"Arriverà un momento in cui la mia anima dovrà rendere conto a Dio. Quel giorno, il giorno della mia Apocalisse,
mi auguro che l'unico peccato che dovrò confessare
sia quello di aver voluto vivere fino in fondo".
Debora L.
Sono desta. Si sono desta. Stropiccio gli occhi e accavallo le gambe poggiandole sul tavolino, davanti il divano. Le cosce scoperte dai pantaloncini sono appena abbronzante e fa caldo già a prima mattina, anche sotto la canotta leggera. Guardo l'orologio. Proprio prima mattina non è. Avevo bisogno di dormire. Socchiudo un attimo gli occhi e cerco di ricordarmi del sogno appena fatto. So che sei vicino. Che stai per ricomparire. Sento sempre quando stai per ricomparire.
Ma stavolta sono perfettamente sobria. Devo esserlo. Devo essere al meglio della mia forma fisica per fronteggiarti.
IO sono quasi sempre sobria, anche se bevo. L'ubriacatura è uno stato di normalità per me. Mi ubriaco di vita al risveglio e resto così fino a quando poggio la guancia sul cuscino. Ma quando piango... quando piango no. Sono desta, sono troppo desta. E non mi piace esserlo. Io preferisco sempre sognare. E se mi uccidono un sogno... se mi uccidono un sogno... io... io.....
ECCOTI.
"Ce l'hai fatta ad alzarti...".
Ti guardo. Sembri più giovane dall'ultima volta. Quando era? In inverno? Si, in inverno. Faceva freddo, molto freddo.
"Noi non invecchiamo, lo sai".
"Non te l'ho chiesto".
Il tuo tanfo di zolfo comincia a permeare l'aria.
"Il tempo per gli angeli si ferma..."
"Non sei un angelo. Non lo sono io".
"Lo eravamo... entrambi. Scorre molto più lentamente, molto più lentamente... e lascia pochi segni sulla pelle... ma li porti tutti nell'animo.... vero bambola?"
Ti guardo, fisso negli occhi. Come al solito sei bello. Troppo.
"Non sono la tua bambola".
"Sei una bambola. Una bimba bellissima. Ho letto il tuo sogno. Ti ho vista. Mi piace osservarti. Mi piace osservare le tue..."
"Le tue cosa?"
"Sensibilità. Mi rendono più forte".
"Non sei forte oggi". Ti sento. Non sei forte. Mi avvicino di colpo e afferro da dietro il tuo braccio. Mi accosto al collo, all'orecchio e sussurro:
"Sei a un passo... un passo da me. Ti manco. Ti manco io... Sarò io a vincere lo sai..."
"VIA".
Mi sbatti via con tutta la tua forza. Il tanfo aumenta. Hai gli occhi rossi dalla rabbia. L'orgoglio... Il tuo peccato maggiore. Quello che ti è costato la perdita del paradiso.... Sono contro la parete e mi blocchi. Ho gli occhi tuoi negli occhi. Nero contro nero. Mi stai guardando dentro. Ti sto guardando io. Il confine tra il male e il bene è molto labile, molto labile. E l'amore è l'unico sentimento che può distruggerlo. Mi prendi il viso tra le mani e lo stringi:
"I pugni. Hai i pugni stretti. Ti fanno male. Gli altri ti fanno male. Vieni da me".
"MAI".
"E' riuscito almeno a sentire la tua energia mentre era dentro te?"
"Chi?"
"Lo sai chi... idiota. Che idiota! L'unica cosa per cui valga la pena fare l'amore con un angelo caduto è sentire quell'energia... indomabile, incessante, insaziabile. Ti prende testa e stomaco. E non riesci più a farne a meno... E' questo il punto?"
"Non lo so... quale sia il punto. E non me lo domando. Non me lo domando più".
Non mi domando più perché distruggono i sogni e si sceglie l'inferno a danno del paradiso. Nel mio stato di sobria ubriachezza non ha alcun senso.
"Sei troppo... troppo per un mortale... comune... comune... è comune. Vieni da me..."
"Finiscila".
"Stai perdendo forze".
"FINISCILA".
"Il tuo corpo delizioso... non si può farne a meno poi... ma la tua anima ahi ... irretisce... L'uomo è uno stupido animale... AH AH AH ... per questo vincerò io...Non c'è posto per l'anima... non c'è... allontana, spaventa, fa paura. AH AH AH . Per questo l'uomo è... è meno della mediocrità".
Sorridi. Ho paura di darti ragione. Il tuo puzzo aumenta. Quando la tua saggia scienza penetra negli abissi della natura... aumenta.
"Non ho chiesto niente. Non chiedo niente".
"Tu non chiedi. Viene naturale pensare cosa si può dare".
"Smettila di psicanalizzarmi. Il verme della tua morbosa curiosità mi scivola da dosso. Non mi si può dare niente. Non qui. Non ora. Non in questo tempo, forse neanche nei prossimi secoli. Siamo vicini.."
"Già... Ma tu indulgi troppo. Si sono aperti già i quattro sigilli..."
"Devono aprirsene sette ... e siamo ancora lontano..."
" Ma tu? Tu? Hai insegnato ad amare a qualcuno? Impresa inutile... ".
Ora mi sei vicino e ammicchi. Mi guardi sinistramente e per un attimo il tanfo sparisce.
"Misero l'uomo vero? Puoi scegliere di domarlo, dominarlo e non lo fai... questo stupido libero arbitrio... stupido".
"Perché sei qui?".
"Per ricordarti".
"Non ne ho bisogno".
"Per riscaldare il campo di battaglia..."
"E' ancora lontano il giorno".
"Per... "
"Per ?".
Mi guardi e negli occhi neri scorgo un guizzo di malinconia. Il tempo dei balocchi è finito da un tempo. Ma in fondo... in fondo.
"Vai via. E' meglio. Lasciami sola. Come sempre...".
"Io..." Indugi un attimo mentre cammini e ti rigiri...
"Lascia perdere. I ruoli sono già decisi. Io rimarrò qui a sperare che tu impari ad amare tu rimarrai nel tuo regno a sperare che io cambi. Ma io non cambierò. Non cambieremo..."
"Forse...".
Tiro via una bottiglia dal tavolo. La mia ombra sul muro porta il riflesso invisibile di un'ala.
"Forse... forse domani sarà tutto finito"...