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22 Feb 12:16

La setta di sciamani che inculava la gente in coma.

by Benito Karimov

punkgiorno

“Tocamientos, sacramentos, felaciones, juramentos: te enseño mi doctrina en forma de erección. Abuso de los niños, perversión y puro vicio, bajo mi sotana puedes encontrar a Dios.”
Ska-P – “Crimen Sollicitationis”

Nel 2005, una piccola setta sciamanica americana fu al centro di uno scandalo. La setta era riconosciuta come “religione” dal 1999 ed aveva quindi ottenuto una serie di sgravi fiscali in Idaho e Oregon prima, nello stato di Washington poi, fino a diventare una comunità piuttosto ricca e consistente dal 2002, quando ottenne lo status di religione anche in Montana; tutte zone anticamente popolate da nativi americani e molto sensibili a quel tipo di cultura.

Sulla carta sembrava una cosa innocua: a fianco di qualche banalità sulla comunione con la natura e il volersi bene, dicevano alcune cose senza senso, tipo che gli spiriti dei morti sono contrari al sesso fra mancini o che mangiare insieme delle particolari erbe essiccate mondasse l’anima dalle sue colpe. Solo che diventarono sempre più influenti (fino a far passare una legge in Oregon che vietava l’ingresso nei cimiteri indiani a coppie di mancini, che poi boh, come facevano? controllavano con che mano venivano firmati i registri dei visitatori?)

Il problema è che diventarono presto un punto di riferimento per questioni “spirituali”. Erano spesso consultati da famiglie – e non solo di nativi americani – in casi di schizofrenia, epilessia e come consulenti per le persone “a metà fra il mondo dei vivi e quello dei morti”, ossia nei casi di coma irreversibile. Solo che nel 2005 venne fuori che alcuni sciamani avevano un piccolo vizietto: si scopavano la gente in coma. Scandalo, processi, folle inferocite. I soldi accumulati dalla setta non bastarono a coprire la faccenda, nonostante la percentuale di casi fosse tutto sommato esigua, e la setta chiuse i battenti, con clamore e disonore, in tutti gli stati in cui era presente.

Ok, questa storia me la sono inventata. Ma ultimamente le visite del blog sono schizzate su, per cui ho deciso di smorzare l’entusiasmo con un articolo che non verrà condiviso da nessuno, non perché contiene un incipit inventato, ma perché in realtà parla di preti pedofili.

È buffo, ed è buffo dirlo ogni volta, ma si può inveire contro Grillo, contro Renzi, contro Berlusconi, ci si può scannare sui vaccini, ci si può tirare la merda fra vegani integralisti e carinivori oltranzisti, si può battibeccare su un sedicenne morto e sul fatto che si faceva le canne, ma guai a toccare gli sciamani i preti. Che è pure un po’ ingiusto, visto che loro toccano chi gli pare.

E dire che ci avevo sperato. Papa Francesco, parlando dei colleghi, ha esortato, recentemente, che essi domandino sempre a dio “la grazia di vergognarci, quando ci troviamo in queste situazioni”. Pensavo si riferisse ai pedofili, invece parlava di carriere ecclesiastiche. Ha cioè invitato i preti a non sparlare l’uno dell’altro, a non fare arrampicata sociale, a non voler per forza fare carriera all’interno della chiesa. France’, e grazie al cazzo, tu hai già finito tutto l’iter…

Scusate, torniamo sul pezzo. Ultimamente, grazie a quella sagoma di Adinolfi, l’argomento preti pedofili è tornato alla ribalta. Adinolfone nostro ha tirato fuori i “dati” sulla pedofilia ecclesiastica: “1200 preti pedofili in due anni non è poi un numero così abnorme”. Vero. Soprattutto se paragonato ad altre grandezze, come il suo rapporto altezza-peso. Peccato che il dato sia confuso, e che ogni volta per parlare dell’argomento si citino dati forniti dalla chiesa stessa e spesso contrasto con quelli delle associazioni delle vittime.

Se parliamo dei casi in Italia, si parla di 200 casi accertati in 10 anni, di cui 120 con condanne definitive (il che vuol dire, come per ogni reato di natura sessuale, che potrebbero essere molte di più, magari taciute per vergogna, ma lasciamo perdere e basiamoci sul dato certo). Ora, le diocesi in Italia sono un numero decisamente alto: 226. 226, per 200 casi, in 10 anni, vuol dire che nell’ultimo decennio c’è stato più o meno un caso per ogni diocesi.

La metto giù ancora più semplice: se non hanno inculato te, diventa più probabile che s’inculino tuo figlio.

Suona meno rassicurante, detto così, vero? Non solo: vuol dire che per ogni diocesi in cui non ci sono stati casi, ce n’è una in cui in dieci anni si sono susseguiti almeno due molestatori.  Perché questi sono i numeri degli stupratori: se si vanno a contare le vittime ovviamente il numero sale. Perché giustamente pure un prete si annoia a infilarlo sempre nel solito buchino, che oltretutto col tempo tende ad allargarsi. Lo so, fa schifo a pensarci, ma non prendetevela con me che ve lo dico, incazzatevi con chi lo fa e con chi copre chi lo fa, ok? Che io qua di fiaccolate, sit-in in Piazza San Pietro e manifestazioni di cattolici che non riescono a tollerare queste brutalità finora ne ho contate pochine, tipo zero. ZERO. Ma come cazzo fate a dormire la notte?

Comunque, il problema non è questo. Perché i dati sulla pedofilia ecclesiastica sono discordi: secondo un rapporto di un Comitato Onu indipendente sui diritti dell’infanzia, nel 2014 le vittime degli abusi perpetrati dai preti pedofili nel mondo erano “decine di migliaia”, secondo la santa sede invece no, sono poche migliaia. Pare un confronto fra manifestanti e questura, solo che al posto dei manifestanti ci sono bambini col culo sfondato e al posto della questura un’organizzazione internazionale che quotidianamente pretende di dire al mondo cosa è giusto e cosa è sbagliato perché l’ha detto un essere magico la cui esistenza non può essere dimostrata. Niente male. Certo, sarò puntiglioso, ma un po’ di chiarezza e una risposta da parte del clero diversa da “eh, so’ cazzi nostri” ci starebbe, visto che i cazzi saranno pure i vostri, ma il culo ce lo mettiamo noi.

Il problema, dicevo, è che la stessa organizzazione che si difende in modo così vago dalle varie accuse in merito (non solo i singoli casi, ma il fatto di averli coperti, di aver pagato le vittime per tacere etc) è la stessa che pretende di mettere bocca sulla quasi totalità dei temi etici che implicano l’allargamento di diritti fondamentali. Questioni per cui l’esistenza o meno di un’entità sovrannaturale e i suoi capricci in materia sessualità, procreazione, convivenza e trapasso è assolutamente irrilevante a livello razionale.

È molto semplice: se hai la pretesa di essere un’autorità morale investita di tale potere da un dio onniscente e onnipotente, non puoi incularti dei bambini. Sennò la tua difesa oltranzista dell’embrione sembra la protesta di un erotomane di fronte alla proposta di messa al bando delle bambole gonfiabili.

Capisco che se siete cattolici siete abituati a non farvi domande. Ma almeno una fatevela: se “l’ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio è stato affidato al solo Magistero della Chiesa, al Papa e ai vescovi in comunione con lui” e se una percentuale per quanto minima di ecclesiastici s’incula dei bambini e trova legittimo auto-coprirsi finché possibile, non c’è qualcosa che non torna? Pensateci, và.

[B.K.]

PS: un’altra domanda che secondo me è abbastanza ganza la trovate anche qui, ma non voglio sovraccaricarvi coi compiti a casa.


31 May 14:23

Gorilla e bambini: vi faccio un disegno.

by Marco Valtriani

collodipapero

Oggi è uno di quei giorni in cui mi tocca, mio malgrado, tenere uno dei miei corsi di sostegno ad uso e consumo delle persone più sfortunate.

Lo so, è brutto: l’atteggiamento arrogante, condito dal sussiego e dal vago senso di paternale superiorità che tendo ad assumere, mi fa sentire a disagio, un po’ come se fossi vegano, e non voglio pensare – se dà fastidio a me – a quanta noia può dare a voi.

Abbiate pazienza.

Nozione numero uno. Questo è un bambino di 4 anni.

4anni

È alto circa un metro e pesa suppergiù una quindicina di chili. Per gli standard degli esseri umani è ancora abbastanza goffo e impacciato. In media, ha la capacità di attenzione sufficiente ad ascoltare e capire brevi e semplici racconti, è in grado di collegare immagini e figure uguali, di imparare brevi canzoncine e inizia a capire le differenze fra quantità, distanze e grandezze. Riesce ad esprimere concetti semplici e a fare richieste relative a bisogni più o meno primari, diciamo che più o meno ormai ha imparato a parlare, sebbene i suoi argomenti di conversazione tendano ad essere ancora mortalmente noiosi e il suo comportamento drammaticamente prevedibile. La conquista più importante di un bambino a quest’età è, di norma, smettere di pisciare mentre dorme. Se stai leggendo queste righe, ti ricordo che anche tu sei stato un bambino di 4 anni.

Nozione numero 2. Questo, invece, è un cazzo di gorilla adulto.

gorilla

È alto un metro e settanta e pesa circa centosessanta chili. Per gli standard dei primati è grande e molto forte. È tendenzialmente tranquillo e, per essere un animale, anche abbastanza intelligente. Se si trova nel suo ambiente naturale tende a reagire alle minacce provando prima a spaventare l’avversario, ricorrendo alla violenza solo se necessario, come molti altri animali; nondimeno, essendo un animale, agisce fondamentalmente per istinto ed ha un comportamento che non può essere previsto in modo accurato, dato che non è un bambino di 4 anni, ma un cazzo di gorilla adulto. Se stai leggendo queste righe e non sei un etologo specializzato in ominidi, non hai la più pallida idea di come ragioni un gorilla, e no, non puoi metterti nei suoi panni o pensare che abbia reazioni emotive simili alle tue. Se lo pensi sei un mentecatto, uno squilibrato o Saverio Tommasi. Il disagio è da intendersi in ordine crescente.

Adesso, partiamo dal presupposto che un uomo e un gorilla sono due cose diverse. Il bambino è un essere umano fra nascita e pubertà, un adulto è un essere umano che ha raggiunto la piena maturità: stessa specie, età diverse. Un gorilla no, un gorilla è di un’altra famiglia, lo so che quando emette i suoi grugniti può sembrare Adinolfi ma no, anche se può sembrare strano Adinolfi è ancora un essere umano, seppur venuto male, mentre il gorilla appartiene proprio a un’altra specie.

Per evitare ulteriori incomprensioni, che ho veramente letto cazzate invereconde nell’internet degli ultimi giorni, possiamo riassumere la cosa più o meno così:

mengorilla

Adesso, a meno che non siate dei cazzo di decerebrati in cui l’imbecillità sconfina nell’essere irrimediabilmente una merda, capirete come in caso di bisogno la salvezza di un bambino viene prima di quella di un gorilla. Anche se quando pensate a un bambino vi viene in mente Schifani da piccolo e quando pensate a un gorilla vi viene in mente Magilla. Anche se i genitori del bambino sono testone di cazzo che non riescono a impedire al figlio di scavalcare una recinzione. Anche se gli zoo sono un’inutile crudeltà e, secondo me, dovrebbero essere chiusi tutti. Se vedi un gorilla che trascina un bambino in giro per la gabbia, gli spari. E no, non gli spari un tranquillante, che ci mette un po’ a fare effetto. Tempo in cui il gorilla, già incazzato che vive in gabbia da una vita, si spaventa e usa il bambino come la mazza da baseball di una anger room. Gli spari proprio in testa, perché fra uccidere un gorilla e rischiare di vedere un bambino fatto a pezzi non ci stai a pensare su, fai quello che devi e basta.

Fra parentesi, mentre infuriavano le polemiche sulla morte del gorilla, che in effetti povera bestia non è che avesse chissà quali colpe (possiamo dire che la sua morte sia una diretta conseguenza dell’idiozia dei due incauti genitori che hanno lasciato che il figlio cadesse nel recinto del corpulento ominide, laddove per “corpulento ominide” intendo ancora il gorilla e non Adinolfi), a Roma una ragazza veniva cosparsa di benzina dall’ex fidanzato, che la inseguiva per la strada prima di darle fuoco, uccidendola in modo atroce. La ragazza ha provato a chiedere aiuto a degli automobilisti, ma nessuno si è fermato.

Di questo fatto parleremo nei prossimi giorni, in attesa che la dinamica degli eventi venga svelata in via definitiva dagli inquirenti (anche se la confessione dell’ex-ragazzo lascia spazio a pochi dubbi); nel frattempo vorrei proporre a tutti coloro che si sono scandalizzati fino al buco del culo per la storia del gorilla e hanno fatto spallucce di fronte all’omicidio appena citato e alla brutale indifferenza di chi ha assistito a quella barbarie un’altra comoda infografica;

mengorilla2

Perché boh, davvero oggi mi fate schifo in parecchi e, più che farvi i disegnini, davvero non so cosa dire.

[M.V.]


26 Jun 08:44

il gender che ti offender

by verbasequentur

C’era una volta Dio che non avendo niente altro da fare decise di creare il campionato di calcio di serie A Tim. Siccome a Dio piaceva prendersi bene bene per tempo, iniziò creando l’uomo e la donna. E creò un uomo e lo chiamò adamo e creò una donna e la chiamò eva e disse loro “andate e procreate”, ma evidentemente fuori dal vincolo del matrimonio perché un prete no, non l’aveva ancora creato, e anche un poco fuori dal vincolo del buon gusto perché non aveva creato manco gli stilisti e ‘sti due se ne andavano in giro nudi che manco al gay pride si va nudi nudi del tutto.
Adamo ed Eva come tutti si sa, fecero due figli maschi, uno accoppò l’altro e fu costretto ad andarsene.
E quindi noi deriviamo da…dai figli dopo di Adamo ed Eva, che per fare a loro volta altri figli o si accoppiarono tra fratelli o con la madre o col padre. No, in realtà Caino se ne andò e incontrò altra gente (nati da cosa non si sa bene), ma è lecito pensare che se tutti deriviamo da due…EVVIVA L’INBREEDING, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE.

C’era un’altra volta ancora sempre Dio che s’era un pelo stufato di come andavano le cose sulla Terra (il campionato di calcio di serie A Tim non era ancora arrivato) e decise di mandare giù Suo Figlio. Quindi prese una bella coppia di timorati del Signore e…no. Quindi prese una ragazzina di una dozzina d’anni, la fece sposare ad un signore molto più anziano, lei restò incinta grazie ad UNO SPIRITO restando vergine ed il signore anziano fece da padre al figlio dello Spirito Santo e la donna restò vergine nei secoli dei secoli, al che ad occhio il matrimonio non fu nemmeno consumato. EVVIVA I PATRIGNI, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE!

C’era un’altra volta ancora un signore che no, non è Dio, ma ci si crede moltissimo, che era sposato ed aveva due figli, ma un giorno andò a teatro e BUM! Amore a prima vista. Quindi ebbe una seconda moglie e ben tre secondi figli, a 60 anni faceva ancora l’amore ogni giorno e la comunione in chiesa anche se mia mamma per esempio che e’ divorziata anche lei la comunione non la può fare. Comunque non bastando due mogli il signore si prese anche una palazzina di concubine e visse felice contento circondato di gnocca e col mito di Priapo. Ed ovviamente anche lui grida forte: EVVIVA LA FIGA, EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE!

C’è pure a ben vedere un ulteriore signore, un giovanotto dai, che pure lui insomma di tenerselo nelle mutande…no dai, insomma questo giovanotto vola su un fiore, figlia, vola su un altro fiore, figlia, vola su un altro fiore ancora e dichiara: EVVIVA CHI CE L’HA DURO! EVVIVA LA FAMIGLIA NATURALE! Ed in effetti più naturale che riprodursi che manco i conigli in allevamento non saprei indicare cosa ci sia.

Questi due signori in carne ed ossa insieme ad una pletora di gente che si suppone creda assolutamente alle due storie sopra, difendono la famiglia naturale (che abbreviato farebbe FN, dice niente?) dalle grinfie della temibile “ideologia gender” che tutti quanti ci frocizzerà, e dopo averci frocizzati ci trasformerà in pederasti, e quando avremo l’età giusta anche noi desidereremo andare con le ragazzine…oh, ma dove l’ho già sentita questa? Fa niente.
Ora, io son tre mesi che se leggo un giornale è già grasso che cola però ora che son tornata a lavorare ci ho la babysitter e questo vuol dire poter leggere un giornale e perfino bere un caffè IN PACE. E PERFINO USARE GOOGLE! E GOOGLARE “TEORIA GENDER”! E scoprire che è una roba assolutamente innocua, a meno che non si consideri terribilmente pericoloso dire ai bimbi fin da piccoli che non sono obbligati a giocare con qualcosa invece che con qualcosaltro per definirsi come individui. INCREDIBILE.
Lo avesse saputo anche la suora che avevo quando facevo l’asilo, mia madre non avrebbe mai dovuto ripagar loro una barbie calva ed una monca (amore, devi giocare con le bambole come fai a casa tua!). Eppure, lo giuro, sono cresciuta etero ed ho una famiglia.

Ah cazzo, come non detto. Non sono sposata. Ah, ma è sdoganato. Sono figlia di divorziati. Ah, ma son sdoganati anche quelli. Eh, ma io vado anche a putt…no, chi c’ha tempo per gli gigolò, dai. Comunque mi risulta anche quelli siano sdoganati.

Poi ho letto quella serie di punti sull’educazione sessuale che una serie di messaggi e catene di sant’antonio sta cercando di spacciare per punti della legge Scalfarotto, quando invece il documento è lo standard per l’educazione sessuale in europa ed è dell’OMS. Infiltrata suppongo di drag queen che manco la muccassassina.
Ecco, a me piacerebbe sapere perché qualcuno dovrebbe sentirsi minacciato da un bambino molto piccolo che ha la consapevolezza di quali parti del suo corpo sono intime e quali gesti sono leciti e quali no.
Perché mai un buon cristiano dovrebbe sentirsi minacciato?
Perché mai un prete dovrebbe sentirsi minacciato?
Impossibile.

Sicuramente sto sbagliando. Nessuno sevizia, stupra o abusa bambini, nella FAMIGLIA NATURALE. No?

(Ma che son naturali solo quelli con un padre ed una madre non ditelo alle meduse, che a noialtri innaturali di base oramai non ci frega una cippa, ma loro poi ci restano male.)

22 Sep 07:47

Cose preziose (del mio pimer e della nostalgia)

by verbasequentur

Quest’estate, sotto il sole a picco di Cipro, splendida isola col profumo della sardegna e la temperatura di un forno a legna, col Tecnologico s’è tanto pensato e raccontato di quali siano i migliori ricordi d’infanzia. Sarà che il clima aiutava la pigrizia, nelle ore calde letteralmente non si poteva far null’altro che rimanere immobili all’ombra, bevendo caffè freddo e chiaccherando, sarà che più passano gli anni più determinati periodi vengono idealizzati, ma ho realizzato che non c’è nulla che ricordi con più nostalgia, delle mie estati da bambina, della noia.
La noia col senno di poi era un preziosissimo lusso. La noia post prandiale, di quando sei già troppo grande per il riposino obbligatorio, ma non abbastanza per la spiaggia senza supervisione. Le ore infinite da riempire tra le due e le quattro di pomeriggio, quando appunto sei già troppo grande per esserti portato “i tuoi giochi” da casa, ma non abbastanza per ammazzare il tempo giocando a carte. Le ore sotto il sole in strada, a disegnare l’asfalto con l’arancio di piccoli frammenti di mattone. Le ore sotto il sole col banchetto delle conchiglie e dei Topolino usati. Quelle in cui faceva troppo caldo anche per nascondino, per correre, e si ciondolava nell’attesa del mare, magari con settecento lire in tasca per comprare il gelato nell’unico bar del posto.
Da bambina mai avrei creduto si potesse avere nostalgia, della noia. O della lentezza.
Eppure c’era in quegli anni, ed in quelli immediatamente seguenti, tutto un mondo scomparso di cui non saprei nemmeno come raccontare ad un ragazzino di oggi. Una lentezza nel trovare ed ottenere che rendeva preziose le cose.

La musica, ad esempio. Oggi ci sono gli stereo, magari collegati alla tv. L’home theatre. Lettori mp3. Allora lo stereo era il lettore di vinili intoccabile che troneggiava in salotto. In cucina c’era la radio. A 13 anni il massimo era che ti regalassero quelle grosse radiolone con mangiacassette e casse incorporate, e via di cassette vergini e caccia alla canzone desiderata, che passasse alla stazione giusta, che fosse intera, che il dj non ci parlasse sopra. Fare una cassetta mista era un lavoro a tempo pieno, ci volevano giorni, e veniva sempre un poco cucita alla buona.
Ma aspettare per ore che venisse annunciata “quella canzone” (Heaven, Brian Adams, per dirne una) e pigliarla intera, e finalmente POSSEDERLA! E riascoltarla a piacimento! Era una soddisfazione vera.
Eh, ma potevi comprarti l’album.
Costava, l’album. Mica ce li avevo, i soldi, per comprare uno ad uno tutti gli album di cui mi piaceva una canzone. Quando finalmente si faceva l’investimento e si comprava la benedetta cassetta (o il disco), c’era da sperare che fossero belle tutte le canzoni. E pure se non ti piacevano tutte, si ascoltavano a strafottere. Si finiva per amarle comunque. Oppure compravo le “offerte”. Dischi vecchissimi o ritenuti minori. A 12 anni De’ Andrè l’ho scoperto così. Per non parlare di certi album di Baglioni che secondo me conosciamo solo io ed i suoi parenti. Ancora oggi conosco a memoria canzoni derelitte tipo “signori si chiude” o “loro sono là”. Chi le hai mai sentite alzi la mano. Eppure. Novemilalire spese benissimo.
Sono anche convinta che sia il motivo per cui alla fine le canzoni “andate a sanremo” le conoscevamo tutti, fino a quella scartata la prima sera.
Io oggi non conosco manco la canzone vincitrice: oggi piglio un album in formato mp3, dopo mezzora metà canzoni sono già sparite dalla playlist.
Non c’è voglia di ascoltarle comunque. Neanche tempo. Tempo di dare alla canzone bruttina una seconda, terza, settima possibilità di redenzione, fino a trovarle un verso dentro che le dia senso comunque. No. Delete, delete, delete. Un album, tre file, fine del discorso.

Coi film uguale. Da giovane ho visto millemila film orripilanti, però fino alla fine che avevo noleggiato la cassetta. Magari coi miei. Oggi di nuovo canc, canc, canc.

E poi non mi affeziono più alle cose. Qualche tempo fa mi hanno spiegato il concetto di “obsolescenza programmata”. Ci sono rimasta male.
Io voglio bene alla mia lavatrice. E’ scassata e quando le pulisco gli interni parte una processione di cristi, ma è la MIA-PRIMA-LAVATRICE, colei che mi ha salvata dalla schiavitù del bucato a mano fatto nella vasca, triste ricordo dei primi mesi di vita indipendente. Adesso il Tecnologico la vuol rottamare, ma lei ha solo 9 anni. NOVEEE ANNIIIII?, mi hanno detto i miei amici. E FUNZIONA ANCOOOORA? Beh, sì. Circa. Quasi sempre.

Oh, io vengo da una famiglia in cui la lavatrice era un oggetto di culto che passava attraverso le generazioni. A casa nostra ha vissuto per anni una AEG solidissima che mia madre ereditò da mia nonna. Idem un frullatore ad immersione.
Facevi in tempo ad amarli, gli elettrodomestici. Il modo in cui giravano i vestiti e li si vedeva dall’oblò. La botta a colpo sicuro per far partire una centrifuga riottosa. La scatola ingiallita dagli anni del pimer, con la foto anni ’70 e le istruzioni chiarissime, in italiano fluido, per la massaia volenterosa, ma poco abituata alla tecnologia.
Si faceva in tempo ad amarli e riconoscerli, per una distratta cronica come me era fondamentale. Prendimi il trapano. Era IL trapano. Oggi è “amore passami il trapano non quello col filo quello elettrico non quello nero quello pervinca con la punta da cemento”. EH? SCUSA? HAI DETTO?

Il mio primo pimer è morto dopo due anni. Bruciato. Adesso sono al terzo. Costano poco, è vero, ma la marca è la stessa di quella amatissima scatola ingiallita e mi chiedo perché mi fate questo, signori Braun? Perchè io non posso pensare di dividere i prossimi 30 anni di vita in amore e fedeltà con un solo pimer, prezioso ed unico ai miei occhi, di cui conosco ogni possibilità ed ogni difettuccio?

Perchè i difetti delle persone sono passati alle cose?
E’ il tempo che hai dedicato al tuo pimer, che ha reso il tuo pimer così importante. Signor Braun, Signor Bosch, Signor Candy, per favore prendete nota.


26 Aug 07:45

Truffa in farmacia?

by admin

truffa-in-farmaciaPremessa: ritengo che ogni maggiorenne consapevole possa curarsi come vuole, anche mettendosi la cacca di gatto sulla testa nelle notti di Luna piena (basta che non pesi sul Servizio Sanitario Nazionale). Ma se ti chiedo un farmaco vero, tu farmacista furbetta non mi devi rifilare un farmaco omeopatico. L’altro giorno alla farmacia della stazione Garibaldi di Milano è avvenuta la seguente scenetta. Mia cugina chiede il Voltaren in pomata per le contusioni (aveva “sbattuto” il pollice contro la capoccia del cane dell’altra mia cugina in un impeto di scambi affettuosi). La farmacista le consiglia qualcosa a base di arnica. Si assenta per un attimo e torna con un prodotto della Boiron, nota casa di preparati omeopatici. Alla vista del marchio afferro la confezione prima che la farmacista faccia lo scontrino e dico a mia cugina: “Guarda che è omeopatia, lo vuoi?”. Mia cugina strabuzza gli occhi e dice: “Assolutamente no!”. Al che la farmacista mi guarda con odio e dice:

- Qualcosa non va?

- Sì, non vogliamo una roba omeopatica - dico io in tono fermo.

- Perché? – chiede lei scocciata.

- Perché voglio un farmaco vero – dico io guardandola negli occhi.

- Mi scusi ma lei che competenze ha?-

A parte che non sono tenuta a raccontarti il mio curriculum, ignoro la domanda e insisto:

- Mi da il Voltaren per favore? – chiedo con tono deciso. E lei:

- Perchè la medicina è una scienza esatta? -

- No certo la medicina è un’arte ma vogliamo un vero farmaco, grazie. - insisto.

Sento la pressione che mi sale, mi sentivo la vena del collo dilatata tipo Hulk. Mia cugina (dolorante) mi guarda con gli occhioni spalancati.

- Ma lei sa come funziona l’omeopatia? – insiste la pseudo-farmacista.

Vi confesso che avevo voglia di metterle le mani addosso, così le contusioni le poteva finalmente curare con la sua arnica omeopatica.

-Sì certo che so come funziona, con un meraviglioso effetto placebo se si è fortunati.- rispondo.

Al che la farmacista stizzita riprende la confezione omeopatica e sbatte sul banco la pomata di Voltaren.

La scenetta mi induce un pensiero malefico: che la farmacista abbia una percentuale sulle vendite. Altrimenti non si spiega questo accanimento per difendere le Boiron. Mi sono sentita al centro di un tentativo di truffa.  E sì, l’arnica l’ho usata anche io ma in un preparato erboristico, cioè VERO, cioè bello pienotto di principio attivo. Mai confondere l’omeopatia con la terapia erboristica: le molecole estratte delle piante sono una continua fonte di ispirazione per i ricercatori. Perfino la pillola anticoncezionale ha iniziato così, da una pianta (Dioscorea mexicana). L’omeopatia invece si basa sul concetto di diluizione dell’attivo e sulla fantomatica memoria dell’acqua. E ultima cosa non indifferente, mia cugina è stata operata per un tumore al seno dieci anni fa all’età di 39 anni ed è solo grazie alla chemioterapia se oggi è ancora con noi.

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25 Aug 07:59

Zombishield! La prova? Dammela tu...ma che sia una prova.

by Salvo Di Grazia
L'incubo di un'invasione di zombi (ovvero di corpi di defunti che tornano ad una sorta di nuova vita sulla Terra) è un incubo ricorrente. Alimentato dai film e dalla letteratura horror, un po' tutti abbiamo immaginato cosa potrebbe accadere se davvero i "non morti" si riversassero sulle nostre strade. Tanto è diffusa questa paura che enti come il CDC (center for disease control, ente sanitario governativo statunitense), ha diffuso un vademecum per fronteggiare un'invasione di zombi. Naturalmente questa iniziativa era solo un pretesto per spiegare alla popolazione (con un po' di fantasia) cosa fare in caso di calamità naturale, come in caso di terremoto o uragano.
Io non ho paura di un'invasione di zombi. Dopo anni di studi ed aiutato da alcuni colleghi, sono riuscito a mettere a punto un prodotto che combatte in maniera efficace e definitiva gli zombi. La formula del prodotto (che si presenta in forma liquida ed incolore) la devo tenere segreta, immaginate quante aziende potrebbero rubarmi l'idea realizzando guadagni stratosferici, ma i risultati sono sempre garantiti.
La sostanza antizombi si può usare senza particolari difficoltà, vista la sua forma e struttura, è possibile addirittura tenerla a casa, pronta per l'uso e l'emergenza. Può essere sufficiente riempire della sostanza (l'ho chiamata "Zombishield", ovvero "scudo antizombi"), un flacone spray, il comune "spruzzino" che si usa per spruzzare acqua nelle piante, o nei capelli, economicissimo ed acquistabile dovunque. La sostanza, in dosi non eccessive, è assolutamente innocua ed inoffensiva per l'uomo e gli animali, non danneggia superfici casalinghe (può danneggiare le superfici in metallo) ed il suo uso è semplice ed alla portata di tutti.
Il meccanismo d'azione è tanto banale quanto geniale (non per vantarmi ma dopo aver studiato per anni era il minimo che potessi creare), incontrando uno zombi, è sufficiente spruzzare una piccolissima quantità del prodotto, ad altezza d'uomo, facendo in modo che almeno una piccola quantità dello stesso raggiunga (colpisca) qualsiasi parte del corpo della creatura. Istantaneamente si assisterà alla vaporizzazione della bestia. Per vaporizzazione si intende proprio quello che si immagina: scomparsa totale, lo zombi scomparirà completamente, senza lasciare tracce, residui o scarti indesiderati.
Provato sperimentalmente lo Zombishield funziona, sempre, non ha mai fallito.
Qualcuno potrebbe pensare: "ma io non vedo zombi in giro!". Appunto, non c'è zombi che il prodotto di mia invenzione abbia lasciato correre liberamente, non vedrete mai zombi in giro, li ho polverizzati io...
Altri potrebbero pensare: "non c'è un'immagine, un documento, qualcosa che provi la sua efficacia?", certo, vi mostro l'immagine che ho scattato un anno fa quando ho iniziato a sperimentare il prodotto. Ero su una collina e fronteggiavo una decina di zombi, sono bastate tre spruzzate (a volte ne servono quattro) ed ecco lo spettacolo che si è presentato davanti ai miei occhi dopo l'uso del mio Zombishield:

Campo collinare che ho bonificato completamente da una colonia di zombi

Naturalmente, davanti ad una scoperta così clamorosa, che può mettere in crisi i fabbricanti di armi e la lobby degli argentieri (sapete che la scienza ufficiale consiglia di uccidere gli zombi con una pallottola d'argento sparata sulla loro testa?), non sono mancate critiche ed incredulità, ma non mi toccano, d'altronde, se qualcuno di questi professoroni o qualsiasi altra persona, desidera smentirmi o provare che io stia mentendo, basterebbe farlo, provare che la mia invenzione non funziona, dimostrare che lo Zombishield sia inefficace. Non lo fanno? No, non lo faranno mai, perché non ci riescono, quindi io ho ragione.

Per chi volesse acquistare flaconi di Zombishield, per i primi sei mesi offerta speciale: 50 euro al litro, successivamente il prezzo subirà probabili aumenti per sostenere la ricerca sul tema (che faccio io nei miei laboratori).

Tutta questa pappardella per introdurre un argomento che rappresenta una delle colonne del metodo scientifico. L'onere della prova.
Della mia fantasmagorica invenzione salvavita non ho fornito prove di efficacia e nessuno potrà mai verificare se quello che affermo sia vero o no: gli zombi non esistono e quindi nessuno potrà provare l'utilità della mia invenzione. Sto giocando sporco, propongo un'ipotesi non scientifica, faccio affermazioni che sono in realtà mie ipotesi indimostrate. Quello che dico, quindi, non solo non ha alcuna prova di attendibilità ma non può pretendere nemmeno di essere un argomento scientifico e questo non perché gli scienziati non mi degnano di ascolto o non vanno a cercare gli zombi, ma per motivi molto più semplici: le mie presunte prove di efficacia non sono verificabili e questo corrisponde ad assenza di prove.
In parole povere, è a chi propone un'ipotesi fornire le prove delle sue affermazioni e le prove devono essere tali. Parliamo di medicina? Ok.
Chi dice "ho scoperto la cura per il diabete" deve dimostrarlo. Non deve chiedere agli altri scienziati o ad altre persone di smentire la sua affermazione, mai, chi lo fa evidentemente non ha dimostrato nulla e già questo è segno di malafede ed inattendibilità.

Naturalmente non si deve giocare sporco.
Non solo non si chiede agli altri di smentire la propria affermazione ma ciò che si propone deve essere verificabile. Lo Zombishield non solo non ha nessuna prova di efficacia, ma non è nemmeno falsificabile, non esistono gli zombi e nessuno potrà mai smentirmi, non si può smentire un'ipotesi negativa ("dimostrami che questo non funziona"), si può fare solo con un'ipotesi positiva ("dimostrami che questo funziona") e deve farlo chi propone l'ipotesi, non chi è scettico.

Lo scudo vaporizzatore di zombi è una versione un po' dissacrante (e moderna) della "teiera di Russell".
Bertrand Russell, filosofo inglese nato nel 1872 e premio Nobel per la letteratura molto influente e discusso, propose una spiegazione metaforica per illustrare come sia impossibile negare qualcosa che nello stesso tempo nessuno ha mai dimostrato.
Russell si riferiva alla religione ed all'esistenza di Dio, ma il suo ragionamento può essere esteso all'ambito scientifico perché proprio la ricerca e la scoperta scientifica sono campi che richiedono prove, che mostrano le strade che hanno portato ad una conclusione e questa è discussa da chi fosse interessato. Un'ipotesi è scientifica quando è falsificabile.
Questa frase, apparentemente complicata, è invece semplicissima da comprendere: se sostengo di aver scoperto una sostanza che colora la pelle di rosso, la mia affermazione può essere controllata. Si potrà così capire se davvero la mia sostanza ha quel potere o se invece avessi preso un granchio (un buonafede o con l'intento di truffare).
Se invece sostengo di aver scoperto una sostanza che genera elefanti rosa invisibili, sarà praticamente impossibile smentirmi, la mia "prova" (10 elefanti rosa invisibili) è a casa mia ed è naturale che nessuno la veda, sono invisibili e nessun occhio come nessuno strumento, potrà mai vedere il risultato del mio esperimento.
Chiaro che qualcuno, nonostante l'invisibilità dei miei elefanti, potrebbe insistere chiedendomi di mostrargli le orme dei miei animali, ma io potrei benissimo rispondere che, essendo invisibili ed impalpabili, gli elefanti non lasceranno nessuna traccia sul terreno. Non c'è alcun modo di "provare" che la mia ipotesi sia falsa. Se questa ipotesi non è falsificabile (non smentibile) non può essere sottoposta a nessuna verifica, quindi non ha nessun valore scientifico. Ognuno può inventare quindi ciò che vuole, ma non può pretendere di essere preso in considerazione se egli stesso non fornisce una prova certa o almeno plausibile  e quindi verificabile delle sue ragioni.
Ecco, una delle colonne del metodo scientifico: la falsificabilità, ciò che si può smentire è verificabile, ciò che non è possibile smentire non è nemmeno verificabile, quindi non ha alcun valore.
Russel con la metafora della teiera spaziale voleva spiegare proprio questo.
Se una persona, un genio incompreso, sostenesse che tra la Terra e Marte (quindi nello spazio) esistesse una teiera in porcellana in orbita attorno al Sole, basterebbe che questa persona aggiungesse che questa teiera è talmente piccola (come tutte le teiere) che nessun telescopio, nemmeno il più moderno, riuscirebbe a vederla dalla Terra, che nessuno potrebbe smentire la teoria del nuovo genio incompreso. Il genio a questo punto potrebbe dire: "visto che nessuno riesce a smentirmi, io ho ragione e chi dice che la teiera non esiste è chiuso di mente e non è attendibile". Ecco, il genio pensa di aver ragione e chi non conosce il metodo scientifico pensa lo stesso, quando in realtà il genio incompreso non ha dimostrato nulla e chiede una cosa impossibile: dimostrare un dato negativo. Puoi dimostrare che la teiera esista (forse un giorno inventeranno telescopi ancora più potenti, oppure si potrebbe cercarla con un'astronave...) ma non puoi mai dimostrare che non esista. La prima possibilità (che la teiera esista) è un dovere del genio incompreso, l'onere della prova è suo, se non dimostra non ha ragione. Punto.
Russell aggiunge che se poi si iniziasse a parlare della teiera in tutti i libri di scuola, nelle conferenze e nelle università, la teoria indimostrata diventerebbe talmente "ordinaria" da diventare "probabile", quasi certa, in un certo senso credibile quando invece non ha nulla di reale.
Per lo stesso motivo, discutere e dibattere di ipotesi o concetti mai dimostrati, è un'inutile (in senso scientifico) perdita di tempo che nulla aggiunge sull'esistenza di quell'ipotesi. Io le ho chiamate "fintoversie": inutile discutere sull'altezza degli elefanti rosa se non ne troviamo nemmeno uno.
Inutile discutere sull'efficacia dell'omeopatia se sappiamo di assumere semplice zucchero ed inutile discutere di terapie saltate dal cappello del ciarlatano di turno se lo stesso non è riuscito a produrre una sola prova delle sue affermazioni. Non serve negare una teoria che nemmeno colui che la propone ha dimostrato (cfr. Euclide: "ciò che è affermato senza prova può essere negato senza prova").
Prendiamo due esempi per capire perché alcune presunte cure vendute come "efficaci", non sono state prese in considerazione dalla scienza.

Il bicarbonato per curare il cancro: Si tratta di una pseudocura contro il cancro inventata da un ex medico italiano molto seguito negli ambienti alternativi più estremi. Questo medico non ha mai effettuato esperimenti, non ha mai pubblicato alcun documento sul suo presunto trattamento, non ha mai fornito dati che facessero sospettare che la sua ipotesi fosse corretta. Le uniche "documentazioni" che ha fornito si limitano ad alcuni casi "raccontati" nel suo sito (molti falsi, altri con documentazione inadeguata) e a video pubblicati su internet (molti che evidenziano come il bicarbonato non abbia avuto alcun ruolo nella storia dei pazienti intervistati). Nonostante queste evidenti assurdità, Simoncini (questo il nome del guaritore), pretende di avere ragione e dichiara che la sua idea non è presa in considerazione dalla comunità scientifica perché "troppo economica" da utilizzare.

Il "metodo Vannoni": Laureato in lettere, afferma di aver "importato" un metodo di preparazione di cellule staminali mediante il quale sarebbe possibile curare (fino a guarire) malattie ad oggi inguaribili, molte delle quali genetiche. Non ha mai pubblicato uno studio scientifico, mai provato in maniera organizzata gli effetti della sua presunta cura, non ha mai rivelato quale sarebbe la procedura da lui utilizzata e non si conoscono casi di pazienti che abbiano tratto un giovamento almeno evidente grazie alla sua "terapia".

Come si vede, in questi due casi (scelti tra i tanti solo perché più noti "mediaticamente", ma tutte le medicine non scientifiche hanno queste caratteristiche) chi ha avanzato un'ipotesi di tipo medico, non si è curato per nulla né di dimostrare di avere ragione, né di illustrare alla comunità scientifica le proprie idee permettendone una conferma scientificamente corretta. La cosa interessante è che al controllo (anche superficiale) dei presunti effetti delle due terapie, emergono grandi dubbi, addirittura falsi plateali, manipolazioni dei dati ed un costante uso dell'emotività e degli "appelli" mediatici per ottenere ragione.

Casi come questi non avranno mai l'avallo della scienza e resteranno sempre nell'immenso gruppo delle pseudoterapie ciarlatanesche. Non si vedrà mai un ciarlatano impegnarsi per trovare un modo per dimostrare di avere ragione, non è il suo scopo e sa che verrebbe smentito alla prima verifica, al contrario, il ciarlatano punterà tutto sull'emotività, sugli "spot", sulle "testimonianze", esattamente come il venditore di cianfrusaglie usa il megafono, argomenti scientificamente inutili ma che arrivano al cliente, ciò che il ciarlatano cerca, una semplice fonte di guadagno.

Alla prossima.

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