Brexit vote highlights lack of leaving plan
Nature 534, 7609 (2016). doi:10.1038/534589a
Scientists — just like everybody else — have little idea what will happen now that the United Kingdom has voted to exit the European Union.
Brexit vote highlights lack of leaving plan
Nature 534, 7609 (2016). doi:10.1038/534589a
Scientists — just like everybody else — have little idea what will happen now that the United Kingdom has voted to exit the European Union.
Interdisciplinary research has consistently lower funding success
Nature 534, 7609 (2016). doi:10.1038/nature18315
Authors: Lindell Bromham, Russell Dinnage & Xia Hua
Interdisciplinary research is widely considered a hothouse for innovation, and the only plausible approach to complex problems such as climate change. One barrier to interdisciplinary research is the widespread perception that interdisciplinary projects are less likely to be funded than those with a narrower focus. However, this commonly held belief has been difficult to evaluate objectively, partly because of lack of a comparable, quantitative measure of degree of interdisciplinarity that can be applied to funding application data. Here we compare the degree to which research proposals span disparate fields by using a biodiversity metric that captures the relative representation of different fields (balance) and their degree of difference (disparity). The Australian Research Council’s Discovery Programme provides an ideal test case, because a single annual nationwide competitive grants scheme covers fundamental research in all disciplines, including arts, humanities and sciences. Using data on all 18,476 proposals submitted to the scheme over 5 consecutive years, including successful and unsuccessful applications, we show that the greater the degree of interdisciplinarity, the lower the probability of being funded. The negative impact of interdisciplinarity is significant even when number of collaborators, primary research field and type of institution are taken into account. This is the first broad-scale quantitative assessment of success rates of interdisciplinary research proposals. The interdisciplinary distance metric allows efficient evaluation of trends in research funding, and could be used to identify proposals that require assessment strategies appropriate to interdisciplinary research.
ArXiv preprint server plans multimillion-dollar overhaul
Nature 534, 7609 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/534602a
Author: Richard Van Noorden
Users urge caution in revamp of service at the heart of physics.
Nature Physics 12, 624 (2016). doi:10.1038/nphys3784
Authors: Yaacov E. Kraus & Oded Zilberberg
The topological state of matter depends on its dimension. Remarkably, topological properties of quasiperiodic systems are found to emerge from higher dimensions.
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| Credit: Spacefacts.de. |
Se c’è una cosa che il referendum di giovedì scorso nel Regno Unito ci ha insegnato è che con il voto non si scherza: i dilettanti non sono ammessi al gioco della democrazia e chi viola questa regola ne paga le conseguenze in maniera devastante, soprattutto in termini di credibilità.
Infections reveal inequality between the sexes
Nature 534, 7608 (2016). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/534447a
Author: Sara Reardon
Stark differences between men and women’s immune responses pose medical conundrum.
Particle physics: Quantum simulation of fundamental physics
Nature 534, 7608 (2016). doi:10.1038/534480a
Authors: Erez Zohar
Gauge theories underpin the standard model of particle physics, but are difficult to study using conventional computational methods. An experimental quantum system opens up fresh avenues of investigation. See Letter p.516
Article
Active optical imaging systems use their own light sources to recover scene information but typically operate with large number of photon detections. Here, the authors present a 3D imaging system that acquires depth and reflectivity information with a single photon camera operating in low-light conditions.
Nature Communications doi: 10.1038/ncomms12046
Authors: Dongeek Shin, Feihu Xu, Dheera Venkatraman, Rudi Lussana, Federica Villa, Franco Zappa, Vivek K. Goyal, Franco N. C. Wong, Jeffrey H. Shapiro
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| "Vorrei prenderlo per la giugulare" o "il più stupido che abbia mai visto", così (e peggio ancora) gruppi di antivaccinisti hanno assalito un ragazzino autore di un video scolastico |

so, uhm… yeah… something happened in the MRI room… and… yeah… uh…
Il voto sulla Brexit e soprattutto tutto quello che ne è seguito dopo fa sembrare noi italiani dei dilettanti . L’ultima che ho sentito sarebbe che la petizione online per rifare il referendum, già farlocca di suo, sarebbe stata promossa quando sembrava che i Remain vincessero e nasceva per tentare di andarsene via comunque dall’Unione Europea: solo che poi il risultato si è ribaltato e la petizione è stata usata da chi in Europa vuole restarci, cosa che ha fatto partire un’inchiesta per truffa.
Ma in generale sono in tanti a essere convinti che il suffragio universale mostri qualche problema, non foss’altro che perché dalla democrazia siamo passati all’oclocrazia. Però non è così semplice definire chi è che dovrebbe avere il diritto di voto, se ci pensate bene: ognuno tirerebbe l’acqua al proprio mulino, e gli esclusi si arrabbierebbero parecchio. Ci ho pensato su per decine e decine di secondi, e alla fine ho pensato a una modesta proposta che porterebbe molti vantaggi a fronte di un costo direi sopportabile.
La mia prima idea prevedeva che nell’election day ci si può presentare ai seggi e asserire di non volere votare: in questo caso verranno dati al non-elettore dieci euro per il suo senso civico. Mi sono però subito accorto che un’ipotesi del genere sarebbe irrealizzabile, e pertanto ho modificato il tutto. Il non-elettore riceverà dieci biglietti per la Grande Lotteria Elettorale, con un montepremi di duecento milioni di euro: dieci milioni al vincente, una decina di premi da uno a tre milioni, più una gran quantità di premi di consolazione. Non ho ancora calcolato come suddividerli, ma sono certo che in Sisal ci sono molti esperti che potrebbero aiutare. Per recuperare i costi della Grande Lotteria Elettorale, basterà accorpare tutte le elezioni (e i referendum) in una singola data annuale, il che ridurrà anche i disagi per chi si trova i figli a casa a causa delle scuole chiuse per referendum e non trova i bus perché gli autisti vanno a fare gli scrutatori.
Come potete intuire, il grande vantaggio della mia modesta proposta è che non impone nulla a nessuno: è l’elettore che farà la scelta che ritiene più vantaggiosa. Che volete di più dalla vita?
In questi tempi di Brexit, sadomasochismi nazionalisti e velleitarismi autarchici, mi sembra doveroso rievocare le cinque leggi fondamentali della stupidità umana secondo lo storico padovano Carlo M. Cipolla:
Prima Legge Fondamentale: Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione. Investitori in borsa, sondaggisti e scommettitori hanno puntato fino all’ultimo sulla sconfitta del fronte leave al referendum britannico, rimanendo così clamorosamente smentiti dai fatti.
Seconda Legge Fondamentale: La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della persona stessa. A sostegno di questa tesi, ci si limiti a dare uno sguardo alle dichiarazioni del magnate di successo e candidato alla presidenza americana Donald Trump, in visita proprio in questi giorni in Scozia (paese a maggioranza europeista).
Terza (ed aurea) Legge Fondamentale: Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita. Gli effetti immediati e breve-medio termine dell’esito del referendum avranno ripercussioni sul piano socio-economico tanto sulla Gran Bretagna che sul resto d’Europa. A questo punto è lecito domandarsi chi sarà il primo a crollare: lo stupido o la sua vittima?
Quarta Legge Fondamentale: Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore. Un buon punto per riflettere sugli isterismi antieuropeisti di casa nostra, spesso sostenuti e portati avanti da personaggi lombrosianamente inaccettabili.
Quinta Legge Fondamentale: La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista. Gli effetti di una minoranza numerica (in termini assoluti europei) incolta, mal informata e xenofoba su un intero continente la dice lunga sul potenziale nocivo dello stupido antropologico.
Corollario: Lo stupido è più pericoloso del bandito. Infatti nessun bandito ha mai causato una recessione economica.
Insomma, non rimane che aggrapparci alla metodologia umoristica di un storico sopra le righe per far fronte ai tornanti imprevedibili della Storia. Il resto è in mano al caos primordiale della stupidità umana.
k
Soundtrack: “Morire per delle idee“, F. De Andrè (G. Brassens)
Author(s): Mickael Mounaix, Daria Andreoli, Hugo Defienne, Giorgio Volpe, Ori Katz, Samuel Grésillon, and Sylvain Gigan
We report the broadband characterization of the propagation of light through a multiple scattering medium by means of its multispectral transmission matrix. Using a single spatial light modulator, our approach enables the full control of both the spatial and spectral properties of an ultrashort puls…
[Phys. Rev. Lett. 116, 253901] Published Tue Jun 21, 2016

Hovertext: Until you teach someone calculus, they can't even walk finite distances. But they can get reallllllly close.
Submissions are closing soon! Get your proposal in while there's time!
A study with a six-word-long title tells about the effects of study title lengths:
“The Advantage of Short Paper Titles,” Adrian Letchford, Helen Susannah Moat, Tobias Preis, Royal Society Open Science, epub August 26, 2015. The authors, at the University of Warwick, UK, report:
“Vast numbers of scientific articles are published each year, some of which attract considerable attention, and some of which go almost unnoticed. Here, we investigate whether any of this variance can be explained by a simple metric of one aspect of the paper’s presentation: the length of its title. Our analysis provides evidence that journals which publish papers with shorter titles receive more citations per paper. These results are consistent with the intriguing hypothesis that papers with shorter titles may be easier to understand, and hence attract more citations.”
Karen Hopkin talks about this, tersely, in this video for Scientific American:
BONUS: The Ig Nobel Prize-winning (literature prize, 2006) paper “Consequences of Erudite Vernacular Utilized Irrespective of Necessity: Problems with Using Long Words Needlessly.”
The Journal of Interrupted Studies, which also seems to call itself the Journal of Interrupted Science, is a proposed publication for scholars who have suffered interruptions in their lives and careers.
An article in the Oxford Student explains:
Coffee seems to be Paul Ostwald’s preferred editorial tool when it comes to The Journal of Interrupted Studies, an Oxford-based academic journal that will publish the complete and incomplete scholarly works of academics whose work has been interrupted by forced migration. The idea for this new scholarly review was born over a cup (or more) with Paul’s flatmate and co-editor Mark Barclay. Subsequent team members, including Geri della Rocca de Candal, the Journal’s academic editor, have also undergone induction in the Missing Bean, where Paul and I first meet to discuss the project….
The Journal’s immediate aim is to give refugee academics a platform that is usually prohibited by the conditions of their immigrant status, but also by the Anglophone and Eurocentric bias of the academic publishing industry.
Renee Montagne interviewed editor Ostwald, on NPR’s Morning Edition program:
MONTAGNE: You know, the human stories behind these, too, though, are that these people, in many cases – what? – don’t have access to what they need to complete their work or to have it published?
OSTWALD: Exactly. So what we get a lot are articles where you can just see the lines of interruption running through the pages, really, where you can see someone couldn’t complete his research, someone couldn’t read further into the subject. And what we try to do in those cases is provide them with literature and PDF articles that can be viewed on a smart phone and try and really, you know, enable them to continue their studies as much as we can, really. But we’re also very open to publish non-completed articles, which is quite uncommon. But basically, what we do is we say, well, listen, you know, this article can’t be completed right now, but we hope it will be in the future.
(Thanks to Scott Langill for bringing this to our attention.)
As Britain gears up to vote in the EU referendum later this week, broadcasters are constantly working to ensure their coverage remains impartial. One such company is Sky, which has this week been forced to delay the latest instalment of John Oliver's...
Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016, articolo 6:
Nella presentazione delle proposte di atti politici e/o amministrativi, dovrà essere data preferenza a quelli diretti al conseguimento degli obbiettivi indicati nel programma del M5S per Roma Capitale e a quelli idonei a incidere in senso favorevole alle indicazioni emerse in seguito alle espressioni di voto in Rete degli iscritti al M5S.
Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016, articolo 7, lettera b):
Le proposte di nomina dei collaboratori delle strutture di diretta collaborazione o dei collaboratori dovranno essere preventivamente approvate a cura dello staff coordinato dai garanti del Movimento 5 Stelle.
Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016, articolo 9, lettera b):
Il Sindaco, ciascun Assessore e ciascun consigliere assume altresì l’impegno etico di dimettersi qualora sia ritenuto inadempiente al presente codice di comportamento, al rispetto delle sue regole e dei suoi principi e all’impegno assunto al momento della presentazione della candidatura nei confronti degli iscritti al M5S, con decisione assunta da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio o dagli iscritti M5S mediante consultazione online.
Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016, articolo 10:
Ciascun candidato si dichiara consapevole che la violazione di detti principi comporta l’impegno etico alle dimissioni dell’eletto dalla carica ricoperta e/o il ritiro dell’uso del simbolo e l’espulsione dal M5S e che pertanto a seguito di una eventuale violazione di quanto contenuto nel presente Codice, il M5S subira’ un grave danno alla propria immagine,che in relazione all’importanza della competizione elettorale, si quantifica in almeno Euro 150.000.
Ricapitolando:
Delle due l’una: o quello che c’è scritto in questo “Codice di comportamento per i candidati ed eletti del Movimento 5 Stelle alle elezioni amministrative di Roma 2016” non vale neppure il costo della carta su cui è stato stampato, oppure siamo di fronte alla più singolare operazione di privatizzazione di tutti i tempi: non la privatizzazione di un servizio, non la privatizzazione di un ente e neppure quella di una funzione, ma una vera e propria privatizzazione della democrazia, il cui esercizio e le cui conseguenze su tutti i cittadini vengono di fatto appaltate a singoli soggetti non eletti, a società commerciali, a persone pressoché sconosciute e scelte da terzi con criteri arbitrari.
Roba che il celeberrimo “conflitto d’interessi” di Berlusconi, al confronto, era una carezza, una cacatina, una sciocchezzuola da terza elementare.
A far venir meno la surreale situazione che in questo modo si viene a creare, perdonatemi, non valgono le solite infantili argomentazioni tipo “ah, allora era meglio quando si governava mettendosi d’accordo coi mafiosi”, o “ah, allora era meglio quando si andava avanti a forza di mazzette”, o ancora “ah, allora erano meglio Buzzi e Carminati”: perché è fin troppo evidente che se l’asservimento alla criminalità non è certo un buon modo per governare la cosa pubblica, allo stesso modo non lo è questa bizzarra democrazia privata, nella quale le decisioni cruciali sono sistematicamente affidate, in ultima analisi, a persone fisiche o giuridiche che non sono state elette, delle quali neppure si conosce il nome, o a consultazioni effettuate sì con meccanismi democratici, ma riservate a un insieme di persone che afferiscono a contesti non soltanto privati, ma spesso e volentieri perfino di carattere commerciale. Con buona pace della democrazia (quella vera) e dei “sarò il sindaco di tutti”.
Datemi retta: con queste premesse, vi conviene davvero dire che quel pezzo di carta non vale niente.
Author(s): James Franson
Richard Feynman suggested that it takes a quantum computer to simulate large quantum systems, but a new study shows that a classical computer can work when the system has loss and noise.
[Physics 9, 66] Published Mon Jun 20, 2016
Il giorno dopo l’omicidio di Jo Cox nessuno parla più in ufficio della Brexit. Uccidere per un dibattito politico ha preso tutti alla sprovvista. Il Regno Unito è una “non-confrontational culture”, meglio non parlarne, meglio non scaldare gli animi, gli ultimi due mesi sono già stati abbondantemente tesi. Così fuori luogo in questa cultura che raramente accetta il dibattito politico pubblico per evitare il conflitto (appunto). Ma prima di questo orrendo fatto abbiamo passato mesi di pura follia. L’aplomb tipicamente inglese è scomparso, un sottile velo sotto il quale si nascondeva una corteccia di estremismo, nazionalismo e razzismo. Qualcuno ha rotto il vaso di Pandora e ora tutte le malattie racchiuse dentro questi “cocoon” di ipocrisia e politically correctness sono uscite fuori. C’era un tappo che chiudeva il pensiero di bassa lega delle classi più basse e degli animi più abbietti. Una cultura paesana che ti folgorava con lo sguardo appena dicevi qualcosa di remotamente razzista, battute scherzose incluse. Ora è perfettamente normale dire che gli immigrati “ci rubano il lavoro”, che non ci sono abbastanza case e la fila dal dottore è lunga per “colpa degli immigrati”. Cose mai sentite in 10 anni della mia vita qui. Dire queste cose in pubblico avrebbe significato l’ostracismo tipicamente inglese: isolamento e silenzio. Dire queste cose in ufficio avrebbe scatenato le ire del HR department e perfino un avviso prima del licenziamento. Ora a quel tappo alcuni politici senza scrupoli hanno messo un rubinetto, no peggio un tubo da giardino e quest’isola si è trasformata in un paese qualunque della Padania. Guardo i cocci del vaso di Pandora a terra e insieme ai pochi inglesi rimasti “inglesi” mi giro intorno e mi rendo conto che uno su due potrebbe non volermi come vicino. Dico potrebbe perché’ non si è mai sicuri se gli argomenti dei brexiteers siano economici o razzisti. Quando dici che la NHS non ha più soldi per tutti ne fai un argomento di natura politica/economica oppure intendi che chi ha colore della pelle diverso debba essere curato dopo di te, nonostante paghi le tasse quanto o più di te? Quando dici che preferisci che sia un inglese bianco di Westminster a comandarti invece che uno abbronzato a Bruxelles lo dici per una questione politica o perché’ preferisci essere schiavo di un bianco invece che di un abbronzato a Bruxelles? La cultura del sospetto serpeggia tra di noi. Perfino tra gli stessi inglesi ho sentito commenti del tipo: “secondo me quello che è per Brexit”; “quello ha la moglie rumena, ovvio che voti per Remain”; ho sentito di coppie in crisi perché’ il marito è per Leave e la moglie per Remain; amici nordirlandesi mi dicono che gli animi si stanno (ri)accendendo anche a Belfast.
Nord Irlanda già, perché’ alla fine dei conti Brexit sarà una ferita insanabile che lascerà una cicatrice sul Regno Unito. Scozia, Galles, Gibilterra e parte del Nord Irlanda voteranno per rimanere e la Scozia ha già detto che farà un referendum per uscire dall’unione britannica e tornare nell’Unione Europea. Alla fine un veloce sguardo alla mappa del voto ci dice che Brexit è un risveglio nazionalista inglese delle zone rurali dipinto come ritorno ai fasti dell’Impero perduto. I brexiteers vogliono il risveglio dell’era vittoriana ma si ritroveranno con una nazione dimezzata, isolata e odiata da tutti. A questo porta il tribalismo chiamato nazionalismo. La vittoria dei geni contro il raziocinio, l’istinto primordiale contro il buon senso. La morte di qualsiasi avanzamento dell’umanità oltre la barbarie.
Dopo la distruzione del UK, sarà il turno del resto d’Europa con Olanda, Danimarca e Svezia. Marine Le Pen è in visibilio e non aspetta altro. Altro che De Gaulle, una Francia sotto Le Pen sarà il ritorno al nazionalsocialismo in salsa francofona. Intanto Putin sorride del disfacimento del progetto europeo. Gli utili idioti che voteranno queste élite politiche pensano che dalla distruzione si crea ricchezza e progresso. Poveri illusi, non sapete cosa vi aspetta. Vi dico solo che due manager director di due compagnie con cui ho parlato recentemente mi hanno confessato che Brexit sarà il segnale per fare le tende e spostare tutto in USA o a Hong Kong. quando il business delocalizza e si sposta significa che la tempesta sta per arrivare.
E tutto questo solo perché’ un uomo, Boris Johnson, tipico profilo da politico psicopatico vuole prendere il potere all’interno del suo partito. Tutto nasce dal narcisismo, dall’egocentrismo, dalla patologia di un uomo a cui non va giù la leadership di Cameron. Nigel Farage ci crede al suo progetto ma Boris? Sappiamo i suoi veri scopi, dipingersi come il nuovo Churchill di un Regno andato in pezzi.
E alla fine 500 milioni di persone pagheranno le conseguenze di un uomo, come già successo in passato tante volte, troppe volte, proprio ora che per la prima volta in centinaia di anni in Europa non si combatteva più una guerra fratricida.
Nel frattempo nel mio piccolo sento questa ferita personalmente. È una sensazione strana che non avevo mai provato prima: un mix tra aver scommesso tutto quello che avevo sul cavallo sbagliato e uno scoprirmi un alieno in un paese in cui pensavo di essermi integrato perfettamente. Ma il passaporto è diventato ormai come la circoncisione negli anni 30, basta per decretare la cittadinanza di serie B, una tassa speciale come la Jizya, il tributo che cristiani ed ebrei dovevano ai regnanti musulmani, la riserva indiana fiscale e sociale per gli immigrati. Non si può più discriminare per razza, religione o etnia ma basta il marchio della nascita del passaporto per ritrovarsi con una stella di David cucita sul petto. Questo è il nazionalismo, la versione 2.0 economica e sociale del ghetto ebraico. A conti fatti tra due individui che pagano le stesse tasse, obbediscono alle stesse leggi, parlano la stessa lingua e contribuiscono alla ricchezza della società chi ha il passaporto della nazione ospitante (per puro caso è nato in quel suolo) è superiore in tutto. Un tempo si usavano categorie religiose ed etniche per sottolineare l’appartenenza ad un gruppo superiore, ora basta un timbro di un annoiato burocrate di un’anagrafe di provincia.

I media, quelli tradizionali o meno, affamati di scoop e di click, pare abbian informato i propri lettori, prima del termine stabilito, della nuova scoperta sulle onde gravitazionali, hanno violato quello che i giornalisti chiamano embargo. Non è la prima volta e non sarà l’ultima, accadde per esempio anche con i neutrini superluminali ed io quella vicenda l’ho seguita nel dettaglio e l’ho raccontata così.
Sono passati appena nove minuti dalle 2 del mattino di giovedì 22 settembre 2011 e sul sito de Il Giornale viene pubblicata un’intervista [1] ad Antonino Zichichi, fisico trapanese, professore emerito all’università di Bologna e uomo dalle frequentazioni politiche importanti, almeno fino a qualche tempo fa. «Professore come sta?» chiede il giornalista, «Bene, bene» assicura Zichichi, «ma mi ascolti. Qui gira voce di una scoperta straordinaria. Lei conosce i neutrini?». Il giornalista fa il simpatico: «Non personalmente. Diciamo che ne ho sentito parlare». Glielo spiega allora: «Come lei saprà un tempo si riteneva che i neutrini non avessero massa. Proprio come la luce» invece «i neutrini un po’ di massa, piccola, infinitesimale, ce l’hanno» e dunque: «Se i neutrini hanno massa, per quanto piccola, a che velocità vanno rispetto alla luce?». «Sono più lenti. Viaggiano a una velocità inferiore alla luce». «Esatto. Dovrebbe essere così. Il problema che al Cern è accaduto qualcosa di imprevisto. I neutrini prodotti al Cern arrivano nei laboratori del Gran Sasso prima di quanto impiegherebbe un raggio di luce».
I neutrini come Superman, più veloci della luce, una notizia sconvolgente, una scoperta che può scuotere la fisica dalle fondamenta. Zichichi, che da decenni combatte per la sua personalissima ipotesi del Supermondo, il mondo a 43 dimensioni spazio-temporali, è così eccitato che non può che emettere notizie. Ogni fisico, si sa, serba nel suo cuore il sogno della scoperta che lo porterà ad essere paragonato ad Einstein e lui è da un bel po’ che ci prova, anche con l’acconciatura.

I neutrini superluminali non li ha scoperti lui, ammesso poi che di scoperta si tratti, ma una volta che s’è provato il brivido dei riflettori accesi ogni occasione è buona per tornarci sotto magari rubando un po’ di luce agli altri. Il mondo è cambiato però e Zichichi, che l’informazione la possiede da tempo, coinvolto com’è nei grandi progetti della fisica europea, al CERN come al Gran Sasso, si affretta a rilasciare le sue dichiarazioni solo quando gli spifferi son diventati un venticello. L’informazione corre sul web già da qualche giorno, rimbalza e non si ferma. C’è in giro troppa gente che ha a cuore solo lo scoop e che ora ha la possibilità di realizzarlo, c’è che i media tradizionali hanno fatto il loro tempo e che certe pratiche buone nel passato ora con internet reggono a fatica ché ormai la velocità con cui si condividono le informazioni in rete è pari a quella presunta dei neutrini, è superluminale.
Le Università e i Centri di Ricerca, quando ritengono di avere in tasca un grande risultato frutto del lavoro dei propri ricercatori, lo comunicano seguendo delle regole codificate, fanno un po’ come le agenzie governative quando devono informare il grande pubblico su questioni di sicurezza nazionale. Gli uffici stampa di queste organizzazioni preparano un comunicato che riassume e prova a spiegare quel risultato accompagnandolo con l’articolo che sta per essere pubblicato su una rivista scientifica. Questo materiale non è a disposizione di tutti ma, per un tempo ben definito, in genere le due settimane che precedono la pubblicazione, solo delle agenzie di stampa, dei giornalisti e di altri scienziati che hanno così la possibilità di prepararsi al commento e di pubblicare la notizia il giorno stesso che questo tempo arriva a scadenza. La procedura in questione viene chiamata embargo proprio come il blocco degli scambi commerciali tra paesi in conflitto. Chi aderisce all’embargo non può fare scherzi pena la perdita del privilegio di sapere le cose prima degli altri. Questa procedura, di norma, non riguarda un semplice manoscritto, di quelli che si inviano a una rivista scientifica per la “revisione paritaria” e che non è stato ancora accettato per la pubblicazione, deve essere roba che merita una diffusione superiore a quella che coinvolge i tre gatti che di solito leggono un articolo di scienza. L’embargo peraltro protegge più la rivista che i ricercatori, ché senza copyright avrebbe poco senso. Se dunque la notizia è davvero importante, e sostenere di aver probabilmente trovato qualcosa che viaggia a una velocità superiore a quella della luce lo è senz’altro, l’annuncio va preparato, cerchi di arrivarci con gli organi di informazione già pronti e contemporaneamente hai bisogno di proteggerla con un accordo privato tra gentiluomini. È quello che accade nel nostro caso: il 13 settembre, nove giorni prima dell’intervista di Zichichi, ai giornalisti arriva la clamorosa informazione e gli vien detto di custodirla per un po’, dieci giorni, fino al giorno in cui verrà svelata in una pubblica conferenza.

Quello che accade invece in rete prima dell’annuncio ufficiale ce lo racconta Philipp Gibbs [2] che si giova dell’analisi che il 26 settembre Ivan Oranski, giornalista e direttore esecutivo di Reuters Health, propone su Embargo Watch, il blog che monitora le violazioni all’embargo, soprattutto nel campo della ricerca medica. Philipp Gibbs è un fisico e matematico, un ricercatore indipendente che gestisce vixra un sito che ha l’ambizione mal posta di proporsi come alternativa ad arxiv, il deposito di preprint della Cornell University, e che cura il blog vixra log specializzato nel commento delle news di scienza, magari prima che lo faccia la comunità scientifica con gli strumenti che le sono propri. Le prime indiscrezioni sono quelle che appaiono il 15 settembre 2011 come commenti anonimi su alcuni blog. Si comincia a speculare su Résonaances, il blog di Adam Falkowski, fisico teorico delle particelle che lavora al laboratorio di fisica teorica di Orsay e si continua il giorno dopo proprio da Gibbs dove viene segnalato il balletto dell’annuncio messo, tolto e rimesso sul sito del CERN, di un seminario dal titolo anonimo (Seminar DG) previsto per il 16. Un commentatore fa notare che quell’annuncio forse non è più anonimo, ha probabilmente cambiato data (il 23 settembre) e ha per titolo “New results from OPERA on neutrino properties ”. Ecco che l’embargo di fatto è tolto e solo tre giorni dopo la sua entrata in vigore.
Sempre il 16, compare un commento sotto a un post di Not Even Wrong, il blog di Peter Woit, dove nel frattempo si sta speculando sul padre di tutti gli esperimenti, quello che porterà all’annuncio della scoperta del bosone di Higgs da parte di ATLAS e CMS, le due collaborazioni del Large Hadron Collider che se ne stanno occupando. Un certo Alex afferma sicuro: “LHC and collider physics are clearly dead…check out the new OPERA results next week: it seems that neutrinos are tachyons!!!!”. Peter Woit è un fisico, teorico pure lui, che lavora al dipartimento di Matematica della Columbia University. È anche un divulgatore affermato e ha già pubblicato un libro dal titolo Not Even Wrong [3], come il blog, che ha avuto un discreto successo. Mettere una roba del genere in mano a Woit è garanzia di sicura riuscita, potete star certi che non si lascerà sfuggire l’occasione per parlarne. Il botto però lo fa scoppiare Tommaso Dorigo.
Dorigo è un ricercatore dell’INFN che ora lavora all’esperimento CMS e che al suo blog, A Quantum Diaries Survivor, e alla divulgazione della fisica in generale, tiene molto. Il 19 settembre pubblica “A Six-Sigma Signal Of Superluminal Neutrinos From Opera!” dove, come scrive lui stesso, la notizia è tutta nel titolo: i ricercatori chiusi nella caverna del Gran Sasso, nella Hall C dove si trova l’esperimento OPERA, hanno quasi la certezza di aver rivelato neutrini che viaggiano più veloci della luce! Il blog di Tommaso non è certo letto da quattro gatti ma lui è un dipendente dello stesso Istituto che finanzia quelle ricerche. Glielo fanno notare, non so con quanta cortesia, ed è costretto ad oscurare il post. Ormai però la frittata è fatta, l’informazione viene subito rilanciata ovunque ed il caso esplode infine con l’intervista di Zichichi del 22, quella da cui siam partiti. «Professore, magari il cronometrista ha semplicemente sbagliato a prendere il tempo?» «Esempio rozzo ma efficace. Infatti la scienza non si accontenta di un semplice evento. Serve il rigore e la riproducibilità. Dobbiamo anzitutto aspettare che i fisici impegnati in questo lavoro spieghino rigorosamente cosa hanno fatto. (…)» [1]. Il giornalista, a riguardare la vicenda col senno di poi, fu più efficace che rozzo.

Vorrei che vi metteste per un attimo nei panni di Antonio Ereditato, il portavoce e coordinatore dell’esperimento OPERA, e dei suoi collaboratori. C’è un comunicato stampa che deve uscire il 23, un seminario messo in calendario al CERN da un paio di settimane e ti trovi sui giornali Zichichi che strizza l’occhio con un giorno di anticipo e senza neanche far parte di quell’esperimento. Come minimo ti incazzi e se lo fai è difficile mantenere il sangue freddo, scegliere di ignorare la cosa, risolverla con un duello privato magari, è come un patto tra gentiluomini che è venuto meno, bisogna far presto, regolare il caos che sta rapidamente aumentando. Probabilmente Ereditato si rende conto che la faccenda sta per sfuggirgli definitivamente di mano e cerca di riprenderne il controllo.
A venir bombardati da richieste di chiarimento dopo la pubblicazione della famigerata intervista sono sia il CERN che l’INFN. Tutti ne vogliono sapere di più, giornalisti e agenzie di stampa sono in prima fila ed è la Reuters che riesce a parlare con Ereditato. Quella chiacchierata però diventa pubblica troppo presto. “Particles recorded moving faster than light” spara la Reuters poco dopo mezzogiorno di Giovedì 22 settembre, titolo che viene corretto qualche ora più tardi in “Particles found to break speed of light”. Ereditato riferisce di misure che son durate tre anni e di neutrini che sono arrivati in Italia dalla Svizzera in anticipo di 60 nanosecondi sul tempo atteso, afferma di aver grande fiducia nei risultati ottenuti, che hanno controllato e ricontrollato tutto ciò che poteva alterare le misura ma che non s’è trovato nulla. Esprime il desiderio che i colleghi facciano le loro verifiche indipendenti e che la scoperta è così sorprendente che, per il momento, tutti dovrebbero essere molto prudenti. «Io non voglio pensare alle implicazioni» dice «siamo scienziati abituati a lavorare con ciò che conosciamo». Il meccanismo infernale è partito. La BBC rilancia immediatamente il comunicato stampa della Reuters e nel giro di poche ore tutto il mondo apprende che il limite della velocità della luce è stato varcato.
I titoli che appaiono sui giornali, nella versione a stampa e online, dicono veramente poco di quello che poi viene raccontato negli articoli, sono spesso ad effetto, devono colpire il lettore e non sono mai opera di chi l’articolo lo scrive. Basarsi sui titoli per giudicare chi fa informazione ha dunque poco senso e non andrebbero mai citati ma quando un evento è eccezionale possono verificarsi conseguenze altrettanto eccezionali, ad esempio il fatto che il titolo meno prudente lo proponga Nature, “Particles break light-speed limit”, mentre The Guardian riporti un più corretto “Faster than light particles found, claim scientists” e che la medesima prudenza la usi The New York Times: “Tiny Neutrinos May Have Broken Cosmic Speed Limit”. Sarà un dettaglio ma non è irrilevante, la dice lunga su come la possibilità e forse la necessità di commentare rapidamente in rete gli eventi invece che diversificare stili e contenuti li abbia rapidamente omogeneizzati.
In Italia a commentare l’evento ci pensa subito, sempre il 22, Piergiorgio Odifreddi, sì proprio lui, il grande nemico di Zichichi a cui ha dedicato un libro irriverente [4] e ne ha ricevuto in cambio una querela per diffamazione. In un post del suo blog ospitato su la Repubblica.it scrive che i neutrini han sempre riservato sorprese, in passato si pensava non avessero massa e invece ce l’hanno e dunque non c’è da stupirsi, sostiene che magari, se confermata, questa scoperta italiana è l’occasione per vendicare Bruno Pontecorvo che di neutrini aveva vissuto senza mai ottenere un meritato Nobel. L’altra irrinunciabile opinione, quando si parla di fisica in Italia, è quella di Margherita Hack. Viene intervistata da L’Unità e afferma che se la notizia fosse vera «cadrebbe la Teoria della Relatività di Einstein» cosa che però non è vera in nessun caso ma ormai è tutto fuori controllo, nessuno ci fa caso, appunto.
A mantenere il controllo ci prova invece il Direttore de Le Scienze, l’edizione italiana di Scientific American, Marco Cattaneo, che assume una posizione di radicale rispetto delle regole, qualcuno lo criticherà, gli dirà che lui è un giornalista non uno scienziato e che tanto ormai il fiume ha straripato. Non si capisce però perché un giornalista debba poter venir meno alla parola data e Cattaneo perciò dichiara: «siamo a conoscenza dei risultati da più di una settimana, e abbiamo avuto modo di discuterli a lungo con i diretti interessati, ma per rispetto delle regole della comunità scientifica e delle persone con cui abbiamo parlato, e a cui abbiamo dato la nostra parola, non ve lo racconteremo fino a domani». Dice pure: tenetevi pronti, stanotte potrete leggere il preprint, domani ci sarà la conferenza e dunque calma e sangue freddo. È tutto inutile però, non c’è argine per il fiume di parole che si stanno spendendo su questa vicenda.

È il delirio. Ivan Oranski punta il dito sulle agenzie di stampa e su Embargo Watch si chiede se la Reuters e la BBC abbiano violato effettivamente le regole dell’embargo. A rispondergli è il capo della comunicazione del CERN, James Gillies, e — il mondo è proprio cambiato — lo fa su Twitter: “chiunque avesse guardato abbastanza da vicino avrebbe visto che la storia era di dominio pubblico ben prima che Reuters e BBC ne avessero parlato”. Pare una giustificazione e in effetti, lo specifica meglio subito dopo, ci tiene a dichiarare che il CERN non ha nulla a che fare con le dichiarazioni di Ereditato e con OPERA, che il ruolo di quell’istituzione è solo quello di fornire il fascio di neutrini e di ospitare il seminario e che per un seminario come quello non è previsto un comunicato stampa ma che, viste le potenziali dirompenti conseguenze, questa volta lo han dovuto predisporre. Non c’è embargo da parte del CERN, afferma Gillies, il CERN l’embargo lo utilizza solo per gli articoli pubblicati su Nature, hanno solo chiesto ai giornalisti di aspettare, di tenere fermi i loro pezzi fino al Venerdì mattina ma che non hanno imposto a nessuno di trattenere le informazioni e visto che tutto è precipitato al Giovedì, a quel punto non c’era più nulla da fare.
È l’alba del 23 quando su arxiv appare quella che sarà solo la prima di quattro versioni di “Measurement of the neutrino velocity with the OPERA detector in the CNGS beam” [5] a firma della collaborazione OPERA. Son tutti lì, pronti a scaricarla, vivisezionarla e ad assistere allo show che sta per andare in onda dalle sale del CERN.

Bibliografia
[1] «Ecco la scoperta che mette in crisi Einstein», Vittorio Macioce, il Giornale.it, Giovedì 22/09/2011
[2] Gibbs, P. E., Neutrinos, Press Embargos & Let’s Talk about FTL Prespacetime Journal, November 2011, Vol. 2, Issue 11, pp. 1725–1728.
[3] Peter Woit, Not Even Wrong: The Failure of String Theory and the Search for Unity in Physical Law, Basic Books (September 4, 2006). In italiano lo pubblica Codice meno di un anno dopo col titolo “Neanche sbagliata. Il fallimento della teoria delle stringhe e la corsa all’unificazione delle leggi della fisica”.
[4] Piergiorgio Odifreddi, Zichicche. Pensieri su uno scienziato a cavallo tra politica e religione, Dedalo (1 marzo 2003).
[5] OPERA collaboration, Measurement of the neutrino velocity with the OPERA detector in the CNGS beam, arXiv:1109.4897v1
NOTA: la prima versione di questo post, non tanto diversa da questa, risale al 4 dicembre 2013 ed è stata pubblicata sul blog “Rangle” (buonanima)

(credit: Getty Images)
It’s a good time to be technical. Maker communities are thriving around the world, tools and materials to create and adapt are cheaper and more powerful now than ever, and open source hardware, software, and information mean that if you can think it, you can learn how to do it and then make it happen.
For one group of technological explorers, this is more than just a golden age of opportunity: it’s providing the means to save one of the oldest traditions in electronic invention and self-education, one that helped shape the modern world: amateur radio. That matters.
Radio amateurs get a sweet deal, with effectively free access to many gigahertz of the same radio spectrum that companies pay billions for. They’ve earned it. Throughout the history of electronics, they’ve been at the borders of the possible, trying out ideas that commerce or government deem impossible or pointless—and making them work. One example of hundreds: Allied military comms in World War II needed a way to reliably control the radios used by front-line forces, replacing tuning knobs with channel switches. Hams had the answer ready and waiting: quartz crystal oscillators. (That's part of computing history too—you’re probably using about ten of them right now.).
Mean first-passage times of non-Markovian random walkers in confinement
Nature 534, 7607 (2016). doi:10.1038/nature18272
Authors: T. Guérin, N. Levernier, O. Bénichou & R. Voituriez
The first-passage time, defined as the time a random walker takes to reach a target point in a confining domain, is a key quantity in the theory of stochastic processes. Its importance comes from its crucial role in quantifying the efficiency of processes as varied as diffusion-limited reactions, target search processes or the spread of diseases. Most methods of determining the properties of first-passage time in confined domains have been limited to Markovian (memoryless) processes. However, as soon as the random walker interacts with its environment, memory effects cannot be neglected: that is, the future motion of the random walker does not depend only on its current position, but also on its past trajectory. Examples of non-Markovian dynamics include single-file diffusion in narrow channels, or the motion of a tracer particle either attached to a polymeric chain or diffusing in simple or complex fluids such as nematics, dense soft colloids or viscoelastic solutions. Here we introduce an analytical approach to calculate, in the limit of a large confining volume, the mean first-passage time of a Gaussian non-Markovian random walker to a target. The non-Markovian features of the dynamics are encompassed by determining the statistical properties of the fictitious trajectory that the random walker would follow after the first-passage event takes place, which are shown to govern the first-passage time kinetics. This analysis is applicable to a broad range of stochastic processes, which may be correlated at long times. Our theoretical predictions are confirmed by numerical simulations for several examples of non-Markovian processes, including the case of fractional Brownian motion in one and higher dimensions. These results reveal, on the basis of Gaussian processes, the importance of memory effects in first-passage statistics of non-Markovian random walkers in confinement.