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22 Feb 18:22

Rompe una ciaspola e rimane bloccato su una parete ghiacciata del Cimone

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08 Apr 10:12

DIETRO LE QUINTE/ Il Papa caccia un prete modenese: "Comportamenti inappropriati"

Don Fernando Bellelli fuori dal clero, cacciato dal Papa

MODENA. La notizia è giunta nel pomeriggio del 5 aprile: Fernando Bellelli non è più sacerdote, è infatti stato dimesso dallo stato clericale in virtù di un decreto di papa Francesco che recepisce l’istruttoria della diocesi di Modena e il parere della Congregazione per il Clero. Motivo? Comportamenti gravemente inappropriati per la condotta di un sacerdote.


La diocesi di Modena-Nonantola ha spiegato con questo comunicato la decisione: «Il 2 aprile scorso la Congregazione per il Clero ha comunicato all’Arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci, la decisione, presa da papa Francesco il 20 marzo precedente, di dimettere il sacerdote Fernando Bellelli dallo stato clericale, con relativa dispensa dagli obblighi sacerdotali, compreso il sacro celibato. Tale decisione è inappellabile e non è soggetta ad alcun tipo di ricorso».

don Fernando Bellelli da parroco di Portile.


Questo il centro della notizia e le motivazioni della decisione assunta in seguito all’istruttoria della diocesi stessa: «La decisione del Papa - prosegue il comunicato inviato anche a tutti i sacerdoti della diocesi di Modena-Nonantola - costituisce l’esito di un approfondito procedimento canonico avviato dall’Arcidiocesi nel febbraio del 2016 e portato avanti sulla base di indicazioni e richieste da parte della Congregazione per il Clero. Il procedimento non ha riguardato imputazioni penali, né canoniche né civili, inerenti persone minori, ma ha riguardato aspetti fondamentali della vita sacerdotale».

Dunque non si tratta di un caso che ha rilevanza penale e nemmeno di natura civile, né ha a che vedere con la pedofilia, come si evince dalla nota. La diocesi conclude puntualizzando alcuni altri concetti: «Una pena nella Chiesa viene inflitta sempre in vista di un bene maggiore, sia per colui che ne viene raggiunto, sia per l’intera comunità cristiana. Accogliamo con docilità questa decisione, custodendola nella preghiera.

Fernando Bellelli non è scomunicato - sottolinea il comunicato stampa - rimane in comunione con la Chiesa in quanto fratello battezzato in Cristo ed è invitato ad attingere, come ogni fedele, alla grazia del Vangelo e dei sacramenti».

Il vescovo Erio Castellucci e l’intera curia modenese non dicono di più e non rilasciano altre dichiarazioni, con l’obiettivo di salvaguardare tutte le persone coinvolte. Bellelli era stato al centro di un caso pubblico qualche anno fa quando, nella parrocchia di Portile di cui l’ormai ex sacerdote era parroco, apparvero una domenica mattina alcuni cartelli alle via d’accesso del paese che inneggiavano alla “parrocchia del Bunga Bunga e dell’amore...”.

L’allora parroco si dimise pochi giorni dopo dalla cura pastorale parrocchia, dimissioni che furono accettate dall’allora vescovo mons. Antonio Lanfranchi con l’intento di tutelare sia i parrocchiani che lo stesso Bellelli.

È bene ricordare come, a distanza di qualche tempo e già con don Erio Castellucci alla guida della comunità cristiana modenese, Bellelli per qualche mese era stato sospeso dal ministero sacerdotale. L’intera vicenda era stata fatta emergere anche da alcune famiglie di persone coinvolte nelle parrocchie frequentate da don Fernando ben prima del suo trasferimento.

Successivamente, come detto, era diventata pubblica a causa di quei cartelli esposti nell’autunno del 2014 a Portile. Ora, appunto, a causa di comportamenti non consoni al ministero sacerdotale, Fernando Bellelli è, per così dire, tornato laico e in virtù di questa sentenza non potrà nemmeno insegnare in scuole paritarie cattoliche né insegnare religione, oltre a non poter, naturalmente, svolgere il ruolo di docente presso facoltà teologiche.
In passato, almeno stando agli ultimi parecchi decenni, gli unici sacerdoti che erano stati dimessi dallo stato clericale lo avevano chiesto per potersi sposare. In quei casi, dunque, questo effetto era in qualche modo desiderato, questa volta è stato inflitto.
Ed evidentemente si tratta di una notizia molto delicata e che farà sicuramente discutere e che, lo conferma anche la decisione del vescovo di non commentare, riguarda un caso che va trattato con grande sensibilità e attenzione.

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 «Accetto la scelta del Vaticano Le accuse penali? Infondate»

Fernando Bellelli si è affidato a una lettera per commentare la decisione presa nei suoi confronti. La riportiamo qui integralmente.


«In relazione alla comunicazione diramata dall’Arcidiocesi di Modena-Nonantola alla stampa con cui si annuncia che il sottoscritto è stato dimesso dallo stato clericale per decisione del Santo Padre, a vantaggio di tutti i fedeli che mi sono stati vicino in questi anni di battaglia giudiziaria, politica e religiosa, in risposta alle numerose richieste di replica che correttamente i media mi stanno incessantemente inoltrando voglio dire soltanto che: a fronte di accuse giudiziarie totalmente infondate e dichiarate tali, essendo nato a mio carico un procedimento canonico amministrativo interno che si era concluso con la revoca dell’irrogazione di una sospensione provvisoria dall’esercizio delle mie funzioni ministeriali, a quel provvedimento ho reagito ritenendolo ingiusto, considerandolo soprattutto un attacco alle mie idee teologiche di corrente.

Per coerenza con me stesso e con i miei fedeli ho cercato di far valere le mie ragioni in un nuovo procedimento in ambito canonico, laddove in modo purtroppo insindacabile è stata seguita dagli organi superiori una procedura alternativa a quella che consente un pieno contraddittorio e dunque la possibilità di una difesa piena e dinamica. Il provvedimento finale, proprio in virtù di questa procedura alternativa, reca la firma del Santo Padre e io non posso che accettarlo e non posso che attingere, così come deve fare ogni fedele e come ricordato dal comunicato dell’Arcidiocesi, alla grazia del Vangelo e dei Sacramenti.

Da fratello e battezzato in Cristo rivolgo una preghiera per tutti coloro con i quali in questi diciassette anni di ministero presbiterale abbiamo fatto del bene servendo la Chiesa Cattolica e per tutti coloro che mi hanno sostenuto nell’affermare quelle che continuo a pensare siano le mie ragioni - conclude Fernando Bellelli - e rivolgo un ringraziamento particolare ai legali che mi hanno assistito tanto nella giustizia italiana che in quella canonica avvocato Luca Andrea Brezigar e Avv.ssa Lucia Teresa Musso».

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 La replica della Curia a Bellelli: E' stato garantito il pieno diritto alla difesa

Nella mattinata del 6 aprile è arrivata l'immediata reazione della curia al comunicato di Fernando Bellelli "In merito alle dichiarazioni apparse sulla stampa in data 6 aprile 2019 circa la vicenda di Fernando Bellelli si precisa quanto segue: ogni procedimento penale canonico prevede che sia garantito il pieno diritto alla difesa, il suo concreto esercizio anche attraverso l’assistenza di un avvocato e un’effettiva condizione di parità processuale fra l’accusa e la difesa.

Così è stato, rigorosamente, anche per don Fernando Bellelli. Nel corso dei tre anni di durata del procedimento canonico, egli ha avuto la possibilità di difendersi e l’ha esercitata sia attraverso i ricorsi sia attraverso deposizioni orali e scritte sue e dei testimoni indicati da lui e dalla sua legale.

"Era un bravo prete dalla grande umanità e capace di coinvolgere i giovani"

A due passi da una Modena trafficata e caotica, ma immersi nella quiete della periferia residenziale, tra il verde e i bambini che giocano a pallone in un campetto o sulle giostre del parchetto. È qui a Portile che il caso di don Fernando Bellelli è esploso in tutta la sua forza. Qui dove il sacerdote, allora poco più che 35enne, era solito passeggiare. «Ricordava un po’ don Abbondio», dicono di lui.


E dunque è un facile gioco di memoria immaginarselo, ricordando la descrizione del Manzoni, con il suo breviario in mano, camminare immerso nella lettura. Eppure non deve passare l’idea che fosse un sacerdote che si isolasse dalla sua comunità o travolto dagli eventi della vita come il personaggio dei Promessi Sposi.
Tanti, al contrario, ricordano il suo impegno per il paese, per i fedeli e per i giovani, che sono forse quelli che più di altri tendono ad allontanarsi dalla Chiesa, ad abbandonarla dopo la cresima.


«Lui, invece, aveva una grande capacità di parlare ai ragazzi e di coinvolgerli nella vita della parrocchia».
Un atteggiamento a detta di alcuni magnetico e che forse non fu visto di buon occhio.
«Voci. Di più non so», dice un signore che non ha voglia di fermarsi a ricordare un periodo che forse qualche ferita nella comunità ha lasciato. «Ma chi è don Fernando?», chiede una mamma ad altre sedute vicino a lei. Quella di fronte alza gli occhi, come a dire “Poi ti spiego”.


«Non sta a noi giudicare - dicono altri genitori - se la Chiesa lo ha cacciato ci saranno stati dei buoni motivi. Quello che possiamo riferire è ciò che ricordiamo di don Fernando: un sacerdote che si è comportato bene».
«Ha battezzato uno dei miei figli - aggiunge un padre - E ho un ottimo ricordo. A dir la verità non posso che dire buone parole del suo operato qui a Portile. E sinceramente non so che cosa abbia provocato quella protesta dei cartelli , ciò che so per certo è che le persone che si sono adoperate per tempestare le strade con scritte non hanno portato nessuna prova a sostegno delle loro accuse. E quindi restiamo nel “vox populi”. Niente più».
La sensazione è che ci siano due “populi” a Portile. Chi fugge alle domande e chi invece parla e rievoca un ricordo positivo di don Fernando.


«Molto preparato dal punto di vista teologico - dice il padrone di una simpatica cagnolina dalle lunghe orecchie - Lo vedevamo spesso in giro per il paese e aveva una grande umanità con i ragazzi. Frequentavo un corso per un battesimo e lui, terminata la lezione meramente teorica, si mostrava come una persona molto disponibile e aperta al dialogo. In definitiva un buon prete per quel che è la mia valutazione. Quello che facesse nella sua vita privata sinceramente non mi interessa».


La cagnolina si accuccia e lui prosegue con un dettaglio: «Ripensandoci, una cosa mi aveva colpito. Mostrava un certo malessere fisico. Appariva spesso nervoso, non so cosa fosse, ma è qualcosa che mi è rimasto impresso negli anni».

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Quella mattina in cui Portile fu invasa da cartelli shock

Il bubbone è scoppiato nel novembre del 2014, quando la tranquilla Portile si è svegliata con cartelli eloquenti sparsi un po’ per tutto il paese.
«Fedeli in fuga? Dove vanno...», recitava uno appeso sotto al segnale stradale di ingresso nella frazione alle porte di Modena.
«Parrocchia del Bunga Bunga, parrocchia dell’amore... e poi?», un altro ben più esplicito. Anche se non il più esplicito, perché altri avevano toni ancora più pesanti.


Tutti rivolti contro don Fernando Bellelli, contro il suo modo di condurre la parrocchia e con palesi riferimenti alla sua vita privata. Una presa di posizione pesantissima da parte di una fetta della comunità dei fedeli, che in ogni modo spingeva per allontanare il sacerdote.


Erano tante le critiche rivolte nei suoi confronti, non solo riferibili alle illazioni di carattere sessuale. La gestione di don Fernando non era gradita, tanto che la vita in parrocchia si stava svuotando e a dirlo erano i numeri.
I bambini che frequentavano il catechismo si contavano sulle dita di una mano, la messa della domenica era poco frequentata. Addirittura il sacerdote era costretto ad attendere alcuni minuti affinché almeno una parte dei banchi si riempissero.


C’era poi la questione dell’asilo, che era affidato a un ordine di suore che da molti anni svolgeva la sua attività con grande apprezzamento da parte dei genitori. A loro don Fernando aveva affiancato maestre laiche, di cui almeno una vicina all’Ordo Virginum (Ordine delle Vergini), donne che senza prendere i voti si dedicano al servizio. Questa decisione non fu per niente condivisa dai genitori.


Inutile dire come quella mattina di novembre in cui fecero la loro apparizione i cartelli a Portile scoppiò un putiferio. Il paese di fatto si divise in due, con una parte della parrocchia che nei giorni successivi volle dare la propria versione dei fatti, difendendo apertamente don Fernando con una lettera: «È sempre presente - scrivevano - officia con molta competenza i riti sacri. Battesimi, funerali, matrimoni sono preparati e curati, partecipa fattivamente a tutte le iniziative, ha attenzione per le ricorrenze personali di noi parrocchiani, aiuta e cerca di ascoltare soprattutto chi è più debole o in difficoltà, tiene buoni e collaborativi rapporti con le parrocchie del nostro Vicariato».


Una difesa a spada tratta che non fu sufficiente a placare le polemiche. I cartelli per tre volte vennero tolti e per tre volte ignoti li produssero nuovamente e li appesero negli stessi luoghi. Inevitabili, dopo alcuni giorni, arrivarono le dimissioni di don Fernando.

Chi è Fernando Bellelli: gli inizi alla Madonnina Insegnante al Tassoni

Fernando Bellelli, nato nel febbraio del 1977 a Modena e originario di Soliera, era stato ordinato sacerdote l’8 giugno del 2002. È stato prima cappellano nella parrocchia della Madonnina dove è stato dall’ordinazione e fino al 2009. Nel 2009 il trasferimento, come parroco, a Portile dove è rimasto fino al novembre del 2014, quando si dimise dall’incarico.

È stato anche vicario foraneo della zona pastorale Pedemontana Ovest. Successivamente è stato collaboratore a Guiglia e, dopo l’inizio dell’istruttoria diocesana che ha portato alle dimissioni dallo stato clericale, non ha avuto alcun incarico nella diocesi di Modena. Anzi per alcuni mesi è stato anche sospeso dal ministero sacerdotale.

È stato insegnante di religione per un paio d’anni al liceo Tassoni (che aveva frequentato come studente) ed è stato assistente di alcune realtà associative tra queste il settore adulti di Azione Cattolica (carica da cui si è dimesso nel 2011), della Fuci e di altre realtà, comunque non successivamente al 2014. Ha conseguito il baccalaureato in teologia presso lo studio teologico interdiocesano nel 2007, la licenza in Teologia Fondamentale, studioso di Rosmini ha inoltre studiato presso la facoltà di Scienze umanistiche di Modena. Dal 2007 al 2011 è stato docente anche alla scuola di formazione teologica San Bernardino Realino della diocesi di Carpi. Ha anche scritto alcune pubblicazioni.

Bellelli non potrà insegnare religione e non potrà insegnare in scuole paritarie cattoliche né in facoltà e scuole di teologia. Nell’ultimo periodo non è stato visto in molte circostanze di carattere ecclesiale, anche se ha partecipato come concelebrante ad alcune messe. —

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In both cases, support for the reactionary initiatives was driven, in part, by activists deep in the US heartland. The World Congress of Families (WCF), based in Rockford, Illinois, is an international network of socially conservative activists and NGOs that has been active since 1997. Its organisational partners, which span six continents, work in areas ranging from grassroots counselling to direct lobbying of parliamentarians.

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