Shared posts
..cAMERA oN bOARD..
lospaziobianco: 1) Zerocalcare self-portrait 2) Makkox...










1) Zerocalcare self-portrait
2) Makkox self-portrait
3) Leo Ortolani self-portrait
4) Paolo Bacilieri self-portrait
5) Lorenzo Bartoli, Diego Cajelli, Roberto Recchioni & Tito Faraci by Massimo Carnevale
6) Elisabetta Melaranci self-portrait
7) Mauro Uzzeo by Federico Rossi Edrighi via
8) Panda & Giacomo Bevilacqua
9) Giuseppe Palumbo self-portrait
10) Ratigher by Roberto Recchioni
"Internet. Un italiano su 3 controlla le email del partner. Gli altri due non convivono con un..."
Datagate: le backdoor di Microsoft, Apple, Android e RSA
La recente debacle dell’RSA Security, corporation di contractor per la sicurezza, mette in luce quanto siano compromesse le big dell’informatica statunitense.

In seguito al vero e proprio melt-down mediatico dell’RSA, importante multinazionale della sicurezza informatica statunitense, che ha dissuaso i propri clienti dall’usare un’intera gamma dei suoi prodotti perché “si sospettava” contenessero dei backdoor sfruttati dal controspionaggio americano, la stampa internazionale ha riesaminato i dati forniti da Edward Snowden e ha fatto un po’ di conti.
Ne esce un quadro per nulla positivo, che sembra inchiodare il governo americano e i suoi agenti segreti, colpevoli di aver inquinato la fiducia verso le proprie corporation nazionali e di aver messo in pericolo i dati di milioni se non di miliardi di utenti.
Spie dappertutto
L’NSA è accusata ormai da qualche mese di aver violato la privacy dei cittadini americani e di aver letteralmente invaso la vita degli stranieri, i cui dati passano spesso attraverso i servizi o semplicemente il suolo americano - me e voi inclusi.
Per poterlo fare non ha sfruttato soltanto attacchi brute-force provenienti da qualche super-computer, ma anche i mezzi legali - decisioni di una corte speciale - che tappano la bocca alle corporation per costringerle a collaborare. E a quanto pare ha indotto con o senza inganno o coercizione molti dei nomi di Silicon Valley su cui facciamo affidamento a spalancare loro “la porta di servizio”.
Cerchiamo di fare un elenco di chi è stato compromesso.
Conclusioni
A questo punto è davvero difficile non sospettare che tutte le corporation con un accesso privilegiato alle comunicazioni private siano state bersaglio di “attenzioni speciali” da parte dell’NSA, ed è ancora più tetro notare che la Casa Bianca e il presidente Barack Obama sono perfettamente a conoscenza della cosa - E come fa indendere l’Associated Press, sono dei forti sostenitori di un piano dettagliato per tenere sotto controllo tutto quello che accade nel mondo spiando le telecomunicazioni, i dati conservati sul cloud e i social media.
Datagate: le backdoor di Microsoft, Apple, Android e RSA é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 09:24 di martedì 24 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
Vent’anni di spesa pubblica

Non so a voi, ma a me ma un po’ ridere che la maggioranza Pd-Pdl litighi su ogni singolo euro di Iva o Imu, e intanto vada concordemente e silenziosamente ad approvare la spesa di altri 314 milioni euro per le cosiddette “missioni di pace” in Afghanistan e altrove. Che complessivamente ci costano più di un miliardo l’anno.
Chissà perché, quando si parla di “tagliare la spesa pubblica” si finisce sempre per ridurre il welfare, le scuole, gli ospedali, le pensioni. Pare quasi che andare in giro per il mondo a fare la guerra non sia “spesa pubblica”.
Il tutto poi avviene, appunto, nel modo più silenzioso possibile: quanti sanno che entro il 30 settembre si voterà il rifinanziamento? Forse perché è difficile che la maggioranza degli elettori del Pd (ma forse pure del Pdl) condividano le ambizioni di grandeur militare italiota.
Dalla Somalia in poi (1993), «l’Italia ha bombardato i serbi in Bosnia e in Kosovo, con raid aerei che si sono spinti fino alla periferia di Belgrado; ha combattuto in Iraq, nell’inutile e sanguinosa spedizione di Nassiriya; poi ha attaccato l’esercito di Gheddafi in Libia, sganciando 710 tra bombe e missili; e tutte le settimane i soldati si scontrano con i talebani in Afghanistan. La parola “guerra” però è rimasta un tabù».
Se in piazza protestano i robot

Ieri in diversi punti di Roma, piccoli robot indignati sono scesi per strada per attirare l’attenzione sui temi dell’innovazione tecnologica che manca nei programmi scolastici italiani.
Piccoli robottini, con in mano cartelli con slogan tipo “MICRO CHIP = MACRO SAPERI” hanno sfilato per Via Cola di Rienzo e Vicino Piazza Risorgimento in mattinata, mentre nel pomeriggio si sono radunati davanti al Ministero dell’Istruzione a Trastevere (MIUR).

L’esercito di robottini che marciavano ha suscitato molto curiosità nei passanti che si fermavano a guardare ed ascoltare lo slogan del robottino con l’altoparlante.

L’iniziativa è stata ideata dagli studenti dell’Istituto Quasar, da anni impegnato nella formazione di creativi, grafici e progettisti con corsi didattici di alto profilo, che hanno organizzato una marcia di piccoli manifestanti cingolati per sensibilizzare la politica italiana su questo tema.

Una manifestazione simbolica per dimostrare quello che si può realizzare con materiali semplici ed economici eD un budget limitato ma con buone conoscenze tecnologiche. Potrete rivedere tutto sulla pagina Facebook dell’Istituto.

Tali conoscenze richiedono appunto una formazione più al passo con i tempi e che includa finalmente anche loro all’interno dei programmi scolastici. Dai giochi alle operazioni chirurgiche più complicate fino ai lavori domestici, i robot affiancano ormai da tempo gli esseri umani nello svolgimento di numerosi compiti.

Eppure nei programmi scolastici italiani non c’è un reale impegno per istruire fin da giovani gli ingegneri e i tecnici del futuro su certi temi o anche semplicemente per creare confidenza con una tecnologia ormai conquistata fuori dai banchi di scuola.

Basati sulla celebre scheda di prototipazione Arduino, questi robot coniugano design e tecnologia in modo semplice e immediato grazie a un’accattivante struttura di alluminio ispirata all’immaginario anni 50, al cui interno si celano circuiti, chip e componenti elettronici.
Molto più educati, civili e puliti degli studenti e dei comizianti nostrani. Va detto. Ma attenti a sottovalutarli, perché fareste un errore imperdonabile, stile “Ridere per Ridere” del grande John Landis.
Se in piazza protestano i robot é stato pubblicato su 06blog.it alle 15:20 di venerdì 20 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
RSA Security agli sviluppatori: "Non usate i protocolli di crittografia compromessi dalla NSA"

Una grossa multinazionale della sicurezza informatica, la RSA Security, ha per la prima volta preso posizione sulla faccenda delle backdoor del controspionaggio statunitense.
RSA è una compagnia multinazionale di grosse dimensioni focalizzata sulla sicurezza dei computer e dei network. Pur essendo basata in America, ha deciso di uscire allo scoperto e di prendere posizione sugli algoritmi di crittografia usati commercialmente per i quali si sospetta che la NSA abbia una backdoor.
In un documento condiviso con i suoi clienti sviluppatori, RSA ha consigliato vivamente di smettere di usare un algoritmo usato in uno dei suoi Toolkit. L’algoritmo è conosciuto come Dual Elliptic Curve Deterministic Random Bit Generation (Dual EC DRBG).
Perché l’algoritmo è inaffidabile
La motivazione dell’allarme della RSA è presto detto: secondo le rivelazioni del New York Times, l’NSA potrebbe aver inserito una debolezza in questo algoritmo, una falla che può essere sfruttata. Una volta creato questo “campo minato”, il controspionaggio statunitense avrebbe usato la propria influenza per farlo riconoscere come uno standard in USA dall’Istituto Nazione degli Standard e Tecnologia.
Secondo RSA, tutti i Toolkit che contengono il Dual EC DRBG sono colpiti, come anche gli RSA Data Protection Manager.
I portavoce dell’azienda, un’entità piuttosto importante nel mondo della sicurezza informatica, hanno comunicato che nelle prossime settimane la corporation si preoccuperà di revisionare tutti i software prodotti per eliminare l’uso questo algoritmo, introdotto a partire dal 2004.
Nel 2006 è stato approvato come standard per la generazione casuale dei numeri, che ha rivoluzionato per efficacia e comodità delle feature. Purtroppo, a quanto pare c’era anche una feature completamente inattesa.
RSA Security agli sviluppatori: "Non usate i protocolli di crittografia compromessi dalla NSA" é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 10:14 di venerdì 20 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
Rush
BowmanFILMONE !!!
visto e approvatissimo

Andare a vedere questo film, che attendevo con ansia, è stato per me come andare a vedere Titanic con un bambino, in quanto al mio fianco c’era la mia ragazza.
E se io sono un appassionato di corse ed ex pilota che ora di corse scrive per vivere, lei di motori non gliene è mai fregato nulla e pur vivendo in un paese con uno dei dieci autodromi attivi in Italia, all’Adria International Raceway ci ha messo piede per la prima volta con me.
Questo per dire che rappresentavamo, in due seggiolini affiancati, entrambe le “etnie” degli spettatori che andranno a vedere Rush, l’ultimo lavoro di Ron Howard.
Premetto che non sono un cinefilo accanito, amo andare al cinema a vedere quello che mi interessa, ma non ho l’occhio del superespertone che nota il gioco di luci che ricrea chissà quale effetto inventato dal tal regista, etc etc… sono solo un nerd comune con, tra i tanti pallini, anche (e forse soprattutto) quello per le corse di automobili.
La trama (senza spoiler)
Perché ho citato Titanic nell’introduzione? Perché Rush si basa su una storia vera, e cioè il campionato 1976 del Mondiale di Formula 1.
E quindi la trama è nota a tutti quelli che come me amano le corse, che questa fantastica ed epica sfida, tra due piloti simili tra loro come acqua e fuoco, l’hanno vissuta o ne hanno letto nei fiumi d’inchiostro che sono stati versati per raccontarla.
Non starò quindi a sproloquiare per raccontarla, la potete leggere benissimo sull’amica Wikipedia. Mi voglio piuttosto concentrare su come sia stata raccontata e sulla sua vicinanza alla realtà.

Ron Howard è stato maniacale nella rappresentazione del vero, come ad esempio si può vedere da questo video girato da un tedesco mentre stava passeggiando lungo il tracciato del Nürburgring e che si è imbattuto nelle riprese. Sotto potete vedere le immagini originali e confrontarle. Un lavoro sopraffino.
Addirittura per le scarpe dei piloti quando in abbigliamento da corsa è andato dal mitico Ciccio di Cefalù, l’artigiano che allora con le sue mani le faceva per tutti i piloti più famosi.
Ciccio mi fece le scarpe per la stagione 1996 ed erano fantastiche, mai più avute di così comode. Peccato che le dovetti tagliare a fine stagione per un test in F3 in cui… non ci stavo coi piedi nell’abitacolo!
Sia chiaro però che un po’ di romanzo c’è, anche perché non doveva e non voleva essere un documentario, bensì un film che facesse presa anche su tutti coloro che le corse non le guardano.
E se quindi all’inizio viene inserito un incidente che non si verificò nella realtà, in un test al Paul Ricard si vede che le vetture sono a Brands Hatch e le due personalità vengono molto estremizzate per dimostrarne la distanza, lo si accetta più che volentieri intanto che si è presi nel turbine della storia.
Il risultato
Credo che il fatto che entrambe le “etnie” siano uscite dal cinema esaltate allo stesso modo significhi chiaramente che l’obiettivo è stato raggiunto.

Le immagini sono fantastiche, realistiche e fatte con gusto. Non c’è la scena terribile alla Giorni di Tuono del pilota che accelera ancora in un punto dove dovrebbe essere già con il pedale a fine corsa, o l’incidente supermegaterrificante tanto per fare scena o voler dimostrare la pericolosità delle corse.
Al contrario soprattutto la questione della pericolosità è gestita con molto gusto, citando tutti eventi realmente avvenuti senza aggiungerne, e mostrandoli nella maniera meno cruda possibile (soprattutto, per chi sa, ho molto apprezzato come è stato reso quello di François Cévert a Watking Glen).
L’idea di “cavalieri del rischio” che ammantava i piloti di quegli anni è invece resa tramite le parole fuori campo di Lauda. Che ho trovato adeguate e mai esagerate per descrivere il motorsport di allora.

Fantastici gli attori scelti, veramente perfetti nell’interpretare i vari piloti, sia come somiglianza che come rappresentazione. E bravo anche al nostro Pierfrancesco Favino, che interpreta Clay Ragazzoni. E avendo conosciuto lo svizzero, sono sicuro che quelle frasi nel sottopasso le abbia dette realmente :-D
Bellissimo poi come è stato reso il periodo anche con gli effetti le telecamere, con le camera car che rendono immagini molto mosse per replicare le vibrazioni che realmente si vivono a bordo delle vetture.
Insomma, anche ad un occhio di uno “dell’ambiente”, dopo una prima visione (perché sono abbastanza certo che provvederò ad una seconda più clinica sempre al cinema, prima di provvedere a procurarmi il supermegacofanetto Blu Ray che sicuramente verrà realizzato per noi malati) non ho notato storture o errori macroscopici. Una vera gioia per gli occhi.
Belle non solo le auto

L’uomo ama le donne. Ma ancora più delle donne ama… le macchine!
Thomas Alexander Fermor-Hesketh
Lo dice il personaggio di Lord Hesket nel film (e se qualcuno se lo domandasse, anche quello è un personaggio realmente esistito così com’è rappresentato!) ed io l’ho appena dimostrato.
Ho parlato tanto della bellezza di come sono rese le auto e le corse, e mi sono dimenticato uno dei quattro elementi base su cui è costruita Lega Nerd.
Per la gioia dei nostri occhi ci sono notevoli fanciulle che se la spassano con James Hunt.
Tra queste sono assolutamente da segnalare Olivia Wilde, che non necessita di presentazioni od altri aggettivi superlativi per definirne la bellezza, e Natalie Dormer, alias la altrettanto affascinante Margaery Tyrell della serie tv di Game of Thrones.

Direi che possano bastare per far felici tutti noi nerdi maschi. Per le fanciulle basta decisamente Chris “Thor” Hemsworth per tutto il film…
Difetti
La perfezione non è essere perfetti, ma tendere continuamente ad essa.
Johann Gottlieb Fichte (Fonte sconosciuta)
Non si poteva certo fare tutto giusto, e anche Rush qualche cosina storta ce l’ha. Ma si tratta tutta di roba veramente veniale.

A mio modesto parere la cosa peggiore è il doppiaggio italiano.
Per carità, non voglio fare il solito hipster che la mena che i film vanno visti in lingua originale… ma avendo visto il trailer originale del film mi sono accorto di quanto incredibilmente simile a quella del vero Niki Lauda fosse la voce di Daniel Brühl, e di quanto fosse piacevole sentirlo parlare in inglese con quello spiccatissimo accento austriaco.
Al contrario la scelta del doppiaggio italiano è stata di azzerare completamente gli accenti delle nazionalità, tranne che per due italiani che incontrano per caso e riconoscono Lauda per strada e gli parlano con un fortissimo accento meridionale.
Peccato che solo pochi minuti prima fosse stato accennato che erano a mezzora di strada da… Trento!
Giusto in rare occasioni si sente qualche accento straniero, per esempio un giornalista argentino che chiede di Carlos Reutemann o un commentatore della tv francese, unico a non essere tradotto in italiano.
Al contrario immagino che nella versione originale si sia fatto largo uso degli accenti per far percepire agli americani quanto cosmopolita fosse quel mondo.
L’altra pecca non è un vero e proprio errore, ed è qualcosa che forse solo noi italiani possiamo percepire come un problema.
La scrivo qui sotto in un riquadro per non spoilerare l’evento cardine del film che per me è appunto banale come il Titanic che sbatte contro l’iceberg, e che per la mia ragazza era un fatto sconosciuto.
Arturo Merzario, l’eroe dimenticato
Quando avvenne il terribile rogo di Lauda nell’inferno verde del Nürburgring, furono diversi i piloti che accorsero ad aiutare lo sfortunato pilota di Vienna.
Ma quello che realmente lo estrasse dalla Ferrari salvandolo da morte praticamente certa fu il mitico Arturo Merzario, personaggio straordinario, matto come un cavallo e simpatico come pochi altri.
“L’Arturo” come è conosciuto da tutti nell’ambiente delle corse, fermò la sua March per andare a soccorrere il collega, nonostante tra l’altro tra i due non corresse per niente buon sangue.
E difatti quando poi Lauda gli spedì a casa un costosissimo orologio per ringraziarlo del suo gesto, Merzario glielo rimandò indietro, perché da quel crucco non voleva nulla.
Ma comunque si fermò a salvare un pilota che in seguito grazie a quel suo gesto vinse altri due titoli mondiali diventando uno dei più grandi di questo sport.
Ecco, il mio rimpianto è che una figura così importante in un evento chiave non venga nemmeno minimamente accennata.
Si vede nella massa delle persone che sono al lavoro attorno alla vettura il suo casco, ma solo di sfuggita. Sarebbe stato bello che il suo gesto fosse stato valorizzato.
Conclusioni
Credo si sia capito ben presto, nonostante abbia cercato di essere il più equilibrato possibile nel redarre l’articolo, che sono rimasto straordinariamente contento di questo film.

Bello, realistico nelle cose importanti e non noioso tipo documentario nel contorno.
E, soprattutto, è finalmente un bel film di corse fatto come si deve!
Era dai tempi di Grand Prix e Le Mans con Steve McQueen che non capitava. Il migliore in tempi recenti è stato Cars (pieno zeppo di citazioni strepitose, ma che avranno capito forse l’1% degli spettatori)… e parliamo di un film d’animazione!
Driven ed Adrenalina Blu erano stati dei veri pugni negli zebedei…

Rush è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd.
L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Altri articoli dello stesso autore: Aramil
Il salvacondotto omofobo
«Mi pare di aver capito che funziona così: io, privato cittadino, posso essere (giustamente) punito, ma se le stesse cose omofobe per cui io verrei punita le dice un rappresentante di partito (gente che dovrebbe avere anche un filo di responsabilità in più di me, perché non rappresentano solo se stessi), allora va tutto bene? in questo caso si può fare, perché sarebbe ‘libertà di espressione’? Ditemi che ho capito male».
Ha capito benissimo, invece Cecilia Strada, su Facebook.
Questo l’emendamento contestato ma approvato dalla Camera: «Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza, né le condotte conformi al diritto vigente, ovvero assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione, ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei principi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».
Ecco perché Cecilia ha capito bene. Perché quell’«ovvero» cancella l’inciso: in altre parole, al di là del pasticcio in italiano, le condotte che istigano all’odio e alla violenza non vengono punite se assunte all’interno delle organizzazioni di cui sopra. Una sorta di ’salvacondotto’ per chi sta in un partito etc.
Qui, per correttezza, la versione di Ivan Scalfarotto – la questione posta da Cecilia è quella affrontata nella domanda sul sub-emendamento Gitti.
Map of Europe (1000AD to today)
Bowmanhistory for dummies
Pretty crazy how many changes happened in the last 1000 years, compared to the (relative) stability of recent history.
Sacro GRA esce al cinema: la parola ai personaggi e al regista

Domani Sacro GRA esce nelle sale al cinema. Siamo andati a conoscere da vicino gli originali personaggi di questo film documentario che ha vinto il Leone d’Oro a Venezia.
Conferenza stampa on the road. Anzi ‘on the river’. Dalla proiezione a Testaccio al pic-nic sul Barcone sul Tevere di Cesare l’anguillaro, con tanto di Leone insieme a tutto il gruppo. Il luogo, L’Anaconda, è un posto unico che scopri solo grazie al film di Rosi.

Il tutto dopo un piccolo simbolico viaggio sul Grande Raccordo Anulare. Che lo stesso regista non esita a definire il Grande Racconto Anulare. L’anello di Saturno che avvolge Roma e noi tutti. Dove vivono personaggi affascinanti come tali protagonisti. Autentici è dir poco.
Cesare l’anguillaro non cambia di una virgola. Lui ama il suo Tevere. Non è andato a Venezia. Ancora nemmeno ha visto il film. “Deve pescare” dice con lo stesso tono scanzonato che usa nel film, in un ghigno scavato dal sole romano.

E cosa dire del “palmologo”? L’esperto di palme che combatte, nel film, la sua odissea contro il punteruolo rosso. L’emblema del cerchio da spezzare del GRA per aprire all’infinito delle sue storie.
Poesia ed astrazione si alternano nel lungometraggio (molto più lungo di quello che vediamo) di Rosi, eppure è nella realtà dei suoi protagonisti che rimaniamo tutti rapiti.

Si resta quasi incerti davanti alla capacità dialettica di Paolo, il nobile filosofo che convive con la figlia universitaria in duetti degni di Fruttero&Lucentini. Ma c’è un certo rispetto reverenziale anche per il neo-principe Filippo, sosia di Robert De Niro, che accarezza il Leone d’oro come fosse suo.

Se si vuole sorridere, poi, basta chiacchierare con Gaetaneo, l’attore dei fotoromanzi che fa scoppiare ogni platea ed ogni critica, per la sua naturalissima sincerità.
Ma perché “sacro”? Prova a spiegarlo proprio lui. Il regista Gianfranco Rosi, padre e figlio di questo simpatica banda della strada, che sottolinea il ruolo di Nicolò Bassetti e l’ombra paterna di Nicolini.
La sottile leggerezza dello spirito che percorre tutto il cast del documentario ricorda molto il segreto fascino del neorealismo che ha reso celebre il cinema italiano. Si scherza su qualcosa di tenebroso. Romantico e tragico. Come la neve che cade (come scriveva Joyce) su tutto, sui morti e sui vivi. Col suo silenzioso rumore. Quello del Sacro GRA.
foto Pietro Coccia
Erano quindici anni che un film italiano non vinceva il prestigioso premio veneziano. Bernardo Bertolucci presidente della giuria che lo ha votato all’unanimità, ha spiegato la motivazione:
“Quello che cercavo era essere sorpreso, e Sacro gra è sorprendente, è come un anello di Saturno attorno alla capitale. Rosi ha fatto tutto da solo, con il suo stile che affina in ogni documentario. Il suo modo di avvicinare gli spazi ha qualcosa di puro e di francescano. Che abbia vinto un film documentario vuol dire ridare forza a questo genere, che sia fiction o documentario è sempre cinema!”.
Da domani, distribuito da Officine Ubu, potrete tutti farvi un’idea migliore di questo film documentario che non è facile spiegare. Bisogna vederlo. Al cinema.
Foto in copertina by Pietro Coccia
by @RondoneR - Foto | © by Rondone®
Sacro GRA esce al cinema: la parola ai personaggi e al regista é stato pubblicato su 06blog.it alle 20:21 di mercoledì 18 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
corallorosso: “Leggo su qualche giornale che mi sarei fatta...

“Leggo su qualche giornale che mi sarei fatta catturare dal fascino dello status-symbol: una mega auto blu, e tanti saluti ai miei iniziali propositi di sobrietà. Per chi è interessato ai fatti, i fatti sono molto diversi, e sono questi.
A maggio, poche settimane dopo la sparatoria a piazza Montecitorio in cui sono rimasti gravemente feriti due Carabinieri, ed a seguito delle numerose minacce ricevute, le autorità di polizia mi hanno imposto – ripeto, imposto – un maggiore livello di sicurezza, che prevede, insieme ad altre misure, l’uso dell’auto blindata.
Ho chiesto che almeno fosse una vettura di dimensioni medie, come quella che avevo usato dal primo giorno di presidenza. Ma una blindata così piccola sul mercato non esiste. La Camera avrebbe dovuto commissionarla e ci sarebbero voluti almeno 75mila euro. Non avevo certo intenzione di far spendere una cifra simile allo Stato. A quel punto, ho accettato di usare una delle blindate già in dotazione alla Camera. Senza nessun costo aggiuntivo. Mi sembra di avere fatto la cosa giusta.
Chi può pensare che spostarsi con auto blindata e scorta sia una cosa piacevole? E’ solo una grande privazione di libertà. Almeno per me che, prima di rivestire questo ruolo, ero abituata per lavoro a spostamenti frequenti, decisi all’ultimo momento, e per muovermi a Roma ho sempre usato il motorino.
Quando è possibile, anche adesso, preferisco camminare a piedi. Questo, per me, è il vero privilegio!”
Laura Boldrini
..di quando chiudere con un e andatevene un po’ a prendervela nel culo non toglierebbe nulla, anzi, al bon ton della suvvista..
Rom bloccano viale Marconi: "Dateci il mercato, è un nostro diritto"
Bowmanpiede sull'accelleratore.
hanno rotto il cazzo da sempre.
cosa stanno vendendo?
Ricatta il parroco con foto e video osé
Bowman8x1000? chiedilo a lui
Google conosce quasi tutte le password Wi-Fi del Mondo
Google può davvero archiviare e conoscere le password di tutte le connessioni Wi-Fi del Mondo? La risposta ce la dà Michael Horowitz.

Google conosce, o può conoscere, quasi tutte le password Wi-Fi del Mondo. non siamo noi a dirlo, ma l’esperto di sicurezza informatica e computer nerd Michael Horowitz che, in realtà, non dice quasi nulla di nuovo e si limita a raccogliere una serie di esperienze e articoli già pubblicati e che, visti nell’insieme, tracciano uno scenario che potrebbe destare più di una preoccupazione.
Sappiamo già i nostri terminali, siano essi dispositivi mobili o meno, conservano o possono conservare le password delle connessioni Wi-Fi che incontriamo lungo il nostro percorso. E’ una funzione che usiamo tutti e che ci torna utile nel caso in cui ci dimentichiamo una password o non abbiamo modo di recuperarla: se il dispositivo si è connesso almeno una volta a quella rete Wi-Fi e abbiamo salvato la password, all’accesso successivo non avremo bisogno di reinserirla.
Quello che su cui Horowitz pone l’accento, però, è la possibilità che la aziende che ci forniscono i servizi - Google in questo caso, ma il discorso dovrebbe valere un po’ per tutti - offrono agli utenti la possibilità di fare un backup dei propri dati e di archiviare il tutto al sicuro sui server dell’azienda, così da essere recuperati in un secondo momento.
E’ proprio grazie a questa opzione di backup che i nostri dati, password Wi-Fi comprese, finiscono sui server di BigG. Sono le stesse guide dei dispositivi mobili a confermarlo e nella maggior parte dei casi ci basta ripristinare un backup per rendercene conto. Fin qui tutto bene.
Una mappa delle password Wi-Fi a portata di mano
Il problema è un altro: può Google accedere a quei dati? Potenzialmente sì. Non dovrebbe farlo e probabilmente non lo fa, ma di fronte alle richieste di agenzie governative come NSA, CIA o FBI, solo per citare le principali negli Stati Uniti, potrebbe farlo senza batter ciglio, facilitando notevolmente il lavoro di chi sta indagando e che non avrà bisogno di sofisticati sistemi per entrare in una rete quando la password di accesso, per quanto sia complessa, è archiviata in un dispositivo mobile di un utente.
Questo non vale soltanto per le abitazioni, ma per tutti quei luoghi pubblici e privati che sono dotati di una connessione Wi-Fi protetta da password. In qualche luogo del Mondo qualche dispositivo ha salvato quella password di accesso e Google può fornirla alle autorità in un qualunque momento.
Il post di ComputerWorld si concentra su Google, ma il discorso può funzionare benissimo anche per altre aziende. E se già prima d’ora avevamo qualche dubbio, il recente e mai sopito scandalo Datagate non può che acutizzare questi sospetti. Quindi sì. Google, potenzialmente, potrebbe conoscere le password di tutte le connessione Wi-Fi del Mondo.
Via | ComputerWorld
Google conosce quasi tutte le password Wi-Fi del Mondo é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 16:19 di venerdì 13 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
"They introduce themselves as pro-life. And I say, ‘Oh, I’m so glad. You must be fighting for..."
Il tabù di Berlusconi in galera
L’ho già detto e lo ripeto: per quanto riguarda questa Repubblica, la posta in gioco non consiste nel destino del governo Letta e nemmeno nell’esito politico della ventennale parabola berlusconiana. Consiste nell’affermazione dello Stato di diritto, nel principio della legge uguale per tutti contro la legge del più forte, del più ricco, del più furbo.
Per quanto riguarda invece le questioni personali del signor Berlusconi la posta in gioco è curiosamente quella di cui si parla di meno, quasi come se fosse un tabù, un esito difficile da immaginare, talmente indicibile che nel suo monito d’agosto Napolitano vi ha lontanamente accennato e solo per escluderlo: cioé le manette, il carcere vero, la cella.
Perché è attorno a questo scenario che si sta litigando e trattando, tutti lo sanno anche se nessuno lo dice.
Com’è che Berlusconi si è così imbullonato a un seggio senatoriale che ha frequentato finora solo nello zero virgola per cento delle sedute, se non per lo scudo che questo offre rispetto a eventuali futuri mandati d’arresto?
Com’è che la mediazione si impantana ogni volta non di fronte alla grazia (su cui Napolitano è più che possibilista) ma di fronte alla sua ‘esaustività’, cioè alla possibilità che faccia fuori tanto gli effetti della Severino quanto l’interdizione, in modo da lasciare Berlusconi in Parlamento a vita, elezione dopo elezione?
Com’è che tutti i calcoli pidiellini su possibili elezioni anticipate si aggirano attorno al rischio che Napolitano le eviti, o attorno alla (debole) chance di ricorrere al Tar per la candidatura del Capo ma anche (o soprattutto) attorno alla maggioranza da raggiungere in entrambe le Camere per poi cucirgli addosso un nuovo salvacondotto?
Di questo si tratta, ormai: altro che “agibilità politica” e altre fesserie di copertura.
Stiamo parlando dei pizzini di Lavitola, delle confessioni di De Gregorio, delle parole di Tarantini, di un gorgo senza fine di procedimenti penali che si moltiplicano perché emergono ogni giorno reati commessi per coprire altri reati, come le pressioni sulla diplomazia cinese per nascondere le carte sulla frode fiscale, come i soldi e le ‘utilità’ ai testimoni del Rubygate perchè mentissero e smentissero le loro stesse intercettazioni e le loro celle telefoniche.
Di questo si tratta, ormai: di un precipizio che può portare prima o poi un giudice a mandargli i carabinieri a casa per evitare che inquini ulteriormente le prove (è di corruzione giudiziaria che è accusato a Bari) o che scappi all’estero (come sempre piu amici gli suggeriscono, gli basta salire su un suo aereo privato e decollare, non deve certo passare i controlli a Linate come noi comuni mortali).
Ora, che l’arresto di B. sia uno scenario scioccante è comprensibile e i primi ad averne paura sono quelli che gli si proclamano avversari o competitori, timorosi di farne un martire e di pomparne quindi il consenso.
Ma qui si ritorna al punto di partenza: se questo è uno Stato di diritto, se la legge è uguale per tutti, il cittadino Berlusconi andrà o non andrà arrestato secondo la legge e senza alcuna differenza rispetto agli altri cittadini, né in un senso né in un altro. Per quanto ora sia un tabù di cui ipocritamente nessuno parla anche se a questo che tutti pensano.
..sIAMO nELLA mERDA?
....la RIVA nel mentre nn perde occasione di ricordare come funziona il grande capitalismo italiota: io faccio il cazzo del porco comodo mio, e se solo dici "a.." mando a casa 1402 padri di famiglia.. così, giusto per rammentare certi rapporti di forza..
..c'è un posto in particolare però dove lunedì prossimo potrebbero "uscire di metafora" e ritrovarsi, letteralmente, ricoperti..
Chris Chaney: l’uomo che rubò la privacy ad Hollywood
Bowmaninteressante il metodo. e tutto cio' senza strumenti di spionaggio ne hacking.
solo cervello.

Tra il 2008 e il 2011, Chris è stato l’incubo segreto di Hollywood. Rinchiuso in una stanza, senza alcuna particolare conoscenza informatica, ha spiato, controllato e fatto tremare oltre 50 celebrità. Questa è la sua storia.
Chris Chaney ha 33 anni e il cuore che gli scoppia nel petto. È seduto davanti al monitor del suo PC, nella sua camera da letto, nella casa di sua nonna, in un anonimo quartiere di Jacksonville, in Florida. Chris non ha un lavoro da due anni e non ha mai viaggiato, se non per visitare i suoi famigliari in Iowa e Alabama. Con un poster di Fight Club appeso alla parete, e le action-figure di He-Man allineate sotto al televisore, si potrebbe dire che Chris Chaney è il prototipo dello sfigato. Non fosse che su quel display, adesso, ci sono tre immagini che i siti scandalistici di mezzo mondo comprerebbero a qualsiasi cifra. Le tre fotografie arrivano direttamente da Scarlett Johansson. Scarlett non si è mai mostrata senza veli davanti ad una cinepresa o ad una macchina fotografica. Almeno non in pubblico. In questi autoscatti, però, la si vede in piedi, di fronte a uno specchio, vestita solo di un asciugamano che le lascia scoperto il fondoschiena. E sdraiata sul fianco, mentre osserva l’obiettivo della fotocamera. Lo sguardo sensuale, il seno nudo. E ancora sdraiata, con indosso solo un paio di mutandine e una maglietta, mentre legge un copione. Una scarica di adrenalina attraversa il corpo di Chris. Uno scoordinato flusso di idee gli riempie la testa. Quelle immagini devono valere migliaia di dollari. Ma non sono i soldi di cui ha bisogno. No. Lui desidera soltanto dimostrare a tutti di non essere il solito sfigato. E può farlo condividendo quegli scatti con il mondo. Perché Chris lo sa. Se lo sente che non è giusto che quelle immagini rimangano lì, in Florida, in un anonimo quartiere di Jacksonville, nella casa di sua nonna, sul monitor del suo PC.
How hard can it be?
La storia di Chris finisce a Los Angeles il 17 dicembre 2012. Il giudice S. James Otero lo dichiara colpevole di 9 capi d’accusa e lo condanna a 10 anni di reclusione. Ma per capire come Chris sia arrivato davanti a quella corte dobbiamo tornare a una fredda sera del 2008.
Chris, ancora una volta, è seduto davanti al suo computer. Sua nonna dorme nella camera accanto e lui, con i suoi 130 kg di stazza, scopre che siti come Ain’t It Cool News hanno pubblicato alcune fotografie di Miley Cyrus. Fotografie che non avrebbero dovuto circolare, in cui la giovanissima cantante e attrice mostra il ventre scoperto. Niente di eccitante, almeno per Chris, che non è interessato agli autoscatti della celebrità. No, lui vuole saperne di più sulla persona dietro al furto delle fotografie.
Come ha potuto, questo sconosciuto che si fa chiamare TrainReq, rubare immagini private a una celebrità Disney?
Chris non è un mago del computer. Ha comprato il suo primo PC dopo il suo ventesimo compleanno e non ha alcuna nozione di programmazione e sicurezza dei sistemi informatici. Ma una cosa la sa fare, Chris. Sa risolvere puzzle, riempire cruciverba e rispondere alle domande di Jeopardy, che negli Stati Uniti è un quiz che ha fatto la storia della televisione. Chris ci pensa, e si convince che può farlo anche lui. Anche lui può violare la privacy di una celebrità: “Quanto può essere difficile, se succede così spesso?”. Teniamolo presente: Chris non ha modo di conoscere la password che permette l’accesso agli account e-mail di queste celebrità. Anzi, non conosce nemmeno gli indirizzi di posta elettronica delle sue vittime. E non può neanche entrare in contatto diretto con i loro telefoni cellulari, o i loro computer, da cui le immagini che cerca devono essere transitate. Allora Chris si documenta. Scopre che l’hacker che è riuscito a rubare fotografie dal cellulare di Paris Hilton non ha dovuto fare altro che conoscere il nome del cane dell’ereditiera: Tinkerbell. Sì, perché per accedere ad un account è sufficiente ripristinarne la password. Per farlo bisogna rispondere ad alcune domande di sicurezza standard: il nome da nubile di tua madre, la scuola elementare che hai frequentato, la tua data di nascita e, magari, anche il nome del tuo animale domestico.
Chris si mette d’impegno. Apre un file di Microsoft Word e stila un elenco di celebrità. Televisione, musica, moda, cinema. Chiunque gli passi per la testa. Poi visita la pagina di recupero password su Gmail. Chris, lo abbiamo detto, non conosce gli indirizzi di posta, quindi prova a digitare la combinazione più semplice: nomecognome@gmail.com. Passa alcune giornate inserendo i potenziali indirizzi e-mail di centinaia di celebrità. Sono tutti buchi nell’acqua. Tutti tranne uno.
Per accedere ad un account è sufficiente ripristinarne la password
Chris, oggi, non sa indicare chi sia stata la sua prima vittima, ma ricorda che accedere a quell’account è stato un gioco da ragazzi. Chris cerca le risposte alle domande di sicurezza su IMDb, un database che si occupa di cinema e televisione. Sono giusto un paio di clic, ed eccolo di fronte alla casella di posta elettronica di una diva di Hollywood. Non è difficile immaginarselo lì, con il cuore che prova a sfondargli lo sterno e gli occhi sgranati: “Non voglio paragonarlo a quello che succede quando fai touchdown, ma è stata una emozione forte”.

Where no man has gone before
Chris non perde tempo. Sa che la celebrità potrebbe tentare di accedere al suo indirizzo di posta elettronica da un momento all’altro. Quando si accorgerà del cambio di password, la diva ripristinerà il codice di accesso riprendendo il controllo dell’account. Ecco perché Chris fa due cose. La prima: scorre la lista dei contatti e copia l’indirizzo e-mail di qualsiasi personaggio riconosca: attrici, registri, autori, produttori, stilisti: “Praticamente chiunque fosse famoso”. La seconda: imposta l’inoltro di una copia di tutti i messaggi che arrivano alla celebrità verso un’altra casella di posta. Una sua casella creata per l’occasione. Quando la vittima avrà ripristinato l’account, Chris potrà continuare a leggerne i messaggi in entrata (e, tramite le citazioni, anche quelli in uscita).
In poco tempo Chris spia gli account di oltre 50 celebrità.
Chris potrebbe passare giorni interi a leggere le e-mail della sua prima vittima ma, ora che possiede una lista di nomi e indirizzi, vuole solo scoperchiare altri account, reimpostare altre password. Non è semplice, ma per uno come Chris, non è nemmeno impossibile. Una domanda di sicurezza chiede il nome dei vecchi compagni di scuola? La risposta è su Classmates.com. O magari serve conoscere il nome della cittadina natale? Intelius.com è quello che fa per lui: “Se anche hanno fatto rimuovere i loro nomi, quello dei loro genitori è probabilmente ancora disponibile”.
In poco tempo Chris spia gli account di oltre 50 celebrità. Mila Kunis, la bella lanciata da That ’70s Show ora nota per la sua interpretazione ne Il Cigno Nero e per il doppiaggio di Meg Griffin nella versione originale della serie animata Family Guy (I Griffin). Ali Larter, la bella bionda di Final Destination e Heroes. Selena Gomez, la starlet Disney, al tempo ancora giovanissima. Vanessa Hudgens, fidanzata storica di Zac Efron e protagonista, proprio con lui, della fortunata serie di film High School Musical. La lista è lunga, continua con Christina Aguilera, Renee Olstead, e molte altre, i cui nomi non sono stati resi pubblici dall’FBI. Mentre le celebrità si accumulano, rubare quei messaggi di posta elettronica e quelle fotografie smette di essere una sfida. Per Chris diventa una vera e propria ossessione:
È come in Star Trek. Sono andato là dove nessun uomo è mai giunto prima.
1 Night in Paris
Per rendersi conto di quanto importante sia il business degli scatti e dei video rubati, bisogna rimanere a Los Angeles, ma tornare indietro di qualche anno. È il 2003, e Kevin Blatt è un paffuto professionista che lavora nel commercio di contenuti pornografici. Neanche se lo immagina che di lì a poco un giovanotto di nome Rick Salomon gli cambierà la vita. Salomon ha per le mani un video amatoriale esplicito. I protagonisti sono lo stesso Salomon e una ragazza che porta il cognome di una delle più grandi catene alberghiere del mondo: Paris Hilton. Salomon vuole vendere il sextape, e contatta Blatt, che è del settore, perché gli trovi un acquirente. A Kevin bastano poche ore per firmare un contratto con Red Lights District. La compagnia stampa il DVD, lo intitola 1 Night in Paris, e ne vende 700 000 copie in un batter d’occhio. Da 1 Night in Paris, Kevin Blatt lavora nel porno con due ruoli ben differenti rispetto a quelli ricoperti in precedenza. Ora Kevin si definisce:
L’unico broker al mondo a trattare sextape di celebrità.
E il lavoro non manca: “Qualsiasi stronzo voi troviate sotto una roccia a LA sta cercando di vendere il sex-tape di un ex-amante”. Blatt ha fatto da intermediario nella vendite dei sex-tape di Colin Farell, Cameron Diaz, e persino di Verne Troyer, il Mini-Me al fianco di Mike Myers in Austin Powers.
Blatt, che conosce il suo settore, spiega che la richiesta per fotografie che ritraggano una celebrità senza veli è alle stelle. Uno scatto osè di Jennifer Lopez o Natalie Portman: “Vale facilmente un milione di dollari”. E non è difficile immaginare che anche una celebrità possa volere pubblicati i suoi scatti: “Se credete a tutto quello che vi dicono, questi sono tutti nastri amatoriali che hanno trovato la loro strada verso la rete. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità”. Il sextape di Kim Kardashian, per esempio, è valso alla figlia dell’avvocato di O.J. Simpson la bellezza di cinque milioni di dollari. Le foto di Scarlett Johansson, però, non sono di questo genere. E non lo sono nemmeno tutte quelle che si stanno accumulando sul disco rigido di Chris. No, queste sono fotografie che, se per qualche ragione dovessero lasciare il suo computer, lo farebbero illegalmente. Immagini che forse valgono ancora più dei sextape distribuiti volontariamente. Nik Richie, che lavora nel settore del gossip, chiama gli scatti rubati five-timers, perché quintuplicano il traffico di un sito Internet. Richie spiega che si può arrivare a guadagnare 50000 dollari al giorno tramite la pubblicazione di scatti illegali. I clic si accumulano, finché non arriva la lettera di un avvocato a chiedere che l’immagine venga rimossa dal sito. Ma è troppo tardi. Il file comincia a circolare su forum, circuiti peer-to-peer e per e-mail.
Queste sono fotografie che, se per qualche ragione dovessero lasciare il suo computer, lo farebbero illegalmente
E se si volesse tenere al sicuro le proprie immagini? Controllare un leak, come viene chiamato in gergo? A chi ci si dovrebbe rivolgere? Sempre a Kevin Blatt. Sì, perché di notte Blatt è un intermediario nella compravendita di sextape di celebrità, e di giorno tiene controllata la divulgazione del materiale. Se Blatt leggesse questo articolo, però, direbbe che c’è qualcosa da correggere. Che, messo così, sembra che ci sia un conflitto di interessi tra i suoi lavori. O forse un principio di estorsione. Ma Blatt non ha bisogno di difendersi. Il suo ruolo di vigilante del porno è apprezzato da celebrità come il chitarrista Dave Navarro, che grazie a Blatt è riuscito a tenere lontano da Internet un video girato con una groupie:
Mi ha fatto piacere che, in quella situazione, ci fosse qualcuno disposto ad impegnarsi per il mio bene.
Like 90210
Chris non è interessato solo agli scatti di nudo. Mentre legge le e-mail di decine di celebrità, si appassiona ai piani di produzione di film e serie televisive. Chris ama il cinema da quando è piccolo, e ora ha l’occasione unica di seguire lo sviluppo di nuovi progetti direttamente dai commenti del cast tecnico. Tra i suoi account preferiti c’è quello di un location scout, un professionista che ha il compito di individuare i luoghi ideali per le riprese programmate nella sceneggiatura:
Ho pensato che fosse uno dei migliori lavori al mondo. Sei in viaggio, trovi questi posti, scatti alcune fotografie, e le mandi al regista. Era bello vedere una parte del processo cui nessuno può assistere.
Il colpo grosso, per il cinefilo Chris, arriva però con la casella di posta di uno dei produttori di In Time. Il film, con protagonisti Justin Timberlake, Olivia Wilde e Amanda Seyfried, racconta un futuro distopico dove non si vive oltre i 25 anni, e il tempo è trattato come moneta di scambio. Leggendo le mail del produttore, Chris scopre che c’è una persona addetta a visitare i locali notturni alla ricerca di una controfigura per una scena di nudo. Poi visiona le bozze della sceneggiatura e segue i dettagli legali riguardo la quantità di pelle che Amanda Seyfried dovrà mettere in mostra nel film. Le storie personali gli interessano meno di questi dettagli tecnici, ma Chris non si fa mancare nulla. Soprattutto ora che ha tra le mani il sogno di ogni pettegolo di Los Angeles:
Tutti si fidanzano con tutti, prima o poi. È come 90210.
Legge le mail di Mila Kunis, e la trova divertente come i personaggi che interpreta. Segue uno scambio di messaggi tra Scarlett Johansson e l’ex marito, mentre cercano di decidere come saranno divisi i beni dopo la separazione. E scopre anche le vite segrete di alcune personalità di spicco:
Cerco un modo per dirlo senza fare nomi. Diciamo che c’era qualcuno la cui persona pubblica giocava in un certo ruolo, mentre la persona privata stava facendo il tifo per la squadra avversaria. O forse faceva il tifo per entrambe le squadre, non lo so.
Chris dorme sempre meno. E allo stesso tempo non può lasciare la camera da letto. Lì dentro c’è tutto un mondo da scoprire. Perché lui, un disoccupato di Jacksonville, è l’uomo che spia Hollywood. Ma nessuno lo sa. Il vero tesoro di Chris, però, non sono i messaggi di testo. È la sua collezione privata di immagini illecite. Fotografie di celebrità che, se pubblicate, produrrebbero uno scandalo. Chris crea una cartella sul suo PC, divisa in sottocartelle. Ogni celebrità ha la sua directory. Circa il 60% degli scatti sono immagini di nudo, e la maggior parte di questi sono autoscatti effettuati con telefoni cellulari.
Chris ha tra le mani il sogno di ogni pettegolo di Los Angeles
E anche se sono mesi che Chris scava nelle vite digitali di questi individui, mesi che si nasconde dietro ad un virtuale specchio riflettente, non lascia trapelare nulla. Con un self-control invidiabile, tiene quella cartella al sicuro sul suo computer. Se avesse continuato così, Chris, sarebbe ancora seduto in camera sua a spiare celebrità. Faticherebbe a tenere traccia di tutti gli account violati, visto che già adesso sembra impossibile stimare il numero delle persone spiate. E magari avrebbe acquistato un nuovo disco rigido, per salvare il materiale accumulato. Magari. Perché Chris, nell’aprile del 2010, fa il suo primo passo falso. 
A fucking idiot
La nonna di Chris è morta da qualche giorno. La casa di Jacksonville non è mai stata così vuota e silenziosa. Chris non riesce a mangiare. Perde peso e smette di dormire. È triste. Anzi, qualcosa di più. Riscontra su di sé tutti i sintomi della depressione. Lo sa perché li ha cercati su Internet. Ed è così, inebetito dalla stanchezza e dalla marijuana, che agisce in maniera sconsiderata. Un famoso attore (il nome non possiamo saperlo) è in vacanza. Dal suo telefono invia l’immagine di un panorama ad una altrettanto famosa attrice. Chris intercetta la conversazione e accede all’account della donna. Crea un messaggio di risposta, e scrive che è una vista fantastica.
Un secondo dopo avere inviato la e-mail, Chris si rende conto dell’errore: “Ho pensato: ‘Sei un fottuto idiota’”. Ma Chris è fortunato. Passano alcuni giorni, e sembra che il suo messaggio passi inosservato. La stessa sensazione deve provarla nel novembre del 2010. Tra le mail della stilista Simone Harouch, Chris trova una fotografia di Christina Augilera. La cantante è in un guardaroba e indossa solo un paio di copri-capezzoli argentati. Chris crea una nuova cartella per la Aguilera. Poi comincia a navigare tra i forum di appassionati di celebrità. Sceglie un utente e gli scrive un messaggio. Gli spiega che una persona che conosce ha trovato delle fotografie della Aguilera. Non è che per caso vuole vederle? Il messaggio di Chris, questa volta, si fa notare. La fotografia diventa pubblica, finisce su un sito specializzato come TMZ, e Chris si spaventa. Sì, sta usando un indirizzo di posta elettronica fasullo, ma non ha fatto nulla per coprire il proprio indirizzo IP. Ecco perché una stretta gli schiaccia l’intestino quando legge il titolo: “Christina Aguilera: Le mie sexy immagini private sono state rubate”. Le forze dell’ordine, scrive TMZ, sono sulle tracce dell’hacker. E quell’hacker è Chris Chaney. La rete comincia a parlare del lavoro di Chris. Anche se di lui non si conosce nulla. Il mondo vuole vedere altre immagini e lui sente il bisogno di proseguire. Dopo avere spiato Hollywood per anni, ha l’occasione di dimostrare a tutti che lui è sempre stato lì. Ecco perché risponde ad un messaggio che ha come mittente un certo TrainReqSucks. Il messaggio deve attirare l’attenzione di Chris, perché il soprannome dello sconosciuto fa il verso al nick di un diciassettenne che Chris rispetta profondamente. TrainReq era infatti l’hacker dietro al furto degli scatti di Miley Cyrus. Gli stessi che hanno trasformato Chris nel voyeur che è oggi.
TrainReqSucks vuole trovare degli acquirenti per le foto di Chris. Perché lui deve averne altre, vero? È così abile che non può essersi fermato a quello scatto della Aguilera. TrainReqSucks lusinga Chris, e lui risponde che sì. Effettivamente ha altre immagini che potrebbero interessargli. Anzi, ha il sogno di tutti i siti scandalistici del mondo. Tre fotografie rubate a Scarlett Johansson: “Non so perché ho risposto. Una parte di me voleva tirarsela, l’altra dimostrare che ero qualcuno”. Chris invia a TrainReqSucks una sola immagine, quella che mostra la Johansson con il sedere scoperto. TrainReqSucks copre la fotografia con degli artefatti digitali, la spedisce a TMZ, e assicura al sito che invierà lo scatto originale dopo che sarà stato pagato. Ma le immagini vengono classificate come fake, dei falsi, e Chris la passa liscia un’altra volta. Trascorrono alcuni giorni, e TrainReqSucks invia a Chris un fake. Nell’immagine compare Selena Gomez, il seno nudo. TreinReqSucks spiega che proverà a vendere l’immagine come originale, e Chris gli risponde che la cosa non gli piace. È da pervertiti. TrainReqSucks se la prende: “Devi coprire meglio le tue tracce. Perché ti stanno cercando. La situazione si sta scaldando”. Chris non sa se l’anonimo intermediario sta mentendo o meno, ma dopo avere rovinato i rapporti tra i due, deve cercare qualcuno che lo sostituisca.
Allora scrive ad un blogger che si occupa di raccogliere e pubblicare scatti di celebrità nude o mezze nude raccolte sulla rete. È uno conosciuto, nel giro, che si fa chiamare Deep at Sea. Chris sa che Deep at Sea ha una certa passione per Renee Olstead, la rossa di The Secret Life of the American Teenager. E c’è una cartella, sul computer di Chris, che porta proprio il nome dell’attrice.
Chris non resiste. Sa che quello che sta facendo è sbagliato. Ma non può fare a meno di premere Invio
Chris invia a Deep at Sea le immagini che ha raccolto, ma la paura prende il sopravvento. Scrive al blogger: “Non vuoi rilasciare queste immagini. Non vuoi portare tutta questa attenzione sul tuo blog, perché ti metterà sotto i riflettori, e metterà sotto i riflettori me”. Eppure Chris non resiste. Sa che quello che sta facendo è sbagliato. Sa che rischia una multa. La prigione. L’ergastolo. Ma non può fare a meno di premere Invio. È solo questione di tempo, prima che l’FBI si presenti a Jacksonville.
On my own
11 febbraio 2011. Sono le sei del mattino. Chris sente picchiare sulla porta dell’ingresso. Si alza dal letto e barcolla verso il piano terra, socchiudendo gli occhi alla luce dell’alba che si fa strada dalle finestre. Sta scendendo le scale, quando un boato riempie l’aria della silenziosa casa di Jacksonville.
Un gruppo di agenti dell’FBI sfonda la porta con un ariete. Gli uomini del bureau fanno irruzione nell’abitazione, urlano a Chris di non muoversi e gli dipingono il corpo con i pois rossi dei puntatori laser delle loro armi. Chris non fa resistenza. Piega le braccia dietro la schiena, pronto al metallo delle manette, e ringrazia gli agenti: “Sono felice che siate qui. Non sarei riuscito a fermarmi da solo”. Ma Chris, per l’ennesima volta, si sbaglia. I federali non sono lì per arrestarlo. Non ancora, almeno. Non ci sono prove. Però sequestrano il suo computer, e gli chiedono di collaborare per beccare gli altri. Gli altri, chiede Chris, chi sono? Gli agenti stanno cercando di arrestare un altro pirata informatico. Un pesce grosso, dicono loro: “Sei disposto a lavorare con noi per trovare gli altri hacker?”. Chris annuisce: “Certo”. La casa di Jacksonville non rivedrà le giacche blu dei federali per diverse settimane. Chris, però, sa che l’FBI ha in mano mail e scatti incriminati. Il suo arresto è solo questione di tempo. L’attesa è snervante, e si prolunga fino a settembre. Chris ha trovato lavoro presso una compagnia di trasporti. È uno di quei lavori d’ufficio che lo costringono ancora seduto ad una scrivania per tutto il giorno. Ed è in un giorno di questi che legge una notizia che lo fa trasalire. Tre fotografie private di Scarlett Johansson sono state pubblicate: “Il mio stomaco ha ceduto. Ero sicuro che sarei stato la prima persona da cui sarebbero andati”.
Le fotografie le spedisce un certo Mr. Green a The Dirty. Direttore: Nik Richie. Richie pensa che le fotografie siano state ritoccate. Le passa ai suoi esperti di fotoritocco, che dopo una attenta analisi le giudicano vere. Sì, quelle sono tre immagini che ritraggono Scarlett Johansson. Richie non ci pensa due volte, e le pubblica: “Questo, il caso di Scarlett, era oltre il five-timer. Avrebbe generato un traffico dieci volte maggiore rispetto al solito. Significava milioni di visite al sito”.
Il suo arresto è solo questione di tempo
Chris non se lo spiega. Lui ha spedito una sola fotografia, l’autoscatto con il sedere in vista. Da dove arrivavano le altre immagini? Non è ancora chiaro se le altre due fotografie siano state rubate dal computer sequestrato dall’FBI o qualcun altro sia entrato nell’account della Johansson, ma Chris sa di essere il primo indiziato. Il 12 ottobre la porta di casa Chaney cade una seconda volta. Chris si ritrova circondato dagli agenti dell’FBI, e sviene.

Just curious
Quando riapre gli occhi, Chris è una celebrità. Non come quelle che era solito spiare, certo. Ma la gente parla di lui. Chris Chaney è l’uomo che ha rubato la privacy ad Hollywood. E oggi lo sanno tutti. I giornali e le televisioni lo seguono, ma Chris non rilascia dichiarazioni. In attesa del processo non fa altro che spostarsi da casa al luogo di lavoro e viceversa.
Davanti al giudice, Chris si dichiara colpevole di nove capi d’accusa, tra cui accesso non autorizzato a computer protetti e intercettazione illegale. Rischia sessant’anni di prigione e una multa di oltre 2 milioni di dollari. La condanna a dieci anni suona come un colpo di fortuna: “Penso che la gente ora conosca il mio nome, ma avrei preferito non finisse così… Non intendo essere famoso per nessun altra cosa”. La sua famiglia non se ne fa una ragione. Cathy, la madre di Chris, dice che suo figlio non è il mostro che è stato mostrato in televisione. La sorellastra, Abigail, è convinta della sua buonafede: “Non credo che stesse facendo il pervertito. Era solo curioso”. E forse è proprio così. La storia di Chris non è quella di un maniaco, ma di un uomo debole. Debole e curioso, che ha trovato in qualche scatto rubato l’occasione ideale per dimostrare a sé stesso e al mondo di essere qualcuno. Quella di Chris è una fiaba moderna che non racconterete ai vostri figli prima di augurare loro la buonanotte. Ma forse, la prossima volta che scatterete una fotografia, non potrete fare a meno di pensare a dove si nasconde l’uomo nero. Quello vero. Quello che non cerca il buio sotto il materasso della vostra camera da letto, ma è rintanato nella sua. In Florida, in un anonimo quartiere di Jacksonville, nella casa di sua nonna, seduto davanti al monitor del suo PC.
Chris Chaney: l’uomo che rubò la privacy ad Hollywood è stato pubblicato per la prima volta su Lega Nerd.
L’utilizzo dei testi contenuti su Lega Nerd è soggetto alla licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Altri articoli dello stesso autore: Lorenzo Paletti
La Portaportese zingara di Ponte Marconi. Nonostante il grande impegno della Municipale si va di male in peggio
La settimana scorsa un mega sgombero in piena regola. Poi la notte tra venerdì sera ancora interventi della municipale e ulteriormente in questo mitico video girato quando il mercatino si stava riformando. Bella determinazione degli agenti che però si sono visti beffati ancora una volta: l'indomani, la mattina di sabato, la situazione era questa. Talmente tanta gente a comprare, tra l'altro, che il traffico si è bloccato.
Sacro GRA, l'ecosistema del Grande Raccordo Anulare vince il Leone d'Oro a Venezia

Granfranco Rosi conquista il Leone d’Oro a Venezia con Sacro GRA, documentario sll’ecosistema del Grande Raccordo Anulare a Roma
Le pecore abitano il Sacro GRA, il Grande Raccordo Anulare a Roma: questa la prima immagine del documentario (ma certi che lo sia? la questione è in discussione) che ha portato il Leone d’Oro a Gianfranco Rosi al festival di Venezia 2013 giunto alla settantesima edizione.
L’occhio lungo di Rosi cattura il paesaggio e i suoi abitanti mostrando una realtà che mai ti aspetteresti alla porte di Roma e intorno a quell’anello che la circonda e che certe volte l’accarezza e certe altre la schiaffeggia. E’ un vero e proprio ecosistema urbano (cubiste, prostitute e autostoppisti) ma molto più spesso campagnolo-naturalistico: il botanico che combatte contro il punteruolo rosso delle palme, ad esempio; o anche il pescatore di anguille che vive su una zattera e che suo malgrado si trova a che fare con specie aliene di anguille che arrivano da chissà dove e che racconta questa sua tragedia a una donna completamente disinteressata, innescando l’altra faccia del dolore: l’ilarità, la risata liberatoria.
Il raccordo anulare è il nastro di asfalto che unisce il territorio, il paesaggio e la natura e che mette assieme le tante storie che Rosi ha raccolto lungo i due anni del suo racconto, accumulando immagini, fatti e storie che poi ha riversato sul grande schermo.
Qualcuno ha detto che forse i dialoghi sono troppo brillanti e perfetti per sembrare interamente nati dalle persone che li hanno presentati. Ma non importa granché perché l’immagine che ne viene fuori è di una Natura preponderante che spacca se vuole l’asfalto per riprendersi il territorio suo e le pecore al bordo della strada, vche convivono con il traffico, saranno pronte a brucare l’erba che nascerà dalle crepe di quell’asfalto, perché anche se Roma è la città eterna, sappiamo che di eterno non c’è proprio nulla.
Foto | Cineblog
Sacro GRA, l'ecosistema del Grande Raccordo Anulare vince il Leone d'Oro a Venezia é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 11:01 di domenica 08 settembre 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
"I peccatori bruceranno all’inferno per l’eternità” “E gli altri?” “Gli altri chi?"
Cosa è successo sul gioco d’azzardo
Bowman"3) lo spostamento in massa di giocatori verso il mercato illegale;"
quindi il rovinarsi per gioco non può essere lasciato al mercato nero ma la droga si?
e cmq se questo è come lo stato gestisce un'attività rovinosa per i suio cittadini, dando concessioni a personaggi per lo meno opachi, mi immagino la gestione di un'eventuale "droga di stato"
Giovedì 5 settembre, durante la seduta della mattina, il Senato ha approvato ad ampia maggioranza una mozione sul gioco d’azzardo che aveva ricevuto il parere contrario del governo. È molto probabile che le conseguenze concrete siano molto poche o addirittura nulle, ma il risultato conferma quanto il tema sia e sarà ancora delicato e controverso.
Nella mattina di giovedì, il Senato aveva discusso e approvato un ordine del giorno presentato dai rappresentanti di PD, PdL, Scelta Civica e SEL – votato poi anche dal M5S – in cui si impegnava il governo a prendere diverse iniziative per contrastare il gioco d’azzardo patologico, aumentare i controlli e limitare la pubblicità, sulla linea di quello che era già stato deciso nel cosiddetto “decreto Balduzzi” approvato dal governo Monti a fine 2012.
Le cose hanno preso una piega inaspettata quando si è votata una mozione sul gioco d’azzardo presentata da tutti i senatori della Lega Nord, con primo firmatario il senatore veneto Massimo Bitonci. La mozione, molto breve (qui il testo), era stata presentata a fine maggio e “impegna il Governo a varare in tempi rapidi, anche attraverso l’utilizzo di strumenti normativi d’urgenza, una moratoria di 12 mesi sul gioco d’azzardo on line e sui sistemi di gioco d’azzardo elettronico in luoghi pubblici e aperti al pubblico”. In sostanza, propone la sospensione della concessione delle licenze. Il governo, rappresentato dal sottosegretario per l’Economia Alberto Giorgetti, aveva dato parere contrario. La mozione è stata invece approvata.
Che cosa succede adesso
Malgrado il risultato del voto è quasi impossibile che la moratoria di un anno si realizzi davvero. La mozione è un atto parlamentare che dà un indirizzo al governo e “impegna” a fare qualcosa, ma il governo stesso può decidere di comportarsi diversamente senza che ci siano conseguenze dal punto di vista legale.
Il Ministero dell’Economia si è affrettato a rilasciare un comunicato stampa, già ieri, in cui spiega che la moratoria di un anno è impossibile per almeno quattro motivi (l’ultimo dei quali, in realtà, piuttosto opaco):
1) un contenzioso con i circa 200 operatori italiani ed esteri che hanno ottenuto la concessione;
2) la riapertura del contenzioso comunitario, dopo due procedure di infrazione chiuse nel 2010 a seguito della regolamentazione del mercato;
3) lo spostamento in massa di giocatori verso il mercato illegale;
4) la perdita della possibilità di contrastare, con strumenti mirati, il gioco problematico e patologico e l’accesso dei minori al gioco.
Il comunicato aggiunge anche che ci sarebbe “una forte diminuzione delle entrate in una fase estremamente delicata per la finanza pubblica” e la Stampa ha citato ieri “fonti vicine al ministero” secondo cui le possibili perdite causate da una moratoria sarebbero di circa sei miliardi di euro.
Le entrate relative al gioco d’azzardo hanno avuto un peso nelle decisioni del governo anche di recente: nell’ormai famoso decreto con cui è stata cancellata la prima rata del pagamento dell’IMU si stabilisce che circa 625 milioni di euro dovrebbero essere recuperati risolvendo un contenzioso aperto dal 2005 tra lo Stato e le concessionarie dell’ondata di slot machine degli ultimi anni (le cosiddette new slot). Le concessionarie sono in lite con lo Stato per il pagamento di una grande multa da 2,5 miliardi di euro.
Foto: AP Photo/Kamran Jebreili
Da Fukushima 300 tonnellate al giorno di acqua contaminata nel Pacifico, la stima ufficiale

Il governo Giapponese ha reso noto che ogni giorno, da due anni, dalla centrale di Fukushima Daiichi finiscono in mare 300 tonnellate pari a 300000 litri di acqua contaminata
Ebbene quel che si temeva è accaduto, l’incidente di Fukushima Daichi non è mai stato sotto il controllo della TEPCO. Ogni giorno, da quell’11 marzo 2011, data del terremoto e dello tsunami poi, sono stati verati in mare ogni santo giorno 300 tonnellate di acqua contaminata da vari elementi radioattivi, tra cui lo stronzio. TEPCO sebbene sapesse ha sempre taciuto minimizzando al mondo il problema, probabilmente nel goffo tentativo di nascondere la sua imperizia e fors’anche di tenere in piedi la lobby del nucleare.
Il premier del Giappone Shinzo Abe, nuclearista convinto, si è impegnato oggi a sostenere con gli sforzi del governo la perdita di acque radioattive nell’Oceano Paficifo per cui è stata dichiarata l’emergenza dalla RNA e ha ordinato al ministro dell’Economia, Commercio e Industria di agire con urgenza. Le perdite sono state stimate pari a 300 litri di acqua altamente contamonata da element radioattivi che si versa nell’oceano Pacifico ogni giorno.
Secondo il governo anche se la TEPCO, la società che gestisce l’impianto nucleare di Fukushima Daiich,i prende tutte le misure necessarie per accelerare la decontaminazione del sito occorreranno almeno 40 anni e più di 8 miliardi di euro.
Secondo un responsabile del ministero per l’Industria si inizieranno a pompare le acque sotterranee per limitare le perdite con l’obiettivo di ridurre quei 300 litri quotidiani giorno per giorno. Ma pprobabilmente questo obiettivo non sarà facile da raggiungere poiché già era stato dichiarato che la capacità di pompaggio si fermava a 240 litri al giorno.
Appena sabato scorso il quotidiano giapponese Asahi Shimbun aveva reso noto che le acque della falde sotto la centrale stavano risalendo rapidamente e che entro tre settimane sarebbero esondate. TEPCO aveva reso immediatamente noto che era pronta a progettare muri di contenimento in cemento che purtroppo però sarebbero inutili avendo il livello delle acque già superato la possibile altezza. La soluzione immediata adotatta da Tepco consiste nell’iniettare nel suolo sostanze che lo rendano più solido per impedire che l’acqua appunto fuoriesca, ma non si crede molto in questa possibilità.
Via | Les Echos
Foto | revolution et libertes
Da Fukushima 300 tonnellate al giorno di acqua contaminata nel Pacifico, la stima ufficiale é stato pubblicato su Ecoblog.it alle 16:21 di mercoledì 07 agosto 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.
La Nuova Zelanda dice addio ai brevetti dei software
Bowmanun altro buon motivo per andare in NZ
peccato per i ragni da 3kg velenosi

Una decisione storica seguita a un lungo dibattito: la Nuova Zelanda ha deciso di abolire le proprie leggi sui brevetti software per dare un messaggio a tutto il mondo sulla questione dei patent troll.
Ci sono voluti cinque anni di dibattiti, che noi abbiamo già visto e seguito in passato, ma la Nuova Zelanda ha tenuto duro e ha deciso di cambiare la storia: i brevetti sul software sono stati aboliti - almeno in larga parte.
Il linguaggio della nuova legge approvata dal parlamento Kiwi stabilisce che un programma per computer “non è un’invenzione” di per sé, e questo significa che se il programma è un metodo per attuare un processo allora sarà protetto, se è invece un programma “in quanto tale” non sarà soggetto a brevetti.
L’esempio è quello della lavatrice: se la lavatrice ha un dato software e tale programma viene modificato per renderla più efficiente, anche se questo è il solo cambiamento allora sarà comunque brevettabile. Un nuovo programma per gestire la casella di email invece no.
Perché fare una legge come questa?
La ragione fondamentale per eliminare i software in quanto tali dall’ufficio brevetti è quella di impedire che vengano protette all’improvviso da patent attività banali oppure che qualche “dietrologo” vada a brevettare un concetto che è già usato da altri. In pratica, la legge è un colpo al cuore alle attività legali dei “patent troll”, quella categoria di loschi figuri che va a caccia di accordi extra-giudiziari con le corporation dopo aver acquisito in un modo o nell’altro il brevetto di qualche software simile a quelli usati dalla vittima.
Il problema sta diventando molto grave ma per una serie di intrecci di interessi (le grandi corporation sono contemporaneamente vittime dei patent troll e patent troll a loro volta) nessun paese era disposto a rischiare di entrare nel campo minato di queste normative. Nessun paese prima della Nuova Zelanda.
In generale i brevetti sul software sono piuttosto negativi per il progresso: al giorno d’oggi è impossibile inventare qualcosa di nuovo senza violare un numero imprevedibile di patent. E senza innovazione il mercato del software è condannato.
Via | Ars Technica
La Nuova Zelanda dice addio ai brevetti dei software é stato pubblicato su Downloadblog.it alle 09:36 di giovedì 29 agosto 2013. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.






























