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15 Sep 13:39

Discovery of species-wide tool use in the Hawaiian crow

by Christian Rutz

Discovery of species-wide tool use in the Hawaiian crow

Nature 537, 7620 (2016). doi:10.1038/nature19103

Authors: Christian Rutz, Barbara C. Klump, Lisa Komarczyk, Rosanna Leighton, Joshua Kramer, Saskia Wischnewski, Shoko Sugasawa, Michael B. Morrissey, Richard James, James J. H. St Clair, Richard A. Switzer & Bryce M. Masuda

Only a handful of bird species are known to use foraging tools in the wild. Amongst them, the New Caledonian crow (Corvus moneduloides) stands out with its sophisticated tool-making skills. Despite considerable speculation, the evolutionary origins of this species’ remarkable tool behaviour remain largely unknown, not least because no naturally tool-using congeners have yet been identified that would enable informative comparisons. Here we show that another tropical corvid, the ‘Alalā (C. hawaiiensis; Hawaiian crow), is a highly dexterous tool user. Although the ‘Alalā became extinct in the wild in the early 2000s, and currently survives only in captivity, at least two lines of evidence suggest that tool use is part of the species’ natural behavioural repertoire: juveniles develop functional tool use without training, or social input from adults; and proficient tool use is a species-wide capacity. ‘Alalā and New Caledonian crows evolved in similar environments on remote tropical islands, yet are only distantly related, suggesting that their technical abilities arose convergently. This supports the idea that avian foraging tool use is facilitated by ecological conditions typical of islands, such as reduced competition for embedded prey and low predation risk. Our discovery creates exciting opportunities for comparative research on multiple tool-using and non-tool-using corvid species. Such work will in turn pave the way for replicated cross-taxonomic comparisons with the primate lineage, enabling valuable insights into the evolutionary origins of tool-using behaviour.

15 Sep 13:38

Mystery deportation of particle physicist leads to swell of protest

by Declan Butler

Mystery deportation of particle physicist leads to swell of protest

Nature 537, 7620 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/537287a

Author: Declan Butler

Adlène Hicheur’s ejection from Brazil to France remains unexplained.

15 Sep 13:38

Infection: Feed a virus, starve a bacterium

Infection: Feed a virus, starve a bacterium

Nature 537, 7620 (2016). doi:10.1038/537283c

Feeding mice helps them to fight viral infection, whereas starvation is a better strategy against bacterial infection — lending support to the proverb 'feed a cold, starve a fever'.Ruslan Medzhitov and his colleagues at Yale University School of Medicine in New Haven, Connecticut, studied

14 Sep 10:38

I drove around Pittsburgh in a self-driving Uber

by Nathan Ingraham
"Did you do that, or did the car do that?" I first asked that of my self-driving Uber's "safety driver" when the car pulled out of the lane it was in to go around a pedestrian on the side of the road. I then asked it another half-dozen times througho...
13 Sep 08:23

Earth Temperature Timeline

[After setting your car on fire] Listen, your car's temperature has changed before.
12 Sep 16:03

Measurement of the profiles of disorder-induced localized resonances in photonic crystal waveguides by local tuning

by Jin Lian
Jin Lian, Sergei Sokolov, Emre Yüce, Sylvain Combrié, Alfredo De Rossi, Allard P. Mosk
Near the band edge of photonic crystal waveguides, localized modes appear due to disorder. We demonstrate a new method to elucidate spatial profile of the localized modes in such systems using precise local tuning. Using deconvolution with the known thermal profile, the spatial profile of a ... [Opt. Express 24, 21939-21947 (2016)]
12 Sep 08:13

11 settembre quindici anni dopo: l’utile cortina di fumo del complottismo

by Paolo Attivissimo
Sono passati quindici anni dagli attentati dell’11 settembre 2001 e i soliti complottisti ed esperti della domenica non hanno ancora presentato una singola prova tecnica concreta delle loro tesi di demolizioni controllate segrete, aerei di linea fantasma, passeggeri immaginari, dirottatori ancora vivi, ologrammi e microonde dallo spazio.

In compenso, però, sono riusciti a intascare parecchi soldi per sé: cito, giusto per fare qualche esempio, gli incassi milionari del francese Thierry Meyssan, quelli di Alex Jones di Prisonplanet, e i cinquecentomila euro raccolti da Giulietto Chiesa e spariti chissà dove. Anche organizzazioni che a prima vista parrebbero rispettabili, come la spesso citata associazione di architetti e ingegneri AE911 che dice di lottare per la verità sull’11 settembre, si sono rivelate delle macchine arraffasoldi alle quali interessa solo creare polemica in modo da attirare donazioni (ho visto la loro contabilità, che è pubblica per legge: è inequivocabile). Ma di concreto, per fare chiarezza sugli eventi di quel giorno, non hanno concluso nulla. O quasi.

In realtà, infatti, i teorici delle cospirazioni un risultato l’hanno ottenuto: hanno fatto un enorme favore proprio a quel governo americano di cui dicono di essere così fieri oppositori. Hanno creato una cortina fumogena di deliri, fantasie, complotti nei complotti che ha reso difficile, se non impossibile, parlare seriamente delle questioni irrisolte dell’11 settembre. Non appena si prova a fare domande intorno agli eventi poco chiari di quel giorno e dei mesi e anni successivi di “guerra al terrore”, si viene relegati fra i matti, i complottisti e gli antiamericani. E così i dubbi reali vengono insabbiati.

I complottisti sono i nuovi dirottatori dell’11 settembre: hanno mentito, distorto, depistato, confuso e seminato false piste più di quanto potesse sperare di fare qualunque organizzazione governativa che volesse nascondere i fatti scottanti. Convinti di essere supremi disvelatori di verità, non si rendono conto di essere soltanto gli utili idioti della situazione.

C’è chi si è impegnato comunque, in questi anni, a cercare di diradare il fumo dei complottismi: giornalisti, tecnici, vigili del fuoco e persino agenti dell’FBI. Sì: ce n’è uno, in particolare, che si chiama Mark Rossini e ha cose molto schiette da dire sulle pressioni politiche che hanno bloccato le indagini sull'11/9 per quanto riguarda le complicità di cittadini sauditi che hanno assistito i terroristi dell’11 settembre negli Stati Uniti. Questi fiancheggiatori resteranno impuniti perché gli interessi in gioco fra Stati Uniti e Arabia Saudita sono troppo importanti.

Questo è il vero complotto dell’11 settembre, ma non lo sentirete discutere dai complottisti ed esporre su Youtube dagli esperti in poltrona a caccia di clic, perché non è sexy: non c’è niente da mostrare, nessun video da analizzare, nessuna esplosione spettacolare. Non si presta alla caciara e alla monetizzazione. Offre solo tanta, tanta carta da leggere per mettere insieme i pezzi del rompicapo e vedere che Rossini non parla a vanvera ma ha un impianto accusatorio solido e dettagliato; cita date e luoghi, fa nomi e cognomi. Se le sue scoperte vi interessano, trovate i dettagli su Undicisettembre, nelle sue riflessioni sulle 28 pagine di documenti recentemente desegretate e in questa intervista.

In questo anniversario, però, l’attenzione va tenuta sul ricordo, sulla memoria degli eventi inequivocabili di quel terribile 11 settembre 2001, perché gli anni passano e ormai ci sono maggiorenni che non hanno alcuna esperienza diretta di come fosse il mondo prima di quella data. Per loro le Torri Gemelle non sono mai esistite in modo tangibile; non sono mai state il simbolo stesso di New York e dell’America; non sono mai state un luogo reale, visitabile, come lo sono state per chi, come me, ha qualche anno in più sulle spalle. E in questo limbo di memoria le fantasie possono trovare facilmente dimora: per esempio, si sta diffondendo in Rete la tesi oscena che le vittime intrappolate nelle Torri Gemelle fossero simulate (per decenza non cito la fonte). Per questo Undicisettembre pubblica periodicamente le testimonianze dei sopravvissuti e dei vigili del fuoco di New York e del Pentagono, e lo fa anche oggi con le parole di Krista Salvatore, che quel giorno era al sessantunesimo piano del World Trade Center 2. Gente reale, con nomi e cognomi, che parla perché era lì, non perché ha visto qualche video sgranato su Youtube.


NOTA: Per tutti i dubbi e le risposte alle tesi alternative sull’11 settembre consiglio di leggere le apposite FAQ su Undicisettembre.info. Qualunque commento su tesi di complotto che risollevi per l'ennesima volta questioni già spiegate dettagliatamente in quelle FAQ verrà cestinato. L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/09/11 19:50.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
10 Sep 15:15

Zuccheri, ma dalla frutta. Ah beh, sì beh

by Dario Bressanini

Quando bevete un bicchiere d’acqua, dalla bottiglia o dal rubinetto, vi siete mai soffermati a chiedervi da dove provengono le molecole d’acqua? Certo, dalla fonte pinco pallino o dall’acquedotto della vostra città, ma io intendo proprio l’origine prima, da cosa e dove sono state prodotte. Se la domanda vi sorprende pensateci un attimo: una delle molecole che state bevendo potrebbe essere stata prodotta migliaia o milioni di anni fa in un incendio di una foresta, quando l’ossigeno dell’atmosfera si è combinato con il legno bruciandolo. Un’altra potrebbe essere stata prodotta solo qualche mese fa in una industria chimica dove dell’acido ha reagito con qualche sostanza alcalina. Anche voi in questo momento state producendo molecole d’acqua che non esistevano un minuto fa, metabolizzando gli zuccheri della vostra colazione. E queste stesse molecole d’acqua magari domani o fra un anno verranno assorbite da un fiore che le distruggerà facendole reagire con l’anidride carbonica e liberando ossigeno che forse a sua volta verrà, chissà quando, riutilizzato per produrre acqua o chissà cos’altro.

La vita di una molecola d’acqua può essere lunghissima e ricordo ancora quando, all’Università, il mio Prof. di Fisica (Ettore Fiorini) un giorno ci stupì tutti dimostrando che statisticamente noi dovevamo avere in corpo molecole d’acqua “appartenute” (possiamo dirlo?) a Giulio Cesare. O forse era Newton.

Sono sicuro che pochi tra voi avranno avuto questi pensieri –lo ammetto: da nerd –, ma non preoccupatevi perché ai fini della vostra bevuta il tutto è assolutamente irrilevante. L’origine di una molecola d’acqua, e il suo successivo viaggio, non ne cambia le proprietà, che dipendono solo ed unicamente dalla struttura chimica: H2O, e non importa da dove arrivino l’ossigeno e l’idrogeno. E come abbiamo già detto varie volte qui sul blog questo vale per qualsiasi molecola.

Qualche tempo fa al supermercato ho visto in vendita questi prodotti

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“Destrosio d’uva”, “Fruttosio d’uva” e “Zucchero d’uva”.

Il destrosio è il nome commerciale del glucosio. È la prima volta che trovo, in un comune supermercato, il glucosio, che a volte per fare i miei esperimenti compro nei negozi di fitness. Una buona notizia per tutti coloro che mi chiedevano dove trovarlo.

Il fruttosio è solo fruttosio mentre lo “Zucchero d’uva” è una miscela in parti uguali dei primi due, quindi uno zucchero invertito in polvere invece che in sciroppo.

Perché ve ne parlo? Perché le confezioni basano il loro suggerimento d’acquisto proprio sulla provenienza, come se il fruttosio estratto dall’uva fosse in qualche modo diverso da quello prodotto in altra maniera (solitamente a partire dal glucosio prodotto dall’amido).

“L’unico fruttosio cristallino puro dalla frutta!” recita la confezione, il che è sicuramente vero. Tutta la frutta contiene, in percentuali diverse, glucosio, fruttosio e saccarosio ma nell’uva il saccarosio è praticamente assente. È necessario un gran lavoro di purificazione (vogliamo dire “raffinazione”?) per separare il fruttosio dal glucosio dal resto, con un costo che rende il processo produttivo meno vantaggioso rispetto a quello che parte dall’amido. È per questo che praticamente nessuno lo fa: tanto l’origine del fruttosio, o del glucosio, non importa un fico secco, esattamente come per le molecole d’acqua che bevete. Chi pagherebbe molto di più per un prodotto assolutamente identico nelle sue proprietà chimiche, nutrizionali e salutistiche?

Beh, in realtà evidentemente ora un mercato c’è, visto che è in vendita. Il messaggio ammicca alla “naturalità” dello zucchero, anche se scientificamente non ha senso, con quel “Per una dolcificazione buona e naturale” sul retro.

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E per distanziarsi ulteriormente spicca davanti quel “100% di origine naturale, 100% da uva no OGM”. Notate che l’uva OGM neanche esiste e che quindi lo slogan è come minimo subdolo se non fuorviante, nonostante non dica il falso.

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E se del fruttosio si esalta sul fronte della confezione il basso indice glicemico, sul retro si smorza scrivendo che “l’indice glicemico fornisce una informazione parziale relativa alla risposta glicemica nel sangue, a parità di carboidrati assunti, e non intende delineare aspetti di più ampia salubrità dell’alimento”. Insomma, di quel valore non ce ne facciamo granché, a meno di avere particolari condizioni di salute e che venga prescritto da un medico.

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Notate che, dal punto di vista comunicativo, non viene suggerito esplicitamente che il fatto di avere un basso indice glicemico sia una cosa positiva, o negativa, o irrilevante. Starà alla mente del possibile consumatore fare i collegamenti.

Ovviamente del glucosio non potevano scrivere “ALTO indice glicemico” perché non lo comprerebbe nessuno, quindi in questo caso mettono “ENERGIA istantanea”, che è poi la stessa cosa.

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Ma quanto costa questo fruttosio “d’uva”? Ben 18.60 euro al kg, più del quadruplo di altre confezioni che, lo ripeto, contengono esattamente lo stesso prodotto.

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Quando scrivo questo tipo di articoli c’è sempre qualche lettore che, più o meno velatamente, si infastidisce di questa mia visione materialista e riduzionista estrema del cibo, da “arido manichino del sapere scientifico”, per usare una frase di moda ;)

Da parte mia non ho alcun problema se qualcuno insieme al cibo vuol comprare emozioni, ricordi e suggestioni. Né lo biasimo se subisce il fascino del "naturale", nonostante sia spesso solo una supercazzola. L’importante è che il meccanismo di marketing sia palese e che si sappia che a fronte del (caro) prezzo che si sta pagando non corrisponde una differenza misurabile del prodotto.

A presto

Dario Bressanini

09 Sep 16:51

Focus: Smoke Rings in Light

by Michael Schirber

Author(s): Michael Schirber

A newly discovered optical vortex forms a ring around many intense laser pulses but was never noticed before.


[Physics 9, 105] Published Fri Sep 09, 2016

09 Sep 09:32

[In Depth] No proof that predator culls save livestock, study claims

by Ben Goldfarb
Jacopo.bertolotti

Also no proof of the opposite. Which makes me wonder how people working on the subject got their grants in the past 100 years.

The logic of predator control seems airtight: Remove livestock-killing wolves, coyotes, bears, and other predators, and you'll protect farmers and ranchers from future losses. As a result, officials kill thousands of animals, including hundreds of wolves, in the United States each year. But there are reasons to doubt that common sense notion. Some research suggests that coyote populations subject to culling have higher pup survival rates, and that male cougars expand their ranges in response to hunting. A new study now finds that much of the evidence supporting lethal control is flawed. Examining more than 100 peer-reviewed studies of predator control, the study found not a single lethal control study that met scientists' gold standard: a randomized, controlled design. Author: Ben Goldfarb
09 Sep 08:10

Il caso Apple: la mela ed il paradiso (fiscale) perduto

by francesco m. renne
Sommario: 

Del perché Apple ha (probabilmente) torto e la Commissione ragione, ma non è detto che vincerà in tribunale. Alcune precisazioni tecniche su una questione che ha già scatenato numerose polemiche e che è di rilevanza capitale nel lungo periodo.

I termini della questione

Coautori: 
Data di pubblicazione: 
Venerdì, 9 settembre, 2016 - 05:37

leggi tutto

08 Sep 13:06

Slime moulds and French motorway planning (new study)

by Martin Gardiner

Toshiyuki Nakagaki, Atsushi Tero, Seiji Takagi, Tetsu Saigusa, Kentaro Ito, Kenji Yumiki, Ryo Kobayashi of Japan, and Dan Bebber, Mark Fricker of the UK, were jointly awarded the 2010 Ig Nobel Transportation Planning prize for using slime mould to determine the optimal routes for railroad tracks. See: ‘Rules for Biologically Inspired Adaptive Network Design’ in Science, Vol. 327. no. 5964, January 22, 2010, pp. 439-42.

If slime moulds can help plan the Tokyo rail network, might they also successfully apply their ’embodied intelligence’ to rationalise motorway network topology? Specifically French motorway network topology? This is the question asked – and answered – in a new research study scheduled for publication in the journal Environment and Planning B Planning and Design entitled: ‘Evaluation of French motorway network in relation to slime mould transport networks’ The photos below show slime mould explorations (in Petri dishes) where oat flakes are used to represent the major French urban centres.Slime_Mould_France

“We demonstrate that despite the apparent complexity of the challenge, Physarum can successfully apply its embodied intelligence to rationalise the motorway topology. We also demonstrate that such calculations prove challenging in the face of significant obstacles such as, mountainous terrain and may account for the missing route between Nice, Grenoble, Avignon and Lyon.”

The team also note possibilities for future research work, using spiders instead of mould:

“For a further study, it would be interesting to experiment whether a spider would construct a similar network structure given the same boundary constraints as topographically delineated at the French frontiers.”

Note: The new paper doesn’t cite the recent work by Dimonte, Adamatzky, Erokhin and Levin who found that : ‘Slime moulds prefer right turns’

UPDATE (September 8, 2016): They also do it in 3D, Reto Schneider reports.

08 Sep 13:05

Announcement: Where are the data?

Announcement: Where are the data?

Nature 537, 7619 (2016). doi:10.1038/537138a

 As the research community embraces data sharing, academic journals can do their bit to help. Starting this month, all research papers accepted for publication in Nature and an initial 12 other Nature titles will be required to include information on whether and how others

08 Sep 08:30

Maximal absorption regime in random media

by Volodymyr B. Koman
Volodymyr B. Koman, Christian Santschi, Olivier J. F. Martin
Efficient optical energy transfer is key to many technologies, ranging from biosensing to photovoltaics. Here, for the first time we show that by introducing a random medium with appropriate filling factor, absorption in a specific volume can be maximized. Using both numerical simulations and an ... [Opt. Express 24, A1306-A1320 (2016)]
08 Sep 08:03

Life e i numeri primi [Pillole]

by Maurizio Codogno

Esiste una configurazione di Life che genera i numeri primi

The post Life e i numeri primi [Pillole] appeared first on Il Post.

05 Sep 09:17

Monday again



Monday again

05 Sep 08:33

Nullius in verba

Nature Physics 12, 817 (2016). doi:10.1038/nphys3890

A flurry of 'null results' have hit the physics headlines recently. They are only 'null' if you place no value in the information they provide.

04 Sep 11:43

Zuckerberg è cosi ricco perché ha studiato latino ... o no?

by sarnomax
Sommario: 

Spiace per i puri di cuore (non spiace affatto per chi  invece è in mala fede), ma il fatto che Mark Zuckerberg conosca il latino non c'entra nulla con il suo successo. E le fregnacce sul classico che si son lette in questi giorni su alcuni dei maggiori quotidiani nazionali tali sono, fregnacce. Sbeffeggiamoli un po', ch'è sempre ora per farlo.

Il mondo sarebbe più grigio se non ci fosse Massimo Gramellini il quale, in questo splendido editoriale, riesce in poche righe a provare in modo definitivo quanto ridicoli siano gli argomenti di moda in Italia a supporto dello studio della lingua e della letteratura latina così come viene praticato in alcune delle nostre scuole medie superiori, segnatamente nel liceo detto "classico".

Coautori: 
Data di pubblicazione: 
Venerdì, 2 settembre, 2016 - 11:00

leggi tutto

02 Sep 08:50

Dawn explores the dwarf planet Ceres

by Smith, K. T.
01 Sep 13:54

http://geekandsundry.com/mma-league-adds-dueling-armored-knights-...



http://geekandsundry.com/mma-league-adds-dueling-armored-knights-to-card/

The irony, perhaps, is that most disciplines we refer to as “martial arts” today are just as antiquated as the medieval combat on display in these clips. By the strictest definition, martial arts have evolved into the coldly-efficient skills of lining up long-range scopes and piloting drones fro…

01 Sep 09:02

How DNA could store all the world’s data

by Andy Extance

How DNA could store all the world’s data

Nature 537, 7618 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/537022a

Author: Andy Extance

Modern archiving technology cannot keep up with the growing tsunami of bits. But nature may hold an answer to that problem already.

01 Sep 08:48

Guiding light via geometric phases

by Sergei Slussarenko
Jacopo.bertolotti

Would somebody be so kind to explain this to me?

Nature Photonics 10, 571 (2016). doi:10.1038/nphoton.2016.138

Authors: Sergei Slussarenko, Alessandro Alberucci, Chandroth P. Jisha, Bruno Piccirillo, Enrico Santamato, Gaetano Assanto & Lorenzo Marrucci

All known methods for transverse confinement and guidance of light rely on modification of the refractive index, that is, on the scalar properties of electromagnetic radiation. Here, we disclose the concept of a dielectric waveguide that exploits vectorial spin–orbit interactions of light and the resulting geometric phases. The approach relies on the use of anisotropic media with an optic axis that lies orthogonal to the propagation direction but is spatially modulated, so that the refractive index remains constant everywhere. A spin-controlled cumulative phase distortion is imposed on the beam, balancing diffraction for a specific polarization. As well as theoretical analysis, we present an experimental demonstration of the guidance using a series of discrete geometric-phase lenses made from liquid crystal. Our findings show that geometric phases may determine the optical guiding behaviour well beyond a Rayleigh length, paving the way to a new class of photonic devices. The concept is applicable to the whole electromagnetic spectrum.

01 Sep 08:28

Il presunto segnale “alieno” captato in Russia è molto probabilmente terrestre

by Paolo Attivissimo
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L’entusiasmo mediatico per l’annuncio di un possibile “segnale sospetto da 95 anni luce” (Repubblica) fatto cautamente dal SETI Institute (ente che cerca segnali radio di origine intelligente extraterrestre) è solo rumore: come era prevedibile, è arrivata la smentita.

La presunta scoperta proveniva da un radiotelescopio russo, il RATAN-600, e risaliva a maggio del 2015. La direzione del cielo dalla quale proveniva il segnale radio anomalo (potente e concentrato in una banda piuttosto stretta di frequenze intorno a 11 GHz) era la costellazione di Ercole. I ricercatori russi avevano proposto come possibile origine del segnale la stella HD 164595, di tipo simile al Sole e dotata di almeno un pianeta di tipo simile a Nettuno. È bastato questo per scatenare la fantasia degli appassionati a briglia sciolta e dei giornalisti in cerca di titoli ad effetto.

Ma la realtà e il SETI Institute stesso hanno smorzato subito gli entusiasmi prematuri: il comunicato ufficiale dell’Osservatorio Astrofisico Speciale dell’Accademia Russa delle Scienze dice che “elaborazioni ed analisi successive [al rilevamento iniziale] hanno rivelato che è molto probabilmente di origine terrestre... si può dire con fiducia che nessun segnale desiderato è stato finora rilevato”. Il 28 agosto scorso il SETI Institute ha usato i propri strumenti per ascoltare la stessa porzione di cielo e non ha trovato nulla. Ha poi ripetuto l’ascolto il 30 agosto, sempre senza risultati favorevoli.

La scoperta di un segnale radio proveniente da un’intelligenza extraterrestre sarebbe sensazionale. Per questo bisogna esaminare i possibili candidati con molta cautela prima di lanciarsi in fantasie. I criteri di base sono che il segnale deve provenire da una zona fissa del cielo (altrimenti potrebbe essere un satellite o un riflesso radio di un’emittente terrestre), deve ripetersi (altrimenti potrebbe essere un disturbo spurio) e deve essere confermato da radiotelescopi distanti fra loro (altrimenti potrebbe essere un disturbo locale). Il segnale in questione non soddisfaceva neanche questi criteri essenziali.

Un’informazione realmente efficace, non sensazionalista, dovrebbe sapere queste cose e non pubblicare nulla se non vengono superati almeno questi requisiti. Ma chi sa resistere all’idea accattivante di un incontro via radio con ET e di un titolone acchiappaclic? Il risultato è una serie continua di falsi allarmi che ridicolizzano un campo scientifico serio ed importante e creano un’assuefazione da “al lupo, al lupo” nel pubblico. Peccato.


Fonti: Astronomy.com, TASS, Ars Technica.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
31 Aug 08:27

Saturday Morning Breakfast Cereal - Teach a Man to Fish

by tech@thehiveworks.com


Hovertext:
In economics, they're robots. In political economy, they're all jerks. In sociology, they're all misunderstood.

New comic!
Today's News:
30 Aug 10:58

Facebook rivela le identità nascoste di pazienti, clienti, ladri e vittime

by Paolo Attivissimo
L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2016/09/02 11:20.

Vai dal medico e Facebook dice agli altri pazienti chi sei. Ti rapinano per strada e Facebook dice a te chi è il rapinatore, ma dice anche al rapinatore chi sei tu. Fai un’indagine sotto copertura e Facebook ti rivela alla persona sorvegliata. Usi un account Instagram sotto pseudonimo per la tua vita sentimentale e Facebook lo rivela al tuo datore di lavoro e ai tuoi ex partner. I social network di Zuckerberg hanno un enorme problema legale, e soprattutto ce l’hanno i suoi utenti; la condivisione di dati con WhatsApp e Instagram lo sta per rendere ancora più grande.

Qualche mese fa stavo facendo una perizia informatica preliminare per un cliente che si trovava in una situazione personale molto delicata. Come al solito, per raccogliere i dati di contorno ho usato una delle mie identità fittizie su Facebook, un computer separato dai miei, una connessione a Internet che non usava il mio indirizzo IP personale (ho adoperato una VPN su rete cellulare) e una finestra di navigazione privata del browser. La geolocalizzazione era ovviamente spenta. A distanza di poche settimane, Facebook mi ha proposto come amico il mio cliente. Cosa peggiore, lo ha fatto sul mio account Facebook principale, quello dove uso il mio vero nome e cognome, non su quello usato per l’indagine. Passato lo stupore iniziale, non ci sono state conseguenze (oltre a Facebook e il cliente stesso, ero l’unico a sapere del rapporto fra noi), ma da allora ho dovuto alzare la guardia ancora di più.

Questa capacità inquietante di Facebook di rivelare relazioni nascoste tra le persone è stata finora un’impressione occasionale: una di quelle cose che si liquidano pensando a una coincidenza. Ma adesso stanno emergendo casi che rendono poco credibile che si tratti di coincidenze.

Di recente ho segnalato il caso della vittima alla quale Facebook ha proposto come amico l’uomo che le aveva rubato l’auto brandendo un coltello a Birmingham, nel Regno Unito. Sembrava un curioso effetto inatteso dei maldestri algoritmi di correlazione dei social network. Ma è successo di peggio.

Infatti Fusion.net ha pubblicato la storia di una psichiatra che ha scoperto che Facebook consigliava come amici ai suoi pazienti i nomi degli altri pazienti, tradendo completamente il diritto alla riservatezza medica. Se ne è accorta perché un suo paziente le ha mostrato il suo elenco di persone proposte come possibili conoscenti da Facebook e le ha detto “Non conosco nessuna di queste persone, ma presumo che siano tuoi pazienti”. La psichiatra ha riconosciuto nell’elenco i volti e i nomi dei propri pazienti, ai quali non aveva affatto dato l’amicizia su Facebook. Il rischio molto concreto è che un medico violi inavvertitamente la privacy dei propri assistiti su un dato enormemente sensibile come la salute, per il solo fatto di usare Facebook, Instagram e/o WhatsApp.

Nel frattempo ho notato personalmente diversi casi nei quali questi social network mi hanno informato che un utente che conosco per esempio su Instagram con uno pseudonimo ha anche un account su Facebook sotto il proprio nome vero (come vedete nello screenshot all’inizio dell'articolo) o viceversa. Questa non è una diceria o una leggenda metropolitana: è capitato a me. Ne ho le prove. Immaginate le conseguenze per chi usa gli pseudonimi per proteggere la propria sfera privata e si vede smascherato così brutalmente.

Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo sono emersi altri casi: Sophos segnala episodi di persone che hanno usato siti per incontri, come OkCupid, Tinder, Grindr o Jackd, si sono disiscritte, ma hanno visto comparire i loro partner occasionali (spesso sgraditi) negli amici suggeriti da Facebook. Una persona che va a un incontro di giovani con tendenze suicide e si vede comparire uno di loro fra le “Persone che potresti conoscere”. Succede anche che i giornalisti si vedano consigliare da Facebook le proprie fonti confidenziali: Facebook, in qualche modo, sa che si conoscono. E poi c’è la questione dei “profili ombra” generati da Facebook per gli utenti che non sono iscritti al social network.

Ora che i tre servizi di Zuckerberg stanno condividendo e incrociando maggiormente i propri dati, questo genere di violazione profonda e pericolosa della privacy non può che peggiorare. Pensate a un giornalista che rivela inavvertitamente le identità dei suoi informatori, o a un avvocato che rivela l’elenco dei propri clienti agli altri clienti, senza aver fatto nulla, senza aver chiesto amicizia o comunicato con loro in alcun modo tramite i social network.

Dato che Facebook non rivela i dettagli dei criteri che usa per proporre gli amici, l’unica difesa possibile è non usare del tutto Facebook, WhatsApp e Instagram. È un rimedio parziale, perché i vostri amici e colleghi che usano questi social network daranno loro comunque alcuni vostri dati quando daranno il consenso all’importazione delle rubriche, ma è meglio di niente. Ricordate, inoltre, che se usate WhatsApp, ora Facebook sa il vostro numero di telefonino, per cui non importa che nome di fantasia usate su Facebook.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
30 Aug 08:25

Wave-Based Turing Machine: Time Reversal and Information Erasing

by S. Perrard, E. Fort, and Y. Couder

Author(s): S. Perrard, E. Fort, and Y. Couder

A droplet bouncing and wandering across a liquid surface can produce waves that store the history of its chaotic motion.


[Phys. Rev. Lett. 117, 094502] Published Fri Aug 26, 2016

30 Aug 08:23

Focus: Surface Waves Store Bouncing Droplet’s History

by Philip Ball
Jacopo.bertolotti

If the system evolution is Hamiltonian, then OF COURSE chaos is no obstacle to time reversibility.

Still, cool stuff.

Author(s): Philip Ball

A droplet bouncing and wandering across a liquid surface can produce waves that store the history of its chaotic motion.


[Physics 9, 101] Published Fri Aug 26, 2016

30 Aug 07:58

Unicode

I'm excited about the proposal to add a "brontosaurus" emoji codepoint because it has the potential to bring together a half-dozen different groups of pedantic people into a single glorious internet argument.
27 Aug 15:51

Pithy thesis summaries, by truthful thesis authors

by Marc Abrahams

Laugh, if you will, at these pithy summaries, in plain language, of academic theses. Who wrote the summaries? The people who wrote the theses — each summarizing their own work. It’s all on the web site LOLmythesis.com

(Thanks to Ivan Oransky for bringing this to our attention.)

 

26 Aug 14:44

Linear Regression

The 95% confidence interval suggests Rexthor's dog could also be a cat, or possibly a teapot.