Science for peace
Nature 528, 7582 (2015). doi:10.1038/528308a
The German research community can benefit from the influx of migrants.
Science for peace
Nature 528, 7582 (2015). doi:10.1038/528308a
The German research community can benefit from the influx of migrants.
The science myths that will not die
Nature 528, 7582 (2015). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/528322a
Author: Megan Scudellari
False beliefs and wishful thinking about the human experience are common. They are hurting people — and holding back science.
Editorial
Authors of papers submitted from January 2016 will be given the option to publish the peer review history of their paper
Nature Communications doi: 10.1038/ncomms10277
Authors:
An analysis of London’s street network shows how the network has evolved over time from a heterogeneous to homogeneous fractal pattern.
[Physics] Published Thu Dec 17, 2015

Hovertext: And lo, The Lord spake, saying, Let the fundamental equations contain an imaginary component.
Wooh! The "Both Shows" for London tickets sold about 10% on day one :) Please buy soon if you want the discount!

Un paio di amici e compagni che fanno politica attiva mi hanno chiesto, molto gentilmente, di partecipare ad altrettante riunioni dei loro partiti in vista delle elezioni amministrative di Roma: non tanto per parlare di persone (leggi: candidati) quanto di idee da realizzare, di proposte concrete e visioni della città.
È stato appunto un pensiero cortese e, senza false modestie, abbastanza immeritato: perché pur abitando qui da 13 anni ho piena consapevolezza della mia sostanziale ignoranza su questa città. Ignoranza di cui ho conferma ogni qual volta in moto mi perdo e chiedo soccorso a Google Maps, aggrappandomi a un auricolare per ritrovare un luogo più noto.
Ma a frenarmi non è solo la scarsa cultura geolocal: carenza che peraltro temo di avere in comune con diversi amministratori recenti e attuali; e, per contro, abbiamo visto in tempi non lontanissimi qualche sindaco esperto su ogni vicolo e borgata, ma fragilissimo sul piano dell'etica e-o devastante per qualità di governo (sì, ce l'ho con Alemanno, nel caso).
Il vero problema è che se io veramente dicessi ciò che ritengo indispensabile e urgente per la Capitale sarei con ogni probabilità cacciato in pochi minuti da qualsiasi assemblea o tavola rotonda: e altrettanto probabilmente mi darebbero dell'imbucato in una terra non mia, tra gente non mia. Cosa che, da immigrato e romano adottivo, mi dispiacerebbe assai.
Mi caccerebbero perché la mia quasi indicibile opinione è che nessuno o quasi dei giganteschi problemi che affliggono questa meravigliosa città è risolvibile senza una robustissima, lunga, pacifica ma severa opera di pedagogia collettiva, cioè di trasformazione della coscienza dei cittadini, dell'approccio cognitivo nei confronti di se stessi e degli altri.
Per spiegarmi meglio, faccio l'esempio della mobilità, che secondo diverse ricerche è il problema più trasversalmente sentito da tutti.
La mobilità qui è un disastro, come esperito ogni giorno da chiunque abiti a Roma.
Ma la mobilità è un disastro soprattutto perché siamo un disastro noi.
Siamo un disastro noi che lasciamo l'auto in seconda fila, "che vuoi che sia è solo per dieci minuti", e mille auto in seconda fila intasano il traffico. Siamo un disastro noi che parcheggiamo all'angolo della strada perché «sennò mi dice lei dove la lascio, non vede che non c'è un buco?», e così ogni angolo diventa una gimcana. Siamo un disastro noi che suoniamo il clacson ogni dieci secondi per nervosismo e per stizza, aggiungendo all'inquinamento dell'aria quello acustico. Siamo un disastro noi che se col motorino non riusciamo a zigzagare tra le macchine allora passiamo sul marciapiede, e magari da un portone uscirà un bambino. Siamo un disastro noi che consideriamo preferenziali le corsie su cui preferiamo passare, non quelle dei mezzi pubblici e delle ambulanze. Siamo un disastro noi che pensiamo di avere il diritto di conquistare dieci metri all'incrocio perché il semaforo è verde anche se davanti ci sono un milione di macchine ferme, e allora è ovvio che bloccheremo l'incrocio quando diventerà verde per gli altri, ma è troppo complicato capire che si può andare avanti solo quando dall'altra parte c'è abbastanza spazio. Siamo un disastro noi che non paghiamo l'autobus "tanto non passa mai il controllore", e ogni biglietto non pagato sarà una ragione in più perché gli autobus rotti non vengano aggiustati, e le rimesse sono piene di mezzi fermi. Siamo un disastro noi che quando prendiamo una multa la prima cosa che facciamo è cercare qualche amico o parente che lavora alla polizia municipale per farcela togliere.
Siamo un disastro noi e quindi siamo noi da cambiare, da educare, da responsabilizzare: a partire dalle scuole primarie per finire con le ganasce a raffica e il pubblico ludibrio, passando per ogni tipo di azione pedagogica, mediatica e punitiva che ci costringa a cambiare la zucca, perché questa città disastrata è il frutto delle nostre zucche incapaci di capire il concetto di vantaggio collettivo che poi diventa anche individuale.
E come ispirazione per quest'opera pedagogica proporrei di studiare e applicare l'esperienza di Antanas Mockus, l'ex sindaco di Bogotà, che nei suoi indimenticati anni di amministrazione alla durezza etica ha mescolato creatività, fantasia, intelligenza, matematica, filosofia, visione, pragmatismo, capitale umano e reputazionale.
Questo direi, agli amici e ai compagni che si preparano alle elezioni di primavera.
E questo proporrei a tutti di declinare in idee che riguardano anche il resto della città, non solo la mobilità: dal verde pubblico agli spazi comuni, dalla raccolta differenziata (mamma mia) agli abusi edilizi etc etc etc.
Questo direi e mi risponderebbero che così non si prende un voto: avendo pure, probabilmente, ragione.

Hovertext: Anything I don't understand explains everything I don't understand.
It begins.

Most liquid crystal Spatial Light Modulators (SLMs) and some digital micromirror devices (DMDs) are controlled via an analog (VGA) or digital (HDMI/DVI) monitor standard communication protocol. In other words, you plug it to your computer and it is recognized as a monitor display. There is usually no useful tool or API provided with the device to dynamically control the SLM. I previously introduced a way to control an SLM using Matlab/Octave, now that I switched to Python, I present here a way to do this using Python.
What if we told you that approximately 1 in 6 researchers working with human cells are using the wrong cell line? In other words, they believe they are studying the effects of a drug on breast cancer cells, for instance, but what they really have are cells from the bladder. That is the unfortunate reality […]
The post Hundreds of researchers are using the wrong cells. That’s a major problem. appeared first on Retraction Watch.
Author(s): Damian S. Steiger, Troels F. Rønnow, and Matthias Troyer
Simulated quantum annealing, used in D-Wave systems, does not perform as well as classical annealing for computationally hard instances of the Ising spin glass problem, implying that median ‘time-to-solution’ is a poor measure of annealing algorithms.

[Phys. Rev. Lett. 115, 230501] Published Fri Dec 04, 2015
Jacopo.bertolottiGiven the recent papers about "classical entanglement" I see appearing, I strongly believe that the story is a bit more complicated than presented here.
Quantum physics: Death by experiment for local realism
Nature 526, 7575 (2015). doi:10.1038/nature15631
Authors: Howard Wiseman
A fundamental scientific assumption called local realism conflicts with certain predictions of quantum mechanics. Those predictions have now been verified, with none of the loopholes that have compromised earlier tests. See Letter p.682
Italian scientists slam selection of stem-cell trial
Nature 528, 7580 (2015). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/528015a
Author: Alison Abbott
Senate assigns a clinical trial €3 million — but researchers want an open competition.
Quantum physics: Getting the measure of entanglement
Nature 528, 7580 (2015). doi:10.1038/528048a
Authors: Steven Rolston
A property called entanglement entropy helps to describe the quantum states of interacting particles, and it has at last been measured. The findings open the door to a deeper understanding of quantum systems. See Article p.77

Oggi a Roma sgomberano il Baobab.
Lo hanno detto quelli del Comune ai volontari, senza nemmeno spiegare chi l'ha deciso: se il Comune stesso, cioè il commissario Tronca; o la polizia, che già la settimana scorsa aveva fatto un blitz "antiterrorismo", senza peraltro trovare neppure un temperino o un petardo.
Ma sia stato deciso da Tronca o direttamente dal Viminale, il Baobab lo sgombera Alfano, cioè il governo.
Al Baobab sgomberano un modello che ha funzionato e non è costato un euro allo Stato, ma ha regalato umanità ai profughi e sicurezza alla città, evitando ai migranti di ciondolare per strada o da una stazione all'altra.
Un modello su cui non ha lucrato nessuno: c'erano solo volontari che hanno passato i giorni e le notti a fare qualcosa per gli altri. E forse è proprio perché nessuno ci ha lucrato che oggi lo sgomberano, il Baobab.
Al Baobab sgomberano anche una tonnellata di pasta, due quintali di biscotti, un magazzino di vestiti e due armadi di medicinali che sono stati regalati dalla parte migliore di Roma e sono lì, adesso, testimonianza muta della generosità che viene sgomberata domani.
Al Baobab sgomberano - o cercano di sgomberare - il fatto che negli ultimi dieci mesi ci sono passati 35 mila rifugiati: un quarto di tutti quelli sbarcati in Italia quest'anno. Che al Baobab hanno trovato non solo un tetto e una cena ma anche abbracci, conforto e aiuto umano, dopo i mesi della traversata del Sahara, la prigionia e lo schiavismo nei campi libici, le torture e le violenze sessuali, il viaggio a rischio di morte nel Mediterraneo.
Al Baobab sgomberano i loro disegni rimasti sui muri, immagini di botte e di barche che affondano, di sangue e di pistole, accanto a scritte di paura come quelle dei condannati in via Tasso.
Al Baobab sgomberano - o cercano di sgomberare - la vergogna di uno Stato che ha finto di non vedere un centro di volontari che suppliva alla sua assenza, e forse anche per questo un giorno questo Stato ha deciso di cancellarne le tracce per sempre, che nessuno si ricordi quanto è stato latitante nell'accogliere gli ultimi del mondo.
Al Baobab sgomberano il tentativo di regalare a questi ultimi del mondo una manciata di giorni di serenità, una passeggiata in centro, una domenica allo stadio, una sera a un concerto: perché siamo persone e non abbiamo bisogno solo del pane ma anche delle rose, e in questo il Baobab era diverso da tutti gli altri.
Al Baobab sgomberano i medici e gli infermieri che hanno rubato ore al loro giorno per venire a curare chi stava male nel corpo o nell'anima, le donne che per una sera non cucinavano al marito ma per bocche sconosciute, i ragazzi che usciti dall'università venivano a dare una mano in mille modi, per praticare nelle cose il principio del restiamo umani.
Al Baobab sgomberano perché c'è un'immobiliare che ha chiesto indietro lo stabile e per carità, è suo, le occupazioni sono illegali, si sa: però nessuno - né il Comune, né lo Stato, nessuno - ha trovato in cambio uno straccio di edificio in cui ospitare adesso i transitanti, una caserma dismessa o un capannone confiscato alle mafie, niente, tanto i transitanti non votano né voteranno mai.
Al Baobab sgomberano perché tra pochi giorni inizia il Giubileo e Tronca ha promesso decoro, decoro, decoro, invece sono poco decorosi questi straccioni sdentati che parlano solo tigrino e sulla Tiburtina si vedono, a gruppi, macchie di nero che danno davvero nell'occhio - e pazienza se si chiama della misericordia il Giubileo che sta per iniziare.
Al Baobab sgomberano perché a Parigi ci sono stati gli ammazzati dell'Isis e Alfano vuole far vedere che lui ha la situazione in pugno, che lo Stato vigila, che la sicurezza è garantita, e non importa se questi migranti non c'entrano nulla e non dite ad Alfano che - paradosso - sono pure in maggioranza cristiani.
Al Baobab sgomberano perché tanto adesso i rifugiati sono rimasti pochi, col freddo in Sicilia non sbarcano più, e da due giorni i volontari stanno cercando di sistemare quei pochi a uno a uno altrove, ma trenta sono ancora lì e non sanno dove andare, e mentre voi leggete queste righe stanno cantando per darsi coraggio nel cortile del Baobab.
Al Baobab sgomberano e nessuno pensa che fra tre o quattro mesi gli sbarchi ricominceranno e non ci sarà un altro Baobab ad accogliere chi ha bisogno, perché né il Comune né altri hanno predisposto uno spazio che faccia qualcosa di simile a quello illegalmente occupato fino a oggi.
Al Baobab sgomberano e adesso chi se la sente è lì a preparare da mangiare per l'ultima volta, penne all'arrabbiata per tutti e poi musica, ad aspettare insieme i poliziotti e i sigilli.
Qui la petizione, perché il modello del Baobab non sia buttato.