Shared posts

20 Mar 12:22

[Perspective] Flipping nanoscopy on its head

by Jie Xiao
About the smallest object we can see with the naked eye is our own hair. With a magnifying glass, we can see about 10 times better, and light microscopy, until relatively recently, could resolve features about 300 times thinner than human hair (∼250 nm). Recent developments in fluorescence “nanoscopy” made it possible to routinely image cellular structures at 20- to 30-nm resolution (1), but a gap remained at the molecular scale: Most proteins are smaller than 5 nm across. On page 606 of this issue, Balzarotti et al. (2) report a new concept in nanoscopy, termed MINFLUX, that achieves the true molecular resolution (2 to 3 nm) and dramatically reduces the number of photons required by “flipping” a common wisdom in nanoscopy on its head. Authors: Jie Xiao, Taekjip Ha
20 Mar 12:10

Solving the quantum many-body problem with artificial neural networks

by Carleo, G., Troyer, M.

The challenge posed by the many-body problem in quantum physics originates from the difficulty of describing the nontrivial correlations encoded in the exponential complexity of the many-body wave function. Here we demonstrate that systematic machine learning of the wave function can reduce this complexity to a tractable computational form for some notable cases of physical interest. We introduce a variational representation of quantum states based on artificial neural networks with a variable number of hidden neurons. A reinforcement-learning scheme we demonstrate is capable of both finding the ground state and describing the unitary time evolution of complex interacting quantum systems. Our approach achieves high accuracy in describing prototypical interacting spins models in one and two dimensions.

20 Mar 12:07

[In Depth] European gravitational wave detector falters

by Daniel Clery
On 20 February, dignitaries will descend on Virgo, Europe's premier gravitational wave detector near Pisa, Italy, for a dedication ceremony to celebrate a 5-year, €24 million upgrade. But the pomp will belie nagging problems that are likely to keep Virgo from joining its U.S. counterpart, the Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory (LIGO), in a hunt for gravitational wave sources that was meant to start next month. What has hobbled the 3-kilometer-long observatory: glass threads just 0.4 millimeters thick, which have proved unexpectedly fragile. Virgo should be ready to join LIGO when it resumes observations in spring 2018 after a break, but for now Virgo's sensitivity is compromised. Author: Daniel Clery
15 Mar 13:50

Physicists doubt bold report of metallic hydrogen

by Davide Castelvecchi

Physicists doubt bold report of metallic hydrogen

Nature 542, 7639 (2017). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/nature.2017.21379

Author: Davide Castelvecchi

Many researchers are sceptical of a paper claiming to have compressed hydrogen to a metallic state.

15 Mar 11:57

LIGO’s underdog cousin ready to enhance gravitational-wave hunt

by Davide Castelvecchi

LIGO’s underdog cousin ready to enhance gravitational-wave hunt

Nature 542, 7640 (2017). http://www.nature.com/doifinder/10.1038/542146a

Author: Davide Castelvecchi

It missed the historic discovery, but the Virgo lab in Italy is now primed to extend LIGO’s reach and precision.

15 Mar 11:50

The dark side of social media

The dark side of social media

Nature 542, 7641 (2017). doi:10.1038/542272a

Psychologists find that Internet trolls seem impervious to any efforts to change their behaviour.

17 Feb 15:13

Google Brain “ricostruisce” le immagini mascherate con i quadrettoni

by Paolo Attivissimo
A prima vista è un risultato spettacolare: Google ha pubblicato una dimostrazione di un software in grado (almeno in apparenza) di ricostruire i dettagli di un volto mascherato usando la tecnica dei “quadrettoni”, come mostrato qui accanto. A sinistra c’è l’immagine mascherata, al centro c’è la ricostruzione e a destra c’è il volto originale.

In realtà la “ricostruzione” è un tentativo basato su un repertorio di immagini simili: non c’è nessuna garanzia che il volto ricostruito corrisponda all’originale, anche se gli somiglierà parecchio.

Il problema di questa tecnica è che crea l’illusione “alla CSI” che si possano ottenere ingrandimenti strabilianti dalle immagini più sgranate, come appunto ha fatto CSI in alcune puntate particolarmente inverosimili: questi miracoli continuano ad essere tecnicamente impossibili, ma c’è il rischio che un giudice o una giuria che fraintendono il funzionamento di questo nuovo software pensino di avere davanti agli occhi il volto reale di un sospettato. In circostanze meno drammatiche, comunque, quest’elaborazione potrebbe rendere più gradevoli le foto di famiglia sfuocate o sgranate. È proprio il caso di dire che staremo a vedere.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
17 Feb 15:00

Winston Churchill e la scienza

by .mau.

Tutti sanno chi fu Winston Churchill: il politico britannico a capo dell’Impero Britannico durante la seconda guerra mondiale (e fatto fuori subito dopo: ah, la democrazia!). Molti sanno che Churchill vinse anche un premio Nobel, non per la pace – sarebbe stato troppo… – ma per la letteratura. Quello che non si sapeva è che Churchill si dilettava anche di scienza. Mario Livio ha scritto su Nature di un breve saggio, 11 pagine, che Churchill scrisse nel 1939 e modificò leggermente nel 1950: “Are We Alone in the Universe?” Nel saggio, mai pubblicato e riscoperto l’anno scorso, Churchill fa varie considerazioni sulla possibilità di vita all’infuori della Terra: il tutto non dal punto di vista della fantascienza, ma secondo basi scientifiche. Livio nota come riprenda modelli scientifici, per esempio la teoria di James Jeans sulla formazione del sistema solare, e dibatta sulla loro plausibilità.

Intendiamoci, non siamo certo a un livello di produzione scientifica vera e propria: potremmo definirlo un volonteroso dilettante. Ma non è questo il punto: in fin dei conti il suo lavoro era un altro. Quello che conta davvero è vedere come Churchill fosse un politico che aveva ben chiaro come funzionava la scienza, e si trovava perfettamente a suo agio con temi scientifici: più o meno quello che per esempio è capitato in Italia durante il Risorgimento e l’Unità, e che adesso pare essere del tutto perso, non solo nel Bel Paese ma anche all’estero. Ripeto: il problema non è la mancanza di scienziati al governo. Il problema è la mancanza di governanti che capiscano di scienza, cosa che è completamente diversa. Una volta ce n’erano, ora no.

16 Feb 17:59

I vaccini inquinati? Un'esperta dice di no.

by Salvo Di Grazia
Ragazzi, io non riesco più a scrivere un articolo a settimana ma quando mi ci metto vi impegno per due settimane di lettura, quindi non vi lamentate. :)

Oggi parliamo di una bella notizia. Un'esperta infatti ci fa tirare un sospiro di sollievo, vedremo come ma quando le cronache sono piene di allarmi inutili e terroristici, ogni tanto una bella notizia ci vuole. Gli antivaccinisti non perdono occasione per trovare un motivo per definire "tossici" o "pericolosi" i vaccini. Ci vuole coraggio ma ci provano.

In effetti serve uno sforzo notevole per smentire l'utilità e l'efficacia di una delle più importanti e geniali scoperte dell'uomo ma gli antivaccinisti, si sa, non temono nulla e vanno persino contro il buon senso e la logica. I vaccini sono farmaci somministrati da decenni a milioni di individui. Grazie a loro abbiamo evitato, soprattutto ai bambini ma non solo, malattie, dolore, sofferenze e morte.

Siamo riusciti a debellare il vaiolo, a controllare (quasi cancellandola) la poliomielite e a quasi annullare molte malattie infettive. La loro sicurezza non è provata solo da studi e ricerche ma anche dall'osservazione: siamo sempre più sani e viviamo sempre più a lungo, un risultato pessimo se i vaccini fossero un danno per l'umanità ma eccezionale, visto che a noi interessa il benessere della stessa. Quello che invece interessa la lobby antivaccino è ottenere consensi, attirare iscritti ai loro gruppi, donazioni, soldi ed un modo immediato per farlo è "demolire" in qualsiasi modo i vaccini. Iniziando con l'insinuazione di dubbi, finendo con vere e proprie menzogne, d'altronde la teoria che voleva i vaccini collegati all'autismo si sviluppò proprio perché un ex medico diffuse una falsa ricerca piena di dati inventati.

Nei vaccini si trova di tutto!

Nel tempo abbiamo assistito quindi ad esempi di falsi studi, terrorismo, manipolazione dei dati, sono tutte fasi che l'antivaccinista deve superare, in qualche modo deve trovare un pericolo nei vaccini, qualcosa che li renda pericolosi, terribili minacciosi per tutti. Ma non ci riesce mai, anzi, a volte, come vedremo, dimostra proprio il contrario. È proprio questo che rende l'antivaccinismo un movimento ideologico, falso già dalle fondamenta. I suoi rappresentanti non hanno mai saputo portare un solo argomento valido, una sola prova reale che possa far ridiscutere l'importanza di uno o più vaccini ed è per questo che, da sempre, questa lobby è considerata antiscientifica cosa che, viste le mire (economiche) degli antivaccinisti, non stupisce.
Ricordate i tempi del "mercurio nei vaccini"?
Il mercurio nei vaccini non c'è mai stato, esisteva un suo derivato, non pericoloso, poi rimosso per sicurezza. Passata la moda del mercurio (che sarebbe stata causa di qualsiasi malattia esistente), si volta pagina e passano ad altro, come se niente fosse.

Una delle ultime mode dell'attivista che ce l'ha con i vaccini è quella di inserire, tra gli ingredienti dei vaccini, le cose più assurde e raccapriccianti. Che possono essere raccapriccianti solo se siamo ignoranti sul tema. Da medico, vi assicuro, potrei rendere molto raccapricciante qualsiasi cosa, persino il parto, l'evento più fisiologico che possa vivere un essere umano. Ma non lo faccio perché quando si trasforma in raccapricciante qualcosa di "normale", è ovvio che vi è uno scopo diverso dall'informazione.
Dovete sapere che, per poter coltivare i virus (o i batteri) necessari alla preparazione di un vaccino, bisogna ovviamente (i virus si riproducono all'interno delle cellule viventi) disporre di cellule viventi ed in esse fare proliferare il virus che causa una malattia per la quale cerchiamo il vaccino. I laboratori che preparano questi vaccini acquistano le cellule viventi necessarie da industrie specializzate proprio nelle forniture ai laboratori (dagli strumenti ai reagenti) e per questo dispongono per esempio di cellule tumorali per fare studi su di esse (che derivano quasi sempre dalle cellule di Henrietta Lacks e per questo si chiamano "cellule He-La") e di cellule umane o animali per lo stesso motivo. Quando si tratta di vaccini possono essere utilizzate cellule umane o a volte cellule di primati (scimmie, soprattutto). Quando si usano cellule umane, tra le più utilizzate, ci sono quelle derivanti da una singola linea cellulare, quella appartenente ad un feto donato dai suoi genitori alla ricerca perché la gravidanza si è interrotta prima del dovuto. Le sue cellule sono state fatte riprodurre a milioni ed ora i laboratori possono usarle per ricerca o preparazione di farmaci.

Così, per il fatto che la coltivazione di virus o batteri presuppone la presenza di cellule viventi, ecco che per gli antivaccinisti i vaccini contengono "feti abortiti" o "cellule di scimmia".
Ditemi sinceramente se dire che un vaccino contiene "feti abortiti" sia una cosa normale o un patetico tentativo di causare raccapriccio (e quindi rifiuto) in chi lo legge. Chi lo dice somiglia a chi dice che nel latte c'è pus o che una fetta di carne è un pezzo di cadavere. Se dicessi ad un paziente: "questa penicillina che le ha prescritto il mio collega contiene sostanze ammuffite, è pericolosa!" non starei mentendo ma sarei considerato un povero pazzo (o un furbetto).

Ma se non bastassero i feti abortiti e le scimmie, ecco che c'è qualcosa di più "sottile": i metalli pesanti. Qualcosa questi vaccini dovranno pur contenere ma il continuo tentativo dell'esercito degli antivaccino di rendere inaccettabile la vaccinazione ormai sta raggiungendo vette eccezionali. Allarme nella rete, richiesta di indagini, agitazione e tremori incontrollati. Tutti i siti di bufale, quelli complottisti e di medicina alternativa, omeopati e strani personaggi, si sono buttati a capofitto sulla notizia. Addirittura una giornalista, impegnata da tempo nella diffusione di false terapie e fantamedicina parla di "vaccini inquinati" dimostrando di non conoscere nemmeno le basi della biologia. Molto probabilmente in pochi hanno letto lo studio o avrebbero avuto la possibilità di capire come non si fa uno studio scientifico.
Ma la cultura si acquisisce e questo articolo è anche per loro.

Lo spunto per questa occasione di crescita culturale ce lo può dare uno studio uscito in queste settimane, l'autrice è Antonietta Gatti, un fisico che si definisce esperta di guerra del golfo e di malattie misteriose (?) che gestisce, nel tempo libero dal suo lavoro al CNR, un laboratorio di analisi.

La dott.ssa Gatti, autrice dello studio analizzato, esperta di malattie misteriose e Balcani (dal suo profilo Twitter), gestisce un laboratorio analisi con il marito, Stefano Montanari.

Negli anni la studiosa si è specializzata nella ricerca di "nanoparticelle" cioè di quelle particelle, piccolissime, invisibili ad occhio nudo, che si annidano attorno a noi, dovunque, esternamente ed internamente al nostro corpo. Esistono per il semplice motivo che esiste la vita, derivando non solo da noi esseri viventi e da ciò che ci circonda ma anche dalle nostre attività.
Le nanoparticelle sono chiaramente in qualsiasi posto del pianeta e la Gatti (ma è il suo lavoro, quello che la fa vivere) le cerca dovunque e, naturalmente, le trova. Così le ha trovate nel sangue, negli organi e persino nelle merendine, anche se, riflettendoci, non sembra una cosa così strana, se per fare una merendina usi un macchinario, una lama, un frullatore, è chiaro che in quella merendina, cercando, troveremo piccolissime particelle derivanti da quel macchinario, dalla lama, dal frullatore.
Accadrebbe la stessa cosa se analizzassimo una torta fatta in casa: analizzandola con un microscopio potentissimo troveremmo piccolissime (per questo si chiamano "nanoparticelle") particelle di acciaio che derivano dal coltello o altre di ferro che derivano da un altro utensile. Non è strano e non deve stupire. Oltretutto, per le quantità "normali" (quelle alle quali siamo esposti da sempre) non è mai stata dimostrata una pericolosità particolare perché è plausibile che certe sostanze possano diventare pericolose in quantità eccezionali e la logica ci dice che con queste particelle conviviamo dalla notte dei tempi.
Oggi, inoltre, rispetto ad anni passati, disponiamo di strumenti più progrediti e filtri che rendono più difficile la presenza di queste particelle con le quali dobbiamo però convivere, è impossibile eliminarle ed esistono persino in una camera sterile, in una sala operatoria o in un posto pulitissimo. Se analizzassimo il liquido prelevato da una fiala di vetro, di quelli che ci iniettiamo quando stiamo male (2-3 volte al giorno per settimane), per esempio un antibiotico, molto probabilmente troveremmo piccolissime particelle di vetro, derivanti dall'apertura della fiala e poi potremmo trovare microscopiche particelle di acciaio (derivanti dall'ago della siringa) o di silicone (derivanti dal tappo della fiala che contiene la polverina) e così via. È il fatto stesso di esistere che ci circonda di nanoparticelle.

Per capire meglio ciò che ho scritto basterebbe farsi una domanda: indicate un ambiente, una sostanza, un prodotto che non possa contenere nemmeno una nanoparticella, che possa esserne totalmente privo, è difficile, molto difficile. Persino nel vuoto più assoluto (lo spazio, per esempio), sembrano esserci "contaminazioni" (molecole di idrogeno).
In laboratorio, con particolari accorgimenti e condizioni particolari, una cosa del genere potrebbe essere ottenuta.

La scoperta dell'acqua calda.

La Gatti ha fatto quindi il passo successivo.
Dopo le merendine ha cercato le nanoparticelle nei vaccini (e perché non negli antibiotici o negli anestetici non si sa, ha scelto proprio i vaccini).
E, incredibile, le ha trovate!
Il suo microscopio ha trovato migliaia di nanoparticelle in flaconi di vaccino. Prima lo ha fatto sapere tramite internet e poi con un libro, edito da Macrolibrarsi, casa editrice specializzata in libri sui misteri, sugli UFO e sui poteri paranormali. Ma in effetti non era sufficiente e tutti le chiedevano a gran voce di pubblicare (come dovrebbe fare qualsiasi scienziato) in una rivista scientifica, non ci pensa due volte ed in effetti lo fa.
Peccato che la rivista scientifica che ha scelto è praticamente sconosciuta, non ha nemmeno un "impact factor" (fattore d'impatto, misura l'importanza di una rivista scientifica) ed il suo editore, Medcraveè noto per essere un "predatory journal", cioè un editore che accetta qualsiasi cosa, dallo studio vero a quello falso o stupido, dietro pagamento, protagonista persino di un editoriale del BMJ sulle mail indesiderate, lo spam, che arriva ai ricercatori con la richiesta di pubblicare qualcosa.
Lo studio è firmato, oltre che dalla dottoressa Gatti, da suo marito, che con lei porta avanti l'attività privata del laboratorio analisi, Stefano Montanari, simpatico e stravagante personaggio, laureato in farmacia, che si descrive come un grande scienziato di fama internazionale (da leggere la pagina nella quale elenca le esigenze per invitarlo ad un convegno).
La rivista nella quale pubblicano i coniugi è talmente sconosciuta che neanche il marito della studiosa sembra conoscerla, tanto da confonderla con un'altra dal nome simile.

Loro hanno pubblicato sull'"International Journal of Vaccine and Vaccination", rivista senza nessun impact factor, ma Montanari dice che la rivista ne ha uno di 2,32, che invece è quello del "Journal of Vaccines and Vaccination" (nota: le riviste mediche più importanti al mondo hanno impact factor di 20 ed oltre), il "suo" è tanto sconosciuto da non essere indicizzato nemmeno su PubMed (la banca dati degli studi scientifici).

Per Montanari, coautore con Gatti, la rivista ha impact factor 2,32

...che però è l'impact factor di una rivista dal nome simile

Quella che ha accettato il suo lavoro è invece sconosciuta.

Ma non facciamoci condizionare dalle pur strane apparenze, andiamo al sodo e leggiamo lo studio.

La delusione è subito cocente. I due autori elencano una serie di vaccini nei quali, con il loro microscopio, avrebbero trovato varie sostanze, spesso metalliche. Purtroppo non c'è nessuna traccia di controllo, nessuna discussione seria, in barba al metodo scientifico. Ma visto che già più di una persona ha (ben) analizzato lo studio, voglio riportarne le conclusioni riassumendole. Interessante perché questo potrebbe essere un esempio di come NON si realizza uno studio scientifico, tanto sono evidenti gli errori di metodo, di discussione e i dati costruiti per confermare le proprie ipotesi, insomma, un metodo non scientifico ma "sui generis".

Il metodo scientifico a modo mio.

La descrizione dei metodi usati per l'analisi dei flaconi è a dir poco lacunosa, detto chiaramente: non esiste.
Nonostante il metodo di analisi dovrebbe essere descritto con accuratezza proprio per permettere a chiunque di controllare l'esperimento ed eventualmente riprodurlo. Non sono spiegati i particolari dell'analisi, tutti gli strumenti utilizzati, il tipo di filtri, i motivi che giustificherebbero i palesi errori di analisi.
Una lacuna non da poco.
Colpisce subito anche la scelta della bibliografia: dilettantistica. Ci sono addirittura riferimenti sbagliati. Per esempio all'inizio del loro lavoro gli autori dicono che il vaccino trivalente (MMR) sarebbe stato sospettato di collegamento con l'autismo e mettono come riferimento uno studio (il n°4 della bibliografia) che dice proprio il contrario, non c'è nessuna evidenza di legame tra vaccino trivalente ed autismo, cosa che è scritta già nel titolo ed un altro (il n°5) che dice la stessa cosa ("è improbabile che il vaccino trivalente sia collegato ad autismo"). Lo stesso accade per l'affermazione successiva: dicono gli autori che i vaccini sembrano collegati a malattie autoimmuni e citano a loro sostegno la nota bibliografica 6 che porta ad uno studio che dice: "no change in the risk for Guillain-Barré syndrome, multiple sclerosis, type 1 diabetes, or rheumatoid arthritis...", non credo serva tradurre.
Sembra che gli autori non abbiano nemmeno letto ciò che pubblicavano (nemmeno il titolo a quanto pare) e sembra che la rivista non abbia nemmeno controllato ciò che stavano pubblicando. Tra gli esempi di superficialità mettiamoci pure questo:

(sottolineato rosso da me) "Le frecce mostrano i punti nei quali sono stati ottenuti gli spettri EDS", già...ma non ci sono le frecce.
Una figura con la didascalia che spiega come i punti in cui sono state eseguite le analisi spettrografiche siano mostrati da frecce. Ma nella figura non ci sono neanche le frecce.

Strano? Beh, le stranezze sono solo iniziate.

Gli autori hanno analizzato un flacone di vari vaccini usando il loro microscopio (microscopio elettronico a scansione ad emissione di campo con rivelatore a raggi X e spettroscopio a dispersione di energia), 44 campioni di 30 vaccini diversi provenienti da Italia e Francia, alla ricerca di contaminanti e varie particelle.
Le trovano.
Trovano delle particelle all'interno dei vari flaconi di vaccino. Ma sorge un primo dubbio.

Per escludere che in quei flaconi analizzati non siano finiti contaminanti provenienti dal laboratorio stesso, dagli strumenti utilizzati, dall'atmosfera circostante, si usa in genere un metodo "semplice" e conosciuto: il gruppo di controllo. È metodo scientifico di base.

Gli autori dello studio avrebbero per esempio potuto analizzare dei flaconi, fiale, farmaci (anche semplice acqua distillata), che, preparati allo stesso modo dei vaccini nel laboratorio per l'analisi al microscopio, non contenessero sicuramente nessuna particella, si chiama "bianco", devi avere un metro di confronto ed un punto di partenza, altrimenti come fai a dire se quel quantitativo trovato è normale o meno?
Oppure misurare la quantità di particelle rinvenute in altri farmaci e poi confrontarla in quella rinvenuta nei vaccini analizzati, così da vedere se ci fossero differenze. Se in dieci flaconi di un farmaco qualsiasi si trovassero 100 nanoparticelle, trovarne 102 o 98 in uno di vaccini sarebbe stata la norma. Se in dieci flaconi di farmaci ne trovi 2, trovarne 100 nei vaccini sarebbe stato strano.

Questo sempre per escludere che nei vaccini sia finita qualcosa di proveniente dal laboratorio o dalla preparazione, così da poter sostenere che quelle contenute nei vaccini siano "anomale", per poter sostenere, come fanno gli autori: normalmente non ci sono contaminanti, in quei flaconi di vaccino sì.
Questo gli autori non lo fanno e già l'esperimento è falsato.

Le "impurità" per esempio potrebbero essere normali, inevitabili o provenienti dal metodo di preparazione o dall'ambiente e che la presenza di quelle particelle non sarebbe significativa, quindi avremmo dimostrato la sicurezza e la purezza dei vaccini analizzati.
Se le "nanoparticelle" fossero dovunque (come sappiamo) e le trovassimo anche nei vaccini e nella maggior parte delle cose che analizziamo, evidentemente i vaccini non sono diversi da tutto ciò che ci circonda.
Ma questo non è il solo errore di metodo, si noterà ad esempio che tra i vaccini analizzati ce ne sono alcuni vecchissimi, anche del 2004, questo è chiaramente scorretto, visto che alcuni vaccini, dopo tanti anni, possono aver subìto variazioni della composizione e gli stessi flaconi, esposti all'ambiente, potrebbero aver rilasciato sostanze estranee che normalmente non ci sono, sono stati addirittura inclusi anche vaccini già scaduti da oltre 10 anni (e nella peggiore delle ipotesi quei vaccini non erano scaduti al momento dell'analisi e quindi l'analisi è stata fatta in tempi diversi a distanza di anni, una procedura a dir poco fantasiosa). Non c'è differenza tra un'azienda e l'altra o tra un anno di produzione e l'altro.
In pratica sono stati analizzati prodotti a caso, senza avere nemmeno cura di uniformarli e di uniformarne l'analisi, almeno un minimo. Non c'è neanche traccia di un'analisi statistica.

Tra i vaccini analizzati, alcuni vecchissimi, alcuni anche scaduti.
Problemi di metodo (gravi) a parte, in questo studio possiamo notare anche alcuni gravissimi errori nelle conclusioni.
Ad esempio nella prima figura, questa:


È una goccia di Gardasil, il vaccino anti-HPV. la Gatti dice di aver trovato (il grafico a destra mostra la spettrografia del campione) varie sostanze, per esempio cloro e sodio (i più rappresentati) e sali di alluminio (alluminio fosfato, AlPO4)
E cosa contiene normalmente una fiala di vaccino?
Esattamente cloruro di sodio (la soluzione fisiologica, quella che diluisce il farmaco contiene proprio cloruro di sodio) e sali di alluminio (è l'adiuvante, quello che aumenta la risposta anticorpale, è tra gli ingredienti).
Che strano...
L'esperimento è avvenuto in "low vacuum", cioè con un basso vuoto atmosferico, la goccia di vaccino ha lasciato i residui: cloruro di sodio e alluminio, come è normale che sia.
Certo che come prima scoperta non è così eccezionale, in pratica il vaccino contiene quello che dice di contenere. Però poi il duo di autori si esibisce in una perla maestosa. Visualizza un'immagine al microscopio e, senza avere elementi per farlo ma solo in base all'osservazione, conclude che si tratterebbe di "globuli rossi", ecco dove:

Un'area della goccia di un vaccino: per gli autori quelli indicati dalle frecce rosse sarebbero globuli rossi perché ne avrebbero "la morfologia".

Che si giunga alla conclusione (in uno studio, non in una discussione al bar) che esista una contaminazione di globuli rossi così arbitrariamente, solo in base all'osservazione di un'immagine così poco chiara è curioso, diciamo "avventato" (tra parentesi è questo l'aspetto di globuli rossi al microscopio elettronico con osservazione in vuoto atmosferico). Io potrei sostenere, ad esempio, che l'immagine riprende un microscopico ittiosauro (un animale preistorico acquatico), del quale qui possiamo vedere le vertebre fossilizzate.


Senza considerare che, nella stessa immagine, c'è un "artefatto" (un'aggiunta, un errore nell'immagine) che non aiuta certo nella chiarezza.

Artefatto, evidenziato con un cerchio rosso un rettangolo aggiunto o comparso per la manipolazione dell'immagine.

Andiamo avanti, che è meglio.

I "pezzi di metallo" (cit.)

Se il metodo e le valutazioni sono fatte con i piedi, proviamo a limitarci almeno ai risultati di queste analisi.
Gli stessi controlli sono fatti in tutti gli altri vaccini considerati ed in tutti gli autori trovano "nanoparticelle" ed agglomerati di varie sostanze. Leggendole sembra una cosa assurda: alluminio, tungsteno, oro ed altro, tutto in "precipitati", che è ciò che si trova quando una soluzione evapora (e quindi scompare la sua parte liquida) ed i precipitati visti in ogni flacone variano da 1 a 1821. Tanti! Non per niente Montanari parla di "pezzi di metallo" (pezzi!).

Se non fosse che gli autori li hanno trovati in 20 μl (microlitri: 0,00002 litri) di vaccino, per una concentrazione di 0.15 femtomolari (fM).

Si tratta di una concentrazione infinitesimale, piccolissima. Per capirci, se partissimo da una mole, la scala di misura è:

mole
millimole
micromole
nanomole
picomole
femtomole
attomole

Ognuna 1000 volte più piccola della precedente. E questa è la concentrazione maggiore rilevata!

Riuscite ad immaginarla? No, vero? Ovvio, parliamo di un miliardesimo di milionesimo (10-15) di mole. Una cellula uovo umana è grande 1µg (un microgrammo), una molecola di penicillina misura circa 1 femtogrammo. Il DNA umano misura 2 nm (nanometri)!
Stiamo discutendo quindi del nulla, di dosi omeopatiche.

Nel campione di Cervarix (sempre vaccino anti-HPV) sono state trovate 1569 particelle di idrossido di alluminio che rappresentano 0.000000000001 ng (nanogrammi) di alluminio in una fiala intera di vaccino (!). Il nulla.

==

[aggiornamento]:

altri hanno fatto il calcolo nei commenti giungendo a risultati diversi ma in ogni caso trascurabili, il calcolo che ho riportato (calcolato qui ma rivisto da un fisico che mi ha aiutato) risulta da:

1569 particelle di precipitato trovate in una goccia di Cervarix.
Una goccia contiene 1,39 x 10^21 molecole totali, questo significa che la contaminazione rappresenterebbe lo 0,0000000000000000000719% della fiala. Uno di questi "contaminanti" sarebbe idrossido di alluminio, quindi ci sarebbero circa 0.000000000001 ng di alluminio nella fiala.

Mi sembra però ci sia confusione tra "molecola" e "precipitato" (il precipitato è in questo caso un insieme di molecole).
Probabilmente un calcolo più preciso potrebbe dare un risultato di 0,77nanogrammi di alluminio (sempre quantità infinitesimali) che è in ogni caso un calcolo in eccesso perché considerato come se tutti i precipitati fossero composti da alluminio.

==

Sapete quanto alluminio assumiamo mangiando un piatto di pasta? 6 milligrammi. Per l'EFSA il limite di sicurezza per l'alluminio è di 1 mg/kG per settimana.
Sapete qual è il limite per l'alluminio stabilito dall'OMS? 60 milligrammi (al giorno!)  Sapete qual è il limite di sicurezza giornaliero per i metalli pesanti nei farmaci stabilito dall'EMA (agenzia europea dei farmaci)? 10 μg (microgrammi, si scrive anche mcg, un microgrammo è un millesimo di milligrammo.10 microgrammi equivalgono a 10000 nanogrammi). Per via parenterale (quindi iniettati, non negli alimenti). Stiamo parlando, ovviamente, di misure infinitesimali, percepibili solo dagli strumenti adatti allo scopo.
Ripeto, in uno dei campioni analizzati, in un'intera fiala, sono stati trovati 0,000000000001 nanogrammi di alluminio, il limite considerato sicuro dall'EMA per l'alluminio nei farmaci è di 1000 nanogrammi.
Siamo assolutamente, pienamente, abbondantemente nella soglia di sicurezza.

Scala delle unità di misura dei solidi
È talmente sconvolgente (per un profano, per una persona normale) scoprire che in un liquido vi siano delle sostanze in quantità così piccole?
E per una persona che si dice esperta di analisi, come si definisce la Gatti, questo dato avrebbe un significato particolare?
Non lo dovrebbe avere. E cosa dire di uno studioso che chiama "pezzi di metallo" dei precipitati di 0.000000000001 ng di alluminio?
Questo succede perché chi non si occupa di queste cose non ha i riferimenti giusti,  non conosce le scale di grandezza. Un po' come dire che si è caduti in acqua, senza riferimenti significa poco, la differenza tra cadere a riva dove l'acqua è profonda 10 centimetri ed in una baia con una profondità del mare di 20 metri è ovvia ed evidente.
A me ricorda molto chi dice che nei vaccini ci sono "feti abortiti", sai benissimo che i "feti abortiti" non possono esserci e quindi perché lo dici? Che effetto vuoi ottenere in chi legge e non capisce queste cose?

Secondo Montanari, quelli da lui trovati sarebbero "pezzi metallo".
Ma che effetti dovrebbero avere questi "contaminanti" in queste quantità?
Ovviamente non possiamo saperlo con certezza, solo negli ultimi anni si stanno studiando le reazioni tra particelle così piccole ed organismo ma l'evidenza (e l'esperienza, visto che da quando esistiamo siamo esposti a questi agenti) ci dice che non ci sono particolari rischi per la salute, anche perché gli eventuali danni dipendono non solo dalle quantità e dalle dimensioni delle particelle ma anche dal tempo di esposizione.

Si tratta di quantità (ammesso sia corretta l'analisi degli autori, cosa per niente scontata) trascurabili e che non fanno sospettare nessun effetto. E sono gli stessi autori dello studio a dircelo.

Uno studio che l'autore indica per sostenere la pericolosità dell'alluminio si fornisce un valore di sicurezza, ampiamente superiore a quanto trovato nei vaccini analizzati.

Nella nota bibliografica che loro usano per sostenere il nesso tra alluminio e danni neurologici (in pazienti dializzati, nota 12) è indicato uno studio del 1985 che, a pagina 146 dice: che il contenuto ideale di alluminio (nelle dialisi) dovrebbe essere inferiore a 50 μg/L, una quantità enormemente più grande di quella trovata nei vaccini analizzati.

Lo pensa anche l'agenzia nazionale francese di sicurezza sui farmaci: gli elementi trovati sono irrilevanti, in tracce e senza particolare significato, derivanti dai normali componenti dei vaccini e dai materiali usati per le analisi (tamponi, diluenti, filtri, ecc.). L'esame è stato realizzato da tre esperti:

Il dott. Robert Garnier, tossicologo, direttore del Centro Antiveleni e di Tossicovigilanza dell’Hôpital Fernand Widal, la  dott.ssa Sophie Lanone, esperta di nanoparticelle e nanopatologie respiratorie, ricercatrice dell’Istitut Mondor de Recherce Biomédicale di Crèteil, il dott. Thierry Rabilloud, esperto di nanoparticelle e interazioni con le cellule del sistema immunitario, ricercatore dell’Institut de Biosciences et Biotechnologies di Grenoble.

Ecco il riassunto delle conclusioni che possono essere lette per intero: QUI.
"I metalli sono stati trovati nella quantità di tracce in tutti i farmaci iniettabili analizzati, compresa la soluzione fisiologica. La presenza di questi metalli in tracce, che non può essere identificata se non con metodi molto sensibili, rispecchia la realtà ambientale e non deve essere considerata come un rischio sanitario."
Questi "inquinanti" la Gatti li ha cercati anche per antibiotici, cortisonici (iniettabili, ovviamente) o altri farmaci? Perché tra esposizione ai vaccini ed agli antibiotici diciamo che i secondi vincono a mani basse ma questo agli autori, evidentemente, non interessa.

Ecco come crolla tutto il castello antivaccinista. Ecco per che tipo di "studio" si è parlato di "vaccini inquinati", "pezzi di metallo", "vaccini sporchi". Io direi che prima di sparare sentenze sarebbe bene o conoscere un argomento o studiarlo bene.

Ma c'è un'altra conclusione che possiamo trarre da questo studio che voleva essere un allarme ed alla fine è solo un simpatico scherzo, anche un po' banalotto.

Conclusioni: un sospiro di sollievo.

Alla luce di quello che abbiamo visto, è giusto definire quei vaccini come "inquinati"? È corretto parlare di "pezzi di metallo"? È onesto dire che nei vaccini ci sarebbero contaminazioni pericolose?
Io non sono un esperto di vaccini, ma, oltre ad essere un medico, credo di avere un po' di sale in zucca, direi di no, decisamente, ma ognuno si faccia la sua opinione.

Non è comunque una bella notizia che persone che pubblicano cose del genere poi siano quelle alle quali genitori e mezzi di comunicazione diano credito ma prendiamo questi episodi come una lezione. Un ripasso di cos'è il metodo scientifico, di come si realizza correttamente uno studio, di come si evitano errori e distrazioni. Forse questo esempio è molto più esplicativo di tante lezioni sul doppio cieco, la randomizzazione, il gruppo di controllo o la significatività (tutti metodi per ridurre gli errori di uno studio, nessuno di essi utilizzato in questo caso). Un bellissimo esempio di cosa è la scienza, del perché il controllo incrociato è una garanzia per tutti. Questo ci spiega perché è difficile che uno scienziato scriva sciocchezze facendola franca, ci saranno 10, 100, 1000 suoi colleghi a controllare e criticare.

Una cosa interessante è che questi trucchi per arrivare alla conclusione voluta sono gli stessi che usano grandi, note e "serie" case farmaceutiche. Forse imparare a riconoscerli potrebbe renderci più colti.
Prendiamolo come esempio per essere più consapevoli di quello che ci danno in pasto certi giornalisti e certi media, cerchiamo di sfruttare questa esperienza per maturare. Anche perché, riflettendoci, questa storia ci riserva un'ulteriore sorpresa.

Come abbiamo visto questo studio non brilla per precisione ma è già qualcosa.
Questi risultati però ci dimostrano come, non solo i vaccini non presentino sostanze estranee in quantità rilevanti ma anche che nemmeno un microscopio elettronico sia riuscito a trovare campioni con contaminazioni importanti, significative, preoccupanti, nemmeno una.

Se giudicassimo quei campioni di vaccino persino con gli strettissimi standard di laboratorio ASTM (società indipendente che stabilisce gli standard, le caratteristiche di materiali, prodotti e servizi) con il massimo degli standard (ASTM tipo 1), sarebbero permessi per esempio 50 μg/L di carbonio organico (un indice di contaminazione molto usato) totale e 1 μg/L di sodio o 3 μg/L di silicio. Milioni di volte superiori a quanto trovato nei flaconi esaminati che quindi, oltre ai limiti di sicurezza, rispettano ampiamente anche i limiti di purezza.
La presenza di eventuali sostanze estranee è quindi risultata in tutti i casi rientrante nei limiti di sicurezza, di qualsiasi ente preposto al controllo.

Questo ci consentirebbe di definire quei vaccini come puri e sicuri.

Per concludere quindi, nonostante la poca accuratezza dell'esperimento (vi risparmio i commenti del post di Science Blogs stupefatti per ciò che hanno letto), nonostante la pubblicazione in una rivista senza alcun valore scientifico, nonostante le repliche, a dir poco isteriche, alle critiche ricevute (a tal proposito vi segnalo il post di riassunto della serissima OcaSapiens), possiamo concludere che i vaccini, almeno quelli analizzati, sono puri, puliti e sicuri.
Il fatto che questa conclusione derivi dall'esperienza di una esperta in malattie misteriose ci consente di considerare questo risultato particolarmente significativo.

Un sospiro di sollievo per tutti.

Alla prossima.

"È incredibile quanti problemi può causare un umile microscopio elettronico, quando è nelle mani di svitati" (Dott. David Gorski surgical oncologist. Professor of surgery at Wayne State University School of Medicine, USA).

[Articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale]

Aggiornamento [10/02/17, 12.38]: il marito della dott.ssa Gatti, (Stefano Montanari), dichiara in alcune sue risposte (nelle quali indirizza insulti al sottoscritto ) che i lavori di cui parliamo sarebbero presi in seria considerazione dall'EMA (Agenzia Europea dei Farmaci): "L'European Medicines Agency è già in stretto contatto con noi e ha idee molto diverse da quelle del poverino. [il "poverino" sarei io, ndr.] "e "l'agenzia europea dei farmaci è già in contatto con noi e ha trasmesso i dati a chi di dovere.".
Chiesta conferma all'EMA che ha smentito categoricamente alcuna collaborazione con il dott. Montanari e smentisce l'interesse e la validità dello studio in questione.

Aggiornamento [11/02/2017, 22.25]: Se c'è una cosa bellissima ed interessante nel cammino della ricerca scientifica è il controllo pubblico di ciò che si afferma. Questa è una garanzia per tutti noi. Nessuno può barare fino in fondo, almeno fino a quando pubblicherà (metterà a disposizione del pubblico) le sue idee o ipotesi. La coppia di coniugi Gatti e Montanari, con questo studio, ha sicuramente suscitato molto interesse (probabilmente non proprio quello che loro volevano) e così qualcuno si è preso la briga di controllare anche i loro studi passati. Tante altre incongruenze ma ora gli studi approdano su PubPeer, una piattaforma pubblica nella quale addetti ai lavori fanno le pulci alle ricerche che compaiono in giro, cercandone errori, dimenticanze ed eventuali manipolazioni. Interessante, vero?
15 Feb 09:52

La prova logica che il Collettivo di Bologna non ha niente da dire

by Dan Marinos

Esiste un modo facile facile per capire se qualcuno ha scritto un testo banale, sempliciotto, fatto di puri slogan e frasi fatte. Si chiama “Metodo Alberoni – Tetranacci” ed è stato sviluppato nel 2009 da Ne’elam su Noise From Amerika. L’ipotesi alla base di questo metodo è che un articolo o un discorso molto banale potrebbe essere spezzato nei suoi periodi e riassemblato in maniera del tutto casuale con pochi danni per la comprensione del lettore. In altre parole, le frasi del pezzo in questione vengono tagliate, eliminate e spostate a caso. Se il risultato continua ad avere un senso e il messaggio dell’autore è ancora chiaro, siamo di fronte ad una somma di frasi fatte, senza la tipica costruzione argomentativa fatta di tesi, prove a sostegno, confutazione dell’antitesi e conclusione. Il nome del metodo deriva dalla prova fatta da Ne’elam, il quale riformulò un articolo di Alberoni secondo la sequenza Tetranacci. Il risultato fu un fratello gemello dell’editoriale originale.

Mi ero già dilettato a fare questo esperimento nel 2013 con altri giornalisti e nel 2014 con i politici. Oggi proviamo con i comunicati del Collettivo Universitario Autonomo Bologna, salito alla cronaca per la questione dei tornelli in biblioteca e delle conseguenti sommosse. L’ispirazione è nata cazzeggiando sul profilo Facebook del collettivo che, di fronte alle richieste di spiegazioni da parte di moltissimi utenti, ha linkato questi comunicati. Leggendoli ho avvertito subito il vuoto abissale di contenuti. Nessuna domanda può essere soddisfatta, perché non c’è alcuna risposta. Solo slogan e frasi fatte. Per dimostrarlo, non esiste niente di meglio che lasciarvi con questi stralci che sono frutto della somma di 2 comunicati (uno di fine gennaio e uno di questo weekend) per un totale di 32 righe, che verranno riportate per completezza in fondo all’articolo nel caso voleste cimentarvi anche voi.

Fibonacci (1,2,3,5,8,13,21):

 Le notizie che annunciavano la possibile installazione dei tornelli al 36 di via Zamboni risalgono addirittura a maggio dell’anno scorso, anche se da allora mai erano stati realizzati.

Quando verso la metà di dicembre di quest’anno veniva annunciata la chiusura anticipata della biblioteca per l’esecuzione di ”lavori di manutenzione”, ci immaginavamo già quindi la possibilità che andasse a concretizzarsi quest’ipotesi

Così è stato e, sin da subito, ci siamo sentiti in dovere di prendere parola e di opporci in modo netto a questo provvedimento tanto inutile quanto controproducente imposto dell’universita’.

Uno di questi è il metodo con cui si è cercato di imporre questo nuovo dispositivo, non tenendo minimamente conto del contesto e dei bisogni sentiti dagli studenti che attraversano maggiormente quel posto.

Un immaginario di blindatura che ricorda molto più una banca che un’aula studio, con tanto di agenti della Digos all’interno.

D’altra parte vediamo come i vari prorettori e dirigenti invece di cogliere le rivendicazioni degli studenti pensano piuttosto a minacciare chiusure della biblioteca o ad utilizzare ogni mezzo retorico per giustificare quello scempio, ai limiti dello sciacallaggio.

E’ l’attacco ad una comunità e attraverso essa ad ogni frammento di contestazione, di dissenso, di opposizione reale al discorso e ai soprusi di chi si arroga il diritto di decide sulle nostre vite.

 

Potenza di 2 (2,4,8,16,32):

Quando verso la metà di dicembre di quest’anno veniva annunciata la chiusura anticipata della biblioteca per l’esecuzione di ”lavori di manutenzione”, ci immaginavamo già quindi la possibilità che andasse a concretizzarsi quest’ipotesi

I motivi e i fattori per cui ci si sta opponendo a questo nuovo sistema di controllo sono molti.

Un immaginario di blindatura che ricorda molto più una banca che un’aula studio, con tanto di agenti della Digos all’interno.

A partire da queste belle giornate, dove al 36 abbiamo tutti e tutte respirato un’aria positiva fatta di sentimenti collettivi e di autogestione, continuiamo l’opposizione ai tornelli per essere noi tutti a decidere collettivamente sul funzionamento della nostra biblioteca.

L’università è di chi la vive!

 

Numeri primi al contrario (31,29,23,19,17,13):

Riappropriamoci del nostro tempo e dei nostri spazi, per costruire l’alternativa possibile all’interno dell’università ormai azienda.

Perché non accada più e la forza collettiva sia il vero segno del riscatto.

Un attacco contro una comunità di studenti e studentesse che rivendicano il diritto ad un sapere libero e si oppongono a inutili barriere all’ingresso di una sala studio, e che quel giorno avevano deciso di autorganizzarsi riaprendo ed autogestendo la biblioteca.

Un attacco portato avanti dall’università prima con la decisione unilaterale di installare un sistema di controllo tramite i famosi tornelli, poi con l’appoggio della questura con le cariche della celere dentro il 36.

Se i tornelli rimarranno, noi resteremo ad impedire che funzionino perché il 36 è casa nostra, di tutti e tutte le studentesse e gli studenti che quotidianamente passano la giornata qui a studiare!

D’altra parte vediamo come i vari prorettori e dirigenti invece di cogliere le rivendicazioni degli studenti pensano piuttosto a minacciare chiusure della biblioteca o ad utilizzare ogni mezzo retorico per giustificare quello scempio, ai limiti dello sciacallaggio.

 

Funzione Random di Excel (20,8,23,15,28):

E’ prima di tutto questione di diritto allo studio, ma non soltanto: è questione di minare le basi dell’alterità possibile.

Un immaginario di blindatura che ricorda molto più una banca che un’aula studio, con tanto di agenti della Digos all’interno.

Un attacco contro una comunità di studenti e studentesse che rivendicano il diritto ad un sapere libero e si oppongono a inutili barriere all’ingresso di una sala studio, e che quel giorno avevano deciso di autorganizzarsi riaprendo ed autogestendo la biblioteca.

Parallelamente alla riapertura dei tornelli si sono svolte due assemblee in Aula Affreschi partecipate da centinaia di giovani che hanno ribadito l’importanza di costruire collettivamente un’opposizione forte a questo dispositivo, e che si riaggiorneranno lunedì prossimo alle 18.

Anche per Michele, per chi se ne va col cappio al collo.

 

 

I testi completi:

  1. Le notizie che annunciavano la possibile installazione dei tornelli al 36 di via Zamboni risalgono addirittura a maggio dell’anno scorso, anche se da allora mai erano stati realizzati.
  2. Quando verso la metà di dicembre di quest’anno veniva annunciata la chiusura anticipata della biblioteca per l’esecuzione di ”lavori di manutenzione”, ci immaginavamo già quindi la possibilità che andasse a concretizzarsi quest’ipotesi
  3. Così è stato e, sin da subito, ci siamo sentiti in dovere di prendere parola e di opporci in modo netto a questo provvedimento tanto inutile quanto controproducente imposto dell’universit
  4. I motivi e i fattori per cui ci si sta opponendo a questo nuovo sistema di controllo sono molti.
  5. Uno di questi è il metodo con cui si è cercato di imporre questo nuovo dispositivo, non tenendo minimamente conto del contesto e dei bisogni sentiti dagli studenti che attraversano maggiormente quel posto.
  6. Non si tiene presente la natura di questa biblioteca, che negli anni si è rivelata un luogo pulsante della zona universitaria, attraversata da pratiche d’autogestione edun luogo la cui identità è andata costruendosi lotta dopo lotta e che ora è un punto di riferimento di socialità e cultura.
  7. Dopo le due settimane di chiusura per ultimare i lavori (in pieno periodo d’esami) lo scenario che con cui ci si è dovuti misurare è quello di barriere di vetro, dispositivi di controllo elettronico con tanto di telecamere.
  8. Un immaginario di blindatura che ricorda molto più una banca che un’aula studio, con tanto di agenti della Digos all’interno.
  9. Il discorso sicurezza adottato dall’università per giustificare i tornelli viene smontato subito dagli studenti stessi, prima allontanando la presenza poliziesca e poi decidendo di aprire una volta per tutte le porte, facendo tornare il 36 un luogo accessibile ed attraversato, come è giusto che sia.
  10. . Riaprendo i tornelli l’abbiamo ribadito: il 36 è di studenti e studentesse e solo a chi il 36 lo vive ogni giorno può capirne le dinamiche ed i bisogni.
  11. Il 36 e gli spazi dell’università sono di tutti, tutti devono potervi accedere, i tornelli sono una barriera esclusiva; barriera che sembra seguire la linea ultra-securitaria e di controllo che si respira un po’ in tutto l’occidente.
  12. In tanti abbiamo rivendicato, di fronte ai dirigenti di quest’università, che nessuno ha paura o si sente in pericolo a stare in questa biblioteca, perché l’unica garanzia siamo noi, studenti e studentesse, che conosciamo e viviamo questo posto.
  13. D’altra parte vediamo come i vari prorettori e dirigenti invece di cogliere le rivendicazioni degli studenti pensano piuttosto a minacciare chiusure della biblioteca o ad utilizzare ogni mezzo retorico per giustificare quello scempio, ai limiti dello sciacallaggio.
  14. E’ con questa convinzione che nel corso degli ultimi tre giorni i tornelli sono stati sempre aperti per fare del 36 il luogo che è sempre stato accessibile a tutti e tutte.
  15. Parallelamente alla riapertura dei tornelli si sono svolte due assemblee in Aula Affreschi partecipate da centinaia di giovani che hanno ribadito l’importanza di costruire collettivamente un’opposizione forte a questo dispositivo, e che si riaggiorneranno lunedì prossimo alle 18.
  16. A partire da queste belle giornate, dove al 36 abbiamo tutti e tutte respirato un’aria positiva fatta di sentimenti collettivi e di autogestione, continuiamo l’opposizione ai tornelli per essere noi tutti a decidere collettivamente sul funzionamento della nostra biblioteca.
  17. Se i tornelli rimarranno, noi resteremo ad impedire che funzionino perché il 36 è casa nostra, di tutti e tutte le studentesse e gli studenti che quotidianamente passano la giornata qui a studiare!
  18. Quanto avvenuto a Bologna è noto.
  19. Un attacco portato avanti dall’università prima con la decisione unilaterale di installare un sistema di controllo tramite i famosi tornelli, poi con l’appoggio della questura con le cariche della celere dentro il 36.
  20. E’ prima di tutto questione di diritto allo studio, ma non soltanto: è questione di minare le basi dell’alterità possibile.
  21. E’ l’attacco ad una comunità e attraverso essa ad ogni frammento di contestazione, di dissenso, di opposizione reale al discorso e ai soprusi di chi si arroga il diritto di decide sulle nostre vite.
  22. Dopo la gravissima irruzione della celere in antissommossa, abbiamo visto la giusta e degna risposta di chi non ci sta a chinare la testa di fronte a queste imposizioni.
  23. Un attacco contro una comunità di studenti e studentesse che rivendicano il diritto ad un sapere libero e si oppongono a inutili barriere all’ingresso di una sala studio, e che quel giorno avevano deciso di autorganizzarsi riaprendo ed autogestendo la biblioteca.
  24. Dicono che siamo una generazione di pigri, ci dicono che dovremmo essere flessibili, ci dicono che siamo choosy.
  25. La verità è che siamo una generazione di giovani marchiati a vita dalle politiche di precarietà del PD e di Poletti, dal lavoro gratuito stile EXPO, dall’impossibilità di tracciare prospettive di futuro ed essere imbrigliata in questo eterno presente di sofferenza.
  26. Abbiamo una grande responsabilità: rompere la solitudine di tanti coetanei e coetanee, creare una contronarrazione a chi specula sugli interessi giovanili e non fa altro che perpetuare il tempo infinito della nostra precarietà.
  27. Economica, esistenziale.
  28. Anche per Michele, per chi se ne va col cappio al collo.
  29. Perché non accada più e la forza collettiva sia il vero segno del riscatto.
  30. Facciamo perciò appello a tutte le città, agli studenti, alle studentesse ed ai tanti e tante solidali del Paese, perché giovedì 16 sia una giornata di mobilitazione e così i giorni a venire. Dal Nord al Sud alle isole segnaliamo, manifestiamo, contestiamo i responsabili delle scelte scellerate che subiamo in Università e non solo.
  31. Riappropriamoci del nostro tempo e dei nostri spazi, per costruire l’alternativa possibile all’interno dell’università ormai azienda.
  32. L’università è di chi la vive!
15 Feb 09:45

Four subcultures of the university

by Ross H. McKenzie
A while back I was in a discussion about "What is the culture of the university? What would a sociologist or anthropologist say?"

I thought about this quite a while and came to the conclusion that most universities (particularly research universities in the Western world) do not have a single culture, but rather four distinct subcultures.

First, let me make an observation about modern cosmopolitan cities: New York, Brisbane, Bangalore, Paris, London, ... Within each city, there can co-exist several distinct social groups and subcultures, e.g. African-American, Jewish, homeless, business elite, Muslim, WASPs, Hispanic, ...
Culture is not just about what kind of restaurants they eat at. It concerns values.
Although they may occupy the same physical space (and to a certain extent the same political and economic space), the values of these communities are often distinctly different. If you don't think this I suggest you talk to someone from one community who has married someone (or tried to) from a different community. Or someone who has changed their religion from that of one community to another. These cross-cultural actions can be traumatic and divisive. There are small groups of people who may bridge more than one subculture, but they are in a minority. In reality, the amount of meaningful engagement and communication between the communities can be extremely small. Previously, I posted about when the conflicting values of faculty and students collide.

So here are my four subcultures of the university.
I am deliberately being provocative and extreme to make the point that the university is more fractured than some realise or might acknowledge.

Scholars, monks, and nuns.
This consists of most faculty, graduate students, and a few "nerdy" undergraduates, such as those in special honours program. They love learning and understanding things. Money is not so important. Some will happily work long hours because they love what they are doing. Research should not have to be justified in pragmatic economic terms. They think students should come to university to "expand their minds" not to get a piece of paper or a job. The university has intrinsic value.

Undergrads and party animals.
This sub-culture is provocatively captured in the novel, I am Charlotte Simmons by Tom Wolfe
According to Wikipedia
“Despite Dupont’s [the university] elite status, in the minds of its students, sex, alcohol, and social status rule the day. The student culture is focused upon gaining material wealth, physical pleasure, and a well-placed social status; academics are only important insofar as they help achieve these goals.”
Many undergraduates may not be party animals. Many are not as privileged as Dupont students. But,  the majority (and their parents) still have a completely functional view of education: it is a means towards employment and social advancement.

The neoliberal management class.
This is not just the very highly paid senior managers but the massive support staffs that go with them. Keep in mind that at most universities more than half of the staff are not doing any teaching or research. The 4 key values are management, money, metrics, and marketing. Neoliberalism is like a religion: it defines rationality and morality. It is not to be questioned.

The invisible underclass.
This includes the cafeteria workers, janitors, "adjunct faculty" on short-term teaching contracts, and unpaid "visiting scholars" from the Majority world. They are poorly paid, have uncertain employment, and virtually no voice. Their main value is survival. Yet the university would grind to a halt without them. A testimony to their invisibility is that I did not originally include them in my original version of this post. However, I read a moving New York Times article by Rosa Ines Rivera, a Harvard cafeteria worker and an article about a Singapore student group that ran a special event to honor janitors at their university.

What do you think? Is this characterisation reasonable?
13 Feb 18:11

Saturday Morning Breakfast Cereal - Finals Nightmare

by tech@thehiveworks.com


Click here to go see the bonus panel!

Hovertext:
I really can't tell if this one will get hatemail or lovemail.

New comic!
Today's News:

The time draws nigh! All proposals for BAHFest East must be in by Wednesday!

 

NOW THEN, here's the keynote lecture from BAHFest Sydney 2016, by none other than Dr. Karl:

 

09 Feb 17:32

Optical microscopy aims deep

by Sylvain Gigan

Nature Photonics 11, 14 (2017). doi:10.1038/nphoton.2016.257

Author: Sylvain Gigan

A new set of imaging techniques that take advantage of scattered light may soon lead to key advances in biomedical optics, providing access to depths well beyond what is currently possible with ballistic light.

09 Feb 17:31

Focusing light through frosted glass leads to new 3D display technology

by Chris Lee

Enlarge / We're not at the hand-held hologram projector state yet, but we're getting there.

Sometimes it amazes me how fast physics goes from fundamental ideas to producing a new toy. The latest example comes from a bunch of experiments and theory on how opaque materials affect light passing through them, a topic that we have covered extensively in the past. The work had the catnip qualities of being cute and simple and exploring some pretty fundamental physics ideas.

The idea behind the research was simple. Scattering materials, like white paint or sugar cubes, turn light into a chaotic jumble. But if we could control how they scatter light, we could turn them into useful things like focusing devices. I know the researchers who pioneered this idea, and they were all rather conservative about possible applications. And that was appropriate; the ideas that they had—medical imaging, high-resolution imaging, and security applications—have all (with the exception of security) proved to be possible but really difficult.

So I was a bit surprised to see the ideas applied to holographic displays. I have to admit, I never even thought of it, but once you see the idea it is like being slapped silly by Captain Obvious.

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09 Feb 14:27

Feynman e l’ornitologia

by peppe liberti

Domenica 6 febbraio Armando Massarenti ha recensito, sul supplemento culturale de Il Sole 24 Ore, Le battute memorabili di Feynman, volume appena tradotto e pubblicato da Adelphi, citando una (celebre) frase che in quel libro non c’è. In “Come rovinare la reputazione del più grande fisico del mondo” scrive infatti:

(…) ne mancano alcune di veramente memorabili, come quella secondo cui “La filosofia della scienza è utile agli scienziati più o meno quanto l’ornitologia lo è agli uccelli”

Ora, se la frase non c’è, un motivo ci sarà: non è stata ritenuta memorabile? Uhm, lo è senz’altro. Allora forse Feynman non l’ha mai scritta. Sì, non l’ha mai scritta. Magari non l’ha mai pronunciata. Non si può sapere con certezza ma se l’ha fatto non si trovano testimoni in grado di confermare. E dunque? E dunque, purtroppo, Massarenti è in buona compagnia, altrimenti sarebbe stato più cauto. Ecco tre esempi:

  1. Brian Cox (Huw Wheldon Lecture 2010: Science - a challenge to TV Orthodoxy, BBC): “ I concur absolutely with the quote attributed to the prize-winning physicist Richard Feynman. He said: ‘The philosophy of science is about as useful to scientists as ornithology is to birds.’ ”
  2. Alan Sokal (“My philosophy: Alan Sokal” di Julian Baggini in The Philosophers’ Magazine online, Issue 41): “But going back to the other side, that philosophy is just good for itself and is not necessarily intended to help working scientists, you know the famous quote from Feynman which says ‘philosophy of science is about as useful for scientists as ornithology is for birds.’ ”
  3. Julian Baggini (a volte ritornano, in The Meaning of Science by Tim Lewens review - can scientific knowledge be objective? The Guardian, 27 August 2015): “The physicist Richard Feynman once remarked that ‘philosophy of science is about as useful to scientists as ornithology is to birds’.”

Potreste fidarvi di Cox, Sokal e Baggini e prenderla per buona ma non importa quanto bella sia la frase, non importa quanto geniale sia chi l’ha citata, né chi egli sia — se non ci sono fonti non può essere attribuita (sì, ho parafrasato il Feynman di The character of physical law, lo so). Però circola. Chi è il colpevole?

Un primo indizio l’ho trovato in Newtonianism, reductionism and the art of congressional testimony di Steven Weinberg, pubblicato su Nature nel 1987 e che è anche un capitolo di “Facing Up, Science and Its Cultural Adversaries” (qua il pdf). Comincia così:

My talk this afternoon will be about the philosophy of science, rather than about science itself. This is somewhat uncharacteristic for me, and, I suppose, for working scientist in general. I’ve read the remark (although I forget the source) that the philosophy of science is just about as useful to scientists as ornithology is to birds.

Ora, mi chiedo, l’avesse detta davvero Feynman quella frase lì, Weinberg avrebbe dimenticato la fonte? (Feynman peraltro nel 1987 è ancora in vita, seppur assai malato). Ho cercato ancora e di scritto, prima di questa data, non ho trovato nulla. Dopo sì ma a partire dal 1998, anno di pubblicazione di due libri: Causality and Explanation di Wesley C. Salmon in cui è citato l’intervento di Weinberg ma mai, in quel contesto, Feynman e A House Built on Sand: Exposing Postmodernist Myths About Science a cura di Noretta Koertge. Qua trovate:

Richard Feynman famous (perhaps apocryphal) judgment that philosophy of science is just about as useful to scientists as ornithology is to birds has been quoted and echoed by Steven Weinberg

Dunque nel ’98 la frase di Feynman, per la Koertge, è già “famosa”, “forse apocrifa” ed è stata “citata e ripresa da Weinberg” (ma sappiamo che Weinberg non l’attribuisce a nessuno, non ricorda, così scrive). Troppe imprecisioni per poterla prendere sul serio. Scrive “famosa” però. Dove altro può averla letta o sentita?

Nell’Agosto del 1952 Barnett Newman, celebre pittore e scultore statunitense, aveva partecipato in qualità di relatore alla Woodstock Art Conference a Woodstock, New York. Lì, discutendo con Susanne Langer, filosofa, aveva attaccato i professionisti dell’estetica, affermando:

I feel that even if aesthetics is established as a science, it doesn’t affect me as an artist. I’ve done quite a bit of work in ornithology; I have never met an ornithologist who ever thought that ornithology was for the birds.

da qui a “L’estetica è utile all’artista come l’ornitologia lo è agli uccelli” (attribuita qua) il passo è breve. La battuta diventa subito famosa e viene usata nei contesti più vari, ad esempio in un volume del 1955 della Association of American Medical Colleges:

medical education is to medical students as ornithology is to the birds

o, molti anni dopo, da Albert Edward Elsen in “Law, ethics, and the visual arts: cases and materials” (1979):

To paraphrase the dictum of a famous American painter, Barnett Newman, criticism is to photography as ornithology is to the birds

o, ancora, da Charles Rosen in “The Frontiers of Meaning: Three Informal Lectures on Music” (1994):

Mathematicians tells us that it is easy to invent mathematical theorems which are true, but that it is hard to find interesting ones. In analyzing music or writing its history, we meet the same difficulty, and it is compounded by another. For whom is it interesting? To paraphrase a famous remark of Barnett Newman, musicology is for musicians what ornithology is for the birds.

Infine, il collegamento tra Weinberg e Barnett Newman è reso esplicito in una recensione di “The Comprehensibility of the Universe: A New Conception of Science” di Nicholas Maxwell pubblicata su JSTOR nel 2000. Che Weinberg avesse in mente proprio Newman è però tutto da dimostrare (anzi no, non ricorda, ve l’ho già detto).

Insomma, la frase famosa è quella di Newman. Può averla parafrasata Feynman? Certo che sì, ma anche Gell-man, perché no? Ma chi o cosa può aver suggerito l’intervento del primo? Questo forse? Chi può dirlo, l’unica cosa di cui possiamo esser certi è che quella frase lì non finirà mai su un libro che raccoglierà le battute di Feynman. Ah sì, l’han pubblicato, dimenticavo, e l’ha curato Michelle, la figlia. Ecco perché non c’è.

Adesso questa storia fa parte di una storia più lunga che trovate su Il Tascabile (clic).

09 Feb 09:26

Coast-to-Coast Coasting

by xkcd

What if the entire continental US was on a decreasing slope from West to East. How steep would the slope have to be to sustain the momentum needed to ride a bicycle the entire distance without pedaling?

—Brandon Rooks

Too steep to actually build, sadly. But for the next best thing, I suggest a vacation to the Hawaiian island of Maui.

First, the physics. Bikes coast downhill. On a long enough slope, a bike will reach a certain steady coasting speed. On a steep hill, their coasting speed will be faster, and on a gentle slope, they coast more slowly. If the slope is small enough, the bike will slow down and stop.

The shallowest slope at which a bike will still roll steadily forward is determined by the bike's coefficient of rolling resistance. In fact, the formula for this minimum slope—measured in terms of vertical drop over horizontal distance—is incredibly simple:

\[ \text{Minimum slope} = \text{Coefficient of rolling resistance} \]

"Slope equals coefficient of friction"[1] is a handy general rule in physics: The coefficient of friction between an object on a surface is just the shallowest slope at which the object slides.[2]

For a nice bike under good conditions, the coefficient of rolling resistance can get as low as 0.002, or 1/500.[3] That means that to travel 500 miles horizontally, you'll need a vertical drop of at least 1 mile. To travel the roughly 2,500 miles from New York to LA, you'd need to start off at least 5 miles up, higher than North America's highest mountain. I suggest bringing oxygen tanks.

But be warned—the trip could take a while.

A bike's rolling resistance mainly comes from the way the tire[4]​[5]​[6] deforms as it rolls, and it doesn't depend that much on how fast you're going. Air resistance, on the other hand, increases as you speed up, and under most conditions is the main drag force acting on a moving bike. To figure out how fast a bike will coast on a downhill slope, you need to calculate the point at which air resistance balances out the forward pull from gravity. At that point, the bike will stop accelerating. We can do that by using the formula for air resistance:

\[ \text{Forward pull from gravity} = \text{Rolling resistance} + \text{Drag force} \]

\[ m g \sin(\theta) = g \cos(\theta) C_r m + \tfrac{1}{2} C_d \rho A V^2 \]

\[ V = \sqrt{\frac{m g \sin(\theta) - g \cos(\theta) C_r m}{ \tfrac{1}{2} C_d \rho A}} \]

(V is the speed of the bike, Cr and Cd are the coefficients of rolling resistance and air drag, θ is the slope angle, g is the acceleration of gravity, m is the mass of the bike and rider, A is the frontal area of the bike and rider, and ρ is the density of air.)

For a very shallow slope of 0.2° or 0.3°, the bike would barely roll, and its top speed would be slower than a walking pace. You would need to add an extra few tenths of a degree to get the speed high enough to balance comfortably, and this would make the LA end of the slope even higher than the already implausible five miles.

But still, bicycles are pretty impressive coasting machines.[7] Skis, which are pretty good at sliding, actually have a coefficient of friction about 10 times higher than a bike's rolling resistance.

To ski from LA to New York, a skier would need to start off 10 times higher than a bike to make the same trip. Instead of the top of a mountain, they would need to start from near the edge of space. Not only is there no way to build a slope that tall, but ice isn't even stable at those low temperatures, so there'd be nothing to slide on.

In practice, the longest horizontal distance you could travel on a bike with an ideal ramp is probably not more than a couple hundred miles, and that would require ideal conditions. In the real world, the longest such trip might[8] be the Haleakala downhill bike ride, which allows you to take a 35-mile trip from near the 10,000-foot summit all the way down to sea level with virtually no pedaling required.

(And if you can't make it to Maui yourself, you can at least enjoy the video search results for bicycle into water.)

[1] Sliding friction and rolling resistance work in different ways, but the coefficients are equivalent in these types of problems. If you want to be precise, you could use the phrase "coefficient of resistance" for all of them, but "coefficient of friction" is the more common term.

[2] The coefficient of static friction is the slope at which the object starts sliding. The (usually lower) coefficient of dynamic friction is the minimum slope at which it keeps sliding once you give it a nudge.

[3] You can browse some test data here.

[4] And the ground, if you're riding on dirt.

[5] And the spokes and frame, if your bike is made of soft clay or something.

[6] Why do you have a bike made entirely of soft clay?

[7] Trains have steel wheels which roll on smooth rails, so they should have very little rolling resistance. You can work out their coefficients by looking over technical specs or calculating from first principles, but a cleverer way is by watching train-pulling athletic events. Then, with a little calculation involving the limits of human strength and/or direct measurement, you can work out the coefficient from the other end. It turns out that train cars—at least, the kind used in strongman events—have coefficients of rolling resistance barely equal to that of a good bicycle.

[8] It's billed as the longest, but I wonder if there's a longer one in some random stretch of gently-sloping downhill road in rural Mongolia or something.

08 Feb 09:25

02/06/17 PHD comic: 'Regression'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
Click on the title below to read the comic
title: "Regression" - originally published 2/6/2017

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07 Feb 16:05

La cottura della pasta

by Dario Bressanini

Parlare di cottura della pasta in Italia è più pericoloso che parlare male della mamma o della sorella. Molti sono i riti irrinunciabili, le convinzioni adamantine, gli imperativi più o meno assoluti, i “non si fa” definitivi e le scomuniche velocissime. Consapevole di camminare sui gusci d’uova, mi metto lo scolapasta (!) in testa per ripararmi da eventuali flame e andiamo a incominciare.

Il processo con cui il cibo è più comunemente preparato per la tavola -la bollitura- è così familiare a chiunque, e i suoi effetti così uniformi, e apparentemente così semplici, che pochi, io credo, si sono presi la briga di indagare come o in che modo questi effetti vengono prodotti”.

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Così scriveva nel 1799 Benjamin Thompson, più conosciuto come Conte Rumford –uno dei fondatori della termodinamica– in un saggio in cui analizzava scientificamente i processi di cottura, stupendosi di come fossero così poco compresi, anche e soprattutto dai cuochi, che li avevano sotto gli occhi tutti i giorni. Ancora oggi un atto così semplice e quasi quotidiano come far bollire l’acqua per la pasta è spesso fonte di molte discussioni. Quanta acqua usare? Si deve usare o meno il coperchio? Quando si deve aggiungere il sale? Una volta gettata la pasta si può abbassare il fuoco? Questa volta ci concentriamo sulla temperatura dell’acqua.

Acqua a bollore o no?

Molte persone pensano che l’ebollizione dell’acqua sia una condizione assolutamente necessaria per poter cuocere la pasta, ma già Thompson intuì che questo non è vero. La cottura del cibo infatti dipende solo dalla temperatura raggiunta, e non dal fatto che l’acqua stia bollendo o meno. La temperatura di ebollizione dell’acqua dipende dalla pressione atmosferica e questa diminuisce con l’altitudine. Degli spaghetti immersi in acqua a bollore a Sestriere, a circa 2000 metri di altitudine, cuociono a circa 93 °C, rispetto ai 100 °C che si raggiungono a livello del mare. Ciò significa che si possono usare quelle temperature anche ad altitudini più basse, senza però far bollire l’acqua. Perché, scrive Thompson

tutto il combustibile che viene utilizzato nel farla bollire vigorosamente è sprecato, senza aggiungere un singolo grado al calore dell’acqua, né velocizzare o accorciare il processo della cottura di un solo secondo. Poiché è dal calore, dalla sua intensità e della sua durata che il cibo viene cotto, e non dall’ebollizione dell’acqua che non ha alcun ruolo in quell’operazione.”.

Thompson non parlava di pasta ma di carne e verdure ma il principio è del tutto generale: ciò che conta è la temperatura raggiunta e non il fatto che l’acqua stia bollendo.

fusillicotturaLa cottura della pasta è governata principalmente da tre fattori: la velocità di penetrazione dell’acqua all’interno dell’impasto, la gelatinizzazione dell’amido e la denaturazione e conseguente coagulazione del glutine. Tutti questi fenomeni dipendono dalla temperatura.

L’acqua penetra nella pasta anche a basse temperature, persino in acqua fredda, ma più la temperatura aumenta e più velocemente entra nell’impasto. La gelatinizzazione dell’amido è quel fenomeno in cui i granuli di amido assorbono acqua e formano un gel. L’amido di frumento gelatinizza tra i 60 °C e i 70 °C. Il glutine denatura e coagula tra i 70 °C e gli 80 °C. Notate che sono tutte temperature molto al di sotto delle temperature di ebollizione comuni nelle nostre cucine. Questo significa che è possibile cuocere la pasta anche tenendo l’acqua a 80 °C, mettendoci solo un pochino di più perché l’acqua idrata l’impasto un po’ più lentamente.

Ogni tanto qualche cuoco riscopre questo fatto e ripropone una sua versione di quello che Thompson già nel ‘700 aveva descritto, dando delle regole su quando spegnere il fuoco dopo aver gettato la pasta. Non si tratta però di un nuovo metodo di cottura della pasta, e non merita un nome specifico perché, lo ribadisco, ciò che conta è solo la temperatura raggiunta e non se l’acqua stia bollendo o meno.

L'esperimento

Se non ci credete fate questo esperimento: mettete due litri d’acqua in una pentola. Portatela all'ebollizione col coperchio (risparmierete sui tempi e sul gas). Una volta all'ebollizione aggiungete il sale e un etto di pasta corta. Mescolate una ventina di secondi per evitare che la pasta si attacchi, spegnete il gas, coprite e preparate il vostro sugo preferito. Le mie penne dopo 12 minuti, uno in più dell’indicazione della confezione, erano pronte, con l’acqua ancora a 86 °C, al di sopra della temperatura di gelatinizzazione dell’amido e di coagulazione delle proteine. Pronto il sugo, ho scolato, condito e mangiato con gusto. L’acqua di cottura forse (forse, dovrei fare un confronto diretto) era un poco più limpida del solito, segno che potrebbe (potrebbe) essere fuoriuscito meno amido, ma in ogni caso niente di rilevante dal punto di vista nutrizionale.

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Ma perché fermarsi qui? È possibile buttare la pasta anche prima che l’acqua arrivi all'ebollizione: ho provato a buttare pasta e sale dopo 8 minuti, con l’acqua a 80 °C. Ho poi continuato a scaldare, col coperchio, sino all'ebollizione per poi spegnere il gas. Sette minuti dopo la pasta era pronta. Trovate la combinazione di tempi e temperature che meglio si adatta alla vostra pasta per non avere il maccherone stracotto fuori e crudo dentro. Vi può sembrare inutile, ma pensate a quanta energia viene sprecata ogni giorno per far bollire acqua che poi verrà gettata nel lavandino. Gas e soldi letteralmente buttati. Nel mio primo esperimento ho impiegato 11 minuti per portare l’acqua all'ebollizione, e ne avrei impiegati altri 11 per la cottura. Lo so che siete diffidenti ma se non vi fidate potete sempre iniziare a spegnere il fuoco qualche minuto prima di togliere la pasta. Risparmierete comunque.

Dato che vi sarete già scandalizzati troppo, della cottura della pasta al microonde vi parlo una prossima volta ;)

Alla prossima

Dario Bressanini

P.S. se volete potete trovarmi anche sul mio canale YouTube e sulla mia pagina Facebook

Letture consigliate

Sicignano, A., Di Monaco, R., Masi, P., & Cavella, S. (2015). From raw material to dish: pasta quality step by step. Journal of the Science of Food and Agriculture, 95(13), 2579-2587.

03 Feb 11:31

Lucky Accident

by Scandinavia and the World
Lucky Accident

Lucky Accident

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31 Jan 18:27

Photo



29 Jan 14:51

Infrastructure and appearances: “made almost entirely of wood”

by Marc Abrahams

latimer-book“[The] Germans themselves made extensive use of decoys to protect airfields and other targets. One example in the Netherlands was constructed with particular care, made almost entirely of wood and including hangars, gun positions, aircraft and vehicles. However, it took so long to build that Allied photo interpreters had plenty of time to observe it. The day after it was finished, a solitary RAF plane flew over and circled the field once before dropping a large wooden bomb.”

— from the book Deception in War, by John Latimer, Overlook Press, 2003, ISBN 978-1585673810.

(Thanks to Kate Pearce for bringing this to our attention.)

25 Jan 09:29

Saturday Morning Breakfast Cereal - Theory of Awful TV

by tech@thehiveworks.com


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Hovertext:
This theory does not apply to comics.

New comic!
Today's News:

Hey Boston! Three weeks left to get in your proposal to speak at BAHFest MIT 2017!

24 Jan 12:04

"Sono venticinque secoli che la filosofia inquadra i problemi, ma non scatta mai la foto."

“Sono venticinque secoli che la filosofia inquadra i problemi, ma non scatta mai la foto.”

- Edoardo Boncinelli, L'infinito in breve
24 Jan 12:04

Una storia come tante.

by Salvo Di Grazia
Questa è una storia vera, una delle tante che conosco occupandomi dello strano mondo dei ciarlatani e delle medicine miracolose. Una storia che mi segnalarono molti mesi fa e che iniziai a seguire per poterla raccontare. Dopo qualche mese rinunciai.
Prima di tutto la persona in questione iniziò a vendere dei prodotti e parlarne avrebbe semplicemente fatto il suo gioco, pubblicità che non volevo fare e poi Claudio (nome inventato) era felice, convinto, contento.
Era sicuro di avercela fatta.

Invece, guardando i referti che lui con precisione maniacale pubblicava nel suo sito, non ce l'aveva fatta per niente.
Questo suo entusiasmo mi fece rinunciare, non avevo nessun diritto per deluderlo, per mostrargli la durissima realtà, non ero un suo amico né il suo medico e pensai semplicemente di lasciarlo proseguire per la sua strada continuando a seguirlo in silenzio.
Quando nei giorni scorsi vi furono delle novità, in molti mi scrissero per raccontarmele. Ho deciso, anche in questo caso, di parlarne in maniera generica, cambiando parti della storia, nomi e particolari.
Qualcuno potrà riconoscere "Claudio", è molto noto soprattutto sui social network ma non importa, in fondo non parlo di lui ma della sua storia che è comune a tante persone.

Claudio fa un controllo medico dopo anni. Il suo stato di salute non è ottimale ma ormai sembra quasi averci fatto l'abitudine, in fondo non ha mai badato al suo stile di vita e nonostante gli avvertimenti di medici e famigliari non si può dire che abbia vissuto con moderazione. I dolori e qualche sintomo sfumato inducono il suo medico a prescrivergli degli esami che non danno l'esito sperato: alcuni valori, soprattutto quelli relativi alle funzioni del fegato, sono alterati.
Si decide di approfondire, si fanno degli esami radiologici che non danno belle notizie, Claudio ha un tumore, abbastanza evidente, al fegato.
A quel punto la sua vita sembra cambiata, inizia una lunga trafila fatta di medici, ospedali, controlli, esami. Si giunge ad un punto di svolta: è consigliato l'intervento chirurgico.
Così verrà fatto, Claudio si opera anche se una parte del tumore non può essere rimossa vista la sua posizione. Per questo motivo e per aumentare le possibilità di sopravvivenza, il medico consiglia a Claudio di assumere un farmaco, non è un chemioterapico, non ha gravi effetti collaterali e diciamo, se proprio dobbiamo essere sinceri, che non aumenterà di tanto le sue possibilità di vittoria, allungherà di poco tempo la sopravvivenza. Altro non si può fare. Claudio è combattuto, inizialmente rifiuta, non vuole prendere medicine. Il suo medico però insiste: solo quel farmaco può fare qualcosa. Claudio fa una domanda che mai avrebbe voluto fare: se non prendo il farmaco quanti mesi ho davanti a me?
Il medico abbassa gli occhi: non lo sappiamo, probabilmente due anni, poco più...non si sa.

Claudio non ci sta, non crede sia possibile una cosa del genere, rifiuta la terapia proposta, in fondo dopo l'intervento sta bene e sembra non aver mai avuto nulla. Inizia a studiare, soprattutto su internet, che è facile e veloce e lì scopre tante cose. Farà da solo, non c'è bisogno di essere medici per curare le malattie, oggi con internet è tutto facile, possiamo pensare alla nostra salute senza problemi.

Scopre ad esempio che ci sono persone che dicono di essere guarite dal cancro con il bicarbonato di sodio, già, proprio quello che usiamo in cucina, sono guarite, ci sono i video e le testimonianze, c'è pure un medico che dice di essere guarito allo stesso modo. Si è rivolto ad un altro medico, che però ora è stato radiato perché propone cure false per i tumori, si è fatto mettere dei cateteri, ha speso un po' di soldi ma è guarito e se lo dice un medico qualcosa vorrà pur dire. La stessa cosa una signora americana, si è rivolta ad un medico svizzero, anche lui usa il bicarbonato e lo usa sulla signora, guarendola. Qualcuno le ha chiesto i referti, le prove di quella guarigione incredibile: "ha perso tutto in un trasloco", dicono in un sito, "appena ritroverà i documenti li mostrerà", 4 anni fa, documenti mai più mostrati.

Allora Claudio è deciso: si curerà con le cure nascoste dai medici, userà solo rimedi naturali e non ufficiali. Ma non sarà stupido come tutti gli altri che credono alle bufale ed alle sciocchezze, studierà, approfondirà, prenderà solo ciò che serve. Sa che ce la farà.
Per esempio, per quell'ex medico, boicottato dalla medicina perché ha fatto grandi scoperte, il cancro è causato dalla candida (che è un fungo) e solo il bicarbonato può curarlo, lo spiega anche nel suo sito, mentre uno scienziato, anni fa, ha vinto il Nobel perché aveva capito che la causa principale del cancro è l'acidificazione del corpo. Ovviamente scienziati e professoroni dicono che è tutto falso ma cosa dovrebbero dire?

Claudio inizia così a curarsi, compra il bicarbonato direttamente dal produttore, lo usa tutto il giorno, sembra sia importante alcalinizzare il corpo. Inizia così a bere anche acqua alcalina, la si ottiene mediante particolari filtri, molto costosi, che la rendono così efficace e salutare. Anzi, c'è anche un'occasione, se riuscisse a vendere apparecchi per l'acqua alcalina ad altre persone, riuscirà a ripagare la sua e magari guadagnare qualche soldo, che non fa mai male.
C'è da pagare anche l'enorme mole di libri e manuali che Claudio compra: tutti spiegano come curare il cancro con le cure naturali.
Le cure contro il cancro naturali, sono quelle cure che guariscono il cancro nella quasi totalità dei casi e che non sono usate dai medici perché altrimenti essi perderebbero tanti guadagni e tanti pazienti.

Ad esempio c'è un metodo americano, si chiama "Gerson", che con l'uso di frullati di frutta e verdura e clisteri di caffè, guarisce qualsiasi malattia, tumori compresi. Come si può pensare che i medici consiglino una cura del genere? Non venderebbero più una pillola. Poi ci sono dei geni boicottati anche in Italia, basti pensare a Di Bella, è risaputo che ha guarito decine di persone, almeno, così dice lui, c'è persino un bambino con un tumore all'occhio che sta guarendo completamente.

Claudio inizia così a comprare ogni giorno frutta fresca e verdura, poi l'estrattore, serve per fare i succhi. Non si possono escludere rimedi notoriamente efficaci contro i tumori come l'aglio, lo zenzero, l'argilla ventilata e la cannabis.
Bisogna unire, inoltre, secondo quanto dicono alcuni siti, anche l'integrazione con magnesio, ascorbato di potassio e vitamina C.
Così anche scatole di vitamine e flaconi di integratori, antiossidanti e sali minerali, entrano a far parte della vita di Claudio e poi minerali chelanti, disintossicanti, depuranti, ricostituenti, sfiammanti, spurganti, aminoacidi ed antiacidi.



Il tavolo è pieno, contando i flaconi (ora si sono aggiunti anche la curcumina, la graviola, la cartilagine di squalo ed il melograno) siamo arrivati a 32 pillole al giorno più la dieta vegetariana ed un numero impressionante di gocce, tisane, oli, decotti, erbe e succhi, più i clisteri di caffè, il bicarbonato mattina e pomeriggio, la tisana Essiac, l'artemisia e l'acqua alcalina. Su un mobile fanno bella mostra alcuni macchinari, sono quelli che frullano, estraggono, macinano, purificano, almeno 4 macchine.

Poi legge, compra libri, va su internet, studia le malattie, il corpo umano, la medicina, Wikipedia e Google. Ha raccolto centinaia di testi di cure alternative: nessun testo di medicina però, quella non dice tutta la verità.



Sembra un malato ma in realtà sta bene. Però così c'è gente che ce l'ha fatta, alla faccia di chi li voleva già sotto terra!
Come quella donna, di soli 25 anni che, con i frullati ed i clisteri di caffè, è guarita da un tumore gravissimo alle ossa che non le avrebbe dato scampo.
Passati 6 mesi gli esami lo dimostrano: non c'è più niente. Il tumore non è tornato, resta quello che c'era già dopo l'operazione, anzi, alcuni linfonodi, che sembravano ingrossati, ora sono praticamente invisibili.
Bisogna urlarlo in giro, dirlo a tutti.
Claudio così apre una pagina Facebook, realizza dei video, presto riunisce migliaia di sostenitori, persone malate o meno che chiedono consigli e ne danno agli altri.
Il suo apparecchio per l'acqua alcalina fa furore, lo vogliono tutti e fanno bene, l'acqua alcalina è sana e può guarire molte malattie, costa tanto ma vuoi mettere il costo delle medicine?
La pagina Facebook si riempie presto, migliaia di fans, tutti a tifare per Claudio, che qualche mese dopo annuncia: sono guarito.
Gli esami del sangue sono perfetti, le TAC dicono che non c'è nessuna novità e questo significa che l'incubo è passato, Claudio aveva ragione e quella ragione la grida in faccia ai medici che gli davano pochi mesi di vita, a quelli che non ci credevano ed a quelli che dicono che queste cure naturali sono solo balle.

Claudio capita anche in questo blog, legge tutto a proposito delle cure che sta seguendo e si rende conto che le segue proprio tutte: la dieta Gerson, il metodo Pantellini, la dieta alcalina, il bicarbonato, i clisteri di caffè, l'Essiac e tanti altri. Ovviamente in questo sito, si dice che è tutto un bluff, che queste cure non curano nulla e che le testimonianze sono purtroppo delle fregature ma Claudio se lo aspettava, non ha importanza, è ovvio che un medico non dica le cose come stanno e così prosegue.
Il suo sito ha migliaia di contatti, la sua storia è raccontata da altri siti, Claudio diventa un mito e lo invitano anche a raccontare la sua storia in giro per l'Italia, chi l'avrebbe mai detto!
Così continua a pubblicare referti, video, esami. Copia da altri siti delle storie, racconta gli improbabili meccanismi di funzionamento di una o l'altra cura naturale.
Passano due anni, il tempo esatto in cui, secondo il suo medico, la storia avrebbe scritto la parola fine e Claudio, nonostante alcuni disturbi banali (dovuti secondo lui alla disintossicazione giornaliera) decide di fare nuovamente degli esami, è giunto il momento di capire chi aveva ragione. Nel frattempo alla cura si è aggiunto il Ganoderma, un fungo dalle proprietà miracolose e poi la melatonina, si dice sia fenomenale, i fitocomplessi e le tisane di carciofo ed aglio. Nel suo canale You Tube fioccano i video, ormai siamo ad oltre 200, in questi Claudio saluta, parla, consiglia, racconta, poi confronta un macchinario con un altro, spiega come si prepara una tisana curativa o una ricetta disintossicante, instancabile.

Fino alla notizia che si aspettava, aveva ragione lui: gli esami non mostrano nulla di strano, tumore fermo al suo posto, qualche linfonodo ingrossato ma nemmeno tanto e condizioni generali buone.

Si continua con la cura naturale, ormai anche altre persone hanno iniziato ad imitarlo visto il suo successo ma Claudio è onesto: non è un medico, non può dare consigli medici e prima di imitarlo pensarci bene, ognuno può reagire in maniera personale.
Ma lui è lì, sta meglio, anzi, dopo qualche mese appare anche un po' ingrassato, con la pancetta che non vedeva da anni, sarà l'aggiunta degli epatoprotettori, della metionina o dei gemmoderivati che ha aggiunto nelle ultime settimane. Tutti vogliono parlare con Claudio, vogliono conoscere la sua storia, ne parlano come si parlerebbe di un guerriero che ha vinto la sua battaglia più difficile. Nei siti si usano termini importanti: "una storia a lieto fine", "la vittoria sulla malattia" o "come è guarito dal cancro".

Tanti siti "alternativi" parlano di Claudio: è guarito, dicono (nell'immagine: composizione da vari siti).
La debolezza però c'è, inutile negarlo ma per la medicina naturale può essere contrastata da un bicchiere di acqua e limone (acqua tiepida, mi raccomando) ogni mattina.
Il mese successivo Claudio è ancora più debole, la pancia più grossa, secondo il figlio è aria nello stomaco, serve quindi integrare con carbone vegetale, alga spirulina, clorella ed aumentare le dosi di vitamina C. In pochi giorni le cose sembrano precipitare, Claudio non sta bene, il suo medico gli consiglia degli esami ma lui rifiuta, probabilmente non riesce a spurgare le tossine. Inizia il metodo Ashkar, si avvolgono dei ceci in foglie di cavolo e si inseriscono nella cute, tramite un foro fatto appositamente. Le ferite con i ceci si infettano, esce sangue e pus e Claudio mostra le foto, assieme a quelle della sua urina, su Facebook, ai suoi fans che nel frattempo lo seguono ed ognuno fornisce il suo parere: "aumenta l'artemisia, diminuisci la graviola!" o "chiama Di Bella, chiedi di Simoncini!".

L'urina appare opaca, forse bisogna aumentare le dosi di bicarbonato.

Ma non c'è tempo, le condizioni di Claudio sono peggiorate. Spontaneamente decide di fare degli esami, un'ecografia, poi una TAC, dicono la stessa cosa: ascite (liquido nell'addome). Un brutto segno.
La TAC aggiunge che i linfonodi, che prima erano ingrossati di poco, ora sono molto voluminosi.
Claudio lo comunica ai suoi seguaci i quali danno il loro consiglio: "rivolgiti alla Mereu! Chiama la Brigliadori! Segui la Nuova Medicina Germanica di Hamer!" Sono tutte false medicine, inutili illusioni, speranze per delusi. Una vale l'altra, tutte dicono di guarire, nessuna guarisce.

Passa qualche giorno senza notizie, Claudio sta male ed è anche infastidito dalle centinaia di messaggi che riceve su Facebook e via mail: ognuno con il suo consiglio, qualcuno con una parola di conforto ma altri di rabbia, soldi donati, acquisto di macchinari per l'acqua alcalina, qualcuno si sente truffato, ha comprato la vita eterna ma a quanto pare questa non esiste. È arrivato il momento per annunciarlo, Claudio lo fa senza molti giri di parole: è finita amici, è finita.

In un attimo le pillole, le diete, i libri, le vitamine ed i clisteri di caffè, sono sormontati dalla vita vera, dalla malattia, le illusioni sono frantumate di fronte alla realtà: è finita.
Nella sua pagina è il caos, molti sembrano spettatori di una telenovela, c'è chi dice di averlo incontrato per strada, chi chiede notizie, chi manda saluti e preghiere. Qualcuno non ci crede, altri si arrabbiano e chiedono notizie.

Passa qualche altro giorno, Claudio comunica il suo trasferimento in hospice, è un malato terminale. I messaggi dei fan si susseguono. Compare su Facebook anche il figlio che chiede di lasciare in pace il papà. Qualche altro messaggio di auguri e di coraggio. È finita.

Claudio muore.

Nel frattempo, si viene a sapere che anche quel medico che diceva di essere guarito con il bicarbonato è morto, anche quella signora del trasloco, nessuno però lo ha detto, nessuno ha corretto i siti o i video che ancora oggi li danno per guariti, pure la ragazza di 25 anni con il tumore alle ossa che si curava con i clisteri di caffè è morta, persino il bambino che si curava con il metodo Di Bella, è vivo ma solo perché ha abbandonato la pseudocura, che non dava nessun effetto, tornando a curarsi in ospedale.
Di loro non ce l'ha fatta nessuno ed ora tocca a Claudio.

Ma allora perché una persona rinuncia alle cure proposte dai medici e si butta a capofitto tra ciarlatani e finte terapie?

Un messaggio sulla pagina Facebook di Claudio dice "grazie, ci hai aiutato tantissimo, ci hai dato speranza, ci hai aiutato a credere, a non mollare".

Ecco, forse è qui tutto il riassunto di questa ed altre storie.

Credere che un frullato di verdure, un clistere di caffè o una dieta, possano guarirci dal cancro è, onestamente, di un'ingenuità infinita.

Purtroppo il cancro è una brutta malattia, difficile da curare e servono maniere molto forti. Credere che ci siano persone che hanno scoperto cure segrete, che la medicina non usa, che sono nascoste per oscuri interessi è altrettanto ingenuo. Se una cura funzionasse si userebbe, la useremmo tutti, medici e pazienti. Questi "geni incompresi" sono semplicemente dei ciarlatani, quei personaggi viscidi e patetici che abitano le stanze della disperazione e del dolore.
Però sapere che da qualche parte c'è una speranza, che "di nascosto" si possa guarire" che "qualcuno" sa, ci fa sperare, ci illude, ci induce a lottare.
Forse è questo il punto, quello che non si capisce.

Il caso di Claudio è esemplare: la medicina ha fatto quello che ha potuto fare, ha probabilmente regalato qualche mese di vita in più, di famiglia ed affetti. Se si fosse usato il farmaco probabilmente Claudio sarebbe vissuto altri mesi, in buone condizioni, sei? Forse otto o un anno, non lo sappiamo.
Scegliendo la via dell'illusione Claudio non ha accorciato i suoi giorni, probabilmente non ha danneggiato la sua salute, per niente, però non ha aggiunto un giorno in più, non è vissuto da sano (avreste dovuto vedere le foto del suo tavolo, tra una pillola e l'altra, un manuale e l'altro, non c'era uno spazio vuoto, tutto lo spazio era occupato da medicine, rimedi, metodi), ha foraggiato truffatori ed imbroglioni.

Claudio ha speso tanti soldi, ci ha creduto, ha inseguito un sogno ma era chiaro sin dall'inizio che il sogno si sarebbe concluso.
Cosa è giusto? Cosa è meglio?
Ecco, qui devo fermarmi, io faccio il medico, non lo psicologo o il filosofo, devo dire cosa è meglio dal punto di vista medico, non da quello esistenziale.
Storie come quella di Claudio in questi anni ne ho conosciute tante, tutte uguali, storie fragili ed è per questo che continuo a raccontarle, da un lato per mettere in guardia dai truffatori, dall'altro per dare un volto a chi, disperato, sembra troppo stupido per credere ad evidenti baggianate, il fatto è che non si augura a nessuno di arrivare ad essere tanto stupidi, è facilissimo esserlo in certe condizioni.

Ovviamente non è giusto alimentare i ciarlatani o le truffe ma questo è il motivo per il quale non ho mai avuto una parola cattiva per chi ci crede, non ho mai criticato le vittime.
Sono i carnefici da perseguire, non quelli che su di loro riversano soldi e speranze, ché già di lacrime ne hanno versate abbastanza.

Alla prossima.

Nota: qualcuno nei commenti ha trovato "strano" che Claudio fosse sopravvissuto per 4 anni dopo la diagnosi.
Bisogna ricordare che il tumore che ha colpito Claudio è poco curabile ma consente (in certe condizioni e con intervento chirurgico) una buona qualità di vita con una sopravvivenza di alcuni anni. Uno studio del 2005 ad esempio, per una situazione simile, calcolava una sopravvivenza [mediana] di 52 mesi (circa 4 anni, esattamente la sopravvivenza di Claudio) in pazienti operati.
23 Jan 16:58

Antibufala: è vero che Beppe Grillo ha detto “servono uomini forti come Trump e Putin”?

by Paolo Attivissimo
Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi. Ultimo aggiornamento: 2017/02/14 21:25.

In breve: No.

In dettaglio: Oggi (22 gennaio) ANSA ha pubblicato una dichiarazione attribuita a Beppe Grillo: “‘La politica internazionale ha bisogno di uomini forti’ come Trump e Putin”, ha scritto ANSA, indicando come fonte di questa dichiarazione “un'intervista al settimanale francese Le Journal du Dimanche”. Molti giornali italiani hanno riportato la stessa dichiarazione.

Grillo ha smentito su Facebook, parlando di “traduttori traditori” e dicendo “Non ho mai detto che servono uomini forti come Trump e Putin, piuttosto ho spiegato come la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un messaggio molto positivo, perché apre a scenari di pace e distensione.”

Chi ha ragione? Per saperlo bisogna, come sempre, risalire alla fonte originale. L’intervista in questione non è linkata da ANSA (malcostume diffuso che ostacola le verifiche), ma una ricerca in Google sembra indicare che la fonte della dichiarazione è questo articolo del Journal de Dimanche, disponibile solo in forma parziale ai non abbonati al JDD.

La versione pubblicamente disponibile dell’intervista non include nulla che possa confermare o smentire la versione di Grillo o quella del JDD. Nella stesura iniziale di questo articolo avevo chiesto se qualcuno avesse accesso al testo completo dell’intervista senza fare la trafila di abbonarsi: mi ha risposto a tempo di record Carlo Gubitosa con il testo integrale dell’articolo, per cui riporto qui l’originale della frase di Grillo secondo quanto riporta il JDD:

“La politique internationale a besoin d’hommes d’État forts comme eux.”

Leggendo il testo integrale dell’intervista risulta chiaro che gli “eux” (“loro”) della frase sono effettivamente Trump e Putin. Camille Neveux, che ha condotto l’intervista, ha dichiarato che è stata riletta e convalidata.

In francese, però, “hommes d’État forts” non significa “uomini forti”, ma significa “statisti forti”. Manca quindi, nelle parole attribuite a Grillo, ogni riferimento al concetto negativo di “uomo forte”, ossia “chi prende il potere e governa con metodi autoritari e quasi dittatoriali” (De Mauro). C’è un grossa differenza fra “uomo forte” e “statista forte”: il primo è un dittatore o semidittatore, il secondo è per esempio Churchill.

Per maggiore sicurezza, ho chiesto a Camille Neveux se Grillo ha parlato in italiano o in francese e sono in attesa di risposta, ma a questo punto sembra piuttosto chiaro che Grillo ha ragione nel dire di essere stato tradotto scorrettamente dal francese dalla stampa italiana, come negli esempi elencati qui sotto, dando alle sue parole una connotazione negativa.


Si può discutere se Putin e Trump siano o meno “statisti” e se sia giusto ammirarne l’operato come fa Grillo, ma questa è un’altra storia. Qui mi limito a valutare se le parole di Grillo siano state tradotte correttamente o in modo insincero.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
22 Jan 15:21

Comic for January 22, 2017

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20 Jan 09:18

01/18/17 PHD comic: 'Write write write write write write'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
www.phdcomics.com
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title: "Write write write write write write" - originally published 1/18/2017

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19 Jan 16:15

Forgotten audio formats: 8-track tapes

by Ars Staff

Enlarge (credit: airplaneengine)

The 8-track cartridge, aka the Stereo 8, first appeared at trade shows in 1964, just 18 months after the cassette, and it did initially seem to have it all: it was comparatively small, portable, and had pretty good audio quality. And despite its roots in the Mad Men in-car market of the 1950s, it was seemingly future-proof, too, with a unique potential for quadraphonic sound (a potential later realised, in part). Within a few years various megastars were using it and it was swiftly installed in virtually every radio station in the western world—and, with rising domestic sales, it even had a massive ad campaign fronted by TV star Jimmie "Dy-no-mite!" Walker.

Yet within a few years of that expensive media blitz, the cartridge was dead in the water as far as the consumer market was concerned—and, by the mid-1990s, it was a rare antique even in broadcasting studios. What went wrong is easily explained with hindsight—though it seemed mysterious at the time.

To begin at the beginning, the 8-track was based on something refined by the one-and-only Earl "Madman" Muntz. Master Muntz was a businessman, engineer, and promoter who became famous—or, rather, infamous—in the US for his outrageous clothes, stunts, and TV appearances. He was quoted—and mocked—by many top celebs and comedians such as Bob Hope and Jack Benny. And Muntz loved publicity so much that during the height of McCarthyism—with people being sacked or deported merely for having communist friends—he seriously asked one of his advisers "do you think I’ll make the front pages again if I now join the Communist Party?"

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18 Jan 10:44

University Course Proposal: “Calling Bullshit”

by Mason Porter

Professors Carl T. Bergstrom and Jevin West from University of Washington have developed a new interdisciplinary course with the compelling title of Calling Bullshit.

From publication bias to fake news, bullshit is everywhere. And it’s important to be able to navigate it, separate delusion from reality, and call out bullshit when we see it. In a post-truth world, we need evidence and facts more than ever, and Professors Bergstrom and West have decided to do something about it.

                      Prof. Jevin West

As they write: “We’re sick of it. It’s time to do something, and as educators, one constructive thing we know how to do is to teach people. So, the aim of this course is to help students navigate the bullshit-rich modern environment by identifying bullshit, seeing through it, and combatting it with effective analysis and argument.”

Naturally, if people learn how to detect subtle bullshit that might otherwise go under their radar, that also can make them better at producing bullshit. Bergstrom and West recognize this possibility: “As with biological weapons, there is no such thing as purely defensive bullshit research.” Like them, however, we see far more positives than negatives in educating people to become more effective at distinguishing bullshit from evidence and fact.

                Prof. Carl Bergstrom

“Calling Bullshit” (whose subtitle is “In the Age of Big Data”) isn’t yet part of a course catalog, but Professors Bergstrom and West have assembled a great selection of reading, and hopefully it will be an “official” offering soon. Their aim is to teach people “to think critically about the data and models that constitute evidence in the social and natural sciences” — in other words, to spot bullshit.

We encourage everybody to look at the course materials and fight for evidence and reasonable discourse (and for the right to party). Professor Bergstrom is in the Department of Biology and Professor West is in the Information School, so clearly bullshit crosses disciplinary boundaries, and their course promises to be both fascinating and educational.

(Thanks to investigators at the Bansal Lab for bringing this course to our attention.)

Closely related: In 2016, the Ig Nobel Peace Prize was awarded to the authors of the paper On the Reception and Detection of Pseudo-Profound Bullshit.

15 Jan 15:54

01/13/17 PHD comic: 'Word Count vs. Time'

Piled Higher & Deeper by Jorge Cham
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title: "Word Count vs. Time" - originally published 1/13/2017

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