un dono di Dio.
                                      - Perfetto. Invece sono un gay che vuole avere bambini.
                                      - Cioè smettere di essere gay.
                                      - No. Sono un gay. Non c'è niente di male a essere gay. Ma Dio mi ha dato anche il desiderio di avere un bambino.
                                      - Allora non è più un dono di Dio. È un capriccio.
                                      - Ma la tecnologia mi consente di averlo.
                                      - Allora la tecnologia è immorale.
                                      - Cosa c'è di immorale nel desiderare di avere bambini?
                                      - Ci devo pensare su, ma c'è senz'altro qualcosa... trovato. Devi usare un utero non tuo.
                                      - Embè?
                                      - Lo devi pagare.
                                      - Non necessariamente, ma se anche fosse?
                                      - È un orribile mercimonio.
                                      - Lo hai deciso adesso, vero?
                                      - Creerà un discrimine tra chi si può permettere un utero e chi no.
                                      - Ma anche un sacco di opportunità di lavoro.
                                      - Non è lavoro, è un orribile mercimonio.
                                      - Perché metti a disposizione una parte del tuo corpo? E allora chi lavora con le mani? Con gli occhi? con le corde vocali?
                                      - L'utero è su un altro piano.
                                      - C'entra il sesso, vero?
                                      - Che orribile gioco di parole.
                                      - Alla fine è tutto lì. Non vi piace il controllo delle nascite, e vi inventate l'umanità dell'embrione - tra l'altro a quel punto vi tocca riempire l'inferno di embrioni non nati e quindi non battezzati.
                                      - Abbiamo abolito il Limbo.
                                      - Lo avete fatto l'altro ieri.
                                      - È così che funziona.
                                      - Poi ai gay vien voglia di avere una famiglia, e a quel punto scatta tutta una serie di proposizioni che ci conducono alla sacralità dell'utero. Non fate prima a dire che i gay sono orribili peccatori?
                                      - Mi stai offendendo, io non discrimino nessuno. Ho a cuore gli uteri dei poveri e tutti gli embrioni del mondo. Che hanno il diritto di crescere con un padre e una madre.
                                      - E gli orfani?
                                      - Anche adottati. Ma da un padre e una madre.
                                      - E i figli di separati?
                                      - Eh, fosse stato per noi...
                                      - Senti, non è scritto da nessuna parte che è un diritto.
                                      - Lo scrivo io adesso.
                                      - No. No. Non funziona così.
                                      - E come funziona, sentiamo.
                                      - Dovresti dimostrare che... senti, partiamo da un punto su cui siamo d'accordo. I bambini hanno diritto a crescere nel modo migliore.
                                      - Cioè con una madre e un padre.
                                      - Come fai a essere sicuro che sia il modo migliore?
                                      - È quello naturale.
                                      - Per favore, dai. La natura.
                                      - La natura.
                                      - Anche la peste bubbonica è naturale. I terremoti sono naturali. Non mi vorrai mica dire adori la natura. Che sotto lo zuccotto porti treccine da sciamano.
                                      - Si è sempre fatto così.
                                      - Lo dissero anche a Semmelweis quando si lamentava che le infermiere non si lavassero le mani tra obitorio e maternità. "Si è sempre fatto così", e le donne morivano di parto. Le cose cambiano.
                                      - Certe cose no.
                                      - La famiglia naturale è quella che ha cresciuto miliardi di psicotici. Il luogo dove tuttora avvengono più abusi.
                                      - Chi lascia la vecchia via per la nuova...
                                      - Eh?
                                      - È un proverbio.
                                      - Lo so che è un proverbio, mi hai preso per scemo? Questo è un dibattito tra la Modernità e la Chiesa su temi di bioetica, potremmo citare filosofi e teologi e tu mi citi un proverbio scemo?
                                      - È che alla fine tutto si riduce a questo. Io la vecchia via la conosco. So che produce tot psicotici, tot abusi, tot risultati accettabili. E mi sta bene. Tu invece, la tua via, lo sai a cosa porta?
                                      - ... (Continua) (Sul serio).
                                      28 Jan 09:13

                                      "Chi enuncia delle conseguenze che non sono contenute nelle premesse, potrà fare della poesia, ma non..."

                                      “Chi enuncia delle conseguenze che non sono contenute nelle premesse, potrà fare della poesia, ma non della matematica.”

                                      - Giuseppe Peano, citato in Umberto Bottazzini, Va’ pensiero, pag. 258